Articoli marcati con tag ‘delega elettorale’

L’illegalità in Italia è maggioranza nel sistema democratico

martedì, 25 settembre 2012

Il sistema democratico (democrazia bloccata) italiano ha fallito, in quanto la maggioranza degli elettori italiani appare essere parte integrante del mondo della illegalità diffusa, della evasione fiscale, della corruzione, dell’usura e delle mafie.

Inutile andare a votare come è inutile cercare di arrivare al potere senza l’aiuto delle mafie.

In specie in regioni come la sicilia, la calabria e la campania.

L’esecutivo guidato da Mario Monti, l’unico esecutivo sganciato dal sistema democratico della delega della sovranità popolare al mediatore politico, è anche l’unico esecutivo italiano della prima e della seconda repubblica che ha tentato ed in qualche caso è riuscito a smuovere l’immobilismo che impedisce le riforme, gli ammodernamenti e le liberalizzazioni nel e del paese.

Infatti, l’esecutivo Monti non ha ricevuto alcuna delega di sovranità popolare, non si è sottoposto al consenso elettorale, non è stato votato dal popolo sovrano, non gode di una maggioranza politica pura, ma di una maggioranza politica che, nel suo insieme e nella sua espressione, non è mai stata votata e voluta dai cittadini.

Ecco perché si conferma che lo stato italiano sia uno stato mafioso e non uno stato democratico, libero e civile.

Poiché, ignorare il male mafioso, equivale ad esserne complici.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Conflitto di interessi e di poteri nel qualunquismo finiano

sabato, 26 febbraio 2011

L’anomalia istituzionale italiana, che vede sedere nello scranno della terza carica istituzionale Gainfranco Fini, fuoriuscito dal partito di maggioranza di governo per costituire una nuova forza politica, evidenzia un duplice conflitto:

1 – un conflitto di interessi nell’abuso del potere della Presidenza della Camera dei Deputati da parte del leader di un neonato gruppo politico parlamentare;

2 – un conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi.

Analizziamo insieme questi conflitti che mettono in serio pericolo la tenuta non solo istituzionale del paese, ma anche quella democratica, in senso stretto ed in quello del con-senso elettorale e della sovranità popolare.

Nel primo caso, il conflitto di interessi incarnato dal Presidente della camera Gianfranco Fini, va ordinato in tre momenti ben precisi:

I.
Il conflitto di interessi fra il Presidente della Camera e la maggioranza di governo
, maggioranza della quale egli faceva parte sin dall’inizio della legislatura, maggioranza con la quale e nella quale Fini aveva sottoscritto il programma elettorale prima e quello di governo poi, maggioranza parlamentare dalla quale deriva il consenso parlamentare che ha prima indicato e poi eletto lo stesso Fini alla presidenza della Camera.

Il conflitto è evidente e propone una distorta quanto pericolosa deriva qualunquista nell’abuso del mandato elettorale.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di aggettivo:
apolitico, disimpegnato, agnosta, disinteressato.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di sostantivo:
assente, disimpegnato, indifferente.

Il qualunquismo finiano, in questi termini, assume un disegno tutto incentrato sul significato menefreghista e cinico del termine qualunquista, poichè assume il significato di un menefreghismo assoluto nei confronti del mandato elettorale e del consenso popolare e di un cinismo relativo alle qualità pubbliche ed istituzionali che Fini svolge.

II.
Il conflitto di interessi fra il gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ed il Gianfranco Fini fondatore di un nuovo gruppo parlamentare.

L’incompatibilità dei ruoli, appare evidente, in quanto Gianfranco Fini riveste contemporaneamente il ruolo arbitrale super partes condizionante l’iter di ogni singola decisione governativa, che presiede alle attività parlamentari, ivi compresi privilegi, funzioni, direzioni e poteri, ed il ruolo di fondatore di un nuovo partito politico che non nasce però, da una delega elettorale diretta a questo scopo, ma nasce proprio dalle sue qualità di “presidente”.

Non a caso il neonato gruppo di Futuro e Libertà, conterà all’inizio un numero triplo di parlamentari alla camera rispetto al senato.

Non a caso, sarà successivamente il gruppo al senato a perdere progressivamente pezzi sino a scendere miseramente sotto la soglia numerica minima per la costituzione di un gruppo parlamentare nel Senato della Repubblica.

Il “traino” di un leader che è anche presidente, si vede e si sente.

E si conta, soprattutto.

III.
Il conflitto di interessi fra Gianfranco Fini portatore di consenso al governo Berlusconi e il Gianfranco Fini che chiede incessantemente le dimissioni dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Qui siamo al paradosso che investe il ridicolo.

Comprensibile sarebbe il ritorno di Fini ad un gruppo parlamentare autonomo come fu quello di Alleanza Nazionale, gruppo che continuasse però, a sostenere il governo che aveva contribuito ad indicare ed a votare alle elezioni.

Incomprensibile invece è la contestuale fuoriuscita dei finiani dal partito di maggioranza relativa di governo ed il successivo posizionamento opposto alla stessa maggioranza.

Non si può uscire dalla maggioranza di governo migrando in opposizione al governo senza sottoporsi al vaglio di una opinione pubblica tutta da contare in una urna elettorale.

I parlamentari eletti non sono giocatori di calcio il cui cartellino possa sfuggire alla proprietà dello stato sino a rendersi persino di un “libero arbitrio privatistico”.

Questo evento non solo è contro ogni concezione democratica, ma rappresenta una distorsione del sistema democratico stesso che è inaccettabile:

non si piegano contemporaneamente volontà popolare, opinione pubblica, potere esecutivo e potere legislativo ad un pasticcio politico che instaura conflitti trasversali ai poteri costituzionali ed al fondamento democratico del trasferimento della sovranità popolare alla delega elettorale, delega che cambia di posizionamento a seconda del prurito transitorio del primo delfino insodisfatto ed insicuro del proprio futuro politico personale.

Questo significa piegare e contorcere la realtà democratica a fini e scopi personali, singifica sconvolgere pericolosamente le regole del gioco mentre il gioco è pienamente in atto, significa pretendere di essere contemporanemente arbitro di una partita e “prestatore d’opera” ora di una squadra e dopo dell’altra avversaria, a seconda delle convenienze e delle pruriggini isteriche di una mitomania da vagliare su di un lettino psicoanailtico.

Ed operare in questo dissennato senso in un momento in cui il paese ha un disperato bisogno di stabilità politica, significa erigere un nuovo metodo del ricatto politico che, nel senso più menefreghista del termine qualunquista, pretende di dire contemporaneamente a paese reale, sistema democratico, alternanza di governo, equilibrio istituzionale e rispetto delle regole, uno sprezzante “me ne frego di tutto e di tutti: esisto solo io”.

Ma il complesso delle azioni finiane manifesta la sua massima espressione nel conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi, conflitto di poteri che si estende rapidamente ad altri poteri dello stato.

Il sistema democratico italiano contempla una serie di “camere di compensazione e di arbitrato” per situazioni come questa, non ultima, quella moderante del capo dello Stato.

Una per tutte, potrebbe essere la avocazione di un conflitto fra poteri costituzionali, che andrebbe arbitrato dalla Corte Costituzionale.

Ma, sfortunatamente, l’esecutivo berlusconiano e la maggioranza di governo sono impegante come non mai in una battaglia di rinnovamento e di cambiamento che investe soprattutto l’arbitrato giudiziario, del quale si vorrebbe riformare prassi, metodi, equilibri, ambiti di potere e ruoli, indipendentemente dal fatto che tale arbitrato giudiziario, sia rivolto alla risoluzione di una lite giudiziaria fra cittadini o fra organi costituzionali, poiché è in gioco un elemento fondante delle regole del gioco stesso:

il primato della politica su tutti gli altri poteri dello stato in un momento di crisi e di forte instabilità internazionale delle entità statuali.

Questo stato di “irrisolvibiltà delle liti”, pesa in modo enorme sull’intero sistema paese, sia nella certezza del diritto che nella sua attuale assoluta incertezza, che è un altro capitolo aperto sul tavolo delle riforme del governo Berlusconi, il quale, proprio in questo clima teso con il potere giudiziario, non ritiene di sottoporsi ad esso per risolvere un conflitto che potrebbe condannare a morte l’esecutivo e rimandare sine die ogni riforma della giustizia.

No, il premier Silvio Berlusconi non offrirà certamente l’opportunità “ai suoi avversari” di prendere due piccioni con una sola fava, quando la fava è l’urgente bisogno di riforme e di stabilità che proviene dal paese per assicurare competitività la potere economico e benessere al potere sovrano:

il popolo.

Sintesi.

Il castello del conflitto di interessi e di poteri edificato da Gianfranco Fini, si rende unico e solo responsabile di un aggravamento del contendere politico, di un peggioramento del già di per se cattivo equilibrio fra poteri dello stato e di un complessvo degrado politico, civile, sociale, economico e comunitario di cui il paese, non sentiva affatto il bisogno.

Certamente.

Qualunquemente.

Dimettinditamente ….

Adios, muchacho.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Gli omosessuali, la famiglia naturale e la difesa delle libere democrazie

mercoledì, 24 marzo 2010

La famiglia e’ una societa’ naturale formata dal matrimonio fra un uomo e una donna, questo è il principio affermato dall’articolo 29 della costituzione italiana.
Questo vuol dire che le unioni omosessuali non possono passare attraverso l’istituto giuridico del matrimonio, a meno che, non si voglia modificare il dettato della costituzione italiana con una maggioranza qualificata.
Ma per ottenere questo risultato, la società italiana dovrebbe essere rappresentata per almeno 2/3 di omosessuali.
Questo scenario è il motivo per cui difendo strenuamente la famiglia naturale, caposaldo di una società naturale, argine assoluto alle novelle invasioni barbariche che si insinuano nel sistema democratico italiano con un vero e proprio attacco demografico, cui le coppie gay, non possono rispondere ed offrire alcun contrasto.
Le degenerazioni dei modelli e degli stili di vita occidentale offrono il fianco ai suoi competitori ed ai suoi più violenti avversari.
Ecco perchè invito chiunque faccia scelte di vita sessuale differenti da quelle naturali a prendere coscienza delle conseguenze pesanti che tali libere scelte hanno sulla stessa continuità e sopravvivenza del nostro comune modello occidentale, cristiano e naturale, oggi oggetto del più violento attacco culturale, religioso, demografico e terroristico che si sia mai registrato sinora.
E debbo ricordare agli omosessuali che, proprio il modello e lo stile di vita occidentale basato sulle libere scelte individuali e sul sistema delle libere democrazie è il primo argine alla loro stessa sopravvivenza, poichè risulta anche troppo evidente che, l’omosessualità vissuta nei paesi avversi al nostro modello di vita occidentale, viene avversata, violentata e punita anche con la morte.
Se io fossi un omosessuale, e non lo sono e non lo sarò mai, ci penserei più di una volta prima di fare il gioco di chi mi vorrebbe vedere penzolare da una forca.
Questa è una chiamata alle armi.
Questa è una chiamata alla riflessione sul senso di responsabilità di chiunque voglia vivere nella civiltà della democrazia e della libertà.