Articoli marcati con tag ‘emma marcegaglia’

Politici: ora basta

domenica, 2 ottobre 2011

La casta politica italiana è andata oltre ogni limite.

Accuse di corruzione morale e materiale piovono ovunque ed ora giungono prese di posizione importanti anche dagli industriali italiani, sia nella loro massima espressione sindacale, la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sia nella recente esternazione a pagamento di Diego Della Valle, proprietario della Tod’S e dei marchi Hogan e Fay, sia nei ripetuti inviti al sostegno alla economia da parte dell’AD Fiat Sergio Marchionne.

L’economia italiana si muove intera contro la casta politica italiana.

E non lo fa un presidente qualsiasi di Confindustria, ma lo fa Emma Marcegaglia, protagonista di una innovativa politica industriale ad escludendum dei mafiosi.

E non lo fa un industriale qualsiasi, ma lo fanno i rappresentanti dei migliori marchi italiani.

Il fatto poi che sia trasversale agli schieramenti politici un comune sentimento di disprezzo nei confronti delle esternazioni degli industriali italiani, racconta bene come non vi siano più caste politiche, ma una sola, omertosa e complice, posta a difesa del proprio status quo, indifferente ed anzi, insofferente alle proteste della economia come delle famiglie, delle aziende e del popolo sovrano dei cittadini italiani.

Inoltre, il vile attacco portato nei confronti di Emma Marcegaglia da parte di certa informazione televisiva che fu ed è oggetto di profondi dubbi relativi al conflitto di interessi fra il Berlusconi-imprenditore della informazione e il Berlusconi-premier e governatore della informazione pubblica, fa comprendere meglio la qualità mafiosa di un certo agire di certi poteri, come se l’incolpevole esposizione dell’abbigliamento intimo della onorabilissima presidentessa del più grande sindacato italiano degli industriali fosse paragonabile al continuo scandalo corruttivo ed ormai più che dubbiamente mafioso che offre la casta politica italiana.

La distanza fra il paese reale e la politica si dimostra così incolmabile, per responsabilità assoluta e completa dei politici italiani, sempre più orientati a trascinare il paese verso un degradato composto democratico molto ben aggredibile da parte delle organizzazioni mafiose, quasi esistesse un piano preordinato di dismissione dei poteri dello stato che consentano all’anti-stato per eccellenza, le organizzazioni mafiose, di prevalere sul popolo sovrano e di assoggettarlo ai propri esclusivi interessi.

Va infatti ben chiarito che:

la prima azienda italiana per fatturato risulta essere l’organizzazione mafiosa calabrese definita ‘ndrangheta;

nel 2009, il giro d’affari delle mafie nella sola città di Milano, era pari al 10% dell’intero Prodotto Interno Lordo italiano.

Pare veramente difficile sostenere che l’invasione delle mafie nel tessuto economico, politico e sociale del paese, possa essere avvenuto senza il preventivo consenso della casta politica ovvero, senza un adeguato contrasto opposto dalla casta politica, se si eccettua l’opera del potere giurisdizionale e l’opera del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Condivido anch’io persone come Roberto Maroni, Emma Marcegaglia, Sergio Marchionne e Diego della Valle, poiché è giunto il momento di dire a questa casta politica:

ora basta!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il potere sovrastrutturale e il Primato della Politica

domenica, 10 ottobre 2010

In questo paese, spesso si narra di leggende oniriche, di poteri occulti, di gruppi di (pre)potere più o meno visibili, di poteri trasversali o addirittura sovrastrutturali ai poteri statali ed istituzionali, ai poteri corporativi e sindacali, al primato della politica ed alla sovranità popolare.

Questa leggenda appare a noi comuni mortali, a noi cittadini qualunque, nelle pieghe delle lotte di potere, dei conflitti di interessi.

Nel caso che porto ad esempio, questo potere sovrastrutturale viene finalmente pronunciato, anche se non definito, non descritto.

Si tratta di uno stralcio che mi sono permesso di pubblicare che è tratto dalle intercettazioni alla base di indagini della magistratura nei confronti de Il Giornale, su possibili pressioni e presunti condizionamenti che un eventuale dossier (giornalistico?) in preparazione potrebbe avere sulla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

Tali intercettazioni sono di pubblico dominio (purtroppo o per fortuna) e sono rintracciabili nel web, nel sito Youtube e nei siti web dei quotidiani italiani, oltre che richiamati in molti blog.

Intercettazioni interessantissime.

In particolare, dice cose molto interessanti Rinaldo Arpisella, portavoce di Emma Marcegaglia presidente di Confindustria, in una telefonata intercettata con Nicola Porro vice-direttore de Il Giornale.

Traggo uno stralcio molto interessante.

Rinaldo Arpisella:
“ma tu non sai che c…o c’è altro in giro dai, cioè, secondo me, davvero eh, scusami eh, ti parlo da amico, cioè è un’ottica corta, cioè ehhh, mh, eh, allora, il cerchio sovrastrutturale, va oltre me, va oltre Feltri, va oltre Berlusconi, va oltre … ci sono logiche che non riguardano il Fini, il Casini, il Buttiglione, questo e quell’altro, sono altri, miei cari”

Nicola Porro: “(comunicazione distrubata) devo dirti la verità, non capisco, non capisco”

Rinaldo Arpisella: “beh, secondo te, chi c’è dietro Fini?”

Nicola Porro: “Chi c’è dietro Fini? Tu lo sai? Io no”

Rinaldo Arpisella: “Son quelli che c’eran dietro la D’addario, dai, su”.

Domande intelligenti:

1 – esiste un potere sovrastrutturale che gravita sopra i poteri del governo del paese e del governo del sindacato degli industriali, la più potente organizzazione sindacale italiana?

2 – può questa sovrastruttura influire in modo determinante sui sistemi decisionali istituzionali e corporativi italiani, sopra i massimi sistemi di potere italiani?

3 – quali sono le logiche che muovono questa sovrastruttura?

4 – quali sono gli interessi che persegue questa sovrastruttura?

5 – quali poteri, quali gruppi, quali settori, quali persone coinvolge, influisce e determina questa sovrastruttura?

6 – quali sono le forze che compongono questa sovrastruttura?

Basta così.

Sarebbe già molto interessante dare delle risposte a queste domande.

Ultima notazione.

Questi poteri sembrano avere un comune denominatore, che sembrerebbe ridursi, seguendo le parole di Arpisella, ad un forte contrasto al governo italiano ed al suo premier Silvio Berlusconi.

Se è vero, come dice sempre Arpisella, che dietro la pirateria politica che da qualche mese mette in crisi il sistema politico-istituzionale, vi sarebbero gli stessi interessi che vi erano dietro lo scandalo della escort D’addario.

Entrambe le questioni, sono infatti avverse alla medesima persona:

Silvio Berlusconi.

Sarebbe interessante dare un nome ed un cognome a quegli “altri” che Arpisella cita.

Chi sono quegli altri?

Alle indagini della magistratura ed alle inchieste giornalistiche l’arduo compito di chiarire a noi cttadini qualunque, una verita giudiziaria ed una verità mediatica, che sia più vicina possibile alla verità reale.

Attendiamo che le risposte ale nostre domande si materializzino, attendiamo di sapere, chi ha un tale potere da poter sovrastare i massimi poteri democratici e rappresentativi nel nostro paese.

Poichè, l’esistenza di gruppi di potere e di pressione, non rappresenta certo una novità.

La novità, tutta italiana, è che tali lobby non siano pubbliche, che i loro interessi – non ideologici – non siano pubblici, che tali organizzzioni, tali gruppi, tali individui legati tra loro dal comune interesse di incidere sulle istituzioni legislative, non abbiano nel nostro paese la dignità che viene loro concessa in altri paesi europei ed occidentali, non abbiano soprattutto, la medesima trasparenza, la medesima tracciabilità.

Ben vengano le lobby, ma che siano emerse e pubbliche, che non agiscano all’ombra dei palazzi del potere.

Poichè, una tale condizione di clandestinità delle lobby nel nostro paese, potrebbe indurre ad azioni non condivisibili, visto che non se ne conosce nemmeno l’esistenza.

E che venga dunque l’alba per le lobby italiane, che il sole dissipi ombre e dubbi molesti, malizie e furbizie nascoste all’ombra del buio di un tunnel, che non sembra mai trovare una uscita, una fine.

Sia fatta la luce.

Fiat lux.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Faites vos jeux

martedì, 5 ottobre 2010

Le parti sociali, lo stato di diritto e il paese reale.

La leader degli industriali italiani, Emma Marcegaglia (un ottimo esempio di come nelle leadership le donne abbiano qualche carta in più da giocare rispetto a “certi uomini” contemporanei – i miei complimenti a Confindustria per la scelta -) riunisce le parti sociali in un tavolo di confronto fra imprese e sindacati per concordare «convergenze chiare su analisi, obiettivi e cose da fare».

La capacità di riunire attorno ad un tavolo sereno ed equilibrato datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori in un autunno caldo che sembra non dover mai finire, pretende però altrettanta capacità di ascolto e di sensibilità da parte della politica.

A tal proposito però la Marcegaglia precisa che l’iniziativa promossa dagli industriali ed abbracciata da ben 17 sigle di rappresentanza corporativa, «non è un tavolo politico», e che, anzi, rifiuta anche la definizione di «approccio corporativo» dell’iniziativa, e che, sottolinea ancora la Marcegaglia, «non nasce per criticare la politica. Non è un tavolo che si fa dettare l’agenda dalla politica ma non è neanche contro la politica».

Quanta intelligenza e sensibilità “politica” dietro queste dichiarazioni.

Peccato non avere allo sviluppo economico una Emma Marcegaglia.

Ma ecco gli obiettivi concordati in questo tavolo di quelle forze sociali «che sono le colonne portanti dell’economia del Paese»:

1 – «una riforma fiscale condivisa a invarianza di pressione fiscale, con una ricomposizione a favore dei lavoratori e delle imprese. Indicheremo dove aumentare la pressione fiscale se vogliamo diminuirla da altre parti»;

2 – semplificazione delle procedure burocratiche e degli assetti normativi in favore di uno snellimento dei vincoli che incidono sulle strategie e sugli obiettivi aziendali, riforma già avviata con l’abrogazione di ben 375.000 inutili provvedimenti, e con tagli ancora da attuare «alla burocrazia inutile» e «tagli alla spesa pubblica improduttiva»;

3 – una nuova metodologia di lavoro ed un nuovo approccio al dialogo fattivo fra le parti sociali, con la costituzione di tavoli tecnici dai tempi rapidi e proponendo insieme la «proroga degli ammortizzatori in deroga, la detassazione del salario di produttività e la garanzia di pensione per quei lavoratori in mobilità che rischiano di perdere l’aggancio alla finestra di accesso al pensionamento».

Bene, anzi benissimo: ottimo lavoro.
Ora però, resta da chiarire quale identità e quale forza avrà l’interlocutore privilegiato delle parti sociali nei prossimi e decisivi anni, e cioè, il governo.

Un governo c’è, come vi è pure una ampia maggioranza che lo sorregge.

Ma solo in apparenza.

Appena il governo accenna alla risoluzione di uno solo dei mille problemi che il paese vive con estremo malessere, ricompare una componente della maggioranza di governo che appare cieca e sorda dinanzi ad ogni decisione che voglia intraprendere il premier Berlusconi, pretendendo “la preventiva discussione” (in camera caritatis) di ogni singolo documento e di ogni singolo testo, come di ogni singolo aspetto delle riforme che intenda varare l’esecutivo.

Ed ecco sorgere il quesito prospettato dal sempre attento ministro dell’interno italiano:
“il problema è verificare se la maggioranza ha la possibilità di operare, altrimenti, come ho già detto, è meglio votare subito. Noi volevano votare subito, poi abbiamo appoggiato lealmente il governo. Vedremo nelle prossime settimane se ci saranno veramente le condizioni di continuare”.

Ci saranno le condizioni per consegnare al paese un governo forte che assicuri la realizzazione delle riforme in tempi stretti?

Oppure il paese rischia di dover subire una nuova discontinuità governativa causata dall’erosione del potere decisionale da parte delle minoranze che sostengono il governo a tutto scapito delle scelte sulla attuazione del programma della maggioranza?

“Sarebbe terrificante finire come il governo Prodi”, così termina la sua disamina il ministro dell’interno Roberto Maroni.

Bene, anzi male.

Siamo alle solite con il vecchio e brutto vizio del parlamentarismo italiano, siamo di fronte, ancora una volta, al ricatto che piccole minoranze impongono al paese, alle parti sociali, allo stato di diritto, alle famiglie e alle aziende italiane.

La politica dell’ago della bilancia, la piccola politica di bottega di piccole botteghe politiche arse dall’ambizione di governare senza averne il mandato, governare senza averne i numeri ed il consenso.

Personalmente, non riesco ad abituarmi a questo titanismo da nanismo politico, non mi abituerò mai a questo continuo ricatto che deve subire un paese in piena crisi socio-politico-economica da parte di una pirateria politica che non fa onore al nostro paese e ci squalifica al livello di paesi del terzo e del quarto mondo.

E questo pensiero viene fuori ben chiaro dalle dichiarazioni del ministro Maroni.

Siamo ad un punto di svolta:

o si continua a governare o si va tutti di fronte agli elettori, a farsi valutare per le proprie (ir)responsabilità politiche.

Sempre che nel mezzo del cammino per le elezioni, si insinui un altro vecchio e brutto vizio della politica italiana:
l’inciucio del cosidetto “governo tecnico”, termine generico che nasconde la pericolosa volontà di cambiare le regole del gioco poco prima del voto, al fine di proiettare migliori condizioni per la raccolta del consenso per se stessi o anche solo per negarle ad altri, anche e soprattutto se, “gli altri”, è quella maggioranza che sosteneva il governo dimissionario e che ha impedito alla minoranza nel governo di realizzare l’ennesimo infimo ricatto politico da piccole botteghe, chiare od oscure che siano.

Già, poichè dietro tutta questa vicenda vi è il motivato sospetto che forti poteri occulti ancora presenti trasversalmente nelle istituzioni italiane vogliano conservare, mantenere e restaurare un forte potere di condizionamento delle istituzioni democratiche, potere che con riluttanza andrebbe al voto senza tentare di vincere la mano barando.

In questa ottica, la scelta più sensata e ragionevole, sarebbe proprio quella di restituire al popolo sovrano il ruolo di mazziere della democrazia, decretando con il voto, la sconfitta definitiva di un modo di “fare politica” che è da dimenticare.

Per sempre, per tutti, per un futuro vero ed una libertà autentica.

Faites vos jeux.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X.