Articoli marcati con tag ‘emergenza rifiuti’

Esposto-Diffida contro il malgoverno dei rifiuti a Foggia

sabato, 16 maggio 2015

Sindaco di Foggia
Presidenza Consiglio Comunale di Foggia
Segreteria Generale Comune di Foggia
Comando Corpo Polizia Municipale di Foggia
Presidenza Giunta Regione Puglia
Presidenza e Direzione AMIU Puglia
Presidenza Amministrazione Provinciale di Foggia
Comando Corpo Polizia Provinciale di Foggia
Direzione Generale ASL di Foggia
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia
Prefettura di Foggia
Questura di Foggia
Comando Provinciale Compagnia di Foggia Arma dei Carabinieri
Comando Provinciale Compagnia di Foggia Guardia di Finanza

Oggetto: ESPOSTO ­ DIFFIDA

Il regime emergenziale (o di emergenza per evitare l’emergenza, paradosso tutto italiano) che serve solo ad eludere ed evadere obblighi, doveri ed osservanza delle norme e delle disposizioni in tema ambientale e di governo dei rifiuti è un regime divenuto invece prassi quotidiana.

Il ministro dell’ambiente ha recentemente dichiarato che le multe comminate ogni anno dalla Unione Europea all’Italia per il vergognoso (e interessato?) ritardo nel dovuto governo dei rifiuti, ivi compresa e non esclusa la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti, saranno pagate esclusivamente dai comuni e dalle regioni che non governano il ciclo dei rifiuti in maniera adeguata, corretta, dovuta.

Inutile dire che la città di Foggia rischia di vedere aumentare in modo importante la pressione fiscale che grava sui cittadini foggiani:

le multe sono nell’ordine di decine di milioni di euro ogni anno e saranno ripartite sui comuni malfunzionanti, in disservizio continuo ed in eterno ritardo ed avranno un peso importante, senza contare invece il danno che già ora ricevono i cittadini foggiani dal mancato recupero e riciclo dei rifiuti, cosa che invece comporta delle entrate per i comuni e non delle uscite.

Il presente ESPOSTO a DIFFIDA del sindaco di Foggia e di ogni altro attore responsabile del governo dei rifiuti a Foggia all’adempimento dei propri doveri, chiedendo inoltre che ogni ed eventuale addebito e/o danno ricevuto dalla amministrazione comunale foggiana e dagli amministrati cittadini foggiani per il mancato governo del ciclo dei rifiuti gravi su quegli amministratori e quei funzionari pubblici che non adempiranno al loro dovere, benché diffidati a farlo, e che creino conseguentemente a tale inadempimento, danno e nocumento all’ambiente foggiano e alle tasche dei cittadini foggiani.

Scritto, sottoscritto e inviato agli interessati e per conoscenza a chiunque abbia potere, funzione, competenza, controllo, vigilanza e dovere d’indagine secondo la normativa e la giurisprudenza italiana e della Legge n. 241/1990 (Procedimento amministrativo e diritto di Accesso ai Documenti amministrativi)
e successive modificazioni e dell’articolo 328 C.P. (Rifiuto e/o Omissione d’Atti d’Ufficio).

Ringraziando anticipatamente e doverosamente chiunque abbia il dovere e/o la volontà di impedire che il mancato governo dei rifiuti crei danni ad ambiente, territorio e popolazione foggiana, invio i più
sentiti saluti ed auguri per un proficuo lavoro.

Foggia, 20 maggio 2015 Gesualdo Gustavo

Esposto Pubblicato Qui

Sei TU che fai la DIFFERENZA

mercoledì, 18 settembre 2013
Sei tu che fai la differenza: e non solo nel ciclo dei rifiuti

Sei tu che fai la differenza: e non solo nel ciclo dei rifiuti

Ciao Gustavo, allora: come va?

Oh, bene, bene, grazie.

Trovato lavoro?

No, no, ho anche smesso di cercarlo da queste parti:
non sanno nemmeno cosa significhi lavorare.
Poi non pagano, pagano in ritardo, pagano male.
E tu? come va il tuo lavoro?

Beh, lo studio commerciale avanza a fatica, in una concorrenza ogni giorno più agguerrita.
Ho pensato di diversificare e di interessarmi del ciclo dei rifiuti: mi sembra un buon business.

Oh, certamente che è un buon business: è l’affare più interessante di questi tempi.

Per avere maggiori informazioni e chiedere quali iscrizioni e certificazioni occorressero per offrire i servizi legati ai rifiuti mi sono recato più volte in un ufficio pubblico, ma senza risultati: un giorno non c’era la persona interessata (burocrate), l’altro era impegnata, l’altro ancora era fuori …. alla fine mi sono stancato di aspettare e su consiglio (richiesto) di un vecchio amico, mi sono rivolto a persone a cui è difficile, se non impossibile, dire di no.
Mi hanno detto che mi daranno una mano.

Ma, hai capito in cosa ti stai cacciando?
Quella è gente che non scherza ed hanno bisogno solo della tua fedina penale pulita: alla prima occasione ti eliminano dal business se questo produce ricchezza, poiché tu hai chiesto un piacere a loro e non potrai dire di no in un secondo momento ad una loro richiesta in tal senso.

E cosa dovrei fare Gustavo, secondo te?
Sai come vanno queste cose: ci vuole il politico o il mafioso (quale sarebbe la differenza? -Nota del Blogger- ) a cui chiedere il piacere per avere un lavoro: lo sai come funziona qui.

Ecco, appunto: lo so come funziona qui.
Ed è per questo motivo che non trovo lavoro ed ho anche smesso di cercarne uno.
Sei tu che fai la differenza, in ogni scelta di vita quotidiana.
E non solo nel ciclo dei rifiuti.

ILVA di Taranto, rifiuti tossico-nocivi, Riva, Lannes e la diossina assassina

sabato, 8 dicembre 2012

Riporto di seguito un mio intervento nel forum di Sky del marzo 2008.

Nei primi anni del terzo millennio ero molto attivo nei forum e scrivevo con pseudonimi del tipo “Gustave Le Bon”, “Cogito ergo sum”, “Intell”, “Goestaf”, “X Citizen” ed altri.

In questo, usavo quello di Gustave Le Bon.

Riporto solo una parte della discussione, ma linko qui il resto.

Buona lettura.

“A dicembre del 2007, un camion si ribalta in una curva sulla strada statale 16 fra Foggia e San Severo.
Il mezzo viene rapidamente recuperato, ma il suo carico giace a terra per mesi nel luogo dell’incidente.
Il giornalista Gianni Lannes si ferma sul luogo dell’incidente e fa dei prelievi al carico riverso nel terreno e scatta alcune foto ai sacchi che lo componevano.
Dalle analisi si verrà a sapere che il carico era composto di rifiuti altamente tossico-nocivi e dalle foto si vede che la destinazione è l’Ilva di Taranto.
Ma cosa fanno in quella acciaieria?
Bruciano rifiuti tossico-nocivi?

Intanto nelle immediate vicinanze del comune di Foggia viene rinvenuta la più grande discarica abusiva d’Europa.
Tutti sapevano della sua esistenza e delle strane morti per cancro che avvenivano in quella zona.
Tutti tranne le autorità competenti e il mondo dell’informazione ….
Ma intanto, mi domando:
se è pur vero che i rifiuti ammassati a Foggia o bruciati a Taranto provenissero dal nord dell’Italia, come mai le popolazioni del sud li hanno accettati e non si sono mai opposte a questa condizione?
Son convinto che se si fossero scaricati nottetempo rifiuti tossico-nocivi nel Veneto, in lombardia o in Emilia-Romagna, una grandinata di schioppettate provenienti dai proprietari dei fondi limitrofi avrebbe accolto i trafficanti di rifiuti tossici ed i loro camion.
Perchè a Foggia non avviene questo?
Perchè a Napoli non avviene questo?
Il federalismo serve, eccome.
Serve per responsabilizzare le popolazioni rispetto alle risorse del proprio territorio ed alla sua buona gestione.
La manna dal cielo non scende più, arrivano solo rifiuti pericolosi nottetempo.
Svegiatevi meridionali, che vi stanno mangiando il futuro!
Sì, aspetta e spera …”

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Italia fallout. Unica soluzione: la Secessione del Nord

domenica, 10 luglio 2011

La questione della monnezza napoletana offre una possibilità irripetibile al secessionismo del nord:

chiedere alla magistratura ordinaria italiana, e se non eventualmente soddisfatti, rivolgendosi ai superiori livelli giudicanti europei ed internazionali per ottenere una sentenza che riconosca come dannoso ed incivile lo stile di vita napoletano, che risonosca quindi, l’assoluta incompatibilità fra lo stile di vita napoletano e quello civile del nord.

Ci fu un tempo lontano in cui, il meridione, esprimeva intelligenze straordinarie come quelle di Ettore Majorana o di Luigi Pirandello.

Ed è proprio ad una novella di Luigi Pirandello cui faccio riferimento:

La Patente.

Il nord, se vuol avviare un processo non rivoluzionario, non bellico, non violento di secessione dal sud o da parte di esso, deve ottenere la patente di territorio e di popolo oppresso e reso schiavo da quello stato unitario dal quale chiede l’indipendenza.

Questo è il solo ed unico modo di fare la secessione in Italia:

quello legale, quello tutelato e garantito dal diritto internazionale.

Bisogna portare in una aula di tribunale tutti quei comportamenti negativi che infrangono i fondamenti dello stato unitario, della sua integrità, della sua immagine comunitaria e sociale:

il concetto di mafiosità, la corruzione elevata a prassi quotidiana, l’illegalità diffusa e promossa.

Bisogna chiedere ed invocare giustizia nei confronti della schiavitù del nord al sud, nei confronti della espansione mafiosa dal sud al nord.

Bisogna fare di ogni singola oppressione subita dla nord, una battaglia civile, politica e giudiziaria.

Solo così si potrà ottenere libertà, benessere e sciurezza.

Solo così.

Ed in nessun altro modo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Monnezza Napoletana in cerca d’autore

giovedì, 7 luglio 2011

Scrissi questa lettera aperta a cavallo fra il 2007 ed il 2008, allorquando la monnezza napoletana cercava, ieri come oggi, di essere esportata a causa della assoluta incapacità napoletana di gestirla.
Penso sia il momento migliore per riproporla.
Buona lettura.

Cari napoletani:

tenetevi la vostra monnezza

Non vogliamo entrare nelle scelte della vostra vita quotidiana, non ci interessa opinare sui vostri stili di vita, non ci interessa nulla del vostro quotidiano, come non ci interessa ricevere la vostra monnezza:

tenetevela

Tenetevi tutti i vostri problemi, poiché essi non ci interessano.

Tenetevi anche Napolitano, Mastella, Pecoraro Scanio, Bassolino e Jervolino, tenetevi pure la vostra monnezza, tenetevi tutta la vostra camorra, tenetevi tutto questo, poiché esso appartiene a voi, alla vostra vita quotidiana, ma non appartiene a noi.

Non fate arrivare a Foggia nemmeno un grammo della vostra monnezza, poiché siamo costretti a sopportare già troppo da “certa napoletanità” contemporanea.

De Gennaro, non esporti la monnezza napoletana a Foggia, poiché dovrà mettere in conto una forte reazione, civile e civica, per carità, ma determinata e manifesta.

La monnezza, portatela nella casa di Napolitano, in quella di Mastella, a casa Pecoraro Scanio, al domicilio di Bassolino o nella residenza Jervolino.

Mandatela in Germania, nascondetela sotto terra, datela da mangiare ai vostri animali da allevamento, inquinateci i vostri fiumi, distruggetevi il vostro futuro, ficcatevela dove più ritenete opportuno infilarla ma, non esportatela a Foggia.

Per il vostro bene.

Per il nostro bene.

Gustavo Gesualdo,
alias,
il cittadino X
Messaggio-Manifesto ai “signori politici” foggiani:
non fate entrare la monnezza altrui a Foggia

La monnezza napoletana è l’emblema del fallimento italiano

giovedì, 30 giugno 2011

La drammatica vicenda napoletana della monnezza, quella emergenza continua, talvolta acuta, ma sempre cronica, apre uno squarcio sulla inesistente unità italiana.

Infatti, da quando si è riacutizzata l’emergenza rifiuti a napoli, il napoletano che siede al quirinale, non emette più accorati appelli all’unità del paese, secondo lui, imprescindibile ed imperativo dogma valido erga omnes.

Eppure io ho visto intere scolaresche obbligate ad imparare a memoria un inno nazionale che nessun bambino conosceva, lunghe file di alunni indottrinati che indossavano maglie con su stampato un cuore e la scritta italia (starebbe per: io amo l’italia …) percorrere le strade varesine, eppure io vedo tanti danari sprecati negli inutili festeggiamenti del 150° anno dall’unità.

Ma cosa festeggiano, e perchè obbligano i bambini ad imparare l’inno nazionale?

Se nessuno lo ha insegnato loro, è forse perchè non frega nulla a nessuno della unità d’italia.

E allora, perchè usare la coercizione perchè lo imparino e lo ossequino?

Perchè l’italia non è un paese unito, ecco perchè.

Perchè l’italia è un paese mantenuto unito con la forza, ecco perchè.

Perchè napoli non è Verona, ecco perchè.

Perchè la monnezza napoletana non la vuole nessuno, che non sia ideologicamente e pregiudizievolmente orientato.

Mi chiedo sempre perchè un lombardo, un veneto, un piemontese differenzi e smaltisca i propri rifiuti ed un napoletano si rifiuti di differenziare e smaltire i propri.

Questa è l’icona dell’unità italiana:

c’è chi è sotto la coercizione statale della legge e chi no.

Ma i napoletani no, loro no.

I napoletani sono esentati dal costruire un edificio secondo la prescrizione della legge, essi sono esentati dall’obbligo di smaltire i propri rifiuti, sono esentati dal rispetto della Legalità.

Questa non è l’icona di una unità nazionale, ma ne rappresenta l’atto finale.

La legge non è uguale per tutti e napoli ed i napoletani non vengono puniti per le loro monnezzate, come pure non viene usata la coercizione statale per obbligarli ad adempiere ai loro doveri.

Siamo al capolinea di un sogno nazionalista per alcuni e di un incubo impossibile per altri.

Questa unità del paese è ampiamente dimostrato che non esiste nei fatti.

Festeggiarla in queste misere condizioni, amplifica solamente il sentimento di indignazione dei meridionali che non si riconoscono nella napoletanità e nel centralismo romano, ed irrita considerevolmente le popolazioni settentrionali, costrette ad una osservanza della legge che, osservano, non è ugualmente applicata ed obbligatoria per tutti.

Chi esenta i napoletani dalla osservanza della legge italiana?

Dove è scritto che i napoletani debbano fare solo ed esclusivamente il proprio comodo, salvo chiedere aiuto quando si trovano sommersi dalla loro monnezza?

Dove è scritto che il governo del paese debba piegarsi al continuo ricatto emergenziale napoletano?

Dove è scritto che non si possano abbattere le costruzioni edificate a napoli senza l’osservanza delle prescrizioni legislative?

Dove è scritto che, un napoletano può eludere ed infrangere la legge a suo piacimento?

E’ scritto sulle buste della monnezza napoletana, ecco dove è scritto.

E’ scritto sulle biste della monnezza napoletana che i napoletani hanno lanciato contro le forze di polizia a roma, ecco dov’è scritto.

Quelle buste che sono diventate ormai l’emblema del fallimento dello stato italiano, deriso ed umiliato all’estero perchè incapace di obbligare i napoletani ad osservare pedissequamente la legge italiana.

Per questo, la monnezza napoletana è divenuta l’emblema del fallimento dello stato unitario italiano.

Che sia ben chiaro a tutti i napoletani, dico a tutti, proprio tutti i napoletani che, il patto comunitario nazionale lo hanno infranto loro, non altri.

Che se ne assumano la piena responsabilità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Monnezza Napoletana: il fallimento di Napoli – Naples FallOut

venerdì, 24 giugno 2011

Il governo della città di napoli, guidato dal napoletano De Magistris, si arrende dinanzi alla impossibilità acclarata di gestire anche solo la propria raccolta dei rifiuti solidi urbani, che a napoli come in tutto il mondo, è la Monnezza Napoletana.

Il sindaco De Magistris è già arrivato alla scelta rassegnata di chiedere al governo di dichiarare l’ennesimo “stato di emergenza”, per un problema che è emergenziale a napoli ogni giorno della vita quotidiana napoletana, da tempo immemorabile, ormai da sempre.

Con la dichiarazione dello stato di emergenza, i napoletani e le loro incapaci istituzioni, potranno ricorrere come hanno sempre fatto, all’azione del governo nazionale per la risoluzione della crisi oramai cronicizzata dei rifiuti abbandonati per strada.

Con lo stato di emergenza, tutti i cittadini italiani saranno chiamati per l’ennesima volta a pagare le spese della incapacità e della inciviltà napoletana, ormai stretta nell’angolo di una crisi dei rifiuti senza soluzione di continuità, cui solo lo stato mette rimedio provocando ogni volta che si dichiara lo stato di emrgenza per la monnezza napoletana, una innegabile
ingiustizia nei confronti di quelle popolazioni che invece gestiscono al meglio il loro ciclo dei rifiuti, ma che sono coercitivamente obbligate ad adempiere al posto delle amministrazioni napoletane ed a pagare il danno di una eterna emergenza che fa affluire enormi finanziamenti, risorse ed energie alla città di napoli, per garantire una straordinaria gestione dei propri rifiuti.

Fallisce sul nascere anche questo ennesimo sincadato napoletano, infranto su una questione che è di ordinaria amministrazione nel nord del paese, ma che assume caratteristiche assurde, grottesche e deformi, mostruose ed insensate, del tutto pazze e folli, nelle città del centro-sud italiano:

sono in crisi per l’emergenza rifiuti ormai città capoluogo ed intere province delle regioni del sud.

Persino la capitale, Roma, naviga a vista in una difficile gestione dei rifiuti solidi urbani, incapacità della giunta Alemanno che sfocia spesso e volentieri in manifestazioni di abbandono dei rifiuti per le strade, così come avviene a Napoli, Salerno, Caserta, Palermo, Foggia, Lamezia, Catania, Enna, Messina, Cosenza, Catanzaro, Roma, Rieti, Latina, Viterbo, Frosinone.

Centinaia di comuni morosi ed insolventi, intere province ammorbate dai rifiuti, regioni e regioni che vengono commissariate o rischiano il commissariamento perchè ampiamente incapaci di gestire i propri rifiuti:

Campania, Sicilia, Calabria, Lazio, Puglia …

Una ecatombe della incapacità amministrativa della classe dirigente meridionale, ormai conclamatasi in emergenza continua, cronica e devastante, un mostruoso continuo ricatto alle regioni e alle popolazioni del nord che sono costrette a pagare ogni giorno prezzi altissimi per una classe dirigente politica e burocratica meridionale che è tutta da dimenticare, tutta da cestinare, tutta da rifiutare, tutta da conferire in una discarica o da smaltire in un termovalorizzatore, tutta, senza alcuna differenza di colore o di schieramento.

Uno scandalo allucinante, avallato e garantito dai napoletani comodamente seduti nelle poltrone del potere istituzionale, che premono perchè di queste continue crisi, di queste emergenze definitive, se ne faccia carico il governo nazionale con la dichiarazione dello stato di emergenza, facendo pagare al resto del paese l’incapacità napoletana, campana e meridionale di amministrare i propri territori e le proprie popolazioni.

Un abuso continuato ed aggravato dalla pervicace volontà delle popolazioni meridionali di non gestire i propri rifiuti, oscenamente offerti coercitivamente alla capacità delle regioni del nord di gestire in via ordinaria il normale ciclo dei rifiuti solidi urbani.

Fallisce napoli, fallisce la sua giunta comunale, fallisce il suo sindaco De Magistris che, invece di affrontare da subito e con la dovuta perizia la crisi della monnezza napoletana, sinora si è trastullato in idiozie empiriche del tipo:

– costruiamo un nuovo stadio sportivo per la grande città di napoli, che si merita di gettare altro danaro pubblico in un mega appalto che farà certamente gola alle 50 cosche camorristiche presenti nella città di napoli ed alle altrettante 50 cosche camorristiche che sono presenti nella sua provincia;

– invitiamo il presidente americano Obama a cena nelle prossime festività natalizie a napoli, per ricostruire e guarire l’immagine di una città fatta di napoletani che non sanno gestire napoletani.

Siamo alla fine dell’ennesima dimostrazione di incapacità relativa ed assoluta di gestire alcunchè a livello di pubblica amministrazione locale.

Qualcuno mi dirà allora come mai, sia possibile per napoletani amministrativamente incapaci di gestire la propria città, il proprio territorio, la propria popolazione e la propria monnezza, offrire la garanzia e la certificazione nel rappresentare addirittura l’intero stato di diritto o parte di esso nel governo della cosa pubblica, nel potere esecutivo, nel potere legislativo, nel potere giudiziario.

Qualcuno dovrà rispondere di come, intere generazioni di incapaci politicanti meridionali, abbiano pieno diritto di accesso alla guida o alla rappresentazione o alla funzione esecutiva dei poteri dello stato:

se non sanno gestire la loro immondizia, non si capisce da dove traggano le virtuose capacità di governo che i tempi moderni richiedono inderogabilmente.

Ovviamente senza generalizzare, ma puntando ben dritto il dito indice su una questione che sta divenendo ogni giorno più insopportabile, intollerabile, ingestibile, ingovernabile:

cosa ne facciamo di stuoli di politici, funzionari e burocrati, di intere classi dirigenti meridionali che non servono a nulla nella gestione del loro territorio e delle loro popolazioni, ma ambiscono arrogantemente al diritto di governare e rappresentare l’intero paese?

Cosa se ne fa il nord di questo sud?

Cosa se ne fa il nord di politici meridionali che abusano pedissequamente dell’eterno ricatto costituzionale della obbligatorietà di uno stato unitario ed indivisibile, al solo fine di porre in stato di schiavitù il popolo del nord, di ricattare la politica settentrionale, l’economia settentrionale, la finanza settentrionale, il lavoro settentrionale, l’imprenditoria settentrionale, il commercio settentrionale, l’artigianato settentrionale, l’industria settentrionale, il contributo fiscale settentrionale, il contributo previdenziale settentrionale?

Denuncio qui e pubblicamente uno stato di permanente ricatto estorsivo e di pressione indebita ed abusiva dei politici e dei burocrati meridionali nei confronti del nord del paese.

Un ricatto che si manifesta in mille forme orribili ed inguardabili, come dimostra la battaglia politica del sindaco di Roma Alemanno e del governatore della regione Lazio Polverini, volta ad impedire il trasferimento dei ministeri dallo sconquasso romano e laziale, alla tipica efficienza del nord del paese, allorquando le discariche comunali del Lazio sono chiuse ed i comuni laziali si dimostrano morosi, al punto di vedersi rifiutato l’accoglimento dei loro rifiuti solidi urbani nelle discariche ed al punto di vedersi commissariare per essere risultati inidonei ed incapaci nella mera gestione della propria monnezza, oltre che della tutela della salute dei laziali.

Io, cittadino qualunque, chiedo formalmente le dimissioni del sindaco di napoli De magistris, del sindaco di Roma Alemanno e del capo dello stato Napolitano, invitandoli a tornare a fare altrove quello che non stanno facendo per le cariche loro imputate, in particolare, invito il presidente della repubblica, il napoletano Giorgio Napolitano a dimettersi ed a impiegare tutta la sua esperienza politica nella risoluzione definitiva della emergenza della monnezza napoletana, dimostrando così il valore politico napoletano, tutta la dignità napoletana e tutta la capacità napoletana di gestire e governare i problemi e le crisi che sono prettamente napoletane e meridionali, e non unitarie (si spera) e nemmeno settentrionali.

Poiché una cosa è la solidarietà ed un’altra è approfittare della generosità e della bontà altrui.

Insomma, o la classe dirigente meridionale si dimostra capace di governare il meridione, ovvero abbiano almeno il decoro del silenzio e la dignità delle dimissioni, in un contesto storico che vede le popolazioni del nord rese schiave ed asservite in un regime di “apartheid” dal governo del paese unitario e nazionale, e chiamate invece a esclusivamente a supplire costantemente e continuamente alle acclarate mancanze della dirigenza meridionale, a pagarne i costi, i debiti ed i conti aperti:

non si va dall’oste a bere e mangiare, se non si hanno i danari per pagare.

Se questa dirigenza meridionale prende coscienza dello stato di emergenza che crea l’ingovernato meridione allo stato unitario e nazionale italiano, allora, forse, vi è ancora speranza.

Ma se non vi saranno segnali molto più che convicenti, allora dovremmo domandarci tutti perchè prolungare uno stato di fatto così indecente ed orribile, ricattatorio ed estorsivo.

Essere uniti in un sol popolo, non significa affatto che certa parte della popolazione debba vivere per sempre alle spalle di chi produce con sacrificio e con dolore la ricchezza di cui si fa un così cattivo uso ed abuso.

Essere uniti significa riconoscere diritti e osservare doveri, rispettare il prossimo e non pensare furbamente di fotterlo continuamente, storicamente.

Perchè, prima o poi, il prossimo si incazza, e sono dolori.

Poiché essere buoni, non significa essere fessi.

Poiché essere furbi, non significa essere intelligenti.

Ed ora, andate dall’oste che governa la storia e domandategli se è ancora disposto a offrire quel credito, di cui sinora avete ampiamente abusato.

Temo però, che dovrete firmare una tal pila di cambiali, da infliggere dolorosi crampi a quelle mani che dovranno sugellare così tante obbligazioni, così tante promesse di pagamento.

E stavolta, non scherzate, non fate i furbi:

quelle cambiali, vanno pagate.

Una per una, alla scadenza sottoscritta.

Fine della lezione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Napoli: problemi irrisolti fra nuovi appalti e operazioni di immagine

domenica, 5 giugno 2011

Nulla di nuovo sotto il vesuvio.

Il nuovo sindaco napoletano della città di napoli, nei suoi primi atti di governo della città, dimostra di non voler risolvere nemmeno una delle tante emergenze che attanagliano i napoletani e ne minano gravemente i rapporti con il resto del paese.

Luigi De Magistris, una immagine da campione della legalità e di cavaliere incorruttibile, avvia in due atti il ripristino della legalità a napoli:

1 – annuncia l’intenzione di costruire un nuovo stadio comunale;

2 – invita il presidente degli Stati Uniti d’America Obama a visitare la città di napoli.

Una operazione che punta esclusivamente al ripristino dell’immagine della città e non al ripristino della legalità.

Un nuovo mega-appalto pubblico per accontentare la tifoseria napoletana e la corporazione degli edili, puntando tutto l’indirizzo politico comunale sulla economia di una edilizia storicamente malata.

Nulla ha imparato il De Magistris da un film del 1963 ambientato a napoli e dal titolo “Le mani sulla città”, film che racconta come in una realtà economicamente malata come quella napoletana (e per certi versi, sicuramente anche italiana), la speculazione edilizia e la corruzione tentano sempre l’invasione ed il condizionamento nelle scelte politiche.

In particolare, vi è una frase di quel film che disegna perfettamente lo stato di degrado raggiunto dalla economia italiana:

« Quello è l’oro oggi. E chi te lo dà? Il commercio? L’industria? L’avvenire industriale del Mezzogiorno, sì! Investili i tuoi soldi in una fabbrica: sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia. Ti fanno venire l’infarto cu sti’ cose. »

Sembra il Marchionne-pensiero odierno.

Come non dar ragione a questa visione?

Nella prospettiva di un imprenditore puro in Italia, la scelta è duplice ed obbligata:

o perire nel degrado dello scontro e non dell’incontro fra forza lavoro, imprese, banche e poteri dello stato, ovvero delocalizzare i propri siti industriali all’estero, alla ricerca di una normalità economica, finanziaria e fiscale che non esiste in questo paese, educato storicamente alla contrapposizione ed all’antagonismo dalla sinistra.

Sono ancora tutti dei partigiani, uomini di parte che combattono l’interlocutore e non dialogano con esso al fine di affermare il bene comune e conseguire l’arricchimento generale.

Ma torniamo al caso napoletano.

Il sindaco di napoli Luigi De Magistris appare molto cauto e furbo, a giudicare dal suo procedere prudentemente lontano dall’affrontare la montagna di problemi irrisolti sotto la quale giace la città che pretende di governare.

La stessa frase del premier sulla mancata candidatura del ministro Carfagna alla poltrona di sindaco di napoli, sottolinea gravemente come il problema principe della napoletanità resti il ripristino della legalità:

non ho candidato la Carfagna a napoli perchè non volevo darla alla camorra.

Gravissima affermazione, pregna del senso di inattaccabilità del sistema mafioso ed illegale a napoli.

Ma la cautela e la furbizia del sindaco De Magistris, d’altro canto, non parlano la lingua del nuovo corso napoletano, tanto annunciato nelle promesse elettoralistiche.

Il degrado civile, sociale ed economico, l’abusivismo edilizio, la corruzione, la mentalità camorristica, non si combattono con un appalto pubblico ed un invito ad Obama, invito che, nel caso fosse accettato, imporrebbe al presidente americano di lasciare a casa il suo Rolex.

Sono ben altre le scelte che affrontano di petto i problemi di napoli.

Il programma elettorale di De Magistris è sintetizzato in un file pdf che raccoglie le istanze e le proposte dei napoletani, prendendo per questo il nome di “Le proposte dei cittadini”.

Leggiamone una per tutte:

“Giustizia legale, retributiva e fiscale: quindi legalità e sanzioni certe contro corruzione, malgoverno, mafie locali, abusi edilizi, ricatti ed altri reati commessi sul territorio.”

Sintomatico appare come si ignori l’emergenza rifiuti in molte di queste proposte.

La giusta risposta a queste proposte è la costruzione di un nuovo stadio o l’invito a cena per Obama?

Il nuovo corso di napoli non pare avviato verso la risoluzione dei problemi fondamentali della città stessa.

Come non pare che il comune di napoli possa affrontare un nuovo corso con una macchina burocratica inefficente e straordinariamente lenta, come pure, pare impossibile affrontare il mare dei problemi irrisolti della città di napoli senza un dialogo continuo ed aperto con il governo del paese.

Fossi in De Magistris, aprirei un canale diretto di dialogo continuo con il ministro dell’Interno Roberto Maroni, poichè appare abbastanza evidente che, senza una stretta collaborazione fra forze di polizia e amministrazione comunale, il contrasto all’illegalità diffusa nella sua parte più viva e bisognosa di applicazione della Forza Pubblica di contrasto, non sia un obiettivo raggiungibile.

Quel che è certo, è che l’unico modo di imporre la legalità in una città così degradata, deve essere l’imposizione del rispetto della legge.

E questa, non è mai stata e mai sarà, una operazione di immagine, ma di sostanza.

La domanda giusta è:

quanto può incidere sullo stile di vita napoletano un sindaco napoletano?

Quanta furbizia, tipicamente napoletana, intende applicare De Magistris nel governo della città e con quanta invece intelligenza e razionalità, vuole governarla?

La furbizia è quella che seglie le scorciatoie ed i raggiri, quella che ha affondato napoli nel più buio degrado.

L’intelligenza è quella che risolve i problemi alla radice, con umiltà e spirito collaborativo.

Vedremo nei prossimi atti del governo comunale, il vero indirizzo politico del sindaco De Magistris.

In bocca al lupo.

Purchè si scelga il lupo giusto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

De Magistris: il re dei napoletani

martedì, 31 maggio 2011

La città di napoli ha il suo nuovo re:

Luigi De magistris, napoletano doc.

La città potrà contare su un sindaco che restituirà ordine, legalità, sicurezza e pulizia alla citta partenopea.

Infatti, il primo atto politico del novello sindaco napoletano va proprio in questa direzione:

non ci sono soldi per una regolare raccolta differenziata dei rifiuti urbani, non si vuole abbattere gli edifici abusivi di cui è ricchissima la città di napoli, ma il neo sindaco De Magistris ha annunciato che lo stadio sportivo di napoli è troppo piccolo per una grande città come napoli, e propone la costruzione di un nuovo grande e costoso stadio comunale.

Sorpresi?

Beh, io no.

Conoscendo il carattere napoletano, ero sicuro che i primissimi atti del neosindaco sarebbero andati tutti nella direzione di un aumento del consenso popolare e nel dispendio inutile di altri danari pubblici, piuttosto che nella direzione del recupero effettivo della città e della sua vivibilità.

E così è stato.

Napoli si conferma regina dello spreco del danaro pubblico, della illegalità diffusa, della dominanza delle organizzazioni camorristiche.

Ed una tale regina, aveva diritto ad un re che fosse almeno suo pari.

E lo ha trovato.

Signori e Signore, ecco a voi il Re dei napoletani:

Luigi De Magistris.

Un appalto pubblico importante per somministrare danaro alla inesistente economia partenopea, assolutamente dipendente dal danaro pubblico, danaro prodotto da quel gran fesso del nord.

E’ morto il Re Jervolino!

Viva il Re De magistris!

Fra un po i napoletani chiederanno ancora tantissimi soldi allo stato per sanare la loro emergenza rifiuti, si rifiuteranno di pagare le tasse per le loro abitazioni abusive, costruiranno un nuovo stadio ed andranno tutti a gridare:

forza napoli!

Nulla di nuovo sotto il vesuvio:

la stessa puzza di monnezza non differenziata e non raccolta e di case abusive che non vengono abbattute.

La domanda giusta da porsi è:

sino a quando si potrà tollerare che napoli rappresenti una zona franca dalla legalità che consuma enormi risorse finanziarie prodotte in regioni dove il rispetto della legge invece è considerato una condizione di normalità?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x

Analisi geopolitica del voto amministrativo

lunedì, 30 maggio 2011

L’Italia non è una, ed il voto amministrativo risponde pienamente a questa disunità e frammentarietà del paese.

Partiamo da Napoli.

Napoli è un conglomerato urbano governato dalla camorra (50 cosche camorristiche nella città e 50 cosche nella sua provincia) che ne condiziona da sempre il voto ed il governo.

Partendo da questa valutazione, il voto dei napoletani incontra per la prima volta una certa ragionevolezza ed una significativa ricerca di libertà dalla camorra stessa.

Fra i tre candidati in ballo, Napoli ha scelto quello meno corruttibile ed attaccabile dalla camorra:

il napoletano Luigi De Magistris.

Scelta intelligente, che rivela una presa di coscienza importante nella città:

se la camorra è il problema principe per cui Napoli è sprofondata nel nulla umano e civile in cui si dibatte quotidianamente, allora occoreva votare l’unico candidato che non avrebbe subito il fascino del richiamo delle sirene mafiose che proponevano, come al solito, un do ut des fra voti e garanzie sugli affari e gli interessi camorristici nella città, emergenza rifiuti in primis.

Questa indicazione che esce dalle urne napoletane non rappresenta però una svolta definitiva nei rapporti fra napoli e la camorra, fra i napoletani ed il mondo della illegalità:

bisogna prestare il massimo dell’attenzione a questo aspetto.

Il sindaco De Magistris infatti, se interpretarà coerentemente la sua lotta al mondo della illegalità e delle organizzazioni camorristiche dovrà, per esempio, ordinare immediatamente l’abbattimento di tutti gli edifici edificati senza il rispetto della legge, provocando nella popolazione una reazione forte e contraria, di profondo dissenso nei confronti della sua amministrazione.

Il voto dei napoletani è quindi leggibile come un voto di profonda protesta rispetto alla casta politica dominante, sia di destra che di sinistra, ma non sembra rappresentare affatto una svolta storica nei rapporti impossibili che intercorrono fra la città e la legalità.

L’altro aspetto da considerare nel prossimo futuro del sindacato napoletano di De Magistris è la gestione dei rifiuti dei napoletani, di quella famigeratata monnezza napoletana che insozza la città di napoli da sempre e macchia l’identità nazionale italiana:

per un cittadino estero, essere napoletano o essere italiano è la medesima cosa, come lo è per chi crede nella inesistente unità italiana, raffigurando un grave errore di valutazione e di pregiudizio storico, morale, politico e sociale, oltre che culturale, economico e territoriale sulla questione dell’unità nazionale italiana, errore che è perdonabile per un cittadino non italiano, ma è imperdonabile per la politica italiana tutta.

Ora, quale interesse dovrebbe avere il premier italiano ad abusare del potere e delle risorse statali per favorire la popolazione napoletana per l’ennesima volta, quando vede non ripagata la sua politica determinante di intervento nella risoluzione del problema comunale della monnezza napoletana visto il risultato elettorale?

Non bisogna infatti dimenticare quale immane sforzo ha dovuto produrre il governo ed a più riprese per ripristinare una condizione di vivibilità e di normalità nella pur ininterrotta emergenza rifiuti a napoli.

Ora, la scelta dei napoletani non corre incontro alla maggioranza politica che sostiene il governo, mordendo così la mano che l’ha difesa, tutelata e ripulita.

La domanda da porsi è:

quale approccio avrà l’amministrazione comunale De Magistris rispetto alla emergenza della monnezza napoletana?

Riuscirà egli con le sole forze della politica comunale a risolvere questa annosa questione?

Questa ipotesi non è credibile.

E allora i napoletani potrebbero ben presto rimpiangere di non essersi turati il naso e di non aver votato il candidato del premier Berlusconi visto che, De magistris, con ogni probabilità, non potrà risolvere da solo alcuna emergenza a napoli, se non ordinando l’immediato abbattimento di una notevole quantità di edifici costruiti illegalmente ed attraverso l’imposizione di gravisssime e pesantissime multe per i napoletani che si rifiutassero di effettuare un conferimento differenziato dei loro rifiuti urbani.

Anche la politica nazionale potrà e dovrà punire i colleghi parlamentari napoletani che hanno a più riprese chiesto di fermare l’abbattimento degli edifici illegali in cambio di un maggior consenso dei napoletani ai due principali partiti di riferimento, PDL e PD, e potrà farlo ripristinando l’immediata esecuzione degli abbattimenti stessi.

Il che, tutto sommato, potrebbe non rappresentare per forza un male, se si vuol civilizzare, normalizzare e porre sotto il controllo della legge una città impossibile come è quella di napoli.

In ultimo va sottolineato come, l’eccezionale contrasto alla camorra napoletana non sia da attruibuire all’opera del PDL o del PD, ma va invece riconosciuto all’opera dello straordinario ministro dell’Interno Roberto Maroni, leghista DOC e varesino, mica napoletano.

Sinora infatti, nessun politico napoletano ha mai messo in discussione l’egemonia della camorra a napoli così come ha fatto Maroni.

Vedremo nel prossimo futuro cosa accadrà:

la battaglia della civiltà a napoli è appena iniziata e De Magistris deve ancora dimostrare tutto in quanto a capacità di amministrare una città impossibile come è la sua napoli.

Ed usiamo volutamente in questo caso il termine “impossibile” per mera pietà umana e carità cristiana.

Passiamo all’analisi del voto a Milano.

La debacle del PDL nella capitale non solo finanziaria del nord appare evidente.

No, non hanno vinto le sinistre, come non ha vinto Pisapia:

ha perso il candidato Moratti (il che rappresenta un fattore molto differente) ed occorre evitare di farsi inutili illusioni su questo aspetto se si vuol condurre una ragionata analisi del dato milanese.

La Moratti era un candidato PDL, affatto carismatico e capace.

Questo pericolo lo aveva intuito il leader leghista Umberto Bossi, che aveva chiesto al premier di lasciare spazio ad una candidatura autorevole e leghista al comune di Milano.

Ma nel PDL esiste una componente politica di contrasto al buongoverno che è molto simile ai suoi candidati:

affatto carismatica e piuttosto incapace.

Per la identica pietà umana e carità cristiana usata nei confronti dei napoletani, evitiamo di approfondire l’aspetto della corruttibilità della popolazione politica pidiellina.

Ma non possiamo soprassedere sulla arroganza con cui la PDL non ha accolto la felice (come sempre) intuizione politica bossiana:

l’arroganza di chi non ha nemmeno intuito politico sufficiente a capire quando è il momento di tacere.

Sintesi.

Il centro sinistra non ha vinto mentre il fantomatico terzo polo fa la figura del pollo, non dimostrandosi determinante in nessuna situazione locale.

Non perde Berlusconi, se non per mera responsabilità di una parte della dirigenza del PDL, che va cambiata e rinnovata al più presto.

Resta immutata, se non addirittura aumentata, la presenza della Lega Nord, che, anche dove perde qualcosa il PDL, mantiene le posizioni precedenti o le supera addirittura divenendo il primo partito (sopra PDL e PD!) come nel laboratorio politico di Gallarate, laddove, pur perdendo la possibilità di esprimere il sindaco, la Lega dimostra che senza questo PDL essa cresce tantissimo, in modo esponenziale.

Il quadro riassuntivo espone in sintesi un centro sinistra ancora immaturo ed affatto rinnovato nella mentalità e negli uomini che deve ancora dimostrare tutto sulla capacità di non mollare un eventuale alleato leghista durante il governo di una città come del paese.

Nel contempo, il quadro politico nella alleanza di governo fra Lega e PDL fa pendere la bilancia ancor più sul fedele e capace alleato leghsita.

In definitiva, si appura come nessuna nuova o vecchia maggioranza può fare a meno della Lega.

Fatto che il PDL dovrà accettare o soccombere.

Fatto che il PD dovrà meglio interpretare, non potendo sputare continuamente sul buongoverno leghista nelle campagne elettorali e pretendere contemporanemente di imporre una alleanza politica alternativa a quella attuale senza presentarsi con uomini e idee all’altezza del compito.

Ancora una volta, si realizza che nella politica italiana, sono Tutti Pazzi per la Lega Nord.

In un modo o nell’altro ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X