Articoli marcati con tag ‘costi della politica’

Politici & Burocrati: uniti per difendere se stessi e non il popolo sovrano

giovedì, 5 gennaio 2012

Video del 05 01 2012

L’imperativo della Casta: “levare al povero per dare al fannullone”

martedì, 26 luglio 2011

Era il 2 maggio 2007 quando Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella pubblicarono il libro- inchiesta:

La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili.

Solo l’anno precedente, nel famigerato referendum-truffa che impedì il varo della devoluzione, della diminuzione del numero dei parlamentari e dei loro incredibili privilegi, in quel giugno 2006 che segnò l’ennesima truffa al popolo italiano da parte della casta dei politici, di quei soggetti che non vogliono lavorare per vivere al di sopra delle proprie possibilità, si segnò la sconfitta della civiltà in questo paese.

Per offrire la posssibilità di meglio comprendere lo stato d’animo comunemente condiviso dei cittadini di fronte a questa indecorosa condizione, riporto la definizione di un amico di Facebook, Guido, che in poche parole descrive magnificamente il quadro:

“lo stato italiano è una metastasi che ha divorato nel tempo la ricchezza prodotta, ha levato al povero per dare al fannullone, dovunque ha messo le mani corruzione e sprechi …”

Il terzo capitolo del libro “La Casta” è intitolato “Quattro regine al prezzo d’un Napolitano” ed analizza i costi dell’istituzione più inutile (ma potente), quella che vive al Colle del Quirinale, quella della Presidenza della Repubblica, quella del Capo dello Stato.

All’epoca della pubblicazione del libro-inchiesta, il bilancio del Quirinale risultò segreto, non pubblico, mai pubblicato, assolutamente vietato all’accesso dei cittadini che invece, lo pagano per intero, senza aver diritto a conscere a quanto ammonti questo “intero”.

In questo momento preciso, il sito ufficiale della presidenza della repubblica pubblica un bando per l’assunzione di nuovi 6 ragionieri, a conferma del fatto che di conti da fare al quirinale, ve ne sono, e molti anche.

Sempre sul sito ufficiale, si legge che il personale a disposizione del colle si divide in comandato, a contratto e distaccato, e che è stato diminuito dal dicembre 2006 di 374 unità, di cui 72 nel solo 2010.

Il solo personale di ruolo al 31 dicembre 2010 risulta essere di ben 843 unità (144 in meno dal 2006) così ripartite:

74 appartenenti alla carriera direttiva, 97 alla carriera di concetto, 204 alla carriera esecutiva e 468 alla carriera ausiliaria.

Un piccolo esercito di inutili burocrati.

Un parco macchine di 35 unità (12 di proprietà e 23 in leasing) con 41 autisti a disposizione.

Il quirinale è anche quel paradosso per cui, un segretario generale che va in pensione, non va in pensione effettivamente, ma viene nominato “segretario generale onorario”, gli viene costruita intorno una nuova organizzazione burocratica e viene reinserito nel quirinale con il medesimo grado con il quale è uscito (e forse, anche con il medesimo stipendio).

Ma il quirinale è anche quell’istituzione che dispone di circa 300 corazzieri dei quali sarebbe utile sapere dove consumino il vitto (militare o quirinale?), dove alloggino e a spese di chi, con quali nezzi di trasporto si muovano e a spese di chi.

I corazzieri sono citati perchè è l’unica informazione resa pubblica nel 2007 del bilancio del quirinale, ma sono tantissimi i dipendenti pubblici che sono a disposizione del quirinale pur non dipendendo dalla presidenza della repubblica:

in quale bilancio sono iscritte queste spese, chi ne tiene i conti, chi ne rende conto e soprattutto, a chi?

Sempre dati comparati del 2007 fra presidenza italiana e tedesca informano che:

meno d’un decimo di quella del Quirinale la spesa tedesca, molto meno d’un decimo il personale.

Ed ancora apprendiamo dalle stesse nota informativa del colle che il personale complessivo a disposizione della presidenza della repubblica italiana è (2006) risulta essere nel 2006 di ben 2181 dipendenti, mentre nello stesos anno:

la Regina Elisabetta d’Inghilterra dispone di 300 dipendenti;

il Re di Spagna 543;

il Presidente degli Stati Uniti d’America 466.

Sarebbe utile scrivere un secondo libro dedicato alla casta ed ai suoi costi incredibili, con gli aggiornamenti su come i politici italiani siano caduti in basso, sempre più in basso.

Il peggio è che, per mantenere questa casta di politici senza alcun merito, si sprema il cittadino più povero e con meno potere di contrattazione, lasciando “i protetti della Casta”, fuori dalle privazioni cui la crisi economica costringe i cittadini qualunque.

Continuando così, nel “levare al povero per dare al fannullone”, il paese rischia di spaccarsi, ricadendo in rivoli continui di contestazioni e di indignazioni popolari, fra l’altro giustissime e sacrosante.

La casta impera ancora, distruggendo il futuro del popolo sovrano, ed adesso che i politici della casta hanno dinanzi a loro qualche anno senza tornate elettorali, riusciranno a dare e fare il peggio del peggio che la loro incoscienza ed irresponsabilità merita.

O che la loro ingordigia ordina.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Default Italia: Nord sacrificato per salvare il Sud

lunedì, 11 luglio 2011

Siamo ormai in una condizione politica tragicomica, fonte di grosse e gravi preoccupazioni provenienti dall’interno come dall’esterno del paese.

Una casta politica inaccettabile resta abbarbicata alle poltrone del potere senza soluzione di continuità, aprendo l’ennesimo abuso illusorio di un salvataggio italiano che doveva essere avviato oltre venti anni fa e che la casta politico-burocratico-partitocratica italiana ha sempre impedito, facendo continuo scudo alle riforme ed al cambiamento del paese, della sua struttura statuale, dello status quo delle caste e delle corporazioni che lo compongono.

Nonostante sia sempre più chiaro come sia proprio l’elemento politico il fenomeno umano più dannoso per il paese, il governo continua la sua navigazione a vista, molto pericolosa, specie se connotata da un condizionamento emergenziale (da sempre tanto gradito alla casta) che tutto consente, specie di:

non osservare regole, leggi, prassi e comportamenti normalmente ritenuti insopprimibili.

Ma il governo in un ambito emergenziale è quello che piace più di ogni altra cosa alla casta politica ed alle organizzazioni mafiose:

l’emergenza del terremoto in Abruzzo e l’emergenza della monnezza napoletana, raccontano benissimo di quali e quanti affari loschi e molto remunerativi si celino da sempre dietro gli stati di emrgenza italiani.

Dalle discariche abusive allo sversamento in mare di veleni terribili, dal business dei termovalorizzatori alla ricostruzione post-terremoto:

questo è il regno della emergenza, il miglior ambiente dove continuare a fare affari abusando del potere pubblico alla piena luce del sole.

In questa pessima condizione di crisi totale del paese, il rischio di un default italiano appare molto più concreto del prevedibile, o meglio, di quanto non lasciassero prevedere i poteri della politica e della informazione, che hanno sottaciuto continuamente al popolo sovrano i rischi cui esso andava incontro senza rimedi duri, determinati, efficaci ed incisivi sull’apparato pubblico, sulla sua spesa, sul suo deficit, sul diminuito risparmio pubblico e privato.

Ma la cosa che è stata sempre e molto gravemente tacitata, è proprio il vero nodo del rischio paese:

un centro-sud che vive quasi esclusivamente consumando la enorme ricchezza di benessere prodotta nel Nord.

Le “sparate” di alcuni ministri della repubblica sul grave danno che arrecano al paese la conurbazione napoli-caserta, la regione calabria e la regione sicilia, le espressioni violente dei ministri che hanno definito questo stato di diritto come uno “stato criminale” o addirittura come uno “stato criminogeno”, aprivano squarci di verità che venivano immediatamente oscurati dalla stampa di regime, condannati dai vertici istituzionali, subissati di ingiustificate e diffamanti accuse di razzismo.

Il regime della casta ricatta ora l’intero paese per una conservazione del suo status quo.

In particolare, il maggiore e peggiore ricatto lo subisce il Nord, terra che è in potenza la regione europea più ricca e forte, e che viene invece bruciata in un sacrificio mai autorizzato, per salvare quei popoli e quei territori che, con il loro stile di vita incivile e sprecone, illegale e mafioso, portano la responsabilità primaria del rischio default italiano.

Il Nord poteva e può salvarsi imboccando una sola ed unica strada:

quella della secessione da questo stato di fatto e di diritto impazzito, egoista ed egocentrico, razzista e criminale, buonista in senso negativo e criminogeno.

Ma anche chi si proponeva politicamente per garantire questa strada di salvezza, non ha mantenuto patti e promesse, offrendosi oggi come il salvatore di una patria che egli stesso e per primo, ha sempre abiurato ed accusato di essere l’origine di ogni male del Nord.

Il sistema politico è quindi in un corto circuito all’interno del quale, quel che afferma o promette un componente della casta stessa, non trova adeguato riscontro fiduciario sia all’interno che all’esterno del paese, come nella realtà quotidiana.

La verità è che siamo vicini ad uno stato comatoso, soporifero dell’azione politica, impaurita e resa vile da scelte epocali e coraggiose che devono essere intraprese, ma che non trovano incarnazione alcuna.

Da questa situazione se ne esce in un unico modo, percorrendo una unica strada:

una manovra finanziaria di sangue e di lacrime, fatta di puro dolore e coercizione pubblica, che garantisca effettivamente un adeguamento degli asset economico-finanziari della spesa pubblica in modo da impedire la generazione di nuova spesa pubblica e nuovo debito pubblico.

Nel contempo, servono idee geniali e facilmente realizzabili in breve tempo, per ridare immediata forza di recupero ad una economia ormai piuttosto delusa e provata, decimata dalle delocalizzazioni e da un sistema bancario che garantisce eslclusivamente il proprio interesse di piccola bottega degli orrori sociali ed economici.

Oppure, in alternativa, una immediata separazione del Nord dall’italia, potrebbe garantire (sottolineo potrebbe, poiché è già molto in ritardo questo processo indipendentista) una sopravvivenza sia al nord secessionista che al al resto del paese che resterebbe così libero di agire in modo concreto, veloce ed efficace manovrando su di una economia di sistema omogenea a se stessa, con realtà omogenee fra di loro, contesti comportamentali omogenei e compatibili fra di loro, rilasciando di fatto la possibilità di meglio intervenire esecutivamente con un provvedimento governativo, che, attualmente, essendo emanato da un unico governo nazionale unitario ed applicato ad un sistema paese che non è affatto unito ed omogeneo, ottiene un risultato di tipo Y a palermo, un risultato di tipo x a napoli, un risultato di tipo Z a roma, un risultato di tipo F a Torino, un risultato di tipo N a Verona ed un risultato di tipo L a Milano.

Lo sconquasso del sistema attuale è assai evidente:

l’italia non è mai stata una sola ed unita al suo interno, ma invece è una realtà molto differente ed affatto unita, se non addirittura presentando tratti di incompatibilità assoluta al suo interno.

Chi ha affermato sinora il contrario, mentiva ben sapendo di mentire e ben sapendo che, prima o poi, quella menzogna sempre nascosta e mai riconosciuta, avrebbe condotto il paese al tracollo, al suo fallimento totale.

Ed è importante sottolineare come, coloro i quali che hanno fatto di questa menzogna un dogma coercitivo ed estorsivo sul Nord, siano oggi seduti fra le più alte cariche istituzionali, difesi e tutelati da un sistema corporativo e delle caste che continua a vivere di menzogne e di uno status quo impagabile da chiunque.

Quei signori che hanno contribuito con la loro azione o, molto più spesso e volentieri, con la loro inazione ed omissione politica ed istituzionale a condurre il paese al rischio di fallimento, ebbene quei signori non verranno puniti per le loro responsabilità, essi non si dimetteranno avvinti dalla loro coscienza e da una questione morale che essi non hanno mai conosciuto, sostenuto ed incarnato.

In questo paese, nessuno paga il suo prezzo se promette una cosa e poi fa esattamente il contrario di quel che serve per raggiungerla, per realizzarla.

In questo paese il prezzo più alto lo pagano sempre coloro i quali hanno il coraggio di dire le cose così come sono, di vivere da uomini e donne liberi, di vivere come io vivo da sempre:

senza vergogna.

Ma ormai troppo stanchi di sopportare l’ignoranza e l’arroganza altrui, quelle madri meretrici e quei padri di incerta identità che sono certamente all’origine dell’avvitamento del sistema paese su se stesso.

Io, da questo blog, chiedo giustizia.

Io, chiedo responsabilità.

Io chiedo punizione per chi sbaglia (chiunque egli sia, su qualunque poltrona del potere egli segga, qualunque tipo di “intoccabilità” la sua casta gli abbia disegnato intorno) e chiedo il premio per chi merita.

Io pretendo libertà e giustizia.

Io invoco ogni possibile azione che, come sopra descritto, conduca a risultati certi, prevedibili e quantificabili.

Io voglio per me, e per coloro che vivono come me del proprio duro lavoro quotidiano e della osservanza scrupolosa delle leggi, io voglio, io chiedo, io invoco ed io pretendo la secessione da tutto questo, da tutti questi.

Ora o mai più.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X