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Leader senza credibilità affrontano un mondo in fiamme

mercoledì, 10 agosto 2011

Gli Stati Uniti d’America vivono la più grande crisi di identità della sua intera storia, trascinando il più potente stato mondiale in continue ed umilianti sconfitte storiche:

– l’attacco terroristico alle torri gemelle (Twin Towers), alla Casa Bianca ed al Pentagono del 2001;
– il donwgrade del rating americano da AAA ad AA+ del 2011;
– il fatto che l’intero debito pubblico americano sia nelle mani della repubblica socialista cinese, leader mondiale di quel comunismo che gli Stati Uniti d’America credevano di avere storicamente sconfitto;
– il fallimento definitivo dei tentativi di esportazione della democrazia multirazziale e multietnica americana nei paesi arabi come nella neonata Unione Europea, Europa sempre più diretta invece a tutela e difesa delle proprie identità e sempre più convinta del fallimento dei modelli sociologici multietnici, multireligiosi e multirazziali americani, europei e mondiali.

L’America vive con estrema difficoltà il tramonto del suo predominio mondiale e la propria crisi interna, che appare tutta di natura politica nella mancanza di controlli e nelle scelte sbagliate entro cui si sono mossi segmenti bancari e finanziari interni, rei di aver provocato la più grave crisi economico-finanziaria globale degli ultmi decenni.

Il Mediterraneo è letteralmente esploso in mille rivolte popolari represse duramente e nel sangue da dittatori falso-democratici che si arricchivano ingordamente affamando il popolo che oggi si rivolta contro il loro prepotere e la loro ingordigia.

Il sud dell’Europa è attanagliato da una gravissima crisi socio-economico-finanziaria pesantemente aggravata dallo stile di vita piuttosto improduttivo e disgraziatamente costoso e sprecone delle popolazioni meridionali, lasciando paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia in balia degli eventi ed esposti ad un grave rischio di collasso totale del sistema statuale, sociale ed economico.

Il nord Europa deve fare i conti con i costi che è costretto a pagare per le irresponsabilità di generazioni e generazioni di quadri dirigenti dei paesi meridionali che hanno truffato, corrotto ed abusato il sistema pubblico a danno proprio di quei paesi che ne sostenevano il peso e garantivano il rifinanziamento del loro debito pubblico.

L’Inghilterra si mostra sconquassata da violente rivolte, sfociate in atti vandalici, delinquenziali ed aperte violazioni della legge a causa della depressione socio-economica conseguente al piano di rientro del debito pubblico che prevede misure importanti di taglio alla spesa pubblica, l’aumento delle tasse universitarie e una riduzione di circa 400.000 posti di lavoro.

La Norvegia si sveglia assassinata al cuore dalle gesta violente di un giovane norvegese che punta il dito contro l’immigrazione di soggetti di religione islamica, ormai cresciuti numericamente in tal modo da mettere in pericolo lo stile di vita norvegese ed europeo, in grado di modificare in maniera importante gli usi ed i costumi come in un prossimo futuro anche le leggi dello stato, tradendone le tradizioni, la cultura, la religione, le consuetudini, avendo aggredito il sistema stato come un cancro e rifiutandosi di integrarsi ad esso.

La Francia scopre improvvisamente di essere sull’orlo di un possibile downgrade che la metterebbe in seria difficoltà nelle politiche interne, difficoltà dalle quali il presidente francese aveva tentato di distrarre attraverso una nuova quanto aggressiva politica estera guerrafondaia e neocolonialista.
La Francia vive infatti un grave problema interno essendo il paese europeo con il più alto numero di cittadini residenti non francesi e non cristiani, ma mussulmani.

Il Belgio attraversa la più grave crisi della sua storia con l’assenza di un governo che è durata ben 400 giorni (record mondiale) e si prepara ad una secessione interna della componente fiamminga da quella francofona ovvero ad una forte spinta verso un federalismo politico reale da realizzarsi in tempi brevissimi.
La inconciliabilità e la incompatibilità fra le proposte politiche fiamminghe e quelle vallone, offre la visione ed uno spaccato di un paese in crisi profonda, potenzialmente terminale:
il paese che ospita la capitale europea, Bruxelles, rischia di non esistere più nei termini in cui è esistito sinora, così come l’Unione Europea stessa.

La Germania occupa sempre maggiori spazi di potere europeo, sostituendo ormai le istituzioni europee in piena crisi di indentità nelle scelte politiche, economiche e finanziarie, tanto da far pensare che, dopo il progetto abortito di una Grande Europa, assisteremo alla nascita di una Grande Germania, che conterrà, governerà e rappresenterà l’Europa tutta.

L’Italia, aggravata dalle storiche condanne della presenza di organizzazioni mafiose potenti e condizionanti le scelte politiche, di un meridione in gran parte fuori legge ed appendice costosa e sprecona di ricchezze altrui, e di un settentrione che appare incapace di prendere in mano la situazione per meglio tutelare i propri interessi, vede il suo governo navigare maldestramente in acque molto agitate e condizionate dalle continue richieste dall’alto e dal basso di urgenti riforme da attuare per salvare il paese da un possibile default, cui invece l’esecutivo italiano risponde sordamente con piccoli e “continui aggiustamenti estivi” ad una manovra finanzaria che nulla riforma e nulla risolve, ma i più poveri impoverisce.
Non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire, ovviamente.
Eppure l’Italia, nella persona del ministro dell’Interno on. Roberto Maroni aveva per qualche mese fatto tremare l’Europa intera e la Francia in particolare nel tema della gestione dei flussi migratori clandestini che arrivavano in Italia da un Mediterraneo avvolto nelle fiamme delle rivolte popolari acuite propio dalla ingerenza guerrafondaia e neocolonialista francese, inglese e americana.
Il ministro Maroni aveva in breve tempo messo in crisi tutti gli accordi europei sulla libera circolazione delle persone (Trattato o Convenzione di Schengen) ottenendo immediatamente l’incondizionato sostegno di componenti politiche francesi e olandesi determinanti, ed aveva costretto le autorità europee in posizioni di difesa indifendibile, ovvero di una resa senza condizioni o di una fuga precipitosa dinanzi a giuste critiche ed ai continui richiami al dovere.
Ma l’intervento congiunto del premier e del capo dello stato italiani sbarrò la strada a questa crescita politica di leadership, raggiungendo un vergonoso accordo proprio con quella Francia che era causa primaria del male italiano, ed ottenendo in cambio di questo “favore”, la poltrona della BCE per l’italiano Draghi, sebbene questo “accordo della vergona e del tradimento”, non sembrasse affatto coincidere con l’interesse nazionale italiano in quel momento storico.
Ma il mondo sa come “comprare” la casta politica italiana:
basta una poltrona del potere e tutto si mette a posto.
E così è stato, infatti e purtroppo, contro ogni interesse del popolo italiano e contro la potenziale emersione di una Grande Italia che si affiancasse alla crescita continua e potente di una Grande Germania.
Ma la carenza di leader politici decentemente dotati e non vendibili al nemico o corruttibili o ricattabili, è stata da sempre la noia maggiore di cui soffre il sistema statuale italiano.
Laddove leader intelligenti si sono imposti, sono sempre stati traditi e sacrificati su altari molto pericolosi, come nel caso di Aldo Moro o di Marco Biagi o come nel caso di Roberto Maroni, tradito e consegnato al nemico come in questo caso, ovvero esposto ad altissimo rischio come nel caso del varo della riforma del lavoro o quello del più grande contrasto mai realizzato nella storia italiana alle organizzazioni mafiose.
I “giusti” in Italia son sempre caduti sotto i colpi delle mafie o del terrorismo.
Ma Roberto Maroni pare esser fatto di una stoffa ben più resistente, anche ai tradimenti assegnatigli dalle più alte cariche dello stato italiano.

Il mondo sembra avvolto nel fuoco della presenza di leader senza alcuna credibilità e capacità, che tentano pedissequamente di contrastare la nascita di veri ed autentici leader politici, gli unici in grado di risolvere i problemi che alimentano le fiamme che avvolgono e soffocano l’intero globo.

Ma la storia non conosce sconfitte:

tornerà l’era dei leader e degli esseri umani eccezionali così come è tornata l’era della crisi delle democrazie.

Chi si opporrà al cammino della storia, ne verrà certamente travolto.

Chi non ha capacità e credibilità sufficienti, è ora che vada a fare altrove quel che non ha il coraggio di fare nei palazzi del potere, poichè non è con povertà umane e morali importanti che si costruisce il futuro del mondo, il futuro di questo mondo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La strategia energetica in un paese che non è unito

mercoledì, 23 febbraio 2011

La Libia, grande fornitore di petrolio e di gas per l’Italia, ha fermato la produzione di petrolio e condizionato la scelta di fermare l’afflusso di gas verso l’Italia.

Per il metano non vi sono grandi problemi per le aziende e le famiglie italiane, poiché l’afflusso del gas è garantito sia dall’Algeria (almeno sino a quando anche questo stato arabo islamico non entrerà in crisi irreversibile) che dalla Russia.

Inoltre, l’inverno è agli sgoccioli, e la richiesta di gas per riscaldamento diminuirà nel prossimo futuro.

Resta il problema del petrolio, dal quale il nostro paese è completamente dipendente.

In questi anni di crisi generalizzata, si riscontra quanta idiozia vi fu nella scelta ideologica italiana di dire NO alla energia estratta da fonte nucleare.

L’Italia non possiede risorse energetiche di alcun tipo, se si fa eccezione per un eolico che non sorregge certamente la richiesta di energia per uso domestico, figurarsi quella per uso industriale.

Questa dipendenza da paesi esteri, mostra tutti i suoi limiti in questi tempi di crisi travolgente, crisi finanziaria, crisi economica, crisi energetica, crisi ambientale, crisi sociale, crisi internazionale.

L’importazione di elettricità prodotta da centrali nucleari francesi (collocate ai confini dell’Italia del nord, peraltro), sopperisce alla fame energetica italiana, certo, ma crea una dipendenza senza soluzione di continuità ed un deficit economico importante.

Le nostre aziende infatti, non riescono a competere con quelle straniere nella fornitura di merci e di servizi anche per l’alto costo della energia elettrica in Italia.

Scoprono così, gli intelligentissimi strateghi italiani avversi alla fonte nucleare per la produzione di energia, l’elevato rischio di crash che ha il nostro paese nel settore energetico.

Crash, sì, inteso come sopravvenuta quanto prevedibile impossibilità di far fronte alla domanda interna di energia, in caso di crisi esterne che ne compromettono l’approvvigionamento.

Una avvisaglia ne fu invero, la crisi che intervenne fra Russia e Ucraina, nella distribuzione del gas in Europa, gas che veniva sottratto dall’Ucraina senza corrispettivo di pagamento alcuno.

Ma anche allora, gli animi antagonisti alla fonte di energia nucleare fecero finta di non ascoltare e di non vedere quel che accadeva, a causa dei prosciutti ideologici che ricoprono le loro orbite oculari.

Ma il mondo non cambia direzione per questi pregiudizi ideologici e la mancanza di energia produce in italia un deficit impossibile da pagare e da sostenere, sia per le famiglie che per le aziende italiane.

Soprattutto dal sud dell’Italia provengono NO al nucleare che hanno il sapore di slogan politici da riscuotere in campagna elettorale, mentre il nord, continua a pagare per tutto il paese, la vicinanza delle centrali nucleari al confine con la Francia.

Bene, stacchiamo la spina allora, a quelle regioni che vogliono continuare a consumare energia elettrica senza pagarne le relative conseguenze e rischi.

E’ un po’ quello che avviene per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani:
nel sud non si costruiscono termovalorizzatori, a causa delle proteste (ingiustificate) di coloro i quali dichiarano che le emissioni di un termovalorizzatore sono dannose per la salute (assolutamente non vero), laddove si continua a produrre enormi quantità di rifiuti solidi urbani che non vengono differenziati, non vengono bruciati nei termovalorizzatori (un business che produce ricchezza ed energia) e non vengono raccolti, creando l’ennesima crisi della monnezza che deve risolvere il solito nord, sia in termini di costi finanziari che di costi economici, ultimo non ultimo, il disastro che tale degrado produce sul marchio del made in Italy l’immagine di queste immense quantità di rifiuti (spesso anche tossico-nocivi) rilasciate ma non prelevate per le strade o che vengono abbandonate in discariche abusive, limitrofe alla produzione di prodotti agricoli che porteranno discredito ad un non guadagnato marchio made in Italy.

Ma tutto questo, alla classe dirigente del sud non interessa, troppo intrapresa in lotte di potere fini a se stesse e nella spartizione di quella ricchezza nazionale che essi consumano in modo iniquo e sprecone.

Non è infatti una classe dirigente del sud che sta massacrando le mafie nel sud, come non è una classe dirigente del sud che sta contribuendo al grande sforzo che, una parte del paese (il nord) ha avviato per salvare il salvabile.

Ma evidentemente, c’è chi non vuole essere salvato.

E, conseguentemente, io non vedo perché lo si debba salvare, anche contro il suo stesso volere.

Una parte del paese vive sprecando enormi ricchezze che vengono prodotte altrove, vive costruendo ricchezze nella illegalità più dominante e diffusa possibile, vive nella certezza che un paese unitario “deve” loro quel che lor necessita per sopravvivere.

Quella stessa parte del paese si mette continuamente di traverso alle riforme in senso federalista, perché vuol continuare a mungere all’infinito dalla vacca del nord un latte che dimostra nei fatti di non meritare.

Ora, esiste una unica possibilità di uscita da questa condizione assurda e paradossale, oltre alla divisione del paese:

che le popolazioni del sud mandino segnali chiari ed inequivocabili, e che dicano con voce alta e ferma che gli interessi portati avanti dalle loro classi dirigenti politiche non coincidono con la volontà popolare.

Segni chiari ed inequivocabili.

A partire da un SI convinto e deciso a favore dell’energia da fonte nucleare ed a favore di un federalismo che mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità, impedendo sprechi e ladrocini non più sostenibili.

A partire da un NO convinto nei confronti di quei rappresentanti politici meridionali che hanno ormai ampiamente dimostrato di non saper rappresentare le anche giuste istanze di una popolazione ormai disperata ed orientata a dare ogni colpa e responsabilità di ogni suo male, a quel nord che la mantiene invece in vita, con tanti sforzi e sacrifici assai mal ripagati.

Potrebbe essere questo un punto di inizio.

L’unico possibile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X