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Fiat auto, Marchionne, Montezemolo e l’addio all’Italia delle mafie

sabato, 15 settembre 2012

L’orribile sindacalismo terrorista ed incompetente italiano, una politica assai corrotta e mafiosa, uno stato incapace di offrire servizi tempestivi, efficaci ed efficienti, facilmente accessibili e non traditi da richieste estorsive del do ut des “voto di scambio” e/o richieste corruttive ed usuraie, l’elevata “evasione fiscale politicamente mirata”, l’alto costo dei carburanti per autotrasporto, l’alto costo della energia elettrica, l’alto costo del lavoro che nega ai lavoratori salari decenti attraverso vessazione del cuneo fiscale, una giustizia lenta e farraginosa, intempestiva e visibilmente incapace.

Per non parlare del nepotismo politico-burocratico, del parassitismo, del clima anti-lavoro ed anti-meritocratico, del fannullonismo dilagante, della insanità economica delle corporazioni produttive.

Ecco una parte delle motivazioni che spingono lo storico Gruppo Fiat ad abbandonare il progetto “Fabbrica Italia” e la produzione industriale nei siti produttivi italiani, in parte dismessi, in parte inutili, offerti al mercato internazionale per produzioni conto terzi ovvero cessione parziale e/o totale.

Il grido disperato di protesta di Diego Della Valle dinanzi all’abbandono Fiat in Italia, dimentica quel gran titolo che campeggiava sui principali quotidiani italiani qualche mese fa, a spese dello stesso Della Valle, il patron di Tod’s:

Politici
Ora basta
.

Lo stesso Luca Cordero di Montezemolo che oggi critica il grido disperato di Della Valle, dimentica troppo facilmente il trattamento mafioso cui i treni “Italo” Alstom AGV della NTV abbiano ricevuto da RFI nella ghettizzazione a mezzo cancellata mafiosa che ha mortificato la libera concorrenza nelle strategiche stazioni ferroviarie romane Tiburtina ed Ostiense, autentiche vessazioni estorsive in puro stile mafioso.

Pare tutti dimentichino qualcosa in questa storia politico-imprenditoriale, ma io non dimentico che alla base di tutti i gravi e seri problemi che fanno dell’Italia un paese fallito e deceduto, vi sono i cosìdetti “comportamenti mafiosi”, generati ed incarnati dagli adepti alle organizzazioni mafiose che si sono infiltrati nella Pubblica Amministrazione.

E per eradicare ed eliminare questi comportamenti mafiosi non vi è che una sola ed unica strada da percorrere:

punire i comportamenti mafiosi, l’associazione mafiosa ed ogni aggressione mafiosa allo stato (evasione fiscale, corruzione politica e burocratica, usura, ecc.) ed ogni trattativa traditrice fra stato e mafia con la Pena di Morte.

Altrimenti ogni sana impresa economica, commerciale ed umana, ogni sana politica, ogni benessere e fonte di ricchezza fuggiranno a gambe levate da un paese maladettamente mafioso e corrotto, evaso ed usurato in modo inaccettabile.

Andranno via tutti, prima che scoppi una inevitabile guerra civile fra società sana e società mafiosa, entità ormai incontenibili nello stesso stato, nonostante tutti gli accordi sottobanco e le trattative stato-mafia messe in essere dai complici sottomessi, affiliati o ricattati delle mafie infiltrati nelle istituzioni italiane.

Altro che sviluppo e crescita socio-economica:

in presenza di comportamenti mafiosi, evasione fiscale totale, diffusa e dilagante corruzione politico-burocratico-partitocratica e gravosa usura, nessuno sviluppo potrà crearsi e prendere piede, nessuna crescita economica normale, sana e non mafiosa potrà presentarsi.

Morte ed estinzione alle mafie o morte ed estinzione allo stato:

schierarsi prego.

Fiat fugge dalle mafie, dalla questione meridionale e dalla questione morale.

Chi ha capacità, volontà e determinazione sufficienti a risolvere almeno una di queste correlate questioni che impediscono da sempre uno sviluppo conomico sano ed una crescita sociale e civile normale in questo paese, faccia un passo avanti o taccia per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Politici: ora basta

domenica, 2 ottobre 2011

La casta politica italiana è andata oltre ogni limite.

Accuse di corruzione morale e materiale piovono ovunque ed ora giungono prese di posizione importanti anche dagli industriali italiani, sia nella loro massima espressione sindacale, la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sia nella recente esternazione a pagamento di Diego Della Valle, proprietario della Tod’S e dei marchi Hogan e Fay, sia nei ripetuti inviti al sostegno alla economia da parte dell’AD Fiat Sergio Marchionne.

L’economia italiana si muove intera contro la casta politica italiana.

E non lo fa un presidente qualsiasi di Confindustria, ma lo fa Emma Marcegaglia, protagonista di una innovativa politica industriale ad escludendum dei mafiosi.

E non lo fa un industriale qualsiasi, ma lo fanno i rappresentanti dei migliori marchi italiani.

Il fatto poi che sia trasversale agli schieramenti politici un comune sentimento di disprezzo nei confronti delle esternazioni degli industriali italiani, racconta bene come non vi siano più caste politiche, ma una sola, omertosa e complice, posta a difesa del proprio status quo, indifferente ed anzi, insofferente alle proteste della economia come delle famiglie, delle aziende e del popolo sovrano dei cittadini italiani.

Inoltre, il vile attacco portato nei confronti di Emma Marcegaglia da parte di certa informazione televisiva che fu ed è oggetto di profondi dubbi relativi al conflitto di interessi fra il Berlusconi-imprenditore della informazione e il Berlusconi-premier e governatore della informazione pubblica, fa comprendere meglio la qualità mafiosa di un certo agire di certi poteri, come se l’incolpevole esposizione dell’abbigliamento intimo della onorabilissima presidentessa del più grande sindacato italiano degli industriali fosse paragonabile al continuo scandalo corruttivo ed ormai più che dubbiamente mafioso che offre la casta politica italiana.

La distanza fra il paese reale e la politica si dimostra così incolmabile, per responsabilità assoluta e completa dei politici italiani, sempre più orientati a trascinare il paese verso un degradato composto democratico molto ben aggredibile da parte delle organizzazioni mafiose, quasi esistesse un piano preordinato di dismissione dei poteri dello stato che consentano all’anti-stato per eccellenza, le organizzazioni mafiose, di prevalere sul popolo sovrano e di assoggettarlo ai propri esclusivi interessi.

Va infatti ben chiarito che:

la prima azienda italiana per fatturato risulta essere l’organizzazione mafiosa calabrese definita ‘ndrangheta;

nel 2009, il giro d’affari delle mafie nella sola città di Milano, era pari al 10% dell’intero Prodotto Interno Lordo italiano.

Pare veramente difficile sostenere che l’invasione delle mafie nel tessuto economico, politico e sociale del paese, possa essere avvenuto senza il preventivo consenso della casta politica ovvero, senza un adeguato contrasto opposto dalla casta politica, se si eccettua l’opera del potere giurisdizionale e l’opera del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Condivido anch’io persone come Roberto Maroni, Emma Marcegaglia, Sergio Marchionne e Diego della Valle, poiché è giunto il momento di dire a questa casta politica:

ora basta!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X