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Chi sta cambiando l’Italia? Marchionne e la FCA

lunedì, 9 febbraio 2015

Rispondo qui come in un altro luogo ad una mamma che critica il limite anagrafico imposto nelle assunzioni in FCA a Melfi, limite che evidentemente nuoce ad un suo figlio, scartato nelle selezioni per questo motivo (a suo dire).
Raccolgo e pubblico alcuni miei pensieri in libertà su questo argomento.
Buona lettura.

Condivido le preoccupazioni di questa mamma.
Purtroppo e troppo spesso, il discrimine selettivo in Italia passa per una laurea (comprata, rubata, scambiata, immeritata?) che ha valore giuridico, ma dimentica di essere affiancata con un test del Quoziente Intellettivo o con una prova delle effettive capacità del candidato lavoratore.

Di buono c’è che Marchionne con la sua FCA ha messo un po da parte partiti e sindacati (grazie a Dio, mancava un po d’aria fresca!), corporazioni e caste che facevano la voce grossa ed il tutto esaurito nelle assunzioni della Fiat (e non solo in Fiat) nel passato, con i risultati che tutti possiamo ammirare.

Sbaglia questa mamma quando rimette nel mezzo politici e sindacalisti rivolgendo ad essi il suo appello, proprio a quei partiti e a quei sindacati che hanno distrutto questo paese ed esiliato i migliori lavoratori meritevoli e le grandi industrie come Fiat, espulsa malamente dal vizio partitocratico e sindacalistico.

I diritti dei lavoratori devono coincidere con le strategie aziendali, altrimenti parliamo del passato e dal quel cattivo passato stiamo tutti fuggendo, mi pare.

La mia condivisione con questo appello sta nel fatto che ho passato da qualche mese il mezzo secolo di vita e pur restando in condizioni psico-fisiche invidiabili ed avendo raccolto (lavorando in Puglia, in Veneto e in Lombardia) lusinghe ed apprezzamenti importanti nel mio modo di lavorare, mi scontro purtroppo quotidianamente con un limite anagrafico che non rispecchia la mia realtà personale, intellettuale, attitudinale, produttiva, fisica e operativa.

Ho una moglie e quattro figli e non ho un lavoro, ma quando una mattina nella palestra in cui mi reco giornalmente a tenere in allenamento il mio fisico (e la mia mente) ho appreso che un “giovane collega della palestra” era stato chiamato in FCA a Melfi per lavorare, mi sono sentito il cuore pieno di felicità per lui, perché so che egli lo meritava e voglio credere che non lo abbia rubato a nessuno, quel posto di lavoro.

Quel che proprio non sopporto è questa lurida guerra tra poveri cui ci costringono politici e sindacalisti, laddove io dovrei essere posto contro gli interessi di un giovane che si affaccia alla vita ed ha il pieno diritto di avere un lavoro senza pagare tangenti corruttive o sottomettersi al mafioso di turno che ricatta il politico di turno.

Eppure anche i miei figli crescono ed hanno dei diritti anch’essi:
come potrei o essere contro di loro, o contro uno come loro?

Lo stato si è dimostrato un vero e proprio peso e non una risorsa per loro e per me:

lo abbiamo avuto e lo abbiamo sempre come avversario pericoloso e non come doverosa offerta di servizi alla cittadinanza delle famiglie e delle imprese.

Le industrie come la FCA di Marchionne ci stanno liberando da questa schiavitù mafiosa della corruzione politica e sindacale, e se qualcuno di noi resterà fuori dai giochi, non me la prenderò certo con chi mi ha soffiato l’occasione, meritandola.

Ma solo nel caso egli la meriti io non farei opposizione alcuna.

In caso contrario non sono disposto ad accettare alcuna limitazione delle mie libertà fondamentali e di quelle dei miei figli, per nessun motivo e per nessuna ragione:

il lavoro dona libertà, una libertà che a certi apparati vecchi (in tutti i sensi), putridi e criminali non è gradita.

Ebbene, dobbiamo comunicare a questi apparati che LORO non sono graditi e che devono LORO andare all’estero ad elemosinare il pane quotidiano (ed imparare il valore del lavoro che nobilita e che insegna a campare) e non le migliori braccia, le migliori gambe e le migliori menti italiane, bocciate in concorsi-truffa e in selezioni-truffa e costrette a cercare fortuna altrove.

Basta con questo suicidio cui viene costretto un magnifico paese, evidentemente molto male arredato.

Cambiamo arredamento, costi quel che costi.

Gustavo Gesualdo

Riflessioni a tastiera aperta – 1 maggio 2013

mercoledì, 1 maggio 2013

Il concertone del Primo maggio serve ad addormentare le coscienze e distrarre l’attenzione dei lavoratori dai problemi del mondo del lavoro, come se essi ne fossero parte ininfluente, inesistente, senza alcun peso e/o valore.

Un posto di lavoro pubblico, una casa popolare, un appalto pubblico contro voti per la casta:
questa è mafia.

In idaglia TUTTI vogliono partecipare a resdistribuire la ricchezza senza mai partecipare alla sua produzione.
Popolo di geni solo furbi e di falliti poeti.

Politica,sindacato,stipendio,privilegio, scansare i carichi di lavoro più impegnativi e di responsabilità.
Questo è il lavoro in Italia.

Non lasciate che vi prendano in giro dal solito giro di valzer delle caste:
solo eliminazione cuneo fiscale e meritocrazia salvano.

Ignorante è chi ignora che ogni nuovo diritto deve avere fondamento giuridico che lo legittimi oltre ad un sostegno finanziario ed economico che lo renda realizzabile.

Dove c’è un mussulmano, il male impera e la violenza avanza.
Fate ancora finta di non aver capito quale è il problema nel mondo?

I sindacalisti italiani non sanno nulla del lavoro:
il lavoro non si da, si produce, come si produce la ricchezza.
Il problema del mondo del lavoro italiano?
Il Cuneo Fiscale.

Il lavoro in Italia uccide chi non lo ha, ma uccide pure chi lo ha:
cosa avranno da festeggiare al 1° maggio?

Quando il popolo degli Abele perde la pazienza, non esiste riparo alcuno per nessun caino. Chi semina vento, raccoglie tempesta.

Pierluigi Bersani è stato perlomeno accoltellato alle spalle, matteo Renzi invece si è suicidato senza aiuto alcuno.

Il Partito democreatico è partito, andato, e mai più tornato.
Renzi senza attributi si è arreso: lo hanno rottamato in culla.

La casta italiana non ha mai fatto altro che questo:
indebitare il popolo per pagare la corruzione e lo spreco.

Nonostante le convergenze parallele delle larghe intese, il Cuneo Fiscale lì è e lì resta, a mortificare il mondo del lavoro.

Almeno in Venezuela i parlamentari si battono sino in fondo per sostenere le loro idee anche usando lemani in parlamento.
In Italia invece, i parlamentari fanno solo ridere.
O piangere.

In Italia l’ironia non sanno nemmeno dove sia di indirizzo:
cosa volete che comprendano di quella svedese o nord-europea?

Enrico Letta non ha capito la condizione tedesca per cui i tedeschi andranno in pensione a 70 anni per colpa di italiani e greci che andavano a 43.

La casta non vuole ridurre spesa pubblica e deficit pubblico, non vuole tagliare, non vuole licenziare:
non tutela ne difende il Popolo.

Analisti, sociologi e psicologi lasciateli perdere:
non è rancore sociale quel che arma le mani dei disperati, ma degrado sociale insopportabile che sfocia in disagio sociale.

Parlano, parlano, parlano, promettono, promettono, promettono, immancabilmente falliscono,falliscono,falliscono. Chi sono? La casta!

Il prossimo che mi chiede cosa voterò lo apostrofo così:
perché, c’è ancora qualche credulone come te che si fa infinocchiare dalla casta?

L’outing è una moda, una pessima, volgare moda dell’anteporre le proprie scelte sessuali private al pubblico che li segue idoli per altri motivi.

Il governo letta-napoletano prima annuncia come prioritaria l’eliminazione del cuneo fiscale e poi la esclude dai primi 10 punti programmatici del governo: idagliani.

Togliere uso Made in Italy a chi non produce in Italia, produce in Italia con semilavorati esteri o rovina il marchio frodando.

Distruggendo le intercettazioni fra napolitano e mancino non saprete MAI la verità sulle trattative traditrici fra stato e mafia.

E mentre la casta se ne va a spasso in vacanza per l’Europa, il paese tracolla sotto il peso della dittatura partitocratica.

Intanto il partito democratico incassa 30 milioni di finanziamento pubblico per il proprio giornale:
carogne partitocratiche del magna, magna.

Se non punge, non è libera informazione, ma patacca senza valore.
Punge? Fa male? E allora sì che è giornalismo, di quello con la G maiuscola.

Qui si muore di fame e questi idioti della casta stanno lì a favorire l’integrazione di omosessuali e di stranieri immigrati illegalmente.

Depressione? Cosa è: uno studio condotto su di un campione di iscritti al PD?

A CHI e a COSA serve un capo dello stato-presidente della repubblica quando esiste già un premier che può essere anche capo dello stato?

Processi non più rinviabili Stop Tanzania attende Stop Non dimenticare di portare con se papa, dell’utri, letta, mangano, alfano, schifani palafrenieri e puttanieri, mafiosi ed evasori fiscali, estorsori e usurai Stop

La durata dell’esecutivo Letta è legata alla maturazione della pensione per i parlamentari della scorsa legislatura, finita prematuramente.

Se Dio (chiunque o qualunque cosa sia) avesse voluto i gay, avrebbe creato tre sessi e non due.

a casta esiste (purtroppo, meglio Democrazia Diretta), sussiste (durevole,è predatore non preda), insiste (ostinata) e persiste (due palle).

Comunione & Aberrazione, Circo Democratico, Partito degli Onesti, casta partitocratica e burocratica tornano al governo.

Per decenni dc e pci si sono fatti (finbto)otruzionismo, come pure pd+L-L. Ora tutte le colpe sono di Grillo e M5S. Ridicoli.

devi tagliare, sforbiciate da fare paura. altrimenti ti togli di mezzo, idiota da baraccone per circo in saldo da fallimento.

Questo governo servirà solo a raggiungere l’agognata meta di un anno di legislatura per maturare pensione a vecchia legislatura, incompiuta.

Sicuramente è meglio una dittatura dura e pura che questo mondo al rovescio, dove chi è ladro, governa e chi, disperato, uccide ma sbaglia persona.

Solidarietà al popolo, che vesta o meno una divisa.
Dannazione alla casta, perché la crisi sono loro.

Con tutto il rispetto, io di politici in Italia non ne vedo nemmeno uno.
Di addetti ai partiti invece anche troppi. Veramente.

In Italia come in Europa manca una destra pro UE e pro Israele.
100 anni dopo, si commettono i medesimi errori, senza imparare nulla dalla storia.

La verginità politica dei grillini urta la “sensibilità” (leggere coda di paglia ben secca) alla casta dei magnaccioni,dei mafiosi e dei corrotti,degli evasori e degli usurai.

Un incredibile governo della restaurazione di casta conservativa si candida a cambiare il futuro. A volte ritornano. No, non sn mai andati via.

Occorre sapere cosa è il fascismo per essere anti-fascista.
Tutti pensano di sapere cosa è stato il fascismo ma non è vero.

Mentre regna la coservazione restaurativa di cadreghe e privilegi di casta, Carabinieri cadono per difendere il Popolo Sovrano.

Mi spiace dover scrivere che il PD è insieme al PDL forza della conservazione di cadreghe e privilegi di Casta corporativa.

Così, dopo averci convinto che la prima repubblica fosse il male assoluto, attuano le “convergenze parallele” delle “larghe intese”

Non può il passato che ha prodotto il presente cambiare il futuro.

Inizia l’operazione salvezza per i banditi )politicamente molto raccomandati) di MPS: non si ravvisano le ipotesi di reato di usura e truffa aggravate.

CL e sinistra distrata, burocrati buoni per tutti i tempi e per tutti i dicasteri, servetti di partito: non cambieranno nulla, come hanno dimostrato sinora.

Essere contestati al ristorante dal popolo sovrano dei cittadini-contribuenti è il viatico migliore per una carriera da ministro.

Voglio vedere la faccia di quei leghisti che appoggiano il governo Letta:
dovrebbe essere fra il paonazzo e il viola.

S’io fossi capo dello stato non affiderei mai l’incarico di governo a persona che pubblicasse intercettazioni stato-mafia, napolitano-mancino.

Grillini ancora non ricattabili: La Casta non li lascia accedere potere pubblico per sanarlo. Casta di mafiosi e di corrotti. Malviventi di stato.

Dario Fo e Renato Brunetta: due aspetti dell’Italia che apprezzo.
Ma non sanno convivere produttivamente.

L’Italia è quel paese reale nel quale lo stato di diritto ha abusato della previdenza per fare assistenza sociale (elettorale).

L’Italia è quel paese nel quale lavoratori dipendenti pubblici e privati e pensionati NON possono evadere le tasse.

Il Problema del paese è salvare l’orgoglio della casta piuttosto della dignità del popolo sovrano. La casta è autoreferenziale.

Quando una Grande Crisi scopre le vesti di un benessere che non è illimitato, si scorge il pube malnutrito di un sano egoismo.

Non esisterebbe una casta politica ladrona e arruffona senza una casta giornalistica quantomeno compiacente se non schiava.

Pesa il no alla BCE per i debiti degli istituti bancari nei paesi viziosi?
Un nome per tutti: Monte dei Paschi di Siena?

Il malcontento del popolo tedesco trova nuovi modi per manifestarsi. I popoli virtuosi pretendono rispetto. Viziosi avvertiti.

La sanità è la madre di tutte le tangenti e il padre di tutti i mali oscuri italiani.Non serve il cittadino, ma lo rende schiavo.

In tribunale è meglio un non ricordo che un non so.

Quello strano sentimento di vergogna italiano che salvaguarda l’orgoglio al costo della perdita della dignità.

Non pare che i paesi virtuosi soffrano di disoccupazione quanto invece, di carenza di manodopera.

Fallisce l’Italia: troppo grande per fallire come per essere salvata

martedì, 26 giugno 2012

Il sud Europa con tutto il bacino del Mediterraneo sta crollando miseramente sotto i colpi di stili e modelli di vita gravemente e seriamente dannosi, impagabili ed ingiustificati, egoisti e corrotti.

Dopo l’Irlanda, il Portogallo, la Grecia e la Spagna, cade anche Cipro, che infine chiede aiuto alla UE per evitare un fallimento duro e doloroso.

L’Unione Europea della Grande Germania non ha alcun problema per un salvataggio cipriota o greco, a patto che questi paesi assolvano onestamente e pienamente alle richieste europee che puntano ad eliminare alla base quei comportamenti che hanno prodotto un tale e devastante risultato.

Ma, queste lezioni, in Italia non sortiscono gli effetti dovuti e voluti dalla comunità internazionale, costretta a salvare l’Italia dal proprio fallimento, a salvare dal fall out un paese che è troppo grande per fallire, troppo grande per non fallire, e troppo grande per essere salvato.

Eserciti di mafiosi, politici, sindacalisti e burocrati italiani saranno sottoposti al vaglio della storia, indagati e condannati dalla giustizia, quella vera, quella umana giustizia di un grande cuore tedesco, che sa amare oltre ogni limite, ma che proprio per questo, non accetta il tradimento, la truffa alla napoletana, il fallimento pilotato.

Eserciti di mafiosi che conosceranno anche la giustizia del cuore italiano, un troppo ferito, per essere guarito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’intelligenza, l’ignoranza e la questione bizantina

mercoledì, 4 aprile 2012

Quando a stento si rasenta il suolo con il capo, inutili sono le alzate di testa:

si rischia solo di prendere ceffoni a iosa dal primo che passa da lì, per caso.

Manca la qualità umana, manca la stoffa, manca la professionalità.

Tutto qui il deficit italiano.

Ma soprattutto, manca l’intelligenza, emarginata nella società italiana perché estranea all’ignoranza, alla arroganza e alla presunzione, e perché invece provvista di civica educazione.

E allora, è venuto il momento di dire a chi abusa della buona educazione altrui:

siete solo dei porci senza ali, dei bovini che si fanno trascinare con l’anello al naso, dei caproni belanti e petulanti che tutto giudicano e nulla decidono, solo una massa di trogloditi sottosviluppati.

E per far felice il premier Mario Monti, che con molto savoir faire definisce tutte queste brutture umane e sociali come dei “bizantinismi”, aggiungiamo l’epiteto “bizantini”.

Poveri bizantini:

secondo me erano certamente un popolo migliore di questo.

Ed ha ancora una volta ragione, ieri come oggi, Benito Mussolini:

“Governare gli italiani non è difficile, è inutile”.

Ed ha ancora una volta ragione, ieri come oggi Aldo Moro:

“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

E la cultura atavicamente radicata in questo paese sa sempre come ripagare chi lo salva o lo valorizza:

lo crocefigge come Gesù Cristo, lo fucila e lo appende a testa in giù in pubblica piazza, lo lascia morire nelle mani del terrorismo politico.

Mario Monti dovrebbe essere insignito del Premio Nobel per la sua opera attuale.

Io li avrei lasciati morire di fame e di sete:

non meritano altro che questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Declassamento italia – Downgrade italy – Downgrade italien

lunedì, 12 settembre 2011

Come ben si legge in un pezzo del quotidiano Il Sole 24 Ore a firma Stefano Folli dell’11 settembre, vi è un “Quadro politico debole, la corda si sta spezzando”.

Il quadro politico italiano infatti crolla letteralmente sotto le proprie debolezze e le proprie menzogne, tutte tese a frodare ancora una volta il popolo sovrano dei cittadini lavoratori italiani, le aziende e le famiglie italiane.

Infatti, come nel caso della Devolution (Devoluzione) del 2006, anche oggi la promessa diminuzione del numero delle poltrone politiche nel parlamento italiano, è silenziosamente quanto omertosamente scomparsa dall’ordine del giorno del consiglio dei ministri italiano (come pure è scomparsa la normativa anti corruzione), offrendo uno spaccato di viltà e di grave debolezza della casta politica italiana.

Questa sfiducia ormai certificata anche a livello internazionale sulle insufficienti capacità politiche e sulla incapacità di mantenere una promessa fatta al paese da parte della casta dominante politico-burocratico-sindacale italiana, eleva di per se il rischio di declassamento del rating di fiducia ed espone il paese ad un nuovo quanto antico rischio:

la determinata volontà della casta di sopravvivere a se stessa ed al collasso del paese, mentendo spudoratamente.

La menzogna che sottace una frode, è vista molto, ma molto male dai mercati internazionali che, in tempi di crisi come questi, valutano contestualmente il rischio paese legato ai parametri del proprio debito pubblico e della capacità di diminuirlo, ma valuta anche e soprattutto la fiducia che offre la classe politica dominante.

Insomma, se i conti pubblici italiani non piacciono ai mercati internazionali, non sarà certo la “credibilità” della casta a garantire e rassicurare le società internazionali di rating, anzi, tutt’altro.

Anzi, il fattore politico della casta politico-burocratico-partitico-sindacale italiana, diviene esso stesso elemento negativo, fattore di sfiducia, di insicurezza.

In effetti, la casta italiana naviga in una serie di scandali che coinvolgono l’ex dirigente del partito democratico, molto vicino ai segretari (DS-PD) Fassino e Bersani, leader dell’opposizione politica italiana, come pure continua la catena di scandali nei quali viene coinvolto da anni il premier Berlusconi, sia in prima persona che come leader dell’ormai famigerato “partito degli onesti”.

E se la questione morale nella politica italiana di destra e di sinistra, di governo e di opposizione, viene costantemente travolta, e da sempre in dubbi continui di corruzione, allora la fiducia dei mercati nella capacità politica italiana di uscire fuori dal tunnel della crisi, si valorizza intorno allo zero assoluto, ovvero in qualcosa di meno dello zero.

La contestuale espulsione delle due principali banche italiane (Intesa Sanpaolo e Unicredit) dall’Euro Stoxx 50 (indicatore che rappresenta i titoli delle 50 blue chip più capitalizzate della Zona Euro, elaborato dalla Stoxx Limited, una joint venture formata da Deutsche Borse AG, Dow Jones & Company e SWX Group) e del nuovo stato di osservazione da parte delle agenzie di rating sull’italia, che potrebbe portare ad un declassamento dell’italia a motivazione congiunta:

– I – sfiducia nella capacità dell’economia e della finanza italiana di resistere alla crisi;
– II – sfiducia nella capacità della politica e della burocrazia italiana di opporsi alla crisi.

Ma la casta italiana continua a mentire garantendo che il sistema bancario italiano fosse solido.

La notizia odierna che vede nell’occhio del mirino delle agenzie di rating internazionale (Moody’s) un prossimo declassamento delle principali banche francesi (Bnp Paribas, Societe Generale e Credit Agricole) a causa della loro eccessiva esposizione verso la Grecia, conferma che l’emozione negativa di piena sfiducia che i mercati internazionali hanno assunto nei confronti della zona euro, dei paesi ad alto rischio di fallimento come Italia, Spagna e Grecia (già crollata) e nei confornti del sistema bancario italiano e francese, anche se per motivi diversi.

Se infatti, per le banche francesi vale una sovra-esposizione nei confronti del fallimento greco, in quello italiano valgono motivazioni differrenti quali l’immaturità del sistema banacario italiano (da poco passato da un sistema usuraio che produceva ricchezza con i tassi di interesse ad un sistema legale nel quale le banche guadagnano sui servizi offerti e non sulla capacità di “strozzare” i propri clienti) e la sudditanza eccessiva del sistema delle banche al potere partitico della casta.

La sempre maggiore irrequietezza della Germania, il paese che viene chiamato a saldare i conti in saldo negativo dei paesi a rischio fall out europei racconta invece di una solida economia, di un sano sistema bancario e di una forza finanziaria ancora sufficienti a mantenerla sul podio di leader europeo, podio che non viene riconosciuto invece dal partner francese.

L’irrequietezza tedesca si evidenzia proprio nelle crisi intervenute nella scelte economiche fatte a livello di BCE, pagate nei fatti da una Germania stanca di mantenere stili di vita incivili ed immorali, se non proprio illeciti, che stanno conducendo al fallimento dei paesi del sud europa.

I prossimi giorni che partono dal 15 settembre e sino alla fine del mese, riveleranno il destino dell’italia e dell’europa, compresi eventuali colpi di scena e improvvise quanto prevedibili crisi finali di un sistema, quello italiano, impossibile da mantenere, eccessivamente costoso, comprendente una spesa pubblica allucinante e una casta politica inutile.

Per chi non crede ai miracoli, esistono veramente pochi motivi per essere ottimisti, nonostante taluni imbelli, abbiano sinora eretto gran parte della politica economica italiana proprio sull’ottimismo, a copertura ovviamente della truffa sotto celata:

la frode di una casta politica che tenta di sopravvivere continuando a sprecare e sgovernare, senza preoccuparsi molto delle conseguenze di tali azioni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il “difetto di fabbrica” del sindacalismo italiano

giovedì, 5 maggio 2011

La nostra firma il padrone non l’avrà mai, mai.

In queste parole è racchiusa l’arroganza tipica di certo modo di fare sindacalismo in Italia.

Arrogante e ignorante, certo sindacalismo ha puntato sempre tutto sull’antagonismo sfrenato, sulla delazione dei lavoratori probi e corretti, sulla diffamazione dei datori di lavoro.

Vedete un lavoratore che passa tutto il tempo in cui è pagato per lavorare a parlar male di colleghi, responsabili e datori di lavoro?

Non potete sbagliare, avete un classico esempio di fallimento sindacale italiano dinanzi ai vostri occhi.

Questa cosa non funziona, quest’altra non va, quel collega sbaglia, quell’altro non capisce nulla.

E così, avanti per tutto il giorno, a corrompere e corrodere un altro po il clima già teso nelle aziende italiane.

Parlano ed agiscono come se fossero loro “i padroni”.

Sono peggio di un cancro, sono il male peggiore che si possa riscontrare in un mondo del lavoro.

Il “difetto di fabbrica” del sindacalismo italiano sta in un errore di interpretazione grossolano, secondo il quale, applicando il metodo democratico sic et simpliciter al mondo del lavoro, in base alla regola democratica della rappresentatività sindacale, avere un consenso fatto di tessere equivale a governare una azienda, a condizionarne strategie e obiettivi, scelte e missioni.

Questa politica sindacale è figlia di quella filosofia dei movimenti di massa per cui il numero fa la forza, invece della ragione.

In base a questa regola male interpretata e peggio applicata, il sindacalismo italiano si è deviato in un movimento para-politico che fa della quantità, e non della qualità, l’unica ragion d’essere.

Ma il metodo della quantità non ha mai vinto una battaglia sindacale, come non ha mai tutelato veramente i lavoratori.

Feudi e corporazioni, questo sono divenuti i sindacati italiani, un potere deviato in un sistema di poteri deviati, abusati, snaturati e piegati a piccole logiche di bottega.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Questa politica sindacale ha prodotto una contrattazione collettiva legata alla quantità, alla massa, standardizzando il mondo dei lavoratori, schiacciandolo verso il basso.

Gli stipendi dei lavoratori italiani infatti, sono sotto ogni media europea e occidentale.

Questo è il risultato di una politica sindacale di quantità e non di qualità, questo è il risultato della politica delle tessere, figlia di quella politica delle tessere partitiche della Prima Repubblica, laddove non vinceva la ragione, bensì il numero delle tessere possedute.

Nessuna differenziazione dei corrispettivi in merito alle prestazioni, alla loro efficacia, al loro risultato finale.

Questo schiacciamento verso il basso mortifica i lavoratori e premia invece una filosofia dannosa, secondo la quale, che si produca bene o si produca male, lo stipendio alla fine di questa fiera dell’ignoranza, è uguale per tutti.

Niente di più sbagliato, niente di più dannoso per un mondo del lavoro che compete sulla qualità dei prodotti e dei servizi.

Il padrone è il male assoluto, i lavoratori non iscritti al sindacato sono dei servi del padrone.

In questa frase è racchiuso il piccolo e meschino mondo del sindacalismo italiano, che pur tenta, in qualche modo, di evolvere e di divenire adulto, frenato e schiacciato verso il basso da un retaggio culturale massificante e degenerante.

E quando la media espressa da una componente sociale così importante come il sindacato viene schiacciata verso il basso, emerge il peggio e non il meglio nel mondo del lavoro.

Questo fenomeno deprime e immobilizza ogni cosa, impedisce ogni flessibilità, ogni dialogo, ogni ragione.

E’ la fiera degli errori e degli orrori questa, una fiera che costa ai lavoratori italiani una solitudine incresciosa e ingiusta.

Le aziende produttive vanno via da un contesto simile, cercando altrove un mondo del lavoro più adulto e maturo, oltre ad una pressione fiscale minore ed una burocrazia più efficiente e meno corrotta.

Il difetto di fabbrica del sindacalismo italiano lo pagano tutti i lavoratori italiani, sebbene si scorgano momenti di differenziazione nell’agire sindacale, ancora però molto lontani dall’essere compresi e condivisi da una dirigenza sindacale selezionata con il metodo della quantità e non della qualità.

Come certa casta politica, certa casta sindacale deve scomparire per favorire uno sviluppo economico che nei fatti è possibile, visti i segnali positivi degli altri paesi europei, ma che incontra in Italia condizioni sfavorevoli che sono responsabili della stagnazione economica.

Bisogna rimuovere urgentemente queste condizioni sfavorevoli, se si vuole uscire dalla crisi.

Bisogna rimuovere il difetto di fabbrica del sindacalismo italiano se si vuole salvare l’imprenditoria italiana, l’economia italiana, lo sviluppo italiano.

Riuscirà una dirigenza sindacale di così basso profilo a superare se stessa, a staccarsi da quelle poltrone dei privilegi del mondo del lavoro che ne rappresentano il fine ultimo dell’agire sindacale, visti i risultati complessivi?

Questo non funziona, quel lavoratore è un servo, questa piattaforma non la affrontiamo, questo accordo non lo firmiamo.

Tutte negazioni, delazioni, diffamazioni.

Non sanno far altro che dire di no, non sanno essere altro che un limite aziendale inaccettabile.

Non sanno far altro che esprimere quel che sono:

un sindacalismo di massa che non conosce la ragione umana, l’intelletto, l’intelligenza.

E senza “cervello”, non si va da nessuna parte.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La questione meridionale è risolta: causa decesso del meridione

mercoledì, 23 giugno 2010

Sono da poco disponibili i risultati del referendum per la convalida delll’accordo fra sindacati dei lavoratori metalmeccanici e la Fiat di Pomigliano d’Arco.

I SI all’accordo vincono, ma nn raggiungono la soglia minima di consenso richiesta dalla Fiat.

Responsabile di questo risultato il solito sindacato comunista della cgil-fiom, che non ha sottoscritto l’accordo fra sindacati ed azienda per salvare stabilimento, posti di lavoro e il futuro di quasi 50.000 persone che, in un modo o nell’altro, vedono il loro futuro legato a quello stabilimento produttivo.

La fine dela storia produttiva dello stabilimento di Pomigliano d’Arco condannerebbe definitivamente anche lo stabilimento Fiat di Termini Imerese in Sicilia, la cui unica speranza era l’insediamento produttivo della nuova Panda in Campania, altrimenti destinato anch’esso alla delocalizzazione, probabilmente in Polonia, laddove la voglia di lavorare dei lavoratori supera le soglie del pregiudizio politico e sindacale di una sinistra tutta da dimenticare.

Questi eventi rappresentano una tragedia sotto tutti i profili per il sud Italia, che vede una incombente contrazione occupazionale con pesanti ricadute sul benessere e sulla stessa sopravivvenza di un sud che non è stato educato al rispetto per il lavoro, ma allevato ed educato nella follia visionaria della sinistra italiana per cui, il diritto al lavoro sia un diritto che prescinda dalla volontà dei lavoratori di sacrificarsi per questo diritto, di battersi per questo diritto, di impegnarsi responsabilmente per questo diritto.

Un’altra tragedia figlia della rigidità e della cattiva interpetazione che sinora si è voluta della carta costituzionale, sempre più relegata al mero ruolo di espressione di buone intenzioni, piuttosto irrealizzabili nella realtà.

Un’altra frattura aperta nel paese, da chi ha frainteso il diritto al lavoro sancito dalla costituzione, e ne ha fatto una bandiera populistica e propagandistica che, attraversando le segreterie dei partiti politici e dei sindacati dei lavoratori, ha prodotto un incredibile esercito di lavoratori pubblici che erogano servizi di scarsissimo valore, al fine criminoso di creare un fittizio bisogno di nuovo personale da assumere ancora e da assopire ancora, ed ancora, ed ancora, sino a saturare la domanda del mercato del lavoro.

E’ ancora una volta lo scontro fra paese reale e stato di diritto.

Va sottolineato come, i parlamentari meridionali eletti nei collegi meridionali, si siano assolutamente disinteressati di questa vicenda, non si siano nemmeno visti fra i lavoratori Fiat, sia pure nell’estremo tentativo di informare sulle irrimediabili ricadute negative che avrebbe portato un risultato negtivo del referendum alla stessa sopravvivenza degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco.

E’ il fallimento di un mondo fatto di intervento pubblico eccessivo, di incapacità politiche spaventose, di una inerzia ed una inattività politica stupefacente, addirittura criminale, direi.

La questione meridionale è prossima alla sua soluzione finale.

Infatti, con questa casta politica e sindacale, con questa visione pregiudizievolmente distorta del mondo del lavoro e della realtà quotidiana, possiamo ben dire che la questione meridionale va verso la sua soluzione ultima e definitiva:

la fine del meridione, la dissoluzione del sud, lo scioglimento delle comunità sociali, politiche, sindacali del sud.

Ora, chi potrebbe mai dar torto alle tesi della Lega Nord, che vedevano più lontano di tutti sulla questione meridionale, origine primaria di quella corrispondente questione settentrionale rivendicata dalla Lega?

Quale senso, valore, rappresentanza, delega, potere e quali responsabilità hanno i deputati ed i senatori, i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e tutti i vertici istituzionali che hanno ricevuto il consenso di questo sud, di questo meridione ormai prossimo al definitivo collasso?

Cosa hanno da insegnare codesti politici nel governo delle comunità, ne governo del lavoro, nel governo dei poli produttivi e ne governo del paese?

Quali meriti avrebbero da rivendicare per convalidare la loro presenza nelle istituzioni italiane?

Quali capacità hanno mai dimostrato questi signori, per accedere laddove il potere istituzionale si incarna negli uomini sino a rappresentarne l’umanità in una poltrona del potere?

A chi credono ancora di dare lezioni di civiltà e di diritto codesti signori?

E perchè non assumono le loro responsabilità umane, comunitarie, sociali, civiche e civili, politiche, sindacali ed istituzionali nel fallimento del meridione?

Non si chiede le loro dimissioni in massa, ma perlomeno, un loro mea culpa.

Ma soprattutto un silenzio dovuto e doveroso verso quel nord, bistrattato e schiavizzato, additato di razzismo e di anti-meridionalismo, un rispetto dovuto verso quelle popolazioni del nord che hanno sinora tirato il carro italiano da sole, con l’indicibile peso di un sud-appendice che dimostra ancora una volta tutti i suoi limiti.

Con quale coraggio i parlamentari e le istituzioni che hanno ricevuto il consenso delle genti meridionali chiederanno ancora alle popolazioni del nord i danari per sanare i debiti derivanti dalla cattiva amministrazione degli enti del sud?

Con quale coraggio si sottrarrà ancora ricchezza al nord per darla in pasto alle mafie e alle caste mafiose del sud?

Con quale coraggio si tenterà ancora, irresponsabilmente di contrastare l’unica proposta politica che rappresenti la salvezza da fallimento di questo paese, il Federalismo?

Ad ognuno le proprie responsabilità, poichè d’ora in poi, nessuno si assumerà quelle che non condivide e che hanno dimostrato di essere assolutamente fallimentari.

Nulla oltre le proposte delle Lega: solo il baratro e l’oblio

lunedì, 17 maggio 2010

Tutti impazziti per la Lega, per il suo buongoverno, per le sue proposte politiche, per le sue riforme, per il cambiamento di questo paese, cambiamento frenato da tutte le posizioni politiche conservatrici di prepoteri e privilegi.

Tentiamo una analisi delle proposte alternative.

Partiamo dal sindacato italiano, ultimo in tutte le classifiche del mondo occidentale per gradimento, responsabile primario della rigidità della attuale legislazione sul lavoro e sostenitore dell’infarcimento allucinante che si è fatto di lavoratori dipendenti nella pubblica amministrazione e conseguentemente del pauroso debito pubblico che rischia di trascinare l’Italia nel baratro in cui è già caduta la Grecia.

L’ultima proposta di Epifani, segretario della CGIl in tema di lavoro?
Una proposta originale e geniale:
assorbire disoccupati cronici e storici nel comparto della scuola pubblica, già oberato dalla allucinante cifra di 1.500.000 addetti, che ne fa già adesso il primo datore di lavoro d’Europa, contro una preparazione scolastica fra le meno indicate nell’inserimento nel mondo del lavoro e di scarsissima qualità.
Così l’Epifani vuol dare il colpo di grazia all’Italia:
aumentare il debito pubblico italiano aumentando il numero dei dipendenti pubblici all’infinito, senza puntare ad una riqualificazione del settore e ad una rivalutazione dei miseri risultati conseguiti dalla formazione scolastica italiana.

Definirei questa proposta della cgil in linea con il suo passato, ed un vero colpo di grazia al paese, che di tutto ha bisogno, tranne che di aumentare la spesa pubblica e di fare della scuola italiana, il parcheggio di chi vuol vivere di denaro pubblico, invece di contribuire alla produzione della ricchezza.
E’ un po’ come il cane che si morde la coda:
questo comportamento è un vero e proprio tradimento degli operai del settore privato, dimenticati ed abbandonati dal sindacato italiano, ma anche gli unici lavoratori che partecipano alla produzione di quella ricchezza che il sindacato stesso vuole così male indirizzare e governare.
Ancora una volta assistiamo alle ambizioni politiche del sindacalismo italiano, vecchio, stanco e privilegiato, che si propone ancora una volta come un elemento distruttivo della tenuta del paese e del benessere comune, del quale vuol determinarne gli indirizzi, senza averne alcun mandato elettorale, alcuna delega popolare, alcun incarico di governo.

Stessa valutazione e considerazione va indirizzata alla miriade di partiti politici comunisti, scacciati fuori dal parlamentarismo italiano ed europeo, incapaci di raccogliere consenso e difendere il mondo operaio, ormai fortemente indirizzato al sostegno delle proposte leghiste.

capisco la rabbia, comprendo la gelosia e l’invidia, meno il rancore e l’attacco quotidiano alla Lega, che ha solo il merito di meglio interpretare le volontà delle aziende, delle famiglie e dei lavoratori italiani.

Passiamo ora alle proposte politiche dle Partito democratico.

Come?

Il PD non ha proposte politiche tranne l’illusione che andando ad elezioni anticipate possa recuperare quel credito che ha dimostrato di aver perduto nelle ultime elezioni regionali?

PD senza proposta politica, dunque, senza uomini e idee condivise dal popolo sovrano.
Preoccupato solo di salvare una dirigenza cresciuta e pasciuta nei privilegi del potere pubblico e nel posto di lavoro parlamentare cui tiene tanto.
Bene fa la Lega a chiedere una drastica diminuzione dei parlamentari allora, costosi e distanti dagli interessi della gente.

L’UDC chiede solamente di poter sostituire l’alleato traditore fini nel governo e nella maggioranza, ma purtroppo lo fa senza alcuna proposta politica, ma con l’unico fine di accedere al potere pubblico senza obblighi nei confronti del loro elettorato, che se avesse voluto l’udc nel governo, gli avrebbe conferito consenso e mandato relativo.
Tanta voglia di potere, e nessuna proposta politica seria e riformatrice, in perfetto stile democristiano.

Passiamo alle proposte politiche dell’Italia dei Valori.
Sì, lo sappiamo, l’antiberlusconismo.
E poi?
Politiche del lavoro?
Sicurezza delle imprese e delle famiglie?
Politica estera?
Gestione dei flussi migratori?
Anche in questo caso non si vede l’ombra di una proposta politica, se non un forte contasto a quelle targate governo Berlusconi.
Un po’ poco, direi.
Devono provare a fare di meglio.

Bene, anzi male, malissimo.
Abbiamo appurato che, nella opposizione italiana cone nel sindacalismo italiano, non esiste nemmeno l’ombra di una proposta politica.

Le uniche proposte sul tavolo politico, sono quelle della Lega, come al solito.

Il federalismo fiscale, sopra tutte.

Ma il federalismo fiscale è incompatibile con le organizzazioni mafiose, come ha dichiarato recentemente il ministro on. Roberto Maroni, ed anche incompatibile con il conservatorismo dei poteri (più o meno manifesti) e del poltronismo parassita e fannullone.

Ancora nessuna proposta al tagli dei posti di lavoro parlamentari o della riduzione dei relativi stipendi e privilegi perviene allo stato, se non quella della Lega.

E allora, tirate le somme, chi fa politica in Italia?

La Lega.

Ma allora, tutti gli altri, cosa fanno?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Nei libri di storia si racconterà della pochezza umana che certa casta politica espresse, proprio quando vi era un disperato ed estremo bisogno di riforme e di cambiamento, di lavoro e di ricchezza.

E la condanna di chi leggerà quei testi di storia, sarà unanime, dura, determinata.

Sarà la condanna della storia, quella di una lettura degli avvenimenti storici odierni, stracolmi di nanismo politico e sindacale.

Sarà il giudizio della storia nei confronti di chi ha avuto il coraggio e la forza di cambiare questo paese, dando una svolta storica, l’unica possibile, l’unica attuabile, l’unica che risponda alle reali esigenze del popolo italiano:
sarà il leghismo ad essere ricordato come il fattore primario del cambiamento di un paese difficilmente governabile e impossibilmente riformabile.

Sarà la storia a dare a Dio quel che è di Dio e alla Lega e ai leghisti, tutto il resto.