Articoli marcati con tag ‘degustazione del vino’

L’Università del Vino che occorre e che non c’è

sabato, 15 settembre 2012

L’Uva Nera di Troia è un mono vitigno di rango, affatto afferente alla città di Troia in provincia di Foggia.

La sua derivazione, molto più probabilmente afferisce al vino nero greco che Federico II amava tanto assaporare insieme alle quaglie arrostite e farcite di miele.

La Troia di quel vino è evidentemente quella greca e non quella italiana (non ironizzate, non vi è nulla da ironizzare su di un errore piuttosto frequente, purtroppo).

Vino spettacolare le cui prime piante furono stupidamente vendute in massa dai coltivatori della provincia di Foggia che non avevano evidentemente una vista più lunga del loro naso, ed anche a naso (intuito), andavano piuttosto maluccio.

Ora i coltivatori Dauni stanno reimpiantando il ceppo del Nero di Troia, che riscuote un successo degno del suo valore vitivinicolo.

Sarebbe anche ora che le istituzioni foggiane rinsavissero dalla loro indolente e pigra idiozia, sempre disinteressata a fare, a far bene e a far fare ad altri quel che essi non desiderano fare.

Urge una Università del vino e dello spumante, in Italia come in Capitanata, una università che certifichi, controlli, validi e garantisca le qualità vitivinicole pugliesi e non solo quelli pugliesi, visto che in Italia allo stato attuale non esiste una tale università, come invece esiste in Francia.

Sarà mica per questo motivo che una bottiglia di vino francese (prodotta molto probabilmente con vino o mosto italiano) costa mediamente molto più di una bottiglia di vino italiano?

Politici inetti (nel “migliore” dei casi) corrotti e mafiosi e baroni inutili dell’università:

SVEGLIA!

Una bottiglia di vino su cinque venduta nel mondo proviene dall’Italia!

Fate il vostro dovere, una volta tanto:

siate di supporto, di controllo, di novazione ed innovazione tecnica e tecnologica, fate della ricerca applicata ad un prodotto di qualità che garantisca ulteriori sviluppi, aprite al mondo della produzione e della economia agro-alimentare, aprite le vostre menti, cercate di guadagnare e sudare il vostro immeritato salario certo e scontato.

Andate a lavorare e producete risultati:

alla economia italiana serve una Università del Vino.

Poi vedrete come decolla anche la Fiera dell’Agricoltura e del Vino (Enolsud Mostra Mercato della Vite e del Vino).

E mica è imbattibile il Vinitaly.

Svegliatevi coscienze assopite e professionalità tutte da dimostrare sul campo e non nelle carte bollate.

Che pena però, che idiozia imperante, che ignoranza, che mancanza di iniziativa.

E che palle che siete:

rendetevi utili e salverete anche il vostro posto di lavoro!

Ma, avete la pur minima idea della ricaduta economica che prevede un simile progetto?

Ma vi rendete conto, o attendete forse che, in Australia, oltre a produrre ottimi vini (produttori tedeschi), creino una Università del Vino (se non esiste già) che obblighi a decadere le bottiglie di vino italiane stappate nel mondo da una su cinque ad una su dieci?

Secondo me non siamo tutti uguali.

No, non siamo tutti uguali.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’università italiana non beve vino

mercoledì, 31 agosto 2011

Una bottiglia di vino su cinque vendute nell’intero globo è italiana.

Un dato confortante in un settore industriale come quello del vino che è trainante di molteplici settori:

dal settore agricolo di produzione delle uve, alla raccolta delle uve, al trasporto delle uve, al loro trattamento, alla loro trasformazione in vino, la suo imbottigliamento ed alla sua relativa commercializzazione e distribuzione.

Un intero universo economico si muove attorno ad una bottiglia di vino.

Eppure, pare che la ricerca italiana si tenga a doverosa distanza da questo settore.

Non esiste infatti in italia una “università del vino”, che collabori nella ricerca e nella selezione del vitigno, del terreno adatto al suo impianto, come non esiste una ricerca diretta alla produzione del vino, dei metodi utilizzati, della miscelazione fra vini diversi.

Una deficienza che pare pesa allorquando si tratti di vini di qualità (e non di quantità) e si tratti di incidere sul costo della singola bottiglia di vino, elevandolo alla sua qualità produttiva.

I vini italiani infatti, concorrono verso prezzi sempre più bassi, vista l’enorme produzione nazionale, favorendo e rendendo più economiche in questo modo, le sofisticazioni e le adulterazioni del vino.

Le ispezioni ed i controlli sul vino infatti, sono tutte postume, relative cioè alla verifica dle prodotto già imbottigliato e commercializzato, mentre la collaborazione della ricerca universitaria, offrirebbe l’opportunità di un controllo all’origine del vino e di un controllo diretto durante tutte le fasi della lavorazione come della produzione del prodotto primario:

l’uva.

Le inutili autorità alimentari non sono in grado di offrire quel controllo che solo una ricerca universitaria affiancata al mondo dell’uva e del vino potrebbe offrire.

Così, produciamo vini come fosse acqua, differenti e molteplici vini che fanno la ricchezza di molti, ma non la qualità di un unico marchio produttivo che rechi impresso anche il logo della ricerca universitaria.

Cos’, l’italia vanta una università (come una scuola) fra le più distaccate dal mondo economico e produttivo e sempre più sede di baronie familiari, parenterali e politiche.

Ottima scelta:

continuate così.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X