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Il Nord, l’Expo, Milano e la Lega

martedì, 31 maggio 2011

Così, la Lega resta tagliata fuori dal governo della capitale del Nord:

Milano.

E questo accade proprio alla vigilia di un evento che riceverà finanziamenti e creerà ricchezza per molti e molti anni:

l’Expo 2015.

Contemporaneamente ed a causa di un cavillo pretestuoso, il componente leghista del Consiglio Superiore della Magistratura viene silurato.

L’incorruttibilità leghista non viene premiata dalla casta politico-burocratica italiana.

Anzi, viene sonoramente percossa.

L’analisi di questo dato non sorprende un attento osservatore delle cose pubbliche italiane.

La Lega contrasta le organizzazioni mafiose come mai nessuno prima?

La Lega non si piega alla corruzione dilagante?

La Lega non si inchina alla illegalità diffusa?

E allora, fuori la Lega da quei luoghi che gestiscono ricchezza e governano il potere, quello vero.

Il messaggio è molto chiaro, in specie quello che viene fuori dalle urne milanesi.

Certo, dopo qualche anno di sgoverno delle sinistre a Milano, il consenso alla Lega salirà alle stelle, consentendo una candidatura monocolore leghista alla guida del comune di Milano e con ottime possibilità di vittoria al primo turno.

Ma la sensazione è che, “certo modo di interpretare la politica” che sembrava morto e sepolto nella tomba della prima repubblica, sia invece più vivo che mai, incontrando trasversalmente l’intero arco parlamentare, eccetto la Lega, ormai avversata ed attaccata da avversari e da frange dell’alleanza politica.

Un altro momento di riflessione va fatto nella direzione di quel consenso popolare di sinistra che per un certo tempo ha votato per la Lega Nord:

le scelte governative che hanno letteralmente ignorato il grido di aiuto della popolazione lavoratrice che subisce i salari mediamente più bassi di tutti i paesi europei ed occidentali, hanno creato una frattura nel flusso di questo consenso popolare in direzione della Lega.

Stare al governo del paese è un’arma a doppio taglio per la Lega, costretta e ricattata in questo ruolo dalla estorsione sul federalismo, programmato in base alla fine della legislatura per impedire una “secessione” leghista da questo governo.

Il malumore leghista è profondo:

il nord perde colpi, le popolazioni produttive del nord perdono ricchezza, mentre i fenomeni della corruzione, dell’usura e della mafia attaccano con rinnovata violenza.

E se il federalismo significa rinvigorire l’unità del paese, non sono pochi quelli che potranno non condividere questa scelta.

Un patto di unità nazionale rischia certamente di donare stabilità al paese, ma rischia anche di annullare ogni contrasto a fenomeni che sono connaturati in molti, troppi aspetti della vita politica italiana, tanto che, per esserne sradicati, si rischia di uccidere l’intero organismo.

Pare quasi percepire il senso di un tale scellerato patto avverso al nord:

occorre stabilizzare e normalizzare il paese, compresa tutta quella fenomenologia che lo rende quel che è.

Tutti mafiosi?

Nessuno mafioso.

Tutti corrotti?

Nessuno corrotto.

Tutti italiani?

Nessuno Padano.

Ecco la normalizzazione del paese ancora una volta a totale spesa del nord.

Una restaurazione conservativa appare sempre più delineata nel teatrino politico italiano, una restaurazione che intende chiaramente fermare il cambiamento ed il riformismo in virtù di una normalizzazione e di una stabilizzazione di quel che c’è, così come è.

Ma c’è chi dice no.

E lo fa rischiando un impatto tremendo con un sistema corrotto e corruttibile di uno “stato criminale” che appare oggi riunito e più forte, rinato e ricompattato sotto l’egida dell’unità nazionale a tutti i costi.

C’è chi dice NO a tutto questo, consapevole dell’alto rischio che deriva e comporta un atteggiamento di rigidità contro il magna magna generale di certa politica.

Io dico di NO.

E venga quel che venga.

Ogni battaglia per la libertà e la civiltà ha avuto i suoi caduti ed i suoi conti da pagare.

Il cambiamento in un paese che vuole restare immutabilmente corrotto e mafioso, il cambiamento che impedisce l’arricchimento illecito ed illegale di frotte di servitori sleali dello stato, si contra frontalmente contro chi il potere dello stato esercita, appunto.

La corruzione infatti, è un reato che prevede proprio questa prerogativa:

l’esercizio del potere pubblico al fine di un arricchimento personale.

Spezzare questa catena non è facile e non costa poco.

Ma questa è l’unica via che conduce alla libertà.

Vale la pena pagare un costo anche alto per questo.

Ma non si può perdonare e tacere:

bisogna amputare definitivamente il marcio e punire decisamente i corrotti ed i mafiosi.

Pena di morte per i mafiosi ed ergastolo in regime di carcere duro per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, riciclaggio ed usura.

Non c’è altra strada.

Non c’è mai stata.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Tutti Pazzi per la Lega della Gente Qualunque

sabato, 18 settembre 2010

Il PDL cerca stabilità nel governo, dopo la spaccatura provocata dal tradimento finiano.

Il PD si spacca (come è ormai tradizione nella sinistra sinistrata italiana) frantumando ogni possibilità di accesso del Partito Democratico nell’enclave dei movimenti politici stabili ed affidabili, di quelle parti politiche che si dimostrano capaci di garantire nell’alternanza al governo del paese, continuità e stabilità degli esecutivi.

Il fronte del csx si scompone nella impossibilità e nella incapacità dei suoi leader di mettere insieme vendoliani, dipietrini, democratici e grillini.

Il fronte del cdx si interroga se sia meglio recuperare i traditori casinisti ovvero i traditori finiani, posto che restino assolutamente inaffidabili entrambi.

Unica, la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, naviga nel mare sicuro della propria integrità e graniticità, qualità che la rendono l’unico movimento politico presente nella scena degli ultimi quattro lustri, a poter garantire lealtà nelle alleanze e stabilità nei governi, realizzazione delle riforme e dei programmi elettorali.

In un quadro siffatto, al popolo italiano converrebbe certamente avere la sola Lega al governo del paese, sicuro che, programma di governo e riforme, andrebbero certamente a buon fine.

Ma per raggiungere codesto obiettivo, oltre alla incapacità di tutti gli altri schieramenti politici di aggregarsi e mantenersi stabili su programmi comuni, condivisi e concretamente realizzabili (cosa che pare certa, vista la voglia di tradimento, l’antagonsimo sfrenato e l’insaziabile ambizione personale che anima le loro schiere), bisognerebbe assicurare alla Lega un consenso elettorale ampio e maggioritario.

E questa opzione sembra farsi strada ogni giorno di più nel paese, anche in quel sud martoriato e dannato che vede nella Lega, l’unica via di scampo da un futuro fatto di malessere e di dolore.

Così, mentre continuano veti incrociati e tradimenti, la Lega si propone, a ragione, come l’unico movimento politico veramente affidabile dell’intero arco parlamentare.

Perchè la Lega parla alla gente, perchè questa, è la Lega della gente e non delle caste o delle corporazioni.

Nel vulgo politico odierno, l’unica bandiera che garrisce felice al vento è quella della Lega, con buona pace dei nanismi politici dall’insaziabile quanto ingiustificata ambizione.

E questa condizione, fa letteralmente impazzire tutta la politica italiana.

E allora:

Tutti Pazzi per la Lega.

Ancora una volta.

E per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il bluff di Fini lo pagherà un paese in profonda crisi

lunedì, 16 agosto 2010

Gianfranco Fini con la sua pattuglia di traditori si avvia verso una partita di poker perdente.

Il bluff è scoperto e il mazziere vuole scoprire le carte con una puntata elevata:
andare al voto.

Ma Fini terme il voto e vorrebbe invece condurre un governo che nessun elettore ha mai votato, un governo che ha l’unico intento di impedire il cambiamento del paese e fermare le riforme leghiste.

A Fini nn importa che questo sia il governo che più ha contrastato e combattuto le mafie di tutti i giverni della I e della II repubblica italiana.

Fini non desidera che questo governo incoroni giustamente i leghisti come gli unici riformatori del paese.

Fini non desidera curare gli interessi delle famiglie e delle aziende italiane, oggi, in estrema difficoltà.

Fini desidera solo impedire che il suo nome cada nel dimenticatoio politico, che il suo nome, non compaia nella storia di questo paese come un grande condottiero, come quel grande leader che egli non è mai stato, e mai sarà.

Ma il bluff finiano è scoperto e l’ipotesi di un governo tecnico a guida finiana è la peggiore ipotesi che si potrebbe prevedere per il paese.

Porterebbe allo scontro le istituzioni con il paese reale.

Porterebbe sull’orlo del baratro l’economia reale, le imprese e le aziende, le famiglie ed i lavoratori italiani.

Il bluff è scoperto ed il mazziere attende la sua mossa.

Fini potrebbe rilanciare, intraprendendo una strada di scontro frontale, una strada senza ritorno, una via della coercizione violenta, del ricatto politico al governo ed al paese.

Oppure Fini potrebbe scegliere una strada della riconciliazione, attendendo tempi migliori per la sua carriera politica, peraltro già ampiamente compromessa dalla sua slealtà ed infedeltà politica.

Oppure Fini potrebbe omettere azioni di disturbo, mantenendo la sua posizione esterna alla maggioranza di governo, attendendo come un avvoltoio un passo falso del governo per attaccarlo nuovamente e continuamente e ricattarne le scelte ed estorcerne la leadership.

Oppure Fini potrebbe cadere rovinosamente sotto quella coltre di falsa morale e di etica politica che è stata facilmente messa in gioco dai quotidiani di inchiesta, soccombendo al controllo della informazione e di quel giustizialismo che egli pretende di difendere oggi.

Ma Fini non è Umberto Bossi, non ne consoce la lealtà e la mordace continuità e volontà politica.

Ed il problema è proprio questo:

Gianfranco Fini ha rinnegato da Fiuggi in poi quelle progettualità politiche e quegli indirizzi politici di cui oggi altri movimenti hanno incarnato al meglo le tesi e intepretato quelle battaglie che la gente desiderava, che il popolo voleva.

Ed erano esigenze reali quelle che Fini ha ignorato, che Fini ha disatteso, comportandosi invece da buon barone della casta politica, quella odiosa casta delle poltrone dei privilegi che è lontana migliaia di miglia dalla vita quotidiana del popolo sovrano, che è invisa ed odiata dalla gente comune.

Non vi è più posto, nel panorama politico italiano, per Gianfranco Fini ed il suo gruppetto di moralisti.

Non hanno più nulla da dire e nulla da dare politicamente a questo paese, se non, tentare il golpe bianco, quel misero tentativo in atto di sostituire un premier eletto sulla scorta di un programma politico convalidato dagli elettori con un governicchio di mezze cartucce politiche in via di estinzione.

Fini è divenuto un problema per il paese e non può rappresentarne più la soluzione ultima.

Egli non è e non sarà mai il salvatore della patria.

E il suo bluff è ormai scoperto.

Cercherà lo scontro in parlamento, certamente, senza considerare che tale scontro potrebbe riprodursi in un paese stanco ed estenuato, al limite della sopportazione fisica e mentale dei guasti provocati da una crisi economica che non voleva e dai danni provocati da una crisi politica che non desiderava, ma cui è costretto e violentato dai finiani.

Con la violenza e l’estorsione politica non si ottiene nulla, se non il risultato di aggravare la crisi del paese.

Che qualcuno dica a Fini che la strada da egli intrapresa è pericolosa e violenta, e che le conseguenze di questa azione negativa, andranno ricondotte alla sua persona e nei confronti di coloro i quali lo seguiranno su questo pericoloso crinale.

Se si violenta lo stato, se si piegano le sue isituzioni a voleri e ambizioni personali, se si conduce il paese con la forza del ricatto politico all’estremo, occorre assumersi ogni responsabilità conseguente.

E sarebbe questa, la prima volta che Fini si assumerebbe delle responsabilità nei confronti del paese in prima persona, essendo sempre vissuto politicamente all’ombra di grandi uomini politici come Giorgio Almirante e di grandi leader come Silvio Berlusconi.

Tradendone senz’altro, ed in tutti e due i casi, la fiducia e l’eredità.

Sindrome da nanismo politico ed orgoglio ferito non servono al paese.

Servono responsabilità e capacità di governo, serve lealtà e fedeltà verso gli allesati e verso gli elettori.

Ed io, da umile commentatore di fatti e storie straordinariamente più grandi di me, non vedo queste qualità in un erede che ha irresponsabilmente sperperato la sua eredità politica, come non lo vedo in un traditore di alleanze e di promesse elettorali.

Se il governo va sotto, si va a votare.

E se nn si andrà subito al voto, si rischia il far west, si rischia una condizione di ulteriore perdita di fiducia delle imprese e delle famiglie nella politica italiana con conseguente delocalizzazione dei siti industriali italiani e perdita di posti di lavoro e di cervelli ancora una volta in fuga precipitosa da un paese che annovera politici come Gianfranco Fini.

Per avere speranza, bisogna incarnare il bene.

Chi incarna il male, disperato vive e disperato muore.

Politicamente parlando.

Fate il vostro gioco, signori, fate il vostro gioco.

Il Cittadino X
alias
Gustavo Gesualdo

Mafia & Politica

mercoledì, 30 giugno 2010

Non era mai accaduto prima che lo stato italiano riuscisse ad ottenere così tanti ed eccellenti risultati nel contrasto alle mafie tradizionali, come non era mai accaduto prima che politici e pubblici amministratori venissero condannati per concorso in associazione mafiosa così frequentemente.

Spesso, come testimonia il clamoroso caso del sen giulio andreotti, i processi ai politici in odore di mafia, venivano insabbiati e prolungati sino ad ottenerne il decadimento dei termini.

Così, abbiamo subito molto spesso l’onta del sentirci dire che il tal politico coinvolto in inchieste giudiziarie e processi alle mafie, non veniva condannato per scadenza dei termini.

Questa vergogna, questa “impunibilità” di certa casta politica è stata incrinata dalle ultime sentenze nei confronti di totò cuffaro e di marcello dell’utri.

Finalmente lo stato sembra rispondere decisamente e concretamente nei rapporti fra certa casta politica e le mafie.

Finalmente, dalla cronaca quotidiana, viene fuori un senso di speranza per il futuro di questo paese.

Finalmente, si rompe il muro dei mangiatori di cannoli alla siciliana e di osannatori di mafiosi paragonati ad eroi.

La mafia ed i mafiosi, non hanno nulla di eroico, mentre coppole e cannoli siciliani, tornano ad essere produzioni tipiche regionali senza altro valore che questo.

Finalmente lo stato sbaraglia le mafie e punisce i politici che si sono fatti corrompere moralmente dai poteri mafiosi.

Finalmente.

Post pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 0re”
A partire dal minuto 3 e secondi 10
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=tagli-spesa-pubblica

La politica dell’antiberlusconismo

mercoledì, 24 marzo 2010

Una cosa è certa, l’opposizione italiana non ha ancora dismesso i panni dell’anti-berlusconismo.
Una prova?
Semplice.
Basta leggere le dichiarazioni del leader del PD Bersani:
ogni 12 parole, trovate il nome di Berlusconi.
Sembra che non stiano competendo con una alleanza elettorale formata da PDL e Lega, piuttosto sembra uno scontro personale fra Bersani e Berlusconi, fra Di Pietro e Berlusconi, fra Bresso e Berlusconi, fra Bonino e Berlusconi.
In tutti questi anni non hanno ancora capito che, più ne parlano (bene o male che sia) e più lo rafforzano.
La politica della sinistra italiana è un vero e proprio disastro:
ma come si fa a votare per loro?

Non funziona, l’equilibrio fra i poteri dello stato non funziona

mercoledì, 17 marzo 2010

Ormai declassato a lotta fra caste che abusano del potere pubblico invece di renderlo con spirito di sacrificio come servizio dovuto ai cittadini qualunque ed al popolo sovrano, l’equilibrio fra i poteri dello stato (magistratura, governo, parlamento) non funziona più, se pure ha mai funzionato.
Volete una prova?
Ma la avete sotto i vostri occhi.
Oggi la lotta è fra il ministro della giustizia alfano ed il premier berlusconi contro la magistratura inquirente di trani che indaga il presidente del consiglio.
mancino (vice presidente del scm) e napolitano (presidente della repubblica e presidente del csm) nella cabina di regia.
Ieri la lotta era fra il ministro della giustizia mastella ed il premier prodi contro la magistratura inquirente calabrese che indagava il presidente del consiglio prodi, con la medesima cabina di regia: napolitano e mancino.
E la storia si ripete in un conflitto che non fa assolutamente del bene al paese e non risponde alle esigenze dei cittadini qualunque, che vivono la loro vita quotidiana all’ombra delle tresche fra palazzi di potere.
Da tangentopoli ad oggi non si è ancora risolto il problema dell’equilibrio fra i poteri dello stato.
Un’altra occasione mancata per avvicinare il paese reale a quello dei palazzi del potere, ormai ciechi e sordi al grido di dolore che proviene dal popolo sovrano.
Così, non si va da nessuna parte.
Così si da ragione a gente come de magistris, di pietro e grillo.
Così, non si governa, non si fanno le riforme, non si rende giustizia.
Non sono contento.
Affatto.

Rischi di implosione politico-istituzionale

domenica, 14 marzo 2010

Il momento che viviamo è veramente odioso, sia dal punto di vista umano che politico.
Ma facciamo funzionare il cervello e avviamo alcune riflessioni sul voto prossimo venturo.

1 . la sinistra italiana non da alcuna garanzia di durata, di affidabilità, di unità di intenti, di programmazione e di governo: non sono ancora usciti dalla debacle del governo prodi, non hanno ancora digerito la continua perdita di consensi, non svolgono una azione politica comune e comunemente sostenuta e condivisa.

2 . il cdx è sicuramente in crisi, ma non certamente di consensi. Cosa manaca al cdx è del buon materiale umano, cosa che non manca certamente al suo alleato leghista.

3 . Berlusconi è stracotto: si accorge solo adesso di quale nido di vipere sia la PDL.

4 . Bersani è contento della situazione, ma non sa nemmeno lui come approfittarne al meglio ….

5 . Di Pietro ha perso ottime e favorevoli condizioni, una dopo l’altra. Inoltre, eccetto l’anti-berlusconismo, non si vede quali siano le linee guida su cui basa la politica dell’IDV. Un esempio? Qual’è l’indirizzo di politica estera dell’IDV?

6 . Bossi ha perso la grande occasione di raccogliere una candidatura leghista alla regione Lombardia. Forse pensava di arginare il dopo-Bossi in lega, invece ha solo frenato la Lega lombarda, che da oggi in poi, rischia di divenire il fanalino di coda del nord.

7 . L’asse portante del governo fra Bossi e Berlusoni è incrinato o solo in crisi?

8 . Che fine hanno fatto le riforme di cui il paese ha tanto bisogno? Perchè la class action non è applicabile alla P.A.? Dov’è la tanto promessa riforma fiscale? Dov’è il federalismo? Dov’è il nord tutto colorato di verde?

Previsione:
– forte crescita dei partiti e dei movimenti politici di estrema destra e di quelli comunemente definiti come qualunquisti, così come è accaduto in Olanda;
– pericoloso aumento del disagio sociale;
– stop alla lotta alle mafie;
– stop alla stagione delle riforme;

Cosa accadrà?
O si fa tutti un passo indietro e si ricomincia a ragionare in termini di difesa e di tutela del popolo sovrano, che vive un periodo di gravissima crisi e che rischia di essere lasciato solo in questa penosa condizione dalla politica e dai palazzi del potere, troppo avvinti in questioni e discussioni interne, che poco o nulla hanno a che vedere con gli interessi del popolo, o il passo indietro lo fa tutto il paese, rischiando di cadere in un baratro di cui non si vede il fondo.

Cosa serve?
Cervello, razionalità, lealtà, onestà, fantasia, capacità di offrire soluzioni, gioventù (anagrafica e/o mentale).

Cosa non serve?
ideologie, personalismi, vecchiume, ladri, disonesti, sleali e scorretti.