Articoli marcati con tag ‘caste mafiose’

Fiat auto, Marchionne, Montezemolo e l’addio all’Italia delle mafie

sabato, 15 settembre 2012

L’orribile sindacalismo terrorista ed incompetente italiano, una politica assai corrotta e mafiosa, uno stato incapace di offrire servizi tempestivi, efficaci ed efficienti, facilmente accessibili e non traditi da richieste estorsive del do ut des “voto di scambio” e/o richieste corruttive ed usuraie, l’elevata “evasione fiscale politicamente mirata”, l’alto costo dei carburanti per autotrasporto, l’alto costo della energia elettrica, l’alto costo del lavoro che nega ai lavoratori salari decenti attraverso vessazione del cuneo fiscale, una giustizia lenta e farraginosa, intempestiva e visibilmente incapace.

Per non parlare del nepotismo politico-burocratico, del parassitismo, del clima anti-lavoro ed anti-meritocratico, del fannullonismo dilagante, della insanità economica delle corporazioni produttive.

Ecco una parte delle motivazioni che spingono lo storico Gruppo Fiat ad abbandonare il progetto “Fabbrica Italia” e la produzione industriale nei siti produttivi italiani, in parte dismessi, in parte inutili, offerti al mercato internazionale per produzioni conto terzi ovvero cessione parziale e/o totale.

Il grido disperato di protesta di Diego Della Valle dinanzi all’abbandono Fiat in Italia, dimentica quel gran titolo che campeggiava sui principali quotidiani italiani qualche mese fa, a spese dello stesso Della Valle, il patron di Tod’s:

Politici
Ora basta
.

Lo stesso Luca Cordero di Montezemolo che oggi critica il grido disperato di Della Valle, dimentica troppo facilmente il trattamento mafioso cui i treni “Italo” Alstom AGV della NTV abbiano ricevuto da RFI nella ghettizzazione a mezzo cancellata mafiosa che ha mortificato la libera concorrenza nelle strategiche stazioni ferroviarie romane Tiburtina ed Ostiense, autentiche vessazioni estorsive in puro stile mafioso.

Pare tutti dimentichino qualcosa in questa storia politico-imprenditoriale, ma io non dimentico che alla base di tutti i gravi e seri problemi che fanno dell’Italia un paese fallito e deceduto, vi sono i cosìdetti “comportamenti mafiosi”, generati ed incarnati dagli adepti alle organizzazioni mafiose che si sono infiltrati nella Pubblica Amministrazione.

E per eradicare ed eliminare questi comportamenti mafiosi non vi è che una sola ed unica strada da percorrere:

punire i comportamenti mafiosi, l’associazione mafiosa ed ogni aggressione mafiosa allo stato (evasione fiscale, corruzione politica e burocratica, usura, ecc.) ed ogni trattativa traditrice fra stato e mafia con la Pena di Morte.

Altrimenti ogni sana impresa economica, commerciale ed umana, ogni sana politica, ogni benessere e fonte di ricchezza fuggiranno a gambe levate da un paese maladettamente mafioso e corrotto, evaso ed usurato in modo inaccettabile.

Andranno via tutti, prima che scoppi una inevitabile guerra civile fra società sana e società mafiosa, entità ormai incontenibili nello stesso stato, nonostante tutti gli accordi sottobanco e le trattative stato-mafia messe in essere dai complici sottomessi, affiliati o ricattati delle mafie infiltrati nelle istituzioni italiane.

Altro che sviluppo e crescita socio-economica:

in presenza di comportamenti mafiosi, evasione fiscale totale, diffusa e dilagante corruzione politico-burocratico-partitocratica e gravosa usura, nessuno sviluppo potrà crearsi e prendere piede, nessuna crescita economica normale, sana e non mafiosa potrà presentarsi.

Morte ed estinzione alle mafie o morte ed estinzione allo stato:

schierarsi prego.

Fiat fugge dalle mafie, dalla questione meridionale e dalla questione morale.

Chi ha capacità, volontà e determinazione sufficienti a risolvere almeno una di queste correlate questioni che impediscono da sempre uno sviluppo conomico sano ed una crescita sociale e civile normale in questo paese, faccia un passo avanti o taccia per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Cronaca di un fallimento annunciato dell’Europa del sud

sabato, 21 luglio 2012

La Spagna sprofonda in una crisi grave, denunciando pubblicamente di non avere disponibili le risorse per i servizi pubblici.

Duri scontri fra manifestanti e polizia e grandi dimostrazioni di protesta contro il piano di Austerity del governo spagnolo, nonostante i 100 miliardi di euro già stanziati dall’Eurogruppo a sostegno della Spagna, di cui ben 30 disponibili a breve termine.

Spagna fallita, come la Grecia e in Italia, come il comune di Palermo ed il comune di Napoli e la regione Sicilia , prossima al commissariamento da parte del governo italiano a causa di un crack del bilancio dichiarato di 6 miliardi di euro, ma che in realtà, potrebbero essere 30 come 100, visto che nei bilanci pubblici italiani sembra esservi più di un qualche errore di “distrazione” nella compilazione.

La regione Sicilia conta un numero ingiustificato di dipendenti pubblici di ben 6 volte superiore a quello della regione Lombardia, non vedendo invece riconosciuti nella stessa grandezza gli elementi economici, sociali, politici ed industriali, sia in senso quantitativo che qualitativo.

L’Italia, trascinata dagli ultimi downgrade delle società di rating, cede su tutto il fronte, raggiungendo la soglia dei 504 punti di differenziale fra BTP e Bund Tedeschi mentre la borsa di Milano crolla del 4 per cento a fronte del 6 per cento perso dalla borsa di Madrid che mostra un differenziale a 612 punti fra Bonos spagnoli e Bund tedeschi.

Giù in picchiata le banche italiane, istituti sempre foraggiati dalle istituzioni italiane ed europee e mai veramente consolidati e ristrutturati verso una utilità economica, finanziaria e sociale in favore delle famiglie e delle aziende italiane, che continuano a vedersi negare mutui, finanziamenti e prestiti.

Tutte le borse europee ed occidentali tendono al ribasso, tutte, tranne la Borsa di Francoforte che recupera quasi un punto percentuale, dimostrando che, avere una economia sana ed una politica responsabile, porta frutti importanti e soprattutto, normali.

Il coro che si leva da Italia e Spagna è il solito lamento anti europeo che scarica ogni responsabilità dei fallimenti nazionali sulla finanza europea pubblica e sui soliti e subdoli attacchi di fantasiose confraternite globali.

Occorre ricordare che, lo scudo anti-spread ed ogni altro automatismo utile a contenere i “rimbalzi” dello spread fra BTP e Bund, era stato legato ad una maggiore unione politica europea da parte della Germania, disponibile alla solidarietà nei confronti dei paesi del sud europa, ma a condizione che tale solidarietà sia controllabile e vigilata dagli stessi stati finanziatori:

il rischio di continuare a finanziare stili di vita insostenibili ed ingiustificati se non veri e propri modelli politici viziosi o corrotti, se non propriamente mafiosi, è infatti un rischio assai alto.

L’evidenza principale infatti, vede fallire tutti i paesi del sud Europa a causa delle gravi irresponsabilità politiche nazionali, della carenza di giustizia, della illegalità dilagante, della evasione fiscale e della carenza di buongoverno della cosa pubblica.

Il caso italiano è poi aggravato da una criminalità organizzata sconosciuta negli altri paesi europei che infiltra, ricatta ed affilia grandi numeri di amministratori e burocrati pubblici, notoriamente assai corrotti e condizionando pesantemente l’assegnazione degli appalti pubblici, dei finanziamenti èubblici e dei concorsi pubblici.

Il nodo politico-burocratico-amministrativo resta il più alto limite ad una apertura di linea di fiducia verso le istituzioni italiane, che appaiono troppo coinvolte in affari e trattative fra stato e mafia, fra legalità e illegalità.

Le voci più volte diffuse a proposito di una Unione Europea a due o più velocità, fanno intendere come le nazioni europee più forti, non si sentano in grado di assolvere sine die alle mancanze ed ai vizi dei paesi dell’europa del sud, tanto da far pensare che esse vedrebbero con favore ad un distacco di regioni mafiose come sicilia, calabria e campania dalla unione italiana, fatto che, tra l’altro, dimezzerebbe in un sol colpo la spesa pubblica italiana, ridurrebbe il relativo debito in brevissimo tempo e abbasserebbe il potere del mondo della illegalità sulle istituzioni italiane.

Anche le condizioni del mondo del lavoro italiano, la prevaricazione violenta dell’usura mafiosa che attanaglia le imprese italiane, il cuneo fiscale che rende i lavoratori dipendenti italiani i meno pagati d’Europa perché tartassati da tasse e imposte, l’assenza di mercati interni liberi dalla gogna politica e burocratica, molto spesso mezzo di imposizioni corruttive, l’elevata evasione fiscale, le truffe alla pubblica amministrazione come alle società di servizi e di merci private, anche tutte queste condizioni negative impediscono sviluppo e crescita.

Assicurare al popolo italiano condizioni di welfare sufficienti alla sopravvivenza in un tale caos politico-istituzional-mafioso, corruttivo ed evasivo, è certamente compito impossibile da assolvere.

Come pure assicurare libera competizione umana, sociale, politica, sindacale, economica e finanziaria è cosa impossibile in uno stato che consenta la maligna esistenza di organizzazioni mafiose che sono il primo agente politico-economico italiano, la prima società per fatturato in Italia e che rappresenti la più grande organizzazione criminale europea, e cioè, la sola ‘ndrangheta calabrese.

Figurarsi se tale sfilza di egregi primati fosse sommata anche ai “primati” della mafia siciliana e della camorra napoletana.

Sintesi

Se proprio non si riesce a creare sviluppo economico attraverso una drastica diminuzione della spesa pubblica e del debito pubblico con l’espulsione o la punizione di quelle regioni (sicilia, calabria e campania) che spendono troppo, amano l’illegalità ed hanno bilanci alquanto improbabili, allora l’unica vera alternativa resta l’eliminazione della forza delle organizzazioni mafiose imponendo la pena di morte per i comportamenti mafiosi e l’ergastolo fine vita per i reati di concussione, corruzione, abuso d’ufficio, abuso di potere, estorsione, truffa e usura.

Queste sono le uniche alternative al fallimento definitivo dell’Italia.

Bisogna scegliere:

fare un passo avanti nella culla della civiltà umana ed entrare in Europa a testa alta, ovvero rassegnarsi ad interpretare il ruolo di paese europeo di serie b o c, ovvero, di paese africano di serie a, liberarsi di livelli di inciviltà impossibili e di illegalità insostenibili, ovvero rassegnarsi ad essere per sempre sudditi delle caste mafiose, delle corporazioni mafiose e delle organizzazioni mafiose.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Mai più consenso per una democrazia corrotta e mafiosa

lunedì, 18 giugno 2012
Capitale corrotta Nazione infetta

Capitale corrotta Nazione infetta

Un titolo de l’Espresso del 1956:

«Capitale corrotta, nazione infetta»

Un titolo de La Repubblica del 2012:

«Politica corrotta, economia infetta»

Dalla nascita della repubblica Italiana ad oggi, nulla è cambiato.

L’Italia si è mostrata come un paese profondamente mafioso e troppo corrotto, un paese che non merita affatto di salvarsi dal presente e latente fallimento socio-economico-politico-burocratico-finanziario.

Siamo andati a votare per decenni con il cuore e la mente colmi di speranze, cambiando il nostro voto o lasciandolo immutato al fine di sperare in un cambiamento che non è mai arrivato.

Ma chi di speranza vive, disperato muore.

Il risultato è che abbiamo concorso e cotribuito (anche se involontariamente e perché tratti costantemente in inganno) con il nostro voto alla creazione di uno stato canaglia, criminale e criminogeno, assai corrotto e mafioso.

Andare a sostenere un sistema così corrotto e mafioso continuando a delegare la nostra sovranità è un autentico suicidio.

Mai più al voto e per nessuno:

se con il nostro voto non siamo riusciti a salvar nulla, questo significa che questo stato di fatto e di diritto non è mutabile attraverso le elezioni, e se non possiamo fermare queste caste mafiose, queste corporazioni mafiose e queste organizzazioni mafiose, almeno possiamo rifiutare di essere loro complici consegnando loro la nostra sovranità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La corruzione in Italia non esiste : per forza e valore di legge

giovedì, 31 maggio 2012

In questo momento nelle puzzolenti aule parlamentari di questo infame paese, si sta discutendo se sia corruzione una dazione in regalie piuttosto che una dazione in danaro.

Così, se si offre ogni anno la vacanza estiva e quella invernale al politico o al burocrate corrotto, non è reato, se si fa dono alla moglie del politico o del burocrate corrotto di gioielli esclusivi, non è reato, se al politico o al burocrate corrotto viene regalata un’auto lussuosa e gli si pagano le spese del relativo mantenimento non è reato, se si regala una villa o un appartamento al politico o al burocrate corrotto non è reato.

L’apoteosi della malavita criminale fatta legalità, l’invito esplicito a infrangere la questone morale e penetrare lo stato di diritto di altra malavita borderline.

Come potete vedere dalle proposte politiche di alto livello e spessore presenti oggi in Italia, la corruzione, la concussione e l’abuso d’ufficio non esistono più:

sono stati debellati a mezzo depenalizzazione legislativa.

Confermo la mia personale opinione di libero cittadino che questo paese sia profondamente corrotto in ogni sua forma ed espressione e che le aggregazioni di consenso a tali formule depenalizzanti, indulgenti, condonanti, amnistianti e grazianti sia evidentemente una aggregazione associativa di stampo mafioso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La democrazia in Italia, qui e adesso

lunedì, 28 maggio 2012

Il sistema democratico italiano è quel sistema che impone di usare le regole democratiche per difendere le famiglie e le imprese quando i delinquenti ed i mafiosi non osservano le regole ed ottengono risultati migliori e maggiormente tempestivi di chi osserva le regole.

Il sistema delle regole serve per difendere e tutelare mafiosi e delinquenti ai danni di chi viene obbligato a piegarsi ad una pubblica amministrazione abominevole, violenta, disfunzionale, corrotta e sepre più spesso, mafiosa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lettera Aperta a Angela Merkel

giovedì, 24 maggio 2012

Offener Brief an Angela Dorothea Kasner Merkel
Lettre ouverte à Angela Dorothea Kasner Merkel
Open letter to Angela Dorothea Kasner Merkel

Carissima lady di ferro contemporanea, donna che ha dimostrato ancora una volta, se ve ne fosse bisogno, quanto le donne possano osare più avanti e volare più in alto degli uomini nella antiquata politica europea, assai decadente.

Con questa mia lettera, Le porgo i miei migliori sentimenti di rispetto e di affetto per la Sua splendida opera di ricostruzione e di riorganizzazione europea.

In particolare, mi soffermo sulla dolente questione dell’uscita dalla crisi e della effettiva evoluzione di taluni paesi che, come l’Italia, si dimostrano assai ritardati e bizantini, oltre che compromessi seriamente dalla presenza di organizzazioni mafiose che si dimostrano quotidianamente più forti e salde dello stesso stato di diritto.

Per non parlare di quelle che io definisco come “aggregazioni ed organizzazioni mafiose di secondo grado” che gravano pesantemente sul popolo sovrano:

le corporazioni e le caste italiane.

Aggredendo dal di dentro lo stato di democratico, le corporazioni e le caste mafiose si sono oggi radunate intorno alla strenua difesa dei “loro” privilegi e dei “loro” prepoteri, come delle “loro” riserve di potere pubblico fortemente e mafiosamente condizionato, al fine di garantire ampie riserve e sacche e nicchie sociali, politiche ed economiche all’interno delle quali esse possano operare in modo esclusivo e prepotente, creando ricchezza in modo abusivo, ed ottenendo dalla casta politica continui abusi e distorsioni del potere pubblico in cambio di consenso e di voti, opzioni di garanzia antidemocratiche ed illiberali, se non del tutto illegali.

Una vera e propria concorrenza fra mafie di secondo livello si intreccia con i poteri forti delle massonerie deviate e non riconosciute, di quel coagulo di cosche mafiose travestite da lobbies che impediscono alcun cambiamento del paese, abusando del potere pubblico a fini esclusivamente personali, famigliari, di corporazione o di casta mafiosa.

Questa è la realtà contro la quale si dibattono le imprese, le aziende e le famiglie italiane, in un regime di concorrenza sleale che difende i prepotenti ed infligge ai deboli, dolorose umiliazioni.

La Sua opera, carissima Cancelliera, ha spinto, e con forza, verso migliori lidi civili e morali, sociali ed economici.

Di questa Sua azione, La ringrazio immensamente.

Ma la furbizia alla napoletana invade ormai la pubblica amministrazione e la corporazione burocratica e la casta politica (che sono divenute esse stesse delle mafie il cui livello di impegno va determinato caso per caso, momento per momento) e le finte lotte parlamentari travestite da riforme epocali (che offrono ancora larghi spazi di esenzione e di immunità e impunità alle classi dirigenti italiane) e le mancate liberalizzazioni distorte o insabbiate dalla casta politica e sindacale, offrono un quadro assai deludente degli effettivi obiettivi raggiunti su questo arduo ma indispensabile cammino.

E come temevo, dopo le finte riforme e le mancate liberalizzazioni, ecco il solito politico questuante italiano che afferma di avere le carte in regola per chiedere che si aprano le corde delle borse altrui per finanziare le caste e corporazioni mafiose italiane.

Un vero schiaffo al rispetto, alla educazione civica e civile questo atto di richiesta carità.

Ma Lei, Carissima Angela Merkel, non è un qualsiasi uomo della decadente politica contemporanea, ma è una splendida donna che sta operando per cambiamenti storici che avranno ripercussioni nei testi di storia, e continua ad opporre un doveroso e indispensabile NO a misure salva tutto come i spesso paventati e richiesti eurobond.

Ed infatti, Lei non cede, Lei non molla, grazie al cielo e grazie a Lei.

Da cittadino qualunque italiano, invoco la sua opera di restaurazione o instaurazione della civiltà democratica in opposizione alle isole di prepotere ed abuso pubblico in cui si muovono paesi come l’Italia.

Non molli!

Sia intransigente!.

Ogni euro finanziato oggi all’Italia, rischia di finire dritto dritto nelle borse delle organizzazioni mafiose e non in quelle delle imprese e delle famiglie italiane, soggetti molto deboli in questo momento.

E la ricetta vincente per un rilancio dello sviluppo economico italiano passa attraverso la completa liberalizzazione dei mercati (del lavoro, delle arti e delle professioni, della pubblica amministrazione, della industria, del commercio), la ricostruzione di soggetti politici puliti e trasparenti, moralmente ineccepibili, mafiosamente opposti visti e vissuti come soggetti di mediazione fra popolo e stato e non come soggetti di abuso del potere e del danaro pubblico da parte delle caste mafiose, veri e proprie metastasi del cancro virale che uccide l’Italia.

Senza che queste riforme siano varate nella realtà (corruzione, concussione, abuso d’ufficio, conflitto di interessi, pena di morte per i mafiosi ed i loro fiancheggiatori, collaboratori, simpatizzanti e complici), carissima cancelliera Angela Merkel, non versare nemmeno un euro nelle dispersive tasche della pubblica amministrazione italiana, la quale, comportandosi da perfetta associazione a delinquere, chiede in sacrificio il sangue degli imprenditori e dei cittadini lavoratori e pensionati che ogni giorno, sconfitti dalla crisi e massacrati dalla mafiosità imperante si tolgono la vita in Italia, invece di procedere a tagli importanti della spesa pubblica (spending review) e del welfare distratto ed assegnato per privilegio mafioso.

Un unico dato dei più indecenti, offre l’analisi migliore della mafiosità di settori della pubblica amministrazione ormai fuori controllo di spesa (e di gestione) come quello della scuola italiana, che con i suoi complessivi un milione e mezzo di addetti, si colloca al primo posto nella classifica dei datori di lavoro europei pubblici e privati, per numero di addetti.

Se non è mafia questa, cosa sarà allora una casta mafiosa o una coroporazione mafiosa ed autoreferenziale?

Questi mafiosi se ne fregano letteralmente delle famiglie e delle aziende italiane:

queste caste e corporazioni mafiose, vogliono solo sopravvivere mantenendo intatti tutti i privilegi e le arroganti prevaricazioni mafiose di cui godono, mentre del popolo sovrano, essi non offrono difesa e tutela.

Abusano del potere pubblico delegato dal popolo e conquistato con l’inganno, le raccomandazioni e l’estorsione o il ricatto mafioso, ovvero scambi o fra un posto di lavoro pubblico od un appalto pubblico, al fine di usarlo come clava contundente contro chi detiene ormai solo in teoria quella sovranità, quel potere:

il popolo.

In nome di Dio e degli uomini e delle donne di buona volontà, Angela Dorothea Kasner Merkel, io ti chiedo, io ti imploro, io ti prego di NON MOLLARE nel tema della austerità e di NON MOLLARE nella realizzazione compiuta e corretta delle riforme e delle liberalizzazioni che uniche, offrono la garanzia che, ogni eruo finanzaito all’Italia con eurobond o altri strumenti finanziari, non finisca dritto dritto nelle tasche delle cosche politiche o delle mafie socio-economiche che devastano questo bello, ricco, ma sfortunato paese.

Non Mollare!

Questo tuo tentativo è l’ultimo possible per salvare l’Italia dalle sue mafie.

Se fallisse, solo un violento regolamento interno dei conti fra forze del bene e forze oscure del male, solo una sanguinosa guerra civile intestina potrà rimettere i mafiosi in una cella di un isittuto penitenziario mentre gli uomini e le donne idealmente e materialmente ben educate ed orientate in un consesso politico parlamentare e di governo.

Tuo

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Messaggio Personale per il Professor Mario Monti

venerdì, 9 marzo 2012

Da quello che vedo e leggo, caro Professore, i Suoi margini di manovra sono stati grandemente mortificati dalla associazione delle caste politica, burocratica e sindacale.

La “sterilizzazione” delle liberalizzazioni nei confronti delle caste corporative delle professioni, dei farmacisti e dei tassisti avvenuta nel Parlamento è un più che evidente motivo di preoccupazione per la capacità di un esecutivo italiano che si muova dentro le regole democratiche (benché il suo governo rappresenti già un momento di esautorazione temporanea della politica e della democrazia rappresentativa) di realizzare quelle riforme che salverebbero il Paese da un fallimento totale, invece ogni giorno sempre più vicino e concreto.

La notizia della comparsa dei primi veti (propedeutici ad una guerra di evidentemente “finti veti incrociati” delle parti politiche e sindacali nei confronti del Suo esecutivo, offre uno spaccato nel presente e nel prossimo futuro di colpi di coda violenti della peggiore casta politica e sindacale di tutto il consesso dei paesi democratici, civili ed avanzati.

Il primo veto lo pone il siciliano Angelino Alfano segretario pro-tempore del PDL.

Sorpreso?

No, io no:

avrei scommesso la mia testa che il primo aut aut lo avrebbe imposto un siciliano, un calabrese o un napoletano.

Non mi sono sbagliato, come al solito.

L’inizio della guerra dei veti (che successivamente diverranno incrociati, in modo da impedirLe il benché minimo movimento riformatore) precede di poco la stagione della Primavera, nel classico atteggiamento di assalto alla diligenza del governo, attacco da affondare poi con i caldi climatici e politici della prossima stagione estiva.

La trappola per Lei ed il suo governo è già pronta a scattare, anzi, è di già stata innescata dai suoi tentativi di:

perseguire il reato di corruzione;

perseguire gli evasori fiscali;

poter liberamente licenziare dipendenti ladri e fannulloni;

spogliare le corporazioni professionali di ogni ingiustificato ed arbitrario potere di riserva sociale e professionale;

aprire il mercato economico e del lavoro italiano alle sfide globali;

regolamentare l’accesso delle caste dominanti alla stanza dei bottoni della televisione pubblica e modificare conseguentemente gli equilibri nel mondo dell’informazione;

garantire una giustizia certa e veloce ai cittadini-lavoratori.

Questo paese conservatore di prepoteri feudali e di privilegi delittuosi non Le consentirà di infrangere alcuno Status Quo.

Questo paese assai corrotto, mafioso, usuraio, evasore di contributi fiscali e di adempimenti al dovere civico e civile ha già preparato il suo caffè avvelenato per Lei.

Questo è il mio messaggio personale per Lei, che definisce tutto questo con il gentile eufemismo di “bizantino”, al mio contrario, che di gentile nei confronti di mafiosi, corrotti, usurai ed evasori, non riservo più nulla definendoli senza riserva alcuna come “insieme omogeneo di caste e corporazioni mafiose composte di egoisti trogloditi e sottosviluppati contrari ad ogni significativo segno ed avanzamento di civiltà e di dignità umana”.

Sì, lo riconosco, “bizantino” è più semplice e diretto, corto ed efficace.

Ma vuol mettere, caro Professore, la soddisfazione di dare del cretino ad un emerito e comprovato cretino?

Questo paese assai conservatore non vuole cambiare.

Questo paese non vuol evolvere il proprio stile di vita verso gradi di civiltà superiore.

Questo paese profondamente corrotto ed intrinsecamente mafioso, usuraio ed evasore, intende conservare le proprie caratteristiche peculiari peggiori e lo status quo delle classi attuali dominanti, prepotenti ed arroganti.

Questo paese sta lavorando per esautorare il suo governo, per destituire la sua compagine esecutiva e per deporre la Sua persona dalla premiership italiana.

Essi lavorano per privare di ogni autorità, potere e prestigio la sua figura, onorando ben due antichissime professioni:

quella delle prostituzione a pagamento, professione alla quale esse sicuramente fanno riferimento, e quella di coloro i quali estenuano, logorano, prostrano, sfiancano e stremano le gambe del portatore delle idee innovative e riformatrici, delle gambe dell’uomo che vuol migliorare e cambiare la vita di tutti al solo costo di quelli che invece la rendono impossibile.

Si tratta di un fenomeno che io identifico come mobbing sociale, politico e sindacale, un tipo di mobbing che io conosco molto bene e troppo da vicino.

Lei, caro Professor Monti, non è certamente un cittadino qualunque, un cittadino X, sicuro.

Ma si guardi molto bene le spalle da oggi in poi, caro Professore, poiché questa marmaglia sta tornando al contrattacco, ed utilizzerà ogni metodo (morale o immorale, lecito o illecito, legale o illegale, ed ogni abuso del prepotere pubblico, da loro ad arte infiltrato e deviato), che si dimostri utile alla Sua pubblica umiliazione e prostrazione per impedirLe ad ogni costo di cambiare ciò che vogliono conservare:

il loro assoluto ed arbitrario prepotere nei confronti del popolo sovrano, delle famiglie e delle aziende italiane.

Si guardi le spalle e non beva caffè di dubbia provenienza.

Se a Gesù Cristo questa marmaglia indecente di trogloditi sottosviluppati ha riservato una dolorosa e lenta morte per crocefissione, per Lei, chissà quali torture in terra avranno inventato.

Apra gli occhi, caro professore:

queste canaglie sanno essere molto pericolose.

PS
Chieda al Professor Prodi se può consultare il medesimo spiritista che gli indicò il luogo di detenzione del rapito e poi trucidato Professor Aldo Moro avendolo letto in una potente e misteriosa sfera di cristallo:

chissà che non possa prevede anche il futuro, verificando dopo l’uso del terrorismo delle brigate rosse contro Aldo Moro, Roberto Ruffilli, Vittorio Bachelet, Marco Biagi e Massimo D’Antona ed il terrorismo utilizzato successivamente delle organizzazioni mafiose, qual tipo di terrorismo vorrebbero usare contro di Lei questi “occulti conservatori dell’abuso del prepotere pubblico”.

Alla faccia del paventato “pericolo internazionale occulto” che per “questi signori”, manovrerebbe il suo governo.

I miei rispetti uniti ai miei più sinceri auguri di successo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione, mafie e caste mafiose non fermano il cambiamento

mercoledì, 8 giugno 2011

La Confraternita del Cannuolo domina il parlamento italiano:

No alla supervisione sulla corruzione da parte della Presidenza del Consiglio;

No alla rotazione dei dirigenti nella Pubblica Amministrazione.

Con una votazione al Senato della Repubblica, ramo del Parlamento dove la maggioranza di governo è maggiormente solida, la Confraternita del Cannuolo batte la Compagnia dell’Anello nella votazione del DDL Anticorruzione.

La volontà politica della Casta non vuole abbandonare la via della corruzione per imboccare quella della legalità in questo paese, a quanto pare.

Il problema è annoso ed è culturalmente radicato.

I continui scandali che narrano di un paese gravemente corrotto, riempiono le pagine dei giornali, senza soluzione di continuità, con frequenti ricorrenze, come nel caso dell’ennesimo scandalo sul calcio-scommesse, inquadrato in uno scandalo detto Calciopoli, sempre presente.

Il tecnico boemo Zdeněk Zeman, uomo e sportivo di notevole spessore, ha dichiarato ultimamente che, in Italia, non si può giocare pulito.

Zeman fa parte di quella parte di uomini e di donne che non si vendono, evidentemente.

Non mangia i Cannuoli Zeman, e la sua storia umana e calcistica lo raccontano bene.

Come tutti quelli che non si vendono, fatica di più per lavorare, suda sette camicie per ottenere i risultati, lavora con difficoltà lavora senza continuità.

Ma quella di Zeman è la storia di tanti italiani, stufi di sacrificarsi per vedere arricchiti stuoli di venduti alla corruzione ed alla mafia.

Lo stato non è morto, ma combatte quotidianamente il mondo della illegalità, come dimostra l’ennesima notizia di cronaca odierna che parla di 191 indagati, 150 arresti, del sequestro di beni per oltre 117 milioni di euro, di sequestri (sessanta) di appartamenti, aziende, conti correnti, terreni e cassette di sicurezza e, soprattutto, di collegamenti tra la ‘ndrangheta calabrese e uomini delle istituzioni piemontesi con voti di scambio in diverse elezioni.

L’azione di magistratura e forze dell’ordine contro il mondo della corruzione, delle mafie e dell’illegalità è esemplare, conseguendo negli ultimi anni risultati eccezionali (rispetto ad un certo passato, ma normali in un una democrazia civile) nel contrasto alla criminalità.

No, lo stato di diritto non è morto, tutt’altro:

è sempre più vivo e consapevole delle sue responsabilità nei confronti dei cittadini.

Purtroppo, si registra la negativa presa di posizione di certa politica, che a sua volta, contrasta continuamente questo nuovo corso, fatto invece di uomini e donne, di politici e magistrati, di tutori dell’ordine e burocrati fedeli e leali allo stato di diritto ed al popolo sovrano.

E’ questa una battaglia epica, una guerra senza quartiere alla illegalità.

Ma è anche lo stato di fatto che si muove nella stessa direzione:

vi è una nuova consapevolezza raggiunta dalla classe impenditoriale più fedele alla legge, nuovi moti popolari che riuniscono in piazza moltitudini di giovani reclutati nel mondo sempre meno virtuale e sempre più realmente protagonista di questa nuova era della legalità, nuovi modelli nel mondo sindacale e del lavoro consentono di ben sperare, poichè per la prima volta, si vede un legame diretto e continuo fra stato di diritto e stato di fatto che muove nella stessa direzione:

il recupero della legalità, il constrasto al degrado ed alla criminalità.

E questa, è la forza del cambiamento che avanza, inarrestabile, inderogabile ed imprescindibile, cambiamento che basato su elementi molto ben definiti:

inflessibilità ed intransigenza, costanza e continuità nell’azione di contrasto.

Purtroppo, non è ancora un atteggiamento dominante quello caratterizzato da questi elementi, ma appare sempre più condiviso, testimoniato, incarnato, quanto respinto, contrastato, frenato.

Ed è prorpio l’atteggiamento di impedimento, di contrasto e di ostacolo alle riforma nel parlamento come al cambiamento nel paese che fa ben sperare per il futuro, disegnando questi atteggiamenti una reazione scomposta di coloro i quali non vogliono cambiare nulla nel loro stile di vita, nel loro modo di lavorare, nel loro modo di essere.

Il che singnifica che essi vedono come un pericolo concreto e reale il cambiamento in atto.

Il che significa che questo cambiamento non è una mera promessa elettorale, ma rappresenta un pericolo reale e concreto per chi vive della rassegnazione altrui, del difetto di partecipazione, del comportamento mafioso e violento, in tutti gli ambiti, in tutti i settori.

E non saranno certo due votazioni negative al senato a fermare tutto questo, perchè tutto questo è inarrestabile.

Certamente, la democrazia non è un terreno fertile per il cambiamento, ma lo è certamente per corrotti e mafiosi.

Nonostante questo e proprio per questo motivo, appaludiamo ad un cambiamento radicale del paese che avviene secundum legem e non come storicamente provato, realizzabile in una terribile dittatura.

Una sfida interessante.

Prendiamo atto e andiamo avanti.

Avanti, sempre avanti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

O sterminiamo mafie ed illegalità, o salviamo almeno il nord.

domenica, 8 maggio 2011

L’Italia è ormai definitivamente spaccata in due italie.

In quella del sud, è emergenza continua:

dei rifiuti, sanitaria, mafiosa, del lavoro, dell’amministrazione, della politica e della burocrazia.

In quella del nord, l’emergenza primaria è divenuta l’assalto delle mafie meridionali all’economia, alla finanza e al mondo del lavoro, come ben si legge nelle difficile partita che si sta giocando sull’Expo 2015 a Milano.

Ma intanto, una visione suicida sembra proiettarsi sempre più marcata nell’agire politico.

Si ha la netta sensazione che si spinga nella direzione di una omologazione del nord al sud (e non del sud al nord…) attraverso una allucinante correlazione secondo la quale:

se siamo tutti mafiosi, nessuno è mafioso;

se siamo tutti corrotti, nessuno è corrotto;

se siamo tutti usurai, nessuno è usuraio ….

Il limite del buonsenso pare effettivamente scomparso in questo paese.

Sembra quasi una “resa politica” dello stato all’antistato, quasi una presa d’atto della assoluta incapacità delle popolazioni meridionali, della classe dirigente meridionale e soprattutto della classe politico-burocratica meridionale di autogovernarsi e di imporre la legalità sulla illegalità, la legge sul crimine, il bene sul male.

E visto che il sud è ormai perso, l’unico modo di tenere unita l’Italia è adeguare lo stile di vita del nord a quello del sud, mafiosizzando il nord in tempi brevi.

Una colonizzazione mafiosa del nord per salvare il sud, ecco il quadro che appare trasparire da una certa prospettiva odierna.

Ma il nord, non potrebbe mai accettare una sorte simile, almeno coscientemente.

E lo sforzo di valorosi uomini del nord, come quello del ministro dell’Interno Maroni nel contrasto alle organizzazioni mafiose, racconta proprio di questa impossibilità di arrendersi del nord a questa condizione di continua emergenza del sud.

Siamo costretti ad utilizzare le forze armate per ripristinare condizioni minime di vivibilità e di salubrità nel sud, al costo della incapacità delle popolazioni meridionali di governare e gestire i propri rifiuti.

In particolare, la città di Napoli appare sempre più fuori da ogni identità di civiltà europea ed occidentale.

Una città perduta, un popolo dissolto, una classe dirigente inesistente.

Un vero e proprio disastro morale e civile che rischia di inghiottire con se tutto il meridione ed anche il settentrione del paese.

Arrivati a questo punto, l’orizzonte è chiaro:

o risolviamo definitivamente la questione mafiosa e della illegalità nel sud, ovvero salviamo almeno il nord da questo massacro quotidiano.

Altra scelta non c’è, altra strada da percorrere non esiste.

L’unità di questo paese, nei fatti e nella sostanza, non esiste più, se pure è mai esistita nella sua pur breve storia.

L’Italia stessa non esiste più, la democrazia stessa non esiste più, la libertà del suo popolo non esiste più.

Senza alcun timore reverenziale verso nessun potere di questo stato di diritto che si dimostra incapace di governare questo stato di fatto, bisogna oggi darsi risposte importanti a domande fondamentali.

Se le organizzazioni mafiose puntano ad eliminare lo stato di diritto ed attentare alla libertà del popolo, dobbiamo avere la forza ed il coraggio di scegliere:

1 – sterminiamo fisicamente tutti i mafiosi, i corrotti e gli usurai applicando la pena di morte nei confronti di questi fenomeni inaccettabili ed ormai totalmente invasivi della nostra vita quotidiana;

2 – salviamo almeno il salvabile, staccando il nord del paese da un sud totalmente collassato e prossimo al decesso.

Altra via non c’è e non c’è mai stata.

Chi percorre altre strade, sbaglia, sapendo di sbagliare.

Non condurranno da nessuna parte, tranne consentire alle mafie il tempo necessario ad invadere definitivamente il nord, infettarlo in modo incurabile e “omologare ed unire” in questo modo il sud al nord.

E’ giunta l’ora, dinanzi alla storia di questo paese, di assumersi le proprie responsabilità rispetto a scelte che potranno salvare il salvabile o distruggere anche quel poco di buono che vi è rimasto.

Bisogna schierarsi, occorre assumersi le proprie responsabilità storiche, senza sotterfugi e senza perdite di tempo.

Non abbiamo più tempo.

Ma, soprattutto, non abbiamo più pazienza.

Ed ora, potete anche festeggiare i vostri 150 anni di vergogne, di tradimenti e di mafiosità.

Questa eredità storica, così pesante, così dolorosa, non può ne deve mai più condizionare il futuro di nessuno che non l’abbia scelta.

Ed io, scelgo di non sceglierla e desidero di non volerla.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Mafia & Merda

sabato, 16 aprile 2011

Un paese devastato da una morale inesistente e da una etica mai nata.

Sapete cosa unisce veramente questo paese?

L’amore per la patria?

Il tricolore?

L’identità italiana?

Ma no, lo sapete benissimo cosa unisce questo paese.

Lo vedete ogni giorno, lo leggete ogni giorno, lo vivete ogni giorno.

Ciò che tiene unito questo paese è la merda, l’illegalità diffusa, la corruzione, prima morale e poi materiale.

Ecco cosa tiene insieme questo paese.

Ecco cosa uccide questo paese.

Ed ha i suoi vantaggi.

Più sei ricattabile ed acquistabile, più sali la scala del merito, perchè dall’alto tu possa meglio coprire la merda che tracima da ogni dove, travasa ovunque, sommerge tutto e tutti.

Ecco cosa è l’Italia, da sempre.

L’Italia della mafiosità imperante, che prende un caffè, prende la mancia, poi la tangente, poi l’estorsione e l’usura.

E’ sempre la stessa mano che uccide questo paese.

Non è vero che siamo tutti uguali.

Non lo sarà mai.

Non per me.

A quale merda umana andrà il premio giornaliero, oggi?

Facciamo presto, rimettiamo ordine laddove non ce n’è mai stato.

Come in questo stato, che non è mai esistito, se non per coprire le nefandezze più schifose sotto una coltre di parole e di ideali traditi, per scendere a patti con i mafiosi, per svendere il popolo sovrano alle caste mafiose.

Ed è l’ipocrisia di credersi persone per bene, dopo aver ucciso un altro po il paese, la cambiale più difficile da pagare alla merda che galleggia nel mare nostrum.

Chi lavora viene solo mortificato in questo paese di merda.

I mafiosi, tutti i mafiosi, vivono bene, contenti, felici.

Dal più piccolo al più grande pezzo di merda mafioso sa che, se rubano tutti, nessuna legge, nessun giudice, nessun tribunale potrà mai perseguitarli.

Ed è questa la formula vincente del pensiero mafioso italiano, delle caste mafiose italiane:

tutti sporchi, nessuno sporco.

Fino a quando dovremo ancora sopportare tutto ciò?

Fino a quando, potremo ancora sopportare, tutto ciò?

Sino a quando, il mondo del lavoro, rifiuterà tutto ciò.

Sino a quando il mondo dei lavoratori, quelli veri, fermeranno gli orologi di questo paese.

A giudicare da quel che si vede e si legge, non manca poi molto.

«Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere».

Lo ha scritto un uomo che conosceva profondamente questo paese.

Lo ha scritto un uomo che è stato ucciso dalla merda che depista e massacra la vita del popolo sovrano, lo spoglia di ogni diritto e di ogni potere per rivestirne la merda, per farne una merda potente, appunto.

C’è solo una strada per uscire da questa merda:

Pena di morte per i mafiosie per i loro amici di merende.

C’è solo una strada,c’è solo un nuovo senso del dovere, che nessuno ha maivoluto percorrere sino in fondo.

E chissà perché ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X