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Intercettazioni e Malapolitica sono Antitetiche

sabato, 9 aprile 2016

Torna di moda il refrain preferito dalla casta politica italiana:
limitiamo le intercettazioni“.

Questa posizione viene condivisa da una maggioranza-ombra di un governo-ombra che viola le regole democratiche:

il Patto del Nazareno.

Infatti, sono proprio Matteo Renzi e Silvio Berlusconi ad attaccare a testa bassa le intercettazioni come metodo investigativo e come strumento che renda di dominio pubblico metodi e prassi che la malapolitica italiana mette in atto nel governo della Cosa Pubblica, dimenticando appunto che essi governano la Cosa Pubblica e non una Cosa Privata o una Cosa Nostra.

Uno dei motivi di questo ragionamento è infatti il dimostrare che, oltre alla infiltrazione tipica e criminale delle organizzazioni mafiose ai poteri dello stato, esiste una infiltrazione di gruppi in accordo, di lobby e associazioni più o meno democratiche che originano una invasione di massa del potere pubblico per fini personali, famigliari, di partito, di loggia, di lobby, con tratti e percorsi del tutto simili a quelli delle mafie.

Una cosa è la rappresentatività a cui ogni parte sociale, politica, sindacale, economica e finanziaria ha diritto, ben altra è l’occupazione del potere che se ne realizza:

il potere pubblico è arbitro super partes delle corporazioni, non ne deve divenire mai parte monopolizzata da un ben determinato gruppo di potere e/o di pressione, magari sempre lo stesso, a danno della rappresentatività degli altri.

Cosa Pubblica è il significato stesso di una repubblica democratica, ne è la sua radice storica, lessicale, fenomenologica e terminologica:

res publica.

È Cosa Pubblica il governo di una democrazia, come esso venga realizzato, attraverso quali prassi, quali strumenti, quali metodi, quali accordi, quali maggioranze, quali selezioni e con quale discrimine.

Gli accordi politici sono Cosa Pubblica, al contrario di quel Patto del Nazareno segreto e mai pubblicamente chiarito, ma battezzato dall’alto rogito del terzo soggetto di questa analisi della malapolitica, del gruppo di potere che contrasta e odia l’uso delle intercettazioni:

Giorgio Napolitano.

È noto che Napolitano, stretto d’assedio da un dubbio atroce di tradimento dello stato in favore delle mafie, abbia fatto distruggere intercettazioni che lo coinvolgevano, impedendo così alla pubblica opinione, al popolo sovrano e alla magistratura ordinaria e anti-mafia di verificare se quelle conversazioni istituzionali fossero a carico o a discarico di eventuali responsabilità personali, umane, politiche e penali del Capo dello Stato.

Nel dubbio, siamo di fronte ad una negazione del rendere pubblico la Cosa Pubblica.

E questo è già grave, in questa sola dimensione.

Una Magistratura non messa in condizione di garantire Giustizia,
un comparto Sicurezza non messo in grado di garantire Sicurezza,
una Informazione politicamente controllata e relegata ai più bassi livelli nelle classifiche della Libertà di Informazione,
questa triade di poteri depotenziati, rappresenta la prova provata che la casta politica che governa Giustizia, Sicurezza e Informazione non sia interessata a normalizzare in senso di efficienza, verità e libertà.

Sono i politici a scrivere le leggi e governare la Pubblica Amministrazione e sono sempre i politici che hanno creato e mantengono un indirizzo politico non alternativo a se stesso, unico e universale, indipendente dalla alternanza dei partiti che siano al governo, un indirizzo politico cristallino e limpido (anche se originato in modo occulto e non pubblico) che impedisce la tutela e la difesa di diritti e interessi fondamentali, costituzionalmente originati e garantiti alla Giustizia, alla Sicurezza e alla Libera Informazione

Non per nulla, quello che sembrava essere in un primo momento un elemento di rottura di questo sistema, avvia la sua scalata politica al potere pubblico proprio come imprenditore della televisione, poi divenuto anche editore della carta stampata.

Sì, si tratta di uno dei componenti del patto del Nazareno:
Silvio Berlusconi.

Ma come, penseranno in molti:
questo post sembra un atto di accusa contro la casta politico-istituzionale?

Sì, infatti, lo è.

Con tanto di ragionata difesa delle motivazioni che costringono od estorcono certi comportamenti antidemocratici ai politici italiani.

-1 -
Perché i politici non regolamentano l’accesso e l’influenza al lavoro pubblico delle lobby economiche e sociali?
Perché non fanno emergere queste corporazioni che in modo del tutto lecito e legale ed in forza di diritti assolutamente comprensibili, condizionano o tentano di condizionare le scelte dei governi e dei parlamenti di tutto il mondo?

Queste domande pretendono risposte per capire quali sono gli obiettivi reali dei partiti e dei politici in Italia.

Ovvio che le pressioni e i tentativi di condizionamento della politica da parte di agenti e gruppi economici e finanziari sono direttamente proporzionali agli interessi in gioco.

Ovvio che ogni lecita e legale esigenza corporativa debba essere rappresentata in uno stato democratico attraverso la regolamentazione del suo accesso al potere pubblico e nelle relazioni pubbliche e trasparenti che deve avere con il potere pubblico al fine di proporre e sostenere le proprie ragioni.

Di conseguenza regolamentare questo accesso e questa partecipazione democratica delle corporazioni del paese alla vita dello stato diviene un dovere, a meno che, non sia il fine di fasciare, legare e unire le corporazioni di un intero paese per renderlo forte e libero il fine ultimo della politica, ma sia invece quello di sottoporli ad una selezione di tipo diverso, con un discrimine che sia utile alla partitocrazia in quanto trappola estorsiva mafiosa piuttosto che alla partitocrazia come elemento di traduzione e governo delle esigenze e volontà popolari, economiche e finanziarie.

E quale potrebbe essere questa selezione, quale il discrimine?

Beh, basta leggere i giornali che pubblicano le intercettazioni per saperlo:

il discrimine è la corruzione politica, personale e di partito, di gruppo e di lobby politica segreta.

Quale altro discrimine giustificherebbe quel muro di gomma politico e burocratico che si trovano dinanzi quotidianamente cittadini, imprenditori, lavoratori, quel muro così sordo e cieco che però parla e sembra dire a tutti:

e io, cosa ci guadagno?

Questo muro sembra dire:

per ottenere voti che garantiscano la mia continuità e la continuità dei rapporti che abbiamo instaurato con le corporazioni sociali ed economiche del Paese Reale servono posti di lavoro da scambiare con consenso e voti da vendere e/o scambiare per acquisire quella capacità economica e finanziaria di spesa che esige una campagna elettorale all’italiana.

Vuoi un posto di lavoro, una autorizzazione, una licenza, un appalto?

Tranquillo:

ho tutte le sguattere e i servi che servono per raccogliere le tue esigenze attraverso il prezzo e il discrimine della corruzione morale e materiale della casta politica.

Così, controllando l’accesso al mondo del lavoro, la casta controlla il consenso popolare e scippa la sovranità.

Così, controllando l’accesso al mondo degli appalti, delle licenze, delle autorizzazioni, delle forniture di beni e servizi alla Pubblica Amministrazione, la casta controlla il consenso delle categorie economiche, sociali, associative, corporative e finanziarie al potere e al danaro pubblico.

Per me, una condizione del genere, rappresenta solo una mafia come tante altre, metodo associativo che pare avere molto successo in Italia:
ci si associa e si sta insieme solo per fottere il prossimo e non per garantirlo e difenderlo, nello stesso modo in cui si pretende di essere garantiti e difesi da lui.

Il debito pubblico italiano così come la spesa pubblica, in questa ottica, sembrano composti e originati proprio dalla volontà politica di abusare del danaro pubblico per creare orticelli clientelari e non offrire servizi fruibili, accessibili, trasparenti, efficienti ed efficaci alla cittadinanza:

il corto circuito del do ut des sposta sugli interessi personali e di parte il motivo primo e ultimo del governo della Cosa Pubblica.

Ma gli interessi personali e di parte sono leciti e vanno rappresentati.

Certo, ma è il modo, è il metodo che cambia tutto, che ruba tutto, diritti e benessere, servizi e welfare, appalti e lavoro.

E vi meravigliate che esistano differenze economiche e sociali importanti in un paese così governato?

Ma se è proprio questo l’indirizzo, l’obiettivo e il fine della casta politica!

L’unità del paese è messa in dubbio?

Beh, dividi che ridividi, metti in concorrenza e l’un contro l’altro armato e imperare sarà un gioco da ragazzi.

- 2 -
Perché i politici non eliminano la mafia, l’usura, il crimine, l’illegalità diffusa e la corruzione?

La risposta mi sembra più che evidente.

Perché è la casta della pagnotta:

io rubo
tu rubi
egli ruba
noi rubiamo
voi rubate
essi rubano

Soprattutto rubare impuniti, inascoltati, non intercettati e indagati.

Rubano e fanno rubare, come elemento di selezione e discrimine per l’accesso alla casta:

solo se hai cattive intenzioni entri nella casta, i bene intenzionati, o finiscono mobbizzati e minacciati, ricattati e dossierati, o non entrano affatto.

In questa realtà, il diverso, l’anormale, il criminale, l’asociale e il disadattato è chi non ruba, è relegato al ruolo di rompicoglioni di scemo del paese delle meraviglie mafiose.

Tutti rubano?

Nessuno ruba.

Tutti rubano?

Allora si applica il metodo democratico della maggioranza per garantire che i ladri rubino e restino impuniti:

è la rappresentazione della distorsione del metodo democratico delle maggioranze, nel quale se tutti sono mafiosi, nessuno è mafioso, se tutti sono corrotti e corruttori, nessuno è corrotto e corruttore.

Spostando l’asticella del limite della Legalità, si ingloba tutto ciò che è illegale, dichiarandolo legale.

Ma è mica questa politica al servizio dei cittadini:

è “politica” posta arbitrariamente al servizio del crimine, della illegalità, della insicurezza dei cittadini.

Vi meravigliate che imputati di gravi reati o in odore di mafia siedano nei programmi RAI e nelle aule universitarie?

Rubare e uccidere ma restare ugualmente impuniti è mica cosa da tutti:

è arte che va insegnata nelle scuole, alla tv, nelle università, va tramandata per garantire un Paese sottomesso al crimine, alla malapolitica, alle mafie, alla corruzione morale e materiale.

Il sistema funziona e produce ricchezze immense solo per chi accetta di pagare una mazzetta per avere un lavoro o una autorizzazione, una licenza o un appalto e chiuda non un occhio, ma ambedue sulle illegalità del suo prossimo, dimostrando il metodo omertoso come metodo mafioso:

una mafia socializzata, sistemica, omologata e statualizzata.

Guai a criticare questo metodo:

sarai relegato nel mondo dei gufi, degli incazzati, dei frustrati e dei demoralizzatori del sistema Italia, di chi infanga il buon nome dell’Italia.

Il paradosso dell’abuso di potere da parte di un fenomeno mafioso risulta sempre essere una accusa di questo tipo, fondata nel correttamente politico delle mafie nostrane:

il sistema funziona e produce ricchezza e benessere, dovete adeguarvi o beccarvi l’accusa d’essere un limite alla crescita e al benessere italiano.

Fa nulla che sia una crescita originata in modo criminale, criminoso e criminogeno, non importa che sia interpretata dal metodo e dal comportamento mafioso.

Fa niente che uno stato democratico abbia come ragione di vita l’esatto opposto di un comportamento criminale e mafioso.

Tutti quelli che non si sottomettono a questo dogma mafioso e corrotto sono sottoposti invece alla dura e pura applicazione della legge e se si lamentano, rischiano grosso:

queste mafie sono pericolose esattamente come le mafie tradizionali.

Queste mafie esercitano il potere pubblico e possono rendere la vita impossibile a quella interpretazione della cittadinanza onesta, leale e corretta che le avversa, che le limita.

Possono uccidere senza sparare un colpo:

basta impedire l’accesso a lavoro e benessere ed il risultato ottenuto è maggiore di una bomba della mafia terrorista.

Ma possono agire in modo anche diverso:

tu che mi hai chiesto un posto di lavoro pubblico, confortevole e senza grossi carichi di lavoro hai accettato il do ut des ed ora fai parte della nostra mafia, ne sei associato, per cui, abusa del potere pubblico al quale io ti ho dato accesso per favorire i miei amici e distruggere i miei nemici, altrimenti, i tuoi figli non avranno accesso al mondo del lavoro e il tuo lavoro diventerà improvvisamente un inferno insopportabile.

Eppure, cancellare letteralmente una organizzazione mafiosa è cosa da 5 minuti, se si guarda alla responsabilità penale dei comportamenti personali, così come recita l’articolo 27 della costituzione italiana:

basta istituire il Reato di Comportamento mafioso, attraverso il quale si colpisce in via ordinaria e con magistratura ordinariamente anti-mafia tutti gli attori della ingerenza mafiosa nei fatti privati e pubblici della vita italiana.

Non si avrebbe così l’onere della prova per l’affiliazione alla associazione mafiosa per politici, burocrati, imprenditori e per gli stessi mafiosi.

Si spezzerebbe in un sol colpo il papello che contiene un accordo mica tanto segreto tra istituzioni politiche e organizzazioni mafiose, con il risultato che mafie e partiti diverrebbero dei nemici reciproci e non degli amici di merende.

Ma no, questo clima di avversione, di astio e di odio è da evitare, diranno i politici.

E certo:

altrimenti non si ruba più!

Infine, possiamo affermare e senza tema di smentita che indagini della magistratura, contrasto alle mafie, alla evasione fiscale e alla criminalità sono azioni governate dalla Pubblica Amministrazione che si dimostrano antitetiche alla malapolitica nella realtà, senza alcun dubbio.

L’avversione, l’astio e l’odio che i politici dimostrano pubblicamente e senza remore o vergogna avverso alle intercettazioni, racconta questa misera e miserabile storia di una banda di furbetti del quartierino infiltrati nel potere pubblico per fare della Cosa Pubblica, una Cosa opaca, ombrosa, non trasparente, illeggibile agli investigatori e alla opinione pubblica, ai controlli e alla vigilanza internazionale ed europea, utile all’arricchimento personale, di lobby, di partito e di mafia.

Spero finiate tutti in galera, magari per sempre, ovvero in fila a ridosso di un muro, in attesa di un plotone di esecuzione che uccida la vostra profonda avversione alla Verità, alla Libertà, alla Legalità e alla Onestà.

E non è detto che, prima o poi, non possa godere di questo magnifico spettacolo.

Dalle e dalle, ce spezze pure ‘u metall.

Non so se avete capito che siamo indignati, offesi, traditi, stanchi, aggrediti da una crisi orrenda, derubati dai parassiti del sistema e dai ladri impuniti e da chi ha giurato di difendere l’interesse italiano dai ladri, dai corrotti e dai mafiosi e invece pare intenzionato solo a chiudere la bocca alle inchieste giornalistiche e alle indagini di forze dell’ordine e magistratura per non far conoscere la Verità.

Ve lo dico un po più chiaramente:

Avete rotto il cazzo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Crollo Italia – Italien Zusammenbruch – Italy collapse – Italie effondrement

domenica, 25 agosto 2013

Dal 1997 sino ad oggi la spesa pubblica italiana è cresciuta, e di molto, invece di diminuire come promesso e come dovuto dai seguenti governi politici italiani:

Romano Prodi 1996 – 1998
Massimo D’Alema 1998 – 2000
Giuliano Amato 2000 – 2001
Silvio Berlusconi 2001 – 2006
Romano Prodi 2006 – 2008
Silvio Berlusconi 2008 – 2011

Aumentata in soli 15 anni di quasi il 70%, la spesa pubblica italiana si porta a quota 725mld/anno bruciando quasi la metà (48%) del PIL (Prodotto Interno Lordo) cui vanno aggiunti 87mld di interessi sul debito pubblico sovrano pagati nel solo anno 2012, che portano la spesa pubblica a sfondare abbondantemente la quota degli 800mld annui e al 52% la quota di PIL bruciato dalla spesa pubblica.

Il debito pubblico continua anch’esso a correre toccando a giugno di questo anno il 130% del PIL pari a 2.075,71mld di euro.

Per far fronte ad un abnorme debito pubblico come quello italiano, lo stato ha emesso nel solo 2012 titoli per un totale di 471.904mld di euro, su cui dovrà pagare interessi pari a 14,67 miliardi.

In totale, il debito aggregato di stato, famiglie, imprese e banche in Italia (debito pubblico + debito privato) si attesta a quota 6mila miliardi di euro pari al 400% del Pil.

L’indice PMI italiano resta sotto quota 50 (in contrazione), al contrario di quello francese e tedesco che è tornato in dato espansivo.

La produzione industriale è in caduta libera negli ultimi dieci anni perdendo il 18% circa e continuando a perdere due punti ogni anno.

La Curva di Laffer, l’effetto negativo derivante dalla eccessiva pressione fiscale resta incompatibile con una crescita della economia italiana.

Il dato sconcertante ma affatto sorprendente è quello della crescita parallela della spesa pubblica e della corruzione politica e burocratica, entrambe cresciute in modo verticale da Tangentopoli ad oggi in un circolo vizioso di crescita continua di spesa e debito:

in pratica il debito pubblico si sovrappone perfettamente alla corruzione lanciando dubbi pesanti sulla sua formazione.

Gli attori politici principali di un tale indirizzo nel rapporto diretto fra corruzione politica e burocratica e aumento di spesa e debito, sono quelli iscritti in capo a questo post, figuri altrimenti noti come la tanto vituperata e contestata casta politica italiana, personaggi ancor oggi determinanti nelle scelte del paese, purtroppo.

La perdita di concorrenza dei prodotti e dei servizi italiani nei confronti della economia globale si traduce nell’uscita dalla Top 100 europea della competitvità dell’ultima regione italiana ancora ivi presente, la regione Lombardia, crollata alla 128esima posizione secondo il nuovo indice pubblicato dalla Commissione Europea.

Un tale risutato è stato raggiunto solo grazie agli sforzi congiunti delle forze politiche, sia di cdx che di csx, una casta partitocratica capace solo di distruggere, sprecare, sperperare e derubare ricchezza al Paese Reale, ormai entrato in un rapporto mosso da totale odio repulsivo rispetto allo stato di diritto che lo rappresenta e governa.

Nell’indice di competività europeo, (in)utile dirlo, fra le ultime regioni ad essere rappresentate vi sono quelle meridionali italiane, nonostante dal tavolo politico, economico, di governo e sociale italiano sia del tutto scomparsa la “questione meridionale” insieme alla gemella “questione morale”.

Il mondo della (disin)informazione, dei media, dei blogger e dei social network si allinea all’ordine politico e oscura la questione meridionale, quasi fosse stata già risolta e non fosse una questione determinante nel tracrollo italiano.

In effetti, la negativa influenza di regioni come la Sicilia, la Calabria e la Campania nell’andamento generale della vita pubblica e privata italiana rappresenta un pericolo vitale per lo stato di diritto italiano che ne è grandemente influenzato a causa del rilevante peso politico che queste regioni raggiungono grazie al loro peso elettorale, peso che si traduce in un enorme condizionamento nelle scelte politiche e di governo da parte delle organizzazioni mafiose e da parte di stili di vita e modelli di riferimento assai negativi e parassitari del sistema produttivo e competitivo italiano, rappresentando un peso insopportabile che impedisce al paese di decollare verso un differente futuro da quello che invece lo attende.

E se questa realtà ha un senso ed un (dis)valore allora è da essa che dobbiamo partire per tentare di risolvere i nodi che la casta politica non ha mai veramente affrontato, un po come quella sporcizia che una manchevole domestica seppellisca quotidianamente sotto il tappeto del salotto, rimandando solo il momento in cui il totale della sporcizia prevarrà definitivamente sul totale generale:

ogni problema accantonato, rimandato, irrisolto e ignorato è un delitto, un abuso omissivo inaccettabile, irricevibile.

Pertanto, se un barlume di razionalità e di intelligenza resta negli italiani, non è possibile che vedere come auspicabile una sospensione al suffragio perlomeno decennale di siciliani, calabresi e campani, tempo minimo sufficiente per scarnire le difese dell’anti-stato che infiltra, condiziona, estorce e ricatta lo stato di diritto e per consentire di eliminare definitivamente quei fattori di decrescita, contrazione e depressione imposti con la forza e la violenza alla economia legale.

Il paradosso di dieci anni di non partecipazione al voto di siciliani, calabresi e campani per recuperre il sottosviluppo meridionale che ancora il resto del paese ad un Mediterraneo fallito ed in fiamme piuttoso che lanciarlo in una nuova, grande e forte Europa dei popoli che imponga la sua forza nel contesto globale, producendo crescita e sviluppo capaci di ridurre la distanza (gap) fra nord e sud italiano, fra centro e periferia europea, fra paesi virtuosi e paesi viziosi.

Dieci anni per ricostruire l’Italia e fare, una volta per tutte, gli italiani.

Oppure perire tutti insieme nel contesto attuale, assai mafioso e corrotto, immobile e paralizzante, deprimente e foriero di cattivi presagi.

Essere protagonisti della rinascita europea o pagare l’ira funesta della storia:

è cosa nota a tutti che la storia non attende nessuno, ma travolge quei popoli e quei territori che si presentino impreparati al suoi appuntamenti.

Dieci anni di fare e di lasciar fare, dopo decenni di finto antagonismo politico in brodo di democrazia bloccata che serviva a mascherare un governo nella continuità di poteri forti oscuri e maligni, corrotti e mafiosi.

Dieci anni di razionale conduzione della cosa pubblica incondizionata dal male per assicurarsi un secolo di benessere e di ricchezza.

Mi sembra un buon affare.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Riflessioni a tastiera aperta – 8 febbraio 2013

venerdì, 8 febbraio 2013

Dovete sapere che, la peggiore specie di politici, tecnocrati e burocrati italiani propone sempre la stessa medesima risposta al rafforzamento di una moneta che diminuisce invece, in qualche caso, le esportazioni per l’aumento di valore della valuta nella quale vengono contrattate merci e servizi.
Insomma, servono danari alla spesa pubblica sempre in crescita?
E quale sarebbe il problema: stampiamo nuovi soldi da spendere.
Il rafforzamento dell’euro diminuisce in qualche paese dell’eurozona le esportazioni?
Si stampa altra valuta e si svaluta la moneta aumentando quantità e velocità di moneta in circolo neol sistema.
Ma le merci e di servizi, non si dovrebbero vendere in base alla loro “qualità”?
E se sono di bassa credibilità e qualità è naturale per scelta strategica di una classe dirigente stupida e da dimenticare, che un aumento del loro prezzo li renda invenduti e fermi nei magazzini, ad ingolfare a loro volta la produzione.
Ma cosa c’entra il rafforzamento dell’euro in questa scelta?
Niente.
Solo si scarica retoricamente e demagocicamente la storica e cronica responsabilità nella inettitudine politica, tecnocratica, burocratica e sindacale italiana sulla moneta Euro.
Ma non c’entra nulla, è solo il segnale dell’idiozia che avanza …
Un paese distrutto dalle proprie classi dominanti, questa è l’Italia oggi.

No, ma fatemi capire un po:
bankitalia che ha dovere di controllo e di ispezione nei confronti delle banche non denuncia la malversazione di talune se non addirittura ne copre le magagne con finanziamenti diretti al fine di coprire frodi e truffe perpretate in esse.
Poi, sempre bankitalia ci viene a dire che i prestiti alle famiglie sono in calo.
Ma, chi controlla il controllore?
E chi credono di prendere in giro?
Bankitalia deve molte delucidazioni sul proprio operato e troppe scuse ai cittadini che la finanziano con le tasse.

Un tempo io fumavo sigarette (meglio specificare con esattezza cosa fumavo).
Poi, un bel giorno, smisi di fumare.
Qualche mese dopo ebbi a che fare con un “professore universitario” (troppa grazia e veramente troppo onore) il quale, in sede di esame e dopo tre domande, mi disse che avevo il “trenta” in tasca e che, se avessi voluto la lode, avrei dovuto rispondere ad una ultima domanda il cui contenuto era sito in un libretto da egli scritto, nell’ultima mezza pagina (sigh, sigh).
Era una trappola per chiedermi se avessi acquistato o meno il suo libretto da quattro soldi (veramente indecente e scopiazzato a piene mani).
Non valeva la pena e lo avevo fotocopiato.
Io risposi bene alla domanda, ma il prof barò dicendo che vi era una imperfezione nella esposizione e chiese se avessi la copia dle libro per controllare insieme.
Venne fuori che l’avevo copiato il suo libretto degli orrrori e degli errori.
Mi bocciò.
Ero a Bari, acquistai un pacchetto di Marlboro rosse da venti ed arrivato due ore dopo a Foggia, il pacchetto era finito. I falliti, gli immeritevoli e i raccomandati uccidono: diitegli di smettere.
Di vivere …

Reati tributari al raddoppio:
controversie e denunce su lavoro e previdenza.
Ma quando si deciderà lo stato a punire duramente il mondo del lavoro che vive in nero, che non paga i contributi previdenziali, che non paga le tasse, che non paga o paga male e saltuariamente i dipendenti ed invece premiare quel mondo del lavoro che rispetta le regole, semmai abbassando al soglia fiscale per questi ultimi?

“Beppe Grillo: fra 6 mesi si torna a votare”
Gustavo Gesualdo: esatto, perché chiunque vinca queste elezioni non potrà governare se non attraverso la selva della alleanze con tanti putabili “aghi della bilancia”, pronti ad estorcere il massimo di potere pubblico e di impedire il massimo delle riforme e delle liberalizzazioni.
Andare a votare è assolutamente inutile.

“Sicilia, Battiato: al Turismo non c’è un euro, hanno rubato tutto”
Denunciate alle autorità competenti e chiedete giustizia:
ne avete il dovere!

“Banche tedesche: credito separato dagli investimenti”
I tedeschi non sono gli italiani:
prevedono e prevengono, agendo di conseguenza per la messa in sicurezza del Bene Comune come della azione del governo della Cosa Pubblica nei confronti dei cittadini.

“Dai laboratori d’Informatica dell’università di Verona nasce Xron
nasce il simulatore italiano per l’addestramento in chirurgia robotica”
Questo gioiellino andrebbe subito acquistato dalla università di Foggia nella scelta della facoltà di Medicina e Chirurgia.
Con questo simulatore non occorrerà più andare per anni ed anni a fare esperienza sul campo nelle università più avanzate del mondo in campo medico, ma sarà sufficiente fare allenamento in loco, qui, a Foggia.
Una rivoluzione che potrebbe trattenere qui le migliori abilità chirurgiche.
E poi, diciamola tutta: è molto meglio allenarsi prima al computer con un software molto realistico ma dagli effetti pari a quelli di un videogame sul paziente, piuttosto che fare esperienza direttamente ed a spese della salute della salute e della vita del paziente.
O mi sbaglio?

Incredibile arroganza:
ma se prima il segretario della camera di commercio di Foggia riceveva indennità complessive per 315.000,00 euro/anno (molto di più della indennità del Presidente degli Stati Uniti d’America) pari a quasi un migliaio di euro al giorno, adesso che vien chiamato ad essere il segretario della camera di commercio di Foggia e di quella di Brindisi contemporaneamente, la sua indennità arriverà a superare anche laltezza della Luna?
Ma di cosa siete fatti:
di bronzo?
E di grazia:
dove avrebbe preso il dono dell’ubiquità il duale segretario camerale più pagato del mondo?

Italia sempre in ritardo, Italia sempre ultima, Italia sempre bacchettata.
Ma insomma, che civiltà è quella italiana?
Bizantina?

Le autorità italiane mentono al popolo italiano ogni secondo di ogni minuto di ogni ora di ogni giornata che Dio ha creato.
Sono loro il problema, non la soluzione.
La verità è silenziata ed insabbiata dalle autorità politiche e statali italiane.

Draghi dice il falso:
Bankitalia sapeva della condizione illecita ed illegale e dello squilibrio di bilancio tanto da finanziarla con 2 miliardi di euro già nel 2011.
Ma se Bankitalia sapeva, aveva anche il dovere di denunciare la cosa pubblicamente ed alle autorità competenti.
Bankitalia sapeva e non ha fatto altro che occultare la verita:
chi controlla il controllore?

Se attualmente il gettito fiscale statale proviene SOLO da lavoratori dipendenti e pensionati (80%) e TUTTO il resto del paese contribuisce SOLO con il restante 20%, cosa vuoi detassare, politico idagliano in campagna elettorale, che queslli che dovrebbero pagare già non pagano nulla?

Allora, sgombriamo il campo dalle sperequazioni e dai dubbi.
Indubbio è:
1 – che la sanità pubblica e la sanità privata convenzionata vengano abusate al dine di creare colossali fondi neri da redistribuire sottoforma di tangenti corruttive, in quanto la sanità è attualmentre la madre di gran parte delte tangenti corruttive, sia per ottenere un posto di alvoro pubblico, sia per ricevere incarichi pubblici, sia per vincere appalti pubblici;
2 – che l’offerta sanitaria, sia in termini di offerta e di accessibilità, sia in termini di qualità dell’offerta, ma a (presumibile) parità di costi o di investimenti, produce effetti differenti nel centyro sud piuttosto che nel nord del paese.
Pertanto, chiunque si candidi a governare la sanità ovunque in questo paese, deve eliminare i fattori di squilibrio, di spreco e di ladrocinio autorizzato, fattori attualmente in uso ed abuso, continuato ed aggravato.
Altrimenti, riceviamo l’ennesima (inaccettabile) presa per i fondelli.
Solo in questi termini si può selezionare un ministro della sanità che comunque, non sia mai stato indagato per motivi riconducibili alla attività di governo o di controllo della sanità pubblica regionale o nazionale.

Bankitalia regalò 2 miliardi di euro a Monte Paschi Siena nel 2011.
Ora le istituzioni idagliane non potranno dire di non aver saputo e di non sapere, visto che sprecarono il danaro pubblico per coprire le malefatte e le malversazioni effettuate in MPS.
Questa è una enorme associazione a delinquere che abusa del potere pubblico per fregare danari al popolo.

L’economia italiana è in fall out.
Non si possono sprecare i danari degli italiani per salvare banche e bancarelle dalle quali la politica traeva finanziamenti o attraverso le quali si riciclava il danaro non esponibile al fisco.

E c’è ancor oggi qualche idiota politico in Italia che pretende di poggiare le future politiche economiche e di integrazione con i paesi africani del Mediterraneo.
L’inverno arabo ha dimostrato che è impossibile fare affidamento su quei paesi che sono costantemente sull’orlo della crisi socio-politica, religiosa e della guerra fra bande e tribù.

Tipico esempio di disinformazione professionale e professionista.
Titolo:
“Tumori in Italia, da Nord a Sud la sopravvivenza è la stessa”
Ma l’articolo all’interno recita:
“Nelle regioni del Nord Italia i tumori vengono diagnosticati più precocemente di quanto non si riesca a fare al Sud”
Vergognoso, semplicemente vergognoso.
Ma va bene così, visto che al sud non sanno leggere ed anche quando sanno legegre, sono così abituati ad essere trattati da sudditi che restano in silenzio davanti a questo scempio.
Impressionante l’organizzazione alla disinformazione: deve esistere addiritttura una centrale di comando, una sala di regia, un codece di regole che impongono il depistaggio organizzato della opinione pubblica.
Ma se esiste un ritardo nella diagnosi dei tumori al sud rispetto al nord, come è possibile una identica sopravvivenza?
Incredibile mascalzonata passata nel silenzio della informazione del sud, che ingoia il rospo senza battere ciglio.

Hanno piena coscienza che chiunque uscirà vincitore dalle urne non potrà governare, perché impedito dal fuoco incrociato delle estorsioni politiche di partiti interessati a tutto, tranne che a tutelare e difendere il popolo sovrano.
Sanno benissimo che l’Italia rischia di andare giù in picchiata peggio della Grecia.

Da una pessima storia di violenza sessuale ai danni di uncane da parte di un extra-comunitario
È così che, molto probabilmente, i virus che colpiscono gli animali, passano all’uomo:
per atto sessuale violento dell’uomo sugli animali, come in questo lurido caso.
Stessa cosa è avvenuta probabilmente per HIV-AIDS (scimmie), la Suina (maiali) e la temuta Aviaria (galline e pennuti).
L’ignoranza uccide?
Molto più di quanto non possiate immaginare, ogni giorno.

E se ….
E se invece di utilizzare le sigarette elettroniche per inalare aromi e nicotina nei bronchi, utilizzassimo la sigaretta elettronica come inalatore di medicinali portatile?
Grande cosa, indubbiamente.
Troppo grande?
Senzadubbiamente.

“Reddito medio degli italiani a 18 mila euro. Ma al Sud è di un quarto sotto la media”
L’Italia è unita
Ma non è uguale
Il bello o il brutto di tutto questo è che i primi a dover protestare per questa situazione dovrebbero essere i meridionali, che invece, non lo fanno con la relativa determinazione, I motivi di questa condizione vengono solitamente addebitati allo storico ritardo socio-economico del sud italiano.
Forse.
Ma questa valutazione potrebbe essere accompagnata ad un enorme reddito sommerso che sfugge alla partecipazione fiscale e contributiva e che non viene raccolto dai dati ufficiali.
Ma anche questa volta nessuno analizza il fenomeno, lo fa emergere, lo contrasta.
Il reato di associazione a delinquere è nei termini.
Occorre però verificare di quale stampo.

Per parlare in pubblico occorrono qualità morali che i politici idagliani non hanno mai avute
“Veneto-Venezia: ecco i primi ospedali che fanno esami di notte e durante sabato e domenica”
Ditemi, per amor di Dio e carità cristiana, per comunità umana e condivisione collettiva:
perché a Venezia e nel Veneto SÌ mentre a Foggia e in Puglia NO?
Basta anche solo copiare per far bene, se proprio non si è capaci o si viene impediti di fare.
E siete indignati come lo sono io, esprimete questa indignazione, ma non qui o solo qui, ma andate dritti a chi detiene il bastone del comando amministrativo, politico e di governo e ditegli:
perché loro SÌ e noi NO?
Cosa c’è che non va in noi?
Puzziamo forse?
Vi facciamo schifo forse?
E se no, allora, PERCHÈ?

Siamo troppi su questo pianeta.
La popolazione mondiale degli esseri umai è raddoppiata nei soli ultimi 50 anni.
Troppa attività antropica e troppa attività per mantenere i vita tutta questa gente.
Troppe energie bruciate, troppe risorse distrutte, troppe emissioni di gas serra con la semplice respirazione, con l’allevamento degli animali per alimentare la popolazione terrestre e troppe attività industriali, economiche, strutturali e commerciali che emettono inquinanti.
Questo pianeta ci ucciderà tutti per difendere e tutelare la vita stessa.
Siamo un genere irrazionale e troppo stupido per capire quel che facciamo e il danno che costruiamo con le nostre azioni quotidiane.
Verremo spazzati via dalla nostra stessa idiozia.

La crisi non fa saldi.
Ma le tasse, chi le paga?
Per avere un diritto al benessere comune giustamente redistribuito occorre aver assolto il proprio dovere al contributo fiscale e previdenziale.
Non so se è chiaro.
In questo stato di diritto gratis è morto ed omaggio è molto grave.

Chiunque abbia contratto un prestito o un mutuo in vakuta euro, nel caso d uscita dell’Italia dall’eurozona e dalla Unione Europea, rischia di vedere lievitare la rata del proprio mutuo o del proprio prestito in modo impossibile da pagare.
Famiglie e aziende italiane con situazioni debitorie si salvano solo se l’Italia resta nell’Euro e non si salvano se l’Italia esce dall’Euro.
Poi non dite che non eravate stati avvertiti.

Sarebbe giusto pubblicare la lista di tutti i parenti, gli affini, i coniugati, i mantenuti e gli amanti nelle università italiane, inclusa e non ultima quella di Foggia.
Il cittadino-lavoratore-contribuebte ha il diritto di sapere come vengono selezionati e din base a quali criteri clientelari, politici e/o famigliari i dipendenti pubblici.
Forza magnifici rettori:
trasparenza!
La primavera araba è divenuta un inverno pieno di cadaveri innocenti.
Come al solito, nel mondo arabo si è usato il grimaldello religioso per armare gli ignoranti ed abusarne come carne da macello in rivoluzioni sante e benedette che servono solo a cambiare parte, tribù e clan famigliari alla mammella del benessere derivante da potere pubblico.
Proprio una primavera dei diritti e di libertà.
Chi crede nel modello di vita e di sviluppo Mediterraneo è un perfetto imbeccille o un criminale di guerra interessato

“Frediano Manzi, presidente di Sos Racket, si è dato fuoco davanti alla sede Rai di Milano”
Lo sentite?
Sentite il silenzio delle istituzioni, il silenzio della politica, il silenzio dei sindacati, il silenzio della pre-politica e del mondo del volontariato, lo sentite il silenzio di Libera e di tutte le associazioni anti-mafia, anti-usura, anti-corruzione?
Ecco, questo è il silenzio di chi ha colpa, complicità e responsabilità in un sistema profondamente mafioso, usurato e corrotto.
Questo silenzio pesa come una sentenza di condanna.
Condanna a morte.

Perché lo stato non funziona, malfunziona, disfunziona

lunedì, 21 gennaio 2013

Perché lo stato italiano non funziona, malfunziona e/o disfunziona?

Perché lo stato italiano è stato infiltrato, aggredito e battuto in trattative traditrici dalle organizzazioni mafiose?

Perché lo stato italiano è stato aggredito e battuto dal mondo del lavoro che vive di improduttività e di corruzione?

Perché lo stato italiano è stato aggredito e battuto dalla evasione, erosione ed elusione fiscale?

Perché lo stato italiano è stato aggredito e battuto dalla estorsione mafiosa dell’usura?

Ve lo spiego io, perché questa tornata elettorale, vissuta e combattuta in questo stato di fatto e di diritto, non cambierà nulla.

Lo stato italiano è bloccato dalla casta politica, in combutta con le alte gerarchie burocratiche e con la massa della burocrazia pubblica a tutti i livelli ed in combutta con i sindacati dei lavoratori impedendo l’ingresso nelle rispettive caste di soggetti non ricattabili, non corrotti o corruttibili, non sottoponibili a ricatto ed estorsione.

Un simile blocco garantisce una dittatura dura e pura che impedisce le riforme le liberalizzazioni, impedisce l’adeguamento e l’aggiornamento del paese alle virtù della civiltà nord europea ed Occidentale.

Un simile blocco garantisce l’ingresso esclusivo nella burocrazia, nella sua interezza, di famigliari, affini, amici, affiliati, iscritti, adepti e servetti della casta politica, della casta burocratica e della classe sindacale, soprattutto nella Pubblica Amministrazione pvvero nel privato convenzionato o appaltato alla PA, consentendo così di governare il Paese anche qualora le elezioni fossero vinte da altre forze politiche, impedendo il normale svolgimento del governo esecutivo a tutti i livelli attraverso il controllo della burocrazia e l’attacco di casta politica e sindacale.

La paventata (in)sostituibilità di corporazioni mafiose come i sindacati dei lavoratori e dei partirti politici, potrebbe invero cambiare effettivamente le cose ed aprire prospettive future differenti.

Ma l’intoccabilità, l’impunibilità e l’immunità della casta politica impedisce ogni cambiamento.

Ma l’insindacabilità dei sindacati dei lavoratori che non sindacano in favore della tutela e della garanzia degli interessi dei lavoratori, impedisce ogni cambiamento.

Ma la non licenziabilità dei dipendenti pubblici della burocrazia impedisce ogni cambiamento.

Nessuna tornata elettorale potrà mai mutare, modificare o eliminare questi motivi di immobilità nell’esercizio delle funzioni e dei poteri pubblici, abusati in toto e senza alcuna speranza.

Solo una guerra civile potrà mutare tutto ciò.

Perché dall’interno di un sistema mafioso e profondamente corrotto non si cambia nulla, se non solo ed esclusivamente i nomi delle “famiglie” (cosche) che compongano le caste suddette, senza cambiare effettivamente nulla ed in perfetto stile mafioso.

Perché le mafie, le caste mafiose e le corporazioni mafiose controllano la maggioranza del consenso totale.

Perché il mondo della illegalità è maggioranza democratica in questo paese.

Perchè chi può, fugge a gambe levate da questa mafai sovrana.

Perché l’attuale legge elettorale costringe anche le nuove e le piccole realtà politiche a stringere alleanze con la casta politico-partitico-burocratico-amministrativa che attualmente guida e controlla il governo della Cosa Pubblica, indipendentemente da chi potesse vincere o perdere le elezioni.

Perché andare a votare, significa solo sostenere questo sistema e questo stato di cose, di fatto e di diritto.

Per questi motivi Io non mi sottopongo ad un esercizio inutile della democrazia bloccata italiana, per questo,

Io Non Voto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Incongruenze nella solidarietà nazionale

sabato, 2 ottobre 2010

Sergio Marchionne, l’AD di Fiat, si sfoga dichiarando la solitudine nella quale vengono lasciate le aziende oggi in italia.

Sfogo utile a comprendere cosa accade nel sistema industriale italiano e nelle sue relazioni con la burocrazia e il governo del paese.

Marchionne lamenta un disperso senso delle istituzioni e punta il dito su coloro i quali alimentano in italia un clima di tensione che riduce il dialogo aziende-lavoratori e istituzioni-paese, al livello di un dialogo fra sordi.

In effetti, la migliore risposta che poteva dare la politica italiana alla scelta della Fiat di non delocalizzare all’estero i siti produttivi italiani (ca 50.000 posti di lavoro) non poteva e non doveva essere l’ennesima crisi politica avviata funestamente da Fini, bocchino & co.

Come pure i segnali che vengono da alcune sigle sindacali ed all’eco che fanno loro alcune istituzioni, non sono dei migliori e dei più auspicabili.

In sintesi, il marchionne-pensiero andrebbe riprodotto in uno slogan che la Lega lancia da qualche tempo, slogan non recepito da certi ambienti politico-istituzionali e da alcune sigle sindacali:
premiare le aziende italiane che non delocalizzano e percorrere strade alternative di contrattazione del lavoro, come quelle intraprese anni or sono in Germania e che oggi, rappresentano la forza del sistema produttivo tedesco e non la sua debolezza.

Certo, non come è stato fatto nel disgraziato passato di questo paese, con gli interventi a pioggia ed i finanziamenti gratuiti a certo mondo imprenditoriale:
questa strada va abbandonata e dimenticata, per sempre.

Ma altrettanto certamente, bisogna che la politica intervenga in favore di quelle aziende che restano a combattere per salvare produttività italiana, occupazione e identità aziendale italiana.

Ma cosa determina la delocalizzazione delle imprese italiane all’estero?

Certamente il costo del lavoro, che però corrisponde ai più bassi salari medi europei.

Di mezzo c’è la cuspide fiscale, cioè quello stato centralista che aumenta il costo del lavoro con strumenti di prelievo fiscale, di fiscalità nazionale e locale, di strumenti previdenziali ed eccesiva tolleranza verso il ricorso alla assenza dal lavoro per malattia che si sospetta sia solo il sintomo (ingiustificato ed ingiustificabile, sia ben chiaro) di un malessere che vive il mondo del lavoro.

Ciliegina sulla torta è certamente quel sindacalismo che cavalca questo malessere alimentando dissidi e contrasti fra datori di lavoro e lavoratori e certa burocrazia che nei suoi insopportabili tempi di attesa nella erogazione dei servizi come nella concessione delle licenze e delle autorizzazioni, potrebbe nascondere, in alcuni casi, interessi affatto pubblici.

Il costo dell’energia elettrica in Italia è più alto che in altri paesi europei, a causa della dipendenza energetica che soffre un paese povero di risorse energetiche come il nostro.

La fonte di energia nucleare, potrebbe risolvere questo gap, ma incontra l’ostracismo di parti politiche che sono da sempre state l’ombra di certo sindacalismo ostruzionista ed antagonista.

Il costo di una difficoltosa ed incolpevole politica governativa, che tenta disperatamente il superamento di quelle meline e di quelle crisi politiche che, in alcuni casi, potrebbero nascondere interessi affatto pubblici, governo che, nella frenetica attività decretativa, viene ingiustamente accusato di essere troppo decisionista, quando invece, tenta solo di dare risposte tempestive ai settori produttivi e di salvare un paese in piena crisi socio-economica.

In sintesi:
– eliminazione delle inutili propaggini burocratiche,
– produzione energetica abbondante ed a basso costo da fonte nucleare,
– aumento della capacità di intervento del governo nello sciogliemento di quei nodi che stringono un cappio letale al collo del mondo produttivo italiano,
– difesa dell’azione del governo dall’ostruzionismo antagonista a tutti i costi, attraverso la semplificazione all’accesso di quegli strumenti che aumentano la capacità di intervento tempestivo dell’esecutivo nel governo del paese.

Le grandi opere?

Le mega infrastrutture?

Per il momento, le metterei da parte, soprattutto guardando agli incredibili appettiti mostrati dalla cricca di turno nel compromettere le finalità e la efficacia dell’intervento pubblico, minato anche dalla capacità di intervento delle organizzazioni mafiose nel mondo degli appalti pubblici.

In specie, andrebbero evitate quelle grandi opere che potrebbero restare sul territorio come vere e proprie cattedrali nel deserto.

Va infatti ricordato a tutti che, le grandi opere sono un mezzo, sono uno strumento utile al rilancio delle attività produttive sane e competitive, ma che non si è mai visto una infrastruttura, per quanto grande possa essere, divenire essa stessa il fine ultimo e il volano di un rilancio socio-economico.

Abbandonare ogni futile quanto costosa speranza in questo senso, assumerebbe il senso di un notevole livello di crescita politica e civile, esso sì, propedeutico ad una vera ed autentica ripresa economica, poichè non è certamente una autostrada, un ponte o una superviabilità a produrre quella industrializzazione che necessita in alcune regioni italiane.

Le infrastrutture servono a potenziare un sistema produttivo, non a crearne uno, come ci insegnano gli interventi della Cassa del Mezzogiorno nel passato.

Molto più utili al rilancio socio-economico delle regioni depresse, sarebbero:
– la copertura totale della rete informatica e telematica capace, potente e veloce, ed a basso o nullo costo,
– l’eliminazione totale e definitiva delle organizzazioni mafiose,
. una nuova politica sindacale che veda nel datore di lavoro un soggetto fortemente cointeressato al benessere aziendale e dei lavoratori, e non un nemico da abbattere,
– una nuova classe politica e dirigente meridionale, ben formata, competente e sganciata da quelle logiche che sino ad oggi hanno impedito al sud di superare la questione meridionale,
– una giustizia tempestiva e più giusta, che dirima le questioni e le liti in tempi accettabili e con sentenze mirate al buon funzionamento del sistema produttivo, con la redazione di una giurisprudenza che sia vista come utile e snello strumento di arbitrato, piuttosto che subita come ulteriore impedimento di sviluppo e di coesione al sistema-lavoro.

Poche cose, ben fatte e fatte in fretta.

Il governo in alcuni casi è già molto attivo, incontrando forti resistenze in quelle corporazioni e in quelle parti politiche meno attente e sensibili al tema buon del governo del bene comune.

Ma il governo ha bisogno di essere maggiormente condiviso e suppportato nella realizzazione di quei cambiamenti e di quelle riforme che puntano alla responsabilizzazione a tutti i livelli nella gestione della cosa pubblica, piuttosto che essere rallentato e/o ostacolato nella sua azione.

Se questa nuova intesa comunitaria, se questo nuovo patto sociale non verrà frainteso, queste incongruenze nella solidità e nella solidarietà nazionale potranno essere superate, tutte insieme, comunitariamente.

Altrimenti, si salvi chi può.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X