Articoli marcati con tag ‘contrasto alle mafie’

Art. 27 Costituzione: la responsabilità penale è personale

mercoledì, 6 marzo 2013

La follia, la viltà, l’inettitudine, l’incapacità, l’idiozia e la irresponsabilità della casta politica e della classe dominante italiana dalla istituzione della democrazia repubblicana e sino ai giorni nostri è vasta e ampiamente dimostrabile su di un pulpito civico o politico, in una aula parlamentare come in una aula giudiziaria.

Immaginate, ad esempio, che nella carta costituzionale italiana si fissi il principio della responsabilità penale come una responsabilità esclusivamente personale.

Immaginate ad esempio che in Italia dimori e cresca la più grande organizzazione criminale di stampo mafioso d’Europa (prima azienda italiana per fatturato e primo agente economico italiano) ed una delle prime tre organizzazioni criminali di stampo mafioso globali (n’drangheta calabrese).

Immaginate ancora che, sempre in Italia, dimorino e crescano almeno altre due organizzazioni criminali di stampo mafioso (mafia siciliana, camorra napoletana) di potenziale identico a quella che domina l’Italia ed insidi l’Europa intera, tentando di infiltrarla.

Immaginate che vi siano in ato da parte della magistratura italiana indagini e processi, come pure vi siano presenti delle sentenze già emesse che dimostrino una trattativa fra istituzioni e apparati dello stato e mafia.

Ecco, ed ora immaginate che questo stato, in 65 anni i vita, non abbia trovato di meglio nel contrasto alle organizzazioni mafiose che punirle con un reato associativo, quello appunto che punisce l’associazione mafiosa, dimenticando che in Italia, la responsabilità penale è personale.

E dimenticando in tutti questi 65 anni di punire il reato mafioso nel suo comportamento mafioso e non solo nel suo essere associati in mafia.

Immaginate quindi che, lo stato italiano, guidato da follia, viltà, inettitudine, incapcità, idiozia e irresponsabilità della casta politica e della classe dominante italiana, abbia semplicemente dimenticato di punire il mero “comportamento mafioso“, facendo così il più gran regalo che lo stato italiano potesse fare al suo peggior nemico:

l’anti-stato mafioso.

Ma ancor oggi, nessuna fazione, nessuna associazione, nessun movimento nessun sindacato, come nessun partito italiano ha ancora sentito l’esigenza di istituire il reato di comportamento mafioso, ovvero di punire le famiglie dei mafiosi sottoposti a provvedimenti restrittivi delle libertà personale che vengono sostenute da una storica raccolta mafiosa di danari, in estorsione al commercio, all’industriali e all’artigianato con il nome di pizzo violentemente richiesto dal racket delle estorsioni.

Ma in Italia, a quanto pare, è vietato punire i mafiosi, i quali possono ancora contare su di un antiquato ed inefficace dettato costituzionale per il quale, “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell’umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

In Italia insomma, esistono eserciti di idioti che credono ancora che si possa rieducare un mafioso responsabile dell’omicidio volontario e premeditato di decine e decine di persone.

Le organizzazioni mafiose ringraziano lo stato italiano, il popolo italiano, il governo italiano, il parlamento italiano:

senza di loro, le mafie, molto probabilmente, sarebbero state già sconfitte.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Lo stato ed il popolo italiano sono traditi, svenduti ed asserviti alle mafie

venerdì, 24 agosto 2012

La polizia speciale interforze della Divisione Investigativa Antimafia (DIA) e la magistratura speciale antimafia della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), entrambe impegnate mono tematicamente al contrasto delle organizzazioni mafiose italiane, entrambe volute, sognate e fortemente desiderate dai giudici assassinati dalle mafie Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, rappresentano il caposaldo contro l’azione delle mafie, l’unico argine alla sopraffazione delle mafie sullo stato.

Ed è per questo malcelato motivo che, i complici e gli affiliati alle mafie nelle istituzioni italiane stanno lentamente distruggendo la forza investigativa antimafia, attraverso azioni di contrasto ed attraverso atti politico-amministrativi di riduzione delle risorse stanziate e destinate alla lotta alla mafia.

Dopo aver distrutto il Pool Anti mafia, la casta politica più corrotta e mafiosa dell’intero globo terrestre, si prepara a rendere inermi anche la DDA e la DIA, per spianare la strada del potere pubblico all’anti-stato mafioso.

E fu questo anche il destino dell’Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione, le cui indagini svolte quella sul Policlinico Umberto I di Roma, sulle Asl di Castellammare di Stabia e di Vibo Valentia, sui test universitari per l’accesso alle facoltà di medicina e odontoiatria, sulle procedure di assunzione di personale ausiliario tecnico e amministrativo dell’Ufficio scolastico provinciale di Napoli, evidenziarono un sistema illecito ed illegale assai diffuso e condiviso:

l’Alto Commissariato anti corruzione fu dapprima privato dei trasferimenti e dei finanziamenti dello stato e poi fu desparecido in un accorpamento suicida, che lo dissolse nel nulla fermandone le indagini.

Dopo lo stop alle indagini anti corruzione dell’Alto Commissariato, ecco arrivare dalla casta politica italiana l’ennesimo stop alle indagini anti mafia di DIA e DDA, tramite una riduzione dei finanziamenti trasferiti dallo stato.

Ma proprio in un momento di crisi, questo fatto equivale a regalare lo stato repubblicano e democratico alle mafie, che rappresentano le uniche forze in grado di fare economia in questo momento.

Significa svendere sicuramente tutto il patrimonio statale italiano alle mafie, le uniche in possesso di quelle risorse economiche e finanziarie per acquistare azioni delle partecipate statali (industrie che costruiscono armi, aerei, elicotteri, ecc) ed immobili dello stato.

Anche un potenziale smantellamento delle società di servizi in settori strategici come quello della distribuzione del gas ad uso domestico, della raccolta e della gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani e del trasporto pubblico, conduce ad una maggiore infiltrazione delle organizzazioni mafiose nei gangli vitali del potere statale anche a livelli inferiori come quello municipale e della acquisizione di maggiore potere nel governo delle risorse strategiche ed indispensabili alla comunità italiana.

Così, le organizzazioni mafiose attaccano anche il potere privato italiano, infiltrandolo attraverso l’usura, proprio ora che gli istituti bancari e finanziari grandemente finanziati dallo stato negano l’accesso al credito alle imprese e alle famiglie italiane.

Così le organizzazioni mafiose stravincono la concorrenza con le imprese sane della imprenditoria italiana, ergendosi esse stesse a sistema economico e finanziario secondari, aprendosi strade alternative alla contrattualizzazione iperburocratica e politica attraverso la corruzione ovvero il do ut des dello scambio del voto:

consenso popolare che le mafie controllano perfettamente in sicilia, calabria e campania e determinante per la formazione di una qualunque maggioranza di governo contro l’assegnazione di appalti pubblici, di concorsi pubblici, di svendite del patrimonio pubblico.

Qui e adesso non è con la svendita del patrimonio pubblico alle mafie che si spezza il meccanismo di aumento della spesa pubblica e conseguentemente dell’innalzamento del debito pubblico.

Le forti frizioni ed i contrasti fra la magistratura inquirente e le massime istituzioni italiane (napolitano, d’ambrosio e mancino) nella ipotesi del gravissimo reato di alto tradimento nella trattativa fra lo stato e le organizzazioni mafiose e che avrebbe avuto come conseguenza la riduzione della carcerazione dura del 41 bis a carcerazione normale per centinaia di pericolosi mafiosi, offre uno spaccato di non trasparenza nelle posizioni di alcune istituzioni italiane e degli uomini che le ricoprono nella lotta alla mafia:

chi intende eliminare le mafie non scende vilmente a patti con esse tradendo così il popolo sovrano.

Roma e Milano, in quanto rispettivamente capitale politica e capitale economica del paese, subiscono un attacco feroce da parte della infiltrazione mafiosa, che non esista a trasformare in luoghi da far west le strade e le piazze cittadine, al fine di affermare il potere e la violenza mafiosa.

Tutto questo, è inaccettabile.

Solo la punizione dei comportamenti mafiosi con la pena di morte e la punizione dell’ergastolo fine vita per i complici e gli affiliati mafiosi nelle istituzioni potranno essere argine sufficientemente solido per consentire all’Italia di divenire e di evolversi come un paese normale nella civiltà europea ed occidentale.

Poiché non vi potrà mai essere un qualunque sviluppo economico in tali condizioni di degrado civile, istituzionale e politico.

Poiché non vi potrà mai essere democrazia repubblicana e libertà personale, individuale e collettiva in presenza delle mafie.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X