Articoli marcati con tag ‘casta politica’

Politica e burocrazia avverse a interesse italiano

giovedì, 7 luglio 2016

Siamo al disastro totale, siamo al fallout dello stato italiano

Ma la casta politico-burocratico-istituzionale continua a offendere e non difendere l’interesse dei cittadini italiani, soggiacendo a interessi stranieri

L’ultimo omicidio di un immigrato clandestino per mano di un cittadino italiano viene distorto in un atto di follia razzista

Invece trattasi dell’effetto naturale della guerra tra poveri stranieri e poveri italiani programmata, pianificata e realizzata dalla casta politico-istituzionale che fa invadere il territorio italiano da immigrati clandestini incontrollati al fine di espropriare i cittadini italiani di benessere, casa, lavoro e di mettere in stato di guerra i poveri stranieri contro i poveri italiani

Uno schifo totale questo stato

Un ennesimo furto è l’ennesimo tentativo del governo di far pagare ai cittadini-contribuenti i debiti di aziende private come le banche, malversate e malgovernate:

è un reato vero e proprio ed è un aiuto di stato, che è VIETATO

Sapete perché l’Italia sta fallendo?

Perché politici e burocrati viziosi, mafiosi e corrotti hanno rubato tutto, hanno creato debito pubblico per rubare ancor più, hanno usato le banche, la previdenza e l’assistenza, la spesa pubblica e i servizi essenziali come bancomat per creare clientela politica, per comprare voti, scambiare voti con favori

Perché politici e burocrati sono la crisi, sono la mafia, sono la corruzione e non elimineranno mai vizio, mafia e corruzione che gli portano soldi e voti

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Violenta restaurazione conservativa di Vizio, Mafie e Corruzione

lunedì, 27 giugno 2016

Assistiamo ad una casta politica veramente squallida che tenta di approfittare della Brexit per ottenere la possibilità di aumentare ancora la spesa pubblica, il debito pubblico ed il deficit (leggi aumento ulteriore della corruzione burocratica e politica), pompare ancora centinaia e centinaia di miliardi di euro nel sistema bancario usuraio italiano, usato da vizio, mafia e corruzione come bancomat della partitocrazia del magna magna generale

Niente Spending Review, niente soppressione del vizio, niente eliminazione di mafie e corruzione, ma anzi, loro ulteriore foraggiamento

Non si vuol smettere di mangiare come porci sulle spalle dei contribuenti italiani usando il solito giochetto infantile del gettare colpe e responsabilità del mancato governo politico italiano sulla Austerity della Merkel

Il problema, la crisi non è la Brexit e nemmeno l’Austerity, ma è la mafia partitocratica che non vuole chiudere le bancarelle usuraie e licenziare tutti gli ortolani che ne hanno procurato il fallimento che si pretende venga pagato dai cittadini italiani

Il problema è che la politica italiana è nel suo complesso il male maggiore e peggiore italiano

Il problema è che questo problema, questa crisi va eliminata e debellata per garantire un futuro al popolo italiano e ai popoli europei

Basta sudditanza esclusiva e servile alla lobby gay e alla lobby musulmana che viene depistata con odio verso l’austerity che è invece l’unica via di fuga per l’Italia e gli italiani dal fallout

Basta merda politica

Basta questa pretesa arrogante di solidarietà che tradotta dal vizio mafioso e corrotto italiano corrisponde alla estorsione secondo la quale i paesi europei del nord (virtuosi) dovrebbero pagare e sostenere il vizio mafioso e corrotto dei paesi del sud (viziosi)

Qualcuno faccia qualcosa prima che sia troppo tardi

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La mafia uccide La politica pure

giovedì, 19 maggio 2016

La mafia uccide La politica pure

L’esperienza umana e professionale di Falcone e Borsellino ha aspetti sostanziali sociologici, a conferma del fatto che la mafia è un fenomeno sociologico esteso e condiviso

Un mutamento di tale fenomeno è strettamente legato alla emarginazione sociale cui la mancata condivisione di quei comportamenti mafiosi condanna, specie nel sud

E questo avviene in piena violazione dei principi dettati nella prima parte della nostra Costituzione e nel più assoluto interesse e disinteresse delle istituzioni politiche, a seconda che le si voglia allocare nel ruolo di complici dei quei comportamenti ovvero di incompetenti nel governo di quei comportamenti

La mafia è e resta un fenomeno legato alla politica, poiché se esiste una mafia, questo lo si deve esclusivamente al mancato governo del contrasto a questo fenomeno anti-sociale, anti-statuale ovvero ad una interessata complicità con esso

E questa è una cosa che uccide più del terrore mafioso

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Attacco alla Magistratura è Attacco allo Stato

mercoledì, 11 maggio 2016

Il metodo mafioso difficilmente uccide un politico, a meno che tale politico non fosse affiliato alla organizzazione mafiosa o avesse contratto un negozio giuridico criminale con essa per poi tradirlo

Il metodo mafioso non uccide i politici perché i politici, quando vengono colpiti come nel caso del terrorismo politico, dimostrano di saper difendere se stessi e lo stato dal terrore e dalla violenza, sconfiggendo definitivamente il terrorismo brigatista rosso

Il metodo mafioso ammazza invece magistrati, giudici, procuratori, PM e GIP, uccide carabinieri, poliziotti e finanzieri

Il metodo mafioso uccide un fedele servitore dello stato innanzitutto isolandolo, creando una atmosfera astiosa intorno a se, usando altri servitori dello stato infedeli e corrotti per screditarlo, impedirlo e mortificarlo nel proprio ambiente, nella sua dignità umana e professionale, nel suo mondo privato, famigliare, sociale

Questa aggressione uccide ben più di un colpo di pistola o una raffica di kalashnikov o un chilo di tritolo:

mina l’equilibrio mentale, organico e fisiologico, mina il riconoscimento sociale e professionale, spinge ad una reazione, induce in errore, provoca una reazione o attenta direttamente alla integrità psico-fisica dell’individuo oggetto della aggressione mafiosa

Ma è sempre l’isolamento il momento iniziale della aggressione mafiosa, oltre alle minacce, più o meno velate, più o meno pubbliche

La Politica usa la stessa strategia quando viene indagata dalla Magistratura:

attacca il metodo (le intercettazioni), attacca le indagini, isola i magistrati e gli agenti ed ufficiali di Polizia Giudiziaria che svolgono le indagini, sia all’interno dei loro uffici che nell’organo di autogoverno della magistratura, che dovrebbe essere potere costituzionale indipendente dal potere esecutivo e legislativo, ma che dal potere politico e burocratico deve ricevere le condizioni di lavoro dignitose, uffici funzionali, collaboratori, auto blindate e l’acquisto, la dotazione, l’ordinaria e la straordinaria manutenzione e tutela degli uffici, delle auto, degli strumenti di indagine

Oltre a dispositivi normativi che consentano nella realtà di perseguire i reati e non di attendere la loro prescrizione, in un estenuante e continuo mettere il bastone tra le ruote della politica alla Magistratura e al comparto Sicurezza, agli investigatori e alle Forze dell’Ordine in generale e in particolare

Il fatto stesso che la Politica si sia inventata il modo di dividere Magistratura e forze dell’ordine costringendo in un immaginario collettivo che veda la magistratura di sinistra e la sicurezza di destra, evidenzia quel continuo, costante ed estenuante bastone della politica tra le ruote della Giustizia e della Sicurezza, per impedirla, per negarla

Ogni volta che la politica attacca la magistratura, attacca tutto il comparto Giustizia e tutto il comparto Sicurezza

Ogni volta che la Politica attacca le indagini e i metodi di indagine di Magistratura e Forze di Polizia, li isola dal contesto istituzionale e costituzionale, li emargina e ridicolizza, li degrada e ferisce

Ma, come la mafia, la politica inizia l’attacco con l’isolamento dei soggetti che la indagano, esattamente come fa la mafia, propriamente come fa la mafia

Questo conflitto istituzionale è un vero regalo alle mafie:

appena inizia l’isolamento dei vari De Magistris, Di Matteo, Davigo, Di Pietro, Masi, la mafia approfitta della complice alleanza politica che attacca la magistratura e approfitta del momento di debolezza e di isolamento creato dalla politica per attaccare anch’essa magistrati e investigatori

Per fortuna che il metodo di indagine e preventivo ha raggiunto livelli di eccellenza (nonostante il complesso delle indagini sia ostacolato e non favorito) e grazie anche al tanto vituperato (sempre dai politici) strumento del pentimento e dei Collaboratori di Giustizia, si scopre in anticipo un piano per eliminare questo o quel giudice, con tutta la sua scorta

Il caso odierno del rinvenimento in Puglia del tritolo che serviva a far saltare un giudice anti-camorra nel napoletano è prova lampante di questa complicità ed assonanza di comportamenti tra politica e mafia

Ma nel passato fu un eguale rinvenimento in Calabria che era destinato a far saltare un giudice anti-mafia siciliano

Da osservatore esterno, trovo questa identità di comportamenti mafiosi dei politici e dei mafiosi stessi inaccettabile, criminale, criminoso, criminogeno

Da investigatore dilettante individuo ed evidenzio il basilare filo che collega e prova due comportamenti uguali di due soggetti differenti in un unico movente:

isolare e massacrare, moralmente e materialmente giudici e investigatori, uomini di scorta e forze di polizia, renderne difficile se non impossibile e inutile il lavoro quotidiano, impedire di ottenere Giustizia e Sicurezza per i cittadini

Non so se è chiaro:

sto accusando la Politica di usare il medesimo comportamento mafioso usato dalle organizzazioni criminali mafiose verso un medesimo “nemico” che osa indagare politici e/o mafiosi, la magistratura

Ma, attaccare la magistratura così come fa la politica, è o non è un comportamento mafioso ovvero un comportamento non adeguato, responsabile e consequenziale al giuramento di fedeltà allo stato e alle sue istituzioni?

Ora mi spiego meglio perché la politica attacca le mafie solo dal punto di vista associativo e non personale, e mi spiego meglio perché non sia previsto, punito e istituito il reato di comportamento mafioso, comportamento che abbiamo riscontrato essere identico nell’agire politico e nell’agire mafioso

Il titolo di questo post è da brividi ed evidenzia come la Politica, attaccando la Magistratura, la isoli e la renda facile preda della criminalità organizzata, che gongola e ride soddisfatta di questi conflitti

L’attacco alla Magistratura è un attacco allo Stato

Se di deriva autoritaria si parla tanto in questi giorni, questo ne è certamente l’elemento probatorio più pericoloso:

una sorta di alleanza tra politica e mafia nell’isolamento della Magistratura a discapito dello stato, a distruzione dello stato, a tradimento dello stato

E non è detto che la famigerata Trattativa Stato-mafia non passi attraverso la cruna di questo ago, sottile e tagliente, proprio come un’arma che uccide silenziosamente, senza Bang bang e Boom

So che quel che affermo è grave e me ne assumo tutte le responsabilità relative

Io, quell’isolamento lo conosco, l’ho vissuto e lo vivo, l’ho pagato e so quanto sia pericoloso e pesante, so quanto sia difficile l’accesso al mondo del lavoro se ti metti contro “certa politica”

Ma io sono nessuno e non sono lo stato, ne faccio parte, ne sono una parte, non ne incarno poteri e funzioni pubbliche, ma li difendo ogni volta che li vedo aggrediti da quell’isolamento che conosco e respingo

Non so se i politici si rendano conto della gravità e della pericolosità sociale, comunitaria e statale che incarnano quando attaccano direttamente o indirettamente la magistratura, gli investigatori, i metodi e gli strumenti di indagine

Non so se esista una anche probabile alleanza tra mafia e una parte della politica

Quel che so è che, comunque lo vogliate definire, quello evidenziato è un comportamento mafioso

E va punito e contrastato severamente, duramente e sicuramente

Io faccio la mia parte

Se esiste una Politica che si ritiene diversa e differente da quella che adotta questi comportamenti, a questa Politica chiedo:

1) l’integrale approvazione e applicazione del pacchetto anti-mafia Davigo-Gratteri

2) l’istituzione del reato di comportamento mafioso, nella cui fattispecie occorre integrare il reato di corruzione, che è il reato alla base di questo ragionamento, quel reato che indagato dalla Magistratura, fa saltare dalla poltrona politici mafiosi e corrotti ed emergere un comportamento mafioso che risulta identico a quello adottato dalle mafie

Poi, posso morire tranquillo e sereno, convinto di aver lasciato ai miei figli un mondo migliore di quello che ho ricevuto e subito io

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il terrone non piace a nessuno

domenica, 1 maggio 2016

Questa è una analisi fenomenologica del terrone e del suo essere sgradevole e respinto dalla società italiana.

Dopo decenni di dita puntate dal nord del paese sui modelli, gli stili di vita ed i comportamenti dei terroni, la conseguente nascita, crescita e affermazione della Lega Nord, assistiamo inermi e indifferenti alla implosione del sud Italia, proprio a causa dei comportamenti dei terroni.

La cronaca propone decine di casi quotidiani di vite spezzate, mortificate, piegate al caos che non a caso regna nel sud Italia.

Furbizie suicide, orgoglio ingiustificato, illegalità diffuse e condivise, organizzazioni mafiose, criminalità comune, corruzione morale e materiale, truffe, frodi e quanto più di peggio l’umanità possa immaginare alberga in Terronia.

Troppo poche, emarginate e/o esiliate, quelle energie umane diverse e differenti da questa cattiva umanità.

Non emergono, soffocano, non si difendono, si adeguano, si adattano peggiorando l’insieme, il risultato finale.

La situazione è ingestibile, ingovernabile, almeno nel rispetto delle libertà democratiche collettive e individuali, nel rispetto del diritto oggettivo e del diritto soggettivo.

Pare tutto perduto, pare abbiano vinto i terroni.

L’unico fatto nuovo è rappresentato dalle dichiarazioni di Roberto Saviano, scrittore di Gomorra e Guru dell’antimafia di sinistra.

Egli afferma che è meglio lasciar invadere il sud dagli immigrati clandestini, la cui invasione è vista come punto di rottura della intera condizione meridionale, unico e ultimo.

Saviano non lo dice, ma appare chiaro che indichi come migliore la qualità umana dell’immigrato clandestino rispetto a quella del terrone.

Così vediamo coincidere visioni opposte, contrapposte, avverse e alternative su una unica visione:

Terronia esiste, ed è irrecuperabile.

La destra e la sinistra unite e simmetriche, per una volta, puntano il dito contro i terroni, rei di degradare l’Italia e l’Europa in un abisso senza fondo, verso un suicidio collettivo.

Fine dell’analisi.

Gustavo Gesualdo

Il primato della politica e la giustizia mancata

domenica, 24 aprile 2016

Si manifesta l’insoluto scontro tra poteri in Italia.

La magistratura indaga la politica, la politica attacca la magistratura.

Un cliché, un déjà vu, un comportamento seriale.

Da dove partire per una analisi di questo fenomeno?

Dal suo apparire?

Sì, solo per lo spunto iniziale.

Dal suo agire o non agire?

Sì, per comprendere i motivi per cui la politica agisce o non agisce e la magistratura può agire o non può agire.

Il primato della politica deve essere analizzato scevro delle ideologie o delle letture ideologiche, se si vuol capire cosa è oggi il governo dei popoli e dei territori.

Ecco, abbiamo raggiunto il primo assunto di questa analisi:

politica non è retorica o discorso, politica è governo, mera amministrazione della cosa pubblica e regolamentazione di quella privata.

E qual’è il compito della politica in una democrazia repubblicana?

Governare la spesa pubblica, indirizzare la spesa in un senso o in un altro, erogare servizi alla cittadinanza accessibili, fruibili, efficaci ed efficienti, emanare leggi che regolamentino i comportamenti umani, difendere e tutelare il territorio e il popolo.

Ora, leggendo i giornali e guardando la tv, si rintracciano questi fondamenti della politica?

Abbiamo bisogno di un caso concreto per rispondere alla domanda.

L’ennesimo conflitto tra potere esecutivo e potere giurisdizionale, altrimenti detti potere politico e potere giudiziario, può essere il caso di analisi.

Perché?

Perché è nel conflitto tra poteri costituzionali che si celano i conflitti tra altri poteri, più o meno leciti e/o legali, rappresentabili o temibili.

Perché è un conflitto aperto ed irrisolto, perché la giustizia in Italia non funziona e il rimpallo delle responsabilità tra i poteri in oggetto pone dubbi sui fondamenti e le intenzioni che sorreggono le posizioni in campo.

Questi dubbi vanno sciolti e questa analisi tenterà un procedimento razionale alla comprensione e alla emersione dei motivi che originano questa crisi irrisolta.

Punto Primo

Il primato è della politica:
essa governa, indirizza, legifera, normalizza e regolamenta ogni singolo comparto della pubblica amministrazione, delle funzioni pubbliche, dei poteri pubblici come delimita gli atti umani in atti leciti ed illeciti, legali ed illegali.

Punto Secondo

Il potere giudiziario è potere tra i poteri democratici e costituzionali italiani, autonomo dagli altri poteri e dipendente o indipendente dagli indirizzi politici a seconda dei casi, normalizzato e regolamentato da essi, unico soggetto deputato alla interpretazione e applicazione del diritto oggettivo, di quelle leggi che la politica scrive e impone.

Credo che, posti questi due punti, possiamo passare all’analisi del caso concreto.

La magistratura indaga su presunti comportamenti illeciti di persone vicine a membri del governo (il parlamento va letto in un libro a parte, essendo direttamente rappresentativo del popolo e contenendo un numero incredibile di parlamentari indagati, specchio dei tempi e del popolo che rappresenta) e la politica risponde con attacchi nel metodo (uso o presunto abuso delle intercettazioni e delle indagini) e nelle persone che incarnano il potere giudiziario, una querelle in cui rispunta ciclicamente il fantomatico “partito dei giudici”, qualificando come “politici” i fini delle indagini della magistratura.

Come potete osservare, ad una normale funzione pubblica giudiziaria corrisponde una reazione anormale e conflittuale.

Perché?

Questo accade ogni volta che la magistratura inciampa in soggetti politici o vicini alla politica nel corso delle indagini, sia amministrative che civili e penali.

Quel “ogni volta” rappresenta un elemento di analisi interessante:
manifesta un potenziale e pericoloso diniego da parte della politica di sottoporsi alla legge e alla costituzione, diniego che vorrebbe estendere l’immunità parlamentare a casi di evidente criminalità, organizzata e individuale.

Pochi i casi di accettazione placida ed equilibrata da parte della politica in questi aspetti conseguenti alla normale funzione giudiziaria di indagine e di giudizio, o presunti tali, sino a prova contraria.

Il primo dato che salta agli occhi è proprio questo:

la volontà malcelata da parte di certa parte della politica di porsi al di sopra della legge e della costituzione.

Il caso

In tema di contrasto alla criminalità organizzata (leggi mafia) il premier Renzi affida ad una commissione composta da magistrati, avvocati e docenti universitari il compito di produrre un testo di riforma.

Il primo elemento che salta gli occhi, è la completa mancanza in questa commissione di soggetti provenienti dalle forze di polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza, dai servizi di intelligence, come se giustizia e sicurezza fossero due facce di due medaglie diverse e non della stessa.

Ricordo a me stesso che i caduti nella guerra tra mafia e stato sono soprattutto magistrati, carabinieri e poliziotti.

Alcuni nomi:

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Carlo Alberto dalla Chiesa, Antonino Cassarà (detto ninni), Beppe Montana.

Il secondo aspetto da rilevare è che questa commissione ha lavorato a titolo gratuito, non oneroso.

La commissione elabora il progetto di riforma della giustizia e lo consegna al committente:

la politica.

Successivamente, il progetto non viene trasformato in un decreto del governo cui imporre la fiducia nel voto parlamentare.

Semplicemente, viene tenuto chiuso in un cassetto.

Tale provvedimento prende il nome di Gratteri, dal suo presidente, Nicola Gratteri

Uno dei dodici componenti della commissione per la riforma della giustizia è Piercamillo Davigo, interprete principale insieme a Matteo Renzi del dissidio nato tra potere politico e potere giudiziario e preso a caso in questa analisi.

Mi sembra che gli elementi di questa analisi razionale aprano una serie di orizzonti, pongano una serie di domande.

Prima Domanda

Perché la politica chiede alla magistratura di produrre un testo di riforma della giustizia che la renda efficace contro le organizzazioni mafiose per poi tenerlo chiuso in un cassetto e decidere di non vararlo?

Seconda Domanda

Il conflitto tra poteri incarnato da Renzi e Davigo ha una relazione, un nesso di causalità (e non di casualità) con la mancata realizzazione della riforma?

Terza Domanda

Quale è il vero indirizzo politico?
A tutela dello stato contro l’anti-stato mafioso?

Quarta Domanda

Perché la politica ha avviato questo conflitto attaccando intercettazioni e magistratura?

Quinta Domanda

Cosa è la trattativa stato-mafia?

Sesta Domanda

Perché l’Associazione Nazionale Magistrati ha eletto come suo presidente Piercamillo Davigo, dopo la produzione della riforma Gratteri e la sua mancata decretazione da parte del governo e legiferazione da parte del parlamento?

Mi fermo qui.

Credo che l’analisi sia sufficiente ad aprire squarci di luce in questo caso di specie come nella analisi di partenza.

Lascio ad ognuno l’elaborazione dell’analisi e il dare risposte alle domande che ho posto.

Una considerazione però la voglio fare.

E la propongo in domande, ancora un volta:

quale valore e significato hanno Michele Emiliano, Antonino Di Matteo e Luigi De Magistris in tutto questo?

Cosa e Chi servono Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi?

E qui, gli squarci e i dubbi diventano realtà.

Ma sono mie considerazioni personali.

Consideratele tali.

Buon ragionamento a tutti.

Gustavo Gesualdo

Referendum 2006 – Referendum 2016: dieci anni gettati nel cesso

domenica, 17 aprile 2016

La grande epoca delle riforme.

Il distacco tra lo stato e il Paese Reale fonda dubbi nella tenuta del Sistema.

La partitocrazia tenta di riformare il sistema che essa stessa ha creato.

La sinistra (e parte della destra stessa) abbatterono le riforme del 2006 con un referendum.

Oggi rischiamo di vedere abbattute le riforme del 2016 con un referendum dalla destra (e parte della sinistra stessa).

Io non credo al caso e nemmeno al caos.

Credo piuttosto che la casta tenti di mostrare uno spirito riformatore che nella realtà, non riforma il Sistema che ne è alla base.

Ognuno vuol interpretare la parte del Salvatore della Patria.

In realtà, nessuno cambia nulla per non dover perdere il potere che detiene, per mantenere tutto inalterato:

clientela politica, burocrazia folle e corrotta, mafie pericolose.

Ma questo stato di cose incrina ancor più il debole legame tra stato e Paese Reale, ogni giorno che passa, la fiducia tra popolo sovrano e sistema partitocratico si riduce, si spegne.

Cosa hanno cambiato nella realtà i dieci anni passati da una riforma ad un’altra?

Nulla.

E cosa cambiano le cosiddette riforme?

Nulla.

Ma allora, queste riforme, sono il vero problema o un falso problema?

Risolvono per davvero i problemi e le crisi che stanno devastando la società italiana?

Ovvero servono solo per mantenere alta una bandiera nel tentativo di mantenere vivo l’interesse degli italiani?

Quale valore ha in questa dimensione il votare per un polo o l’altro, un partito o l’altro?

E non sono le riforme stesse solo un modo come un altro per spingere un popolo sovrano indignato a conferire ancora e ancora la delega elettorale e di sovranità ad una casta che, nella realtà, non cambia mai nulla?

I due momenti di rottura in questi ultimi venti/trenta anni sono stati due movimenti politici:

la Lega Nord e il M5S.

La Lega ha fatto molto, sia dal punto di vista del potere esecutivo che del potere legislativo, nelle more di una opposizione asfissiante che infine ha bocciato le riforme del 2006, anche grazie al tradimento delle forze della propria coalizione.

Il M5S tenta di bypassare il medesimo pericolo negando alleanze con parti politiche diverse dalla propria, per non fare il gioco della partitocrazia che tutto assorbe e tutto omologa al fine di non cambiar nulla.

Le spinte verso il cambiamento sono sempre avversate, in tutto il mondo.

Basterà pensare al caso di Donald J. Trump in America, avversato dal duopolio dei clan Bush e Clinton.

Ovvero al caso Le Pen in Francia, avversato dal duopolio dei clan Hollande e Sarkozy.

Ma il caso italiano è aggravato dalla mancata percezione della realtà da parte del popolo sovrano.

Anche in questo caso, il mondo dell’informazione gioca un suo ruolo dominante (o dominato, a seconda della dignità che veste i singoli attori).

Il M5S ha bypassato anche questo scoglio, con la geniale intuizione di Gianroberto Casaleggio di usare lo strumento del libero web per informare direttamente i cittadini, evitando quanto più possibile la contaminazione degli interessi di parte incarnati da questo o quello strumento informativo.

Ma la risoluzione di molti di questi problemi che impediscono un normale governo politico del paese passa proprio attraverso il recupero di quel consenso italiano che non va più a votare, per gli uni e per gli altri, consenso che diviene maggioranza, ogni giorno di più.

Ed è proprio qui che si intersecano e si uniscono gli interessi dei grillini e della partitocrazia:

far tornare gli elettori a votare.

Ed è proprio questa gara referendaria che sembra voler ottenere un nuovo interesse e consenso popolare ed elettorale per il Sistema.

Ho sempre e sin dal primo momento affermato che non si può cambiare un sistema nato, creato e costruito per non cambiar nulla dal suo interno, osservando le sue regole, fatte apposta per assorbire il malumore generato da esigenze irrisolte della popolazione, piuttosto che risolvere i problemi che sono alla radice di quei malumori.

Ed oggi, continuo a pensare che questo problema esista e persista, rendendo difficile se non impossibile riuscire in una simile impresa.

Sempre che non si voglia solo cambiare i nomi iscritti sulle porte dei palazzi del potere statale piuttosto che cambiare proprio quei palazzi, quei poteri.

Quando manca la fiducia è tutto più difficile.

Specie quando è stata tradita troppe volte.

E quel che vedo, serve solo a far guadagnare fiducia al sistema.

Cosa cambierà?

E quando?

Tranquilli, non cambierà mai nulla, poiché nulla, niente e nessuno può cambiare questo sistema mafioso e corrotto dal suo interno.

Una possibilità c’è, ma è in mano alla partitocrazia istituzionale:

dichiarare lo stato di emergenza e assumere in un solo soggetto l’intero potere pubblico, per cambiare per davvero e con celerità tutto quel che va cambiato.

E voi, credete veramente che un corrotto si manderà in galera con le proprie stesse mani, che un mafioso investa enormi finanze per infiltrare il potere pubblico per poi consentire che si elimini la mafia?

Se credete questo, allora non avete capito con chi avete a che fare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La politica, il metodo, le idee, le ideologie e il controllo della informazione

mercoledì, 13 aprile 2016

La scomparsa di Casaleggio viene abusata per interessi di parte.

Mi dispiace, perché la razionalità di Gianroberto viene confusa con l’ideologia, con le parti, la destra e la sinistra:
Casaleggio non era un ideologo, egli applicava il metodo razionale della informatica alla realtà umana.

La sua non era una idea, ma un metodo nato da una intuizione e condito da una idea buona.

Ogni tentativo di scardinare il sistema italiano della democrazia bloccata ha visto l’informazione e il suo controllo al centro di ogni iniziativa.

Berlusconi aggredisce la politica e la penetra proprio attraverso il mondo della informazione, essendone un imprenditore, un editore.

Scardina il controllo monocratico che la casta detiene in monopolio RAI proponendo una alternativa privata al monolite pubblico, controllato dai partiti.

La sua non era una idea, ma un metodo nato da una intuizione e condito da una idea buona.

La differenza sta tutta in un nome, che rappresenta la distinzione tra due metodi comparabili (sino ad un certo punto), ma non accomunabili:

Marcello Dell’Utri, l’organizzatore di Forza Italia e l’amico degli amici.

Lungi da me assimilare i due momenti storici e gli attori che li hanno incarnati, ma serve una comparazione storica per indicare come, in una democrazia, il controllo della informazione è il vero Grande Fratello, quel signore che in alcuni casi, oscura la verità per non doverla governare e in altri casi fa emergere la verità per governarla.

La differenza c’è e si vede pure.

Sarebbe un grave errore (voluto e volontariamente perseguito a fini di interesse di parte e di partito) quello di voler confondere le idee di Casaleggio con le ideologie:

serve solo a schierare tutto e tutti nel gioco del “dividi et impera”, robetta da politicanti di strada. elemosinanti della società che ambiscono a governarla.

A dimostrarlo è proprio quella riforma della “alternanza” voluta da centro destra e centro sinistra e utile a cristallizzare la politica sull’antagonismo e non sui problemi e le crisi che la politica dovrebbe invece governare.

Dividi il popolo e potrai farne quel che vuoi.

Ecco perché le accuse lanciate a berlusconi di essere un qualunquista mi fanno sorridere:

nulla di più sbagliato per un soggetto politico che ha perseguito la divisione del popolo sovrano e non la sua unità, la divisione dell’Italia e non l’unità degli italiani, nella menzogna politicamente corretta di un partito politico che porta il nome di Forza Italia.

Politicamente corretto, senzadubbiamente, nel pieno solco della casta politica italiana.

L’insegnamento di Casaleggio è invece qualcosa di profondamente popolare, umanamente popolare, di quel popolo che invece puzza al naso dei radical chic, di destra e di sinistra, troppo nobili per interpretare e servire un popolo così popolare, ma altrettanto furbi da volerlo ingabbiare e soggiogare.

Non tutti hanno sottolineato che l’opera di Casaleggio è stata un’opera a difesa della libertà, proponendo un sistema alternativo alla influenza di televisioni e giornali, partiti e sindacati, un metodo che nel mondo libero di internet, ha dato una vera rappresentanza alla volontà popolare, libera da deviazioni e interpretazioni.

E una cosa del genere è la realizzazione del dettato costituzionale, abiurato e depistato dalla partitocrazia, divenuta mafia aggressiva del sistema invece che traduzione e governo delle esigenze del popolo sovrano.

Il popolo è ignorante:

noi siamo la casta, i nobili, i ricchi, i soddisfatti, gli integrati e adattati.

Se non è discriminazione questa, non so quale sia il significato del termine discriminazione.

La libertà offerta e creata da Casaleggio è stata proprio quella di una scelta alternativa, veramente alternativa al sistema partitocratico, quello dei puzzolenti lontano un miglio che hanno la puzza sotto al naso.

Egli ha profanato il sistema cancerogeno della partitocrazia, delle mafie e della corruzione, sia morale che materiale.

Infatti l’altro elemento di distinzione tra la casta e il progetto Casaleggio sta proprio nella distinzione tra partito politico e movimento popolare come tra onesti e disonesti, corrotti e non corrotti, mafiosi e non mafiosi.

Questa distinzione ha messo in risalto e reso di pubblico dominio l’uso mafioso che si fa del potere pubblico, a danno della tutela e della difesa degli interessi del popolo sovrano.

E questo ha fatto incazzare tutta la casta, tutta la partitocrazia, tutti i corrotti e tutti i mafiosi.

Prova evidente della bontà del progetto, del metodo usato e della buona idea che ne è alla base.

Ha funzionato.

Casaleggio è uno dei pochi esseri umani, viventi e non (almeno sino a qualche giorno fa) che ha cambiato la realtà, l’ha modificata e piegata alla sua volontà, dimostrando così che i prepoteri e i prepotenti hanno tanto potere nei nostri confronti quanto siamo disposti a concederne loro.

In questo senso, Casaleggio ha insegnato qualcosa anche a me.

Nonostante restino le mie perplessità di una applicazione funzionale agli obiettivi e ai fondamenti del suo metodo:

le idee, specie e soprattutto quelle buone, camminano sulle gambe dei malcapitati uomini che le sorreggono ed io non vedo molti Gianroberto in giro.

Attenzione a questo passaggio:

la differenza tra un partito di sistema e un movimento popolare sta nell’esempio che danno i propri leader.

Il segno distintivo è proprio nella leadership intesa come capacità di emergere attraverso un consenso allargato e protetto e la capacità di emergere con i tesseramenti e le regole fatte apposta perché magnifici leader come Casaleggio non possano mai arrivare a gestire il potere pubblico:

immaginate solo per un momento cosa avrebbe potuto fare un leader come Gianroberto disponendo del potere pubblico quando aveva già dimostrato di poter cambiare radicalmente la realtà senza quel potere pubblico, con le sue sole mani, gambe e cervello.

Sarebbe stato semplicemente perfetto, impareggiabile, inarrivabile.

Avrebbe sottomesso il potere pubblico alla influenza del popolo, avrebbe realizzato la costituzione italiana (non nel senso formale, ma in quello sostanziale, reale) come mai nessuno aveva neanche mai provato a fare.

Ed è proprio questo che la casta partitocratica del dividi et impera teme di più:

porterebbe alla sua scomparsa definitiva, con la perdita dei motivi che la reggono e della distorsione delle regole che la sorreggono.

Mi piego in ginocchio dinanzi ad tale e nobile tentativo, davanti a questo sogno a questa speranza che io ho coltivato e sognato ogni giorno della mia vita.

Le idee camminano sulle gambe degli uomini.

Sono molto curioso di vedere quale leader, con quale intelligenza e con quale metodo continuerà questa immane e nobile opera di restaurazione della democrazia, della legalità, della onestà, in un paese paurosamente infiltrato e governato proprio dalla illegalità e dalla disonestà.

Son sempre pronto a cambiare idea su uomini e cose, a patto che essi cerchino e trovino la realizzazione dei loro progetti nella realtà.

Tutto il resto non mi interessa.

E non mi rende nemmeno felice.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x

Intercettazioni e Malapolitica sono Antitetiche

sabato, 9 aprile 2016

Torna di moda il refrain preferito dalla casta politica italiana:
limitiamo le intercettazioni“.

Questa posizione viene condivisa da una maggioranza-ombra di un governo-ombra che viola le regole democratiche:

il Patto del Nazareno.

Infatti, sono proprio Matteo Renzi e Silvio Berlusconi ad attaccare a testa bassa le intercettazioni come metodo investigativo e come strumento che renda di dominio pubblico metodi e prassi che la malapolitica italiana mette in atto nel governo della Cosa Pubblica, dimenticando appunto che essi governano la Cosa Pubblica e non una Cosa Privata o una Cosa Nostra.

Uno dei motivi di questo ragionamento è infatti il dimostrare che, oltre alla infiltrazione tipica e criminale delle organizzazioni mafiose ai poteri dello stato, esiste una infiltrazione di gruppi in accordo, di lobby e associazioni più o meno democratiche che originano una invasione di massa del potere pubblico per fini personali, famigliari, di partito, di loggia, di lobby, con tratti e percorsi del tutto simili a quelli delle mafie.

Una cosa è la rappresentatività a cui ogni parte sociale, politica, sindacale, economica e finanziaria ha diritto, ben altra è l’occupazione del potere che se ne realizza:

il potere pubblico è arbitro super partes delle corporazioni, non ne deve divenire mai parte monopolizzata da un ben determinato gruppo di potere e/o di pressione, magari sempre lo stesso, a danno della rappresentatività degli altri.

Cosa Pubblica è il significato stesso di una repubblica democratica, ne è la sua radice storica, lessicale, fenomenologica e terminologica:

res publica.

È Cosa Pubblica il governo di una democrazia, come esso venga realizzato, attraverso quali prassi, quali strumenti, quali metodi, quali accordi, quali maggioranze, quali selezioni e con quale discrimine.

Gli accordi politici sono Cosa Pubblica, al contrario di quel Patto del Nazareno segreto e mai pubblicamente chiarito, ma battezzato dall’alto rogito del terzo soggetto di questa analisi della malapolitica, del gruppo di potere che contrasta e odia l’uso delle intercettazioni:

Giorgio Napolitano.

È noto che Napolitano, stretto d’assedio da un dubbio atroce di tradimento dello stato in favore delle mafie, abbia fatto distruggere intercettazioni che lo coinvolgevano, impedendo così alla pubblica opinione, al popolo sovrano e alla magistratura ordinaria e anti-mafia di verificare se quelle conversazioni istituzionali fossero a carico o a discarico di eventuali responsabilità personali, umane, politiche e penali del Capo dello Stato.

Nel dubbio, siamo di fronte ad una negazione del rendere pubblico la Cosa Pubblica.

E questo è già grave, in questa sola dimensione.

Una Magistratura non messa in condizione di garantire Giustizia,
un comparto Sicurezza non messo in grado di garantire Sicurezza,
una Informazione politicamente controllata e relegata ai più bassi livelli nelle classifiche della Libertà di Informazione,
questa triade di poteri depotenziati, rappresenta la prova provata che la casta politica che governa Giustizia, Sicurezza e Informazione non sia interessata a normalizzare in senso di efficienza, verità e libertà.

Sono i politici a scrivere le leggi e governare la Pubblica Amministrazione e sono sempre i politici che hanno creato e mantengono un indirizzo politico non alternativo a se stesso, unico e universale, indipendente dalla alternanza dei partiti che siano al governo, un indirizzo politico cristallino e limpido (anche se originato in modo occulto e non pubblico) che impedisce la tutela e la difesa di diritti e interessi fondamentali, costituzionalmente originati e garantiti alla Giustizia, alla Sicurezza e alla Libera Informazione

Non per nulla, quello che sembrava essere in un primo momento un elemento di rottura di questo sistema, avvia la sua scalata politica al potere pubblico proprio come imprenditore della televisione, poi divenuto anche editore della carta stampata.

Sì, si tratta di uno dei componenti del patto del Nazareno:
Silvio Berlusconi.

Ma come, penseranno in molti:
questo post sembra un atto di accusa contro la casta politico-istituzionale?

Sì, infatti, lo è.

Con tanto di ragionata difesa delle motivazioni che costringono od estorcono certi comportamenti antidemocratici ai politici italiani.

-1 -
Perché i politici non regolamentano l’accesso e l’influenza al lavoro pubblico delle lobby economiche e sociali?
Perché non fanno emergere queste corporazioni che in modo del tutto lecito e legale ed in forza di diritti assolutamente comprensibili, condizionano o tentano di condizionare le scelte dei governi e dei parlamenti di tutto il mondo?

Queste domande pretendono risposte per capire quali sono gli obiettivi reali dei partiti e dei politici in Italia.

Ovvio che le pressioni e i tentativi di condizionamento della politica da parte di agenti e gruppi economici e finanziari sono direttamente proporzionali agli interessi in gioco.

Ovvio che ogni lecita e legale esigenza corporativa debba essere rappresentata in uno stato democratico attraverso la regolamentazione del suo accesso al potere pubblico e nelle relazioni pubbliche e trasparenti che deve avere con il potere pubblico al fine di proporre e sostenere le proprie ragioni.

Di conseguenza regolamentare questo accesso e questa partecipazione democratica delle corporazioni del paese alla vita dello stato diviene un dovere, a meno che, non sia il fine di fasciare, legare e unire le corporazioni di un intero paese per renderlo forte e libero il fine ultimo della politica, ma sia invece quello di sottoporli ad una selezione di tipo diverso, con un discrimine che sia utile alla partitocrazia in quanto trappola estorsiva mafiosa piuttosto che alla partitocrazia come elemento di traduzione e governo delle esigenze e volontà popolari, economiche e finanziarie.

E quale potrebbe essere questa selezione, quale il discrimine?

Beh, basta leggere i giornali che pubblicano le intercettazioni per saperlo:

il discrimine è la corruzione politica, personale e di partito, di gruppo e di lobby politica segreta.

Quale altro discrimine giustificherebbe quel muro di gomma politico e burocratico che si trovano dinanzi quotidianamente cittadini, imprenditori, lavoratori, quel muro così sordo e cieco che però parla e sembra dire a tutti:

e io, cosa ci guadagno?

Questo muro sembra dire:

per ottenere voti che garantiscano la mia continuità e la continuità dei rapporti che abbiamo instaurato con le corporazioni sociali ed economiche del Paese Reale servono posti di lavoro da scambiare con consenso e voti da vendere e/o scambiare per acquisire quella capacità economica e finanziaria di spesa che esige una campagna elettorale all’italiana.

Vuoi un posto di lavoro, una autorizzazione, una licenza, un appalto?

Tranquillo:

ho tutte le sguattere e i servi che servono per raccogliere le tue esigenze attraverso il prezzo e il discrimine della corruzione morale e materiale della casta politica.

Così, controllando l’accesso al mondo del lavoro, la casta controlla il consenso popolare e scippa la sovranità.

Così, controllando l’accesso al mondo degli appalti, delle licenze, delle autorizzazioni, delle forniture di beni e servizi alla Pubblica Amministrazione, la casta controlla il consenso delle categorie economiche, sociali, associative, corporative e finanziarie al potere e al danaro pubblico.

Per me, una condizione del genere, rappresenta solo una mafia come tante altre, metodo associativo che pare avere molto successo in Italia:
ci si associa e si sta insieme solo per fottere il prossimo e non per garantirlo e difenderlo, nello stesso modo in cui si pretende di essere garantiti e difesi da lui.

Il debito pubblico italiano così come la spesa pubblica, in questa ottica, sembrano composti e originati proprio dalla volontà politica di abusare del danaro pubblico per creare orticelli clientelari e non offrire servizi fruibili, accessibili, trasparenti, efficienti ed efficaci alla cittadinanza:

il corto circuito del do ut des sposta sugli interessi personali e di parte il motivo primo e ultimo del governo della Cosa Pubblica.

Ma gli interessi personali e di parte sono leciti e vanno rappresentati.

Certo, ma è il modo, è il metodo che cambia tutto, che ruba tutto, diritti e benessere, servizi e welfare, appalti e lavoro.

E vi meravigliate che esistano differenze economiche e sociali importanti in un paese così governato?

Ma se è proprio questo l’indirizzo, l’obiettivo e il fine della casta politica!

L’unità del paese è messa in dubbio?

Beh, dividi che ridividi, metti in concorrenza e l’un contro l’altro armato e imperare sarà un gioco da ragazzi.

- 2 -
Perché i politici non eliminano la mafia, l’usura, il crimine, l’illegalità diffusa e la corruzione?

La risposta mi sembra più che evidente.

Perché è la casta della pagnotta:

io rubo
tu rubi
egli ruba
noi rubiamo
voi rubate
essi rubano

Soprattutto rubare impuniti, inascoltati, non intercettati e indagati.

Rubano e fanno rubare, come elemento di selezione e discrimine per l’accesso alla casta:

solo se hai cattive intenzioni entri nella casta, i bene intenzionati, o finiscono mobbizzati e minacciati, ricattati e dossierati, o non entrano affatto.

In questa realtà, il diverso, l’anormale, il criminale, l’asociale e il disadattato è chi non ruba, è relegato al ruolo di rompicoglioni di scemo del paese delle meraviglie mafiose.

Tutti rubano?

Nessuno ruba.

Tutti rubano?

Allora si applica il metodo democratico della maggioranza per garantire che i ladri rubino e restino impuniti:

è la rappresentazione della distorsione del metodo democratico delle maggioranze, nel quale se tutti sono mafiosi, nessuno è mafioso, se tutti sono corrotti e corruttori, nessuno è corrotto e corruttore.

Spostando l’asticella del limite della Legalità, si ingloba tutto ciò che è illegale, dichiarandolo legale.

Ma è mica questa politica al servizio dei cittadini:

è “politica” posta arbitrariamente al servizio del crimine, della illegalità, della insicurezza dei cittadini.

Vi meravigliate che imputati di gravi reati o in odore di mafia siedano nei programmi RAI e nelle aule universitarie?

Rubare e uccidere ma restare ugualmente impuniti è mica cosa da tutti:

è arte che va insegnata nelle scuole, alla tv, nelle università, va tramandata per garantire un Paese sottomesso al crimine, alla malapolitica, alle mafie, alla corruzione morale e materiale.

Il sistema funziona e produce ricchezze immense solo per chi accetta di pagare una mazzetta per avere un lavoro o una autorizzazione, una licenza o un appalto e chiuda non un occhio, ma ambedue sulle illegalità del suo prossimo, dimostrando il metodo omertoso come metodo mafioso:

una mafia socializzata, sistemica, omologata e statualizzata.

Guai a criticare questo metodo:

sarai relegato nel mondo dei gufi, degli incazzati, dei frustrati e dei demoralizzatori del sistema Italia, di chi infanga il buon nome dell’Italia.

Il paradosso dell’abuso di potere da parte di un fenomeno mafioso risulta sempre essere una accusa di questo tipo, fondata nel correttamente politico delle mafie nostrane:

il sistema funziona e produce ricchezza e benessere, dovete adeguarvi o beccarvi l’accusa d’essere un limite alla crescita e al benessere italiano.

Fa nulla che sia una crescita originata in modo criminale, criminoso e criminogeno, non importa che sia interpretata dal metodo e dal comportamento mafioso.

Fa niente che uno stato democratico abbia come ragione di vita l’esatto opposto di un comportamento criminale e mafioso.

Tutti quelli che non si sottomettono a questo dogma mafioso e corrotto sono sottoposti invece alla dura e pura applicazione della legge e se si lamentano, rischiano grosso:

queste mafie sono pericolose esattamente come le mafie tradizionali.

Queste mafie esercitano il potere pubblico e possono rendere la vita impossibile a quella interpretazione della cittadinanza onesta, leale e corretta che le avversa, che le limita.

Possono uccidere senza sparare un colpo:

basta impedire l’accesso a lavoro e benessere ed il risultato ottenuto è maggiore di una bomba della mafia terrorista.

Ma possono agire in modo anche diverso:

tu che mi hai chiesto un posto di lavoro pubblico, confortevole e senza grossi carichi di lavoro hai accettato il do ut des ed ora fai parte della nostra mafia, ne sei associato, per cui, abusa del potere pubblico al quale io ti ho dato accesso per favorire i miei amici e distruggere i miei nemici, altrimenti, i tuoi figli non avranno accesso al mondo del lavoro e il tuo lavoro diventerà improvvisamente un inferno insopportabile.

Eppure, cancellare letteralmente una organizzazione mafiosa è cosa da 5 minuti, se si guarda alla responsabilità penale dei comportamenti personali, così come recita l’articolo 27 della costituzione italiana:

basta istituire il Reato di Comportamento mafioso, attraverso il quale si colpisce in via ordinaria e con magistratura ordinariamente anti-mafia tutti gli attori della ingerenza mafiosa nei fatti privati e pubblici della vita italiana.

Non si avrebbe così l’onere della prova per l’affiliazione alla associazione mafiosa per politici, burocrati, imprenditori e per gli stessi mafiosi.

Si spezzerebbe in un sol colpo il papello che contiene un accordo mica tanto segreto tra istituzioni politiche e organizzazioni mafiose, con il risultato che mafie e partiti diverrebbero dei nemici reciproci e non degli amici di merende.

Ma no, questo clima di avversione, di astio e di odio è da evitare, diranno i politici.

E certo:

altrimenti non si ruba più!

Infine, possiamo affermare e senza tema di smentita che indagini della magistratura, contrasto alle mafie, alla evasione fiscale e alla criminalità sono azioni governate dalla Pubblica Amministrazione che si dimostrano antitetiche alla malapolitica nella realtà, senza alcun dubbio.

L’avversione, l’astio e l’odio che i politici dimostrano pubblicamente e senza remore o vergogna avverso alle intercettazioni, racconta questa misera e miserabile storia di una banda di furbetti del quartierino infiltrati nel potere pubblico per fare della Cosa Pubblica, una Cosa opaca, ombrosa, non trasparente, illeggibile agli investigatori e alla opinione pubblica, ai controlli e alla vigilanza internazionale ed europea, utile all’arricchimento personale, di lobby, di partito e di mafia.

Spero finiate tutti in galera, magari per sempre, ovvero in fila a ridosso di un muro, in attesa di un plotone di esecuzione che uccida la vostra profonda avversione alla Verità, alla Libertà, alla Legalità e alla Onestà.

E non è detto che, prima o poi, non possa godere di questo magnifico spettacolo.

Dalle e dalle, ce spezze pure ‘u metall.

Non so se avete capito che siamo indignati, offesi, traditi, stanchi, aggrediti da una crisi orrenda, derubati dai parassiti del sistema e dai ladri impuniti e da chi ha giurato di difendere l’interesse italiano dai ladri, dai corrotti e dai mafiosi e invece pare intenzionato solo a chiudere la bocca alle inchieste giornalistiche e alle indagini di forze dell’ordine e magistratura per non far conoscere la Verità.

Ve lo dico un po più chiaramente:

Avete rotto il cazzo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Non si tratta con mafiosi e terroristi

venerdì, 4 marzo 2016

Uno stato di diritto, che si autodefinisca democratico, repubblicano, libero e liberale, può scendere a patti e trattative con mafie e terrorismo?

Questa domanda non è retorica:

è invece una accusa ben precisa.

Tralasciando momentaneamente la squallida e vile vicenda della Trattativa stato-mafia che ha svenduto sovranità ed esercizio del potere esecutivo e legislativo alle mafie italiane, concentrerò la mia attenzione nelle vicende che vedono italiani rapiti dalle mafie musulmane e dal terrorismo islamico.

Il 4 febbraio 2005 viene rapita dall’Organizzazione della Jihad islamica Giuliana Sgrena, mentre si trovava a Baghdad.

Per la sua liberazione lo stato italiano paga ai terroristi islamici (questa frase mi da i brividi e un certo senso di profonda nausea) un riscatto per la liberazione della Sgrena di oltre 5 milioni di euro.

L’auto su cui viene trasferita la Sgrena dopo la sua “liberazione” viene bersagliata da soldati americani con non meno di 3-400 colpi:

nel tiro al bersaglio americano perde la vita Nicola Calipari e viene ferito Andrea Carpani, entrambi funzionari del SISMI.

Nei nostri giorni, Fausto Piano e Salvatore Failla, due dei quattro ostaggi italiani in Libia che sarebbero stati dapprima rapiti da una banda mafiosa e poi “ceduti” (leggi venduti) alle bandiere nere di Sabrata, vengono uccisi da unità miliziane fedeli al governo di Tripoli, quello non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Oggi, apprendiamo che gli altri due ostaggi italiani (Filippo Calcagno e Gino Pollicardo) in mano alle mafie musulmane e al terrorismo islamico sono stati rilasciati.

L’intera operazione pare sia costata 12 milioni di euro, forse inizialmente versati per sbaglio e in parte al loro autista (complice dei mafiosi che li rapirono, ma non dei terroristi ai quali furono venduti).

Il 1º agosto 2014 intanto, venivano rapite Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuto ad Aleppo in Siria, durante la guerra civile siriana e nel territorio controllato dai ribelli siriani, alleati dell’ISIS.
Greta Ramelli e Vanessa Marzullo è stato un caso di sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuto ad Aleppo, nel nord della Siria, la notte fra il 31 luglio e il 1º agosto 2014, dove da tempo combatte l’Esercito siriano libero, nella fase più cruenta della Guerra civile siriana; vittime del rapimento sono state le due cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, entrambe ventenni[1]. Le due ragazze sono state liberate il 15 gennaio 2015 a seguito di una lunga trattativa fra con il Fronte al-Nusra e, anche se non confermato ufficialmente, dietro il pagamento di un riscatto.
Vengono “liberate” il 15 gennaio 2015 a seguito di una lunga trattativa fra con il Fronte al-Nusra dietro il pagamento di un riscatto di 12 milioni di euro (talune fonti musulmane citano 20 milioni).

Cosa possiamo dedurre da queste vicende?

1)
lo stato italiano paga il riscatto a mafiosi musulmani e terroristi islamici per liberare cittadini italiani sequestrati proprio a scopo di riscatto;

2)
il costo unitario pagato dallo stato italiano è di 6 milioni di euro per un singolo rapito e 12 milioni per due rapiti;

3)
esiste quindi un consolidato rapporto tra le istituzioni italiane con i mafiosi musulmani che sono legati alle mafie che inondano l’Italia di clandestini (pagano singolarmente circa 4 mila euro il viaggio verso l’Italia), e tale rapporto è consolidato e continuo, con tanto di catalogo prezzi, qualunque siano le sigle e in qualunque parte del mondo arabo e musulmano avvengano queste trattative.

Sorge spontanea la domanda:

che stato di diritto è questo?

Uno stato che tratta e svende la sovranità popolare a mafie interne ed esterne e terrorismo interno ed esterno?

Non dimentichiamo infatti, che il terrorismo islamico agisce nel nostro paese e gli allarmi lanciati dagli organismi antiterrorismo confermano l’altissimo rischio che vive l’Italia.

Ma, lo stato, non dovrebbe difendere la Sicurezza Interna ed Esterna del paese (nazione, patria)?

E invece, cosa fa?

Scende a patti e compromessi con i nemici della sicurezza interna ed esterna italiana?

Finanzia le mafie e il terrorismo?

Non meraviglia se, di fronte a tale vile pronazione al terrore i soldati americani e le milizie anti-ISIS bersaglino il frutto di un tale tradimento.

Attenzione a questo passaggio:

in un teatro di guerra al terrore globalizzato, ogni finanziamento al terrorismo islamico può essere visto e punito come un tradimento.

E, per dirla proprio tutta, anch’io penso che sia un tradimento del popolo, del territorio e del giuramento di fedeltà allo stato italiano finanziare e scendere a compromessi, patti e trattative con i suoi principali nemici:

così son bravi tutti a governare e lo sarebbe persino un bimbo di due o tre anni.

Sapete qual’è il problema della casta politica italiana?

Il problema è che NON HANNO LE PALLE, per vivere come per governare e difendere la vita altrui.

E questo è un fatto grave e serio.

Questo è un gravissimo atto di tradimento ed andrebbe perseguito e inibito.

Gustavo Gesualdo
spacciatore di palle
cacciatore di pallisti