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CODICE PENALE – Art. 328 Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione.

giovedì, 14 giugno 2012

CODICE PENALE – Art. 328 Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione

« Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa. »

Possibile che nessun pubblico ufficiale od incaricato di pubblico servizio veda le continue ingiustizie quotidiane, le perenni violazioni al principio della legalità e delle leggi vigenti, la perpetua ed omertosa affezione alla illegalità, alla illeceità, alla immoralità che vengono perpetuate ogni giorno, ogni ora, ogni secondo in Italia?

Ma non vi rendete conto che si accoglie con sorpresa ovunque un comportamento civile e onesto?

Ma vi è chiaro che è tutta una mafia e che chi dovrebbe contrastare questo stato di fatto con l’arma del diritto latita evidentemente?

Vi è chiaro che lo stato di diritto è morto e non garantisce nulla ai cittadini che gradiscono invece la legalità e pagano tasse ed imposte in misura eccessivamente gravosa?

Ed a cosa serve questa preistorica e gravosissima pubblica amministrazione se non serve al cittadino, ma pretende di essere servita da cittadini ormai ridotti a sudditi?

E chi controlla il controllore in Italia?

Gradi superiori a quello nazionale di giurisdizione?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Vergogne Italiane: Corruzione, Evasione Fiscale, Usura e Mafia

venerdì, 24 febbraio 2012

Gli ultimi dati ufficiali indicano che in italia, la corruzione non dovrebbe essere inferiore ai 60.000.000.000,00 (sessanta miliardi) di euro annui e l’evasione fiscale non inferiore a 200.000.000.000,00 (duecento miliardi)di euro annui.

Il dato va preso ovviamente con le pinze e l’uso del condizionale pare d’obbligo, visto che solo pochi mesi fa, si stimava la corruzione in italia pari a “soli” 40.000.000.000,00 (quaranta miliardi) di euro nel solo anno 2011.

Probabilmente, il dato effettivo (che sfugge ovviamente ad un calcolo ufficiale) è di gran lunga più importante, supportando coloro i quali ipotizzano che il debito pubblico italiano non sia altro che la sommatoria delle corruttele e non dei debiti contratti per garantire servizi efficienti ai cittadini-lavoratori-consumatori-contribuenti.

Intanto, il fenomeno dell’usura si presenta come l’attività economica più redditizia nel paese con un fatturato di 40.000.000.000,00 (quaranta miliardi) di euro, fagocitando nei soli ultimi tre anni ben duecentomila imprenditori, ma anche famiglie, commercianti, piccole e medie imprese con un volume di danaro “movimentato” superiore di ben quattro volte a quello già ricco del famigerato racket del pizzo.

In un teatro di guerra in cui, la Mafia Spa risulta essere il maggior agente economico italiano, primeggiando fra le imprese italiane per fatturato e profitti realizzati, la sommatoria fra corruzione, evasione fiscale ed usura dovrebbe offrire maggiori valori che quelli sopra riportati, di gran lunga, maggiori.

Se pur volessimo adottare il dato di una corruzione annua pari a 60 miliardi di euro, dovremmo arrenderci ad una terribile e temibile evidenza secondo cui, è come se ogni cittadino italiano, compresi i neonati appena giunti in questa valle di lacrime e quelli che invece hanno già un piede nella fossa cimiteriale intascassero una tangente di 1.000,00 euro pro-capite ogni anno.

Se pur volessimo adottare il dato di una evasione fiscale annua pari a 200 miliardi di euro, dovremmo arrenderci ad una egualmente terribile e temibile evidenza secondo cui, è come se ogni cittadino italiano, compresi i neonati appena giunti in questa valle di lacrime e quelli che invece hanno già un piede nella fossa cimiteriale evadessero contributi fiscali pari a una cifra di di 3.333,33 (numero periodico) euro pro-capite ogni anno.

Impressionante, vero?

Ma non è mia intenzione impressionare, spaventare o divertire alcuno.

Sia pure mi domandi e domandi alle autorità competenti se, posto che in italia il fenomeno della corruzione sia talmente dilagante da essere egli stesso sistema-paese, non fosse il caso di depenalizzare gli atti di violenza nei confronti di concussori e corrotti, come pure nei confronti degli autori del delitto di abuso d’ufficio.

Insomma, il solito burocrate o politico mi impone e mi estorce la solita tangente?

Bene, io per tutta risposta gli spacco la faccia, devasto il suo viso a furia di calci e pugni offerti senza alcuna pietà, e vedo riconosciuto questo mio comportamento come un comportamento non perseguibile e non punibile dalla legge e dalla giustizia italiana.

Mi pare un equo indennizzo per un popolo che venga quotidianamente massacrato da fenomeni come la concussione, la corruzione e l’abuso d’ufficio.

Come pure mi pare doveroso ritenere che, l’omicidio di un usuraio come quello di un mafioso che sia commesso da un cittadino costretto a subire l’usura e/o la violenza mafiosa, non debba essere ritenuto un comportamento perseguibile e punibile dalla legge e dalla giustizia italiana.

Mi pare un equo indennizzo per un popolo che venga quotidianamente massacrato da fenomeni come l’usura e la mafia.

Uccidere un mafioso o un usuraio non è reato, direbbe qualcuno.

Come pure spaccare il viso di un corruttore e di un corrotto come di chi abusi del potere di un ufficio pubblico, sarebbe evidentemente il trionfo e l’affermazione di una giustizia legale, giudiziaria, sociale, politica, finanziaria ed economica assai giusta ed equilibrata, che difenda il cittadino dalla usurpazione della sua sovranità, usata poi come mazza coercitiva da parte delle caste mafiose, delle corporazioni corrotte e delle mafie usuraie.

E poi:

volete mettere la soddisfazione e l’indubbio deterrente che una tale azione offrirebbe alla tutela dello stato democratico e del suo popolo di cittadini oppressi e usurati a volontà e senza limiti dalla classe dirigente politica e burocratica più corrotte e mafiose dell’intero globo terrestre?

Senzadubbiamente.

P.S.
In alternativa resto in attesa del versamento di euro 6.000,00 annui a compensazione della corruzione italiana (1.000,00 euro a persona per i sei membri della mia famiglia = 6.000,00 euro) e la detrazione annua di euro 19.999,98 annui dal pagamento delle tasse (per effetto di 3.333,33 euro di evasione fiscale per ogni cittadino italiano sempre moltiplicata per i sei membri di cui è composta la mia famiglia).
Aggiungerei anche un indennizzo forfettario pari a 100.000.000,00 di euro per la perdita di immagine della mia famiglia nel mondo civile occidentale a causa della inarrestata presenza dei fenomeni della corruzione, della concussione e dell’abuso di ufficio, un analogo indennizzo per la perdita di immagine della mia famiglia nel mondo civile occidentale a causa dello scandalo continuato ed aggravato della Monnezza Napoletana ed un ulteriore ed analogo indennizzo a causa della presenza onnipotente delle organizzazioni mafiose nella società e nella economia del paese.
Infine, un ulteriore indennizzo, pari a 1.000.000.000,00 di euro da commisurare per ogni membro della mia famiglia a causa della inefficienza cronica ed acuta della pubblica amministrazione e dei servizi da essa offerti in regime di monopolio.
E visto che siamo in tema di resa dei conti, un indennizzo forfettario una tantum per la sperequazione fiscale cui sono soggette le famiglie numerose in questo paese che non provvede, sia pur promettendolo costantemente in sede di tornate elettorali, alla formazione di un coefficiente contributivo che tenga presente che uno stipendio base di mille euro/mese per una persona sola è certamente sufficiente, ma che lo stesso stipendio per un padre o una madre di famiglia, ancor più se numerosa, non è equo e nemmeno socialmente ed economicamente corrispettivo.
Ovviamente, riferendo tale quoziente familiare alle famiglie strettamente italiane, per non offrire (come al solito) un insperato aiuto a chi sbarca in italia con armi, bagagli e decine di mogli e di figli da far mantenere al prossimo suo considerando altresì che, se la Sua Religione gli consente di avere un numero infinito di mogli e di figli, mi sembra più che giusto che si rivolga conseguentemente all’origine ed alla causa del proprio male, e quindi al Suo Dio, per il relativo mantenimento di mogli, figli e nipoti, parenti e affini, armi e bagagli compresi.
Ovviamente, desidero anche ottenere il licenziamento in tronco con perdita del diritto alla pensione e alla assistenza sanitaria gratuita per i corrotti, i parassiti, gli scansafatiche, i raccomandati e di tutti quegli immeritevoli che si vedono corrispondere un analogo corrispettivo al mio, senza averne sudato nemmeno un euro, mai.
Personalmente, io non sono più disposto a mantenere e/o sopportare più nessuno:
io voglio vedere riconosciuti i miei diritti, compresi e non esclusi quelli di vivere serenamente e dignitosamente.
Di tutti gli altri, non me ne frega (rispettosamente) un bel nulla.
Sono disposto ad offrire tanto rispetto tanto quanto me ne si rivolge.
Chiamatela pure:
la mia “coesione sociale” e familiare ad uno stato di diritto condizionato grandemente da mafiosi, usurai e corrotti.
E basta così.
Almeno per il momento.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Governo Popolare e l’Opposizione Populista

martedì, 5 aprile 2011

Per la prima volta dalla nascita della repubblica democratica italiana, esiste e governa un esecutivo capace di garantire continuità e stabilità governativa.

Tale novità, ha piacevolmente sorpreso più di un gabinetto politico, di un cancellierato, di una presidenza, sia in Europa che negli altri paesi occidentali.

Per la prima volta, gli accordi presi con un ministro e con un premier italiano, vedono i medesimi attori prendersi cura della realizzazione degli stessi accordi.

Questo fa dell’esecutivo in atto, un governo in cui si ripone molta fiducia e speranza per la modernizzazione del paese come per l’interruzione del ciclo dell’immobilismo politico, garantito da una costituzione che penalizza eccessivamente il ruolo del potere esecutivo, ed in particolar modo la figura del suo presidente, cui nessun potere è concesso, nemmeno quello naturale e dovuto di governare il paese.

Di contro, altri poteri, come quello giudiziario, straripano in autonomia, poteri e garanzie, sino al punto in cui resta impossibile riformare la giustizia attraverso la normale azione politica, vista erroneamente come un attacco ed una prevaricazione alla esclusiva facoltà di autogoverno della magistratura.

Autorevoli osservatori esteri indicano nella incapacità del sistema democratico italiano di garantire una giustizia autentica con riti processuali brevi e con tempi certi nella emissione di una sentenza definitiva, il tallone d’achille del sistema degli investimenti imprenditoriali, economici e finanziari di operatori esteri in Italia, spaventati a morte dalla impossibilità di risolvere in tempi ragionevoli ogni eventuale lite giudiziaria possa insorgere con clienti, fornitori, dipendenti ed enti pubblici e società private che erogano servizi indispensabili per l’attività aziendale.

Nel campo riformatore, questo governo e la maggioranza che lo sostiene, si è grandemente distinto, portando a termine ed avendo ancora in itinere, importanti riforme del sistema-paese, assolutamente necessarie al suo rilancio, alla sua riabilitazione interna ed esterna.

La riforma in senso federalista è quella che offre maggiori garanzie di responsabilizzazione della classe politica, come la riforma della giustizia tenta di riequilibrare storture ormai ataviche di un sistema nel quale, il governo ed il controllo del potere giudiziario, risponde solo ed esclusivamente al potere … giudiziario.

I contrasti, inutile nasconderlo, sono potenti, come potenti sono le poste in gioco.

Il continuo ed arrembante attacco a questo governo ed a questa maggioranza, dimostra come tali riforme cambino veramente il paese, offrendo nuove opportunità di sviluppo sia nel settore privato, sia in quello pubblico, entrambi affetti da una patologia che potremmo definire “da denaro pubblico dipendente”.

Sprechi di enormi flussi finanziari ed economici nel passato anche recente, hanno evidenziato tutti i limiti di un sistema squilibrato che ha prodotto una inefficienza dei servizi pubblici paralizzata e penalizzata da una iper-burocrazia centralista e oscura, riproducente un parassitismo ed un fannullonismo generalizzato nel quale diviene quasi impossibile comprendere quali meccanismi impediscano una completa efficienza e trasparenza dell’apparato pubblico e di quello privato che vive di investimenti, appalti e convenzioni pubbliche.

Uno stato degradato nella sua efficacia risponde talvolta con difficoltà ed eccessiva lentezza alle esigenze fondamentali dei suoi cittadini con casi di estremo disagio in cui, ottenere servizi di “prima necessità democratica” come una adeguata cura della salute pubblica ed il ricorso al giudizio terzo della magistratura per dirimere le liti, può assumere la forma di spaventosi incubi dai quali uscirne indenni nel corpo e nella mente, potrebbe dimostrarsi opera davvero difficile da realizzare.

Uno stato privato del suo potere esecutivo, resta imprigionato in un primato della politica troppo debole, facilmente aggredibile da agenti patogeni esterni come le organizzazioni mafiose e limitato da uno squilibrio dei poteri interni dello stato che in alcuni casi, prevalicano, prevaricano ed ostacolano l’azione politica dell’esecutivo, rendendo sterile l’esecuzione di un primato che è scritto solo nella carta e favorendo ingiustamente le scorrettezze politiche delle ambizioni sfrenate del megalomane di turno.

Così, le defezioni di membri della maggioranza che conservano arbitrariamente cariche istituzionali non più supportate dalla maggioranza parlamentare che le ha espresse, conservano un potere di “contrasto politico” notevolmente superiore a quello espresso dal popolo sovrano nelle urne elettorali, aggiungendo alla condizione già degradata nella “tempestiva esecutività dei provvedimenti governativi”, un ulteriore elemento di instabilità di cui nessuno nel paese sentiva l’esigenza.

Ma il governo e la sua maggioranza, benché costantemente bersagliati da squilibri del sistema ed abusi politici, continuano nella opera di guida riformista del paese in senso liberale e federalista, dovendo comunque farsi carico di ricercare periodicamente nuove maggioranze parlamentari cui supplire alle defezioni ed ai tradimenti.

Il dovere di governare il paese supera così ogni imprevisto ed ogni contrasto, offrendo risposte al sistema paese che il sistema stato sembra invece voler ritardare e contrastare.

E’ questo forse, il primo vero governo del paese capace di bypassare l’empasse politico-istituzionale, lo squilibrio dei poteri, i tradimenti politici e le forze opposte al riformismo al fine di avvicinare il sistema stato al sistema paese, per offrire ai cittadini una dignitosa corrispondenza fra il contributo fiscale versato necessario alla sopravvivenza dell’apparato statale e burocratico stesso, e la qualità certa e tempestiva che lo stesso apparato statale e locale deve offrire e garantire al popolo sovrano nella offerta dei servizi.

Tale condizione ha fatto indicare questa maggioranza di governo come “populista”, identificando erroneamente una corrente di pensiero ideologica con la naturale corrispondenza dovuta e necessaria che deve esserci fra amministrati ed amministratori, fra governati e governatori, fra cittadini e stato, fra contribuenti e apparato burocratico e statale.

Questo governo e la maggioranza politica che lo sostiene è in effetti un governo popolare e non populista, poiché dal popolo origina la sua forza ed al popolo restituisce i risultati di tale forza applicata alle resistenze, queste sì populiste, poiché pur dichiarandosi falsamente “popolari e riformiste”, tali resistenze non ottengono dal popolo quella gratificazione popolare assolutamente necessaria per fare di una democrazia, una democrazia compiuta, perfetta ed ancor più perfettibile, ma sempre compatibile con il popolo, con le famiglie e le aziende, con i lavoratori e gli imprenditori.

E scusate se è poco ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Un nuovo senso del dovere

domenica, 8 agosto 2010

«Questo Paese non si salverà,

la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera,

se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere»

Aldo Moro

Tutti pazzi per la stella polare della politica italiana: la Lega

martedì, 27 luglio 2010

Il premier Silvio Berlusconi:
“I grandi risultati fin qui ottenuti, senza precedenti nella storia d’Italia, dimostrano che la legalita’ e la sicurezza sono la stella polare della nostra azione”

Questa verità contiene un’altra innegabile verità:

che nessuno potrà mai negare il ruolo di protagonista della Lega nella battaglia per la legalità e la sicurezza dei cittadini.

E’ la Lega, la stella polare della politica italiana.

E questa verità, infiamma la coda di paglia di molti invidiosi.

O con la Lega o contro la gente, le famiglie e le aziende

sabato, 22 maggio 2010

Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri:
“Non verranno toccate né la sanità né le pensioni, né la scuola né l’Università. E’ sicuro invece che il governo continuerà a mantenere i conti pubblici in ordine come ha fatto finora con una politica prudente, coniugando il rigore con l’equità e con il sostegno allo sviluppo”.

Berlusconi tenta una strada impossibile.

E’ infatti impossibile coniugare il suo aut aut sulla sanità, con una sanità che è vittima di un sistema di sprechi e di ruberie e naviga in una difficile condizione di evidente illegalità in alcune regioni del paese, condizionata pesantemente da un sistema privato convenzionato che pare dare buoni frutti solo nel nord del paese e che invece assicura una cattiva quanto eccesivamente onerosa qualità dei servizi sanitari nel sud.

Il fatto che vi sia un rapporto insegnati-alunni di 1 a 10 nella scuola pubblica italiana, – il più grande datore di lavoro europeo con un qualità formativa, sia in entrata che in uscita, fra le più basse del mondo occidentale – la dice lunga sulle quelle regole sulle quali si fonda e vive una scuola così malfatta.

E’ altresì impossibile coniugare il concetto di buongoverno dello sviluppo con una rete universitaria costosissima e capillare – un ateneo in ogni provincia italiana rappresenta una vera e propria follia gestionale ed organizzativa – che in molti casi, specie nel sud del paese, risulta essere completamente sganciata ed avulsa dai territori in cui è insediata e nulla apporta in fatto di ricerca alle aziende, al mondo della produzione e del lavoro.

E come si coniuga l’esigenza disperata di questo paese di infrastrutture nei trasporti snelle, veloci, economiche ed a basso impatto ambientale con un trasporto su gomma eccessivo, che nuoce gravemente alla sicurezza stradale, con la costruzione della TAV italiana, costata in altri paesi europei fra i 4 ed i 9 milioni di euro per chilometro e strapagata dagli italiani anche 70.000.000,00 di euro per chilometro?
E perchè si è scelto di collegare con la TAV territori come quello napoletano e salernitano, ignorando assolutamente il cuore produttivo del nord, il Veneto?

E con quale coraggio si vuol coniugare l’impressionante aggressione da parte di forze dell’ordine e della magistratura al mondo della illegalità troppo diffusa, della corruzione dilagante e della presenza derlle organizzazioni mafiose, sempre in prima fila in tema di appalti pubblici, con una politica che pare solamente contrastare i metodi investigativi?

E come si contempera questo contrasto alla malavita con la politica dell’indulto, del condono, dello stop alle intercettazioni, del ritardo nel varo del DDL anti-corruzione, e dell’aggressione meschina a giornalisti-cittadini del calibro di Roberto Saviano, che rappesenta certamente un simbolo eroico in un paese dove l’omertà viene scambiata con la tutela della privacy, ma che in un paese normale rappresenterebbe solamente un esempio di impegno civico e civile da seguire?

Ciò che trascinato nel baratro la Grecia sono stati proprio elementi come la corruzione dilagante, l’enorme debito pubblico derivante da una spesa pubblica impressionante e da un sistema pensionistico fuori da ogni logica.

Questi elementi rendono impossibile alle aziende italiane competere commercialmente e strategicamente con la prima azienda italiana per fatturato, la mafia calabrese, e incentivano le aziende migliori e più competitive a delocalizzare altrove i loro sistemi produttivi.

Chi produce ricchezza e lavoro sta fuggendo da questo paese.

Ma allora, chi pagherà questa sanità, questa scuola e questa università?

E’ ora di scelte storiche e drastiche:
bisogna decidere quali interessi si vuol tutelare.

E non sono ammessi errori o perdite di tempo.

O il governo italiano si stringerà attorno alla politica del buongoverno del ministro Tremonti e della Lega di Umberto Bossi, ovvero Berlusconi dovrà sempre più scendere a patti con alleati-traditori o ex tali e con la politica infausta del no al cambiamento e alle riforme leghiste, prime fra tutte, il federalismo fiscale.

Una lotta politica senza quartiere disegnerà il futuro di questo paese.

E se bersani, fini e casini continueranno la loro sventurata politica di avversione al cambiamento (a cominciare dalle loro ormai vetuste e stanche leadership), interpreteranno sempre più la parte di coloro i quali, in un momento di difficoltà del paese, tentano di emergere e di governare a suon di indulti, di perdonismo lassita e di buonismo spicciolo e fasullo, a danno del merito e dei sacrifici del popolo, delle aziende e delle famiglie italiane.

Berlusconi deve decidere, deve scegliere:
o con il futuro o contro il futuro, o con il cambiamento o contro il cambiamento, o con la Lega o contro la gente.

Poichè oggi, più che mai, le proposte leghiste incarnano le esigenze del popolo, il popolo sovrano.

Mai visto un chiacchierone risolvere un problema, tranne i propri

domenica, 11 aprile 2010

Mai visto un pessimista arrivare da nessuna parte, dichiara il premier italiano Silvio Berlusconi in risposta alla leader degli imprenditori italiani, Emma Marcegaglia che dichiara che tre anni per fare le riforme sono veramente troppi e che il paese in declino, rischia nel frattempo di naufragare.
Beh, caro Berlusconi, vaglielo a dire a chi non ha un lavoro, ha da pagare un mutuo o il fitto per la casa o per il capannone aziendale, la luce, il gas, la bolletta elettrica, il riscaldamento, le rate della macchina che è stato incentivato dal governo ad acquistare, la benzina per muovere la macchina, a chi vede la domanda di commesse azzerate per la sua azienda, i dipendenti in attesa dello stipendio che arriva sempre più in ritardo, i debitori e le banche dietro la porta della propria industria, gli usurai, i mafiosi ed i farabutti pronti a togliergli l’impresa dalle mani per farne una lavatrice che lavi i soldi sporchi di sangue.
Caro Berlusconi, il momento è topico:
o la politica vara le riforme per cui si è candidata a realizzare, o se ne va casa propria a vivere la vita di tutti i giorni.
Soldi da buttare per corrotti e corruttori, per gli amici degli amici dei mafiosi e per gli evasori fiscali a tutti i costi, non ce ne sono più.
Caro berlusconi, o dalla crisi ne esce tutto il paese, o se qualcuno crede di fare il furbo, è meglio che prenoti subito un biglietto per la Tunisia.
Volo diretto, senza scalo sul ponte dello stretto di Messina.
Per fare mega appalti in bocca alle mafie i danari ci sono?
Per avere lucrosi appalti gli avvoltoi della squallida mafia auspicano un nuovo terremoto, attendono il nuovo ponte sullo stretto?
Per i cittadini, le famiglie e le imprese allo stremo danari non ce ne sono?
E allora prepariamoci alla resa dei conti, prepariamoci a vivere un vero disastroso terremoto.
Riforme subito, o andate tutti a casa a fare quello che non volete fare nella casa dove si amministra il bene comune.

Non funziona, l’equilibrio fra i poteri dello stato non funziona

mercoledì, 17 marzo 2010

Ormai declassato a lotta fra caste che abusano del potere pubblico invece di renderlo con spirito di sacrificio come servizio dovuto ai cittadini qualunque ed al popolo sovrano, l’equilibrio fra i poteri dello stato (magistratura, governo, parlamento) non funziona più, se pure ha mai funzionato.
Volete una prova?
Ma la avete sotto i vostri occhi.
Oggi la lotta è fra il ministro della giustizia alfano ed il premier berlusconi contro la magistratura inquirente di trani che indaga il presidente del consiglio.
mancino (vice presidente del scm) e napolitano (presidente della repubblica e presidente del csm) nella cabina di regia.
Ieri la lotta era fra il ministro della giustizia mastella ed il premier prodi contro la magistratura inquirente calabrese che indagava il presidente del consiglio prodi, con la medesima cabina di regia: napolitano e mancino.
E la storia si ripete in un conflitto che non fa assolutamente del bene al paese e non risponde alle esigenze dei cittadini qualunque, che vivono la loro vita quotidiana all’ombra delle tresche fra palazzi di potere.
Da tangentopoli ad oggi non si è ancora risolto il problema dell’equilibrio fra i poteri dello stato.
Un’altra occasione mancata per avvicinare il paese reale a quello dei palazzi del potere, ormai ciechi e sordi al grido di dolore che proviene dal popolo sovrano.
Così, non si va da nessuna parte.
Così si da ragione a gente come de magistris, di pietro e grillo.
Così, non si governa, non si fanno le riforme, non si rende giustizia.
Non sono contento.
Affatto.