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Politica italiana : una fetida latrina a cielo aperto

lunedì, 17 settembre 2012

E siamo alle solite:

i destri chiedono pietà per la loro incapacità, ma chiederanno il voto per fermare i sinistri.

I sinistri, come al solito, sono degli autolesionisti e sono bravissimi ad autoestromettersi dalle responsabilità legate al governo del paese, maleducati come sono a vivere all’ombra delle irresponsabilità di una troppo comoda opposizione storica.

Votare il meno peggio?

In Italia non esiste un meno peggio politico, poiché i politici italiani appaiono piuttosto inetti, corrotti e mafiosi, in egual misura, sia centristi che destri e sinistri, poiché essi son tutti costretti a contendersi il voto ed il consenso controllato dalle mafie, voto certamente determinante per la formazione di un governo democratico di maggioranza.

Quindi, ergo:

no grazie, preferisco vivere.

Non si compete con il nulla.

Non si confonde la cioccolata con la merda per fare un favore al nulla fetido ed appiccicoso di una latrina a cielo aperto.

Rispetto per tutti, paura per nessuno.

Quel rispetto che la merda pretende sempre, ma non offre mai.

Quella paura di cui la merda soffre sempre, ma non riconosce mai.

Buona latrina a tutti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Cronaca di un fallimento annunciato dell’Europa del sud

sabato, 21 luglio 2012

La Spagna sprofonda in una crisi grave, denunciando pubblicamente di non avere disponibili le risorse per i servizi pubblici.

Duri scontri fra manifestanti e polizia e grandi dimostrazioni di protesta contro il piano di Austerity del governo spagnolo, nonostante i 100 miliardi di euro già stanziati dall’Eurogruppo a sostegno della Spagna, di cui ben 30 disponibili a breve termine.

Spagna fallita, come la Grecia e in Italia, come il comune di Palermo ed il comune di Napoli e la regione Sicilia , prossima al commissariamento da parte del governo italiano a causa di un crack del bilancio dichiarato di 6 miliardi di euro, ma che in realtà, potrebbero essere 30 come 100, visto che nei bilanci pubblici italiani sembra esservi più di un qualche errore di “distrazione” nella compilazione.

La regione Sicilia conta un numero ingiustificato di dipendenti pubblici di ben 6 volte superiore a quello della regione Lombardia, non vedendo invece riconosciuti nella stessa grandezza gli elementi economici, sociali, politici ed industriali, sia in senso quantitativo che qualitativo.

L’Italia, trascinata dagli ultimi downgrade delle società di rating, cede su tutto il fronte, raggiungendo la soglia dei 504 punti di differenziale fra BTP e Bund Tedeschi mentre la borsa di Milano crolla del 4 per cento a fronte del 6 per cento perso dalla borsa di Madrid che mostra un differenziale a 612 punti fra Bonos spagnoli e Bund tedeschi.

Giù in picchiata le banche italiane, istituti sempre foraggiati dalle istituzioni italiane ed europee e mai veramente consolidati e ristrutturati verso una utilità economica, finanziaria e sociale in favore delle famiglie e delle aziende italiane, che continuano a vedersi negare mutui, finanziamenti e prestiti.

Tutte le borse europee ed occidentali tendono al ribasso, tutte, tranne la Borsa di Francoforte che recupera quasi un punto percentuale, dimostrando che, avere una economia sana ed una politica responsabile, porta frutti importanti e soprattutto, normali.

Il coro che si leva da Italia e Spagna è il solito lamento anti europeo che scarica ogni responsabilità dei fallimenti nazionali sulla finanza europea pubblica e sui soliti e subdoli attacchi di fantasiose confraternite globali.

Occorre ricordare che, lo scudo anti-spread ed ogni altro automatismo utile a contenere i “rimbalzi” dello spread fra BTP e Bund, era stato legato ad una maggiore unione politica europea da parte della Germania, disponibile alla solidarietà nei confronti dei paesi del sud europa, ma a condizione che tale solidarietà sia controllabile e vigilata dagli stessi stati finanziatori:

il rischio di continuare a finanziare stili di vita insostenibili ed ingiustificati se non veri e propri modelli politici viziosi o corrotti, se non propriamente mafiosi, è infatti un rischio assai alto.

L’evidenza principale infatti, vede fallire tutti i paesi del sud Europa a causa delle gravi irresponsabilità politiche nazionali, della carenza di giustizia, della illegalità dilagante, della evasione fiscale e della carenza di buongoverno della cosa pubblica.

Il caso italiano è poi aggravato da una criminalità organizzata sconosciuta negli altri paesi europei che infiltra, ricatta ed affilia grandi numeri di amministratori e burocrati pubblici, notoriamente assai corrotti e condizionando pesantemente l’assegnazione degli appalti pubblici, dei finanziamenti èubblici e dei concorsi pubblici.

Il nodo politico-burocratico-amministrativo resta il più alto limite ad una apertura di linea di fiducia verso le istituzioni italiane, che appaiono troppo coinvolte in affari e trattative fra stato e mafia, fra legalità e illegalità.

Le voci più volte diffuse a proposito di una Unione Europea a due o più velocità, fanno intendere come le nazioni europee più forti, non si sentano in grado di assolvere sine die alle mancanze ed ai vizi dei paesi dell’europa del sud, tanto da far pensare che esse vedrebbero con favore ad un distacco di regioni mafiose come sicilia, calabria e campania dalla unione italiana, fatto che, tra l’altro, dimezzerebbe in un sol colpo la spesa pubblica italiana, ridurrebbe il relativo debito in brevissimo tempo e abbasserebbe il potere del mondo della illegalità sulle istituzioni italiane.

Anche le condizioni del mondo del lavoro italiano, la prevaricazione violenta dell’usura mafiosa che attanaglia le imprese italiane, il cuneo fiscale che rende i lavoratori dipendenti italiani i meno pagati d’Europa perché tartassati da tasse e imposte, l’assenza di mercati interni liberi dalla gogna politica e burocratica, molto spesso mezzo di imposizioni corruttive, l’elevata evasione fiscale, le truffe alla pubblica amministrazione come alle società di servizi e di merci private, anche tutte queste condizioni negative impediscono sviluppo e crescita.

Assicurare al popolo italiano condizioni di welfare sufficienti alla sopravvivenza in un tale caos politico-istituzional-mafioso, corruttivo ed evasivo, è certamente compito impossibile da assolvere.

Come pure assicurare libera competizione umana, sociale, politica, sindacale, economica e finanziaria è cosa impossibile in uno stato che consenta la maligna esistenza di organizzazioni mafiose che sono il primo agente politico-economico italiano, la prima società per fatturato in Italia e che rappresenti la più grande organizzazione criminale europea, e cioè, la sola ‘ndrangheta calabrese.

Figurarsi se tale sfilza di egregi primati fosse sommata anche ai “primati” della mafia siciliana e della camorra napoletana.

Sintesi

Se proprio non si riesce a creare sviluppo economico attraverso una drastica diminuzione della spesa pubblica e del debito pubblico con l’espulsione o la punizione di quelle regioni (sicilia, calabria e campania) che spendono troppo, amano l’illegalità ed hanno bilanci alquanto improbabili, allora l’unica vera alternativa resta l’eliminazione della forza delle organizzazioni mafiose imponendo la pena di morte per i comportamenti mafiosi e l’ergastolo fine vita per i reati di concussione, corruzione, abuso d’ufficio, abuso di potere, estorsione, truffa e usura.

Queste sono le uniche alternative al fallimento definitivo dell’Italia.

Bisogna scegliere:

fare un passo avanti nella culla della civiltà umana ed entrare in Europa a testa alta, ovvero rassegnarsi ad interpretare il ruolo di paese europeo di serie b o c, ovvero, di paese africano di serie a, liberarsi di livelli di inciviltà impossibili e di illegalità insostenibili, ovvero rassegnarsi ad essere per sempre sudditi delle caste mafiose, delle corporazioni mafiose e delle organizzazioni mafiose.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Degrado a Foggia : lo sfascio sociale

domenica, 27 maggio 2012

Mi è bastato meno di un mese per comprendere quale grado di degrado abbiano raggiunto le corporazioni sociali e le classi dirigenti foggiane negli ultimi sei anni.

In sei anni ho vissuto e lavorato in Veneto ed in Lombardia, arricchendo di esperienze la mia vita tanto da poter affermare di aver capito un po di più l’incomprensibile modello di pensiero italiano.

Ma quel che trovo qui a Foggia è squallore allo stato puro.

Il nulla guida la vita dei cittadini, il nulla esiste e persiste, un nulla foggiano che si è genuflesso codardamente al napoletano come al barese, al leccese o al romano o al siciliano di turno.

Gioco facile, troppo facile.

Dividere una classe dirigente che si vende da sempre per poco o nulla, erigendo una simile città del nulla, è cosa semplice fa realizzare.

Il grado di coscienza foggiano è pari o prossimo allo zero.

Non ci si riconosce nel prossimo foggiano, ma lo si tradisce anche gratuitamente, così, solo per conseguire il titolo di “vero foggiano”.

E dove credono di andare, cosa credono di cambiare, dove si vogliono avviare queste “menti illuminate” che non si ergono nemmeno mezzo metro dal suolo natio?

Beh, esattamente nella direzione in cui sono andati per questi sei anni di mia assenza:

in una discarica umana, sociale, politica ed economica.

Un posto di lavoro per il consenso, una promozione per il consenso, un appalto pubblico per il consenso.

Cosicché solo chi aveva il potere poteva raccogliere consenso.

E via, allora, alla caccia cieca e furiosa del consenso facile, del potere per il potere, promettendo tutto a tutti e portando invece il poprio risultato politico sull’altare di napoli o bari.

Venduti e Traditori.

Vili senza palle, mafiosi in doppio petto, capipopolo degni solo di un film di totò.

Anche la mafia locale esce sconfitta ed avvilita da questo quadro, con una leadership insicura e super protetta ed intimorita dalle nuove leve che, con una sniffata di cocaina di troppo, potrebbero dimenticare l’ordine mafioso e tentare la rapida scalata mafiosa con un sol colpo di pistola.

Ed escono sconfitti anche dal confronto con le bande di albanesi, rumeni e zingari cui, la ‘uasta (mafia storica foggiana), opponeva una forte difesa territoriale della foggianità, mentre questa società (la nuova mafia) del doppio petto e dell’edilizia, della droga e della usura, non si occupa più di faccende come l’onore e la foggianità, poiché hanno innalzato la loro unica bandiera dell’affare:

sono affari, solo affari.

Così, nemmeno la mafia difende più i foggiani e la foggianità.

Questi falsi capi popolo, questi finti politicanti, questi nemmeno cittadini, questi sudditi del forestiero non vogliono cambiare un bel nulla:

vogliono solo cambiare la faccia di chi ha il potere pubblico con la loro, senza cambiare nulla di tutto il resto, prassi, consuetudini e cattive maniere comprese.

Non c’è più nulla ormai da difendere.

Per questo motivo ho deciso di non unirmi a nessuna parte politica, posto che hanno fallito tutte, indistintamente.

Non sono di nessuno, perché nessuno a Foggia è in grado di garantire quel che chiedo.

Come non sono stati capaci di difendere la propria città ed il proprio popolo in questi sei anni.

Uno sfacio sociale ineguagliabile.

Uno sfascio totale senza precedenti.

E qualcuno vorrebbe anche il mio consenso politico od anche solo umano?

E qualcuno vorrebbe forse usare l’esca del posto di lavoro con uno che ne ha persi ben due in questa città per non doversi piegare ai mafiosi che imperano?

Devono tornare a nascere almeno cento volte e mangiare pane duro per decenni per arrivare solo ad intuire cosa io ho vissuto e capito in questi durissimi sei anni.

Non mi avrete.

Perché non potete pagare il prezzo che io chiedo.

Ed ora, continuate a fare il nulla che siete stati capaci di fare sinora:

solo ed esclusivamente il nulla pubblico e privato dei fatti vostri realizzati con l’abuso del potere pubblico, mentre la città affondava nel degrado più impossibile.

No pay?

No party!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Monnezza Napoletana: il fallimento di Napoli – Naples FallOut

venerdì, 24 giugno 2011

Il governo della città di napoli, guidato dal napoletano De Magistris, si arrende dinanzi alla impossibilità acclarata di gestire anche solo la propria raccolta dei rifiuti solidi urbani, che a napoli come in tutto il mondo, è la Monnezza Napoletana.

Il sindaco De Magistris è già arrivato alla scelta rassegnata di chiedere al governo di dichiarare l’ennesimo “stato di emergenza”, per un problema che è emergenziale a napoli ogni giorno della vita quotidiana napoletana, da tempo immemorabile, ormai da sempre.

Con la dichiarazione dello stato di emergenza, i napoletani e le loro incapaci istituzioni, potranno ricorrere come hanno sempre fatto, all’azione del governo nazionale per la risoluzione della crisi oramai cronicizzata dei rifiuti abbandonati per strada.

Con lo stato di emergenza, tutti i cittadini italiani saranno chiamati per l’ennesima volta a pagare le spese della incapacità e della inciviltà napoletana, ormai stretta nell’angolo di una crisi dei rifiuti senza soluzione di continuità, cui solo lo stato mette rimedio provocando ogni volta che si dichiara lo stato di emrgenza per la monnezza napoletana, una innegabile
ingiustizia nei confronti di quelle popolazioni che invece gestiscono al meglio il loro ciclo dei rifiuti, ma che sono coercitivamente obbligate ad adempiere al posto delle amministrazioni napoletane ed a pagare il danno di una eterna emergenza che fa affluire enormi finanziamenti, risorse ed energie alla città di napoli, per garantire una straordinaria gestione dei propri rifiuti.

Fallisce sul nascere anche questo ennesimo sincadato napoletano, infranto su una questione che è di ordinaria amministrazione nel nord del paese, ma che assume caratteristiche assurde, grottesche e deformi, mostruose ed insensate, del tutto pazze e folli, nelle città del centro-sud italiano:

sono in crisi per l’emergenza rifiuti ormai città capoluogo ed intere province delle regioni del sud.

Persino la capitale, Roma, naviga a vista in una difficile gestione dei rifiuti solidi urbani, incapacità della giunta Alemanno che sfocia spesso e volentieri in manifestazioni di abbandono dei rifiuti per le strade, così come avviene a Napoli, Salerno, Caserta, Palermo, Foggia, Lamezia, Catania, Enna, Messina, Cosenza, Catanzaro, Roma, Rieti, Latina, Viterbo, Frosinone.

Centinaia di comuni morosi ed insolventi, intere province ammorbate dai rifiuti, regioni e regioni che vengono commissariate o rischiano il commissariamento perchè ampiamente incapaci di gestire i propri rifiuti:

Campania, Sicilia, Calabria, Lazio, Puglia …

Una ecatombe della incapacità amministrativa della classe dirigente meridionale, ormai conclamatasi in emergenza continua, cronica e devastante, un mostruoso continuo ricatto alle regioni e alle popolazioni del nord che sono costrette a pagare ogni giorno prezzi altissimi per una classe dirigente politica e burocratica meridionale che è tutta da dimenticare, tutta da cestinare, tutta da rifiutare, tutta da conferire in una discarica o da smaltire in un termovalorizzatore, tutta, senza alcuna differenza di colore o di schieramento.

Uno scandalo allucinante, avallato e garantito dai napoletani comodamente seduti nelle poltrone del potere istituzionale, che premono perchè di queste continue crisi, di queste emergenze definitive, se ne faccia carico il governo nazionale con la dichiarazione dello stato di emergenza, facendo pagare al resto del paese l’incapacità napoletana, campana e meridionale di amministrare i propri territori e le proprie popolazioni.

Un abuso continuato ed aggravato dalla pervicace volontà delle popolazioni meridionali di non gestire i propri rifiuti, oscenamente offerti coercitivamente alla capacità delle regioni del nord di gestire in via ordinaria il normale ciclo dei rifiuti solidi urbani.

Fallisce napoli, fallisce la sua giunta comunale, fallisce il suo sindaco De Magistris che, invece di affrontare da subito e con la dovuta perizia la crisi della monnezza napoletana, sinora si è trastullato in idiozie empiriche del tipo:

– costruiamo un nuovo stadio sportivo per la grande città di napoli, che si merita di gettare altro danaro pubblico in un mega appalto che farà certamente gola alle 50 cosche camorristiche presenti nella città di napoli ed alle altrettante 50 cosche camorristiche che sono presenti nella sua provincia;

– invitiamo il presidente americano Obama a cena nelle prossime festività natalizie a napoli, per ricostruire e guarire l’immagine di una città fatta di napoletani che non sanno gestire napoletani.

Siamo alla fine dell’ennesima dimostrazione di incapacità relativa ed assoluta di gestire alcunchè a livello di pubblica amministrazione locale.

Qualcuno mi dirà allora come mai, sia possibile per napoletani amministrativamente incapaci di gestire la propria città, il proprio territorio, la propria popolazione e la propria monnezza, offrire la garanzia e la certificazione nel rappresentare addirittura l’intero stato di diritto o parte di esso nel governo della cosa pubblica, nel potere esecutivo, nel potere legislativo, nel potere giudiziario.

Qualcuno dovrà rispondere di come, intere generazioni di incapaci politicanti meridionali, abbiano pieno diritto di accesso alla guida o alla rappresentazione o alla funzione esecutiva dei poteri dello stato:

se non sanno gestire la loro immondizia, non si capisce da dove traggano le virtuose capacità di governo che i tempi moderni richiedono inderogabilmente.

Ovviamente senza generalizzare, ma puntando ben dritto il dito indice su una questione che sta divenendo ogni giorno più insopportabile, intollerabile, ingestibile, ingovernabile:

cosa ne facciamo di stuoli di politici, funzionari e burocrati, di intere classi dirigenti meridionali che non servono a nulla nella gestione del loro territorio e delle loro popolazioni, ma ambiscono arrogantemente al diritto di governare e rappresentare l’intero paese?

Cosa se ne fa il nord di questo sud?

Cosa se ne fa il nord di politici meridionali che abusano pedissequamente dell’eterno ricatto costituzionale della obbligatorietà di uno stato unitario ed indivisibile, al solo fine di porre in stato di schiavitù il popolo del nord, di ricattare la politica settentrionale, l’economia settentrionale, la finanza settentrionale, il lavoro settentrionale, l’imprenditoria settentrionale, il commercio settentrionale, l’artigianato settentrionale, l’industria settentrionale, il contributo fiscale settentrionale, il contributo previdenziale settentrionale?

Denuncio qui e pubblicamente uno stato di permanente ricatto estorsivo e di pressione indebita ed abusiva dei politici e dei burocrati meridionali nei confronti del nord del paese.

Un ricatto che si manifesta in mille forme orribili ed inguardabili, come dimostra la battaglia politica del sindaco di Roma Alemanno e del governatore della regione Lazio Polverini, volta ad impedire il trasferimento dei ministeri dallo sconquasso romano e laziale, alla tipica efficienza del nord del paese, allorquando le discariche comunali del Lazio sono chiuse ed i comuni laziali si dimostrano morosi, al punto di vedersi rifiutato l’accoglimento dei loro rifiuti solidi urbani nelle discariche ed al punto di vedersi commissariare per essere risultati inidonei ed incapaci nella mera gestione della propria monnezza, oltre che della tutela della salute dei laziali.

Io, cittadino qualunque, chiedo formalmente le dimissioni del sindaco di napoli De magistris, del sindaco di Roma Alemanno e del capo dello stato Napolitano, invitandoli a tornare a fare altrove quello che non stanno facendo per le cariche loro imputate, in particolare, invito il presidente della repubblica, il napoletano Giorgio Napolitano a dimettersi ed a impiegare tutta la sua esperienza politica nella risoluzione definitiva della emergenza della monnezza napoletana, dimostrando così il valore politico napoletano, tutta la dignità napoletana e tutta la capacità napoletana di gestire e governare i problemi e le crisi che sono prettamente napoletane e meridionali, e non unitarie (si spera) e nemmeno settentrionali.

Poiché una cosa è la solidarietà ed un’altra è approfittare della generosità e della bontà altrui.

Insomma, o la classe dirigente meridionale si dimostra capace di governare il meridione, ovvero abbiano almeno il decoro del silenzio e la dignità delle dimissioni, in un contesto storico che vede le popolazioni del nord rese schiave ed asservite in un regime di “apartheid” dal governo del paese unitario e nazionale, e chiamate invece a esclusivamente a supplire costantemente e continuamente alle acclarate mancanze della dirigenza meridionale, a pagarne i costi, i debiti ed i conti aperti:

non si va dall’oste a bere e mangiare, se non si hanno i danari per pagare.

Se questa dirigenza meridionale prende coscienza dello stato di emergenza che crea l’ingovernato meridione allo stato unitario e nazionale italiano, allora, forse, vi è ancora speranza.

Ma se non vi saranno segnali molto più che convicenti, allora dovremmo domandarci tutti perchè prolungare uno stato di fatto così indecente ed orribile, ricattatorio ed estorsivo.

Essere uniti in un sol popolo, non significa affatto che certa parte della popolazione debba vivere per sempre alle spalle di chi produce con sacrificio e con dolore la ricchezza di cui si fa un così cattivo uso ed abuso.

Essere uniti significa riconoscere diritti e osservare doveri, rispettare il prossimo e non pensare furbamente di fotterlo continuamente, storicamente.

Perchè, prima o poi, il prossimo si incazza, e sono dolori.

Poiché essere buoni, non significa essere fessi.

Poiché essere furbi, non significa essere intelligenti.

Ed ora, andate dall’oste che governa la storia e domandategli se è ancora disposto a offrire quel credito, di cui sinora avete ampiamente abusato.

Temo però, che dovrete firmare una tal pila di cambiali, da infliggere dolorosi crampi a quelle mani che dovranno sugellare così tante obbligazioni, così tante promesse di pagamento.

E stavolta, non scherzate, non fate i furbi:

quelle cambiali, vanno pagate.

Una per una, alla scadenza sottoscritta.

Fine della lezione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La strategia energetica in un paese che non è unito

mercoledì, 23 febbraio 2011

La Libia, grande fornitore di petrolio e di gas per l’Italia, ha fermato la produzione di petrolio e condizionato la scelta di fermare l’afflusso di gas verso l’Italia.

Per il metano non vi sono grandi problemi per le aziende e le famiglie italiane, poiché l’afflusso del gas è garantito sia dall’Algeria (almeno sino a quando anche questo stato arabo islamico non entrerà in crisi irreversibile) che dalla Russia.

Inoltre, l’inverno è agli sgoccioli, e la richiesta di gas per riscaldamento diminuirà nel prossimo futuro.

Resta il problema del petrolio, dal quale il nostro paese è completamente dipendente.

In questi anni di crisi generalizzata, si riscontra quanta idiozia vi fu nella scelta ideologica italiana di dire NO alla energia estratta da fonte nucleare.

L’Italia non possiede risorse energetiche di alcun tipo, se si fa eccezione per un eolico che non sorregge certamente la richiesta di energia per uso domestico, figurarsi quella per uso industriale.

Questa dipendenza da paesi esteri, mostra tutti i suoi limiti in questi tempi di crisi travolgente, crisi finanziaria, crisi economica, crisi energetica, crisi ambientale, crisi sociale, crisi internazionale.

L’importazione di elettricità prodotta da centrali nucleari francesi (collocate ai confini dell’Italia del nord, peraltro), sopperisce alla fame energetica italiana, certo, ma crea una dipendenza senza soluzione di continuità ed un deficit economico importante.

Le nostre aziende infatti, non riescono a competere con quelle straniere nella fornitura di merci e di servizi anche per l’alto costo della energia elettrica in Italia.

Scoprono così, gli intelligentissimi strateghi italiani avversi alla fonte nucleare per la produzione di energia, l’elevato rischio di crash che ha il nostro paese nel settore energetico.

Crash, sì, inteso come sopravvenuta quanto prevedibile impossibilità di far fronte alla domanda interna di energia, in caso di crisi esterne che ne compromettono l’approvvigionamento.

Una avvisaglia ne fu invero, la crisi che intervenne fra Russia e Ucraina, nella distribuzione del gas in Europa, gas che veniva sottratto dall’Ucraina senza corrispettivo di pagamento alcuno.

Ma anche allora, gli animi antagonisti alla fonte di energia nucleare fecero finta di non ascoltare e di non vedere quel che accadeva, a causa dei prosciutti ideologici che ricoprono le loro orbite oculari.

Ma il mondo non cambia direzione per questi pregiudizi ideologici e la mancanza di energia produce in italia un deficit impossibile da pagare e da sostenere, sia per le famiglie che per le aziende italiane.

Soprattutto dal sud dell’Italia provengono NO al nucleare che hanno il sapore di slogan politici da riscuotere in campagna elettorale, mentre il nord, continua a pagare per tutto il paese, la vicinanza delle centrali nucleari al confine con la Francia.

Bene, stacchiamo la spina allora, a quelle regioni che vogliono continuare a consumare energia elettrica senza pagarne le relative conseguenze e rischi.

E’ un po’ quello che avviene per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani:
nel sud non si costruiscono termovalorizzatori, a causa delle proteste (ingiustificate) di coloro i quali dichiarano che le emissioni di un termovalorizzatore sono dannose per la salute (assolutamente non vero), laddove si continua a produrre enormi quantità di rifiuti solidi urbani che non vengono differenziati, non vengono bruciati nei termovalorizzatori (un business che produce ricchezza ed energia) e non vengono raccolti, creando l’ennesima crisi della monnezza che deve risolvere il solito nord, sia in termini di costi finanziari che di costi economici, ultimo non ultimo, il disastro che tale degrado produce sul marchio del made in Italy l’immagine di queste immense quantità di rifiuti (spesso anche tossico-nocivi) rilasciate ma non prelevate per le strade o che vengono abbandonate in discariche abusive, limitrofe alla produzione di prodotti agricoli che porteranno discredito ad un non guadagnato marchio made in Italy.

Ma tutto questo, alla classe dirigente del sud non interessa, troppo intrapresa in lotte di potere fini a se stesse e nella spartizione di quella ricchezza nazionale che essi consumano in modo iniquo e sprecone.

Non è infatti una classe dirigente del sud che sta massacrando le mafie nel sud, come non è una classe dirigente del sud che sta contribuendo al grande sforzo che, una parte del paese (il nord) ha avviato per salvare il salvabile.

Ma evidentemente, c’è chi non vuole essere salvato.

E, conseguentemente, io non vedo perché lo si debba salvare, anche contro il suo stesso volere.

Una parte del paese vive sprecando enormi ricchezze che vengono prodotte altrove, vive costruendo ricchezze nella illegalità più dominante e diffusa possibile, vive nella certezza che un paese unitario “deve” loro quel che lor necessita per sopravvivere.

Quella stessa parte del paese si mette continuamente di traverso alle riforme in senso federalista, perché vuol continuare a mungere all’infinito dalla vacca del nord un latte che dimostra nei fatti di non meritare.

Ora, esiste una unica possibilità di uscita da questa condizione assurda e paradossale, oltre alla divisione del paese:

che le popolazioni del sud mandino segnali chiari ed inequivocabili, e che dicano con voce alta e ferma che gli interessi portati avanti dalle loro classi dirigenti politiche non coincidono con la volontà popolare.

Segni chiari ed inequivocabili.

A partire da un SI convinto e deciso a favore dell’energia da fonte nucleare ed a favore di un federalismo che mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità, impedendo sprechi e ladrocini non più sostenibili.

A partire da un NO convinto nei confronti di quei rappresentanti politici meridionali che hanno ormai ampiamente dimostrato di non saper rappresentare le anche giuste istanze di una popolazione ormai disperata ed orientata a dare ogni colpa e responsabilità di ogni suo male, a quel nord che la mantiene invece in vita, con tanti sforzi e sacrifici assai mal ripagati.

Potrebbe essere questo un punto di inizio.

L’unico possibile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X