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Crollo Italia – Italien Zusammenbruch – Italy collapse – Italie effondrement

domenica, 25 agosto 2013

Dal 1997 sino ad oggi la spesa pubblica italiana è cresciuta, e di molto, invece di diminuire come promesso e come dovuto dai seguenti governi politici italiani:

Romano Prodi 1996 – 1998
Massimo D’Alema 1998 – 2000
Giuliano Amato 2000 – 2001
Silvio Berlusconi 2001 – 2006
Romano Prodi 2006 – 2008
Silvio Berlusconi 2008 – 2011

Aumentata in soli 15 anni di quasi il 70%, la spesa pubblica italiana si porta a quota 725mld/anno bruciando quasi la metà (48%) del PIL (Prodotto Interno Lordo) cui vanno aggiunti 87mld di interessi sul debito pubblico sovrano pagati nel solo anno 2012, che portano la spesa pubblica a sfondare abbondantemente la quota degli 800mld annui e al 52% la quota di PIL bruciato dalla spesa pubblica.

Il debito pubblico continua anch’esso a correre toccando a giugno di questo anno il 130% del PIL pari a 2.075,71mld di euro.

Per far fronte ad un abnorme debito pubblico come quello italiano, lo stato ha emesso nel solo 2012 titoli per un totale di 471.904mld di euro, su cui dovrà pagare interessi pari a 14,67 miliardi.

In totale, il debito aggregato di stato, famiglie, imprese e banche in Italia (debito pubblico + debito privato) si attesta a quota 6mila miliardi di euro pari al 400% del Pil.

L’indice PMI italiano resta sotto quota 50 (in contrazione), al contrario di quello francese e tedesco che è tornato in dato espansivo.

La produzione industriale è in caduta libera negli ultimi dieci anni perdendo il 18% circa e continuando a perdere due punti ogni anno.

La Curva di Laffer, l’effetto negativo derivante dalla eccessiva pressione fiscale resta incompatibile con una crescita della economia italiana.

Il dato sconcertante ma affatto sorprendente è quello della crescita parallela della spesa pubblica e della corruzione politica e burocratica, entrambe cresciute in modo verticale da Tangentopoli ad oggi in un circolo vizioso di crescita continua di spesa e debito:

in pratica il debito pubblico si sovrappone perfettamente alla corruzione lanciando dubbi pesanti sulla sua formazione.

Gli attori politici principali di un tale indirizzo nel rapporto diretto fra corruzione politica e burocratica e aumento di spesa e debito, sono quelli iscritti in capo a questo post, figuri altrimenti noti come la tanto vituperata e contestata casta politica italiana, personaggi ancor oggi determinanti nelle scelte del paese, purtroppo.

La perdita di concorrenza dei prodotti e dei servizi italiani nei confronti della economia globale si traduce nell’uscita dalla Top 100 europea della competitvità dell’ultima regione italiana ancora ivi presente, la regione Lombardia, crollata alla 128esima posizione secondo il nuovo indice pubblicato dalla Commissione Europea.

Un tale risutato è stato raggiunto solo grazie agli sforzi congiunti delle forze politiche, sia di cdx che di csx, una casta partitocratica capace solo di distruggere, sprecare, sperperare e derubare ricchezza al Paese Reale, ormai entrato in un rapporto mosso da totale odio repulsivo rispetto allo stato di diritto che lo rappresenta e governa.

Nell’indice di competività europeo, (in)utile dirlo, fra le ultime regioni ad essere rappresentate vi sono quelle meridionali italiane, nonostante dal tavolo politico, economico, di governo e sociale italiano sia del tutto scomparsa la “questione meridionale” insieme alla gemella “questione morale”.

Il mondo della (disin)informazione, dei media, dei blogger e dei social network si allinea all’ordine politico e oscura la questione meridionale, quasi fosse stata già risolta e non fosse una questione determinante nel tracrollo italiano.

In effetti, la negativa influenza di regioni come la Sicilia, la Calabria e la Campania nell’andamento generale della vita pubblica e privata italiana rappresenta un pericolo vitale per lo stato di diritto italiano che ne è grandemente influenzato a causa del rilevante peso politico che queste regioni raggiungono grazie al loro peso elettorale, peso che si traduce in un enorme condizionamento nelle scelte politiche e di governo da parte delle organizzazioni mafiose e da parte di stili di vita e modelli di riferimento assai negativi e parassitari del sistema produttivo e competitivo italiano, rappresentando un peso insopportabile che impedisce al paese di decollare verso un differente futuro da quello che invece lo attende.

E se questa realtà ha un senso ed un (dis)valore allora è da essa che dobbiamo partire per tentare di risolvere i nodi che la casta politica non ha mai veramente affrontato, un po come quella sporcizia che una manchevole domestica seppellisca quotidianamente sotto il tappeto del salotto, rimandando solo il momento in cui il totale della sporcizia prevarrà definitivamente sul totale generale:

ogni problema accantonato, rimandato, irrisolto e ignorato è un delitto, un abuso omissivo inaccettabile, irricevibile.

Pertanto, se un barlume di razionalità e di intelligenza resta negli italiani, non è possibile che vedere come auspicabile una sospensione al suffragio perlomeno decennale di siciliani, calabresi e campani, tempo minimo sufficiente per scarnire le difese dell’anti-stato che infiltra, condiziona, estorce e ricatta lo stato di diritto e per consentire di eliminare definitivamente quei fattori di decrescita, contrazione e depressione imposti con la forza e la violenza alla economia legale.

Il paradosso di dieci anni di non partecipazione al voto di siciliani, calabresi e campani per recuperre il sottosviluppo meridionale che ancora il resto del paese ad un Mediterraneo fallito ed in fiamme piuttoso che lanciarlo in una nuova, grande e forte Europa dei popoli che imponga la sua forza nel contesto globale, producendo crescita e sviluppo capaci di ridurre la distanza (gap) fra nord e sud italiano, fra centro e periferia europea, fra paesi virtuosi e paesi viziosi.

Dieci anni per ricostruire l’Italia e fare, una volta per tutte, gli italiani.

Oppure perire tutti insieme nel contesto attuale, assai mafioso e corrotto, immobile e paralizzante, deprimente e foriero di cattivi presagi.

Essere protagonisti della rinascita europea o pagare l’ira funesta della storia:

è cosa nota a tutti che la storia non attende nessuno, ma travolge quei popoli e quei territori che si presentino impreparati al suoi appuntamenti.

Dieci anni di fare e di lasciar fare, dopo decenni di finto antagonismo politico in brodo di democrazia bloccata che serviva a mascherare un governo nella continuità di poteri forti oscuri e maligni, corrotti e mafiosi.

Dieci anni di razionale conduzione della cosa pubblica incondizionata dal male per assicurarsi un secolo di benessere e di ricchezza.

Mi sembra un buon affare.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X