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Riflessioni a tastiera aperta – 18/04/2012 di Gustavo Gesualdo

mercoledì, 18 aprile 2012

Crisi economica, politica, umana, finanziaria, sociale, comunitaria, nazionale, internazionale, globale.

Quando in un paese si allentano i cordoni della borsa del benessere diffuso che tenevano unito e fasciato il complesso delle caste e delle corporazioni sociali, politiche, comunitarie ed economiche che lo compongono, allora quella nuova distanza e questo nuovo vuoto vengolo colmati da quotidiane reciproche accuse di follia.
Scompare la voglia di capire, si perde il metro e la misura di chi pretende arrogantemente di comprendere il prossimo suo a priori, quando non è in grado di contenere il pensiero altrui.
Lei non sa chi sono io …
Ma chi credete di spaventare, i passeri?
Troppo piccole le altezze umane dello status quo per poter capire cosa accade intorno a loro, per poter contenere e razionalizzare il pensiero altrui in piena evoluzione.
Così, la coesione sociale si trasforma in avversione sociale e la competizione sociale degrada in conflitto sociale.
La competizione socio-economica non dispone più di tolleranza e di solidarietà fra chi ruba e chi viene derubato.
Così, lo status quo dell’abuso del prepotere pubblico a fini di conservazione di privilegi e interessi di casta assurdi ed impagabili, ora ammutolito e schiaffeggiato, tenterà una reazione conservativa attraverso l’abuso della forza pubblica.
E sarà l’inizio della fine:
forza chiama forza, bastone chiama bastone, manganello chiama manganello.
E la storia ricomincia in un susseguirsi di reazioni e reazioni, reazioni a reazioni, sino ad arrivare alle reazioni senza alcuna causa, promosse solo al fine del godimento nell’esercizio del potere.
E tutto ricomincia da capo, nello svolgersi imperioso di vortici storici ricorrenti.
Ed è inutile tentare di avvisare, di avvertire, di indicare modi di prevenire, di cambiare futuro e fato, di mutare il destino.
Non capiscono, ma soprattutto, non vogliono capire che famiglie ed aziende sono molto più importanti di loro e della loro stessa esistenza.
Hanno minato il futuro delle famiglie naturali e delle aziende competitive.
Cadranno anche per questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’italia è fallita

giovedì, 20 ottobre 2011

Il continuo declassamento del sistema paese italia indica un fallimento totale delle sue istituzioni democratiche, politiche e di governo.

Il fallimento italiano infatti, offre l’occasione di analizzare quanto danno e nocumento abbiano causato in decenni di disfattistico parassitismo e di egoismo senza freni inibitori le due corporazioni che sono maggiormente responsabili del fallimento italiano:

la casta politica italiana;

la casta burocratica italiana.

L’italia è fallita.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Giustizia: è scontro fra poteri istituzionali

sabato, 19 marzo 2011

In tema di giustizia, lo scontro fra poteri che si verifica in Italia da molti anni, fa pensare sempre più ad uno scontro politico in atto, trasversale ed orizzontale ai sistemi istituzionali.

Che la giustizia in Italia non funzioni, questo è un dato che emerge quotidianamente nella nostra vita, rendendo assolutamente incerto ogni ricorso alla giustizia, rendendo incerta ogni verità che vede passare anni ed anni, sino ad arrivare e valicare il limite dei dieci anni, il tempo necessario per ottenere una sentenza che risolva una lite giudiziaria ovvero che affidi alla punizione della legge, un soggetto che abbia commesso un crimine, un delitto.

Questo fatto, oltre a rendere impossibile la vita democratica, civica e civile in questo paese, inibisce l’ingresso di finanziatori e di imprese dall’estero nel nostro paese, spaventati a morte dalla certezza di non poter risolvere alcuna eventuale questione giudiziaria in tempi certi e brevi.

Amnesty Intenrnational, nei suoi rapporti sullo stato della giustizia nel mondo e, singolarmente, in ogni paese del mondo, denuncia da tempo l’impossibilità di ottenere giustizia in Italia, a causa dei notevoli ritardi che l’amministrazione della giustizia accusa ormai da sempre nella realizzazione di un processo.

Queste sono le considerazioni dalle quali si dovrebbe partire per realizzare una urgente riforma della giustizia in Italia.

Tutto il resto, sono vuote enunciazioni, pensieri senza alcun senso, giri di valzer che creano solo confusione, fumi che impediscono di vedere la realtà, volutamente quanto arbitrariamente.

La realtà è, che in questo paese, non esiste la giustizia.

Amara, dolorosa, sanguinosa, perdente verità.

Chi ha il coraggio e l’arroganza di difendere questa realtà?

Perchè si vuol impedire a tutti i costi una impellente quanto irrinunciabile riforma della giustizia?

E perchè, i detrattori di questa riforma della giustizia presentata dall’attuale governo, non ne hanno mai realizzata una sinora?

Cui Prodest?

Non certo al Popolo Sovrano.

Allora, a chi giova non avere garanzie di giustizia in questo paese, e perchè?

Questa è la giusta domanda da porsi, certamente.

Per sciogliere questo rebus, per rendere giustizia agli italiani, per avere uno stato democratico ancora più forte e certo, bisogna comprendere i motivi che sono alla base del contrasto alla riforma della giustizia.

Occorre accogliere le giuste istanze e respingere le pretese corporative, per ottenere un consenso quanto più ampio possibile in favore di una riforma che gli italiani, attendono da sempre, rivendicano da sempre, invocano ogni volta che subiscono un torto, una ingiustizia, sapendo benissimo che, nelle lungaggini procedurali e processuali, vincerà chi ha una notevole capacità economico-finanziaria per sostenere un eventuale danno ricevuto, per attendere ad anni e anni di spese legali e di ricerca delle prove, e non vincerà certamente, chi pur avendo pienamente ragione, non ha i mezzi e la forza per sostenere questo golgota infinito, questo calvario assurdo, che fa maledire ogni giorno di più, il giorno in cui si è nati in un paese senza giustizia forte e certa, equa e scrupolosa, equilibrata e serena, ma soprattutto, veloce e tempestiva.

Questa è la sfida del presente.

Non raccoglierla, significa non costruire il futuro, significa cacciare dal paese le migliori menti, le migliori gambe, le migliori braccia, in fuga precipitosa ed in cerca di un futuro che qui, non c’è.

Gustavo Gesualdo

alias

Il Cittadino X