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Cambiare l’Europa? Prima facciamo l’Italia.

mercoledì, 28 maggio 2014

Italia problema europeo o Europa problema italiano?

Italia problema europeo o Europa problema italiano?


Le posizioni italiane euroscettiche del no-euro e anti-europee sono incomprensibili.

Mi domando spesso come pretendono di criticare indirizzo politico europeo gli italiani che si dimostrano invece e da sempre perfettamente incapaci di governare, cambiare, riformare e liberalizzare l’Italia.

Ma l’emozione anti europea cresce nei deliri di taluni politici della casta, bocciati peraltro dalle urne, che hanno visto le posizioni italiane anti-euro non crescere, anzi decrescere al confronto di limpide vittorie francesi o inglesi dei loro corrispettivi.

Questa differenza esprime identità, risorse, crisi e deficit differenti, propri di ogni paese.

Il gap tutto italiano della illegalità diffusa, della mancata osservanza delle leggi, di un apparato della pubblica amministrazione che è vero e proprio peso per il Paese Reale invece che esserne risorsa, valore aggiunto e servizio accessibile, fruibile e competitivo, la presenza delle organizzazioni mafiose più potenti del mondo, una corruzione politica e burocratica spaventosa, queste e tante altre criticità sono tipicamente italiane e deve essere il governo italiano (che ne ha l’esclusiva competenza e responsabilità, peraltro) a governarle, appunto, deve essere il parlamento italiano a normalizzarle, regolarle, renderle funzionali e idonee alle esigenze di un paese complesso e avanzato come è l’Italia.

Ma la casta politica italiana è campione dello scarica-barile e nel deresponsabilizzarsi.

Così, le mancanze dello stato italiano vengono riversate in toto, come una montagna di letame puzzolente, sulle istituzioni europee.

Troppo facile:

le miserevoli condizioni e la crisi italiana sono responsabilità e doveri cui devono (e sottolineo “devono”) rispondere le classi dirigenti italiane, che hanno obbligo, dovere e assoluta responsabilità di governare e far rispettare le leggi senza essere palla al piede della economia e della finanza, senza opprimere e pesare in modo ingiustificato su PIL, economia reale, società, imprese e famiglie.

L’Unione Europea non è responsabile del debito pubblico italiano e della corruzione italiana (pari almeno al debito pubblico nel suo vero ammontare) anche se si vede costretta a rifinanziare il debito e subire gli effetti della criminalità italiana per timore che un eventuale crollo italiano trascini la UE in una crisi ingiusta e costosa, crisi che è spettro con il quale la classe dirigente politica e burocratica italiana ricatta e produce continue estorsioni alla classe dirigente dei paesi virtuosi europei, pretendendo che il vizio italiano venga pagato dalla virtù europea.

Alla faccia di quei politici italiani che affermano di battersi perché il merito venga riconosciuto e rispettato.

L’irresponsabilità dei politici italiani si schianta come macigno pericoloso sulla strada della costruzione di una unione Europea, potente, ricca, ben difesa, rispettata e condivisa.

Certamente sarebbe meglio risolvere (anche con l’aiuto da sempre offerto dai paesi virtuosi della unione) le criticità italiane, riformando lo stato e la pubblica amministrazione (richiesta continua ed appello costante della UE, sempre disatteso dai politici italiani) adeguandoli ad un modello meritocratico, responsabile, avveduto, amante della legalità e del rispetto di una legge che non deve invece essere strumento di depistaggio delle responsabilità e di una continua non risoluzione delle crisi, di incremento di una illegalità sempre più diffusa e difesa.

I politici italiani devono imparare che, le tasse si pagano e si devono pagare, ma non devono opprimere e tartassare il paese reale costringendolo a mantenere eserciti di parassiti criminali disposti a tutto pur di mantenere privilegi di casta preistorica, autarchica e autoreferenziale.

Certe posizioni ignoranti, arroganti, presuntuose e proterve che si manifestano nei paesi viziosi come l’Italia devono fare i conti con i problemi sociali, economici, del lavoro e dei disservizi pubblici (che sono causa ed effetto della illegalità e della evasione dei diritti e dei contributi fiscali e previdenziali in Italia), prima di avventurarsi nella governance europea.

Se avranno dimostrato di saper prima fare una Italia forte e libera, civile e potente, allora questi politici e questi burocrati potranno ambire a governare ed amministrare il destino di altri popoli che sono oggi e da sempre, forti e liberi, civili e potenti.

Prima facciamo l’Italia e gli italiani, se ne siamo capaci.

Se ne sono capaci.

Gustavo Gesualdo
alias il cittadino “X”

Fondi europei: il caso vizioso e mafioso italiano

lunedì, 8 luglio 2013

Sfatiamo ancora una volta che la crisi italiana sia frutto della maligna volontà altrui, che sia europea, tedesca o dei paesi virtuosi europei in generale.

Chi uccide l’Italia sono gli italiani, le caste dominanti, le classi dirigenti, le caste politiche, partitocratiche, sindacali e burocratiche, il parassitismo istituzionalizzato nella pubblica amministrazione e tre regioni che hanno determinato la nascita e la diffusione in tutto il paese delle mafie, la nascita, la crescita ed il mantenimento di stili di vita assai arretrati e sottosviluppati e la costante presenza di modelli di riferimento assolutamente incivili:

la sicilia, la calabria e la campania.

Dopo le incredibili vicende dei Fondi Europei di Agenda 2000/2006 rimasti inutilizzati e tornati vergognosamente indietro, ovvero finiti nelle tasche di burocrati, politici ed imprenditori corrotti e mafiosi (indagini Why Not e Posedion), ecco il caso di Jeremie (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises), un fondo progettato e co-finanziato da Unione Europea e istituti bancari a sostegno delle (PMI) Piccole e Medie Imprese e diretto a finanziare le start up ad alto tasso tecnologico.

In sostanza i finanziamenti di Jeremie trovano piena attuazione in paesi come Grecia, o addirittura vengono finanziati in maniera superiore al 100% in Romania, ma in Italia restano inutilizzati e rischiano di tornare indietro al mittente come fondi definanziati.

Un disastro che racconta del fallimento burocratico, sindacale, partitocratico, politico e della intera pubblica amministrazione italiana, incapace di utilizzare quei fondi finanziati a sostegno della economia reale e tornati indietro per cattiva informazione, iperburocratizzazione, poco interesse degli istituti bancari, contro-interesse delle caste corporative mafiose meridionali che impediscono al popolo del sud di crescere e divenire un popolo ricco, indipendente, economicamente maturo e socialmente valido.

Ma nemmeno le organizzazioni mafiose attingono ai fondi Jeremie.

Infatti, i figliocci dei mafiosi che oggi girano il mondo con in tasca lauree, master e phd ottenuti (chissà come) nelle migliori università italiane ed europee, non intercettano nemmeno loro i finanziamenti europei:

capre ignoranti si son dimostrati i loro padrini mafiosi e capre ignoranti si dimostrano anche i figliocci mafiosi sia pure ad alto tasso formativo e professionale, almeno sulla carta.

Ecco il vero guaio del sud vizioso e mafioso italiano:

anche quando si arricchiscono, non crescono ne culturalmente e nemmeno professionalmente, ma il loro tasso di crescita è valutabile solo in base ai pizzini di carta intestata che sono riusciti a recuperare a destra e a manca e di cui hanno riempito i loro CV.

Perlomeno, dovrebbero avere maggior rispetto codesti mafiosi assai ignoranti e arroganti nel tradire la politica delle mani tese europea, accusata ingiustamente di essere codesta politica dell’austerity, la vera causa fondante di ogni problema italiano.

Ma oggi abbiamo ancora una volta e per l’ennesima volta la prova che così non è:

l’idaglia degli idagliani è un paese di merda, ma non certamente per colpa degli altri paesi europei.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

L’ignoranza e l’arroganza del meridione opprime Nord Europa e Occidente

mercoledì, 14 novembre 2012

Giornata di scontri di piazza nel meridione europeo fallito e morente nei confronti di un Nord Europa sempre più indignato del comportamento irresponsabile e fraudolento dei paesi PIGS.

Le violenze di di piazza organizzate nel sud europa in Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Cipro si scontrano con gli ordinati e pacifici raduni civili nel Nord Europa di Parigi, Bruxelles, Berlino, Zagabria e Bucarest.

L’Europa è sempre più spaccata un due, come l’Italia.

Ma di cosa si lamenta il meridione europeo in queste violenze di piazza spacciate per pacifiche manifestazioni sindacali?

Di aver egli stesso stuprato le pubbliche amministrazioni usandole come serbatoi del parassitismo e dello spreco, di aver usato la pubblica amministrazione come parcheggio per disoccupati ed inoccupati senza alcuna voglia di sudare per lavorare, di aver utilizzato i concorsi pubblici come soluzione abominevole della mancanza di ammortizzatori sociali, di aver contribuito ad incrostare il mondo del lavoro in modo criminale e criminoso?

In particolare di cosa si lamenta il sindacalismo italiano dei salari mediatamente più bassi d’Europa a causa di una tassazione enorme, squilibrata, iniqua ed ingiusta, ma mai veramente affrontata e contrastata dagli stessi sindacati?

E dove erano CGIL e Fiom quando tale tassazione creava il cuneo fiscale più grottesco e pesante di tutto il mondo occidentale?

Erano al mare?

Erano sulle montagne?

Erano in vacanza?

E perché i leader della Fiom-Cgil attaccano oggi il Partito Democratico affermando che: “Forse in questi anni non abbiamo votato bene”, allorquando è stato il perduto ed inutile voto al Partito Comunista Italiano del passato a piantare e produrre la gramigna in un mondo del lavoro incrostato e penoso di cui ci si lamenta incessantemente oggi?

E quali altri strumenti, oltre quelli del rigore e dalla austerity oggi dolorosamente applicati dalle autorità e dalle leadership europee, si potrebbero usare per arginare le gravi mancanze dei governi dei paesi del sud, accusati di essere incapaci di governare e guidare paesi e popoli oggi sull’orlo di un catastrofico fallimento?

E dove sono i cosiddetti riformisti, dove i finti liberali, dove i falsi liberalizzatori meridionali?

E quali responsabilità tentano di celare queste manifestazioni in contemporanea questi raduni contro l’austerità perseguita da Commissione europea e Banca centrale per contrastare quelle vere e proprie mafie sistemiche all’interno della Pubblica Amministrazione che hanno devastato i paesi del sud abusando del potere pubblico degli stati democratici piegato invece a tutela e difesa di interessi corporativi e mafiosi?

Non vi è alcuna responsabilità nelle strutture gerarchiche superiori (politiche, economiche, finanziarie) se quelle inferiori tentano quotidianamente il suicidio, pretendendo una solidarietà dai livelli superiori di governo impossibile ed impagabile, carità che dovrebbe salvare quelle corporazioni mafiose responsabili del massacro dei paesi meridionali invece del salvataggio di quei popoli che si è voluto volontariamnete quanto premeditatamente assassinare e consegnare ad un futuro di povertà penosa.

Il grande popolo tedesco accetterebbe pure ulteriori sacrifici, ma solo in favore del popolo italiano e non in favore dei suoi aguzzini della casta politica, sindacale e burocratica.

Il futuro non ha pietà per gli assassini del popolo improvvisamente trasformatisi in salvatori del popolo e della pace sociale.

Essi non sono uomini della provvidenza, ma complici nella mattanza.

E dove erano, codesti salvatori della patria, del popolo e della pace quando avveniva la mattanza del Bene Comune, della Res Publica, della Repubblica?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

ESM, FESF, EFSM, BCE, BVerfG, UE, SPREAD, PIL e la “truffa all’italiana”

mercoledì, 12 settembre 2012

Il governatore delle Banca Centrale Europea, l’italiano Mario Draghi, credeva d’aver intrappolato la Cancelliera tedesca Angela Merkel in una delle migliori esibizioni di “truffa all’italiana”.

Draghi in sintesi, ha creduto di poter chiudere in un angolo la potenza politico-economica tedesca costringendola attraverso la creazione e l’adozione di un Fondo Salva-Stati europeo.

L’italiano Draghi pretendeva quindi di poter attingere alle ricchezze prodotte dalla impareggiabile Germania per impedire il fallimento dei paesi sud europei viziosi ed affatto virtuosi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia.

La azione truffaldina della governance italiana BCE nell’(ab)uso di questo fondo, stava tutta in una parola:

illimitata.

Credeva l’italiano Draghi, di poter costringere la Germania a rifondere all’infinito il fondo salva-stati senza controllo alcuno, ne economico, ne politico, ne finanziario.

La risposta della Germania, giunta oggi attraverso la tanto attesa sentenza della Corte Costituzionale Federale Tedesca, che da il via libera al fondo salva-stati fortemente voluto dalla BCE a guida italiana, ma impone nello stesso tempo un limite di investimento da parte della stessa Germania in detto fondo di 190 miliardi di euro, tutti già interamente finanziati ed investiti dal governo tedesco.

Sintesi:

l’italiano Draghi pretendeva di operare una classica truffa all’italiana ai danni della Germania costringendola a finanziare illimitatamente un fondo che avrebbe nutrito le fallimentari banche italiane e la dilagante corruzione politica e burocratica italiana, l’assenza di azione di contrasto al fenomeno mafioso, al fenomeno della evasione fiscale, al fenomeno della corruzione politica e burocratica ed al fenomeno dell’usura.

Invece e per la prima volta, la Germania risponde con una azione all’italiana, nella quale si da l’ok alla volonta di Draghi, ma la si rende impossibile nella realtà, il che rappresenta la tipica azione truffaldina con la quale la casta politica italiana truffa il popolo sovrano dei cittadini lavoratori-italiani e pretendeva di fare altrettanto con il popolo dei cittadini-lavoratori tedeschi.

Ma nella competizione internazionale fra popoli e stati europei e globali, quel che conta non è l’uso della furbizia (chiaro esempio di limite della intelligenza umana), ma ne è invece l’uso della intelligenza umana.

Perché a fare i furbi, son buoni tutti, intelligenti e meno intelligenti.

E questa sentenza storica della corte costituzionale tedesca, ne rimarrà prova scolpita nella roccia della storia italiana ed europea.

Ed è l’intelligenza a fare la differenza, ancora una volta, fra paesi virtuosi e paesi viziosi europei.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Chi ha paura di Roberto Maroni?

venerdì, 22 luglio 2011

Chi ha paura dell’azione politica di Roberto Maroni?

Chi teme che il maronismo possa divenire un indirizzo politico condiviso e partecipato da parte del popolo sovrano?

Facciamo un piccolo elenco degli avversari del maronismo e delle motivazioni che li uniscono.

Hanno paura di Roberto Maroni coloro i quali non voleveno che si varasse in Italia una riforma del lavoro, sentita come necessaria ed urgente, per consentire al mondo del lavoro italiano di adeguarsi a quello globale e concorrere con esso al fine di far sopravvivere le aziende italiane ed i lavoratori italiani.

Ne ha paura quella parte del sindacalismo del lavoro dipendente che ha sempre sostenuto gli scontri di piazza piuttosto degli incontri con i sindacati dei datori di lavoro al fine di salvare il salvabile nel mondo della produzione e del lavoro.

Ne hanno paura le Brigate Rosse che aggredirono con violenza assassina il Maroni ministro del Welfare abbattendo fisicamente il Prof. Marco Biagi, uomo e tecnico vicino alla sinistra, che contribuì a scrivere la riforma del lavoro e venne per questo ucciso dal terrorismo brigatista e comunista.

Ne ha paura la sinistra politica italiana, che nel governo successivo a quello che vide nascere la riforma del lavoro, distrusse parcellizzando il ministero del welfare in ben cinque piccoli ministeri, rendendo così impossibile il suo funzionamento, come impossibile fu per il governo Prodi riuscire a riformare alcunchè nel sistema welfare, in un modo così determinato da far intendere che la distruzione del ministero del welfare aveva proprio la unica volontà di impedire che si riformasse rendendolo più efficiente e rispondente alla realtà contemporanea il cosìddetto stato sociale.

Ne ha paura la potenza nucleare francese, che proprio grazie ad un sistema del welfare eccessivo, richiama da tutto il mondo mussulmano moltitudini di famiglie islamiche che, proprio grazie al welfare francese, vivono molto bene senza dover lavorare nemmeno un giorno della loro vita, godendo in senso di privilegio e di abuso, del sistema di assistenza sociale francese.

Ne ha paura il presidente francese Nicolas Sarkozy, che alimenta ancor più la spinta dei flussi migratori verso l’Italia con la guerra in Libia, una guerra travestita da aiuto umanitario che ha invece il solo fine di mettere le mani sulle risorse energetiche libiche a danno dell’Italia che viene ancora una volta invasa da profughi provenienti dal bacino del Mediterraneo.

Na ha paura l’Unione Europea che, sulla questione dei profughi e del governo dei flussi migratori in entrata nel territorio europeo, è stata battuta più e più volte dalle politiche maroniane, tutte volte alla mera applicazione del Trattato di Scenghen, prima abiurato, poi modificato e poi lasciato invece invariato da una Unione Europea messa al muro della propria incapacità politica nella difesa dei confini comuni e nel governo della libera circolazione all’interno dei paesi UE dalla pregevole azione politica del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Ne ha paura l’entità europea, nata sotto la stella dell’annessione dei paesi che la compongono piuttosto di una libera scelta degli stessi di aderire ad una entità sovranazionale federale, che lasciasse liebro arbitrio e margini di manovra alle identità nazionali pur restando in una unione federale, più efficente e meno costosa di questa inutile e pessima Unione Europea della burocrazia e dell’incapacità politica.

Ne ha paura il complesso malavitoso e delinquente, criminale e connivente delle organizzazioni mafiose che vengono costantemente contrastate e per la prima volta nella storia della repubblica italiana, battute decisamente dallo stato grazie al sistema ideato dal ministro Maroni per contrastare le organizzazioni camoristiche campane ed adottato con altrettanto successo contro le altre organizzazioni mafiose storiche italiane.

Ne ha paura il leader della Lega Nord Umberto Bossi, superato quotidianamente dall’azione maroniana e timoroso di perdere improvvisamente quanto certamente il controllo del movimento leghista, espressosi all’annuale riunione di Pontida per una candidatura di Roberto Maroni a premier e per un abbandono immediato della riforma federalista in virtù di un ritorno al primario obiettivo statutario secessionista.

Ne ha infine paura il premier Silvio Berlusconi, che in questi giorni risulta essere molto adirato per la presa di posizione del ministro dell’Interno Maroni sul caso del sì della Camera all’arresto del parlamentare pdl papa, l’ennesimo caso scandaloso scoppiato all’interno di quello che il nuovo segretario, il siciliano Alfano, ha avuto l’ardire di volere come “il partito degli onesti”.

Ora sappiamo con più chiarezza chi ha parura di Roberto Maroni e perchè.

Ora sappiamo con più chiarezza perchè Roberto Maroni risulta essere il politico più amato e condiviso dei tanti leader di facciata che tentano di emergere dalla palude degli scandali politici italiani, assolutamente imparagonabili alla figura di Roberto Maroni, nettamente superiore a tutte i mezzi busti presenti oggi nel panorama politico italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’agonia della Unione Europea e l’asse Milano-Berlino

giovedì, 28 aprile 2011

L’Unione Europea non esiste più, se pure è mai esistita.

Priva di una personalità giuridica riconosciuta all’estero e di una identità statuale riconosciuta al suo interno, l’Unione Europea, dopo la profonda crisi interna aperta dal caso greco e investita dal caos dei veti trasversali dei suoi paesi membri, resta immobile dinanzi al suo disfacimento totale.

Le scelte belligeranti francesi, la crisi di consensi del premier Sarkozy, si scaricano pesantemente sulle politiche europee, spaccando quel dualismo franco-tedesco che sinora, aveva governato le istituzioni europee, in qualche modo.

L’Europa non esiste più, nei termini dell’Unione Europea.

Su temi quali la difesa dei confini europei, la questione rom, la questione della espansione egemonizzante islamica, la questione della difesa delle radici cristiane europee, la politica europea nel Mediterraneo, l’invasione della immigrazione clandestina che colpisce l’Italia, come su tanti altri temi importanti ed attuali che la coinvolgono, l’Unione Europea ha balbettato qualcosa attraverso la sua Commissione, spesso sbugiardata, superata o addirittura avversata dagli interessi dei suoi paesi membri.

Questo fallimento diviene anche più evidente nella arrogante sentenza della Corte Europea che condanna l’Italia nella sua piena liberalità statuale e normativa di regolarizzare e normare il reato di clandestinità.

Dopo aver abbandonato l’Italia nella politica dei confini europei, dopo aver lasciato incivilmente sola l’Italia a governare i flussi migratori clandestini che la invadevano, le istituzioni europee si arrogano finanche il diritto di condannare il modo in cui l’Italia gestisce i suoi affari interni sulla medesima questione nella quale è stata isolata, sbeffeggiata e proditoriamente avversata dalle stesse istituzioni europee.

No, basta, questo è troppo.

L’Italia non è la Libia e nemmeno la Tunisia:

l’Unione Europea non può agire con l’arroganza dimostrata dai francesi ingerendo nelle questioni interne italiane, peraltro questioni che erano di mantenimento dei confini europei e di difesa di detti confini dalle invasioni clandestine, flussi migratori che penetravano i confini europei, non solo italiani.

Le istituzioni italiane non possono consentire che la UE tratti il popolo italiano come tratterebbe un paese extra comunitario.

Questa assurda condizione di violenta sottomissione a voleri e poteri avversi alla tutela degli interessi italiani non può essere ricevuta ne tantomeno accettata:

va respinta al mittente.

La crisi economico-finanziaria dei paesi della Unione Europea, viene esternalizzata sul tavolo europeo, dove finisce per far emergere tutte le contraddizioni e le differenze di strategie e di politiche interne, piuttosto che quei momenti di condivisione e di solidarietà che dovrebbero unire i paesi europei.

L’Italia, in questo senso, è stata letteralmente maltrattata e umiliata, lasciata sola ed isolata, aggredita nelle sue scelte autonome di stato sovrano la cui personalità giuridica è riconosciuta in tutto il mondo, a differenza di quella della UE.

Si apre così una frattura indelebile all’interno di una unione senza unione e di una europa senza identità.

Siamo fuori da questa europa, di fatto.

Questa Unione Europea non esiste più, di fatto, e forse anche di diritto.

Siamo popolo libero in libero stato e dalla UE, non abbiamo ricevuto nemmeno quella solidarietà minima indispensabile per considerarla effettivamente una unione.

L’Italia si trova di fronte ad un bivio:

abbandonare l’Unione Europea ovvero attendere che le profonde spaccature interne ne determinino la morte?

E se, anche la Germania decidesse di abbandonare questa squallida europa della multietnicità fallita e della dispersione delle identità europee?

Potrebbe l’Italia andare verso un asse Roma-Berlino, autonomo dalla Unione Europea?

Potrebbero due popoli che provano disagio notevole in questa Unione Europea, decidere di accettare la fine di un modello europeo e fondarne uno nuovo?

Ecco la sfida che si prospetta nel futuro italiano.

Sempre che “certe istituzioni italiane”, siano in grado di discernere fra gli interessi francesi e quelli italiani, fra la tutela del popolo francese e quella del popolo italiano.

Altrimenti, potremmo fare a meno serenamente anche di queste istituzioni romane e fondare un nuovo asse di unione Milano-Berlino.

Ed avremmo solo da guadagnarci a perdere quella palla al piede che si chiama centralismo romano, sprecone, inefficiente, corrotto ed avverso alla cura, alla garanzia, alla tutela ed alla difesa degli interessi del popolo sovrano italiano.

L’orologio della storia avanza inesorabile, mentre una politica misera e miserabile boccheggia nel mare nostrum di una europa in agonia.

E’ tempo di scelte, è tempo di essere sudditi in questa europa o alleati di paesi fraterni in altre unioni, maggiormente dignitose e rispettose del popolo come del territorio italiano.

E queste scelte, una volta incarnatem andranno anche difese.

Da tutto e da tutti.

Contro tutto e contro tutti.

Nell’esclusivo interesse del popolo sovrano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Immigrati clandestini e Unione Europea: quale personalità giuridica?

martedì, 12 aprile 2011

L’assenza di un quadro istituzionale chiaro e preciso negli assetti unitari europei, mina alla base la stessa credibilità della UE nei confronti dei popoli europei.

Nata per volontà dei governi e non dei popoli, questa Unione Europea non trova la strada per superare la mera indicazione politica e raggiungere una qualificazione ed una personalità giuridica certa e consolidata, riconosciuta all’interno come all’esterno dei propri confini.

Ed è proprio la questione dei limiti territoriali e popolari che mette in forse l’esistenza stessa di questa società delle nazioni e non dei popoli e dei territori.

Il netto rifiuto della Commissione europea di collaborare nella difesa dei confini europei nel caso della invasione migratoria subita dal territorio italiano in questi giorni, impegna la considerazione che la Unione Europea non riconosca se stessa come un unicum inscindibile fra nazioni, territori e popoli che la compongono.

L’assenza di una personalità giuridica riconosciuta nel mondo e riconoscibile nelle identità dei singoli paesi che la compongono, mette completamente a nudo il fallimento del progetto europeo.

Una aggregazione comunitaria identificabile in un dato territorio non può prescindere dal riconoscimento, dalla garanzia e dalla tutela di principi basilari di qualunque identità statuale o sovranazionale come la difesa dei propri confini ed una chiara indicazione su quali soggetti possano accedere da questi confini, a quali condizioni e con quali diritti.

La fuga precipitosa della Commissione europea dinanzi alla richiesta del ministro dell’interno Maroni di adempiere a doveri fondanti la caratterizzazione giuridica di un soggetto non più solo politico come la UE pretende di essere, dimostra semplicemente che l’Unione Europea, oltre ad essere priva di una personalità giuridica al di fuori dei propri confini, risulta essere priva di una qualsiasi personalità sociale e comunitaria condivisa all’interno dei propri confini.

La mossa italiana ha messo a nudo una verità invalidante l’identità europea.

Affermare che l’Unione Europea non esista, è oggi una affermazione fortemente validata e sottoscritta proprio dal suo organo di autogoverno politico.

L’Europa non esiste come non è mai esistita, ne nella concezione di una Grande Europa, ne nella concezione di piccola società economico-finanziaria di mero indirizzo politico.

Non è un funerale questo, poiché ieri si è celebrata la morte di un bambino mai nato:

l’Unione Europea.

Prendere coscienza di questa realtà mette in luce che l’obbiettivo europeo potrà essere raggiunto esclusivamente con una aggregazione che fasci e federi i paesi europei in una realtà federale unita in senso federalista, all’interno della quale va chiarito che, le competenze ed i poteri di cui si arroga il diritto questa Unione Europea devono corrispondere pari e relativi impegni di difesa degli stati membri, ovvero, lasciando libertà di azione nelle esclusive riconosciute e garantite ai singoli stati, senza mai commettere l’errore di negare il riconoscimento, la garanzia, la tutela ed il governo delle esigenze territoriali e popolari fondamentali, come è purtroppo avvenuto in questi giorni.

O con l’Italia o contro l’Italia, stato membro dell’Unione Europea.

E la UE, ha scelto di stare contro il governo, contro il popolo ed il territorio italiano.

E allora, che andassero a contare i petali delle LORO margherite e la lunghezza e la forma delle LORO zucchine.

Fuori dalle balle, sinceramente, è l’unica risposta che l’Italia può opporre a tanta idiozia burocratica priva di personalità popolare e territoriale, oltre che giuridica e umana.

E che non si parli di secessione dell’Italia dall’Unione Europea, per carità.

Per rendersi indipendenti da qualcosa o da qualcuno, bisogna prima che questa entità sia esistita, e nel caso della UE, abbiamo certezza storica della sua mai esistenza in vita.

La personalità giuridica la assume un bambino nato vivo, non un aborto.

La capacità di agire è conseguente alla qualificazione della personalità giuridica.

Non si può fare la secessione da un bambino mai nato.

Non può l’Unione Europea agire per nome e per conto degli italiani, ovvero, agire contro gli interessi del popolo e del territorio italiano in assenza di una personalità riconosciuta e riconoscibile dagli stessi italiani, poiché ogni singolo cittadino italiano, come lo stato italiano, come il popolo italiano, come il territorio italiano, godono di una personalità giuridica propria riconosciuta in tutto il pianeta, mentre l’Europa è solo un bambino mai nato, un aborto giuridico, un deprimente insieme di protocolli burocratici senza capo ne coda, senza una personalità giuridica riconosciuta in quanto tale, almeno pari a quella di un singolo cittadino italiano.

Siamo popolo libero, non merce di scambio sui tavoli della contrattazione protocollare.

Gustavo Gesualdo
alias
Un Cittadino con personalità giuridica riconosciuta in tutto il mondo libero e democratico

Il debito pubblico italiano non parla una sola lingua

sabato, 30 ottobre 2010

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy ritrovano l’intesa del duopolio europeo franco-tedesco, un asse fra Berlino e Parigi che passa per il vertice di Deauville.

Così inizia il nuovo corso della politica europea, con la delibera del consiglio UE che ha dato il via alla costituzione di un fondo anti-crisi (che salva i paesi UE eccessivamente indebitati dal fallimento) ed alla modifica del patto UE per la stabilità.

La UE dei 27 ha così ceduto le armi dinanzi al diktat franco-tedesco.

Il timore di altri fallimenti statali come quello greco, ha spinto il consiglio europeo ad accelerare i tempi delle necessarie modifiche al Patto UE ed alla costituzione del fondo che salverà gli stati in gravi difficoltà finanziarie.

Il tutto avverrà a condizione di una vigorosa stretta sui debiti pubblici.

Dal 2011 la UE si salvaguarda dalle brutte sorprese che potrebbero arrivare da quei paesi europei che non garantiscono un rientro del debito pubblico nelle medie concordate.

Il punto cruciale è proprio questo:
come dovranno rientrare i paesi eccessivamente indebitati, in quanto tempo dovranno farlo, con quali criteri di rientro?

Il primo distinguo viene dalla considerazione del dato del debito pubblico comparato con quello del debito privato.

Ma è ancora argomento oggetto di discussione.

Di certo vi è che verranno imposti calendari di rientro stringenti, con sanzioni che si prevede saranno automatiche ed improrogabili, oltre alla più volte paventata “sospensione del diritto di voto”, la più temuta delle sanzioni non finanziarie.

In pratica, i paesi europei meno virtuosi, si troverebbero nella condizione di partecipare al finanziamento della Unione Europea, senza godere del diritto di voto nelle scelte esecutive e legislative.

In tema del budget 2011 alcuni paesi, fra i quali l’Italia, hanno chiesto che gli aumenti non superino la soglia del 2,91% piuttosto che quella del 6% richiesta da commisisone e parlamento europeo.

La richiesta è guidata dalla Gran Bretagna, impegnata in una formidabile stretta sul debito pubblico interno che punta ad una drastica riduzione in soli quattro anni, con una perdita in posti di lavoro pubblici prevista in una cifra molto prossima al mezzo milione, senza contare i tagli ai budget ministeriali che comporteranno conseguenze occupazionali anche sul fronte del privato convenzionato che offra servizi pubblici.

Per quanto riguarda la crisi economico-finanziaria che investe tutti i paesi membri invece, si apre una prospettiva futura di lacrime e sangue.

I tagli cui dovranno necessariamente ricorrere i paesi meno virtuosi saranno sicuramente dolorosi quanto inevitabili.

Il caso italiano offre diversi spunti di riflessione in tal senso, avendo l’Italia un gran numero di dipendenti pubblici, molto al di sopra della media europea, e localizzati proprio nelle regioni economicamente depresse.

Come si potrà diminuire drasticamente l’enorme debito pubblico italiano (che ne nasconde uno di euguali dimensioni rinvenente dalla situazione debitoria degli enti locali) senza incidere sulla occupazione nella pubblica amministrazione nazionale e locale e conservando una offerta di servizi in quantità e qualità sufficienti a soddisfarne la domanda?

Questo problema è ancora tutto da affrontare e questa domanda non sembra trovare risposta.

Va sottolineato come siano sempre le regioni italiane depresse a rappresentare una continua violazione di ogni patto di stabilità a fronte di una erogazione quanti-qualitativa dei servizi ben al di sotto della media italiana supportata da una contemporanea quanto eccessiva ed ingiustificata presenza di risorse umane.

Il federalismo fiscale appare l’unica risposta concreta da dare a queste domande, ma l’indirizzo politico delle regioni italiane depresse e meno virtuose non sembra coincidere con l’esigenza di un rientro del debito pubblico.

La continua delocalizzazione dei siti industriali italiani, l’eccessiva pressone fiscale ed il fenomeno della evasione fiscale tollerata in virtù delle deficenze statali, aggrava il quadro complessivo, portando la massa dei problemi da risolvere ad una condizione di estrema criticità, cui, il continuo flagello di una politica governativa fortemente contrastata e vilipesa da tradimenti interni e assalti alla diligenza delle opposizioni, non appare offrire prospettive di serenità, stabilità e continuità necessarie all’adempimento di riforme strutturali urgenti come quelle richieste dal momento internazionale.

Sembrano in troppi coloro che giocano al “tiro della corda” oggi in Italia.

Sembrano invece pochi coloro che hanno responsabilmente coscienza del fatto che una corda troppo tirata, inevitabilmente si strappa.

E non sarà l’ennesimo rabberciato governicchio del “tutti dentro”, ne’ tantomeno una paventata modifica della legge elettorale a garantire una maggiore continuità ed una decisa e determinata stabilità al governo del paese.

Ma questo linguaggio, dettato dalla prudenza e dal rispetto della dignità di un popolo, dei suoi interessi e delle sue istituzioni, pare non sia un linguaggio comunemente condiviso, tanto da avvalorare l’ipotesi che l’italia non sia un paese unico ed indivisibile, nemmeno nella semplice comprensione di un linguaggio comune, minimo comune denominatore di ogni aggregazione umana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Nutella: dopo tocca a Panettoni Lombardi e Pandoro Veneti

sabato, 19 giugno 2010

Un vero e proprio attacco a tutta la produzione dolciaria tradizionale italiana si celava dietro la legge definita come anti-nutella.

Infatti nel mirino del commissario europeo Dalli c’erano anche i Panettoni Lombardi ed i Pandoro Veneti.

Sotto la spinta di indignazione e di protesta create da questo blog e dal gruppo di Facebook (oltre 1.100 iscritti in meno di 24 ore) e dalla presa di posizione della Lega con la creazione del comitato creato dal vice-ministro Castelli ed al quale ha subtio aderito il governatore del Piemonte Cota, si è ottenuto il risulato di attirare l’attenzione dell’europa della burocrazia sorda e cieca sulla volontà popolare di continuare a consumare prodotti dolciari tradizionali, senza l’apposizione di bollini rossi punitivi in etichetta ed il divieto di pubblicizzarli.

Bisogna continuare questa azione sino a quando non verranno inserite nella normativa europea deroghe per i prodotti dolciari tradizionali.

Continuiamo a protestare e stare attenti alla evoluzione di questa normativa.

Si ringrazia la Lega Nord, l’unica forza politica che si è battuta per impedire questa ennesima ingiustizia europea nei confronti di famiglie e aziende italiane, anzi, soprattutto padane.

Infatti la nutella è piemontese, il panettone è lombardo ed il pandoro è veneto:

l’attacco era ben diretto al motore produttivo italiano, guarda il caso.

Il gruppo di Facebook “Salviamo la Nutella” lo trovate a questo link:

http://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=130956840261317&ref=mf