Il ministro Giulio Tremonti presenta la nuova finanziaria.
Io non sono un economista e, come dice proprio il ministro Tremonti, sono felice di non esserlo.
Ma un approccio diretto alla questione finanziaria voglio affrontarlo, anche con il rischio di dire qualche corbelleria.
Come in un bilancio familiare qualsiasi, la manovra finanziaria di un governo deve fare i conti con la disponibilità finanziaria (cinque miliardi di eruo ca) e le richieste di modifica presentate in parlamento che ne aumentano il peso di ben due miliardi di euro.
Ma che volete che siano 2.000.000.000,00 di euro, per i finiani di FLI sono bruscolini, visto che gran parte di questo aggravamento proviene da loro richieste, legittime, quanto irresponsabili.
Innanzitutto ad essere messo in gioco è il patto di stabilità che esiste fra governo nazionale ed enti locali.
Lo dice lo stesso termine “stabilità” cosa contiene questo patto:
una serie di regole cui gli enti locali devono sottostare per consentire al governo una stabilità finanziaria dei conti che consenta a sua volta una gestione delle spese pubbliche compatibile con il nostro debito pubblico.
E qui sta il trucco, poichè un debito pubblico spaventoso e grande almeno quanto quello nazionale si nasconde nelle pieghe delle spese allegre di “certi enti locali”, abituati a spendere e spandere senza limite, nella convinzione che arrivi papà pantalone nord a ripianare tutti idebiti, sia quelli in bilancio che quelli fuori dal bilancio.
Ed ecco spiegata la motivazione dell’agire finiano:
difendere strenuamente il “diritto” a malgovernare e a vedersi sanate le conseguenze finanziarie di tale comportamento irresponsabile.
Non conosco le richieste di FLI in deroga al patto di stabilità, ma scommetto che hanno una loro collocazione geografico-partitica ben precisa.
Insomma, laddove manca la componente rappresentativa della Lega Nord, lì si nasconde gran parte dell’indebitamento irresponsabile a livello locale, e di conseguenza, a livello nazionale.
E con questo, penso di essermi ben spiegato.
Di contro, gli enti locali più virtuosi ne hanno le scatole piene di risparmiare anche il centesimo di euro e di ben governare per ottimizzare la loro macchina burocratico-amministrativa al solo fine di consentire sprechi indicibili e spese allucinanti in altre realtà politico-geografico-amministrative, tutte volte a “fottere” i danari pubblici e “piangere” per averne ancora altri, ed altri, ed altri ancora.
Quei partiti politici che attaccano la finanziaria per ottenere un “risanamento continuato e criminale (nota del blogger)” delle situazioni debitorie locali senza passare sotto la forca caudina dell’aumento della pressione fiscale locale, andrebbero sinceramente espulsi dall’agone politico e relegati al ruolo di irresponsabili politici cronici da ricevere in istituti all’uopo fondati.
Ma il consenso elettorale spesso è legato al fenomeno del “parassitismo” in certe aree geografiche del paese, e proprio in quelle eree laddove il consenso elettorale è grandemente influenzato dalle scelte del malgoverno, il buongoverno che tenta la riduzione dell’indebitamento pubblico complessivo viene contrastato e limitato da uno stile di vita abituato a spendere senza limiti risorse di cui non dispone e di cui chiede incessantemente al governo nazionale di farsi carico.
Questo stato dell’arte contrasta nettamente le scelte obbligate dell’esecutivo impegnato in altri patti di stabilità con livelli superiori a quello del governo nazionale per il rientro del debito pubblico.
Nel maxiemendamento della manovra finanziaria dovrebbe trovare spazio anche una riduzione del taglio ai comuni e alle regioni attraverso un allentamento del patto di stabilità, che detto in parole povere, significa che tutti i comuni avranno maggiore spazio di movimento finanziario, al costo di un ulteriore taglio del trasferimento da stato ad enti locali.
Questa cosa fa pensare ad una ancor maggiore responsabilizzazione degli enti locali virtuosi e lascia putroppo spazio al pensiero che gli enti locali non virtuosi possano sentirsi incoraggiati a spendere ancor più e ad indebitarsi ancor più.
E’ il ciclo dell’indebitamento pubblico, che va gestito come va gestito il ciclo dei rifiuti, se non si vuol affrontare una condizione di “monnezza finanziaria dei conti pubblici” che potrebbe incontrare la sfiducia del governo europeo.
In poche parole il rischio al quale si va incontro se si da sempre ragione a chi foraggia il malgoverno irresponsabile del danaro pubblico a livello locale e nazionale è quello di un pericoloso tracollo dei conti pubblici.
E se questo funesto avvenimento prendesse piede, non è detto che quel governo europeo che chiedeva il rientro di un debito pubblico siffatto ed irresponsabile si accollerebbe l’onere di salvare dal fallimento un paese che ha continuato a spendere irresponsabilmente.
Le lecite quanto irresponsabili richieste di spesa dei finiani vanno quindi orientate in questa ottica di spesa.
Se si chiede di spendere di più, bisogna assumersi la relativa responsabilità politica, amministrativa ed umana nel caso tale aumento della spesa pubblica dovesse portare ad un collasso del debito pubblico e ad una implosione della realtà statuale.
Sempre che l’italiano sia una lingua comprensibile e condivisa, nella definizione di:
diminuzione della spesa pubblica e del debito pubblico in assenza di ricatto politico-partitico.
Soprattutto laddove lo spreco assume dinamiche criminali e volontarie.
Ad ognuno le proprie responsabilità, come sempre, irresponsabili cronici compresi.
Fate il vostro gioco, signori e signore, fate il vostro gioco, che tanto il conto delle spese che chiedete forsennatamente lo pagheranno i cittadini qualunque, le aziende e le famiglie italiane, mica voi.
Migliore definizione del concetto di irresponsabilità politica non poteva essere descritto che così.
Ma che bravi, i miei complimenti:
il buongoverno fatto persona.
Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X