Articoli marcati con tag ‘fallimento politico’

Fallisce l’Italia: troppo grande per fallire come per essere salvata

martedì, 26 giugno 2012

Il sud Europa con tutto il bacino del Mediterraneo sta crollando miseramente sotto i colpi di stili e modelli di vita gravemente e seriamente dannosi, impagabili ed ingiustificati, egoisti e corrotti.

Dopo l’Irlanda, il Portogallo, la Grecia e la Spagna, cade anche Cipro, che infine chiede aiuto alla UE per evitare un fallimento duro e doloroso.

L’Unione Europea della Grande Germania non ha alcun problema per un salvataggio cipriota o greco, a patto che questi paesi assolvano onestamente e pienamente alle richieste europee che puntano ad eliminare alla base quei comportamenti che hanno prodotto un tale e devastante risultato.

Ma, queste lezioni, in Italia non sortiscono gli effetti dovuti e voluti dalla comunità internazionale, costretta a salvare l’Italia dal proprio fallimento, a salvare dal fall out un paese che è troppo grande per fallire, troppo grande per non fallire, e troppo grande per essere salvato.

Eserciti di mafiosi, politici, sindacalisti e burocrati italiani saranno sottoposti al vaglio della storia, indagati e condannati dalla giustizia, quella vera, quella umana giustizia di un grande cuore tedesco, che sa amare oltre ogni limite, ma che proprio per questo, non accetta il tradimento, la truffa alla napoletana, il fallimento pilotato.

Eserciti di mafiosi che conosceranno anche la giustizia del cuore italiano, un troppo ferito, per essere guarito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il fallimento della politica figlia della democrazia

venerdì, 8 giugno 2012

Il fallimento della politica in quanto emanazione del sistema democratico è ormai più che evidente.

Non fecero nulla per impedire che si truffassero i mercati finanziari con titoli spazzatura a scoppio ritardato, che si gonfiassero oltremisura e scoppiassero le bolle finanziarie, che gli errori della avidità finanziaria provocassero una crisi economica senza precedenti.

I politici possono andare, tutti, indistintamente, a fare politica su marte o sulla luna:

lì almeno, i loro errori continuati ed aggravati dalla associazione, ricadrebbero solo su rocce e pietre senza vita e non sulla carne e sul sangue di lavoratori dipendenti e imprenditori, di pensionati e di disoccupati, di famglie ed aziende innocenti tratte in inganno dal “circo bengodi” che tutto promette per ottenere voti e consenso e nulla realizza, per non scontentare nessuno.

La politica figlia della democrazia finisce qui, ora e adesso.

E tornò il tempo del bastone, figlio della devastata ragione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’intelligenza, l’ignoranza e la questione bizantina

mercoledì, 4 aprile 2012

Quando a stento si rasenta il suolo con il capo, inutili sono le alzate di testa:

si rischia solo di prendere ceffoni a iosa dal primo che passa da lì, per caso.

Manca la qualità umana, manca la stoffa, manca la professionalità.

Tutto qui il deficit italiano.

Ma soprattutto, manca l’intelligenza, emarginata nella società italiana perché estranea all’ignoranza, alla arroganza e alla presunzione, e perché invece provvista di civica educazione.

E allora, è venuto il momento di dire a chi abusa della buona educazione altrui:

siete solo dei porci senza ali, dei bovini che si fanno trascinare con l’anello al naso, dei caproni belanti e petulanti che tutto giudicano e nulla decidono, solo una massa di trogloditi sottosviluppati.

E per far felice il premier Mario Monti, che con molto savoir faire definisce tutte queste brutture umane e sociali come dei “bizantinismi”, aggiungiamo l’epiteto “bizantini”.

Poveri bizantini:

secondo me erano certamente un popolo migliore di questo.

Ed ha ancora una volta ragione, ieri come oggi, Benito Mussolini:

“Governare gli italiani non è difficile, è inutile”.

Ed ha ancora una volta ragione, ieri come oggi Aldo Moro:

“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

E la cultura atavicamente radicata in questo paese sa sempre come ripagare chi lo salva o lo valorizza:

lo crocefigge come Gesù Cristo, lo fucila e lo appende a testa in giù in pubblica piazza, lo lascia morire nelle mani del terrorismo politico.

Mario Monti dovrebbe essere insignito del Premio Nobel per la sua opera attuale.

Io li avrei lasciati morire di fame e di sete:

non meritano altro che questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Declassamento italia – Downgrade italy – Downgrade italien

lunedì, 12 settembre 2011

Come ben si legge in un pezzo del quotidiano Il Sole 24 Ore a firma Stefano Folli dell’11 settembre, vi è un “Quadro politico debole, la corda si sta spezzando”.

Il quadro politico italiano infatti crolla letteralmente sotto le proprie debolezze e le proprie menzogne, tutte tese a frodare ancora una volta il popolo sovrano dei cittadini lavoratori italiani, le aziende e le famiglie italiane.

Infatti, come nel caso della Devolution (Devoluzione) del 2006, anche oggi la promessa diminuzione del numero delle poltrone politiche nel parlamento italiano, è silenziosamente quanto omertosamente scomparsa dall’ordine del giorno del consiglio dei ministri italiano (come pure è scomparsa la normativa anti corruzione), offrendo uno spaccato di viltà e di grave debolezza della casta politica italiana.

Questa sfiducia ormai certificata anche a livello internazionale sulle insufficienti capacità politiche e sulla incapacità di mantenere una promessa fatta al paese da parte della casta dominante politico-burocratico-sindacale italiana, eleva di per se il rischio di declassamento del rating di fiducia ed espone il paese ad un nuovo quanto antico rischio:

la determinata volontà della casta di sopravvivere a se stessa ed al collasso del paese, mentendo spudoratamente.

La menzogna che sottace una frode, è vista molto, ma molto male dai mercati internazionali che, in tempi di crisi come questi, valutano contestualmente il rischio paese legato ai parametri del proprio debito pubblico e della capacità di diminuirlo, ma valuta anche e soprattutto la fiducia che offre la classe politica dominante.

Insomma, se i conti pubblici italiani non piacciono ai mercati internazionali, non sarà certo la “credibilità” della casta a garantire e rassicurare le società internazionali di rating, anzi, tutt’altro.

Anzi, il fattore politico della casta politico-burocratico-partitico-sindacale italiana, diviene esso stesso elemento negativo, fattore di sfiducia, di insicurezza.

In effetti, la casta italiana naviga in una serie di scandali che coinvolgono l’ex dirigente del partito democratico, molto vicino ai segretari (DS-PD) Fassino e Bersani, leader dell’opposizione politica italiana, come pure continua la catena di scandali nei quali viene coinvolto da anni il premier Berlusconi, sia in prima persona che come leader dell’ormai famigerato “partito degli onesti”.

E se la questione morale nella politica italiana di destra e di sinistra, di governo e di opposizione, viene costantemente travolta, e da sempre in dubbi continui di corruzione, allora la fiducia dei mercati nella capacità politica italiana di uscire fuori dal tunnel della crisi, si valorizza intorno allo zero assoluto, ovvero in qualcosa di meno dello zero.

La contestuale espulsione delle due principali banche italiane (Intesa Sanpaolo e Unicredit) dall’Euro Stoxx 50 (indicatore che rappresenta i titoli delle 50 blue chip più capitalizzate della Zona Euro, elaborato dalla Stoxx Limited, una joint venture formata da Deutsche Borse AG, Dow Jones & Company e SWX Group) e del nuovo stato di osservazione da parte delle agenzie di rating sull’italia, che potrebbe portare ad un declassamento dell’italia a motivazione congiunta:

– I – sfiducia nella capacità dell’economia e della finanza italiana di resistere alla crisi;
– II – sfiducia nella capacità della politica e della burocrazia italiana di opporsi alla crisi.

Ma la casta italiana continua a mentire garantendo che il sistema bancario italiano fosse solido.

La notizia odierna che vede nell’occhio del mirino delle agenzie di rating internazionale (Moody’s) un prossimo declassamento delle principali banche francesi (Bnp Paribas, Societe Generale e Credit Agricole) a causa della loro eccessiva esposizione verso la Grecia, conferma che l’emozione negativa di piena sfiducia che i mercati internazionali hanno assunto nei confronti della zona euro, dei paesi ad alto rischio di fallimento come Italia, Spagna e Grecia (già crollata) e nei confornti del sistema bancario italiano e francese, anche se per motivi diversi.

Se infatti, per le banche francesi vale una sovra-esposizione nei confronti del fallimento greco, in quello italiano valgono motivazioni differrenti quali l’immaturità del sistema banacario italiano (da poco passato da un sistema usuraio che produceva ricchezza con i tassi di interesse ad un sistema legale nel quale le banche guadagnano sui servizi offerti e non sulla capacità di “strozzare” i propri clienti) e la sudditanza eccessiva del sistema delle banche al potere partitico della casta.

La sempre maggiore irrequietezza della Germania, il paese che viene chiamato a saldare i conti in saldo negativo dei paesi a rischio fall out europei racconta invece di una solida economia, di un sano sistema bancario e di una forza finanziaria ancora sufficienti a mantenerla sul podio di leader europeo, podio che non viene riconosciuto invece dal partner francese.

L’irrequietezza tedesca si evidenzia proprio nelle crisi intervenute nella scelte economiche fatte a livello di BCE, pagate nei fatti da una Germania stanca di mantenere stili di vita incivili ed immorali, se non proprio illeciti, che stanno conducendo al fallimento dei paesi del sud europa.

I prossimi giorni che partono dal 15 settembre e sino alla fine del mese, riveleranno il destino dell’italia e dell’europa, compresi eventuali colpi di scena e improvvise quanto prevedibili crisi finali di un sistema, quello italiano, impossibile da mantenere, eccessivamente costoso, comprendente una spesa pubblica allucinante e una casta politica inutile.

Per chi non crede ai miracoli, esistono veramente pochi motivi per essere ottimisti, nonostante taluni imbelli, abbiano sinora eretto gran parte della politica economica italiana proprio sull’ottimismo, a copertura ovviamente della truffa sotto celata:

la frode di una casta politica che tenta di sopravvivere continuando a sprecare e sgovernare, senza preoccuparsi molto delle conseguenze di tali azioni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La questione meridionale è risolta: causa decesso del meridione

mercoledì, 23 giugno 2010

Sono da poco disponibili i risultati del referendum per la convalida delll’accordo fra sindacati dei lavoratori metalmeccanici e la Fiat di Pomigliano d’Arco.

I SI all’accordo vincono, ma nn raggiungono la soglia minima di consenso richiesta dalla Fiat.

Responsabile di questo risultato il solito sindacato comunista della cgil-fiom, che non ha sottoscritto l’accordo fra sindacati ed azienda per salvare stabilimento, posti di lavoro e il futuro di quasi 50.000 persone che, in un modo o nell’altro, vedono il loro futuro legato a quello stabilimento produttivo.

La fine dela storia produttiva dello stabilimento di Pomigliano d’Arco condannerebbe definitivamente anche lo stabilimento Fiat di Termini Imerese in Sicilia, la cui unica speranza era l’insediamento produttivo della nuova Panda in Campania, altrimenti destinato anch’esso alla delocalizzazione, probabilmente in Polonia, laddove la voglia di lavorare dei lavoratori supera le soglie del pregiudizio politico e sindacale di una sinistra tutta da dimenticare.

Questi eventi rappresentano una tragedia sotto tutti i profili per il sud Italia, che vede una incombente contrazione occupazionale con pesanti ricadute sul benessere e sulla stessa sopravivvenza di un sud che non è stato educato al rispetto per il lavoro, ma allevato ed educato nella follia visionaria della sinistra italiana per cui, il diritto al lavoro sia un diritto che prescinda dalla volontà dei lavoratori di sacrificarsi per questo diritto, di battersi per questo diritto, di impegnarsi responsabilmente per questo diritto.

Un’altra tragedia figlia della rigidità e della cattiva interpetazione che sinora si è voluta della carta costituzionale, sempre più relegata al mero ruolo di espressione di buone intenzioni, piuttosto irrealizzabili nella realtà.

Un’altra frattura aperta nel paese, da chi ha frainteso il diritto al lavoro sancito dalla costituzione, e ne ha fatto una bandiera populistica e propagandistica che, attraversando le segreterie dei partiti politici e dei sindacati dei lavoratori, ha prodotto un incredibile esercito di lavoratori pubblici che erogano servizi di scarsissimo valore, al fine criminoso di creare un fittizio bisogno di nuovo personale da assumere ancora e da assopire ancora, ed ancora, ed ancora, sino a saturare la domanda del mercato del lavoro.

E’ ancora una volta lo scontro fra paese reale e stato di diritto.

Va sottolineato come, i parlamentari meridionali eletti nei collegi meridionali, si siano assolutamente disinteressati di questa vicenda, non si siano nemmeno visti fra i lavoratori Fiat, sia pure nell’estremo tentativo di informare sulle irrimediabili ricadute negative che avrebbe portato un risultato negtivo del referendum alla stessa sopravvivenza degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco.

E’ il fallimento di un mondo fatto di intervento pubblico eccessivo, di incapacità politiche spaventose, di una inerzia ed una inattività politica stupefacente, addirittura criminale, direi.

La questione meridionale è prossima alla sua soluzione finale.

Infatti, con questa casta politica e sindacale, con questa visione pregiudizievolmente distorta del mondo del lavoro e della realtà quotidiana, possiamo ben dire che la questione meridionale va verso la sua soluzione ultima e definitiva:

la fine del meridione, la dissoluzione del sud, lo scioglimento delle comunità sociali, politiche, sindacali del sud.

Ora, chi potrebbe mai dar torto alle tesi della Lega Nord, che vedevano più lontano di tutti sulla questione meridionale, origine primaria di quella corrispondente questione settentrionale rivendicata dalla Lega?

Quale senso, valore, rappresentanza, delega, potere e quali responsabilità hanno i deputati ed i senatori, i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e tutti i vertici istituzionali che hanno ricevuto il consenso di questo sud, di questo meridione ormai prossimo al definitivo collasso?

Cosa hanno da insegnare codesti politici nel governo delle comunità, ne governo del lavoro, nel governo dei poli produttivi e ne governo del paese?

Quali meriti avrebbero da rivendicare per convalidare la loro presenza nelle istituzioni italiane?

Quali capacità hanno mai dimostrato questi signori, per accedere laddove il potere istituzionale si incarna negli uomini sino a rappresentarne l’umanità in una poltrona del potere?

A chi credono ancora di dare lezioni di civiltà e di diritto codesti signori?

E perchè non assumono le loro responsabilità umane, comunitarie, sociali, civiche e civili, politiche, sindacali ed istituzionali nel fallimento del meridione?

Non si chiede le loro dimissioni in massa, ma perlomeno, un loro mea culpa.

Ma soprattutto un silenzio dovuto e doveroso verso quel nord, bistrattato e schiavizzato, additato di razzismo e di anti-meridionalismo, un rispetto dovuto verso quelle popolazioni del nord che hanno sinora tirato il carro italiano da sole, con l’indicibile peso di un sud-appendice che dimostra ancora una volta tutti i suoi limiti.

Con quale coraggio i parlamentari e le istituzioni che hanno ricevuto il consenso delle genti meridionali chiederanno ancora alle popolazioni del nord i danari per sanare i debiti derivanti dalla cattiva amministrazione degli enti del sud?

Con quale coraggio si sottrarrà ancora ricchezza al nord per darla in pasto alle mafie e alle caste mafiose del sud?

Con quale coraggio si tenterà ancora, irresponsabilmente di contrastare l’unica proposta politica che rappresenti la salvezza da fallimento di questo paese, il Federalismo?

Ad ognuno le proprie responsabilità, poichè d’ora in poi, nessuno si assumerà quelle che non condivide e che hanno dimostrato di essere assolutamente fallimentari.

Nulla oltre le proposte delle Lega: solo il baratro e l’oblio

lunedì, 17 maggio 2010

Tutti impazziti per la Lega, per il suo buongoverno, per le sue proposte politiche, per le sue riforme, per il cambiamento di questo paese, cambiamento frenato da tutte le posizioni politiche conservatrici di prepoteri e privilegi.

Tentiamo una analisi delle proposte alternative.

Partiamo dal sindacato italiano, ultimo in tutte le classifiche del mondo occidentale per gradimento, responsabile primario della rigidità della attuale legislazione sul lavoro e sostenitore dell’infarcimento allucinante che si è fatto di lavoratori dipendenti nella pubblica amministrazione e conseguentemente del pauroso debito pubblico che rischia di trascinare l’Italia nel baratro in cui è già caduta la Grecia.

L’ultima proposta di Epifani, segretario della CGIl in tema di lavoro?
Una proposta originale e geniale:
assorbire disoccupati cronici e storici nel comparto della scuola pubblica, già oberato dalla allucinante cifra di 1.500.000 addetti, che ne fa già adesso il primo datore di lavoro d’Europa, contro una preparazione scolastica fra le meno indicate nell’inserimento nel mondo del lavoro e di scarsissima qualità.
Così l’Epifani vuol dare il colpo di grazia all’Italia:
aumentare il debito pubblico italiano aumentando il numero dei dipendenti pubblici all’infinito, senza puntare ad una riqualificazione del settore e ad una rivalutazione dei miseri risultati conseguiti dalla formazione scolastica italiana.

Definirei questa proposta della cgil in linea con il suo passato, ed un vero colpo di grazia al paese, che di tutto ha bisogno, tranne che di aumentare la spesa pubblica e di fare della scuola italiana, il parcheggio di chi vuol vivere di denaro pubblico, invece di contribuire alla produzione della ricchezza.
E’ un po’ come il cane che si morde la coda:
questo comportamento è un vero e proprio tradimento degli operai del settore privato, dimenticati ed abbandonati dal sindacato italiano, ma anche gli unici lavoratori che partecipano alla produzione di quella ricchezza che il sindacato stesso vuole così male indirizzare e governare.
Ancora una volta assistiamo alle ambizioni politiche del sindacalismo italiano, vecchio, stanco e privilegiato, che si propone ancora una volta come un elemento distruttivo della tenuta del paese e del benessere comune, del quale vuol determinarne gli indirizzi, senza averne alcun mandato elettorale, alcuna delega popolare, alcun incarico di governo.

Stessa valutazione e considerazione va indirizzata alla miriade di partiti politici comunisti, scacciati fuori dal parlamentarismo italiano ed europeo, incapaci di raccogliere consenso e difendere il mondo operaio, ormai fortemente indirizzato al sostegno delle proposte leghiste.

capisco la rabbia, comprendo la gelosia e l’invidia, meno il rancore e l’attacco quotidiano alla Lega, che ha solo il merito di meglio interpretare le volontà delle aziende, delle famiglie e dei lavoratori italiani.

Passiamo ora alle proposte politiche dle Partito democratico.

Come?

Il PD non ha proposte politiche tranne l’illusione che andando ad elezioni anticipate possa recuperare quel credito che ha dimostrato di aver perduto nelle ultime elezioni regionali?

PD senza proposta politica, dunque, senza uomini e idee condivise dal popolo sovrano.
Preoccupato solo di salvare una dirigenza cresciuta e pasciuta nei privilegi del potere pubblico e nel posto di lavoro parlamentare cui tiene tanto.
Bene fa la Lega a chiedere una drastica diminuzione dei parlamentari allora, costosi e distanti dagli interessi della gente.

L’UDC chiede solamente di poter sostituire l’alleato traditore fini nel governo e nella maggioranza, ma purtroppo lo fa senza alcuna proposta politica, ma con l’unico fine di accedere al potere pubblico senza obblighi nei confronti del loro elettorato, che se avesse voluto l’udc nel governo, gli avrebbe conferito consenso e mandato relativo.
Tanta voglia di potere, e nessuna proposta politica seria e riformatrice, in perfetto stile democristiano.

Passiamo alle proposte politiche dell’Italia dei Valori.
Sì, lo sappiamo, l’antiberlusconismo.
E poi?
Politiche del lavoro?
Sicurezza delle imprese e delle famiglie?
Politica estera?
Gestione dei flussi migratori?
Anche in questo caso non si vede l’ombra di una proposta politica, se non un forte contasto a quelle targate governo Berlusconi.
Un po’ poco, direi.
Devono provare a fare di meglio.

Bene, anzi male, malissimo.
Abbiamo appurato che, nella opposizione italiana cone nel sindacalismo italiano, non esiste nemmeno l’ombra di una proposta politica.

Le uniche proposte sul tavolo politico, sono quelle della Lega, come al solito.

Il federalismo fiscale, sopra tutte.

Ma il federalismo fiscale è incompatibile con le organizzazioni mafiose, come ha dichiarato recentemente il ministro on. Roberto Maroni, ed anche incompatibile con il conservatorismo dei poteri (più o meno manifesti) e del poltronismo parassita e fannullone.

Ancora nessuna proposta al tagli dei posti di lavoro parlamentari o della riduzione dei relativi stipendi e privilegi perviene allo stato, se non quella della Lega.

E allora, tirate le somme, chi fa politica in Italia?

La Lega.

Ma allora, tutti gli altri, cosa fanno?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Nei libri di storia si racconterà della pochezza umana che certa casta politica espresse, proprio quando vi era un disperato ed estremo bisogno di riforme e di cambiamento, di lavoro e di ricchezza.

E la condanna di chi leggerà quei testi di storia, sarà unanime, dura, determinata.

Sarà la condanna della storia, quella di una lettura degli avvenimenti storici odierni, stracolmi di nanismo politico e sindacale.

Sarà il giudizio della storia nei confronti di chi ha avuto il coraggio e la forza di cambiare questo paese, dando una svolta storica, l’unica possibile, l’unica attuabile, l’unica che risponda alle reali esigenze del popolo italiano:
sarà il leghismo ad essere ricordato come il fattore primario del cambiamento di un paese difficilmente governabile e impossibilmente riformabile.

Sarà la storia a dare a Dio quel che è di Dio e alla Lega e ai leghisti, tutto il resto.