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Cambiare l’Europa? Prima facciamo l’Italia.

mercoledì, 28 maggio 2014

Italia problema europeo o Europa problema italiano?

Italia problema europeo o Europa problema italiano?


Le posizioni italiane euroscettiche del no-euro e anti-europee sono incomprensibili.

Mi domando spesso come pretendono di criticare indirizzo politico europeo gli italiani che si dimostrano invece e da sempre perfettamente incapaci di governare, cambiare, riformare e liberalizzare l’Italia.

Ma l’emozione anti europea cresce nei deliri di taluni politici della casta, bocciati peraltro dalle urne, che hanno visto le posizioni italiane anti-euro non crescere, anzi decrescere al confronto di limpide vittorie francesi o inglesi dei loro corrispettivi.

Questa differenza esprime identità, risorse, crisi e deficit differenti, propri di ogni paese.

Il gap tutto italiano della illegalità diffusa, della mancata osservanza delle leggi, di un apparato della pubblica amministrazione che è vero e proprio peso per il Paese Reale invece che esserne risorsa, valore aggiunto e servizio accessibile, fruibile e competitivo, la presenza delle organizzazioni mafiose più potenti del mondo, una corruzione politica e burocratica spaventosa, queste e tante altre criticità sono tipicamente italiane e deve essere il governo italiano (che ne ha l’esclusiva competenza e responsabilità, peraltro) a governarle, appunto, deve essere il parlamento italiano a normalizzarle, regolarle, renderle funzionali e idonee alle esigenze di un paese complesso e avanzato come è l’Italia.

Ma la casta politica italiana è campione dello scarica-barile e nel deresponsabilizzarsi.

Così, le mancanze dello stato italiano vengono riversate in toto, come una montagna di letame puzzolente, sulle istituzioni europee.

Troppo facile:

le miserevoli condizioni e la crisi italiana sono responsabilità e doveri cui devono (e sottolineo “devono”) rispondere le classi dirigenti italiane, che hanno obbligo, dovere e assoluta responsabilità di governare e far rispettare le leggi senza essere palla al piede della economia e della finanza, senza opprimere e pesare in modo ingiustificato su PIL, economia reale, società, imprese e famiglie.

L’Unione Europea non è responsabile del debito pubblico italiano e della corruzione italiana (pari almeno al debito pubblico nel suo vero ammontare) anche se si vede costretta a rifinanziare il debito e subire gli effetti della criminalità italiana per timore che un eventuale crollo italiano trascini la UE in una crisi ingiusta e costosa, crisi che è spettro con il quale la classe dirigente politica e burocratica italiana ricatta e produce continue estorsioni alla classe dirigente dei paesi virtuosi europei, pretendendo che il vizio italiano venga pagato dalla virtù europea.

Alla faccia di quei politici italiani che affermano di battersi perché il merito venga riconosciuto e rispettato.

L’irresponsabilità dei politici italiani si schianta come macigno pericoloso sulla strada della costruzione di una unione Europea, potente, ricca, ben difesa, rispettata e condivisa.

Certamente sarebbe meglio risolvere (anche con l’aiuto da sempre offerto dai paesi virtuosi della unione) le criticità italiane, riformando lo stato e la pubblica amministrazione (richiesta continua ed appello costante della UE, sempre disatteso dai politici italiani) adeguandoli ad un modello meritocratico, responsabile, avveduto, amante della legalità e del rispetto di una legge che non deve invece essere strumento di depistaggio delle responsabilità e di una continua non risoluzione delle crisi, di incremento di una illegalità sempre più diffusa e difesa.

I politici italiani devono imparare che, le tasse si pagano e si devono pagare, ma non devono opprimere e tartassare il paese reale costringendolo a mantenere eserciti di parassiti criminali disposti a tutto pur di mantenere privilegi di casta preistorica, autarchica e autoreferenziale.

Certe posizioni ignoranti, arroganti, presuntuose e proterve che si manifestano nei paesi viziosi come l’Italia devono fare i conti con i problemi sociali, economici, del lavoro e dei disservizi pubblici (che sono causa ed effetto della illegalità e della evasione dei diritti e dei contributi fiscali e previdenziali in Italia), prima di avventurarsi nella governance europea.

Se avranno dimostrato di saper prima fare una Italia forte e libera, civile e potente, allora questi politici e questi burocrati potranno ambire a governare ed amministrare il destino di altri popoli che sono oggi e da sempre, forti e liberi, civili e potenti.

Prima facciamo l’Italia e gli italiani, se ne siamo capaci.

Se ne sono capaci.

Gustavo Gesualdo
alias il cittadino “X”

La Sicurezza nel nuovo mondo fa rima con Privata

venerdì, 6 maggio 2011

Un tempo venivano definiti come mercenari, al soldo del potente di turno.

Oggi, sono sempre più utilizzati anche dai governi per azioni di sicurezza internazionale, affiancati agli eserciti regolari.

Sono i Contractor, specialisti della sicurezza.

Il caso più conosciuto in italia è quello di Fabrizio Quattrocchi, componente italiano di una compagnia militare privata che agiva in Iraq, dove fu assassinato dai suoi rapitori cui disse prima di morire la famosa frase:
“toglietemi la benda dagli occhi, vi faccio vedere come muore un italiano”.

Fabrizio Quattrocchi, Medaglia d’oro al valor militare.

Oh, pardon, al valore civile ….

I contractor sono molto utili alle milizie governative, poichè essi svolgono il lavoro sporco di ogni guerra, senza lasciare segni e tracce sulle bandiere nazionali.

Nei soli territori afgano ed iracheno per esempio, dal 2001 fino a giugno 2010 il numero dei soldati Usa morti in battaglia sono stati 5.531, con 16.210 feriti, mentre i caduti in combattimento fra i contractor sono stati oltre 2.000 e 44.152 i feriti.

Si tratta di una escalation di morte:

per il teatro delle due guerre prese in considerazione, nel 2003 i contractor morti erano solo il 4% del totale, salgono al 40% nel biennio 2008/2010, e superano il 53% dei deceduti in combattimento dal 2010 ad oggi.

Come vedete, le guerre odierne non le combattono più le milizie governative.

L’Italia, spinta da questo nuovo indirizzo militare mondiale, sta approntando una nuova normativa che autorizzerà l’uso di contractor per assicurare la sicurezza delle navi mercantili italiane, in specie contro il pericolo sempre maggiore della pirateria.

Un salto di qualità notevole, per un paese nel quale era sinora illegale la figura del contractor.

Il pregiudizio politico tipicamente italiano nell’affidare incarichi e funzioni di natura pubblica a privati è antico, e risale al timore che, come nel caso del fascismo, un partito politico possa dotarsi di una polizia come di in esercito privato per prevalere nella lotta politica.

Un pregiudizio idiota, che ha impedito sinora al nostro paese di utilizzare tutte le strategie moderne contro i pericoli alla sicurezza, sia interna che esterna del paese.

Ma finalmente, qualcosa sembra muoversi in tal senso, con il riconoscimento della figura del contractor per la sicurezza delle nostre navi mercantili.

Per quanto riguarda la sicurezza interna del paese, invece, resta immutata la normativa italiana che nega l’esistenza di un comparto della Sicurezza Privata, come pure nega l’esistenza di una Polizia Privata.

Infatti, il comparto delle Vigilanza Privata come pure la figura della Guardia Particolare Giurata, sono lasciati in una sorta di limbo giuridico che vede le guardie giurate agire in un momento come semplici operai muniti di pistola, in un altro, come incaricati di pubblico servizio (dalla legge), ed in altri momenti ancora come pubblici ufficiali (dalla giurisprudenza della cassazione), creando un pasticcio giuridico e legislativo che mette in pessime condizioni nello svolgimento del loro servizio ben 50.000 guardie giurate italiane, che ma vengono definite e tutelate chiaramente come agenti di polizia privata.

Qual’è la differenza?

Eccola:

se una Guradia Giurata intervieve e sventa una rapina uccidendo uno o più rapinatori, si becca l’accusa di omicidio volontario plurimo, mentre se ad intervenire in egual modo è un agente di polizia giudiziaria, gli danno una bella medaglia.

In realtà, una modifica della normativa nel settore della sicurezza privata c’è stata, ma solo nei confronti degli investigatori privati, cui è stato concesso (finalmente!) di produrre prove nell’ambito del processo penale, cosa negata in precedenza.

La normativa della sicurezza privata in Italia, è in fervida attività ed in movimento.

Bisogna adeguare con celerità la legislazione italiana alle nuove sfide cui il nostro tempo ci chiama.

Occorre riconoscere lo svolgimento di attività di milizia privata come pure l’attività di polizia privata, per far concorrere dignitosamente l’operato pubblico e quello privato, nella corsa verso la garanzia di una sempre maggiore sicurezza dei cittadini e del territorio italiano.

Bisogna solo prendere atto della realtà, senza nemmeno ipotizzarne una futura.

Poichè il termine Sicurezza in Italia, come nel mondo odierno, fa sempre più rima con Privata, svolgendo altresì un ruolo di sano antagonismo e di stimolo con la tradizionale Sicurezza Pubblica, oltre che di maggiore garanzia e tutela dei diritti dei cittadini.

Una sana e ordinata concorrenza in qualsiasi settore umano, produce sempre e solo ottimi risultati sotto il profilo della efficacia e della efficienza dei servizi offerti, e provvede ad offrire inoltre una ampia gamma di soluzioni ai più disparati bisogni di sicurezza, sia dei cittadini e delle famiglie italiane, sia del mondo delle imprese e del lavoro.

Bisogna solo ratificare uno stato di fatto ed una esigenza reale in una normalizzazione legislativa che ne garantisca l’uso regolare e ne inibisca invece ogni abuso, come è sempre giusto che sia quando si tratta della tutela e della garanzia di un valore primario come la Sicurezza.

Gesualdo Gustavo
alias
Il Cittadino X