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Paolo Borsellino ucciso per nascondere trattativa stato-mafia

venerdì, 30 novembre 2012
Gli Eroi Italiani Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Gli Eroi Italiani Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Il Generale dell'Arma dei Carabinieri e Prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa

“La strage di via D’Amelio fu fatta per proteggere la trattativa dal pericolo che Borsellino, venutone a conoscenza, ne denunciasse pubblicamente l’esistenza”
PM Antimafia Antonino Di Matteo
27 novembre 2012

Chi ha ucciso i due leali servitori dello stato, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e chi ha ucciso il Generale dell’Arma dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa?

Chi ha ucciso i cittadini e le cittadine di Taranto, inquinando l’aria, il mare e le vite dei tarantini con la diossina della famiglia Riva?

Chi ha ucciso i cittadini e le cittadine di Napoli, inquinando l’aria, il mare e le vite dei campani con la diossina della camorra?

Lo stato mafioso.

Il Mandante era lo stato mafioso, l’esecutore materiale la mafia italiana.

Temo e penso che la medesima complicità omicida sia alla base dell’assassinio del Presidente dell’ENI Enrico Mattei e del giornalista foggiano Matteo di Mauro.

Io, cittadino X, cittadino qualunque della repubblica italiana, io oggi, chiedo la fucilazione immediata per gli uomini delle istituzioni che hanno responsabilità e complicità, connivenze e omertà in queste scandalose vicende assassine della democrazia italiana e della repubblica italiana.

Si tratta di strage e di alto tradimento, i massimi reati, i peggiori, senzadubbiamente.

Voglio assistere alla loro fucilazione e voglio ridere apertamente prima della loro morte, in loro presenza:

voglio ridere in faccia a loro ed ai loro parenti, voglio godere della loro punizione, voglio godere della loro morte, voglio godere del loro dolore, in pagamento del dolore e della morte che essi hanno inflitto ingiustamente a questo Paese.

Sono solo dei traditori, degli stragisti, dei terroristi e dei mafiosi:

vanno puniti in modo esemplare e pubblico, con una pena dura ed inflessibile.

Questo Paese non sarà mai un paese normale in presenza di codesti traditori, di codesti stragisti della libertà, della legalità e della cittadinanza italiana.

Uccidere un mafioso non è reato, nemmeno se siede nelle poltrone delle più alte cariche dello stato stesso.

Che Dio li perdoni.

Io no.

Questo paese è stato ucciso e avvelenato da chi aveva giurato di difenderlo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Trattative Stato-mafia : la Corte Costituzionale entra nel merito

mercoledì, 26 settembre 2012

Irrituale la richiesta della Corte Costituzionale italiana che ha accettato il ricorso del Presidente della repubblica Giorgio Napoletano, coinvolto insieme a Nicola Mancino nelle intercettazioni effettuate dalla DIA.

L’alta Corte, i cui componenti si ricorda sono nominati dalla stessa presidenza della repubblica che ha sollevato il caso di conflitto di attribuzione, ha richiesto ai PM in forza alla Procura della Repubblica di Palermo che indagano sul gravissimo reato ipotizzato di trattativa fra uomini delle istituzioni e boss mafiosi una serie di informazioni e di oggetti di prova:

fra le altre cose, i giudici dell’alta corte ha richiesto ai pm siciliani il numero e le date delle telefonate intercettate dalla Divisione Investigativa Antimafia (DIA) e riguardanti conversazioni fra il presidente della repubblica Giorgio Napoletano e l’ex ministro dell’Interno napoletano Nicola Mancino e chiedono soprattutto, nella loro ordinanza istruttoria i “brogliacci” e cioè i documenti di prova trascritti in sintesi delle stesse intercettazioni casuali, così come ha sempre sostenuto il Procuratore della Repubblica di Palermo.

Il conflitto di attribuzione sollevato dal capo dello stato italiano napoletano ed accolto dalla Corte Costituzionale pare quindi focalizzare l’azione che dovrebbe dirimere un conflitto fra i poteri della magistratura inquirente di Palermo e l’organo costituzionale della presidenza della repubblica, in una attenzione irrituale ed interessata, su quesiti che rispondono al merito e contenuto delle intercettazioni e non al loro possibile uso in un procedimento penale.

In sintesi, il nucleo caldo di questa strana e sospetta vicenda consta del merito della quantità e della qualità delle informazioni contenute nelle intercettazioni.

Appare sempre più evidente che l’interesse di certi politici nelle istituzioni non è diretto all’accertamento della verità, quanto alla verifica di quanti tradimenti istituzionali si celino dietro quelle intercettazioni.

Come al solito, fare giustizia in Italia, specie in presenza di codesta casta politico-istituzionale, diviene cosa impossibile.

Specie se si abusa del potere pubblico per ostacolare e contrastare continuamente ed irritualmente l’accertamento della verità.

Qualunque essa sia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X