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Pena di Morte : dalla parte di chi ha subito violenza e morte

martedì, 4 dicembre 2012

Decenni di benessere eccessivo han distrutto ogni orientamento civile, ogni senso della equità e della giustizia, della corrispondenza e della deterrenza.

Oggi in Italia, si ammazza, si uccide violentemente con una ragionevole certezza di evitare la giusta punizione.

Nove anni di reclusione per un uomo che uccise una donna con un pugno in stazione a Roma, poi diminuiti in secondo grado a soli otto anni.

Non è giustizia questa:

quell’assassino uscirà presto, molto presto, pagherà poco e niente per il suo gesto e sarà indotto a reiterare l’omicidio, visto che lo stato non lo punisce affatto per il suo gesto assassino.

E di questi casi border line della legalità, della sicurezza dei cittadini e della giustizia, di reiterazioni innumerevoli di gravi reati che potevano essere impediti, dei rom ubriachi che uccidono al volante di un’auto e poi tornano da uomini liberi ad uccidere ancora ubriachi alla guida di un’auto, di violentatori malpuniti o mai puniti che tornano a violentare ancora donne e bambini, ne sono pieni i tribunali, le pagine dei giornali e le vite assai abusate e violentate dei cittadini italiani, affatto difesi e tutelati da “questo stato”, di fatto e di diritto.

E quale pietà dovremmo consegnare a portatori di morte come gli spacciatori di droghe?

E perché mantenere a vita in un costoso carcere i boss ed i killer della mafia?

Quale etica e quale morale, quale stoffa umana credete abbiano persone che hanno commissionato e realizzato centinaia e centinaia di omicidi, incaprettamenti, ferimenti, atti intimidatori, incendi dolosi, estorsioni, atti di infiltrazione usuraia, ecc, ecc?

Qual’è il principio secondo il quale dovremmo perdonare un pluriomicida, un soggetto mafioso, un elemento socialmente pericoloso come un grosso evasore fiscale ovvero un usuraio o un corrotto?

E visto che la normativa attuale e le punizioni inflitte non fanno altro che garantire uno stato di insicurezza e di ingiustizia fatale al sistema paese, perché dovremmo perdonare e, nella pratica, non punire reati così socialmente, economicamente e politicamente diffusi e pericolosi per la vita stessa dello stato democratico?

Viene il momento in cui occorre difendersi dal mare di violenza gratuita e di sopraffazione da parte delle corporazioni dei corrotti e dei corruttori e da parte delle organizzazioni mafiose.

Giovanni Falcone, eroe italiano dell’Anti-mafia insieme al collega giudice ed amico Paolo Borsellino ed al Generale dell’Arma dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, e grande esperto del fenomeno mafioso, così definì la mafia:

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine

E come ognuno di noi sa benissimo, la fine di ogni fenomeno umano, di ogni essere umano, di ogni essere vivente, è la morte.

Ed è solo la Pena di Morte per i comportamenti mafiosi e non solo per l’associazione mafiosa, che consegnerà all’Italia un Paese normale, un paese finalmente libero da ogni mafia, che sia interna e/o esterna al corpo dello stato, infiltrata o ricattatrice delle sue istituzioni.

Infatti, proprio in questi giorni, veniamo informati dal Pubblico Ministero Anti-mafia Nino (Antonino) Di Matteo che:

La strage di via D’Amelio fu fatta per proteggere la trattativa dal pericolo che Borsellino, venutone a conoscenza, ne denunciasse pubblicamente l’esistenza”.

La trattativa fra stato e mafia fu invece prefigurata dal Paolo Borsellino:

Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio:
o si fanno la guerra o si mettono d’accordo
“.

Lo stato democratico fondato su di un eccesso di benessere che non c’è più e non tornerà per molto tempo sì è quindi piegato al ricatto mafioso, è sceso a patti, condizioni e trattative con le organizzazioni mafiose, ha svenduto e tradito il popolo sovrano ed il giuramento di fedeltà allo stato, quella fedeltà e quella lealtà che sono costate la vita ai veri servitori dello stato, ai veri eroi italiani:

quelli fatti ammazzare dalle mafie.

Non è possibile ed è inumano ed è incivile che il reato di strage derivante dal disastro ambientale che ha ucciso ed uccide nella campania con la diossina della monnezza napoletana e che ha fatto strage e fa e farà ancora strage e per molto tempo di uomini e donne, bambini ed anziani innocenti, non venga punito con la Pena di Morte:

questo è incivile e desta dubbi atroci di posizionamento dello stato, delle sue istituzioni e dei suoi apparati.

Non è possibile ed inumano ed è incivile che il reato di strage derivante dal disastro ambientale che ha ucciso ed uccide nella città di taranto con la diossina propagata dalla industria ILVA della famiglia Riva e che ha fatto strage e fa e farà ancora strage e per molto tempo di uomini e donne, bambini ed anziani innocenti, non venga punito con la Pena di Morte:

questo è incivile e desta dubbi atroci di posizionamento dello stato, delle sue istituzioni e dei suoi apparati.

E non è possibile vedere costantemente lo stato, i suoi uomini, i suoi apparati, il potere esecutivo, il potere legislativo e la presidenza della repubblica rendersi artefici e carnefici continui e costanti di una prevaricazione del potere giudiziario, come appare molto più che evidente nel caso della “trattativa stato-mafia” e nel caso di annullamento degli effetti delle sentenze della magistratura, come nel caso dell’IVA di Taranto, la cui famiglia Riva sia finanziatrice del Pierluigi Bersani, papabile premier italiano nel prossimo anno.

No, tutto questo non è possibile.

No, tutto questo, va punito duramente ed in modo esemplare.

Occorre urgentemente adottare la Pena di Morte per i seguenti reati di :

pluriomicidio
violenza sessuale
abuso d’ufficio
concussione
corruzione
evasione fiscale
usura
associazione mafiosa
strage
alto tradimento
concorso esterno in associazione mafiosa
comportamento mafioso.

In sub ordine si può solo prevedere l’ergastolo fine vita in regime di carcere duro per chiunque commetta reati grazie alla funzione od al potere pubblico rivestito ed abusato o evada il fisco, lasciando l’adozione della Pena di Morte per tutti i reati mafiosi, di grave pericolosità sociale, usura compresa.

E chi difende “certo garantismo” e “certa moderazione”, è certamente posizionato contro l’interesse del paese e del popolo sovrano.

Simili con i simili:

non c’è più una terza via, e forse, non c’è mai stata.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Popolo è in pericolo: le mafie prevalgono su Paese Reale e stato di diritto

giovedì, 8 novembre 2012

Perché in Italia si punisce il mero reato di associazione mafiosa o di concorso esterno in associazione mafiosa?

Perché in Italia non si punisce duramente anche il “comportamento mafioso”, alla base di numerosi altri reati?

Le mafie infiltrano l’economia e la società attraverso l’usura, il che, in questi tempi di crisi economica e finanziaria delle imprese e delle famiglie e il rifiuto assurdo delle banche di erogare prestiti, significa praticamente consegnarle alle organizzazioni mafiose con mani e piedi legati dietro la schiena, incaprettati.

Le mafie infiltrano la casta politica e la casta burocratica attraverso la corruzione, sia morale che materiale, l’affiliazione o il ricatto.

L’imposizione del pizzo e la sleale e violente concorrenza con cui le mafie sottraggono ricchezza alle imprese sane attraverso l’aggiudicazione truccata di appalti pubblici e l’incredibile tolleranza verso l’evasione fiscale cui la politica e la burocrazia hanno usato tolleranze talmente infinite da rasentare la collusione e la complicità, compiono una complessiva ed organizzata opera di massacro e di assoggettamento sudditanza totale del Paese Reale da parte dello stato e dell’anti-stato, sempre meno distinguibili nel fumo immenso e nella puzza di bruciato che narra di collusioni, infiltrazioni e trattative fra stato e mafia.

La situazione complessiva è a dir poco esplosiva, fonte di una potenziale rivoluzione dietro l’angolo di ogni delicato passaggio della vita comunitaria italiana.

Occorre agire immediatamente con misure drastiche e speciali, con strumenti drastici e speciali per impedire che la continua e criminale assenza di azione da parte della casta politica, conduca ad una reazione spaventosa quanto pericolosa del popolo sovrano.

Io propongo una via d’uscita, l’unica possibile di fronte al disastro annunciato di questo paese, ed è l’adozione della Pena di Morte per i seguenti reati di :

abuso d’ufficio
concussione
corruzione
evasione fiscale
usura
associazione mafiosa
concorso esterno in associazione mafiosa
comportamento mafioso.

Ma va fatto subito, immediatamente.

In sub ordine si può solo prevedere l’ergastolo fine vita in regime di carcere duro per chiunque commetta reati grazie alla funzione o al potere pubblico rivestito o evada il fisco, lasciando l’adozione della Pena di Morte per tutti i reati mafiosi, usura compresa.

Altrimenti occorrerà rassegnarsi ad una integrazione e ad una fusione dello stato con l’anti-stato in funzione di una supremazia assoluta delle organizzazioni mafiose, superiorità che nei fatti, appare già essere viva e potente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Istigazione a delinquere di stato: lo stato criminale e criminogeno

domenica, 18 dicembre 2011

Può uno stato di diritto scendere a patti con quelle parti sociali ed economiche definibili come l’anti-stato mafioso senza incarnare un comportamento favorevole alla difesa e alla tutela delle organizzazioni mafiose e contrario alla difesa degli interessi del popolo sovrano e della cittadinanza tutta?

Può uno stato di diritto subire e tollerare una evasione fiscale stimata in duecento miliardi di euro annui senza incarnare un comportamento traditore della tutela dei diritti e della difesa degli interessi di famiglie ed aziende cardini insostituibili del corpo sociale e di quello economico?

Può uno stato di diritto consentire alla propria struttura politica, burocratica ed amministrativa di arricchirsi illegalmente ed illecitamente di una corruzione valutata in quaranta miliardi annui senza che nessun politico, nessun burocrate e nessun amministrativo abbia mai denunziato un proprio collega per i reati di corruzione ed abuso di ufficio?

Può uno stato di diritto accettare e acconsentire che un sette volte Presidente del Consiglio dei ministri; otto volte ministro della Difesa; cinque volte ministro degli Esteri; tre volte ministro delle Partecipazioni Statali; due volte ministro delle Finanze, del Bilancio e dell’Industria; una volta ministro del Tesoro, dell’Interno, dei Beni Culturali e ministro delle Politiche Comunitarie, può uno stato sedicente democratico accettare che un tale senatore a vita giudicato dalla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa ed accusato di “concreta collaborazione” con esponenti di spicco di Cosa Nostra possa essere prosciolto da tali gravissime accuse con un “non doversi procedere” a causa della (voluta, ricercata, ed infine, trovata) sopravvenuta prescrizione del reato sebbene si sia riconosciuta ed accertata la sua responsabilità e partecipazione in Cosa Nostra ed il favoreggiamento verso le attività illecite da essa svolte almeno fino alla primavera del 1980 senza che un tale stato si sia macchiato di alto tradimento del popolo sovrano e della giustizia?

Può uno stato di diritto produrre (volutamente) un disservizio impossibile nell’amministrazione della giustizia che favorisca certamente i cittadini con enormi possibilità economiche e finanziarie e si dimostri invece barriera inabbattibile nei confronti della difesa delle ragioni di quei cittadini che versano in condizioni economiche e finanziarie più deboli?

Può uno stato di diritto gravare ingiustamente per decenni di tassazioni e di imposizioni fiscali i settori più deboli dei lavoratori dipendenti e dei pensionati anziché distribuire equamente e proporzionalmente il peso dei costi dello stato pubblico?

Può infine, alla luce di queste ed altre immense ingiustizie sociali, uno stato di diritto definirsi tale, ovvero sarebbe meglio denudare il re e definire la repubblica italiana come la più colossale truffa ai danni di un popolo che sia mai esistita nell’intero pianeta?

Può allora, tutta questa merda restare impunita?

Può insomma questo continuo condono, può questa continua amnistia, può questo continuo indulto verso i comportamenti socialmente pericolosi su esposti ed altri e molti ancora essere definito come una infinita, continuata ed aggravata istigazione a delinquere da parte dello stato italiano, già definito come uno stato criminale, ovvero uno stato addirittura criminogeno?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X