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Il condono alla napoletana e l’onestà tradita

domenica, 2 aprile 2017

Ancora una volta, è un blogger che deve farsi carico delle responsabilità di una classe politica fallita e incompetente e di una casta della informazione del tutto asservita alla casta politica e affatto libera.

Di cosa stiamo parlando?

Del condono tombale ed epocale che il presidente della regione campania de luca ha elargito come ennesimo obolo elettorale ad una regione meridionale che di tutto ha bisogno, tranne dell’ennesimo schiaffo alla legge e alla legalità.

Ma ormai, non ci troviamo più di fronte ad un regime democratico e repubblicano (sia pure proprio dal governo del partito democratico si muova l’ennesimo attentato alla legalità e alla democrazia), bensì, siamo di fronte al regno di re giorgio, detto il napolitano e della peggiore classe politica italiana in assoluto, quella meridionale.

Lungi dall’affrontare e risolvere la questione meridionale, la questione morale e affermare il principio della legalità, i politici meridionali occupano i posti chiave nella pubblica amministrazione, con un effetto invasivo nella pubblica amministrazione, che vede meridionali incarnare e esercitare poteri pubblici e funzioni pubbliche in ogni luogo del paese.

Non produce più nessuna reazione infatti, il sentire inequivocabili accenti meridionali in ogni dove in Italia, soprattutto dove c’è un potere pubblico o una funzione pubblica.

Peccato non accada anche il contrario.

Siamo di fronte ad una vera e propria ferita mortale inferta al principio della legalità, un condono che cancella decenni di corruzione e di abusi, decenni di regno delle mafie nelle istituzioni e sopra le istituzioni.

E chi se ne frega se nella sola città di napoli si rilevi che siano ben 7 su 10 gli edifici costruiti in abuso delle leggi e o in sopruso di ogni elementare regola di prudenza e di prevenzione dei rischi.

Tanto, se cadono giù per un terremoto, si chiamerà l’intero paese a rispondere e pagare per tali mancanze.

Il caso in se è vergognoso, incivile, anti-democratico, immorale, contro ogni etica e ogni diligenza e prudenza, sia umana che politica che amministrativa e di governo della cosa pubblica e della applicazione della legge.

Eh, sì, infatti la legge a napoli non si applica e non si applicherà mai.

A napoli c’è un enorme, diffuso, condiviso e totale rifiuto delle regole e non osservanza delle leggi?

E dov’è il problema?

Si fa un bel condono e si risolve tutto.

La cosa che più indigna tra tutte è il silenzio in cui è caduto questo vero e proprio attentato all’unità nazionale del paese:

se una regione può fare quel che le pare, perché nelle altre si dovrebbero osservare quelle leggi che altrove vengono aggirate, quegli abusi che altrove vengono condonati?

Così si istiga a delinquere, a violare la legge nella certezza della impunità, della impunibilità.

Così si esporta un modello di vita che impedisce all’intero paese di sedere degnamente tra i grandi paesi europei, uno stile di vita criminale ed incivile che costringe l’Unione Europea a creare compartimenti stagni (le due velocità servono anche a questo) per evitare la diffusione di questo pericoloso contagio e la Svizzera a chiudere di notte alcune frontiere per difendersi dalla aggressione criminale che proviene proprio da questa Italia qui, indegna e vergognosa.

Vi meravigliate che si commettano efferati delitti senza che nessuno paghi?

Vi meravigliate che questa Italia venga dileggiata e beffata, sbeffeggiata e degradata?

E credete che il condono campano sia estraneo alla convinzione che, chi sbaglia non paga mai, in Italia?

Il silenzio dei politici campani e napoletani sulla vicenda poi, è incredibile.

Tutti, ma proprio tutti, restano in silenzio, nessuno protesta, nemmeno di maio, che al massimo si fa venire un mal di pancia e dribbla i suoi impegni nei confronti dell’Onestà.

Tutti in assoluto silenzio.

Vergognoso

Platone:
“così muore la democrazia, prima che nel sangue nel ridicolo”

Moro:
“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”

Adesso, potete andare a fanculo tutti quanti, lerci porci che distruggono l’Italia e l’affondano sino ad affogarla nella pece.

L’onestà, l’onestà:

appena arrivano vicini al potere, si scopre che fanno schifo esattamente come tutti gli altri, e che l’onestà, è solo e sempre quella degli altri, non e mai la loro, nemmeno quella intellettuale.

Non valete un cazzo, nessuno di voi vale un cazzo.

Soprattutto, nessuno di voi è in grado di cambiare questo paese, supposto che lo voglia veramente, poiché da quel che vedo, volete solo andare a fottere la legge, la legalità, l’onestà e inculare quei cittadini che si comportano onestamente (che non vi votano più, sia pure vi abbiano mai votato per questo).

Gustavo Gesualdo
alias il Cittadino x

Monnezza Napoletana: il fallimento di Napoli – Naples FallOut

venerdì, 24 giugno 2011

Il governo della città di napoli, guidato dal napoletano De Magistris, si arrende dinanzi alla impossibilità acclarata di gestire anche solo la propria raccolta dei rifiuti solidi urbani, che a napoli come in tutto il mondo, è la Monnezza Napoletana.

Il sindaco De Magistris è già arrivato alla scelta rassegnata di chiedere al governo di dichiarare l’ennesimo “stato di emergenza”, per un problema che è emergenziale a napoli ogni giorno della vita quotidiana napoletana, da tempo immemorabile, ormai da sempre.

Con la dichiarazione dello stato di emergenza, i napoletani e le loro incapaci istituzioni, potranno ricorrere come hanno sempre fatto, all’azione del governo nazionale per la risoluzione della crisi oramai cronicizzata dei rifiuti abbandonati per strada.

Con lo stato di emergenza, tutti i cittadini italiani saranno chiamati per l’ennesima volta a pagare le spese della incapacità e della inciviltà napoletana, ormai stretta nell’angolo di una crisi dei rifiuti senza soluzione di continuità, cui solo lo stato mette rimedio provocando ogni volta che si dichiara lo stato di emrgenza per la monnezza napoletana, una innegabile
ingiustizia nei confronti di quelle popolazioni che invece gestiscono al meglio il loro ciclo dei rifiuti, ma che sono coercitivamente obbligate ad adempiere al posto delle amministrazioni napoletane ed a pagare il danno di una eterna emergenza che fa affluire enormi finanziamenti, risorse ed energie alla città di napoli, per garantire una straordinaria gestione dei propri rifiuti.

Fallisce sul nascere anche questo ennesimo sincadato napoletano, infranto su una questione che è di ordinaria amministrazione nel nord del paese, ma che assume caratteristiche assurde, grottesche e deformi, mostruose ed insensate, del tutto pazze e folli, nelle città del centro-sud italiano:

sono in crisi per l’emergenza rifiuti ormai città capoluogo ed intere province delle regioni del sud.

Persino la capitale, Roma, naviga a vista in una difficile gestione dei rifiuti solidi urbani, incapacità della giunta Alemanno che sfocia spesso e volentieri in manifestazioni di abbandono dei rifiuti per le strade, così come avviene a Napoli, Salerno, Caserta, Palermo, Foggia, Lamezia, Catania, Enna, Messina, Cosenza, Catanzaro, Roma, Rieti, Latina, Viterbo, Frosinone.

Centinaia di comuni morosi ed insolventi, intere province ammorbate dai rifiuti, regioni e regioni che vengono commissariate o rischiano il commissariamento perchè ampiamente incapaci di gestire i propri rifiuti:

Campania, Sicilia, Calabria, Lazio, Puglia …

Una ecatombe della incapacità amministrativa della classe dirigente meridionale, ormai conclamatasi in emergenza continua, cronica e devastante, un mostruoso continuo ricatto alle regioni e alle popolazioni del nord che sono costrette a pagare ogni giorno prezzi altissimi per una classe dirigente politica e burocratica meridionale che è tutta da dimenticare, tutta da cestinare, tutta da rifiutare, tutta da conferire in una discarica o da smaltire in un termovalorizzatore, tutta, senza alcuna differenza di colore o di schieramento.

Uno scandalo allucinante, avallato e garantito dai napoletani comodamente seduti nelle poltrone del potere istituzionale, che premono perchè di queste continue crisi, di queste emergenze definitive, se ne faccia carico il governo nazionale con la dichiarazione dello stato di emergenza, facendo pagare al resto del paese l’incapacità napoletana, campana e meridionale di amministrare i propri territori e le proprie popolazioni.

Un abuso continuato ed aggravato dalla pervicace volontà delle popolazioni meridionali di non gestire i propri rifiuti, oscenamente offerti coercitivamente alla capacità delle regioni del nord di gestire in via ordinaria il normale ciclo dei rifiuti solidi urbani.

Fallisce napoli, fallisce la sua giunta comunale, fallisce il suo sindaco De Magistris che, invece di affrontare da subito e con la dovuta perizia la crisi della monnezza napoletana, sinora si è trastullato in idiozie empiriche del tipo:

– costruiamo un nuovo stadio sportivo per la grande città di napoli, che si merita di gettare altro danaro pubblico in un mega appalto che farà certamente gola alle 50 cosche camorristiche presenti nella città di napoli ed alle altrettante 50 cosche camorristiche che sono presenti nella sua provincia;

– invitiamo il presidente americano Obama a cena nelle prossime festività natalizie a napoli, per ricostruire e guarire l’immagine di una città fatta di napoletani che non sanno gestire napoletani.

Siamo alla fine dell’ennesima dimostrazione di incapacità relativa ed assoluta di gestire alcunchè a livello di pubblica amministrazione locale.

Qualcuno mi dirà allora come mai, sia possibile per napoletani amministrativamente incapaci di gestire la propria città, il proprio territorio, la propria popolazione e la propria monnezza, offrire la garanzia e la certificazione nel rappresentare addirittura l’intero stato di diritto o parte di esso nel governo della cosa pubblica, nel potere esecutivo, nel potere legislativo, nel potere giudiziario.

Qualcuno dovrà rispondere di come, intere generazioni di incapaci politicanti meridionali, abbiano pieno diritto di accesso alla guida o alla rappresentazione o alla funzione esecutiva dei poteri dello stato:

se non sanno gestire la loro immondizia, non si capisce da dove traggano le virtuose capacità di governo che i tempi moderni richiedono inderogabilmente.

Ovviamente senza generalizzare, ma puntando ben dritto il dito indice su una questione che sta divenendo ogni giorno più insopportabile, intollerabile, ingestibile, ingovernabile:

cosa ne facciamo di stuoli di politici, funzionari e burocrati, di intere classi dirigenti meridionali che non servono a nulla nella gestione del loro territorio e delle loro popolazioni, ma ambiscono arrogantemente al diritto di governare e rappresentare l’intero paese?

Cosa se ne fa il nord di questo sud?

Cosa se ne fa il nord di politici meridionali che abusano pedissequamente dell’eterno ricatto costituzionale della obbligatorietà di uno stato unitario ed indivisibile, al solo fine di porre in stato di schiavitù il popolo del nord, di ricattare la politica settentrionale, l’economia settentrionale, la finanza settentrionale, il lavoro settentrionale, l’imprenditoria settentrionale, il commercio settentrionale, l’artigianato settentrionale, l’industria settentrionale, il contributo fiscale settentrionale, il contributo previdenziale settentrionale?

Denuncio qui e pubblicamente uno stato di permanente ricatto estorsivo e di pressione indebita ed abusiva dei politici e dei burocrati meridionali nei confronti del nord del paese.

Un ricatto che si manifesta in mille forme orribili ed inguardabili, come dimostra la battaglia politica del sindaco di Roma Alemanno e del governatore della regione Lazio Polverini, volta ad impedire il trasferimento dei ministeri dallo sconquasso romano e laziale, alla tipica efficienza del nord del paese, allorquando le discariche comunali del Lazio sono chiuse ed i comuni laziali si dimostrano morosi, al punto di vedersi rifiutato l’accoglimento dei loro rifiuti solidi urbani nelle discariche ed al punto di vedersi commissariare per essere risultati inidonei ed incapaci nella mera gestione della propria monnezza, oltre che della tutela della salute dei laziali.

Io, cittadino qualunque, chiedo formalmente le dimissioni del sindaco di napoli De magistris, del sindaco di Roma Alemanno e del capo dello stato Napolitano, invitandoli a tornare a fare altrove quello che non stanno facendo per le cariche loro imputate, in particolare, invito il presidente della repubblica, il napoletano Giorgio Napolitano a dimettersi ed a impiegare tutta la sua esperienza politica nella risoluzione definitiva della emergenza della monnezza napoletana, dimostrando così il valore politico napoletano, tutta la dignità napoletana e tutta la capacità napoletana di gestire e governare i problemi e le crisi che sono prettamente napoletane e meridionali, e non unitarie (si spera) e nemmeno settentrionali.

Poiché una cosa è la solidarietà ed un’altra è approfittare della generosità e della bontà altrui.

Insomma, o la classe dirigente meridionale si dimostra capace di governare il meridione, ovvero abbiano almeno il decoro del silenzio e la dignità delle dimissioni, in un contesto storico che vede le popolazioni del nord rese schiave ed asservite in un regime di “apartheid” dal governo del paese unitario e nazionale, e chiamate invece a esclusivamente a supplire costantemente e continuamente alle acclarate mancanze della dirigenza meridionale, a pagarne i costi, i debiti ed i conti aperti:

non si va dall’oste a bere e mangiare, se non si hanno i danari per pagare.

Se questa dirigenza meridionale prende coscienza dello stato di emergenza che crea l’ingovernato meridione allo stato unitario e nazionale italiano, allora, forse, vi è ancora speranza.

Ma se non vi saranno segnali molto più che convicenti, allora dovremmo domandarci tutti perchè prolungare uno stato di fatto così indecente ed orribile, ricattatorio ed estorsivo.

Essere uniti in un sol popolo, non significa affatto che certa parte della popolazione debba vivere per sempre alle spalle di chi produce con sacrificio e con dolore la ricchezza di cui si fa un così cattivo uso ed abuso.

Essere uniti significa riconoscere diritti e osservare doveri, rispettare il prossimo e non pensare furbamente di fotterlo continuamente, storicamente.

Perchè, prima o poi, il prossimo si incazza, e sono dolori.

Poiché essere buoni, non significa essere fessi.

Poiché essere furbi, non significa essere intelligenti.

Ed ora, andate dall’oste che governa la storia e domandategli se è ancora disposto a offrire quel credito, di cui sinora avete ampiamente abusato.

Temo però, che dovrete firmare una tal pila di cambiali, da infliggere dolorosi crampi a quelle mani che dovranno sugellare così tante obbligazioni, così tante promesse di pagamento.

E stavolta, non scherzate, non fate i furbi:

quelle cambiali, vanno pagate.

Una per una, alla scadenza sottoscritta.

Fine della lezione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La monnezza napoletana

sabato, 20 novembre 2010

Siamo di fronte ad una nuova emergenza rifiuti a Napoli.

Ancora ….

Lo stato di emergenza a Napoli relativo ai rifiuti solidi urbani ed al loro ciclo di raccolta-smaltimento è stato dichiarato nel 1994 ed è durato per 15 anni.

Nel 2007-2008 l’emergenza rifiuti a Napoli diviene scandalo internazionale, raggiungendo il culmine della crisi e fu battezzata come la crisi della monnezza napoletana.

L’attuale governo affronta per la prima volta l’emergenza in modo globale e la risolve, con l’avvio della costruzione di termovalorizzatori per l’eliminazione dei rifiuti napoletani ed il conferimento in discariche temporanee sino alla completata opera di costruzione degli stessi termovalorizzatori.

Ma non basta:
l’emergenza è tornata, più forte che mai.

La monnezza napoletana non la vuole più nessuno:

non la vuole il nord del paese che l’accolse per porre fine all’emergenza, non la vogliono i territori campani chiamati a sopportare la nascita di discariche temporanee per lo smaltimento.

La monnezza napoletana non la vuole più nessuno, tanto è vero che si cercano siti esteri dove inviare la monnezza prodotta dai napoletani e non gestita in un ciclo dei rifiuti sano e funzionale dagli stessi napoletani.

Già, poichè ogni territorio provvede a gestire la propria monnezza nel mondo civile, tutti, tranne i napoletani.

Guido Bertolaso, direttore del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Emergenza rifiuti in Campania nel IV Governo Berlusconi ebbe infatti a dichiarare che, l’emergenza rifiuti a Napoli era finita, ma che per quanto riguardava l’emergenza sociale nel territorio napoletano, egli non aveva competenze.

Cosa voleva dire Bertolaso?

Forse voleva dire che dietro la monnezza napoletana vi è uno stile di vita ed un comprotamento sociale e comunitario condiviso?

Forse voleva dire che quello stile di vita, responsabile dello scandalo della monnezza napoletana, restava integro ed intatto, pronto a riprodurre un’altra emergenza?

Ed a guardare la cronaca della nuova emergenza rifiuti a Napoli, sembra proprio che il profeta Bertolaso avesse ragione.

Nell’attuale emergenza rifiuti è addirittura scesa in campo la Commissione UE, inviando un gruppo di esperti a Napoli per analizzare la situazione.

Ma, se è vero come è vero, che dietro alle mille emergenze vissute nel napoletano vi è un comportamento sociale inadeguato, allora non saranno i tecnici europei a risolvere la questio.

L’emergenza napoletana è soprattutto una emergenza sociale, un continuo disatro civile, una devastante calamità civile.

Ma come si fa a risolvere una emergenza sociale che pone la questione di uno stile di vita napoletano, condiviso e difeso dal famigerato orgoglio napoletano?

Già, come si fa?

Come si fa a dire ai napoletani che la loro monnezza è una questione che devono governare loro in regime di gestione ordinaria e non il governo nazionale in regime di stato di emergenza?

Come si fa a dire ai napoletani che nessun italiano vuole più la loro monnezza?

Come si fa a dire ai napoletani che questo stile di vita napoletano è incompatibile con la comunità civile italiana?

Come si fa a dire ai napoletani che l’intero paese è stufo di dover subire i danni provocati da uno stile di vita che nessuno più condivide, che nessuno, oltre gli stessi napoletani, difende?

Come si fa a dire ai napoletani che la comunità italiana non è più disposta a rimetterci nemmeno un punto di PIL in questo nuovo scandalo causato dalla non gestione della loro monnezza?

Come si fa a dire ai napoletani che il governo del paese non può più spendere i danari della collettività per pagare i danni creati da uno stile di vita errato?

Ecco, come si fa a dire ad un napoletano che non deve più comportarsi come un napoletano?

Ecco appunto, come si fa?

Un tentativo da parte del ministro Renato Brunetta in questo senso fu avviato con una provocazione polemica che recitava testualmente:

“Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa”.

Queste parole aprirono la strada a riflessioni profonde sullo stile di vita napoletano, casertano e calabrese, ma queste stesse parole incontrarono un fitto “fuoco di fila” a difesa di questo stile di vita, un fuoco derivante da quei politici che in quei territori prelevano gran parte se non la totalità del loro consenso, di quegli stessi politici ed amministratori che si sono dimostrati incapaci di gestire il ciclo dei rifiuti nel napoletano.

Ancora il ministro Brunetta sulla questio napoletana dichiara che, in occasione del primo vertice del governo a Napoli per l’emergenza rifiuti:

“gli intellettuali napoletani disquisivano se il termovalorizzatore di Acerra fosse idoneo sì o no. E stavano con la merda sopra i capelli” ….. “ricordo il freddo morale, psicologico, ambientale di quella giornata. Me lo ricordo. Ed è il segno più tragico, forse più dei mucchi di spazzatura per le strade, di una società, di una cultura e di una classe dirigente se non morte, tramortite”…

Un cancro sociale, così lo definì il ministro Brunetta.

Forse, queste parole di un ministro della repubblica italiana servono più di qualunque altro argomento a comprendere qual sia il tragico problema sociale che si cela dietro questa ennesima emergenza della monnezza napoletana.

Ed io, non ne voglio aggiungere altre.

“Pesano” già abbastanza queste.

“Parlano” già abbastanza queste.

A noi, poveri cittadini qualunque, non resta che pagare il danno per questo squallore sociale, per questo cancro sociale.

Ma per quanto ancora?

Per quanto ancora?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X