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2014: primo anno della prima crisi globale

mercoledì, 1 gennaio 2014

Senza uno stato forte, autorevole, autoritario e libero da caste, corporazioni e organizzaizoni mafiose non ci sarà mai più una Italia

Senza uno stato forte, autorevole, autoritario e libero da caste mafiose, corporazioni mafiose e organizzazioni criminali mafiose non ci sarà mai più una Italia


Auguri per il nuovo anno 2014?

Beh, se è vero che la recessione sia prossima a concludere il suo ciclo evolutivo negativo, allora dovremo mettere in conto decine e decine di anni di crisi conseguenti alla perdita di valore del potere economico, politico e finanziario perduto dal paese reale durante la recessione.

Sì, i politici ed i giornalisti non vi dicono la verità:

la crisi non è finita, ma inizia solo adesso.

E dovremo mettere in conto il danno provocato dalla fuga dei cervelli all’estero, dalla fuga delle aziende italiane all’estero, della vendita delle migliori aziende, imprese, e industrie italiane e dei migliori marchi del Made in Italy a gruppi esteri.

Dovremo anche pagare il costo dell’aver concesso alle istituzioni politiche, democratiche, amministrative e di governo di omettere controllo, vigilanza, ispezione e governo dei rifiuti tossico-nocivi che ora giacciono in fondo al mare italiano o sotto decine di metri di terra.

Grazie a questo omesso controllo, la casta politica, la casta burocratica, la casta imprenditoriale e le organizzazioni mafiose si sono arricchite incredibilmente a danno della salute pubblica, dei prodotti agroalimentari italiani e di tutti i marchi di garanzia del Made in Italy.

Grazie a questo omesso governo politico, la nostra terra ed i nostri mari sono stati irrimediabilmente avvelenati e avvelenati saranno i loro frutti nel futuro.

Ma il peggio deve ancora essere valutato nella caduta verticale del know how, delle infrastrutture reali, di ricerca e di conoscenza e, sucsate se è poco, della esperienza perduta per sempre.

Tutte queste variabili e questi elementi peggiorano la crisi e ne aumentano grandemente il danno conseguente che subirà il paese nei prossimi anni come pure allungano la variabile del tempo in cui durerà tutto questo disastro annunciato che non è mai stato arginato, controllato e governato dalle caste dirigenti italiane, le quali vanno urgentemente messe in condizioni di non compiere altri, diversi ed ulteriori danni al paese reale.

Prima verrano esautorate e tenute lontane dal potere pubblico, politico, economico e finanziario le caste e le corporazioni mafiose italiane, prima inzierà il processo di rinascita, di crescita e di sviluppo.

Prima l’infiltrazione del male nel potere pubblico verrà terminara e prima inizierà il processo di guarigione e di rilancio di un paese che è ridotto ad un paese in precipitosa decadenza che lo vedrà nei prossimi 15/20 anni sprofondare in tutte le classifiche mondiali.

Buon 2014 italiani ed italiane, primo anno della prima crisi globale del pianeta Terra.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Perché l’Italia non è ancora fallita

domenica, 4 agosto 2013

Il “botto” l’Italia lo farà prevedibilmente fra sei mesi, quando è previsto il tracollo della finanza pubblica, quel momento in cui lo stato dilapidatore, sprecone, inefficiente, inefficace, corrotto, illiberale, non concorrenziale, non competitivo e troppo indebitato non trova più le risorse sufficienti a pagare i salari di medici, giudici, carabinieri, infermieri, poliziotti, operatori ecologici, chirurghi, finanzieri, ecc.

Il debito pubblico italiano è sin troppo cresciuto e non potrà crescere ancora: l’emissione di nuovo debito sovrano è coperta dalla garanzia europea, ma questa garanzia non può essere per sempre ed in ogni caso garantita (vedere downgrade fondo salva-stati BCE).

Il governo italiano ha annunciato una imminente privatizzazione del patrimonio mobiliare e immobiliare pubblico, il che servirà solo a spogliare ulteriormente di valore lo stato, svendere il patrimonio accumulato dal sacrificio degli italiani mentre potrà solo spostare nel tempo il momento del default e non impedirlo.

Il motivo per cui i paesi virtuosi europei non ritengono di dover mandare in fallout l’Italia è solo quello che un eventuale fallimento italiano rischia di coinvolgere e di sconvolgere l’equilibrio di altri paesi che hanno interazioni importanti con il sistema italiano, creando la possibilità di un effetto domino che risucchi nel fallimento italiano gran parte del mondo europeo ed occidentale.

Ecco perché l’Italia non è ancora fallita.

Ecco perché l’Italia può fallire.

Tutto qui.

Gustavo Gesualdo

PS
scordatevi di fantascientifiche cordate internazionali dei poteri più o meno occulti che puntino concordemente a rovinare l’Italia:
gli italiani sono responsabili primari della condizione di crisi profonda in cui galleggiano malamente.
Nessuno ha rovinato l’Italia più del cattivo comportamento italiano, dello stile di vita italiano e dei modelli di riferimento italiani, primo fra tutti, la ben nota furbizia, acerrima nemica della intelligenza.

Fallisce l’Italia: troppo grande per fallire come per essere salvata

martedì, 26 giugno 2012

Il sud Europa con tutto il bacino del Mediterraneo sta crollando miseramente sotto i colpi di stili e modelli di vita gravemente e seriamente dannosi, impagabili ed ingiustificati, egoisti e corrotti.

Dopo l’Irlanda, il Portogallo, la Grecia e la Spagna, cade anche Cipro, che infine chiede aiuto alla UE per evitare un fallimento duro e doloroso.

L’Unione Europea della Grande Germania non ha alcun problema per un salvataggio cipriota o greco, a patto che questi paesi assolvano onestamente e pienamente alle richieste europee che puntano ad eliminare alla base quei comportamenti che hanno prodotto un tale e devastante risultato.

Ma, queste lezioni, in Italia non sortiscono gli effetti dovuti e voluti dalla comunità internazionale, costretta a salvare l’Italia dal proprio fallimento, a salvare dal fall out un paese che è troppo grande per fallire, troppo grande per non fallire, e troppo grande per essere salvato.

Eserciti di mafiosi, politici, sindacalisti e burocrati italiani saranno sottoposti al vaglio della storia, indagati e condannati dalla giustizia, quella vera, quella umana giustizia di un grande cuore tedesco, che sa amare oltre ogni limite, ma che proprio per questo, non accetta il tradimento, la truffa alla napoletana, il fallimento pilotato.

Eserciti di mafiosi che conosceranno anche la giustizia del cuore italiano, un troppo ferito, per essere guarito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’intelligenza, l’ignoranza e la questione bizantina

mercoledì, 4 aprile 2012

Quando a stento si rasenta il suolo con il capo, inutili sono le alzate di testa:

si rischia solo di prendere ceffoni a iosa dal primo che passa da lì, per caso.

Manca la qualità umana, manca la stoffa, manca la professionalità.

Tutto qui il deficit italiano.

Ma soprattutto, manca l’intelligenza, emarginata nella società italiana perché estranea all’ignoranza, alla arroganza e alla presunzione, e perché invece provvista di civica educazione.

E allora, è venuto il momento di dire a chi abusa della buona educazione altrui:

siete solo dei porci senza ali, dei bovini che si fanno trascinare con l’anello al naso, dei caproni belanti e petulanti che tutto giudicano e nulla decidono, solo una massa di trogloditi sottosviluppati.

E per far felice il premier Mario Monti, che con molto savoir faire definisce tutte queste brutture umane e sociali come dei “bizantinismi”, aggiungiamo l’epiteto “bizantini”.

Poveri bizantini:

secondo me erano certamente un popolo migliore di questo.

Ed ha ancora una volta ragione, ieri come oggi, Benito Mussolini:

“Governare gli italiani non è difficile, è inutile”.

Ed ha ancora una volta ragione, ieri come oggi Aldo Moro:

“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

E la cultura atavicamente radicata in questo paese sa sempre come ripagare chi lo salva o lo valorizza:

lo crocefigge come Gesù Cristo, lo fucila e lo appende a testa in giù in pubblica piazza, lo lascia morire nelle mani del terrorismo politico.

Mario Monti dovrebbe essere insignito del Premio Nobel per la sua opera attuale.

Io li avrei lasciati morire di fame e di sete:

non meritano altro che questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’Italia è finita in lacrime: ora è tempo di agire

lunedì, 5 dicembre 2011

Nelle lacrime in presa diretta del ministro Elsa Fornero, in queste lacrime, si manifesta tutto il fallimento italiano.

Cosa dire invece, delle decine e decine di anni di politica all’italiana e di politici italiani che hanno goduto di privilegi inauditi, consentendo comunque alla corruzione ed alle mafie di massacrare un paese che era una vera potenza economica mondiale, per ridurlo infine al difficile ruolo di capro espiatorio di tutti i mali globali e delle violente follie anti-globalizzaizone?

Ma la verità è che il debito pubblico italiano è colpa della politica italiana, è frutto della idiozia e della corruzione dei politici italiani, e non è invece colpa dell’Europa e nemmeno della tanto vituperata globalizzazione o del paventato cannibalismo massonico della finanza globale:

il pianeta ha una sola ed unica legge naturale ed economica, ed è la legge del più forte, dalle cui conseguenze nessuna politica e nessun politico italiano ha mai messo al riparo il proprio popolo ed il proprio territorio, salvaguardandolo, preservandolo, difendendolo.

La casta politica che avrebbe dovuto servire e difendere il paese da ogni prevedibile attacco, sia interno che esterno, non lo ha fatto, e non lo ha fatto di proposito.

Da questo momento in poi, si può con assoluta serenità affermare che l’italia non è più una nazione, ma rappresenta solo un inutile fardello, un pesante fardello intriso di corruzione e di mafiosità, un fardello che altri difendono solo per difendere se stessi, un fardello che pesa troppo sul capo di quegli innocenti che non amano la corruzione ed odiano le mafie, ma che sono costretti ed obbligati a subirle entrambe, quotidianamente.

L’italia, è fallita, l’italia è finita.

Con buona pace di chi non lo ha ancora capito e non lo vuole capire.

Con buona pace di chi urla di voler difendere in tribunale stili di vita allucinanti ed indifendibili, stili di vita che sono causa certa del fallimento della credibilità e del buon nome di un intero incolpevole paese.

Ma l’italia è finita, anche senza il loro inutile assenso.

Occorre però andare oltre questo fallimento, oltre questa sconfitta, bisogna spogliarsi della zavorra e volare alto.

Occorre distaccare quei territori che non sono ancora intrisi di corruzione e di mafiosità in modo irrecuperabile e bisogna immediatamente portarli in luogo sicuro, in territorio amico, nel fraterno abbraccio di una riconciliazione dei popoli del nord, dei popoli ticinesi e insubri.

Ma bisogna fare in fretta, poiché la corruzione e l’usura mafiosa è stata aizzata contro quei territori ad arte, in modo da diffondere e propagandare l’impressione che l’talia sia tutta mafiosa e tutta corrotta e quindi tutta irrecuperabile.

Bisogna farlo ora e bisogna farlo bene.

Occorre avviare una battaglia senza frontiere per difendere la libertà di quei popoli e di quei territori che dicono NO alla corruzione e dicono NO alla mafia.

Un battaglia di libertà, una battaglia di civiltà, una battaglia di diritto giuridica e naturale, ma una battaglia.

Basta cospargersi il capo di incenso e cercare insensatamente un capro espiatorio che si accolli tutto il male di tutti i mali che affondano i loro artigli nelle carni non italiane, ma incatenate e rese schiave italiane.

Ora o mai più.

Ora, e mai più.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il governo Berlusconi, la casta, il do ut des e gli anni del dolore e del terrore

giovedì, 13 ottobre 2011

Si avvicina ogni giorno di più la resa dei conti all’interno della maggioranza di governo italiana.

Le spaccature si presentano ormai numerose, sia verticali fra gruppi politici che orizzontali, fra gli stessi partiti politici che sostengono il governo e la loro base popolare ed elettorale.

Questa condizione di frammentazione e di immobilismo politico, mette fine al cosìddetto populismo berlusconiano, fratturando in modo definitivo il rapporto fra un premier in grado di influenzare molta parte del mondo dell’informazione, sia pubblica che privata ed un popolo sempre più indignato ed arrabbiato, a causa della evidente incapacità dimostrata dalla classe politica italiana di offrire strategie di uscita e di contrasto alla attuale crisi economico finanziaria, irrimediabilmente sfociata e deteriorata in una cristi politica e strutturale di un paese mal educato all’approccio con il consenso elettorale, visto quasi sempre nei termini del do ut des:

il voto dietro corresponsione di un posto di lavoro, perlopiù di tipo pubblico o privato convenzionato o privato sottoposto alla estorsione del consenso politico e/o burocratico;

il voto dietro corresponsione di un appalto pubblico;

il voto dietro creazione artificiale di condizioni favorevoli ad una azienda o settore professionale e del lavoro o ad un gruppo di aziende ed un gruppo corporativo.

Questo è il cancro che sta ponendo fine al sistema economico italiano:

il parassitismo e l’abuso di potere elevato a sistema messo in atto dalle caste corporative del potere pubblico, sia politico-partitiche, che sindacali e burocratiche.

In un sistema statuale soggetto alle corporazioni e non al diritto ed al merito, si insinua perfettamente la logica di infiltrazione mafiosa, anch’essa in grado di condizionare grandemente il consenso popolare offrendolo in cambio di favori politici, di appalti pubblici, di posti del potere pubblico in cui insediare stabilmente gli amici degli amici, concorrendo in modo preferenziale nel sistema economico sano del paese, distruggendone l’economicità industriale, condizionandone l’aspetto finanziario, erodendo ed infiltrando dal di dentro quelle aziende e quelle società produttive messe in seria difficoltà da un sistema politico burocratico malato e da un sistema bancario e finanziario inadeguato ed immaturo, infiltrandosi ancor più sino a ricattare prima e sostituirsi poi al soggetto economico e produttivo sano, attraverso il sistema della usura.

Le maggioranze di governo che hanno sostenuto i vari governi Berlusconi si sono presentate come fautrici di quelle liberalizzazioni del sistema e delle sue corporazioni baronali e mafiose (professionali, finanziarie, della formazione scolastica ed universitaria, del lavoro, etc) che strozzano il cuore ed il motore produttivo italiano da sempre.

Il fallimento maggiore di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi, i veri leader dei principali partiti che sostengono la maggioranza dell’attuale esecutivo, sta proprio nella fine del cosìddetto decisionismo berlusconiano, declino decisionista che porta a quell’immobilismo politico che ha da sempre caratterizzato l’agire politico italiano della prima repubblica, vera e propria arma elettorale, politica e di governo del berlusconismo.

La fine del populismo e del decisionismo berlusconiano e fa emergere il vero mondo del potere pubblico italiano, profondamente corrotto ed incapace, distruttore di ogni merito e salvatore di ogni parassitismo.

La fine del sogno riformatore, liberale e liberista della politica berlusconiana, apre di nuovo il baratro del peggior incubo italiano:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

Questa visione parassita del sistema pubblico era proprio il primo atto di denunzia della politica berlusconiana, quella politica che prometteva di spezzare queste logiche mafioso-corporative che dissanguano il paese ed arricchiscono caste di parassiti senza alcun merito.

Quel che resta di un ventennio di politiche liberali e riformiste è solo la polvere dei continui scandali politici, il peso della irrisolta questione morale e meridionale, del crescente malessere alla base della questione settentrionale.

Con la caduta del berlusconismo e del bossismo, si chiude un ciclo storico di grandi promesse seguite da enormi fallimenti politici, aprendo una porta sul nulla pericoloso di svolte autoritarie, popolari o verticistiche che siano.

Il popolo è stanco e profondamente provato, indignato ed oltraggiato dall’emergere della corruzione politica e burocratica sia morale che materiale generalizzata ed incontrastata, gravato dal peso impossibile di corporazioni che di fatto impediscono ogni liberalizzazione, ogni riforma, ogni diminuzione dello status quo politico, sindacale e pubblico in generale.

Le innumerevoli ingiustizie cui è gravato il popolo italiano conducono sempre più a reazioni di protesta popolari spontanee e/o organizzate, facendo emergere una indignazione che si preannuncia anche maggiore (e peggiore) di quella che si manifestò nell’era di Tangentopoli, quella era storica che produsse la nascita di due movimenti politici innovativi che promettevano il cambiamento del paese e che invece, sono stati assimilati e digeriti dal male oscuro di cui soffre da sempre il paese:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

L’italia è divenuta così il paese delle “patacche pubbliche”, di quei poteri pubblici che sono stati deviati e piegati al livello di personaggi senza scrupoli e senza meriti che non sanno far altro che tirar fuori patacche e distintivi e chiedere l’intoccabilità o appellarsi alla persecuzione politica.

Non si è riusciti a far emergere a livello di partecipazione al potere pubblico i poteri economici sani e naturali come quello positivo delle lobby, offrendo invece come unico fattore di mediazione e di risoluzione politica quello delle segreterie partitiche e personali e quello delle associazioni segrete pseudo-massoniche della corruzione elevata a sistema, aprendo la strada ad una corsia preferenziale in favore delle organizzazioni criminali politico-burocratiche del prepotere pubblico e delle organizzazioni mafiose, ormai regine incontrastate della economia e della finanza.

Il fallimento è totale e grave, anche perché, nonostante l’evidente debacle del sistema paese, le corporazioni politica e burocratica continuano a salvare solo se stesse dalla crisi, divenendo esse stesse protagoniste ed autrici del peggior massacro di diritti e di doveri della storia democratica e repubblicana italiana.

Una ecatombe disastrosa che continua a generare crescita della spesa pubblica, decrescita e depressione economica, aumento del debito pubblico sovrano.

Il do ut des elevato a sistema sociale, tutte le inaccettabili prevaricazioni della casta dominante e la caduta verticale di consenso verso quei soggetti politici che avevano promesso il cambiamento strutturale e la salvezza da un fallimento annunciato del paese, ebbene tutte queste condizioni divengono oggi il vero nodo da risolvere, il vero problema da eliminare.

E quando si usa il termine “eliminare” in momenti storici come quello attuale, c’è di che avere paura, a torto o a ragione.

Poiché questi si preannunciano come gli anni della miseria e della fame, come gli anni della indignazione e della rabbia popolare, come gli anni della resa dei conti fra stato di diritto e paese reale.

Benvenuti nell’era del dolore e del terrore, benvenuti nel tempo in cui ogni cosa tornerà al suo posto, ogni pezzo del puzzle, nel suo ordine naturale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il crack italiano e La Divina Provvidenza

venerdì, 30 settembre 2011

La casta politica italiana, sempre più coinvolta in scandali corruttivi e di sospetti di connivenza se non addirittura di concorso, sia pure esterno, con le organizzazioni mafiose, resta immobile dinanzi al paventato fall out del sistema paese.

La causa fondamentale del crack italiano sta tutto nella rigidità del sistema economico e finanziario italiano, nella rigidità del mondo del lavoro (sia in ingresso come nel caso delle mancate liberalizzazioni delle professioni o del settore dei taxi, sia in uscita, nella impossibilità effettiva di licenziare un lavoratore dipendente, sia pubblico che privato), nelle assurde lentezze della macchina della giustizia italiana, nella incapacità da parte della casta politica italiana di governare il cambiamento e di varare realmente quelle riforme strutturali che il paese reale invoca ed attende ormai da decenni.

Attenzione, si usa il termine “realmente” a tutela del rischio tipico italiano:

l’annuncio di riforme strutturali, la loro programmazione, la loro approvazione ed il loro varo, a scapito di una effettiva e reale applicazione delle stesse.

Un trucchetto di cui la casta politica italiana abusa ormai da sempre, posticipando all’infinito la risoluzione dei problemi urgenti e gravi del paese, od approvando pacchetti normativi di riforme necessari quanto impopolari che però non incideranno mai effettivamente sul sistema paese, lasciando inalterati gli status quo della casta politica e di quella burocratica, veri e propri elementi di accelerazione del sistema evolutivo senza freni della spesa pubblica e del conseguente innalzamento del debito pubblico.

In buona sostanza, la casta politica italiana fa solo finta di governare il paese, lasciando invece intatto il sistema di abuso continuo ed aggravato del potere pubblico così come è sempre stato.

La fitta rete di corruttele che unisce politica e burocrazia, resta un esempio perfetto per la comprensione di questo fenomeno della democrazia bloccata volontariamente.

Si pensi infatti, che il paese non riesce a dotarsi di una adeguata normativa anti-corruzione a causa di una serie di veti incrociati fra maggioranza di governo ed opposizioni, che fanno registrare continui rinvii e bocciature da parte della casta politica nella approvazione del ddl anti-corruzione presentato dalla maggioranza di governo, ultimamente fermato dalle opposizioni al senato della repubblica e mai seriamente affrontato, sia nelle proposte della maggioranza che della opposizione.

Un teatrino politico che ha solo il compito di sollevare grossi polveroni di contrapposizione ideologica che trova invece improvvise unità della maggioranza di governo nel mentre si debba negare l’autorizzazione alle richieste di carcerazione per parlamentari, ministri ed ex ministri, sottosegretari e politici di spicco della coalizione politica di maggioranza o addirittura dell’opposizione (il caso Tedesco), spesso accusati di corruzione o addirittura di concorso in associazione mafiosa.

Tale condizione storica è conosciuta con il termine di “democrazia bloccata”, un sistema del potere pubblico bloccato ad arte per impedire la realizzazione e l’attuazione delle garanzie minime fondamentali di tutela dei cittadini, delle famiglie e delle aziende italiane, da sempre sottoposte ai vari ricatti di una casta politica che controlla ferreamente gli accessi ai poteri pubblici, agli incarichi pubblici, ai posti di lavoro pubblici.

Così, nei decenni, si è costruito un sistema che consente la perpetuazione personalistica delle presenze nelle poltrone del potere pubblico, fenomeno che viene spesso definito come “attaccamento morboso alla poltrona del potere”, attaccamento che consente la perpetuazione sine die di caste corporative che impediscono il rinnovamento generazionale del paese, impedendo il libero accesso ai giovani professionisti nel mondo delle professioni, ai giovani tassisti nel mondo del trasporto, ai giovani politici nel mondo del potere pubblico, e così via, in ogni settore, in ogni potere.

L’analisi storica di questo fenomeno fa comprendere meglio perché le migliori menti, le migliori braccia e le migliori gambe italiane, migrano continuamente all’estero, in rapida fuga da un paese immobile, sempre uguale a se stesso, gravemente aggredito dalla organizzazioni mafiose e dalla illegalità diffusa, fenomeni negativi che si estendono a macchia d’olio in tutto il paese.

La condizione generale di crisi economico-finanziaria globale dei nostri tempi, ha messo completamente a nudo questa condizione di blocco sociale, economico, professionale, comunitario, della ricerca e dello sviluppo di un paese che è ormai fermo al palo della decrescita da ben dieci anni, perlomeno.

Il rischio di crack italiano definitivo, aumenta di giorno in giorno, accompagnato da un crescente e diffuso sentimento di sfiducia da parte del mondo intero sulle capacità politiche e di governo italiane di trovare una via d’uscita.

Il fall out italiano appare ogni giorno più concreto, essendo le probabilità di rischio del fallimento italiano, direttamente correlate alla crescita della spesa pubblica e del suo debito pubblico.

Un rischio che, in pochi mesi, ha superato quello greco e quello spagnolo, portando in evidenza il rischio italiano come il rischio europeo, laddove un fall out greco potrebbe anche essere “digerito” dalla potenza economica e politica tedesca, sempre più leader europea indiscussa, mentre il fall out di un paese complesso come l’italia, segnerebbe anche la fine della unione europea, messa in profonda crisi di identità proprio dalle divergenze nate sulla obbligatorietà e sulla convenienza del salvataggio dei paesi meridionali e mediterranei europei.

Così, il fallimento annunciato italiano, resta a pesare sul piatto politico europeo in modo determinante, stante anche l’insolvenza dell’esecutivo italiano rispetto alle precise richieste delle autorità europee preposte al salvataggio della stessa italia.

Così, nel terzo millennio, appare sempre più evidente che, lo stile di vita italiano, sai un peso eccessivo per gli italiani come rappresenti un pasto indigeribile per i partner europei, chiamati a rispondere con il sacrificio dei popoli del nord europa, alla deficienza cronica , alla inettitudine, alla corruzione morale e materiale ed alla mafiosità italiana.

Vincerà un rinnovato senso di unità europea, ovvero deflagrerà questa europa nata e cresciuta come l’europa delle nazioni e della burocrazia, piuttosto che una europa dei popoli e della integrazione identitaria europea?

Servirà il fallimento italiano come monito perché gli abusi che sono alla base del crack italiano vengano definitivamente abiurati e non difesi e tutelati?

L’impressione più forte che si riceve da questa analisi è che un paziente, per quanto bravo, non può fare la diagnosi e trovare la cura per il proprio male patologico.

L’impressione è che, se le autorità europee non dovessero imporre in modo deciso ed ultimativo un cammino fatto di profondi sacrifici e di abbandono di quei comportamenti che aprono dubbi atroci sulla monumentale corruzione materiale e morale della casta politica e burocratica italiana, allora, il paziente diverrebbe un malato terminale inguaribile, ed andrebbe abbandonato al proprio destino.

Analisi ed impressioni a parte, l’unica certezza che salta agli occhi anche dell’osservatore meno attento è che non sarà mai capace questa casta politica e burocratica, ignorante, arrogante, egoista e presuntuosa, di mettersi umilmente al servizio del paese, dimostrando improvvisamente di avere quella voglia e quella capacità di fare, di riformare, di governare e di indirizzare il paese nella giusta direzione e in un clima di umiltà e di rispetto reciproco, umiltà che sinora, non ha dimostrato di avere, e soprattutto, di incarnare.

Dopotutto, un pallone gonfiato resta tale, come un mafioso resta un mafioso ed un corrotto resta pur sempre un corrotto.

Quali speranze si possono nutrire, allora?

«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ‘l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate».

(Dante Alighieri – La Divina Commedia – Inferno, Canto III, vv. 1-9)

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Governo italiano: ultimi atti di pura follia

domenica, 25 settembre 2011

In questi giorni, assistiamo agli ultimi ingloriosi attimi di vita della maggioranza parlamentare che sostiene l’ormai insostenibile (s)governo berlusconi.

Questi attimi, restano conditi dalle idiozie più incredibili e dalle follie più impensabili.

Che dire del ministro delle finanze europeo più anti europeo di tutti, l’italiano giulio tremonti che dichiara pubblicamente il suo auspicio di lunga vita alla Unione Europea?

Forse il ministro si è finalmente accorto che è la UE l’unica via di uscita dalla crisi italiana, nella speranza che l’elemosina richiesta dal governo italiano di massicci acquisti di BTP incontri la carità dei popoli del nord europa, chiamati a salvare in solido tutti i paesi euro-mediterranei, colpiti dal comune e diffuso morbo del mal governo e della malversazione del denaro pubblico e dell’abuso del potere pubblico.

Che dire del governo italiano che, chiamato urgentemente dai governi europei, dai mercati internazionali e dalla Banca Centrale Europea a diminuire drasticamente la spesa pubblica ed il relativo debito pubblico, dopo ben quattro inutili manovre finanziarie riesce invece ad aumentare la spesa pubblica, anziché diminuirla?

Che dire dei continui voti parlamentari di salvataggio per membri del governo o parlamentari della maggioranza di governo coinvolti in losche faccende di corruttele, abusi e connivenze e condivisioni con le organizzazioni mafiose?

Sembrerebbe attualmente l’unico indirizzo dell’esecutivo italiano salvare dalla galera ovvero impedire la rimozione di ministri e parlamentari chiamati dalla magistratura a rispondere di gravi reati in violazione del codice penale vigente.

Nella misera condizione in cui versa la casta politica dominante in italia oggi, si può certamente disperare che tali qualità umane e politiche siano in grado di salvare alcunché, se non i propri interessi ed le proprie poltrone del (pre)potere pubblico.

Il salvataggio europeo invocato a gran voce dal governo italiano, si allontana sempre più, scacciato da atroci dubbi di connivenze politico-mafiose e dall’immobilismo dell’esecutivo più folle della seconda repubblica.

Gli ultimi atti di questo governo risultano essere assai irragionevoli, spesso irrazionali, in ogni caso contrari all’interesse del paese e opposti alla tutela delle famiglie e delle aziende italiane.

La stessa organizzazione sindacale degli industriali italiani attacca ormai apertamente un esecutivo assai imbarazzante, protagonista delle più illusorie promesse elettorali di libertà economica e nel contempo, dei più grandi e gravi fallimenti nel campo delle liberalizzazioni e della realizzazione effettiva di quelle riforme strutturali che servono al paese per liberarsi dei legacci estorsivi di certa politica e di certa burocrazia che impediscono alle aziende italiane di mantenere fette di mercato importanti maturate in decenni di duro lavoro di costruzione di marchi, immagine e qualità produttiva ed aziendale.

Il governo italiano è completamente isolato, sia all’interno che all’esterno del paese, restando ancora aperti ed irrisolti i nodi centrali della diminuzione della spesa pubblica, dell’aumento dell’efficienza nella pubblica amministrazione e della drastica diminuzione del debito pubblico italiano, in continua ascesa, come pure la medesima spesa pubblica.

Sono molte le questioni morali che uccidono questo governo, questioni che pesano moltissimo sul futuro del paese, unito o diviso che sia.

E se le sinistre italiane non offrono molte speranze di maturazione politica e di governo, di contro, l’attuale maggioranza di governo offre uno spettacolo deprimente e degradato di cosa non si debba fare per salvare il salvabile.

La follia regna sovrana nella casta politica italiana, imprimendo ad un paese stressato e immiserito, una spinta letale verso il proprio fallimento.

Un fallimento che deve i suoi maggiori punti di sostegno alla inazione della casta politica piuttosto che all’azione negativa della crisi economica in atto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Downgrade italia : Standard & Poor’s taglia il rating italiano

martedì, 20 settembre 2011

Fallimento annunciato

A dire il vero, il preannunciato taglio del rating italiano lo attendevo per il 17 settembre, conseguentemente alla estromissione di Unicredit Banca e Intesa Sanpaolo dall’Euro Stoxx 50, avvenuta in data 15 settembre ed alla ridicola comica politica delle manovre finanziarie annunciate. modificate, eliminate, ritirate, ripetute, di cui nessuna ha colto nel segno delle richieste dei mercati internazionali e dei paesi europei “amici” dell’italia, quelli che sarebbero chiamati a rispondere del debito pubblico italiano in caso di default definitivo del sistema paese italia.

Invece è oggi Standard & Poor’s a determinare l’annunciato downgrade italiano, nonostante il tentativo di intimidazione partito proprio nei confronti delle due più importanti agenzie di rating internazionale (Moody’s e Standard & Poor’s) proveniente dalla Procura della repubblica italiana di Trani che aveva avviato un fascicolo sulle due agenzie americane, sotto la spinta di denunce generiche di associazioni di consumatori italiane e di un loro omologo greco, denunce che favoleggiano di un «atto criminoso organizzato dalla mafia finanziaria internazionale».

Ma il tentativo italo-greco di contrasto giudiziario (ma guarda caso, proprio i due paesi maggiormente a rischio default in Europa) non ha intimidito le agenzie di rating, che hanno continuato ad analizzare i continui errori del governo italiano nel rispondere alle richieste esogene al sistema italia che chiedevano una significativa contrazione della spesa pubblica (che invece è aumentata!), contenimento e diminuzione del debito pubblico, varo effettivo delle riforme strutturali, delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, indirizzi peraltro già contenuti nel programma della maggioranza di governo e puntualmente quanto volontariamente disattesi dalla casta politico-burocratico-partitocratica italiana.

Ma le caste corporative che effettivamente governano il paese hanno impedito ogni sostanziale modifica del loro status quo, ogni possibile perdita di potere e di ricchezza raggiunto sinora, aprendo la strada al downgrade di tutto il sistema paese.

La casta dominante non ha varato nessuna manovra “lacrime e sangue” che diminuisse di almeno la metà l’enorme, inutile ed ingiustificato numero posti di lavoro pubblici, delle poltrone, dei privilegi e dei costi della casta politica, condannando così l’italia ad un fallimento annunciato.

Ed è proprio un fallimento annunciato e non contrastato del sistema italia quello di cui assistiamo oggi.

A vuoto sono andati i richiami continui e pressanti delle agenzie di rating internazionale, della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea, e di autorevoli leader politici e di governo europei che richiamavano il governo italiano al proprio dovere, come pure numerosi e continui sono stati i moniti indignati partiti dalle parti sociali come il potente sindacato degli industriali italiani e le numerose grida allarmate provenienti dal libero mondo del web, a partire proprio da questo blog.

Ma la casta politica ha fatto finta di non udire il grido di dolore che partiva dal basso e nemmeno i richiami provenienti dall’alto, ed ha praticato procedimenti inutili che avevano il solo scopo di procrastinare e ritardare le scelte difficili e coraggiose che il momento imponeva.

Con tali comportamenti, la casta si è resa colpevole e responsabile in toto di questo fallimento annunciato, come pure ha contribuito grandemente e gravemente alla continua e massiccia perdita di credibilità del sistema italia, già depresso dalla continua e dilagante corruzione politica e burocratica, dalla oppressione e dai condizionamenti delle numerose organizzazioni mafiose operanti in tutto il territorio italiano, dalle ampie fette di mercato economico e produttivo illecite o illegali, dal mondo del lavoro nero, dalla intollerabile pressione fiscale che grava su famiglie ed aziende italiane, dalla enorme evasione fiscale che grava sui conti pubblici, dall’impossibile degrado delle società meridionali e napoletana in particolare, responsabile di gran parte della caduta di credibilità del paese, anche a causa della infinita emergenza della monnezza napoletana e della extra territorialità concessa ai napoletani in tema di rispetto della legge.

Ora, il sistema esogeno a quello italiano ha fatto la prima mossa, declassando il rating italiano e limitando l’acquisto dei BTP italiani.

La casta politica italiana è avvisata:

ogni errore d’ora in poi, sarà pagato da chi lo commette.

La casta politica italiana è avvisata:

il popolo non può essere raggirato ancora, nemmeno una volta, mai più.

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre
detto
l’Incorruttibile

Downgrade italia – fall out italia – fallimento italia

mercoledì, 7 settembre 2011

Cade sotto il peso del suo immobilismo il governo italiano, schiacciato fra una crisi profonda del sistema paese ed una totale incapacità della casta politica di rispondere adeguatamente alla crisi, di contrastarla.

I piccoli interventi previsti nelle manovre finanziarie dei governi italiani sono affatto incisivi sul piano del cambiamento del sistema e di un suo adeguamento ai modelli più tradizionali delle democrazie liberali.

Il recupero del gettito fiscale da sovrapporre ad una enorme spesa pubblica infatti, non ottiene altro che un continuo aumento della pressione fiscale, causa di notevoli disagi sociali ed economici, sia per le famiglie che per le aziende italiane.

La mancata riforma della giustizia non offre quel sicuro terreno sul qual potrebbero muoversi i capitali e le imprese dei finanziatori esteri, inibiti assolutamente dall’entrare in un mercato nel quale ogni lite non verrebbe mai sciolta nella prassi giuridico-burocratica in atto.

La mancata realizzazione di una riforma fiscale in senso federale, tutt’ora in via di approvazione e modulata per una approvazione definitiva vicina al 2020, si scontra duramente con una urgente necessità di rimettere ordine in una spesa pubblica proibitiva cui corrisponde una irrazionale corsa all’aumento della pressione fiscale, espellendo le aziende più intraprendenti e meno collocate nel patologico sistema economico italiano e le migliori menti scientifiche, costrette entrambe ad una fuga precipitosa da un paese che punta decisamente verso un suicidio collettivo di massa.

Il federalismo fiscale infatti, se effettivamente realizzato, avrebbe avuto un effetto dirompente sulla enorme spesa pubblica prodotta dallo stato centrale, sviscerandone ogni singola matassa finanziaria, ogni inutile spesa, ogni nicchia di privilegio e di potere pubblico deviato.

Ma il termine di iter per l’approvazione vicino al 2020 non aiuta a spezzare i cardini di una spesa pubblica senza controllo, ma anzi sembra offrire una ulteriore giustificazione ai già gravissimi ritardi nelle scelte dell’esecutivo, che rinvia sine die ogni liberalizzazione come ogni riforma strutturale del paese.

Ma, non solo la spesa pubblica non viene aggredita nel senso di una sua diminuzione, ma addirittura viene aumentata dalle scelte del governo che assume ulteriori 67.000 nuove unità nel solo settore della scuola pubblica, un settore che rappresenta già il ridicolo primato di maggiore datore di lavoro europeo pubblico-privato con ben 1.500.000 addetti.

La drastica diminuzione del numero dei dipendenti pubblici italiani accompaganata da un altrettanto drastico taglio alle spese realtive all’incredibile numero delle poltrone del potere pubblico e dei relativi privilegi, queste e solo queste azioni di governo rappresentano l’unica via d’uscita dal temuto fall out del sistema italiano, già prossimo ad un pericoloso downgrade da parte delle principali società di rating.

Le numerose e sempre più autorevoli voci che accomunano il rischio-paese del sistema italiano e greco inoltre, offrono un altro punto di vista negativo dal quale sembra impossibile fuggire con un semplice aumento della pressione fiscale.

Ma un governo che appare alla mercede delle corporazioni interne, come delle caste corporative, non è certamente in grado di affrontare questo mare tempestoso di una crisi senza precedenti.

L’esempio recente della mancata liberalizzazione delle professioni racconta molto bene come il governo italiano sia succube delle corporazioni interne, che lo hanno sopraffatto in aula impedendo la liberalizzazione delle professioni e successivamente l’eliminazione dal conteggio pensionistico degli anni dedicati alla laurea.

Chissà poi perchè il governo aveva messo nel medesimo pacchetto l’eliminazione degli anni di laurea come di quello della leva obbligatoria, essendo il primo caso facoltativo ed il secondo coercitivo per i cittadini italiani (ovviamente per quelli che non si sono potuti permettere una raccomandazione politica per vitare la leva obbligatoria).

Chissà poi perchè il governo ha ritirato ambedue le misure costretto dalla corporazione dei professionisti, allorquando la misura sulla leva obbligatoria andava mantenuta perchè conseguente ad un uso della coercizione del potere pubblico, cui il singolo cittadino non poteva porre contrasto se non violando la legge, mentre la misura sugli anni della laurea andava eliminata, perchè conseguente ad una libera scelta del cittadino.

Ma in questa italia totalmente impazzita, cercare la ragione nelle scelte del suo governo, può rappresentare un esercizio della razionalità piuttosto inutile.

Il fatto certo è che il governo pare piegato ai mille ricatti delle caste e delle corporazioni che temono ogni diminuzione di quel potere e di quel privilegio pubblico di cui para sappiano e possano godere ed abusare senza limiti.

La volontà politica italiana è tutta rivolta agli eurobond, unica speranza di mantenere status quo impossibili ed impagabili alla casta dominante, ma anche unica possibilità che viene negata senza una decisa e determinata politica di liberalizzazione del sistema, di riforma strutturale, di abbattimento di ogni status quo che implichi un abuso o un danno al potere pubblico ed al popolo sovrano.

Qui finisce il primato della politica italiana, assai corrotta ed incapace.

Qui naufraga una casta di cittadini che restano al potere solo per il mantenimento del potere stesso, senza concedere nulla alle promesse mancate e alle riforme negate che essi stessi avevano issato a bandiera di un cambiamento che non c’è, e non c’è mai stato.

Politici incapaci di professione erano prima, e politici incapaci di professione sono ora.

Gli stessi politici che per decenni hanno assciurato un futuro certo e comodo a generazioni e generazioni di loro amici, parenti ed elettori in quella pubblica amministrazione che costa in modo insopportabile sul bilancio del paese, generazioni di fannulloni privilegiati che hanno tolto il diritto ad un lavoro ai meritevoli, fuggiti ed indignati da questa storica barbarie italiana, storica almeno quanto la criminalità e la pericolosità delle famiglie mafiose.

Poichè se in italia non appartieni ad una “famiglia baronale” (politica, sindacale, corporativa, universitaria, scolastica, di casta, mafiosa, etc), rischi di dover combattere chi esercita il potere pubblico abusandone, e rischi di restar fuori da ogni possibilità di arricchimento personale meritevole, poichè la casta dona al suo “fannullone di famiglia” quel che toglie al cittadino qualunque meritevole.

Ed è così che muore un paese, ucciso nella speranza di un cambiamento che non arriva mai, poiché chi dovrebbe realizzare il cambiamento, è interessato a far sì che nulla cambi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X