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Analisi del voto amministrativo – maggio 2011

mercoledì, 18 maggio 2011

Le seguenti considerazioni, prendono spunto dall’analisi del voto amministrativo al fine di disegnare il futuro andamento politico in Italia.

Ha vinto il PD?

Ha perso il PDL?

Vincere a Torino con un candidato come Fassino ed a Milano con un candidato come Pisapia può anche rappresentare una “vittoria” per il PD.

Ma va considerato che questa vittoria è avvenuta in assenza di candidati giovani e capaci, alternativi alle immortali figure di una sinistra che è vecchia e stantia, una vittoria che porta il PD ad una “vittoria di Pirro”, se si considera che il passo successivo non è quello di aprire finalmente ad una generazione di giovani politici talentuosi, ma è quello di scoperchiare le bare del passato per riportare in vita veri e propri zombie politici.

Non si vedono molti Matteo Renzi nel PD, anzi, non se ne vedono affatto.

D’altro canto, se Atene Piange, Sparta non ride mica.

Anche la PDL mostra segni di una assenza di rinnovamento interno, e presenta anch’essa una assenza di candidati giovani e capaci, che vivano di luce propria piuttosto che di luce riflessa del Cavaliere.

In molti casi, anche nel passato recente, candidati talentuosi della Lega Nord hanno sopperito molto bene a questa carenza, portando al governo di regioni importanti come Piemonte e Veneto, due figure politiche e di governo di grande valore:

Luca Zaia e Roberto Cota.

Ma, la “cura leghista” non piace ad una certa parte del PDL, ed il risentimento di questa poco talentuosa fazione è certamente leggibile dal dato elettorale emerso dalle urne:

preferiscono rischiare di perdere le elezioni piuttosto che “passare” le candidature a chi ha uomini adatti a ricoprirle.

Forse, è in questa chiave di lettura che si comprende meglio l’anomalia emersa dalle urne in questa tornata elettorale, in specie se si guarda al notevole ritardo con cui si è trovato l’accordo per le candidature fra Lega e PDL in alcune città.

A Bologna e Milano, Lega e PDL dovevano e potevano vincere, e non perdere, come è invece avvenuto.

A Milano, la causa della debacle, sembra ritrovarsi nella ricandidatura di una trita e ritrita Moratti, poco affascinante ed affatto carismatica, politicamente parlando.

Un altro segno di questa “stanchezza” del candidato PDL a Milano si legge nel fatto che Ferrante e Pisapia abbiano incontrato un consenso eguale anche se a distanza di cinque anni l’uno dall’altro:

sono gli ottantamila voti che mancano all’appello nella PDL la vera differenza.

Non è la crescita della coalizione del centrosinistra il motivo della sconfitta elettorale del centrodestra a Milano, così come in altre città.

A Bologna invece, la causa della sconfitta, sembra vada ricercata nel mancato entusiasmo elettorale di una parte del PDL nel supportare la candidatura leghista.

A Torino l’analisi della sconfitta elettorale, passa su due fattori differenti da quelli già citati:

il fattore emotivo Chiamparino e la stratificazione ben radicata della sinistra nella città.

Disfatta totale e senza giustificazioni invece per il terzo polo di Fini, Casini e Rutelli che hanno verificato che il loro pollo non raggiunge la dignità del terzo gradino politico, semmai, dell’ultimo.

La vera novità del dato che emerge da queste elezioni ammiistrative sta nella crescita complessiva di quelle forze politiche che, indipendentemente dagli schieramenti opposti nei quali militano, offrono analoghe posizioni di tutela di interessi come la Sicurezza e la Giustizia ed altrettanto analoghe posizioni di contrasto ed ostilità alle organizzazioni mafiose, alla illegalità diffusa ed al dilagante fenomeno della corruzione:

Lega Nord, Italia dei Valori e Movimento 5 Stelle.

Questo “Polo della Sicurezza e della Giustizia”, raccoglie un consenso interessante, consenso che fa ben sperare nel futuro di questo paese, un paese che è profondamente mafioso e corrotto, oltre che strangolato dalla illegalità.

La crescita complessiva di questo fronte politico disomogeneo è il vero motivo conduttore di questa tornata elettorale, benchè esso sia pressochè ignorato dal mondo della informazione, evidentemente poco libera rispetto ai monoliti PDL e PD, entrambi in aperta crisi politica, sia pure per motivi profondamente diversi.

Taluni osservatori politici vogliono indicare in questa crisi dei due grandi partiti di riferimento, una crisi del sistema bipolare.

Ma è invece proprio la disfatta del terzo polo a validare l’attuale sistema bipolare, all’interno del quale però, esiste ancora una certa immaturità nel considerare meglio candidature politiche di certo valore, sia pure espresse dalle minoranze interne ai partiti di riferimento, ovvero espresse da altre componenti politiche polari secondarie.

Manca la ragionevole maturità nel credere che, per vincere, bisogna puntare su soggetti giovani capaci di governare, piuttosto che rischiare di perdere, per impedire squilibri nella gestione interna dei partiti di riferimento.

In questo caso, possiamo ben dire che, se i monoliti politici-maometto non andranno alla montagna-popolo, non sarà certamente la montagna-popolo ad andare da loro.

Una cosa è la leadership carismatica a livello nazionale e ben altra cosa è invece il buongoverno a livello locale.

Piccole regole inesplorate dal bipolarismo italiano, immaturo e ancora non completamente formato ed educato.

Poichè è pur vero che, “fra due litiganti il terzo gode”, come nel caso di De Magistris a Napoli.

Fine della lezione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

O noi, o loro.

venerdì, 10 dicembre 2010

Il tradimento finiano cerca di “atterrare” l’orso Berlusconi e di travolgere alleanza e maggioranza di governo in una crisi politica drammatica, insensata ed ingiustificata, oltre che egoistica e pervicacemente maligna.

E invece ….

E invece va in mille pezzi il Partito Democratico, in perenne crisi di consenso e “rottamato” dai nuovi politici della sinistra italiana come il leader dei rottamatori, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che va a cena a casa di Berlusconi, ad Arcore, poichè probabilmente preferisce dialogare con Silvio Berlusconi piuttosto che con Bersani, D’alema, Casini, Fini e rottami politici vari ed eventuali.

E invece si smonta l’Italia dei Valori, divisa in una sempre più evidente crisi di identità che la vede collocata erroenamente a sinistra, quella sinistra che detiene il record italiano di enti commissariati per infiltrazioni mafiose, quella sinistra che tenta di fermare il governo che sta uccidendo le mafie.

E invece si spacca il fronte anti-Berlusconi, nella meritoria riflessione di coloro i quali sono dotati di un cervello sano e razionale e vedono chiaramente come non vi sia una possibile alternativa alla premiership berlusconiana, che unica garantisce la continuità e la stabilità governativa in questo paese.

Il nuovo che avanza nel paese tenta di rottamare il vecchio marciume politico della restaurazione conservativa, sia a destra che a sinistra.

Il nuovo che avanza non demonizza l’avversario, non tradisce gli alleati, non rinnega la parola data, non contrasta le mafie a parole, ma nei fatti, non divide ma unisce, non distrugge ma crea ricchezza e benessere.

Il nuovo che avanza non teme le elezioni proprio perchè sa che il popolo sovrano ha capito da quale parte stare, perchè i giovani politici sanno stare insieme per costruire e non associarsi per distruggere, come invece testimonia pubblicamente il cartello dei vecchi politici fini-casini-rutelli.

Il nuovo che avanza sa che l’unica strada percorribile per salvare il paese è il federalismo, è l’efficenza della pubblica amministrazione, sa che per realizzare un futuro di benessere e di sicurezza, occorre escludere gli incapaci, gli inetti ed i traditori dalla dibattito politico sano e costruttivo, al fine di impedire di nuocere al paese ed al sistema paese.

Il nuovo che avanza non scende in piazza a protestare inutilmente, ma lavora per risolvere i problemi della gente qualunque.

Il nuovo che avanza vuole rottamare un passato che è solo da dimenticare.

Il nuovo che avanza vuol vivere libero e sicuro in un paese ricco e ben protetto.

Il nuovo che avanza ne ha le scatole piene della politica del ricatto e della estorsione.

Il nuovo che avanza esige e pretende che l’unico interesse da difendere e tutelare sia l’interesse ed il diritto comunitario delle famiglie come delle aziende italiane di avere un governo forte e stabile un governo che garantisca continuità nel tempo, per superare il mare agitato della crisi socio-economico-finanziaria che rischia di metterci tutti in ginocchio.

Il nuovo che avanza difende quel patto sociale che Lega insieme famiglie ed aziende, e che solo conduce il paese verso un futuro di ricchezza e di benessere.

Il nuovo che avanza non ne può più degli avanzi e dei rottami che vengono da un passato tutto da dimenticare, laddove si copriva il rischio finanziario di impresa solo di “alcune” aziende private con i danari pubblici, si provvedeva a finanziare l’assistenza sociale con i soldi della previdenza sociale (lasciando così in mutande i pensionati), si imbottivano i divani di frusciante danaro rubato alla cura della salute dei cittadini, si emettevano mandati di cattura di pericolosi criminali mafiosi che non venivano mai arrestati, non ne può più di quel passato di professionisti della politica che nessuno vuol più rivivere, nessuno si augura più di incontrare, nessuno vuol più pagare sulla propria pelle, sulla pelle dei propri figli e sulla pelle della libera iniziativa privata che unica produce ricchezza e lavoro in questo paese.

Il nuovo che avanza chiede di cambiare questo paese per trasformarlo in un paese ancor più avanzato ed ancor più civile, più libero e più ricco, sempre meno mafioso e sempre meno fannullone e parassita.

Ora, è venuto il momento di schierarsi:

o con il futuro del nuovo che avanza,

o con il nulla di un passato che non comprende quando è venuto il momento di farsi da parte, per il bene del paese, per il bene di tutti.

Avanti, allora, con o senza di loro.

Avanti allora:

O noi

O loro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il mio nome è Nessuno. Ma Chiamatemi Presidente.

giovedì, 2 dicembre 2010

Esiste uno schieramento politico trasversale in Italia che punta alla conservazione di un modello statale sprecone e costoso, di un centralismo che nasconde mille rivoli di spesa incontrollata, di uno status quo della casta politica eletta nel meridione che resta assolutamente irresponsabile rispetto al disastro della questione meridionale e certamente responsabile rispetto alla questione settentrionale.

Esiste un modus operandi occulto ad escludendum della Lega Nord di Umberto Bossi, un fumus persecutionis che vuole conservare un nord ricco e produttivo ridotto in schiavitù di un sud che distrugge enormi risorse e produce illegalità diffusa e mafie.

Questo schieramento tenta il golpe bianco ai danni del governo italiano puntando a renderne instabile la maggioranza politica, ed in particolare, cercando di ostacolare in tutti i modi quell’alleato che garantisce continuità e stabilità governativa, che testimonia lealtà ai patti sottoscritti in campagna elettorale, che resta fedele alla sovrana volontà popolare, che opera per la distruzione definitiva delle organizzazioni mafiose, che offre un ottimo esempio di eticità e di moralità applicata nell’amministrazione della cosa pubblica:

la Lega Nord di Umberto Bossi.

In questo quadro, l’anti-berlusconismo, la questione meridionale e la questione morale risultano essere dei miseri espedienti che celano i veri obiettivi politici di questo golpe bianco, che non opera «al fine di mutare la Costituzione dello Stato italiano e la forma di governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale», ma opera certamente al fine di conservare privilegi, poltrone, incapacità ed irresponsabilità della casta politica attraverso l’abbattimento di quel governo che uccide le mafie e riforma il paese.

Un golpe bianco che impedisce il mutamento, per conservare poteri e privilegi inauditi, e continuare a gestire la cosa pubblica irresponsabilmente.

Lo schieramento del golpe bianco gioca pericolosamente con il precario equilibrio istituzionale, gioca drammaticamente con il futuro di questo paese, gioca sporco sulla testa di quei cittadini che pretendono di rappresentare.

L’attacco al buon governo ed al riformismo leghista si svolge con cinica pervicacia.

L’attacco al nord che produce ricchezza si evidenzia nel celato ricatto secondo il quale, il nord deve continuare a provvedere al mantenimento di tutto e di tutti, senza avere il diritto di governare il paese, di cambiarlo, di riformarlo.

Questo golpe bianco della restaurazione conservativa va isolato e depotenziato, va ridotto alla impossibilità di nuocere al paese, va ricondotto ad un concetto di legalità istituzionale autentico, secondo il quale, uno sparuto gruppetto di parlamentari, non può godere dell’alto riferimento istituzionale come del prestigio e del potere della presidenza della camera dei deputati.

Questa guerriglia politico-istituzionale va immediatamente fermata.

Questi guerriglieri balneari, questi pirati stagionali, questo schieramento del nulla politico, questa modalità di intervento politico smodato ed irresponsabile nella vita del paese va isolato e non riprodotto od avallato.

Se alle opposizioni politiche può far comodo il mare agitato di una crisi politica che si insinua pericolosamente nella generalizzata crisi socio-economica che vive il paese, questo non può essere motivo sufficente per offrire contributi ed appoggi insperati alla disperazione di questa guerriglia balneare.

L’anti-berlusconismo tiene insieme questa accozzaglia politica?

La maligna avversione al riformismo leghista offre motivi politici per stare insieme-contro invece di individuare e perseguire quei motivi per stare insieme al paese, condividerne il momento di grave difficoltà e offrire serie vie d’uscita e di difesa?

Abbattere il governo Berlusconi per far cosa?

Per mettere su l’ennessima alleanza di disperati per un governicchio dei ricatti e delle beghe che cadrebbe al primo scandalo come è accaduto a tutti i governi senza la guida berlusconiana?

Nessuno di questi guerriglieri balneari e di questi pirati stagionali ha potere e prestigio sufficente per garantire stabilità e continuità di governo al paese.

Nessuno schieramento nato dalla voglia di distruzione potrebbe costruire alcunchè.

Mettete sotto l’albero di Natale l’orgoglio ferito, guerriglieri balneari & pirati stagionali, poichè il nord è veramente stanco.

E il Nord, non è un signor Nessuno, ma è quel galantuomo che nonostante tutto, consente a tutti di mettere un piatto a tavola in questo paese.

Non esagerate, altrimenti oltre al piatto, potreste perdere anche tavolo e sedie, pignorati da quella miseria politica, morale e materiale che alimentate tanto volentieri.

Comprese quelle comode poltrone del potere che vi piacciono tanto e delle quali, Nessuno vuol rinunciare.

Il mio nome è Nessuno.

Ma chiamatemi Presidente ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Questo matrimonio non s’ha da fare né domani né mai ….

domenica, 14 novembre 2010

L’instabilità politico-istituzionale che mira volontariamente a minare la continuità e la stabilità del governo in Italia continua a manifestarsi con fenomeni di cannibalismo incivile, di bandistismo e di pirateria politica.

Il grado di inciviltà giuridica, di immaturità umana e di irresponsabilità politica che scuote il sistema democratico, qui e adesso, ha raggiunto livelli di scabrosità e di squallore indicibile, ingiustificabile, inaccettabile, irricevibile.

Il livello di guardia democratico è stato grandemente superato e la situazione politica verificatasi dopo il tradimento finiano ha reso instabile il sistema democratico creando un precedente di prassi procedurale nella “contrattazione politica” molto pericoloso e reazionario, oscurantista e parruccone, termini sinonimi fra di loro e contrari ai termini riformista e progressista.

La contrattazione politica nelle alleanze di governo che si presentano agli elettori con un programma di governo da attuare e realizzare viene grandemente pregiudicata da questa prassi reazionaria che pretende di cambiare regole, schieramenti ed alleanze durante il mandato elettorale che ha validato una maggioranza di governo a governare.

Da oggi in poi, grazie a questo precedente pericoloso, chiunque ed in qualunque momento è autorizzato a “scomporre” la maggioranza di governo in virtù di interessi di parte che nulla hanno a che fare con l’interesse generale, l’interesse pubblico e l’interesse del popolo sovrano nelle nucleazioni fondamentali di famiglie ed aziende.

Questo “mischiare le carte”, questo confondere gli obiettivi comuni, questo disordinare ogni regola a partire da quella base della convivenza civile, a sua volta connotata dalla lealtà alla parola data, dalla correttezza dei conseguenti comportamenti politici e dal concetto ormai infranto (definitivamente?) di responsabilità politica ed istituzionale (quotidianamente violata e violentata, piegata ed abusata a miserabili interessi di parte politica e alle ormai smisurate ambizioni personali del reazionario di turno), questo ingarbugliare mirato a sovvertire la già espressa volontà popolare che indicava chiaramente uno schieramento politico composto di alleanze fra parti politiche che si impegnavano a governare per tutto il mandato, guidando l’esecutivo al fine della realizzazione di quella programmazione elettorale sottoposta all’elettorato e premiata dal responso dell’urna, questa ormai consolidata prassi del tradimento politico ed istituzionale a fini non compresi in quella progammazione, questo brigantaggio politico si rende responsabile della instaurazione di una prassi secondo la quale, nulla è sicuro, nulla è programmato, nulla è certo.

Nella trasposizione di quella incertezza del diritto e della pena che impera da sempre nel nostro paese, questa novella incertezza politico-istituzionale, istituzionalizza appunto il tradimento come metodo di contrattazione politica che tende a superare il mandato elettorale ed il patto sottoscritto.

Inizia un’era in cui l’incertezza assurge a valore (che squallore inumano: l’incertezza che sale al grado di “valore”!) e diviene asse trasversale a tutte le regole che accreditano il patto fondante di ogni società:
l’interesse comune, certamente riconosciuto, certamente realizzabile, certamente inquadrabile in un ambito di norme e regole scritte e non scritte e fondanti una comunità umana condivisa e condivisibile.

Ogni nuova alleanza elettorale d’ora in poi dovrà fare i conti con questo nuovo assioma, questo nuovo principio della incertezza nel futuro e della relativa mancanza di speranza, ormai divenuto prassi consolidata e consuetudine superante i limiti della valorizzazione legislativa (secundum, preter o contra legem), divenendo essa stessa regola sopra le regole, norma sopra le norme e, addirittura, “valore di riferimento”.

Ogni nuova coalizione di governo, ogni nuovo premier, ogni nuovo esecutivo chiamato a governare non potrà garantire continuità e stabilità nel governo del paese proprio a causa di questa incertezza, di questo nuovo valore di riferimento.

Cosa che, a dire il vero, avveniva anche nel passato, soprattutto nelle coalizioni di governo del centro-sinistra, laddove il premier era “incerto” e cambiava spesso e volentieri durante il mandato (governo Prodi-D’alema-Amato) e il programma era “incerto”, poichè continuamente attaccato dall’interno della stessa maggioranza (si fa rifermimento a quelle storiche manifestazioni di gruppi parlamentari della coalizione di governo che scendevano in piazza per manifestare contro l’azione del governo, del “loro” governo).

Il fatto nuovo è che questo “virus della irresponsabilità ed immaturità politica” ha aggredito violentemente anche l’altra polarizzazione politica, quella del centro-destra, l’unica sinora capace di garantire polarizzazioni politiche finalizzate alla formazione di governi stabili e continui.

Il fatto nuovo è che questo virus ha ormai contagiato gran parte del sistema politico, fatta eccezione per l’unico movimento politico che tutte le parti politiche ricercano per le sue “uniche” qualità di lealtà e correttezza rispetto alla parola data e di cui nessuno però, vintende pagare il conseguente prezzo politico di supporto alle progettualità ed idealità che lo identificano:
esso è la lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

E’ la donna più bella, più attraente, più leale e corretta che esista, ma è anche la donna che nessuno vuol sposare.

Ed è proprio il matrimonio l’elemento base del nostro sistema in profonda ed aperta crisi.

Ed è proprio il matrimonio fra un uomo e d una donna, il matrimonio fra due partiti politici, il matrimonio fra due aziende cointeressate, il matrimonio fra gruppi sociali che condividono stili di vita comuni, è proprio questo concetto fondamentale di matrimonio ad essere messo in crisi.

E’ lo stare insieme, è l’incapacità di unirsi seriamente e lealmente in matrimonio che corrode profondamente la nostra comunità nei tempi moderni, è il rispetto dei reciproci interessi, delle reciproche esigenze, dei reciproci stili di vita che viene messo in gioco, in virtù di una incredibile prassi consuetudinaria nella quale ad avere ragione, erano sempre i furbi e non i leali, erano sempre i disonesti e non gli onesti, erano sempre i parassiti e non gli utili al sistema.

Ci si è dimenticata la regola d’oro che pretende che i panni sporchi vadano lavati in casa e non esposti pubblicamente quasi fossero trofei sportivi.

Ci si è dimenticata quell’analisi dell’esperienza comune che fece un tal Giuseppe Capograssi, magnifico uomo, filosofo e giurista che definì la difficoltà dell’unirsi e dello stare insieme più di chiunque altro.

E’ un invito alla lettura, questo:

Analisi dell’Esperienza Comune
Giuseppe Capograssi

Per coloro i quali ancora credono che, una parola data, va rispettata, che una mano stretta, va onorata.

Nel bene come nel male.

Possibilmente, al di là del bene e del male …..

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Tutti Pazzi per la Lega della Gente Qualunque

sabato, 18 settembre 2010

Il PDL cerca stabilità nel governo, dopo la spaccatura provocata dal tradimento finiano.

Il PD si spacca (come è ormai tradizione nella sinistra sinistrata italiana) frantumando ogni possibilità di accesso del Partito Democratico nell’enclave dei movimenti politici stabili ed affidabili, di quelle parti politiche che si dimostrano capaci di garantire nell’alternanza al governo del paese, continuità e stabilità degli esecutivi.

Il fronte del csx si scompone nella impossibilità e nella incapacità dei suoi leader di mettere insieme vendoliani, dipietrini, democratici e grillini.

Il fronte del cdx si interroga se sia meglio recuperare i traditori casinisti ovvero i traditori finiani, posto che restino assolutamente inaffidabili entrambi.

Unica, la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, naviga nel mare sicuro della propria integrità e graniticità, qualità che la rendono l’unico movimento politico presente nella scena degli ultimi quattro lustri, a poter garantire lealtà nelle alleanze e stabilità nei governi, realizzazione delle riforme e dei programmi elettorali.

In un quadro siffatto, al popolo italiano converrebbe certamente avere la sola Lega al governo del paese, sicuro che, programma di governo e riforme, andrebbero certamente a buon fine.

Ma per raggiungere codesto obiettivo, oltre alla incapacità di tutti gli altri schieramenti politici di aggregarsi e mantenersi stabili su programmi comuni, condivisi e concretamente realizzabili (cosa che pare certa, vista la voglia di tradimento, l’antagonsimo sfrenato e l’insaziabile ambizione personale che anima le loro schiere), bisognerebbe assicurare alla Lega un consenso elettorale ampio e maggioritario.

E questa opzione sembra farsi strada ogni giorno di più nel paese, anche in quel sud martoriato e dannato che vede nella Lega, l’unica via di scampo da un futuro fatto di malessere e di dolore.

Così, mentre continuano veti incrociati e tradimenti, la Lega si propone, a ragione, come l’unico movimento politico veramente affidabile dell’intero arco parlamentare.

Perchè la Lega parla alla gente, perchè questa, è la Lega della gente e non delle caste o delle corporazioni.

Nel vulgo politico odierno, l’unica bandiera che garrisce felice al vento è quella della Lega, con buona pace dei nanismi politici dall’insaziabile quanto ingiustificata ambizione.

E questa condizione, fa letteralmente impazzire tutta la politica italiana.

E allora:

Tutti Pazzi per la Lega.

Ancora una volta.

E per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Ancora una volta: Tutti Pazzi per la Lega

mercoledì, 14 luglio 2010

Si stringe il cerchio dei conservatori italiani avversi ad ogni cambiamento e ad ogni riforma in questo paese.

Impazzisce il Presidente della camera dei deputati Gianfranco Fini che affonda quotidianamente i suoi attacchi alla Lega, come nel caso delle quote latte, e continua nella opera di disgregazione della maggioranza di governo, restando nemico ed avversario sempiterno del cambiamento e delle riforme leghiste, a cominciare da quella del federalismo, incredibile fautore di un impossibile terzo polo politico che somiglia ogni giorno di più ad una forzata restaurazione democristiana.

Impazzisce il Presidente della Conferenza Episcole Italiana (CEI) Cardinale Angelo Bagnasco, che evoca il ritorno ad un passato democristiano fatto di un enorme ed abusivo potere temporale della chiesa sulla politica italiana, ed evocando a gran voce l’avvento una nuova leva di politici cattolici che il rappresentante italiano della chiesa cattolica italiana vorrebbe evidentemente indirizzare e “spiritualmente” governare, di quella chiesa cattolica che assiste inerme alla novella espansione islamica tendente alla egemonizzazione religiosa (e conseguentemente politica) dell’intero pianeta, di quella chiesa cattolica che è preda di una crisi interna profonda, travolta dagli scandali in casi di pedofilia e violenza su donne e minori, di quella chiesa che nasconde il cadavere di una donna uccisa barbaramente nel sottotetto di una parrocchia, di quella chiesa che abusa dei minori e dei disagiati che dovrebbe soccorrere, di quella chiesa che vede coinvolto il cardinale Crescienzio Sepe, Arcivescovo di Napoli e già organizzatore del mega evento del Giubileo, in indagini di corruzione riguardanti la facciata del palazzo di propaganda Fide, in Piazza di Spagna a Roma.

Impazzisce Francesco Rutelli, che condivide il sogno di restaurazione democristiana oggi in atto, il due volte sindaco di Roma già condannato per la vicenda delle consulenze affidate a soggetti esterni dal comune di Roma, gestore del mega evento del Giubileo come Sindaco di Roma e Commissario Straordinario del governo Prodi, in collaborazione con il Segretario Generale del Giubileo dell’Anno 2000, il già citato Cardinal Crescienzio Sepe.

Impazzisce Pier Ferdinando Casini, da sempre nemico giurato del vento riformatore leghista, che appare sempre più indeciso se lavorare per un impossibile ritorno dell’UDC nella maggioranza di governo (sogno stroncato sul nascere proprio dalla Lega Nord di Umberto Bossi) o se inseguire anch’egli il mito contemporaneo della restaurazione democristiana e degli usi e costumi politici della prima repubblica.

Impazzisce Clemente Mastella, soggetto indesiderato anche nel golpe (andato in bianco in tutti i sensi) della restaurazione democristiana e costretto a veleggiare isolatamente verso un movimento politico campanilistico di quel sud che egli non ha mai veramente aiutato, ma che ha abilmente sfruttato a fini politici, elettorali e familiari.

Impazzisce il premier Silvio Berlusconi, sempre più stretto d’assedio, che rischia l’ingresso di scenari ancor più pericolosi nel caso non riesca a far varare l’intero testo sul federalismo fiscale entro luglio, così come richiesto dal suo alleato più leale: la Lega.

Impazzisce la cricca della restaurazione degli usi e dei metodi di governo della prima repubblica, ormai sempre più delineata nel produrre spaccature e correnti politiche che hanno il solo fine di impedire il cambiamento di questo paese e di ostacolare le riforme leghiste.

Impazzisce Pier Luigi Bersani, leader del Partito Democratico, che si dice indisponibile al un sostegno ad un governo guidato dal premier Berlusconi, ma lascia aperta la porta al sostegno ad un governo a guida Tremonti, lasciando così intendere che sosterrebbe una maggioranza di governo a guida praticamente leghista.

Impazzisce Antonio Di Pietro, da sempre in “conflitto di competenza” con la Lega sui temi della sicurezza e della giustizia, ma che con il voto favorevole del gruppo IDV nella votazione sul federalismo demaniale, lascia intendere anch’egli che esiste una possibilità di incontro con la politica della Lega nel futuro.

Insomma, la Lega tutti la contrastano e tutti la vogliono.

Ancora una volta, tutti pazzi per la Lega.

Governo: fra udc e Lega

domenica, 11 luglio 2010

Il tradimento dell’ala finiana della pdl investe il governo di nuovi problemi di tenuta e di governabilità.

La garanzia berlusconiana della governabilità e della continuità nell’indirizzo politico è messa in crisi da un rigurgito partitocratico, conseguenza della buona azione di compattazione degli schieramenti politici a contrasto di una proliferazione assurda, inutile e dannosa di partiti e partitini, di correnti e correntine.

Di fronte a questo tentativo di restaurazione del regime partitocratico, da sempre all’origine della ingovernabilità del paese, il premier Berlusconi potrebbe vedere con favore il rientro dell’udc in seno alla maggioranza di governo.

La Lega alza gli scudi, dichiarando incompatibile la coesistenza di Lega e udc all’interno della alleanza di governo.

La posizione della Lega è grandemente condivisibile, visto che all’origine dei motivi che condussero alla fuoriuscita dalla maggioranza di governo (FI, AN, UDC e Lega) dell’udc vi fu l’inaffidabilità politica della stessa udc e la sua spinta restauratrice ad un modo di fare politica che non esiste più e che non sarebbe mai dovuto esistere:
quello del modello di democrazia bloccata (incompatibile con l’alternanza di governo), quello di un unicum ingovernabile corrotto da spinte intestine e demolito da una visione correntizia e disgregatrice della politica.

Inoltre, l’udc non ha mai fatto mistero di avere come obiettivo primario il contrasto al necessario federalismo fiscale, modello anch’esso incompatibile con quello di uno stato nazionalista accentratore a democrazia bloccata.

Appare largamente evidente che anche la stessa udc si ritiene incompatibile con la spinta riformatrice al cambiamento prodotta dal federalismo della Lega.

Difficile fare una scelta in questa condizione.

Ma il premier è sottoposto ad una scelta inderogabile:

o continua nella demolizione del partitismo e del correntismo al fine di costruire una nuova strada politica che conduce al buongoverno e che dia garanzie di continuità (va ricordato come solo i governi Berlusconi sono riusciti a concludere il mandato elettorale quinquennale),

ovvero si rende artefice della restaurazione di un passato che ha impedito sinora la piena realizzazione di una democrazia compiuta e matura.

O si torna indietro scegliendo l’udc e condannando di conseguenza il paese a tornare in piena I Repubblica, ovvero punta dritto verso il futuro continuando a governare con il suo alleato più fedele, la Lega Nord di Umberto Bossi.

In buona sostanza si potrebbe anche concludere così:

se marcello dell’utri e totò cuffaro possono convivere politicamente, entrambi sono veramente troppo al fianco di un leghista.

Forse così è più semplice e comprensibile per tutti.

Forse così, non lasciamo ombra di dubbio sul destino di eventuali fughe in avanti.

Ma forse, sarebbe meglio definirle delle fughe all’indietro …..

Pontida 2010: l’Italia Federalista in una Europa Federalista

lunedì, 21 giugno 2010

Ancora Tutti Pazzi per la Lega nel deprimente quadro politico italiano.

Impazzisce la maggioranza, che si è ormai arresa allo strapotere politico leghista, frutto dell’ottimo comportamento dei ministri leghisti e delle uniche proposte valide sul tavolo politico italiano degli ultimi venti anni.

Impazzisce fini, storpiatore storico delle proposte leghiste (la legge Bossi-fini ne è un esempio), traditore dell’alleanza politica con berlusconi e della base della sua componente, dapprima trascinata proditoriamente nel pdl e successivamente snaturata politicamente (Ordine: al centro! Contrordine: siamo liberal! Nuovo contrordine: sono io la destra!) ed in ogni caso, asfittica nelle proposte e governata da fame di potere e correntismo sfrenato.

Impazzisce berlusconi, ormai sotto completo ricatto finiano (subito? voluto?), costretto ad una sola azione politica: arginare la Lega del cambiamento e delle riforme, cercare di ursurparne il ruolo riformatore, deprimerne i centri nevralgici e le grandi personalità politiche leghiste che si sono rese da sempre protagoniste delle riforme varate da questo come dai precedenti governi berlusconi.

Impazziscono i rimasugli democristiani dell’udc (cesa, mastella, rutelli e casini non parlano di altro che della Lega e delle riforme leghiste), silenziosi come sempre sul potere temporale di “certo modo di interpretare il cristianesimo” incarnato dal cardinale napoletano sepe, fautori prima del ritorno alla democrazia cristiana e poi del ritorno del nazionalismo, fautori di tutto quello che può impedire il cambiamento e il riformismo leghista, impostori che vogliono impedire quel cambiamento che taglia le poltrone parlamentari, parassiti che si oppongono alla fine di un centralismo estremamente oneroso, testimoni ed attori quotidiani di quel nulla politico e di quella inesistenza di proposte politiche propositive alternative a quelle leghiste.

Impazziscono le fronde politiche ed istituzionali che assistono al più grande contrasto alla illegalità diffusa e alle mafie che questo paese abbia mai vissuto, mentre vorrebbero invece distribuire a piene mani indulti e depenalizzazioni per impedire la realizzazione di una giustizia giusta e di un sicurezza diffusa, ma soprattutto entrambe certe e consapevoli del proprio insostituibile ruolo.

Impazzisce l’opposizione, che si è già divisa nell’appoggio alle riforme leghiste e sui temi fondamentali della corruzione, laddove l’attuale segretario del partito democratico bersani, dimentica il suo ruolo nei governi di csx nel contrasto all’azione della commissione anti-corruzione guidata dal giudice Tatozzi, nel famigerato comma fuda della finanziaria bersani (il comma della vergogna, il comma dello scandalo sostenuto a spada tratta da mastella) e, lasciando il dolce per ultimo, alla squallida vicenda politico-giudiziaria che vide coinvolto il premier prodi in inchieste giudiziarie calabresi, poi depresse ed insabbiate dal suo ministro alla giustizia mastella (un caso dallo squallore politico-istituzionale indicibile).

Impazzisce tutta la stampa e l’informazione mediatica nazionale, che sottace o distorce, impedendo al popolo di conoscere con equilibrata informazione che i risultati eccellenti in tema di governo e di riforme derivano ormai da ben 4 lustri dalla sola Lega Nord, e da nessun altro.

Impazzisce il governo, devastato dai atroci dubbi di corruzione elevata a sistema, che tenta di soppiantare la Lega e i ministri leghisti, producendo ministeri-fotocopia senza portafoglio e senza potere alcuno, con l’unico intento di rapinare del giusto onore i ministri leghisti, impegnati con molto onere, a ben governare e riformare il paese.

Insomma, ancora una volta, Tutti pazzi per la Lega.

Soprattutto le famiglie e le aziende italiane sono sempre più orientate verso la proposta politica leghista e verso la Lega che, come nel caso Nutella-unione europea, ha dimostrato ancora una volta di essere l’unico movimento politico posto a difesa e tutela degli interesi delle aziende e delle famiglie italiane.

L’italia e l’europa dovrebbero prendere esempio dalle poposte politiche leghiste, come già molti paesi europei fanno in tema di gestione dei flussi migratori, autoproducendo riforme in senso federalista delle nazioni europee e della unione europea, trafromando questa globalizzazione delle nazioni e delle multinazionali, in una globalizzazione delle genti e dei popoli.

Insomma, tutti a correre dietro alla Lega.

E allora, Viva la Lega.

E andiamo avanti ….

eEcco l’obiettivo di Casini: riassemblare dell’utri, mastella e cuffaro.

sabato, 22 maggio 2010

Cambiano nome al partito come se questo cambaimento rappresentasse la salvezza di questo paese.

Ma come ha già ampiamente dimostrato la storia evolutiva della sinistra italiana, questo cambiamento è indirizzato solo al raggiungimento del potere personale, alla conservazione dei privilegi e delle poltrone, e non e mai, alla soddisfazione delle esigenze del paese, delle famiglie, delle aziende e dei cittadini qualunque.

Il partito della nazione di casini, piacerà a fini e napolitano, riassemblerà la simbiosi politica di gente come mastella, dell’utri e cuffaro, ma è incompatibile con il buon governo, con la stabilità politica del governo, con la tenuta democratica del paese, e, soprattutto, tutto questo ciarpame politico, è incompatibile con la Lega Nord di Umberto Bossi.

Una masnada, una accozzaglia politica risvegliata dal profumo del potere governativo si affaccia alla porta di berlusconi:
va respinta, poichè ha gia ampiamente dimostrato il suo odio per il cambiamento e per le riforme del paese avanzate e sostenute dalla Lega e si rende incompatibile con l’azione di contrasto alla illegalità diffusa, alla corruzione e alle organizzazioni mafiose di ministri leghisti come l’on. Roberto Maroni, del lavoro continuo, faticoso e pericoloso delle forze dell’ordine e della magistratura.

L’orda orgiastica degli eredi dellla dc e del pci va respinta, poichè questo governo, come i passati governi del cdx, lavora per riformare e cambiare questo paese, rilanciandolo in un futuro migliore e più competitivo.

Se qualcuno ha cambiato parere strada facendo, lo dichiari pubblicamente.

Se qualche liberale riformatore ha cambiato pelle, lo manifesti e si renda visibile.

L’asse degli eredi della democrazia bloccata e del conservatorismo di prepoteri e di privilegi torna alla carica riproponendo la dittatura della partitocrazia della prima repubblica del non fare e del non far fare.

Ricordo a tutti che l’assetto politico attualmente al governo si è sempre dichiarato alternativo alla vecchia politica dei cortigiani e dei parrucconi, e si è candidato per respingere questo stile politico e di vita al fine di proporre un nuovo e più civile ed avanzato modo di intendere la politica.

Berlusconi si è sempre candidato come il fautore del cambiamento, e per questo ha ricevuto il consenso popolare.

A tutti quei camaleonti che cambiano pelle per nascondere la solita sostanza, invio volentieri un messaggio:
ricordatevi chi siete e da dove venite, con quale compagnia avanzate e, soprattutto, per quale motivo vi è stato affidato il consenso popolare di cui godete.

Basta con i voltagabbana, gli sleali ed i traditori:

il paese vuole andare avanti, e non indietro, il paese necessita del federalismo e non del nazionalismo conservatore del poltronismo ed egocentrismo romano.

Stato di fatto e di diritto rischiano di andare in collisione, sotto lo sguardo attento di politici rinvenenti dalla prima repubblica come manciono e napolitano.

Il quadro è chiaro e completo:
vogliono fermare il riformismo leghista, vogliono uccidere il futuro del paese.

Chi favorisce l’immigrazione clandestina è schiavista e razzista.

martedì, 27 aprile 2010

Chi osa indicare la Lega come un movimento politico razzista, dimostra di non aver capito nulla della lega e del razzismo.
Non è razzismo impedire l’ingresso di nuovi clandestini extra-comunitari cui il nostro paese non può offrire un lavoro legale.
E’ invece certamente razzista quella politica che favorisce l’ingresso di clandestini extra-comunitari al fine di renderli in schiavitù, così come scopriamo essere avvenuto a Rosarno, in Calabria, nel meridione d’Italia.
Chi urla ai quattro venti di essere un difensore della dignità umana degli immigrati che entrano clandestinamente in Italia, chi vuole conferire loro cittadinanza e voto, senza poter loro garantire anche un lavoro legale, consegna questi poveri disgraziati ad un mondo fatto di lavoro nero, e li condanna cinicamente alla barbarie della schiavitù, offrendoli come manovalanza a buon mercato alle mafie.
Ecco l’ennesima dimostrazione che chi grida “al lupo, al lupo” in tema di razzismo, non è affidabile, non è serio, e nemmeno corretto.

Chi favorisce l’immigrazione clandestina è schiavista e razzista.
Chi la contrasta invece è un buon politico.