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Lettera Aperta a Angela Merkel

giovedì, 24 maggio 2012

Offener Brief an Angela Dorothea Kasner Merkel
Lettre ouverte à Angela Dorothea Kasner Merkel
Open letter to Angela Dorothea Kasner Merkel

Carissima lady di ferro contemporanea, donna che ha dimostrato ancora una volta, se ve ne fosse bisogno, quanto le donne possano osare più avanti e volare più in alto degli uomini nella antiquata politica europea, assai decadente.

Con questa mia lettera, Le porgo i miei migliori sentimenti di rispetto e di affetto per la Sua splendida opera di ricostruzione e di riorganizzazione europea.

In particolare, mi soffermo sulla dolente questione dell’uscita dalla crisi e della effettiva evoluzione di taluni paesi che, come l’Italia, si dimostrano assai ritardati e bizantini, oltre che compromessi seriamente dalla presenza di organizzazioni mafiose che si dimostrano quotidianamente più forti e salde dello stesso stato di diritto.

Per non parlare di quelle che io definisco come “aggregazioni ed organizzazioni mafiose di secondo grado” che gravano pesantemente sul popolo sovrano:

le corporazioni e le caste italiane.

Aggredendo dal di dentro lo stato di democratico, le corporazioni e le caste mafiose si sono oggi radunate intorno alla strenua difesa dei “loro” privilegi e dei “loro” prepoteri, come delle “loro” riserve di potere pubblico fortemente e mafiosamente condizionato, al fine di garantire ampie riserve e sacche e nicchie sociali, politiche ed economiche all’interno delle quali esse possano operare in modo esclusivo e prepotente, creando ricchezza in modo abusivo, ed ottenendo dalla casta politica continui abusi e distorsioni del potere pubblico in cambio di consenso e di voti, opzioni di garanzia antidemocratiche ed illiberali, se non del tutto illegali.

Una vera e propria concorrenza fra mafie di secondo livello si intreccia con i poteri forti delle massonerie deviate e non riconosciute, di quel coagulo di cosche mafiose travestite da lobbies che impediscono alcun cambiamento del paese, abusando del potere pubblico a fini esclusivamente personali, famigliari, di corporazione o di casta mafiosa.

Questa è la realtà contro la quale si dibattono le imprese, le aziende e le famiglie italiane, in un regime di concorrenza sleale che difende i prepotenti ed infligge ai deboli, dolorose umiliazioni.

La Sua opera, carissima Cancelliera, ha spinto, e con forza, verso migliori lidi civili e morali, sociali ed economici.

Di questa Sua azione, La ringrazio immensamente.

Ma la furbizia alla napoletana invade ormai la pubblica amministrazione e la corporazione burocratica e la casta politica (che sono divenute esse stesse delle mafie il cui livello di impegno va determinato caso per caso, momento per momento) e le finte lotte parlamentari travestite da riforme epocali (che offrono ancora larghi spazi di esenzione e di immunità e impunità alle classi dirigenti italiane) e le mancate liberalizzazioni distorte o insabbiate dalla casta politica e sindacale, offrono un quadro assai deludente degli effettivi obiettivi raggiunti su questo arduo ma indispensabile cammino.

E come temevo, dopo le finte riforme e le mancate liberalizzazioni, ecco il solito politico questuante italiano che afferma di avere le carte in regola per chiedere che si aprano le corde delle borse altrui per finanziare le caste e corporazioni mafiose italiane.

Un vero schiaffo al rispetto, alla educazione civica e civile questo atto di richiesta carità.

Ma Lei, Carissima Angela Merkel, non è un qualsiasi uomo della decadente politica contemporanea, ma è una splendida donna che sta operando per cambiamenti storici che avranno ripercussioni nei testi di storia, e continua ad opporre un doveroso e indispensabile NO a misure salva tutto come i spesso paventati e richiesti eurobond.

Ed infatti, Lei non cede, Lei non molla, grazie al cielo e grazie a Lei.

Da cittadino qualunque italiano, invoco la sua opera di restaurazione o instaurazione della civiltà democratica in opposizione alle isole di prepotere ed abuso pubblico in cui si muovono paesi come l’Italia.

Non molli!

Sia intransigente!.

Ogni euro finanziato oggi all’Italia, rischia di finire dritto dritto nelle borse delle organizzazioni mafiose e non in quelle delle imprese e delle famiglie italiane, soggetti molto deboli in questo momento.

E la ricetta vincente per un rilancio dello sviluppo economico italiano passa attraverso la completa liberalizzazione dei mercati (del lavoro, delle arti e delle professioni, della pubblica amministrazione, della industria, del commercio), la ricostruzione di soggetti politici puliti e trasparenti, moralmente ineccepibili, mafiosamente opposti visti e vissuti come soggetti di mediazione fra popolo e stato e non come soggetti di abuso del potere e del danaro pubblico da parte delle caste mafiose, veri e proprie metastasi del cancro virale che uccide l’Italia.

Senza che queste riforme siano varate nella realtà (corruzione, concussione, abuso d’ufficio, conflitto di interessi, pena di morte per i mafiosi ed i loro fiancheggiatori, collaboratori, simpatizzanti e complici), carissima cancelliera Angela Merkel, non versare nemmeno un euro nelle dispersive tasche della pubblica amministrazione italiana, la quale, comportandosi da perfetta associazione a delinquere, chiede in sacrificio il sangue degli imprenditori e dei cittadini lavoratori e pensionati che ogni giorno, sconfitti dalla crisi e massacrati dalla mafiosità imperante si tolgono la vita in Italia, invece di procedere a tagli importanti della spesa pubblica (spending review) e del welfare distratto ed assegnato per privilegio mafioso.

Un unico dato dei più indecenti, offre l’analisi migliore della mafiosità di settori della pubblica amministrazione ormai fuori controllo di spesa (e di gestione) come quello della scuola italiana, che con i suoi complessivi un milione e mezzo di addetti, si colloca al primo posto nella classifica dei datori di lavoro europei pubblici e privati, per numero di addetti.

Se non è mafia questa, cosa sarà allora una casta mafiosa o una coroporazione mafiosa ed autoreferenziale?

Questi mafiosi se ne fregano letteralmente delle famiglie e delle aziende italiane:

queste caste e corporazioni mafiose, vogliono solo sopravvivere mantenendo intatti tutti i privilegi e le arroganti prevaricazioni mafiose di cui godono, mentre del popolo sovrano, essi non offrono difesa e tutela.

Abusano del potere pubblico delegato dal popolo e conquistato con l’inganno, le raccomandazioni e l’estorsione o il ricatto mafioso, ovvero scambi o fra un posto di lavoro pubblico od un appalto pubblico, al fine di usarlo come clava contundente contro chi detiene ormai solo in teoria quella sovranità, quel potere:

il popolo.

In nome di Dio e degli uomini e delle donne di buona volontà, Angela Dorothea Kasner Merkel, io ti chiedo, io ti imploro, io ti prego di NON MOLLARE nel tema della austerità e di NON MOLLARE nella realizzazione compiuta e corretta delle riforme e delle liberalizzazioni che uniche, offrono la garanzia che, ogni eruo finanzaito all’Italia con eurobond o altri strumenti finanziari, non finisca dritto dritto nelle tasche delle cosche politiche o delle mafie socio-economiche che devastano questo bello, ricco, ma sfortunato paese.

Non Mollare!

Questo tuo tentativo è l’ultimo possible per salvare l’Italia dalle sue mafie.

Se fallisse, solo un violento regolamento interno dei conti fra forze del bene e forze oscure del male, solo una sanguinosa guerra civile intestina potrà rimettere i mafiosi in una cella di un isittuto penitenziario mentre gli uomini e le donne idealmente e materialmente ben educate ed orientate in un consesso politico parlamentare e di governo.

Tuo

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Patto di Ferro per il Federalismo

sabato, 30 aprile 2011

Sono passati ormai molti anni da quando Umberto Bossi, dichiarò che avrebbe fatto un patto anche con il diavolo in persona, per raggiungere l’obiettivo del Federalismo.

E questo patto fu giurato con Silvio Berlusconi, con Pier ferdinando Casini e con Gianfranco Fini.

In particolare, il patto sottoscritto fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, prese il nome di Patto di Ferro.

E non a torto.

Le vicissitudini che si sono rincorse da quel momento ad oggi, sono state innumerevoli, importanti, talvolta dolorose, talvolta entusiasmanti.

Un susseguirsi incredibile di atti di fede, impeti coraggiosi, tradimenti, ferree volontà, volontà premiate, obiettivi centrati.

A questa lunga pagina della storia di questo paese, è sopravissuto solo il Patto di Ferro:

tutte le altre volontà, tutte le altre parole date, tutte le altre promesse di fedeltà, sono venute meno a causa di atti di mero egoismo, di protagonismo sfrenato, di improvvisi cambiamenti di rotta.

La battaglia politica si è fatta sempre più dura, a tratti violenta, coinvolgendo le stesse istituzioni ed il rispetto delle regole.

Ed è proprio la forza riformatrice che questo patto ha affermato e realizzato, il nodo di ogni contestazione, di ogni dibattito, di ogni tradimento.

Cambiare un paese che è sempre stato immutabile nella sua ancestrale corporazione delle caste, non è stato uno scherzo.

I caduti, non sono stati solo vittime politiche, ma anche vittime ammazzate, come fu per il caso Biagi e la riforma del mondo del lavoro.

Le resistenze al cambiamento di certa casta politico-burocratica, emergono quotidianamente in affondi distorsivi di ogni ruolo, di ogni regola.

Eppure, la Lega Nord, è sempre rimasta fedele al patto sottoscritto, leale a quella alleanza di governo che ha promesso la realizzazione del Federalismo.

Non si è piegata, non si è spezzata, non è implosa, nonostante tutto e tutti.

Dritta naviga in un mare tempestoso alla ricerca di soluzioni che supportino il fine ultimo, che garantiscano la riuscita di questo immenso impegno, prima umano e poi politico.

Un popolo in movimento ha sempre sorretto una leadership politica nella quale crede ciecamente, in un progetto politico da raggiungere con fini democratici in quella cloaca nauseabonda, che spesso si manifesta come agone politico.

Il pragmatismo leghista è stato la piattaforma attraverso la quale, il progetto federalista (e non solo quello) ha poggiato le sue fondamenta.

Fondamenta solide e coriacee, basi sulle quali si è sostenuta ogni azione di governo, ogni vento riformatore.

Più volte quel patto di ferro è apparso o si è voluto far apparire in crisi, così come accade in questo momento.

Mai però, le ragioni alle basi del dissenso interno al patto, sono state originate dalla Lega, la cui coerenza è sempre stata riconosciuta sia all’interno della maggioranza di governo, che al suo esterno.

Una linearità politica, una limpidezza nell’azione ed una fedeltà alla parola data che non trovano riscontro nelle pagine della sia pur breve storia della repubblica italiana.

Un esempio straordinario di impegno e di passione, di sforzo inaudito e di condivisione popolare.

Ancor oggi, le diatribe nate attorno alla partecipazione alle azioni militari in Libia, scuotono questo patto, richiamando alla coerenza degli impegni assunti, delle linee di governo affermate, della linearità dell’azione dell’esecutivo.

Ed è la storia dei nostri giorni, storia nella quale attenti e forse interessati osservatori, prevedono la fine di questo patto di ferro che ha sinora sorretto le sorti del paese.

Peccato che questi osservatori, tacciano sul fatto che non esista una alternativa valida a questo patto, come non esiste una opposizione capace di garantire quella continuità e quella stabilità che questo patto ha garantito, nel bene e nel male.

Nessun governo, nessuna maggioranza parlamentare resisterebbe a lungo, senza la presenza della Lega Nord.

D’altro canto, le questioni emerse nel braccio di ferro fra in ministro dell’Interno italiano Maroni e l’Unione Europea, pongono domande cui occorre dare delle risposte.

Perchè la UE si accanisce contro le scelte dell’esecutivo italiano?

Perchè Premier e Capo dello Stato navigano in controtendenza rispetto agli impegni presi dal governo ed al dettato costituzionale?

Cosa accade nei palazzi del potere romano ed europeo?

Le considerazioni in tal senso occupano la annosa questione della incapacità politica di certa casta italiana di difendere gli interessi del paese, favorendo spesso e volentieri scelte di dubbia utilità, e scambiando difesa degli interessi italiani con poltrone del potere europeo.

Storia vecchia questa, condizione che è stata sempre alle spalle di ogni fallimento italiano, sia nelle politiche interne che in quelle esterne al paese.

L’impressione che si si aperto un dualismo politico nel governo, sembra prendere piede ogni giorno di più, sia pur da considerare nel calore eccessivo di una campagna elettorale infuocata.

Da una parte, la Lega ed i suoi uomini di governo ed i suoi parlamentari a tutela e difesa degli interessi italiani, mentre dall’altra parte, si esibisce la solita furbizia di casta, orientata esclusivamente a mantenere il proprio ruolo di potere, le proprie poltrone, le proprie prerogative come pure i propri privilegi, anche a danno del popolo sovrano.

Il quadro all’interno del quale si muovono le questioni politiche italiane, sembra essere racchiudibile in questi termini.

Cosa accadrà?

Il pragmatismo leghista è tutto orientato a risollvere i problemi che altri pongono continuamente.

D’altro canto le ultime scellerate scelte del premier, sembrano porre ostacolo a qualunque pragmatismo, mettendo in forse il patto stesso che lo lega a Bossi.

La domanda da porsi è questa:

sino a che punto Silvio Berlusconi è ancora da considerare un alleato capace di garantire la realizzazone del Federalsimo ed il mantenimento di una politica governativa coerente con gli impegni presi con la Lega?

E’ ancora Berlusconi la strada attraverso la quale raccogliere il frutto di tanto impegno ovvero è Berlusconi stesso, divenuto un ostacolo a questo obiettivo?

Il punto da considerare è solo questo.

Se la fuga in avanti del cavaliere rientrerà nell’alveo del patto di ferro, tutto potrà tornare ad una condizione che garantisca la continuità e la stabilità del governo.

Altrimenti, le proiezioni che uno scioglimento di questo patto prospettano, sono tutte da verificare, in goni caso.

Non conviene a nessuno degli attori di questo braccio di ferro, scomporre l’attuale maggioranza di governo, come pure non conviene al paese.

D’altro canto, occorre rispettare alcuni passaggi che non sono nemmeno stati epslorati, al momento.

Il gioco è aperto.

La Lega, come al solito, gioca a carte scoperte.

Fate il vostro gioco, signori e signore, fate il vostro gioco.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X