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L’ignoranza e l’arroganza del meridione opprime Nord Europa e Occidente

mercoledì, 14 novembre 2012

Giornata di scontri di piazza nel meridione europeo fallito e morente nei confronti di un Nord Europa sempre più indignato del comportamento irresponsabile e fraudolento dei paesi PIGS.

Le violenze di di piazza organizzate nel sud europa in Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Cipro si scontrano con gli ordinati e pacifici raduni civili nel Nord Europa di Parigi, Bruxelles, Berlino, Zagabria e Bucarest.

L’Europa è sempre più spaccata un due, come l’Italia.

Ma di cosa si lamenta il meridione europeo in queste violenze di piazza spacciate per pacifiche manifestazioni sindacali?

Di aver egli stesso stuprato le pubbliche amministrazioni usandole come serbatoi del parassitismo e dello spreco, di aver usato la pubblica amministrazione come parcheggio per disoccupati ed inoccupati senza alcuna voglia di sudare per lavorare, di aver utilizzato i concorsi pubblici come soluzione abominevole della mancanza di ammortizzatori sociali, di aver contribuito ad incrostare il mondo del lavoro in modo criminale e criminoso?

In particolare di cosa si lamenta il sindacalismo italiano dei salari mediatamente più bassi d’Europa a causa di una tassazione enorme, squilibrata, iniqua ed ingiusta, ma mai veramente affrontata e contrastata dagli stessi sindacati?

E dove erano CGIL e Fiom quando tale tassazione creava il cuneo fiscale più grottesco e pesante di tutto il mondo occidentale?

Erano al mare?

Erano sulle montagne?

Erano in vacanza?

E perché i leader della Fiom-Cgil attaccano oggi il Partito Democratico affermando che: “Forse in questi anni non abbiamo votato bene”, allorquando è stato il perduto ed inutile voto al Partito Comunista Italiano del passato a piantare e produrre la gramigna in un mondo del lavoro incrostato e penoso di cui ci si lamenta incessantemente oggi?

E quali altri strumenti, oltre quelli del rigore e dalla austerity oggi dolorosamente applicati dalle autorità e dalle leadership europee, si potrebbero usare per arginare le gravi mancanze dei governi dei paesi del sud, accusati di essere incapaci di governare e guidare paesi e popoli oggi sull’orlo di un catastrofico fallimento?

E dove sono i cosiddetti riformisti, dove i finti liberali, dove i falsi liberalizzatori meridionali?

E quali responsabilità tentano di celare queste manifestazioni in contemporanea questi raduni contro l’austerità perseguita da Commissione europea e Banca centrale per contrastare quelle vere e proprie mafie sistemiche all’interno della Pubblica Amministrazione che hanno devastato i paesi del sud abusando del potere pubblico degli stati democratici piegato invece a tutela e difesa di interessi corporativi e mafiosi?

Non vi è alcuna responsabilità nelle strutture gerarchiche superiori (politiche, economiche, finanziarie) se quelle inferiori tentano quotidianamente il suicidio, pretendendo una solidarietà dai livelli superiori di governo impossibile ed impagabile, carità che dovrebbe salvare quelle corporazioni mafiose responsabili del massacro dei paesi meridionali invece del salvataggio di quei popoli che si è voluto volontariamnete quanto premeditatamente assassinare e consegnare ad un futuro di povertà penosa.

Il grande popolo tedesco accetterebbe pure ulteriori sacrifici, ma solo in favore del popolo italiano e non in favore dei suoi aguzzini della casta politica, sindacale e burocratica.

Il futuro non ha pietà per gli assassini del popolo improvvisamente trasformatisi in salvatori del popolo e della pace sociale.

Essi non sono uomini della provvidenza, ma complici nella mattanza.

E dove erano, codesti salvatori della patria, del popolo e della pace quando avveniva la mattanza del Bene Comune, della Res Publica, della Repubblica?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fallisce l’Italia: troppo grande per fallire come per essere salvata

martedì, 26 giugno 2012

Il sud Europa con tutto il bacino del Mediterraneo sta crollando miseramente sotto i colpi di stili e modelli di vita gravemente e seriamente dannosi, impagabili ed ingiustificati, egoisti e corrotti.

Dopo l’Irlanda, il Portogallo, la Grecia e la Spagna, cade anche Cipro, che infine chiede aiuto alla UE per evitare un fallimento duro e doloroso.

L’Unione Europea della Grande Germania non ha alcun problema per un salvataggio cipriota o greco, a patto che questi paesi assolvano onestamente e pienamente alle richieste europee che puntano ad eliminare alla base quei comportamenti che hanno prodotto un tale e devastante risultato.

Ma, queste lezioni, in Italia non sortiscono gli effetti dovuti e voluti dalla comunità internazionale, costretta a salvare l’Italia dal proprio fallimento, a salvare dal fall out un paese che è troppo grande per fallire, troppo grande per non fallire, e troppo grande per essere salvato.

Eserciti di mafiosi, politici, sindacalisti e burocrati italiani saranno sottoposti al vaglio della storia, indagati e condannati dalla giustizia, quella vera, quella umana giustizia di un grande cuore tedesco, che sa amare oltre ogni limite, ma che proprio per questo, non accetta il tradimento, la truffa alla napoletana, il fallimento pilotato.

Eserciti di mafiosi che conosceranno anche la giustizia del cuore italiano, un troppo ferito, per essere guarito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Ho risolto la crisi e la questione meridionale in un sol colpo

martedì, 1 maggio 2012

La Spagna fallisce miseramente, così come è già avvenuto per la Grecia.

Ora, tocca all’Italia.

Ma, se solo si avesse la volontà ed il coraggio di affrontare scelte anche impopolari ma definitivamente risolutive dei mali italiani, si potrebbe in un sol colpo:

1. evitare il fallimento dell’intero paese, dovuto ad una crisi che non tollera stili di vita impagabili ed insostenibili;

2. evitare le conseguenze più dure e pericolose della crisi globale per la maggioranza degli italiani;

3. eliminare le ben determinate fonti di spesa e di spreco che maggiormente fanno impennare il debito pubblico italiano.

Qual’è la ricetta salva-Italia?

L’Italia uscirebbe immediatamente dalla crisi semplicemente allontanando dallo stato unitario la sicilia, la calabria e la campania, che da sole, compongono la gran parte della fonte di spesa e di spreco del debito pubblico sovrano italiano.

Questa è l’unica ricetta salva-Italia che garantisce un risultato certo.

Tutto il resto, sono cure palliative ed inefficaci, che hanno il solo scopo di allontanare l’attenzione del popolo dei cittadini, delle famiglie e delle aziende italiane, dai veri problemi del paese.

Così, ho risolto la crisi e la questione meridionale in un sol colpo.

E non si accettano proteste da moralizzatori dell’ultima ora:

questa ricetta salva 18 regioni italiane su 21, questa ricetta salva l’Italia.

Tre regioni molto indisciplinate, il cui stile di vita è insostenibile da parte del resto del paese, tre regioni abbandonate al loro destino suicida al costo della salvezza per l’intero paese.

Un prezzo accettabile.

Quello del fallimento dell’intero paese invece, sarebbe un prezzo inaccettabile ed impagabile, che porterebbe molto probabilmente a moti popolari rivoluzionari, guerre civili e risoluzioni di forza di questioni, come quella meridionale, che sono responsabili di troppi guai nazionali.

sicilia, calabria e campania fuori dall’Italia:

sarebbe meglio per tutti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il precariato in Italia giova alla efficienza ed alla efficacia amministrativa

giovedì, 29 marzo 2012

Leggo del fallimento pilotato a mezzo concordato preventivo della storica Cooperativa Muratori Reggiolo.

Un simbolo del mondo cooperativistico naufraga in un fallimento che espone centocinquanta milioni di euro di debito e danneggia pericolosamente tutte le aziende che attendono pagamenti arretrati e servizi inevasi dalla coop.

Il rimborso delle somme vantate come crediti è previsto differente a seconda della qualificazione:

il 100% del rimborso va soltanto ai primi creditori, e cioè dipendenti, artigiani, cooperative di produzione e lavoro, professionisti.

Ma il percorso è lungo e vi sara ancora molto da attendere per un eventuale recupero delle somme.

Sempre che la crisi possa attendere un recupero di liquidità così lento e farraginoso per garantire un futuro alle stesse aziende creditrici.

Si manifestava così il caso del “fallimento cooperativistico”, un fallimento che viene visto e letto in molti modi differenti.

L’efficienza e l’efficacia amministrativa di una cooperativa deve fare, secondo la mia opinione, i conti con la latitudine e la longitudine del suo realizzarsi, del suo riprodursi.

Insomma, una cooperativa che preveda piani pluriennali di investimento e di lavoro produce uno scopo economico certo, assolutamente previsto, cercato e voluto.

Certo che le politiche di un paese come Israele che nel passato è stato riconosciuto come una delle più avanzate economie mondiali basate sulla conoscenza, l’inglese know how (knowledge economies), e con il più alto tasso pro capite di capital-risque (venture capital) globale nel segno del più gran numero di aziende quotate nella Quotazione automatizzata dell’Associazione nazionale degli operatori in titoli (Nasdaq) dopo gli Stati Uniti d’America, queste economie non possono essere parametrate sic et simpliciter alla condizione italiana.

Bisogna ricordare che, nei territori in cui i palestinesi coltivavano sì e no qualche albero di ulivo, l’insediamento e l’applicazione dell’ingegno israeliano hanno consentito la nascita e la crescita del primato mondiale agricolo nella produzione del pompelmo, che nella sua crescita, necessita di grandi quantità di acqua.

Ed occorre anche ricordare come sino alla metà degli anni ‘90 Israele riceva una quantità trascurabile di investimento straniero, investimento che invece decolla letteralmente solo dopo la profonda riforma della privatizzazione e della liberalizzazione del mercato del lavoro e del capitale.

Che sia di insegnamento agli avversari delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni del mercato del capitale e del lavoro italiano.

E sono sempre gli israeliani hanno inventato lo stimolo delle nuvole a mezzo bombardamento con ioduro d’argento sin dal 1961, un agente chimico che favorisce l’aggregazione delle molecole d’acqua per creare grandi gocce abbastanza pesanti da precipitare al suolo sotto forma di pioggia.

Il colosso comunista cinese aperto all’economia di mercato, che di cooperative ha dimostrato di sapere qualcosa, in questi giorni e su questo tema sembra fare sul serio:

qualche giorno fa Pechino fa ha annunciato un piano da un miliardo di yuan (circa 120 milioni di euro) per riuscire, entro il 2015, ad aumentare del 10% le precipitazioni nelle zone rese aride dalle siccità derivanti dai cambiamenti climatici.

Capirete bene l’ordine di grandezza di conoscenza e di applicazione di cui andiamo discorrendo.

Ma torniamo alle cooperative italiane ed al fallimento del loro modello.

Con tutti i privilegi di nicchia, le defiscalizzazioni e le agevolazioni nel costo del personale (cooperative di lavoro), le cooperative italiane dovrebbero reggere benissimo alla crisi economico-finanziaria, anzi, dovrebbero svettare come modello di riferimento da seguire per salvare una economia di mercato.

Se solo le coop italiane non si occupassero di politica partitica e sindacale, i risultati sarebbero molto differenti.

Ma dove differisce ancora il modello cooperativistico mondiale da quello italiano?

Beh, il dato identificativo italiano più deteriore è certamente quello dello stile di vita definito come un “bizantinismo” dallo stesso premier Mario Monti.

E questo bizantisnismo, ha prodotto nel tempo un sistema abominevole in cui l’efficacia e l’efficienza amministrativa sia nel pubblico che nel privato, siano state pesantemente condizionate da fattori estranei alla produzione di merci e servizi.

Perché il sistema cooperativistico italiano, laddove tutti sono padroni e nessuno è padrone, ha lasciato emergere un mondo di piccoli e grandi arbitrii ed abusi.

E allora, come si potrebbe mantenere inalterata l’intelligenza del modello cooperativo in un sistema alterato come quello italiano, laddove la ricerca di una sicurezza assoluta nel mondo del lavoro ha prodotto una devastante modifica degli scopi cooperativistici e non solo quelli?

Insomma, per evitare abusi ed arbitrii ed ottimizzare contemporaneamente le finalità cooperativistiche, andrebbe inserito un artificio anti-bizantino che imponga al momento della costituzione di una cooperativa, l’indicazione di una durata della Coop pari ad un anno solare e non ai soliti 99 anni inseriti per prassi.

Così, ad ogni scadenza annuale, il presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa deve garantire i risultati economici comuni promessi ai soci oltre che una efficiente ed efficace azione economico-amministrativa, se intende confermarsi presidente della prossima e “nuova” coop.

Dimostriamo così, infine, che ll precariato in Italia giova alla efficienza ed alla efficacia amministrativa come al normale andamento del mondo economico e del lavoro, così come avviene in tutto il mondo civile ed avanzato.

Ed ora, che si dia fuoco alle polveri:

gli amanti di una impagabile sicurezza personale nelle prospettive del mondo del lavoro italiano e globale e della garanzia del posto fisso, più fisso di una crocifissione, possono aprire il fuoco di chi ha torto sapendo di aver torto, di chi non conosce che il proprio arido egoismo da contrapporre alla produttività, allo sviluppo economico e ad una diffusione della ricchezza così prodotta anche sulla base del merito oltre che della naturale solidarietà umana nel paese in cui si vive e del resto del mondo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Declassamento italia – Downgrade italy – Downgrade italien

lunedì, 12 settembre 2011

Come ben si legge in un pezzo del quotidiano Il Sole 24 Ore a firma Stefano Folli dell’11 settembre, vi è un “Quadro politico debole, la corda si sta spezzando”.

Il quadro politico italiano infatti crolla letteralmente sotto le proprie debolezze e le proprie menzogne, tutte tese a frodare ancora una volta il popolo sovrano dei cittadini lavoratori italiani, le aziende e le famiglie italiane.

Infatti, come nel caso della Devolution (Devoluzione) del 2006, anche oggi la promessa diminuzione del numero delle poltrone politiche nel parlamento italiano, è silenziosamente quanto omertosamente scomparsa dall’ordine del giorno del consiglio dei ministri italiano (come pure è scomparsa la normativa anti corruzione), offrendo uno spaccato di viltà e di grave debolezza della casta politica italiana.

Questa sfiducia ormai certificata anche a livello internazionale sulle insufficienti capacità politiche e sulla incapacità di mantenere una promessa fatta al paese da parte della casta dominante politico-burocratico-sindacale italiana, eleva di per se il rischio di declassamento del rating di fiducia ed espone il paese ad un nuovo quanto antico rischio:

la determinata volontà della casta di sopravvivere a se stessa ed al collasso del paese, mentendo spudoratamente.

La menzogna che sottace una frode, è vista molto, ma molto male dai mercati internazionali che, in tempi di crisi come questi, valutano contestualmente il rischio paese legato ai parametri del proprio debito pubblico e della capacità di diminuirlo, ma valuta anche e soprattutto la fiducia che offre la classe politica dominante.

Insomma, se i conti pubblici italiani non piacciono ai mercati internazionali, non sarà certo la “credibilità” della casta a garantire e rassicurare le società internazionali di rating, anzi, tutt’altro.

Anzi, il fattore politico della casta politico-burocratico-partitico-sindacale italiana, diviene esso stesso elemento negativo, fattore di sfiducia, di insicurezza.

In effetti, la casta italiana naviga in una serie di scandali che coinvolgono l’ex dirigente del partito democratico, molto vicino ai segretari (DS-PD) Fassino e Bersani, leader dell’opposizione politica italiana, come pure continua la catena di scandali nei quali viene coinvolto da anni il premier Berlusconi, sia in prima persona che come leader dell’ormai famigerato “partito degli onesti”.

E se la questione morale nella politica italiana di destra e di sinistra, di governo e di opposizione, viene costantemente travolta, e da sempre in dubbi continui di corruzione, allora la fiducia dei mercati nella capacità politica italiana di uscire fuori dal tunnel della crisi, si valorizza intorno allo zero assoluto, ovvero in qualcosa di meno dello zero.

La contestuale espulsione delle due principali banche italiane (Intesa Sanpaolo e Unicredit) dall’Euro Stoxx 50 (indicatore che rappresenta i titoli delle 50 blue chip più capitalizzate della Zona Euro, elaborato dalla Stoxx Limited, una joint venture formata da Deutsche Borse AG, Dow Jones & Company e SWX Group) e del nuovo stato di osservazione da parte delle agenzie di rating sull’italia, che potrebbe portare ad un declassamento dell’italia a motivazione congiunta:

– I – sfiducia nella capacità dell’economia e della finanza italiana di resistere alla crisi;
– II – sfiducia nella capacità della politica e della burocrazia italiana di opporsi alla crisi.

Ma la casta italiana continua a mentire garantendo che il sistema bancario italiano fosse solido.

La notizia odierna che vede nell’occhio del mirino delle agenzie di rating internazionale (Moody’s) un prossimo declassamento delle principali banche francesi (Bnp Paribas, Societe Generale e Credit Agricole) a causa della loro eccessiva esposizione verso la Grecia, conferma che l’emozione negativa di piena sfiducia che i mercati internazionali hanno assunto nei confronti della zona euro, dei paesi ad alto rischio di fallimento come Italia, Spagna e Grecia (già crollata) e nei confornti del sistema bancario italiano e francese, anche se per motivi diversi.

Se infatti, per le banche francesi vale una sovra-esposizione nei confronti del fallimento greco, in quello italiano valgono motivazioni differrenti quali l’immaturità del sistema banacario italiano (da poco passato da un sistema usuraio che produceva ricchezza con i tassi di interesse ad un sistema legale nel quale le banche guadagnano sui servizi offerti e non sulla capacità di “strozzare” i propri clienti) e la sudditanza eccessiva del sistema delle banche al potere partitico della casta.

La sempre maggiore irrequietezza della Germania, il paese che viene chiamato a saldare i conti in saldo negativo dei paesi a rischio fall out europei racconta invece di una solida economia, di un sano sistema bancario e di una forza finanziaria ancora sufficienti a mantenerla sul podio di leader europeo, podio che non viene riconosciuto invece dal partner francese.

L’irrequietezza tedesca si evidenzia proprio nelle crisi intervenute nella scelte economiche fatte a livello di BCE, pagate nei fatti da una Germania stanca di mantenere stili di vita incivili ed immorali, se non proprio illeciti, che stanno conducendo al fallimento dei paesi del sud europa.

I prossimi giorni che partono dal 15 settembre e sino alla fine del mese, riveleranno il destino dell’italia e dell’europa, compresi eventuali colpi di scena e improvvise quanto prevedibili crisi finali di un sistema, quello italiano, impossibile da mantenere, eccessivamente costoso, comprendente una spesa pubblica allucinante e una casta politica inutile.

Per chi non crede ai miracoli, esistono veramente pochi motivi per essere ottimisti, nonostante taluni imbelli, abbiano sinora eretto gran parte della politica economica italiana proprio sull’ottimismo, a copertura ovviamente della truffa sotto celata:

la frode di una casta politica che tenta di sopravvivere continuando a sprecare e sgovernare, senza preoccuparsi molto delle conseguenze di tali azioni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Casta Politica Italiana

giovedì, 16 giugno 2011

Ancora bloccata nelle paludi romane ogni riforma che tocchi lo status quo della Casta Politica Italiana.

Perchè?

Perchè le riforme le realizza la Casta Politica Italiana.

Perchè la Casta Politica Italiana non vuole perdere potere e privilegi come il suo status quo.

Siete una famiglia con difficoltà economiche?

Siete una azienda con la crisi alle porte?

E alla Casta Politica Italiana, cosa pensate che importi?

Cosa importa alla Casta Politica Italiana se il debito pubblico è alle stelle, e cosa credete che importi alla Casta Politica Italiana se sta diminuendo il risparmio privato, bruciato per contenere gli effetti della crisi che la politica non vuole affrontare, e cosa pensate che importi alla Casta Politica Italiana se il reddito delle famiglie cala?

La Casta Politica Italiana pensa solo ed esclusivamente a se stessa, alla tutela del proprio interesse di casta corporativa ed al mantenimento delle cose così come sono.

Esclusivamente da questo fatto, deriva l’immobilismo che paralizza la politica italiana.

Ma allora, chi cura il bene comune, chi tutela e garantisce la res publica, chi difende il popolo sovrano dalla crisi?

La risposta è che il Popolo Sovrano è solo ed anche molto male accompagnato.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La finanziaria sotto ricatto (politico-partitico)

martedì, 9 novembre 2010

Il ministro Giulio Tremonti presenta la nuova finanziaria.

Io non sono un economista e, come dice proprio il ministro Tremonti, sono felice di non esserlo.

Ma un approccio diretto alla questione finanziaria voglio affrontarlo, anche con il rischio di dire qualche corbelleria.

Come in un bilancio familiare qualsiasi, la manovra finanziaria di un governo deve fare i conti con la disponibilità finanziaria (cinque miliardi di eruo ca) e le richieste di modifica presentate in parlamento che ne aumentano il peso di ben due miliardi di euro.

Ma che volete che siano 2.000.000.000,00 di euro, per i finiani di FLI sono bruscolini, visto che gran parte di questo aggravamento proviene da loro richieste, legittime, quanto irresponsabili.

Innanzitutto ad essere messo in gioco è il patto di stabilità che esiste fra governo nazionale ed enti locali.

Lo dice lo stesso termine “stabilità” cosa contiene questo patto:
una serie di regole cui gli enti locali devono sottostare per consentire al governo una stabilità finanziaria dei conti che consenta a sua volta una gestione delle spese pubbliche compatibile con il nostro debito pubblico.

E qui sta il trucco, poichè un debito pubblico spaventoso e grande almeno quanto quello nazionale si nasconde nelle pieghe delle spese allegre di “certi enti locali”, abituati a spendere e spandere senza limite, nella convinzione che arrivi papà pantalone nord a ripianare tutti idebiti, sia quelli in bilancio che quelli fuori dal bilancio.

Ed ecco spiegata la motivazione dell’agire finiano:
difendere strenuamente il “diritto” a malgovernare e a vedersi sanate le conseguenze finanziarie di tale comportamento irresponsabile.

Non conosco le richieste di FLI in deroga al patto di stabilità, ma scommetto che hanno una loro collocazione geografico-partitica ben precisa.

Insomma, laddove manca la componente rappresentativa della Lega Nord, lì si nasconde gran parte dell’indebitamento irresponsabile a livello locale, e di conseguenza, a livello nazionale.

E con questo, penso di essermi ben spiegato.

Di contro, gli enti locali più virtuosi ne hanno le scatole piene di risparmiare anche il centesimo di euro e di ben governare per ottimizzare la loro macchina burocratico-amministrativa al solo fine di consentire sprechi indicibili e spese allucinanti in altre realtà politico-geografico-amministrative, tutte volte a “fottere” i danari pubblici e “piangere” per averne ancora altri, ed altri, ed altri ancora.

Quei partiti politici che attaccano la finanziaria per ottenere un “risanamento continuato e criminale (nota del blogger)” delle situazioni debitorie locali senza passare sotto la forca caudina dell’aumento della pressione fiscale locale, andrebbero sinceramente espulsi dall’agone politico e relegati al ruolo di irresponsabili politici cronici da ricevere in istituti all’uopo fondati.

Ma il consenso elettorale spesso è legato al fenomeno del “parassitismo” in certe aree geografiche del paese, e proprio in quelle eree laddove il consenso elettorale è grandemente influenzato dalle scelte del malgoverno, il buongoverno che tenta la riduzione dell’indebitamento pubblico complessivo viene contrastato e limitato da uno stile di vita abituato a spendere senza limiti risorse di cui non dispone e di cui chiede incessantemente al governo nazionale di farsi carico.

Questo stato dell’arte contrasta nettamente le scelte obbligate dell’esecutivo impegnato in altri patti di stabilità con livelli superiori a quello del governo nazionale per il rientro del debito pubblico.

Nel maxiemendamento della manovra finanziaria dovrebbe trovare spazio anche una riduzione del taglio ai comuni e alle regioni attraverso un allentamento del patto di stabilità, che detto in parole povere, significa che tutti i comuni avranno maggiore spazio di movimento finanziario, al costo di un ulteriore taglio del trasferimento da stato ad enti locali.

Questa cosa fa pensare ad una ancor maggiore responsabilizzazione degli enti locali virtuosi e lascia putroppo spazio al pensiero che gli enti locali non virtuosi possano sentirsi incoraggiati a spendere ancor più e ad indebitarsi ancor più.

E’ il ciclo dell’indebitamento pubblico, che va gestito come va gestito il ciclo dei rifiuti, se non si vuol affrontare una condizione di “monnezza finanziaria dei conti pubblici” che potrebbe incontrare la sfiducia del governo europeo.

In poche parole il rischio al quale si va incontro se si da sempre ragione a chi foraggia il malgoverno irresponsabile del danaro pubblico a livello locale e nazionale è quello di un pericoloso tracollo dei conti pubblici.

E se questo funesto avvenimento prendesse piede, non è detto che quel governo europeo che chiedeva il rientro di un debito pubblico siffatto ed irresponsabile si accollerebbe l’onere di salvare dal fallimento un paese che ha continuato a spendere irresponsabilmente.

Le lecite quanto irresponsabili richieste di spesa dei finiani vanno quindi orientate in questa ottica di spesa.

Se si chiede di spendere di più, bisogna assumersi la relativa responsabilità politica, amministrativa ed umana nel caso tale aumento della spesa pubblica dovesse portare ad un collasso del debito pubblico e ad una implosione della realtà statuale.

Sempre che l’italiano sia una lingua comprensibile e condivisa, nella definizione di:

diminuzione della spesa pubblica e del debito pubblico in assenza di ricatto politico-partitico.

Soprattutto laddove lo spreco assume dinamiche criminali e volontarie.

Ad ognuno le proprie responsabilità, come sempre, irresponsabili cronici compresi.

Fate il vostro gioco, signori e signore, fate il vostro gioco, che tanto il conto delle spese che chiedete forsennatamente lo pagheranno i cittadini qualunque, le aziende e le famiglie italiane, mica voi.

Migliore definizione del concetto di irresponsabilità politica non poteva essere descritto che così.

Ma che bravi, i miei complimenti:

il buongoverno fatto persona.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

E questo, sarebbe un uomo?

domenica, 9 maggio 2010

In politica è facile giocare allo sfascio.

Normalmente, chi gioca allo sfascio, si identifica con chi non ha mai costruito nulla nella sua vita, ma ha ricevuto tutto in regalo o lo ha immeritatamente ereditato.

Perchè solo chi ha faticosamente costruito giorno dopo giorno qualcosa nella propria vita, sa che a costruire ci vuol tempo e sacrificio, ma a sfasciare, basta poco, molto poco, troppo poco.

E’ questa una considerazione che fa il paio con criteri come quello della “diligenza del buon padre di famiglia”, e con il semplice buonsenso delle persone che han tribolato una vita intera per costruire qualcosa e, come spesso capita, restano sotto l’attacco di rozzi invidiosi che mirano il giocattolo altrui e, in un atto di egoismo smisurato, son pronti anche a rompere il giocattolo stesso, se non potessero averlo solo per se stessi.

Questi rozzi figuri fan parte di quella categoria umana che mai dovrebbe accedere al potere pubblico, perchè privi anche del più semplice buonsenso ed incapaci di amare alcunchè, se non se stessi.

Spesso non han mai lavorato un solo giorno in vita loro, o hanno ereditato un patrimonio immenso, senza esserne degni.

Alcuni li ho incontrati di codesti caratteri nella mia umile vita.

E faccio il caso di taluni con cui ho spesso giocato al gioco di società “Risiko!”.

In esso ogni giocatore riceve un obiettivo da raggiungere, e passa il tempo a combattere aspre battaglie fra armate di carri armati e lancio di dadi, al fine di raggiungere la meta della vittoria.

Ma vi è il caso di quelli che, si avvedono di non avere alcuna speranza di vincere in quel gioco, e non perchè sfortunati, ma perchè incapaci umanamente di amare, immaturi caratterialmente e privi di ogni senso di scrupolo.

Così accade che questi inutili giocatori, diventino addirittura dannosi e letali per il gioco stesso e/o per gli sforzi compiuti dagli altri giocatori nel raggiungere ognugno il proprio obiettivo.

E allora, ecco venir fuori l’animo disonesto, la slealtà fatta persona, la condizione della meschinità più totale, e codesti giocatori malfatti, compiono la scelta che ha sempre caratterizzato la loro miserabile vita:
decidono che, se essi stessi non possono raggiungere alcun risultato, men che meno l’obiettivo loro assegnato dal gioco della vita e sicuramente commisurato alle loro infelici incapacità, allora nessun altro debba raggiungere l’obiettivo assegnatogli e giocano solo a impedire ad altri, il raggiungimento di quelle mete che ad essi sono per sempre precluse.

Uno squallore indicibile esprime tale miseranda umanità invidiosa e rabbiosa, compresa la non sottintesa manifestazione di incapacità assoluta a competere agonisticamente nelle gare della vita, così come nella sana ed educativa competizione di un semplice gioco di società.

Non posso avere il giocattolo?
E allora lo rompo, cosicchè nessun altro ci possa giocare.

Non posso soddisfare le mie ambizioni?
E allora che nessun altro si permetta di soddisfare le proprie.

Non posso essere io l’eroe della situazione, il leader dei miei sogni, l’incredibile uomo che non sono?
E allora debbo uccidere chi incarna l’ideale del mio fallimento umano.

E questo, sarebbe un uomo?