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Corruzione, mafie, evasione fiscale e usura : Italia uber alles

domenica, 23 settembre 2012

L’ultimo dato sulla corruzione rilevato dalla indagine dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics per Contribuenti.it Magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani, offre spunti di sicuro interesse come di certo disgusto.

L’indagine, rivolta ai paesi europei, incorona senza alcun dubbio l’Italia quale paese leader nella corruzione in Europa con un dato incredibile:

+68% della corruzione in Italia nei soli primi mesi del 2012.

Il dato precedente reso pubblico dalla corte dei Conti italiana parla di una corruzione che può essere stimata in 60 miliardi di euro/anno.

Se rapportiamo e confrontiamo i due dati, otteniamo una corruzione su base annua pari a circa 70 miliardi di euro che incrementa nei primi mesi del 2012 di circa 25 miliardi di euro.

Insomma, un incremento su base annua di circa 50 miliardi di euro, aumento che proietterebbe il monte totale della corruzione stimata in Italia alla cifra astronomica di 120 miliardi di euro.

Un dato grave e serio che va a sua volta relazionato al dato della evasione fiscale stimato in 200 miliardi di euro/anno, al dato della usura stimato in circa 50 miliardi di euro ed a quello del giro d’affari del maggior agente economico italiano, la maggiore organizzazione mafiosa europea e forse anche mondiale, la mafia calabrese detta ‘ndrangheta, che vanta un giro d’affari stimato in oltre 100 miliardi di euro.

Dovremmo anche fare i conti con una somma indicativa di altri 150/200 miliardi di euro/anno prodotti dalla somma del giro d’affari della camorra napoletana (oltre 100 cosche mafiose, 50 situate in napoli ed altre 50 nella provincia), più quello del famigerato clan dei casalesi, aggiunto a quello della mafia siciliana e della sacra corona unita pugliese

Il dato complessivo di ricchezza sottratta alle famiglie ed alle aziende oneste italiane dei cittadini-lavoratori appare attestarsi intorno ai 550/600 miliardi di euro all’anno.

Una cifra impossibile da sopportare per un paese che si vanta di essere civile, democratico e repubblicano.

Una cifra-tassa che pagano le aziende e le famiglie che vivono, lavorano ed operano in Italia, una ulteriore tassa imposta dalle mafie e dalla mala burocrazia e dalla mala politica, un mancato introito che viene sottratto al fisco ed al PIL nazionale
di ben 600 miliardi di euro all’anno.

La cifra è talmente alta da rendere molto più che evidente un nesso di relazione, un vincolo contrattuale, un patto mafioso fra istituzioni statali ed organizzazioni mafiose (trattativa stato-mafia), un nesso che va ricercato evidentemente nella casta politica e nella casta burocratica, saldamente al governo della Pubblica Amministrazione e del Potere Pubblico.

Con una buona dose di qualunquismo si potrebbe affermare che in Italia, la maggioranza degli italiani ruba, corrompe politici e burocrati, evade il fisco ed usura famiglie ed aziende italiane sotto la completa copertura di uno stato mafioso, infiltrato mortalmente dalle mafie e dalla corruzione politica.

Tale condizione si traduce in una situazione di emergenza effettiva, gravissima, impossibile da correggere con le regole di un sistema democratico, ormai sopraffatto totalmente dalla infiltrazione mafiosa e dalla raggiunta (da tempo, da sempre) maggioranza democratica dei numeri del malaffare, della malavita, della mafia, della mala politica e della mala burocrazia italiana, rispetto al mondo della legalità e della onestà.

L’unica correzione possibile ed attuabile, l’unica “cura” possibile per una tale situazione di emergenza è evidentemente l’applicazione della pena di morte per i reati sottoelencati nella ipotetica normativa salva-vita dello stato italiano, definita in soli tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

i reati di:

comportamento mafioso,
associazione mafiosa,
evasione fiscale,
corruzione,
concussione,
abuso d’ufficio,
usura,
sono puniti con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia ovvero liberamente,
viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La corruzione in Italia non esiste : per forza e valore di legge

giovedì, 31 maggio 2012

In questo momento nelle puzzolenti aule parlamentari di questo infame paese, si sta discutendo se sia corruzione una dazione in regalie piuttosto che una dazione in danaro.

Così, se si offre ogni anno la vacanza estiva e quella invernale al politico o al burocrate corrotto, non è reato, se si fa dono alla moglie del politico o del burocrate corrotto di gioielli esclusivi, non è reato, se al politico o al burocrate corrotto viene regalata un’auto lussuosa e gli si pagano le spese del relativo mantenimento non è reato, se si regala una villa o un appartamento al politico o al burocrate corrotto non è reato.

L’apoteosi della malavita criminale fatta legalità, l’invito esplicito a infrangere la questone morale e penetrare lo stato di diritto di altra malavita borderline.

Come potete vedere dalle proposte politiche di alto livello e spessore presenti oggi in Italia, la corruzione, la concussione e l’abuso d’ufficio non esistono più:

sono stati debellati a mezzo depenalizzazione legislativa.

Confermo la mia personale opinione di libero cittadino che questo paese sia profondamente corrotto in ogni sua forma ed espressione e che le aggregazioni di consenso a tali formule depenalizzanti, indulgenti, condonanti, amnistianti e grazianti sia evidentemente una aggregazione associativa di stampo mafioso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruption perception index 2011

sabato, 5 maggio 2012

Italia al 69° posto nella Corruption perception index ovvero Indice della Corruzione percepita.

Posizionata fra la macedonia ed il ghana, l’italia si conferma regina nella corruzione mondiale.

Il 69esimo posto nella classifica mondiale dei paesi maggiormente sentiti come corrotti deve essere confrontato con il 15esimo posto della Germania, il 19esimo di Belgio e Irlanda, il 25esimo della Francia ed il 31esimo della Spagna.

I 60 miliardi di corruzione in Italia ed i 200 miliardi di evasione fiscale uniti ai 40 miliardi di usura ed al primato della mafia calabrese ‘ndrangheta quale “maggiore agente economico italiano”, fanno dell’Italia un vero e proprio caso da primato mondiale della illegalità.

Proprio in questi giorni la decretazione governativa anti corruzione del premier Mario Monti è fatta oggetto di ostruzionismo da parte della casta politica italiana, con il primato assoluto di ostracismo da parte del PDL, guidato dal siciliano angelino alfano e da egli stesso desiderato come “il Partito degli Onesti”, che oppone alla approvazione del ddl anti corruzione una schiera di ben 43 emendamenti.

In tale condizione di criticità democratica, affrontare la corruzione come pure le mafie con tutti i limiti ben evidenti di un regime democratico appare ormai insufficiente.

Risuona ancora nell’aria italiana l’ultima provocazione del comico Beppe Grillo che propone come peggiore dell’aggressione mafiosa, l’aggressione corruttiva dei partiti politici, molto più importante e devastante nella economia e della società italiana.

Pena di morte per decapitazione del capo da comminare ai corrotti ed ai mafiosi.

Firmato:
Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre
detto
l’Incorruttibile

Berlusconi Kaput

martedì, 23 agosto 2011

Così termina l’epopea berlusconiana, quella miriade di sogni e di promesse liberiste e liberali naufragate in una questione morale che ha prima determinato la fine del movimento politico Forza Italia ed oggi quella del Popolo della Libertà, deceduto anch’esso sotto una pioggia di fragorose risate in risposta al rilancio del partito proposto dal siciliano alfano:

“voglio un partito degli onesti”.

Già, e perchè, sino al giorno prima cosa erano state Forza Italia ed il Popolo della Libertà?

Ridotto ad un movimento politico meridionalista, il PDL di Alfano-Berlusconi naufraga in sempre maggiori e peggiori disastri governativi e scandali politici arrivando a denigrare l’operato dell’unico alleato di governo che non ha mai tradito Silvio Berlusconi:

la Lega Nord.

Attenti osservatori ritengono di poter indicare negli scandali sessuali che hanno visto coinvolto in prima persona il premier italiano la goccia che ha fatto traboccare il Vaso di Pandora, facendone fuoriuscire ogni male contenuto in esso.

Altri indicano nella fallimentare attività governativa il nodo principale che ha impiccato il premier Berlusconi alla corda del fallimento.

Altri ancora vedono nell’immobilismo politico provocato da un PDL arenatosi nella battaglia della riforma della giustizia ovvero nella sempre più evidente impossibilità di varare le riforme che urgono al paese il motivo della caduta del berlusconismo.

Al sottoscritto piace invece sottolineare come sia stata ancora una volta l’infinita questione morale della casta politica italiana il fenomeno primario che ha condotto alla fine del buongoverno liberista e liberale.

Ne volete una prova concreta?

Bene, ne basterà una sola, defintiva.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso del berlusconismo è stata la prima volta in cui la Lega Nord non ha votato per salvare dalla galera, dalle intercettazioni o dalle indagini della magistratura inquirente l’ennnesimo berlusconiano coinvolto in scandali politici:

il deputato napoletano PDL Alfonso Papa, già magistrato.

Infatti, è solo dopo che la Lega Nord ha rifiutato il salvataggio del Papa che sono partiti gli attacchi diretti all’azione politica della Lega, cominciando dalla dichiarazione di fallimento del federalismo fiscale annunciata dal governatore pidiellino della regione Lombardia Roberto Formigoni e finendo con le ultme dichiarazioni del Berlusconi che sconfessano il leader leghista Bossi:

“stavolta sbaglia”.

A mio parere l’unico errore commesso dal Bossi fu quello di allearsi con un elemento politico border line come si è sempre dimostrato il Berlusconi (definito dallo stesso Bossi come il “demonio”), continuamente coinvolto in dubbie vicende e scandali continui, cresciuto all’ombra di un leader politico italiano che ha dovuto fuggire all’estero per non subire l’onta del carcere, o peggio, della lapidazione popolare a mezzo monetine metalliche in pubblica piazza.

L’elemento politico berlusconiano si è dimostrato nel tempo pericolosamente attaccabile dalle organizzazioni mafiose che, egli stesso, non ha mai determinatamente attaccato, se non attraverso la magnifica opera di contrasto alle mafie realizzata dal ministro leghista Roberto Maroni, autentico eroe dell’anti-mafia contemporanea.

Ma, l’attacco del Berlusconi alla Lega, rischia isolare la Lega stessa, e non il PDL.

Forse è proprio una volontà politica non secondaria del Berlusconi quella di sostituire lo scomodo alleato leghista con un più accomodante alleato di marca UDC come il Casini, da sempre antagonista sprezzante e disprezzante del leghismo e del buongoverno.

Certo, fra l’epopea leghista maroniana e quella del siciliano Totò Cuffaro (governatore UDC della Sicilia dal 2001 al 2008; indagato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento a Cosa Nostra, rivelazione di segreto d’ufficio e concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra in varie indagini della magistratura anti-mafia; Totò Cuffaro è stato inoltre interdetto perpetuamente dai pubblici uffici, licenziato dalla Regione Sicilia e radiato dall’Ordine dei Medici; lo stesso Cuffaro viene invece “premiato” dall’UDC di Pier Ferdinando Casini con l’elezione al Senato della Repubblica), non corre di mezzo un mare e nemmeno un oceano, ma un intero universo, ma per un elemento assai spregiudicato e disperato come il Berlusconi, la cacciata della Lega anti-corruzione ed anti-mafia dal governo potrebbe essere piacevolmente compensata con l’entrata di un partito politico come quello dell’UDC:

simili con i simili.

D’altronde, il Berlusconi, come pure il Casini, come pure il Fini, come pure il Bersani, raccolgono gran parte del loro consenso elettorale nelle regioni del centro-sud, ed una simile alleanza, un simile matrimonio d’interesse può essere compreso fra le scelte possibili di questa casta politica impossibile invece da sopportare.

Il tutto, condito e benedetto da un capo dello stato napoletano, che ha imposto a governo e parlamento l’ennensimo salvataggio della su napoli, salvataggio che viene pagato ancora una volta dal nord, cui si impone anche di ricevere la mai finita monnezza napoletana e di cui non si sa più nulla:

non si sa dove sia finita, quale regione l’abbia ricevuta, quali termovalorizzatori la stiano smaltendo, se siano state preventivamente fatte delle analisi sulla eventuale presenza di tossico nocivi o di elementi radioattivi nella monnezza napoletana, difficilmente definibile solo come un rifiuto solido urbano.

L’idea che esista un fronte anti-leghista ed anti secessionista del nord, si affaccia con sempre maggior forza nelle analisi delle vicende italiane.

La trappola-estorsione della finta volontà politica federalista in cui è stato infine fatto cadere il leader leghista Bossi, odora infatti di tipica trappola del potere romano, democristiano in specie.

Così, siamo giunti alla fine dell’era berlusconiana, naufragata in una irrisolta ed immensa questione morale.

Ma il dubbio che con Berlusconi cada tutta una trama di “potere pubblico ad interesse privato di corporazione e di casta” ereditata dalla prima repubblica e mai effettivamente contrastata, mette in forse la stessa sussitenza dello stato unitario italiano, così degradato nel malcostume politico-istituzionale, così estraneo alla crisi che sta uccidendo famiglie ed imprese e così lontano dalla vera azione anti-mafia del ministro dell’Interno Roberto Maroni (mai un napoletano, un campano, un calabrese o un siciliano hanno testimoniato politicamente una concreta lotta alle mafie, nessuno di loro, tranne il varesino e lombardo Maroni), così evidentemente chiuso in se stesso e nella unica prospettiva politica di salvare il meridione italiano, anche a costo di massacrare definitivamente tutto il nord per questo motivo.

La lotta politica italiana è infatti oggi inserita tutta in un solo modello politico:

quello di una dirigenza politica e burocratica meridionale (la scelta del Berlusconi di nominare come suo delfino un siciliano la dice tutta in tal senso) degradata e devastante che andrebbe esiliata in blocco in altro luogo, in altro stato.

Le esigenze del Popolo del Nord vengono tutte messe in subordine alla salvezza di questo sud, di questa sua classe dirigente, di una casta corporativa politico-burocratico-partitocratica che è incoronata di “invidiabili primati”, come quello della corruttibilità.

Resta ancora insabbiato infatti, il DDL anti-corruzione, rimpallato e insabbiato nelo senato della repubblica presieduto dal siciliano schifani, ad opera del capogruppo del PD, la siciliana Anna Finocchiaro (che dichiarerà trionfante la propria responsabilità nell’aver impedito l’approvazione del DDL anticorruzione) e di un ministro della giustizia siciliano come alfano, successivamente investito della responsabilità impossibile di fare del PDL, un partito degli onesti.

Da dove provenga il male pubblico italiano, questo non è un mistero.

Basta infatti sfogliare le pagine dei giornali degli ultimi decenni per scoprire chi e cosa uccide questo paese.

Tutto il resto è solo un misero teatrino politico che andrebbe condannato in toto ad un esilio in terra africana, così come avvenne per quello volontario del loro predecessore bettino craxi.

Tangentopoli non è mai finita in questo paese.

Ma la corruzione ha ormai finito questo paese che ha fatto del “togliere al povero per dare al fannullone”, una regola di vita suicida e volgare, degradante e massimalista.

Con la fine di berlusconi si aprono finalmente nuove sfide per il contrasto alle mafie ed alla illegalità diffusa, ivi comresa la corruzione politica.

Sempre che la casta politica italiana non preferisca “questo berlusconi” e lo salvi dalle sue stesse responsabilità.

Tutto può essere in questo paese, laddove il senso di responsabilità e del dovere, come lo spirito di sacrificio, sono da sempre derisi ed emarginati dal potere pubblico, che risulta invece intriso di fannulloni e di corrotti, di troppo sensibili alle sirene mafiose ed affatto spaventati da quelle della polizia di stato.

Togliere al povero per dare al fannullone.

Almeno sino a quando le sane amministrazioni pubbliche del Nord decidano di non rispettare più il patto di Stabilità che quelle del Sud non hanno mai voluto rispettare sino in fondo.

Almeno sino a quando i poveri non decideranno di lapidare a suon di monetine tutti i fannulloni ed i corrotti di questo paese.

Qualunque poltrona del potere pubblico rappresentino.

Qualunque.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lo sviluppo fra Bunga Bunga e Waka Waka: altri danari gettati nel cesso di un sud assoggettato alle mafie e alle caste corporative.

giovedì, 23 giugno 2011

Quando si parla di sviluppo, bisogna intendersi bene sul sull’uso o sull’abuso di questo termine, in Italia.

Sono più di 60 anni che si investono danari nella cloaca meridionale in Italia, con il solo risultato che, ad arricchirsi, sono stati mafiosi, politici e burocrati corrotti, caste corporative e mondo della illegalità, tutti, tranne le popolazioni meridionali.

E se qualcuno ritiene questo un discorso razzista, si sbaglia di grosso, poiché il razzista è lui, e quelli come lui che continuano a finanziare progetti di sviluppo del sud per arricchire solo ed esclusivamente mafiosi, politici e burocrati corrotti, dimostrando un vero razzismo verso quelle popolazioni meridionali che vengono nuovamente depredate dei finanziamenti per lo sviluppo e di quelle settentrionali che vengono ancora una volta derubate della propria ricchezza.

Il provvedimento per lo sviluppo io non l’ho letto, tanto è inutile, avendo compreso come ragiona chi lo ha scritto:

mantenere ogni privilegio di casta, di corporazione, di professione, impedendo l’accesso alle professioni, al mondo del lavoro, agli appalti pubblici, ai finanziamenti pubblici, ai posti di lavoro pubblici, impedendo l’accesso alla burocrazia e alla politica a tutti coloro i quali non accettano questa visione mafiosa ed ostruttiva dello sviluppo del paese.

L’unico vero provvedimento per lo sviluppo che funzioni è quello che prevede la pena capitale per tutta questa casta politica invereconda, ignobile ed assassina:

è la casta burocratico-partitocratica l’unico vero impedimento allo sviluppo del paese, eliminando la quale, si avrebbe immediatamente uno sviluppo potente e deciso del popolo.

Poichè la casta si tramanda il potere di generazione in generazione, di famiglia in famiglia, di potere in potere, di corporazione in corporazione, di professione in professione, diviene assolutamente impossibile ottenere uno sviluppo generalizzato serio che provveda a redistribuire una grande ricchezza in modo equo e democratico.

Oggi invece accade che la casta erode tutta la ricchezza possibile, occupa tutto il potere possibile, impedisce l’accesso ad ogni mondo e settore che produca potere alle nuove generazioni di giovani, specie quelli che non appartengono o non giurano fedeltà alla casta stessa.

Altro che giuramento di fedeltà alla Repubblica, queste caste corporative si sono costruite uno stato privato travestito da stato di diritto.

Ecco svelato il mistero di pulcinella di uno sviluppo che non arriva mai e non arriverà nemmeno questa volta.

O si cambia tutto il sistema, o gli unici ad arricchirsi saranno sempre gli stessi.

A voi la scelta.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione: così si debella

mercoledì, 26 maggio 2010

A seguito di numerosi casi di paventata corruzione che vedono coinvolti uomini politici, leggo che il presidente del consiglio dei ministri, Cav. Silvio Berlusconi, promise un insaprimento delle pene.

Mi permetto una umile indicazione, un piccolo contributo personale alla eliminazione della corruzione.

La corruzione come la concussione vertono intorno al cardine del potere pubblico, sia politico-amministrativo che burocratico.

Se Lei, caro presidente del consiglio dei ministri, vuol veramente debellare questo cancro che uccide l’Italia, può sicuramente agire con una norma che riporta al suo interno un solo articolo:

“chiunque rivesta funzioni, attribuzioni o eserciti poteri pubblici ovvero agisca in funzione di incarichi pubblici è punito per tutti i reati commessi in uso o abuso di dette funzioni e poteri con la pena prescritta dalla legge, caso per caso, moltiplicata per tre (3) volte unificando le pene per i reati di corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio nella misura unica applicabile da 6 a 12 anni di reclusione”

Cosicchè, se una corruzione può essere punita con sei (6) anni di detenzione, la pena viene automaticamente portata a diciotto (18) anni.

Attualmente sono previsti i seguenti reati (che andrebbero unificati sul versante della pena) con le seguenti pene previste, caso per caso:

Concussione > da 4 a 12 anni

Corruzione per un atto di ufficio > fino ad 1 anno

Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio > da 2 a 5 anni

Corruzione in atti giudiziari > da 3 a 8 anni

Per questi reati, come per quelli simili di istigazione alla corruzione, peculato, abuso d’ufficio, ect., la pena prevista andrebbe quindi unificata in un minimo di 6 ad un massimo di 12 anni di reclusione.

Se venisse applicato il moltiplicatore che propongo, le pene minime partirebbero da 18 anni sino ad un massimo di 36 anni di carcere!

Stesso dicasi per l’abuso di ufficio, reato dietro al quale si cela spesso l’interesse privato e personale ad accelerare o a frenare una pratica d’ufficio, in favore di qualcuno (perchè ha già pagato l’estorsione corruttiva) o in sfavore di qualcun altro (per fargli capire che se non paga la tangente, la sua pratica verrà insabbiata).

Detto e fatto.
Semplice e veloce.

Ovviamente, inapplicabili per il reato di corruzione e di abuso d’ufficio devono essere tutti gli sconti di pena.

Ovviamente la sentenza va emessa prima che il reato cada in prescrizione.

Se prendi 18 anni di detenzione, te li fai tutti, caro corrotto.

E senza sconti.

Oh, dimenticavo:
visto che i reati di corruzione e di concussione e similari possono vedere coinvolti burocrati o politici, proprio perchè nella loro relativa qualità e ne loro relativo potere, nessuna immunità e impunità deve essere prevista per il politico colto con le mani nel sacco.

Così, si debella la corruzione.

Se veramente si vuole debellare la corruzione in italia.

La corruzione in italia è tutelata per legge

domenica, 23 maggio 2010

Continuano i soliti quotidiani attacchi alle riforme e al cambiamento in questo paese, mentre questi attacchi, ignorano il divieto di indagine della magistratura e di inchiesta dell’informazione imposto dalla politica.

Dai vertici istuzionali italiani ricoperti da fini e napolitano, provengono quotidiani appelli su mere questioni tecniche della produzione di atti del governo (e non sulla sostanza e sul merito, indicando così una volontà politica subdola di fermare il federalismo senza doverlo attaccarle a viso aperto e di ignorare l’indulto sulla corruzione che si sta varando in questi giorni), appelli che mirano certamente a rallentare il varo di ogni provvedimento del governo che vada nella direzione del riformismo, del cambiamento, del federalismo.

E che dire del silenzio imbarazzato ed imabrazzante del presidente del CSM mancino, coinvolto anch’esso in una inchiesta giornalistica che pubblica l’esistenza di una lista al vaglio della magistratura per potenziali violazioni di legge in tema di appalti pubblici da parte di vertici burocratici, isituzionali, poteri dello stato e politici?

Nulla dicono e fanno questi signori invece, per il provvedimento che limita le intercettazioni per reati come quello della corruzione, rendendo impossibile perseguire per legge i corrotti ed i corruttori, ed in special modo, impedisce di usare le intercettazioni verso i politici, burocrati e pubblici amministratori che prendono mazzette, si fanno pagare le case, le ville, le vacanze, i vestiti costosi ed un livello di vita che altrimenti non si potrebbero mai permettere con il solo sudore della fronte, visto che non hanno mai lavorato neppure un giorno della loro vita.

In un momento così delicato della vita del paese, questo silenzio della casta politica partitocratica sulle intercettazioni in caso di corruzione e concussione pesa in modo impossibile sulla tenuta dello stato di fatto e dello stato di diritto in Italia.

Altresì, pesa come un macigno il DDL anti corruzione, ormai svilito e reso un falso bersaglio depistante:
in pratica si dice che un politic corrotto non potrà essere intercettato e perseguito dalla legge, ma al massimo, un politico corrotto non potrebbe ricandidarsi.

E’ una legge-salvacondotto per la malapolitica, per quel mondo della illegalità diffusa e della corruzione che si nasconde all’interno della casta politica.

Bravi, ottimo lavoro.
era proprio questo che i cittadini vi chiedevano disperatamente:
salvare i politici, i burocrati, i manager pubblici ed i pubblici amministratori corrotti.

Ora, manca solo un bell’indulto, ed il quadro è completo.

Ma il federalismo no, quello non lo volete proprio.

Sarà perchè il federalismo fiscale è incompatibile con la presenza delle organizzazioni mafiose, come ben dice il ministro leghista on. Roberto Maroni?

Intanto, le prime manifestazioni di piazza dell’estremsmo politico fanno csapolino in ogni dove e sempre più forte, si sente l’odore di bruciato in questa repubblica sull’orlo del baratro che non riesce a proprio fare a meno della corruzione, che viene così difesa e tutelata per legge.

I libri di storia non risparmieranno aspre critiche a questo modo di agire della casta politica italiana, tutta intrapresa a difendere corrotti e corruttori, concussi e concussori dalle intercettazioni e dalle indagini della magistratura e dalle inchieste giornalistiche inbite nella pubblicazione di tali atti.

Italiani:
voi non dovete sapere, non avete il diritto di sapere e non avete il diritto alla giustizia nei confronti della impunibile ed intoccabile casta partitocratica italiana.

Altro che difesa della privacy e del DDL anti corruzione:
ma chi pensate di prendere in giro?

Cari italiani, ve la dico io la verità, anche a costo di pagarne il costo in maniera smisurata ed inumana:
questa casta politica non vuoe salvare le famiglie, le aziende ed i lavoratori come i disoccupati italiani, ma vuole salvare solo se stessa e la sua molto opinabile concezione di amministrazione della cosa pubblica.

L’unico movimento politico che punta a salvare i cittadini italiani dalla crisi e dal baratro pericoloso del fallimento, è la Lega Nord di Umberto Bossi.

Questa è l’unica verità che esista oggi in Italia.

Questa è l’unica bandiera politica per la quale vale la pena combattere.

Ricordatevelo quando avrete dinanzi una scheda elettorale.

Paralizza la politica italiana, sfascia il governo, impedisce le riforme

mercoledì, 28 aprile 2010

L’attività politica di Gianfranco Fini è tesa a paralizzare la politica italiana, a sfasciare il governo del paese e ad impedire le riforme del cambiamento.
Come un virus fini sta corrodendo dal di dentro le istituzioni, ne blocca le funzioni vitali, le rende inoperative, proprio quando la crisi economica pretende manovre tempestive per salvare vita e lavoro a famiglie ed aziende italiane, duramente colpite anch’esse da questa forma virale di irrazionalità finiana.
Incredibile il silenzio che proviene dalla opposizione, cui certamente questo gioco fa comodo, ma che resta anch’essa esterrefatta dalle follie quotidiane compiute dalla virologia finiana.
Incredibile anche il silenzio delle istituzioni, che assistono inermi allo sfascio continuo creato ad arte da fini.
Tutti fermi, con il fiato sospeso, a guardare una minoranza politica piccola piccola che manda in rovina famiglie e aziende italiane.
Questo atteggiamento di attesa e di silenzio nuoce gravemente al paese, distrugge la fiducia delle famiglie e delle aziende nelle capacità della politica di dare risposte tempestive ed esaustive ai propblemi quotidiani sempre più gravi e seri della gente.
Il cancro della crisi attanaglia l’Italia, ma il virus finiano, riesce a far danni ancora maggiori.
Cercasi politico con attributi veri che sbatta fuori fini e la sua irrazionale violenza devastatrice dalle alte poltrone parlamentari, dal governo e dalla vita di questo paese.
Fini è la patologia che uccide l’organismo italiano:
cercasi cura efficace.
Subito.
Altrimenti il malato potrebbe decedere nella spasmodica attesa di una cura.