Articoli marcati con tag ‘consiglio superiore della magistratura’

Il tradimento è un crimine e va punito

venerdì, 1 novembre 2013
SARETE VENDICATI

SARETE VENDICATI

Le intercettazioni telefoniche ci rivelano ancora una volta (come se ve ne fosse il bisogno) il tradimento della casta istituzionale italiana mettendo a nudo il comportamento sleale e infedele messo continuamente in essere dai politici italiani.

L’ex ministro dell’Interno anna maria cancellieri ed attuale ministro della giustizia racconta tutta la propria immorale condotta traditrice nel caso del suo intervento in favore di una cittadina italiana indagata e detenuta dallo stato.

“Non è giusto” si permette di affermare codesta parassita scorretta e sleale, come se la giustizia che lei contribuisce ad amministrare e rappresentare potesse essere così messa in discussione e alla berlina.

Interviene con tutta l’autorità del ministrero in favore di una persona per cui nutre interesse e con le quali ha relazioni.

Piergiorgio Peluso è figlio del ministro cancellieri e dal 2011 dai Ligresti è direttore generale di Fonsai, società dei Ligresti, la famiglia colpita dallo scandalo e dalle indagini di degli organi di Polizia (Interno) e della Magistratura (Giustizia).

Giulia Ligresti racconta così nelle intercettazioni il top manager Fonsai figlio del ministro cancellieri:
«A Peluso han dato una buonuscita di 5 milioni, è stato un anno, ti rendi conto?, e ha distrutto tutto»
«invece di chiedergli i danni! Mi han detto che in consiglio nessuno ha fiatato, sì, sì, approvato all’unanimità, che se fosse stato il nome di qualcun altro… mio papà che ha 80 anni gli contestano quella cifra, perché a questo qui che ha 45 anni, è un idiota, perché veramente è venuto a distruggere una compagnia, perché l’ha fatta su mandato proprio la distruzione, 5 milioni, è andato in Telecom».

Tale madre tale figlio:

incapaci, inetti, ignoranti ed arroganti, come tutta la classe dirigente ed istituzionale italiana.

Ma quel che è peggio, sleali, scorretti, traditori e infedeli.

Così la cancellieri che continua ad insistere per un indulto e per una amnistia generale (possiamo capirne l’interesse personale) in piena condivisione con il capo dello stato, giorgio napoletano, anch’esso al centro di uno scandalo giudiziario denominato “trattativa Stato-mafia” (tanto per restare in tema di tradimento istituzionale) per difendersi dal quale ha chiesto ed ottenuto la distruzione delle intercettazioni che lo riguardavano.

Chissà quanti e quali orribili tradimenti contenevano quelle intercettazioni.

Di certo vi è che ogni indagine mette a nudo nelle intercettazioni un mondo di traditori istituzionali gravemente indiziati di svendere stato italiano e popolo italiano ai poteri forti per un posto da manager al proprio figlio, idiota totale, ma intoccabile membro della casta degli idioti, dei parassiti e dei traditori.

Di certo vi è che dal tribunale di Palermo (Sede dell’abolito Pool Antimafia dai traditori della casta) proviene la richiesta di udienza per napolitano nel caso che coinvolge l’ex ministro dell’interno ed ex vice presidente del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) nicola mancino e sempre dallo stesso tribunale, nello stesso giorno, viene l’invito ai mafiosi di confessare i nomi e di testimoniare le prove che inchiodano i politici mafiosi.

E voi sareste disposti a credere che la cancellieri fosse mossa da sentimenti di altruismo e di umana condivisione nel chiedere insistentemente indulto e amnistia?

E credete la medesima cosa anche nei confronti delle medesime sempiterne e ripetitive richieste di napolitano?

Beh, di idioti questo paese ne ha sfornati cresciuti e pasciuti parecchi.

Mi domando sino a che punto questa orribile situazione potrà andare avanti.

Mi domando sino a che punto le forze di polizia e l’esercito consentiranno a questa congrega del tradimento continuato ed aggravato dal metodo associativo di sgovernare il paese invece di metterli in fila dinanzi ad un muro e di fucilarli tutti, indistintamente, senza processo e senza alcuna pietà, per il reato di tradimento.

Ma soprattutto, senza alcun atto di clemenza, di grazia, di indulto o di amnistia.

Ma solo come atto estremo di Giustizia.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Trattativa Stato-mafia: le istituzioni contro la ricerca della verità

lunedì, 10 settembre 2012

Lo stato mafioso si espone pienamente in difesa dello status quo degli affiliati infiltrati in abuso del potere pubblico.

La Procura della Repubblica di Palermo indaga nella Trattativa fra Stato e mafia.

Si ipotizza concretamente che pezzi importanti delle istituzioni avrebbero svenduto il potere dello stato, i cittadini-lavoratori ed il popolo sovrano al prepotere delle organizzazioni mafiose, compiendo atto di Alto Tradimento.

Nlelle indagini emergono intercettazioni che coinvolgono giorgio napoletano (Presidente del CSM, Presidente della Repubblica e Capo dello Stato, già Presidente della Camera dei Deputati ed ex Ministro dell’Interno), il suo consigliere napoletano loris d’ambrosio (che morirà improvvisamente per un infarto subito dopo essere stato sentito dai PM palermitani e poco prima di essere sentito dall’Anti-mafia), ed il napoletano nicola mancino (ex Vicepresidente del CSM, già Ministro dell’Interno e presidente del Senato della Repubblica).

Il Quirinale nella persona del Presidente giorgio napoletano, solleva il conflitto di attribuzione nei confronti dei Pubblici Ministeri della Procura della Repubblica di Palermo, impedendo di fatto la ricostruzione di una verità storica nei rapporti fra stato e mafie in italia.

Oggi il Consiglio Superiore della Magistratura ammonisce il Procuratore Aggiunto Ingroia a non fare politica nell’auspicare un cambio della classe politica nella misura di un rifiuto della connivenza fra mafia e politica.

Sintesi:

il CSM di napoletano & mancino attacca politicamente i giudici che hanno intercettato l’attuale Presidente del CSM ed un ex presidente Vice-Presidente del CSM, entrambi napoletani.

Il terzo napoletano di quelle intercettazioni muore improvvisamente, pare a seguito della somministrazione di un caffè.

A me non serve altro per capire cosa si diceva in quelle telefonate intercettate dalla magistratura inquirente e impedite nell’utilizzo e nella pubblicazione da parte della più alta carica istituzionale dello stato.

Io non sono uno stupido e non ho alcun bisogno di ascoltare per riconoscere il linguaggio ed il comportamento mafioso.

Ha ragione Ingroia:

deve cambiare tutta la classe politica perché in Italia si possa conoscere la verità sulle stragi, su tutte le stragi.

Senzadubbiamente.

Pena di Morte per in mafiosi e per i loro complici, affiliati o ricattati.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’Italia fallisce nella monnezza napoletana

martedì, 17 luglio 2012

In pochi giorni, l’agenzia di Credit Rating Moody’s declassa di ben due livelli il debito sovrano e fa altrettanto con regioni, enti e finanziarie locali.

Il crack è di quelli senza ritorno, specie per città come quella di napoli, il cui rating è ormai prossimo alla valutazione junk, che significa rifiuto, scarto finanziario, monnezza, appunto.

Così si decreta l’ennesimo downgrade italiano, frutto di uno “stile di vita” e di un modello a-sociale errato e suicida:

quello napoletano.

Certa napoletanità infatti trascina il paese nel vortice del fallimento, guidandolo dalla Presidenza napoletana della repubblica, una presidenza che attacca a testa bassa la Procura della Repubblica di Palermo che inadaga le istituzioni italiane nella resa dei vertici istituzionali nella ormai famigerata “trattativa mafia-stato”, a seguito delle indicazioni provenienti da intercettazioni telefoniche che vedevano coinvolto il napoletano ministro dell’Interno e Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura nicola mancino ed il Colle del Quirinale, retto da un Capo dello Stato napoletano già ministro dell’Interno.

Invece di rendere pubbliche le intercettazioni telefoniche che sono alla base delle indagini della procura palermitana, il Quirinale adotta misure di tutela, di contrasto, di chiusura e di insabbiamento istituzionale che rendono impossibile al cittadino qualunque il verificare se i vertici istituzionali abbiano o meno tradito (Alto Tradimento) lo stato ed il popolo sovrano svendendoli alle Organizzazioni mafiose.

Mentre aleggia sulla Italia contemporanea quel “Mafiosen” di Angela Merkel, adottato con una rinnovata misura del rigore nei confronti dell’Italia all’indomani dell’annuncio del rientro in politica di silvio berlusconi.

Se ne trae una complessiva sensazione di durezza nei confornti di un paese assai corrotto e mafioso come è l’Italia, paese che pretende di non ricevere i controlli di una superiore unità politica europea che possa controllare i bilanci pubblici e limitare l’abuso del potere pubblico.

Ora la corda politica è molto tesa e rischia di spezzarsi nel fallimento dell’intero paese.

Alcuni provvedimenti riporterebbero certamente ed in breve tempo l’Italia fra le grandi potenze mondiali.

I provvedimenti sono questi:

1 – esclusione dall’Italia delle regioni sicilia, calabria e campania;
2 – adozione della Pena di morte per i comportamenti mafiosi, per la corruzione politica e burocratica.

Ma un vertice istituzionale che aggredisca la Procura di Palermo, Oggi come Ieri, ha sin troppo timore di quel che accadrebbe se i comportamenti mafiosi fossero eliminati e duramente puniti:

sarebbe la fine di ogni trattativa, la fine dell’equilibrio disegnato fra stato e mafie, ogni verità salterebbe fuori, ed il potere pubblico, griderebbe vendetta per tutti gli abusi e le prevaricazioni subite.

Intanto mi domando:

ma quali eccelse esperienze, facoltà e capacità avranno sottomesso le cariche istituzionali italiane ad una dittatura napoletana, campana e siciliana in tutti questi anni?

Chi ha tradito e chi ha difeso il popolo?

Ed è stato un basso, un medio ovvero un Alto Tradimento?

E soprattutto:

chi mai pagherà con la propria vita per tutto questo?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Mafia è un Cancro? Errore, è un virus

domenica, 22 maggio 2011

Il Tumore Maligno, altrimenti detto Cancro, si presenta spesso come un agglomerato organico con tentacoli ricoperti di piccole propaggini simili a spore.

Per questo motivo il Cancro viene spesso definito come una Piovra, per similitudine di forma.

Nella realtà sociale invece, la Mafia viene definita un Cancro a causa della sua elevata aggressività ed infiltrabilità del tessuto sociale e delle sue propaggini molto simili ai tentacoli di una Piovra.

Ma viene altresì definita come un Cancro per la sua similitudine degerativa cellulare:

convivono nello stesso organismo cellule sane e cellule tumorali.

Questa condizione rende difficilissima la cura di un Cancro, poichè il metodo di cura principale, non distingue nella sua azione assassina fra cellule sane e cellule tumorali, uccidendo le prime e le seconde in egual modo.

La terapia oncologica chimica rallenta solamente il processo di aggressione del Cancro, non lo risolve definitivamente.

Il processo tumorale procederà comunque indisturbato, solamente rallentato.

La casistica cinematografica ha proiettato la visione mafiosa come un attacco tentacolare, dando vita alla definizione di Piovra Mafiosa.

Ma questa visione non è esatta.

Il Cancro Mafioso non è una patologia oncologica maligna, ma è una infezione virale, almeno nell’aspetto della sua trasmissione sociale.

Analizziamo questo aspetto.

Prendiamo a prestito dalla cronaca una notizia che aiuterà la migliore comprensione della trasmissione di quello che, d’ora in poi, definiremo come il Virus Mafioso.

Il Presidente di un Tribunale viene arrestato con l’accusa di Corruzione.

Sono circa una sessantina gli episodi al vaglio della Magistratura Inquirente nel caso in oggetto, episodi che coinvolgono altrettanti avvocati, al momento ritenuti persone informate sui fatti.

Il Presidente del Tribunale, nonostante esistano i motivi per un suo isolamento, viene messo agli arresti domiciliari e non in regime di detenzione carceraria, a dimostrazione del fatto che la legge in Italia, non è uguale per tutti.

Ora, cancellate dalla mente i nomi legati a questi fatti e concentrate la vostra attenzione su come si è trasmesso il Virus Mafioso all’interno del potere dello stato, infiltrazione sempre ricercata dalle organizzazioni mafiose.

Ohps, il termine infiltrazione non è più idoneo nella nostra analisi, meglio utilizzare il termine “contaminazione”.

Fra i casi ipotetici di reato presi in oggetto dalle indagini della magistratura, vi è quello di due pregiudicati calabresi che avrebbero ottenuto favori nella attenuazione delle misure cautelari disposte nei loro confronti disposte, come prescrive la legge, dal presidente del Tribunale.

Ma anche Boss della criminalità organizzata avrebbero concesso doni in danaro ed in oggetti preziosi ed in altra natura al presidente del Tribunale in cambio di favori sia in campo penale che civile.

Ora, analizzando in modo asettico tale situazione, potremo concordare tutti su di un fatto ineluttabile:

il Virus Mafioso si diffonde e si trasmette all’interno di un canale molto ben individuabile:

la Corruzione dei pubblici funzionari, dei pubblici ufficiali, dei dipendenti pubblici e degli amministratori che esercitano poteri dello stato.

Come vedete, l’infiltrazione mafiosa del concetto tumorale avviene nel momento in cui cellule cancerogene mafiose spostano la loro attenzione in territori differenti da quelli di origine, mentre la trasmissione virale avviene attraverso il metodo corruttivo.

Se affianchiamo questa analisi al livello di corruttibilità che esiste in Italia, potremo comprendere meglio con quale rapidità questa infezione virale rischia di estendersi, infettando irrimediabilmente tutto il Paese.

Attenzione però, a non cadere in un errore di interpretazione piuttosto grossolano:

il presidente del Tribunale ed i sessanta avvocati coinvolti in questa vicenda giudiziaria non sono dei soggetti mafiosi, ne tantomeno hanno aderito o sono stati affiliati ad alcuna organizzazione mafiosa, almeno da quanto emerge dalle rilevanze delle indagini che sono state rese pubbliche e dalle quali traiamo un mero spunto analitico, anche se, visto il numero di soggetti coinvolti, il reato associativo non sarebbe da escludere a priori.

Eppure, questi soggetti che definiremo non viralmente contagiati, agiranno in modo veloce ed efficace per trarsi di impaccio da questa brutta faccenda, utilizzando tutti i metodi a loro disposizione per limitare i danni.

Aggiungiamo che, per un presidente di Tribunale ed una non marginale parte dell’avvocatura di una città, essere a conoscenza di scheletri nascosti negli armadi altrui, non è un fatto incidentale, ma una sorta di deformazione professionale:

non è infatti possibile pensare che tutti i comportamenti previsti dalla legge come penalmente perseguibili siano valutati in un pubblico processo, a cominciare dal limite delle prove necessarie ad avviare un procedimento penale nei confronti di chiunque.

Credete che questi soggetti coinvolti in una indagine della magistratura non utilizzeranno ogni arma in loro possesso per evitare il peggio?

Certo, essi non sono dei soggetti contagiati dal Virus Mafioso, così come lo sono tutti gli altri soggetti che potrebbero subire condizionamenti o pressioni da loro, ma attraverso la loro influenza e la loro conoscenza degli ambienti, essi sono la migliore arma involontaria ed incosciente di trasmissione del virus stesso.

E’ infatti nel magma dei favori e delle prebende, delle clientele, della illegalità diffusa e della corruzione dilagante che il Virus Mafioso si estende rapidamente.

E’ certamente questo il metodo di trasmissione del Virus, presso soggeti che non si sarebbero mai sognati di aderire ad alcuna organizzazione mafiosa, ma che, altrettanto certamente, agendo in favore della prorpria tutela e difesa, concorreranno involontariamente a diminuire l’impatto punitivo della legge anche su gli altri soggetti coinvolti.

Ecco come il Virus Mafioso si estende minando alla base il potere statale, contagiando continuamente dall’interno del sistema legale e civile, e che finisce per agire involontariamente come metodo di difesa.

E maggiore è il potere ed il numero dei soggetti che si trovano involontariamente coinvolti, maggiore sarà la capacità di trasmissione e la potenzialità evolutiva del Virus.

Ora, se questa analisi elementare può essere proiettata sul tessuto sociale italiano, comprendiamo tutti meglio come non vi sia una difesa efficace possibile da questo tipo di aggressione virale.

Se poi, andiamo ad analizzare gli altri stumenti attraverso i quali si riciclano o si esportano nei paradisi fiscali esteri i proventi della corruzzione politica e burocratica, potremo meglio comprendere come le organizzazioni mafiose non possano far altro che utilizzare questi stessi “canali garantiti” per riciclare ed investire i flussi finanziari prodotti dalle loro attività illecite ed illegali, nonchè, criminali.

Se aggiungiamo al dato di corruttibilità del paese il dato statistico che indica l’organizzazione mafiosa ‘ndrangheta come la prima azienda italiana per fatturato, vedremo materializzarsi i motivi per i quali il potenziale virale messo in campo sia altamente contagioso, e vedremo spuntare anche i motivi per cui, delle storiche mafie italiane, quella meno aggredibile da parte dello stato si è dimostrata proprio quella prima azienda italiana che è un’azienda mafiosa.

Basti vedere la brutta fine che hanno fatto indagini della magistratura come “Why Not”, “Why Not 2″ e “Poseidon”, compresa la spaventosa correlazione che fecero emergere quelle indagini con i vertici politici del potere statale:

i motivi che sono alla base della caduta del secondo governo Prodi, potrebbero essere ricercati proprio dai fatti che fecero emergere quelle indagini, indagini a loro volta oggetto di continue vessazioni e di tentativi di contrasto e di insabbiamento, tentativi messi in atto proprio dal elementi che esercitano un potere statale, come nel caso del ministro della giustizia e componente del governo Prodi, Clemente Mastella.

Come nel primo caso preso in analisi, anche in questo secondo caso possiamo credere che i soggetti politici coinvolti in quelle indagini della Magistratura fossero tutt’altro che dei soggetti mafiosi, ma che altrettanto certamente il loro coinvolgimento in quelle indagini, ha contribuito certamente a salvare il sistema mafioso da ulteriori danni e punizioni previste dalla legge.

Tirando le somme, l’analisi consente di esprimere una linea ben definita e marcata di come si diffonda il Virus Mafioso e di come, certi apparati e poteri dello Stato, possano divenire fertile terreno di trasmissione del principio della impunibilità piuttosto di quello della Legalità.

Bisogna quindi ben delineare i due aspetti di diffusione dellle mafie:

1 – infiltrazione di nuovi territori attraverso soggetti, attività e mezzi finanziari certamente mafiosi;

2 – contaminazione di organi vitali del potere statale attraverso il coinvolgimento di altri soggetti estranei, al fine di aumentare l’effetto di impunibilità e di impunità che realizza l’indistruttibilità di certe organizzazioni mafiose nel nostro paese.

Sintesi

La pregevole azione di contrasto alle organizzazioni mafiose messa in campo dall’attuale ministro dell’Interno colpisce duramente il primo punto, senza alcun dubbio, contrastando fortemente l’infiltrazione mafiosa in nuovi territori.

Ci domanderemo allora perchè non sia mai stata messa in campo prima una tale azione, potente ed efficace, da parte dei poteri dello stato.

Ma una durevole azione di contrasto e di eliminzione del fenomeno mafioso in quanto tale non può non considerare il secondo aspetto di trasmissione del Virus Mafioso, quello dell’uso di canali privilegiati e garantiti costruiti dal fenomeno corruttivo, di cui al punto due.

Ma qui la faccenda si fa calda, molto calda:

se le organizzazioni mafiose seguono i medesimi canali di ricclaggio e di investimento seguiti dai proventi della corruttela di dipendenti e amministratori pubblici infedeli, questo grado di diffusione virale mafiosa, non è esso stesso la migliore garanzia di sopravvivenza e di intoccabilità delle mafie?

E qui, si fermano queste analisi, queste tesi e queste cosiderazioni su sintetizzate.

Andare oltre, significherebbe una certa condanna a morte per chiunque in questo paese.

Se gli interessi dei corrotti si uniscono a quelli dei mafiosi, ogni analisi si ferma qui, nella considerazione dell’elevato pericolo che assegni ogni altro passo ulteriore in questo senso.

Ma, c’è una cura a tutto questo?

Beh, oltre all’azione del ministero dell’Interno, al sequestro dei beni mafiosi (mai avvenuto nei paradisi fiscali, attenzione) ed al regime di carcere duro, l’applicazione della Pena Capitale per il mero reato associativo mafioso, sarebbe un efficace strumento di lotta alle mafie.

Ma per il punto due, non vi è nessuna alternativa alla applicazione di pesantissime punizioni di legge per i reati di corruzione e di riciclaggio, quali l’ergastolo a vita in un regime di carcere duro, almeno pari a quello attualmente applicato ai mafiosi.

Ma questa non è più analisi, ne tesi, ne sintesi, ma è sogno umano allo stato puro.

Basti vedere in quali difficoltà si dibatte il DDL anticorruzione, contenente misure certamente e di gran lunga inferiori a quelle auspicate in un semplice post di un blog sul web come questo.

Anche se, va considerato che, i segnali di libertà che provengono dal web si dimostrano sempre meno virtuali e sempre più reali, come racconta l’odierno superamento della vendita di E-Book rispetto alla vendita di libri cartacei online.

Sarà forse il progetto Arpanet, oggi divenuto Internet a fare di questo paese un paese libero e normale?

No, almeno sino a quando le riunioni di organi statali come il Consiglio Superiore della Magistratura e le riunioni del Consiglio dei Ministri non saranno aperte al pubblico, sia pure solo ad un pubblico silente come può essere quello del mondo libero del web che assista in diretta alla gestione della cosa pubblica.

Ovvero dovremo ancora assistere alla malversazione del potere gestito in favore di cosa nostra.

La Cosa Pubblica, cari politici e cari burocrati entrambi dipendenti dei cittadini italiani, non è ne cosa nostra, ne cosa vostra, ma Cosa Pubblica, appunto, che va gestita e governata in una pubblica diretta, sotto gli occhi di tutti.

Una porta chiusa lascia apre più dubbi di una certezza negativa:

cosa avrebbe da temere il sistema da un governo della Cosa Pubblica pubblico e trasparente?

Penso che dovrò aggiornare la lista dei miei nemici, ora:

oggi si è sicuramente allungata in modo straordinario.

La Confraternita del Cannuolo è molto nutrita.

In tutti i sensi ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Conflitto di interessi e di poteri nel qualunquismo finiano

sabato, 26 febbraio 2011

L’anomalia istituzionale italiana, che vede sedere nello scranno della terza carica istituzionale Gainfranco Fini, fuoriuscito dal partito di maggioranza di governo per costituire una nuova forza politica, evidenzia un duplice conflitto:

1 – un conflitto di interessi nell’abuso del potere della Presidenza della Camera dei Deputati da parte del leader di un neonato gruppo politico parlamentare;

2 – un conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi.

Analizziamo insieme questi conflitti che mettono in serio pericolo la tenuta non solo istituzionale del paese, ma anche quella democratica, in senso stretto ed in quello del con-senso elettorale e della sovranità popolare.

Nel primo caso, il conflitto di interessi incarnato dal Presidente della camera Gianfranco Fini, va ordinato in tre momenti ben precisi:

I.
Il conflitto di interessi fra il Presidente della Camera e la maggioranza di governo
, maggioranza della quale egli faceva parte sin dall’inizio della legislatura, maggioranza con la quale e nella quale Fini aveva sottoscritto il programma elettorale prima e quello di governo poi, maggioranza parlamentare dalla quale deriva il consenso parlamentare che ha prima indicato e poi eletto lo stesso Fini alla presidenza della Camera.

Il conflitto è evidente e propone una distorta quanto pericolosa deriva qualunquista nell’abuso del mandato elettorale.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di aggettivo:
apolitico, disimpegnato, agnosta, disinteressato.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di sostantivo:
assente, disimpegnato, indifferente.

Il qualunquismo finiano, in questi termini, assume un disegno tutto incentrato sul significato menefreghista e cinico del termine qualunquista, poichè assume il significato di un menefreghismo assoluto nei confronti del mandato elettorale e del consenso popolare e di un cinismo relativo alle qualità pubbliche ed istituzionali che Fini svolge.

II.
Il conflitto di interessi fra il gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ed il Gianfranco Fini fondatore di un nuovo gruppo parlamentare.

L’incompatibilità dei ruoli, appare evidente, in quanto Gianfranco Fini riveste contemporaneamente il ruolo arbitrale super partes condizionante l’iter di ogni singola decisione governativa, che presiede alle attività parlamentari, ivi compresi privilegi, funzioni, direzioni e poteri, ed il ruolo di fondatore di un nuovo partito politico che non nasce però, da una delega elettorale diretta a questo scopo, ma nasce proprio dalle sue qualità di “presidente”.

Non a caso il neonato gruppo di Futuro e Libertà, conterà all’inizio un numero triplo di parlamentari alla camera rispetto al senato.

Non a caso, sarà successivamente il gruppo al senato a perdere progressivamente pezzi sino a scendere miseramente sotto la soglia numerica minima per la costituzione di un gruppo parlamentare nel Senato della Repubblica.

Il “traino” di un leader che è anche presidente, si vede e si sente.

E si conta, soprattutto.

III.
Il conflitto di interessi fra Gianfranco Fini portatore di consenso al governo Berlusconi e il Gianfranco Fini che chiede incessantemente le dimissioni dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Qui siamo al paradosso che investe il ridicolo.

Comprensibile sarebbe il ritorno di Fini ad un gruppo parlamentare autonomo come fu quello di Alleanza Nazionale, gruppo che continuasse però, a sostenere il governo che aveva contribuito ad indicare ed a votare alle elezioni.

Incomprensibile invece è la contestuale fuoriuscita dei finiani dal partito di maggioranza relativa di governo ed il successivo posizionamento opposto alla stessa maggioranza.

Non si può uscire dalla maggioranza di governo migrando in opposizione al governo senza sottoporsi al vaglio di una opinione pubblica tutta da contare in una urna elettorale.

I parlamentari eletti non sono giocatori di calcio il cui cartellino possa sfuggire alla proprietà dello stato sino a rendersi persino di un “libero arbitrio privatistico”.

Questo evento non solo è contro ogni concezione democratica, ma rappresenta una distorsione del sistema democratico stesso che è inaccettabile:

non si piegano contemporaneamente volontà popolare, opinione pubblica, potere esecutivo e potere legislativo ad un pasticcio politico che instaura conflitti trasversali ai poteri costituzionali ed al fondamento democratico del trasferimento della sovranità popolare alla delega elettorale, delega che cambia di posizionamento a seconda del prurito transitorio del primo delfino insodisfatto ed insicuro del proprio futuro politico personale.

Questo significa piegare e contorcere la realtà democratica a fini e scopi personali, singifica sconvolgere pericolosamente le regole del gioco mentre il gioco è pienamente in atto, significa pretendere di essere contemporanemente arbitro di una partita e “prestatore d’opera” ora di una squadra e dopo dell’altra avversaria, a seconda delle convenienze e delle pruriggini isteriche di una mitomania da vagliare su di un lettino psicoanailtico.

Ed operare in questo dissennato senso in un momento in cui il paese ha un disperato bisogno di stabilità politica, significa erigere un nuovo metodo del ricatto politico che, nel senso più menefreghista del termine qualunquista, pretende di dire contemporaneamente a paese reale, sistema democratico, alternanza di governo, equilibrio istituzionale e rispetto delle regole, uno sprezzante “me ne frego di tutto e di tutti: esisto solo io”.

Ma il complesso delle azioni finiane manifesta la sua massima espressione nel conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi, conflitto di poteri che si estende rapidamente ad altri poteri dello stato.

Il sistema democratico italiano contempla una serie di “camere di compensazione e di arbitrato” per situazioni come questa, non ultima, quella moderante del capo dello Stato.

Una per tutte, potrebbe essere la avocazione di un conflitto fra poteri costituzionali, che andrebbe arbitrato dalla Corte Costituzionale.

Ma, sfortunatamente, l’esecutivo berlusconiano e la maggioranza di governo sono impegante come non mai in una battaglia di rinnovamento e di cambiamento che investe soprattutto l’arbitrato giudiziario, del quale si vorrebbe riformare prassi, metodi, equilibri, ambiti di potere e ruoli, indipendentemente dal fatto che tale arbitrato giudiziario, sia rivolto alla risoluzione di una lite giudiziaria fra cittadini o fra organi costituzionali, poiché è in gioco un elemento fondante delle regole del gioco stesso:

il primato della politica su tutti gli altri poteri dello stato in un momento di crisi e di forte instabilità internazionale delle entità statuali.

Questo stato di “irrisolvibiltà delle liti”, pesa in modo enorme sull’intero sistema paese, sia nella certezza del diritto che nella sua attuale assoluta incertezza, che è un altro capitolo aperto sul tavolo delle riforme del governo Berlusconi, il quale, proprio in questo clima teso con il potere giudiziario, non ritiene di sottoporsi ad esso per risolvere un conflitto che potrebbe condannare a morte l’esecutivo e rimandare sine die ogni riforma della giustizia.

No, il premier Silvio Berlusconi non offrirà certamente l’opportunità “ai suoi avversari” di prendere due piccioni con una sola fava, quando la fava è l’urgente bisogno di riforme e di stabilità che proviene dal paese per assicurare competitività la potere economico e benessere al potere sovrano:

il popolo.

Sintesi.

Il castello del conflitto di interessi e di poteri edificato da Gianfranco Fini, si rende unico e solo responsabile di un aggravamento del contendere politico, di un peggioramento del già di per se cattivo equilibrio fra poteri dello stato e di un complessvo degrado politico, civile, sociale, economico e comunitario di cui il paese, non sentiva affatto il bisogno.

Certamente.

Qualunquemente.

Dimettinditamente ….

Adios, muchacho.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La giustizia ingiusta e la riforma ostacolata

sabato, 22 gennaio 2011

In Italia, se sei un imprenditore e richiedi giudizialmente il pagamento di un debito ad un ente pubblico ovvero chiedi l’adempimento di una obbligazione contrattuale con un fornitore o con un cliente, puoi attendere per anni una sentenza;

In Italia, se sei un padre di famiglia ed hai una lite giudiziaria per un danno ingiusto ricevuto da terzi che mette in crisi il bilancio familiare, aspetti 7 anni;

In Italia, se sei imputato in un procedimento penale, dovrai attendere anni ed anni per ottenere una sentenza definitiva;

In Italia, se sei un politico coinvolto in questioni poco chiare con le organizzazioni mafiose, potrai ottenere facilmente la prescrizione dei termini;

In Italia se sei il premier di una coalizione che vuole riformare le ingiustizie della giustizia italiana, vai davanti ad un giudice in un mese.

Così, non si può più andare avanti.

Così, possiamo solo farci del male inutilmente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Durata Processi: anche dieci anni. Orchidea!

lunedì, 4 ottobre 2010

Il Sole 24 Ore pubblica oggi i dati raccolti dal ministero della giustizia sulla durata dei processi.

L’amministrazione della giustizia in Italia praticamente non funziona e la durata dei processi non assicura equità, imparzialità e legalità.

Una durata dei processi che arriva a toccare i dieci anni (sì, avete letto bene: 10 anni per ottenere una sentenza!), una durata che consente alla parte in lite economicamente più forte di ottenere una “ragione” ingiusta e dolorosamente punitiva della ragione vera, della ragione e della verità giudiziaria che sono così rese impossibili, in virtù della incapacità della parte economicamente e finanziariamente più debole di assorbire i danni ed i costi di una lite giudiziaria che dura anche dieci anni, in barba ad ogni diritto costituzionale dei cittadini.

Dieci anni?

Orchidea!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X