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Accoglienza senza Integrazione produce Illegalità

lunedì, 16 maggio 2016

Credo che, se il problema di una accoglienza impossibile nei numeri e nei contesti in cui avviene non venga governata dal potere esecutivo, allora regioni, province (esistono ancora?) e comuni dovranno governare il problema di un accesso indiscriminato di immigrati clandestini in un territorio particolarmente e nefastamente colpito da questo fenomeno come la Puglia

Sì, parliamo del problema dei problemi, della crisi delle crisi:

un esodo biblico di soggetti che entrano clandestinamente in Italia e che la cosiddetta accoglienza tanto vantata dal governo italiano non integra nella osservanza della legge, ma anzi, dimostra come questa mancata integrazione, essa stessa, produca disagio sociale, degrado umano, problemi di ordine pubblico e sanitario, visto che oltre a non prendere le impronte digitali ai clandestini, essi sono sottoposti ad una sommaria quanto inutile analisi medica e sottratti alla profilassi per quelle patologie che sembravano sconfitte o arginate e che oggi si presentano in modo pericoloso nel territorio italiano

Che vengano definiti come Centri di Accoglienza (CDA), Centri di Primo Soccorso ed Accoglienza (CPSA), Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA), Centri di permanenza temporanea (CPT), Centri di Identificazione (CDI), Centri di Esecuzione dell’Espulsione (CEE), Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), tutti questi siti fisici di accoglienza, detenzione, controllo ed espulsione non verificano mai le reali intenzioni dei clandestini ivi introdotti attraverso un modulo di accoglienza che educhi al rispetto della legge e introduca legalmente al mondo del lavoro, non fosse altro per distinguere chi viene in Italia per divenire un parassita del sistema welfare o per compiere crimini da chi invece vorrebbe restare e integrarsi

Così l’integrazione passa spesso e volentieri attraverso i canali illegali del caporalato e del lavoro nero per i bene intenzionati, imparano e vengono educati a restare in Italia violando apertamente le sue leggi e covando rancore e rabbia per un trattamento non idoneo a premiare la volontà di integrarsi, lavorare e vivere da cittadino ospite o da aspirante cittadino italiano, rispettare la legge e differenziarsi da criminali e terroristi, parassiti e scansafatiche

Questo l’elenco normativo che ha tentato di governare, anche nell’ottica di scelte fatte a Bruxelles e non a Roma o a Bari o a Foggia, il fenomeno della immigrazione clandestina, flusso migratorio che va certamente governato e non altrettanto certamente subito

Il Decreto cosiddetto Dini (Decreto Legge n. 489/1995), mai convertito in legge istituiva l’istituto della detenzione amministrativa

La legge cosiddetta Puglia di contrasto dell’immigrazione clandestina (Decreto Legge n. 541/1995 convertito in Legge n. 563/1995)

La Legge Turco-Napolitano (e il decreto attuativo della stessa Decreto del Presidente della Repubblica n. 294/1999) istituiva i Centri di permanenza temporanea (CPT)

Direttiva del Ministero dell’Interno (Direttiva Bianco) del 30 agosto 2000 (Circolare del Ministero dell’Interno n. 3154/2002)

La Circolare del Ministero dell’Interno n. 3154/2002 introduce standard minimi che devono garantire enti gestori

La Legge n. 189/2002 è la legge Bossi-Fini e introduce il trattenimento del richiedente asilo in centri Centri di Identificazione (CDI) e il divieto di allontanarsi dai CPT

Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 303/2004 è il regolamento attuativo della legge Bossi-Fini

Il Decreto di attuazione della direttiva 2003/9/CE dei CDI o dei CPTA

il Decreto interministeriale del 16 febbraio 2006 i CDA trasforma in Centri di Primo Soccorso e Accoglienza (CPSA)

Il Decreto legislativo n. 25/2008 trasforma i CDI creati dalla legge Bossi-Fini negli attuali Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA)

Il Decreto Legge n. 92/2008 convertito nella legge n. 125/2008 cambia la denominazione dei CPT in Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)

il Decreto Legge n. 11/2009 convertito in Legge n. 94/2009 è il cosiddetto pacchetto sicurezza del 2009, recepisce la Direttiva 2008/115/EC (detta Direttiva Ritorno), innalzando il periodo massimo di detenzione a 18 mesi

Decreto Legge n. 89/2011 convertito nella Legge n. 129/2011 modifica attraverso il recepimento della Direttiva 2008/115/EC la modifica detenzione amministrativa

Un lungo percorso, come potete vedere

Il risultato complessivo, se si fa eccezione per il governo del modello Maroni che riuscì comunque a ridurre i flussi migratori bloccandoli all’origine, non è felice, e nemmeno riuscito

Il fallimento di tutto questo normalizzare sta evidentemente nella mancanza di un metodo razionale e intelligente e soprattutto di un fine ultimo, che è proprio quello raggiunto dal modello Maroni:

limitare l’ingresso di soggetti clandestini in Italia e in Europa attraverso l’Italia che nella sua storia riproduce un esodo biblico e una invasione aggressiva e violenta piuttosto che una accoglienza ragionata, selezionata, sostenibile e misurata vagliando esigenze diverse e dando risposte diverse a intenzioni migratorie diverse

Che la Puglia sia epicentro in più momenti di questa invasione lo leggiamo negli sbarchi di albanesi, nella frontiera marittima di ingresso pugliese, nel malgoverno di questi flussi da parte dei due governi Vendola e nel fatto che, ancor oggi, la Puglia non sembra voler governare questo fenomeno

E questo, non è un complimento, affatto

Sia i detrattori dell’accoglienza che i sostenitori dell’accoglienza in Puglia pare non guardino oltre la punta del proprio naso:

così non si può andare avanti, se non degradando ancor più ed irrimediabilmente la società, l’economia e il welfare pugliese, per non parlare della già problematica Legalità

A meno che, non si nasconda in questo non governo la volontà criminale di ridurre in schiavitù le migliori intenzioni che sbarchino in Puglia alla ricerca di un nuovo futuro, di una integrazione vera e valida

A meno che, il lavoro nero non sia de facto un elemento del sistema pugliese, osservato ma non governato, contrastato ma non eliminato

In tal caso dovremmo però parlare di un sistema illegale, criminale, volutamente reso e lasciato tale

Non devono meravigliare l’innalzamento del numero e della qualità dei crimini e l’abbassamento della soglia di Legalità in Puglia se i i pugliesi non governano, ma subiscono per interesse o disinteresse una gran massa di risorse umane che potrebbero partecipare alla produzione di ricchezza e benessere, ma vengono invece regalate alle organizzazioni criminali come manodopera a buon mercato, ad aziende ed imprese sleali come schiavi da sfruttare a piacimento

E queste ultime considerazioni le rivolgo in particolar modo a chi di questa accoglienza non integrativa ha fatto bandiere politiche e sindacali, “battaglie civili” fondate su una intenzione criminale, in mala fede, premeditata

Il fenomeno del caporalato, del lavoro nero e della prostituzione che invade le strade pugliesi non può essere contrastato in esclusiva dalle forze dell’ordine e dalla magistratura:

occorre un doveroso governo del fenomeno, se ci si ritiene civili e democratici e non un suo abbandono totale o addirittura un suo criminale sostegno in forme che appaiono avanzati modelli civili e che in realtà invece sono reati malcelati, distruzione della dignità umana e della vivibilità e sostenibilità del proprio territorio

Ma, per fortuna Vendola non c’è più, troppo impegnato a mercificare le donne e compravendere ovuli e uteri, alla faccia dei diritti civili e della difesa della dignità della donna, elementi identificativi tanto sostenuti dalla sinistra italiana:

quel che è la Puglia oggi dimostra una azione e un indirizzo manchevole di equilibrio e di volontà risolutive dei problemi e delle crisi

Siamo diventati una sorta di raccolta differenziata di variegate dignità umane calpestate, sia quelle che vengono alla ricerca di un futuro migliore, sia quelle che ci sono già, mortificate nel quotidiano invivibile che questo non governo o malgoverno ha creato, di fatto e di diritto, con l’azione o l’inazione di indirizzo politico e/o amministrativo

Non esiste solo lo stato italiano e l’unione europea, esistono anche i pugliesi nella determinazione e risoluzione dei problemi, dei degradi e dei disagi pugliesi

Mi domando allora perché, ancora una volta questa estate assisteremo alla mercificazione inumana di schiavi nelle campagne foggiane e pugliesi, perché dobbiamo subire dei ghetti incivili che non sono altro che un sostegno ai reati e non rappresentano degnamente una Puglia migliore, un popolo pugliese civile e dignitoso

art. 600 Codice Penale
Chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportino lo sfruttamento ovvero a sottoporsi al prelievo di organi, è punito con la reclusione da otto a venti anni.
La riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta è attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di vulnerabilità, di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante la promessa o la dazione di somme di denaro o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla persona.

art. 601 Codice Penale
È punito con la reclusione da otto a venti anni chiunque recluta, introduce nel territorio dello Stato, trasferisce anche al di fuori di esso, trasporta, cede l’autorità sulla persona, ospita una o più persone che si trovano nelle condizioni di cui all’articolo 600, ovvero, realizza le stesse condotte su una o più persone, mediante inganno, violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di vulnerabilità, di inferiorità fisica, psichica o di necessità, o mediante promessa o dazione di denaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorità, al fine di indurle o costringerle a prestazioni lavorative, sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportano lo sfruttamento o a sottoporsi al prelievo di organi.
Alla stessa pena soggiace chiunque, anche al di fuori delle modalità di cui al primo comma, realizza le condotte ivi previste nei confronti di persona minore di età.

art. 603 bis Codice Penale
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque svolga un’attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori, è punito con la reclusione da cinque a otto anni e con la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.
Ai fini del primo comma, costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze:
1) la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
2) la sistematica violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
3) la sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l’incolumità personale;
4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti.
Costituiscono aggravante specifica e comportano l’aumento della pena da un terzo alla metà:
1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;
2) il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa;
3) l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

art. 378 Codice Penale
Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce l’ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’Autorità, comprese quelle svolte da organi della Corte penale internazionale, o a sottrarsi alle ricerche di questa, è punito con la reclusione fino a quattro anni.
Quando il delitto commesso è quello previsto dall’articolo 416bis, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non inferiore a due anni.
Se si tratta di delitti per i quali la legge stabilisce una pena diversa, ovvero di contravvenzioni, la pena è della multa fino a cinquecentosedici euro.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando la persona aiutata non è imputabile o risulta che non ha commesso il delitto.

Riportati i principali reati di cui si intravedono abbastanza chiaramente gli estremi domando alle autorità competenti del territorio foggiano e pugliese se non sia venuto il momento di rimediare e prevenire, operando in favore di un governo dei numerosi comportamenti che chiudono un occhio o tutti e due e delegano irresponsabilmente alle forze dell’ordine, alla magistratura e ai servizi di controllo, ispezione e vigilanza questa patata bollente, di questo inguardabile e invivibile stato di fatto che getta discredito all’immagine della Puglia e dei pugliesi nel mondo

Siamo schiavisti non vedenti, siamo complici dei criminali strabici e disorientati, siamo irresponsabili indolenti o siamo cittadini civili italiani ed europei?

E allora, come e quando metteremo fine a tutto questo disgustoso mondo criminale, asociale e incivile?

Come fare?

Beh, se non vogliamo una denuncia penale per favoreggiamento nei confronti di chi si adopera nel ghetti e e nei luoghi che la legge detta per l’accoglienza, le istituzioni politiche dovranno affrontare e risolvere alcuni nodi

1)
attuare di concerto con sindacati e autorità governative e locali una contrattazione di accoglienza che, attraverso un minor costo e un contributo (di defiscalizzazione e/o di tariffazione e decontribuzione), definisca in un Patto Territoriale per la Legalità l’introduzione dei soggetti immigrati nel nostro territorio attraverso una contrattazione decentrata, adeguata ai problemi locali, alla loro risoluzione e alla emersione e tutela del lavoro nero, che c’è e che tutti fan finta di non vedere, in una ottica di convenienza dei datori di lavoro che ascriva loro sacrifici e doveri, ma anche incentivi e sostegno in caso di emersione dalla illegalità e di affliliamento alla Legalità (ma guarda cosa mi tocca scrivere)

2)
Legare ogni contributo e defiscalizzazione ivi esistenti per le imprese (soprattutto ma non solo) agricole a questa affiliazione alla Legalità, impedendo che le imprese sleali ottengano il doppio vantaggio di violare la legge e ottenere i benefici che la legge stessa, l’Italia e l’Europa prevede e concede ad essi

3)
Raccordare, omogeneizzare, collaborare e contribuire l’azione di prevenzione e repressione dei reati ad una azione di reintroduzione o introduzione alla Legalità (affiliazione), lasciando come unica via di fuga agli intenti criminali, criminosi e criminogeni l’unica alternativa della pena e della punizione o dell’evolvere e integrarsi nel tessuto sano economico e sociale pugliese

4)
Utilizzare il principio di sussidiarietà nel livelli di governo locale per neutralizzare la mancata collaborazione al patto, la cattiva azione, e l’inazione politica e amministrativa con la sostituzione dell’azione regionale nei confronti dei livelli di governo e di amministrazione di grado inferiore come già previsto nella recente riforma regionale pugliese varata dal governatore Emiliano

Come sempre, ogni progetto politico e umano deve trovare incarnazione e devozione per nascere, esistere e realizzarsi

E visto che si tratta della risoluzione di crisi di Legalità del territorio pugliese, dovrebbe proprio essere l’ente regione nella persona del suo presidente di giunta a cercare e trovare realizzazione per questo programma di affiliazione alla Legalità da parte di chi trova convenienza eccessiva e non adeguato contrasto nell’esercizio dei delitti

Lo definirei Patto per la Legalità e la Vivibilità in Puglia

Mi pare di aver detto tutto, forse anche troppo

Ringrazio per l’attenzione e invito a non perdere altro tempo:

l’estate si avvicina

Gustavo Gesualdo
Foggia
Puglia
Italia
Europa