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Dividi et Impera: ma c’è chi dice NO

sabato, 23 luglio 2011

Dividere il Popolo per far Imperare un Potere Inalternativo e Corporativo.

Questa tecnica del dividi e domina, questa strategia socio-politica ideata, realizzata e perfezionata nell’antica Roma, viene ancor oggi ampiamente utilizzata in ogni ambito e settore sella vita sociale, comunitaria e politica.

Si tratta di una strategia appunto, di una furbizia applicata che viene messa in atto in mancanza di intelligenza, fantasia e raziocinio sufficienti a produrre un fronte del governo umano risolto con elevate capacità di problem solving.

Con questa furbata affatto intelligente, non si punta a risolvere i problemi di cui il governo politico e l’analisi sociologica e politologica hanno il dovere, ma si lavora separatamente su più aspetti del problema, senza mai affrontarne l’intero insieme.

Il risultato che si ottiene è piuttosto diabolico:

da una parte, si tiene frammentato, disunito e spaccato il popolo, rinchiuso in fazioni avverse, non dialoganti fra di loro;

dall’altra parte, si ottiene una perpetua esistenza del problema stesso, fonte eterna di consenso politico ed elettorale.

Risolvere un problema umano di un certo spessore è cosa che possono osare in pochi, pochissimi esseri umani in un paese:

questi esseri umani dovrebbero rappresentare la leadership di un popolo, dovrebbero incarnare il suo governo.

Solo questi esseri umani hanno la capacità di spezzare le catene ideologico-religiose con cui le corporazioni del dividi e domina tentano costantemente di mantenere disunito il popolo.

Questi esseri umani non prevalgono in un regime democratico proprio perchè ostacolati dalla massa popolare convogliata, imbrigliata, drogata ed oppressa, divisa e abbandonata senza una coscienza responsabile, senza una opinione pubblica, senza una identità effettiva condivisa.

Inoltre, il potere parcellizzato in tante piccole entità sociali, ognuna dotata di una piccola porzione del potere complessivo, garantisce un immobilismo ed una paralisi totale del potere grazie alla divisione di tali entità, messe artificiosamente in constrasto fra di loro.

Così il popolo non può evolvere socialmente, non può crescere culturalmente, non dialoga orizzontalmente, non cresce economicamente ed il tutto a favore di chi ha raggiunto il potere pubblico e non vuole più lasciarlo, mantenendolo in condizioni di inalternatività a se stessi e di perpetua riproposizione dei medesimi problemi irrisolti.

Ecco come la casta politica della corporazione mantiene il potere in modo sempiterno e crea condizioni di intoccabilità e di impunibilità sine die:

mantenendo il popolo diviso, in eterno contrasto, senza mai assolvere alla funzione politica primaria di risoluzione dei problemi dei cittadini, certi che, una volta “liberalizzato” il mercato del consenso elettorale e della pubblica opinione, nessuno e mai più potrebbe mantenere il potere per lustri e lustri, per decenni e decenni, così come avveniva nella democrazia bloccata della prima repubblica.

Un popolo ignorante, ha sempre fatto la felicita di una casta politica arrogante.

Ma da qualche tempo, c’è chi dice no.

Per la prima volta nella storia della repubblica italiana, esiste una parte politica che chiede libertà alle istituzioni e non potere fine a se stesso, e nel contempo, offre libertà al popolo, vero destinatario di ogni beneficio del potere pubblico.

La politica del dividi et impera agonizza paralizzata e senza idee.

La politica della libertà, della sicurezza e della giustizia sociale e civile, mette a segno un altro punto importante contro la casta delle corporazioni del prepotere pubblico, quella che resta sempre lì, al potere, dividendo e dominando il popolo sovrano anziché servirlo ed onorarlo.

Un’altra pagina di storia si sta scrivendo.

La scrivono capitani coraggiosi, uomini e donne liberi, un popolo che non vuole più essere diviso e dominato.

Da nessuno e per nessun motivo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Roberto Maroni, Giulio Tremonti: Capitani Coraggiosi

martedì, 28 giugno 2011

Il governo naviga in acque agitate ormai da più di un anno, vedendo sollecitare la propria maggioranza di governo dai tradimenti politici, dalle indecenze personali elevate a virtù pubbliche, dagli scandali politici elevati al ruolo di battaglie politiche, dai molteplici aspetti che narrano quotidianamente di una corruzione straripante, sia morale che materiale.

Sulla questione della corruzione umana, vorrei aprire una doverosa parentesi, non essendo io un magistrato e non essendo questo blog un’aula di tribunale:

la differenza fra corruzione morale e corruzione materiale per il sottoscritto non esiste nella realtà dei capitani coraggiosi, poiché ambedue traggono origine dalla debolezza e dalla viltà umana e morale elevata a testimonianza umana, cristiana e politica.

Quindi, quando mi lancio in accuse di corruzione, non richiedete le prove provate di tale corruzione, poiché potrei offrirvi solo la dimostrazione che è l’assenza del coraggio di vivere dignitosamente la vera madre di tutte le corruzioni
.

E questo detto, senza alcun dubbio e senza alcun timore di poter essere smentito.

Colui il quale è corrotto e corruttore vive sempre nella penombra della vita, senza mai esporsi troppo ovvero senza mai porre rimedio veramente alle ingiustizie, ma richiamandole ogni volta che gli è comodo e confacente farlo.

Un corrotto non avrà mai il l’ardire dei Capitani Coraggiosi, non minaccerà mai le dimissioni dalla sua sfera di potere per una causa comune e/o ideale, non avrà mai l’audacia dell’esporsi all’attacco degli sleali e degli scorretti, e soprattutto, non avrà mai la dignità di un uomo che lotta con passione per l’amore, quel bene infinito che solo da, e mai riceve.

Un corrotto potrà mostrarsi al massimo arrogante, mai audace, potrà apparire potente, mai forte, potrà sembrare intoccabile, ma è toccabile.

Un corrotto è ricattabile, acquistabile, vendibile, spendibile, rivendibile, affiliabile.

Un uomo coraggioso no, non è acquistabile ne ricattabile:

egli può anche minacciare di abbandonare la poltroncina del potere sulla quale è scomodamente seduto, a dimostrazione del fatto che il proprio interesse non è arricchirsi nel potere a danno del popolo, ma è arricchire il potere nell’interesse esclusivo del popolo.

Ed è la storia dei Capitani Coraggiosi, questa, la storia eterna di uomini che navigano contro corrente, quando la corrente spinge nella direzione sbagliata, ovvero quando la corrente è tumultuosa ed imperiosa, tanto da rischiare il naufragio della nave.

I Capitani Coraggiosi sono uomini da sempre incompresi dai propri simili, ma sentiti simili e condivisi in toto dal popolo.

I capitani coraggiosi sono quegli uomini e quelle donne che scrivono intere pagine dei libri di storia, anche involontariamente, poiché è l’istinto che li guida nella battaglia per la vita e non esclusivamente l’interesse.

E sono sempre i Capitani Coraggiosi che sanno prendere in prima persona decisioni a prima vista impopolari, poiché certi che il popolo alla fine li comprenderà e li condividerà, riconoscendosi in essi.

I Capitani Coraggiosi non hanno bisogno di farsi una banca o un giornale o una televisione per esistere o per affermare la loro forza:

essi sono coraggiosi indipendentemente da tutto questo, anzi, contrariamente a tutto questo, fermamente convinti di avere ragione, tirando dritto quando gli altri tentennano, scuotendo l’albero quando i frutti son maturi per cadere, lavorando incessantemente per il raggiungimento di mete ideali che sì, possono portare anche benessere e privilegi, ma nella certezza che tali Capitani Coraggiosi, non ne abuseranno.

Per meglio chiarire questa posizione, offro un parametro di misura che garantisce la politica dagli eccessi e dalle deviazioni:

in politica, secondo me, non bisogna agire nell’esclusivo interesse di un ideale, poiché il rischio di diventare dei terroristi assassini è molto alto, se nell’affermare le proprie idee, si potrebbe tranquillamente passare sui cadaveri delle persone che sorreggono idee differenti e contrarie dalle proprie, come è altresì un errore, l’agire politico dettato dal solo interesse personale, poiché il rischio di diventare dei subdoli faccendieri mascalzoni e farabutti, criminali e criminogeni, è in questa visione altissimo, quasi certo.

Come si può ben vedere, in tutti e due i casi sopra esposti, si rischia un agire politico che spalanchi le porte di un carcere:

per una infinita avidità mai contemperata dall’ideale ovvero per un ideale mai contemperato dal rispetto delle idee altrui.

Nell’agire politico, debbono coesistere entrambe le condizioni, dell’interesse personale e dell’idealismo incarnato, per evitare il rischio delle degenerazioni che la nostra storia politica racconta con sempre maggiore evidenza.

Alla unica condizione che, l’interesse personale, sia mosso da una sana competizione umana e politica e non da un insano e malato egoismo e materialismo.

Questa è per me, e da sempre, l’unica via della politica con la P maiuscola, senza successive numerazioni degenerative del 2 del 3 e del 4 e senza sigle terrificanti del brigatismo terrorista dalle variabili colorazioni che vanno dal rosso al nero.

Troppo del nostro tempo e troppa della nostra storia si sono macchiati di questi insulti umani e politici, propagandati come ricerca della giustizia sociale o dell’arricchimento corporativo e personale al mero scopo di far prevalere le proprie idee con la violenza, od anche solamente, con la propria forza economica e finanziaria.

E’ venuto il tempo di sganciarsi da questi archeotipi selvaggi e rozzi, arretrati ed incivili.

E’ venuto il tempo per questo popolo e per questa terra, di divenire adulto ed emancipato, democratico e civile.

Non nei meri termini, ma nella sostanza, nel concreto quotidiano di una popolazione adulta e matura, e di una politica che ne rappresenti degnamente questa maturazione ed evoluzione positiva.

Questo è il tempo del fare contemperato da sano idealismo e da sane ambizioni personali.

Questo è il tempo in cui, l’insanità mentale e morale deve essere debellata, sconfitta, reclusa.

Questo è il tempo delle scelte e del coraggio.

Questo è il tempo di proporre la forza delle idee e le ragioni del cuore.

Questo, è il tempo dei Capitani Coraggiosi.

Forza e Onore capitano, forza e onore o mio capitano!

E venga quel che venga:

il coraggio, non ha paura del domani.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X