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Riflessioni a tastiera aperta – 18/04/2012 di Gustavo Gesualdo

mercoledì, 18 aprile 2012

Crisi economica, politica, umana, finanziaria, sociale, comunitaria, nazionale, internazionale, globale.

Quando in un paese si allentano i cordoni della borsa del benessere diffuso che tenevano unito e fasciato il complesso delle caste e delle corporazioni sociali, politiche, comunitarie ed economiche che lo compongono, allora quella nuova distanza e questo nuovo vuoto vengolo colmati da quotidiane reciproche accuse di follia.
Scompare la voglia di capire, si perde il metro e la misura di chi pretende arrogantemente di comprendere il prossimo suo a priori, quando non è in grado di contenere il pensiero altrui.
Lei non sa chi sono io …
Ma chi credete di spaventare, i passeri?
Troppo piccole le altezze umane dello status quo per poter capire cosa accade intorno a loro, per poter contenere e razionalizzare il pensiero altrui in piena evoluzione.
Così, la coesione sociale si trasforma in avversione sociale e la competizione sociale degrada in conflitto sociale.
La competizione socio-economica non dispone più di tolleranza e di solidarietà fra chi ruba e chi viene derubato.
Così, lo status quo dell’abuso del prepotere pubblico a fini di conservazione di privilegi e interessi di casta assurdi ed impagabili, ora ammutolito e schiaffeggiato, tenterà una reazione conservativa attraverso l’abuso della forza pubblica.
E sarà l’inizio della fine:
forza chiama forza, bastone chiama bastone, manganello chiama manganello.
E la storia ricomincia in un susseguirsi di reazioni e reazioni, reazioni a reazioni, sino ad arrivare alle reazioni senza alcuna causa, promosse solo al fine del godimento nell’esercizio del potere.
E tutto ricomincia da capo, nello svolgersi imperioso di vortici storici ricorrenti.
Ed è inutile tentare di avvisare, di avvertire, di indicare modi di prevenire, di cambiare futuro e fato, di mutare il destino.
Non capiscono, ma soprattutto, non vogliono capire che famiglie ed aziende sono molto più importanti di loro e della loro stessa esistenza.
Hanno minato il futuro delle famiglie naturali e delle aziende competitive.
Cadranno anche per questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Messaggio Personale per il Professor Mario Monti

venerdì, 9 marzo 2012

Da quello che vedo e leggo, caro Professore, i Suoi margini di manovra sono stati grandemente mortificati dalla associazione delle caste politica, burocratica e sindacale.

La “sterilizzazione” delle liberalizzazioni nei confronti delle caste corporative delle professioni, dei farmacisti e dei tassisti avvenuta nel Parlamento è un più che evidente motivo di preoccupazione per la capacità di un esecutivo italiano che si muova dentro le regole democratiche (benché il suo governo rappresenti già un momento di esautorazione temporanea della politica e della democrazia rappresentativa) di realizzare quelle riforme che salverebbero il Paese da un fallimento totale, invece ogni giorno sempre più vicino e concreto.

La notizia della comparsa dei primi veti (propedeutici ad una guerra di evidentemente “finti veti incrociati” delle parti politiche e sindacali nei confronti del Suo esecutivo, offre uno spaccato nel presente e nel prossimo futuro di colpi di coda violenti della peggiore casta politica e sindacale di tutto il consesso dei paesi democratici, civili ed avanzati.

Il primo veto lo pone il siciliano Angelino Alfano segretario pro-tempore del PDL.

Sorpreso?

No, io no:

avrei scommesso la mia testa che il primo aut aut lo avrebbe imposto un siciliano, un calabrese o un napoletano.

Non mi sono sbagliato, come al solito.

L’inizio della guerra dei veti (che successivamente diverranno incrociati, in modo da impedirLe il benché minimo movimento riformatore) precede di poco la stagione della Primavera, nel classico atteggiamento di assalto alla diligenza del governo, attacco da affondare poi con i caldi climatici e politici della prossima stagione estiva.

La trappola per Lei ed il suo governo è già pronta a scattare, anzi, è di già stata innescata dai suoi tentativi di:

perseguire il reato di corruzione;

perseguire gli evasori fiscali;

poter liberamente licenziare dipendenti ladri e fannulloni;

spogliare le corporazioni professionali di ogni ingiustificato ed arbitrario potere di riserva sociale e professionale;

aprire il mercato economico e del lavoro italiano alle sfide globali;

regolamentare l’accesso delle caste dominanti alla stanza dei bottoni della televisione pubblica e modificare conseguentemente gli equilibri nel mondo dell’informazione;

garantire una giustizia certa e veloce ai cittadini-lavoratori.

Questo paese conservatore di prepoteri feudali e di privilegi delittuosi non Le consentirà di infrangere alcuno Status Quo.

Questo paese assai corrotto, mafioso, usuraio, evasore di contributi fiscali e di adempimenti al dovere civico e civile ha già preparato il suo caffè avvelenato per Lei.

Questo è il mio messaggio personale per Lei, che definisce tutto questo con il gentile eufemismo di “bizantino”, al mio contrario, che di gentile nei confronti di mafiosi, corrotti, usurai ed evasori, non riservo più nulla definendoli senza riserva alcuna come “insieme omogeneo di caste e corporazioni mafiose composte di egoisti trogloditi e sottosviluppati contrari ad ogni significativo segno ed avanzamento di civiltà e di dignità umana”.

Sì, lo riconosco, “bizantino” è più semplice e diretto, corto ed efficace.

Ma vuol mettere, caro Professore, la soddisfazione di dare del cretino ad un emerito e comprovato cretino?

Questo paese assai conservatore non vuole cambiare.

Questo paese non vuol evolvere il proprio stile di vita verso gradi di civiltà superiore.

Questo paese profondamente corrotto ed intrinsecamente mafioso, usuraio ed evasore, intende conservare le proprie caratteristiche peculiari peggiori e lo status quo delle classi attuali dominanti, prepotenti ed arroganti.

Questo paese sta lavorando per esautorare il suo governo, per destituire la sua compagine esecutiva e per deporre la Sua persona dalla premiership italiana.

Essi lavorano per privare di ogni autorità, potere e prestigio la sua figura, onorando ben due antichissime professioni:

quella delle prostituzione a pagamento, professione alla quale esse sicuramente fanno riferimento, e quella di coloro i quali estenuano, logorano, prostrano, sfiancano e stremano le gambe del portatore delle idee innovative e riformatrici, delle gambe dell’uomo che vuol migliorare e cambiare la vita di tutti al solo costo di quelli che invece la rendono impossibile.

Si tratta di un fenomeno che io identifico come mobbing sociale, politico e sindacale, un tipo di mobbing che io conosco molto bene e troppo da vicino.

Lei, caro Professor Monti, non è certamente un cittadino qualunque, un cittadino X, sicuro.

Ma si guardi molto bene le spalle da oggi in poi, caro Professore, poiché questa marmaglia sta tornando al contrattacco, ed utilizzerà ogni metodo (morale o immorale, lecito o illecito, legale o illegale, ed ogni abuso del prepotere pubblico, da loro ad arte infiltrato e deviato), che si dimostri utile alla Sua pubblica umiliazione e prostrazione per impedirLe ad ogni costo di cambiare ciò che vogliono conservare:

il loro assoluto ed arbitrario prepotere nei confronti del popolo sovrano, delle famiglie e delle aziende italiane.

Si guardi le spalle e non beva caffè di dubbia provenienza.

Se a Gesù Cristo questa marmaglia indecente di trogloditi sottosviluppati ha riservato una dolorosa e lenta morte per crocefissione, per Lei, chissà quali torture in terra avranno inventato.

Apra gli occhi, caro professore:

queste canaglie sanno essere molto pericolose.

PS
Chieda al Professor Prodi se può consultare il medesimo spiritista che gli indicò il luogo di detenzione del rapito e poi trucidato Professor Aldo Moro avendolo letto in una potente e misteriosa sfera di cristallo:

chissà che non possa prevede anche il futuro, verificando dopo l’uso del terrorismo delle brigate rosse contro Aldo Moro, Roberto Ruffilli, Vittorio Bachelet, Marco Biagi e Massimo D’Antona ed il terrorismo utilizzato successivamente delle organizzazioni mafiose, qual tipo di terrorismo vorrebbero usare contro di Lei questi “occulti conservatori dell’abuso del prepotere pubblico”.

Alla faccia del paventato “pericolo internazionale occulto” che per “questi signori”, manovrerebbe il suo governo.

I miei rispetti uniti ai miei più sinceri auguri di successo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La sfida del Web: il Governo Ombra del Cittadino X

lunedì, 13 giugno 2011

Uno stato democratico e repubblicano basato sul sistema della democrazia bloccata, corroso dal cancro mafioso ed aggredito dal fenomeno corruttivo è in grado di cambiare se stesso?

Questa è l’unica domanda giusta da porsi quando ci si confronta con il possibile cambiamento dell’italia.

Analizziamo il periodo post-Tangentopoli, quel momento storico che, partendo da una forte indignazione popolare, chiedeva un futuro diverso e migliore per tutti.

Cosa è cambiato da allora ad oggi?

Sono stati rimossi dai vertici istituzionali alcuni personaggi avversi al cambiamento, sono state varate riforme anche importanti, ma non decisive, sulla struttura stato, sulla governance, sulla sorpassata architettura costituzionale.

La casta della conservazione restaurativa della prima repubblica ha opposto ed oppone al cambiamento storico dell’italia un contrasto mai aperto, ma sottile, insinuoso, burocratico, specioso, sommerso.

Il tradimento è l’arma preferita da questa casta, che risiede nei palazzi del potere romani e che, tale potere, compreso dei suoi conseguenti e primari obiettivi del privilegio di casta e di corporazione, non vuole abbandonare.

Il male non vuol decidere, non lascia governare, non vuol essere alternativo al sistema (se stesso), ma solo la sua prosecuzione imperterrita.

Dalla gran massa di riforme portate a compimento infatti, sono escluse quelle veramente liberali, quelle che porterebbero ad una condizione di libertà democratica mai conosciuta e sempre combattuta.

Non una sola poltrona del potere politico è stata abolita, non è stata diminuita di neanche una unità la pletora parlamentare e tutto il suo codazzo regionale, provinciale e comunale.

Non un solo privilegio delle caste corporative è stato intaccato, non una professione veramente liberalizzata:

tutti vengono abilitati al lavoro come alle professioni attraverso un concorso pubblico, con tutto il male che si può pensare dei concorsi come degli appalti pubblici italiani e con tutto il bene che si può pensare invece, della doti di capacità di merito e, soprattutto, di quella voglia di lavorare sempre più sconosciuta all’italiano moderno,

Siamo qui, al punto di partenza:

nulla è cambiato.

Cosa è avvenuto nel frattempo è stato il verificarsi di un contrasto alle organizzazioni mafiose mai visto prima.

Diminuito il numero incredibile ed inutile della gran massa di leggi e leggine che sovrastavano il sistema legislativo e che contribuivano a non rendere giustizia al popolo.

Quasi varato un federalismo che conta un gran numero di detrattori, oppositori e contrastatori, un federalismo che, sia pur completamente realizzato nella norma, vedrà non poche difficoltà nella realizzazione fattuale e nella sua stessa possibilità di sopravvivenza in un sistema malato e degenerato come è certamente quello italiano.

Questo sistema tenta continuamente di “digerire” ogni forma di cambiamento dello status quo, puntando a normalizzare e corrompere ogni forza politica che ne incarnasse la volontà riformatrice.

Nei meandri della politica romana, negli ultimi decenni, la casta della conservazione restaurativa della prima repubblica non ha operato che in questo senso, normalizzando coloro i quali volevano il cambiamento e contrastando trasversalmente ogni riforma utile al vero cambiamento, rimandando il più possibile la completa realizzazione di ogni progetto riformatore.

Il confronto fra le forze riformatrici e la casta conservativa e restaurativa è ancora in atto, potente e silenziato, nello stesso momento.

La trappola ordita da chi vuol conservare lo status quo immutato, ha avuto il chiaro obiettivo di “includere e normalizzare” le spinte verso il cambiamento, trascinandole nel magma dei palazzi del potere romano, tendendo continue trappole e agguati.

Ed ora siamo al guado, siamo al bivio dei bivi, dovendo notare che gran parte dei personaggi politici di rilievo non è mutata nei nomi e nei cognomi, lasciando supporre una vitalità ancora molto attuale di questa casta dannosa e pericolosa.

La democrazia è ancora bloccata in leggi elettorali e architetture costituzionali impossibili ed inattuabili nel contesto odierno, di sistemi amministrativi ancora inefficaci, di potere esecutivo molto limitato e ricattato dai tradimenti e costretto alla compravendita di parlamentari per raggiungere i suoi fini programmatici.

I percorsi accidentati riservati al federalismo e alla normativa anticorruzione la dicono lunga sulla reale volontà di cambiare questo sistema.

Il mondo dell’informazione, molto conservativo e piuttosto allineato, sembra finalmente dare segnali positivi, in specie nelle spinte che derivano dal sindacato degli industriali e da qualche testata “vicina” al governo o indipendente.

Ma è ancora poca cosa rispetto ad una opinione pubblica ineducata e maleducata che stenta ad imporre la sua voce, ad affermare la sua partecipazione attiva alla vita politica ed amministrativa.

Il cambiamento effettivo infatti, le autentiche spinte innovative provengono dal mondo del web, sempre più protagonista nella realtà quotidiana, sempre più ispiratore di voglia di cambiamento e di libertà.

Allora mi son detto:

ma perchè non creare un governo-ombra del web, un governo che proponga continuamente le soluzioni che servono al sistema politico per superare se stesso, le sue paure di perdita di potere e di status e la sua incapacità di proposizione e realizzazione?

Ebbene, detto fatto.

Chiunque abbia delle idee propositive su come superare la crisi politica, economica, sociale e strutturale del paese è invitato a farlo dal mondo libero del web, così come questo blog si permette di fare cio già da un po di tempo, senza alcun timore reverenziale, verso niente e nessuno, poichè nessuno è libero come me in questo paese.

Pagherò certamente questa posizione, perchè il timore reverenziale o il potere mediatico ed economico (giornali, televisioni e banche, non vuole altro la casta), è alternativo e sostitutivo del carisma politico in italia.

Ma l’assenza di carisma e di qualità è un dato “normale”, visto che han costretto le migliori menti e le migliori intraprendenze alla fuga precipitosa:

quel che resta è sotto gli occhi di tutti.

E quel che resta ha bisogno del sostegno del Governo Ombra de Il Cittadino X come di quello di tutti i cittadini qualunque che abbiano una idea geniale e propositiva su come risolvere alla radice i problemi che attanagliano il nostro presente.

Sempre che esista una politica disposta ad eseguire ricette preconfezionate di soluzione rapida ai problemi e che abbia il coraggio di adottare tutte quelle misure, affatto indolori, che servono ad evitare il fallimento dello stato.

Nei post precedenti a questo ho già avviato una spinta propositiva in tal senso, cercando di urlare il più forte possibile che, così, in questo modo, non si può andare avanti e che, non è più il tempo della moderazione e della prudenza, ma dell’azione e del coraggio, avendo piena coscienza che si è costretti ad essere intraprendenti

E allora, coraggio, fatevi avanti:

ospiterò ben volentieri su questo blog le vostre proposte, come continuerò a pubblicarne di mie.

Buon lavoro e buona fortuna.

Ne abbiamo tutti un estremo bisogno:

di ambedue le cose.

Gustavo Gesualdo
Governo Ombra
del Cittadino X

Il merito e la dittatura dei mediocri

mercoledì, 2 marzo 2011

Tema antico questo, molto dibattuto, sempre disputato, comunque controverso, e ad ogni modo, tormentato.

Tentiamo una analisi.

Da dove partiamo?

Dal Rapporto Camere Aperte 2010 – 2011.

Il rapporto è una vera e propria classifica dei deputati e dei parlamentari italiani basata sull’Indice di Produttività Parlamentare.

Pare che, in termini spiccioli di interpretazione del dato, solo un terzo (1/3) dei parlamentari italiani producano una attività sufficiente a definirli operativi.

Per il resto dei due terzi, le ombre offuscano grandemente le luci, poche e sparute, a dire il vero.

Senza l’ardire di voler entrare nel merito di questa analisi, tentiamo una sua interpretazione, ovvero, una sua traslazione nel tessuto sociale, economico, produttivo e del lavoro italiano.

Perdonerete la correlazione forse troppo diretta che vi invito a fare ma, in base al rapporto di rappresentanza che produce la connessione “popolo-suoi rappresentanti”, azzardiamo una proiezione:

possibile che anche nel paese vi sia una uguale corrispondenza fra merito e appendice, fra capacità ed incapacità, fra capo e coda?

Possibile che nel paese sia riproducibile una duplicazione di un dato che narra come 2/3 del paese vivano del merito del restante 1/3?

Ed è possibile anche lanciarsi in una considerazione che guarda ad una possibile dittatura dell’immobilismo come al fattore determinante del fallimento di cui la nostra società, vecchia, praticona e parrucona, sembra soffrire in modo quasi permanente?

Possibile che decenni di democrazia cristiana bloccata e malata abbiano distorto sino al punto di una incredibile “dittatura degli ultimi” il termine di solidarietà?

Non è che a forza di slogan in favore degli ultimi, questo paese si ritrovi una classe dirigente selezionata in favore di chi non dovesse cambiare nulla, non dovesse muovere nulla, non dovesse inventare nulla?

E già, perchè oltre ai poeti, in questo paese sono morti pure gli inventori.

Da noi infatti, non si inventa più nulla.

Quello che era il paese della fantasia e della intelligenza applicata, sembra essere divenuto il paese della mediocrità e della conservazione applicata:

di poltrone e di privilegi orizzontali, delle estorsioni e delle prevaricazioni tollerate in nome della integrazione degli ultimi e divenuto inopportunamente, casta dominante conservatrice?

Il primo pensiero di molti sprovveduti, parrebbe soffermarsi su chi detiene oggi il potere.

Niente di più sbagliato.

Chi detiene oggi il potere è invece chi ha osato infrangere tali prevaricazioni, tali assiomi, tali regole divenute prassi e procedure inattaccabili.

Se si fa eccezione dell’apparato burocratico, ovviamente, per decenni selezionato, cresciuto e pasciuto all’ombra di questa regola d’oro:

non fare e non far fare.

Siamo al paradosso che imprenditori di successo che hanno spezzato il monopolio informativo e televisivo in questo paese, vengano attaccati con l’accusa di avere troppo potere informativo e televisivo, sino alla definizione di un conflitto nell’uso di questi poteri.

Chi ha spezzato per la prima volta queste catene dell’informazione bloccata e di regime, viene accusato di essere esso stesso regime che blocca l’informazione!

Il paradosso non regge.

Specie se correlato ad una attività politica successiva a quella imprenditoriale che narra di governi dal riformismo potente e vincente.

Ma non è questo il punto.

Il punto sta nel fatto che esiste ancora un potere forte della conservazione che contrasta con una forza mediatica veramente importante, quelle forze sociali, economiche, politiche e del lavoro che stanno veramente e finalmente cambiando questo paese, incredibilmente, miracolosamente, ferreamente.

Ma lasciamo da parte l’aspetto politico che si presta indubbiamente a opinioni diverse e differenti e rientriamo nell’alveo analitico del sistema del “non fare e non far fare” che è dominante in molti, in troppi aspetti della vita di questo paese.

Guardatevi attorno e ditemi, cosa vedete intorno a voi?

Vedete l’efficienza dominare?

Vedete il merito trionfare?

Vedete la giustizia regnare?

Sì, lo so.

Nessuno di voi vede queste cose, e siamo un po troppi a non vedere queste cose perchè un miracolo di Santa Lucia le renda visibili ai nostri occhi.

Esse, semplicemente, non sono visibili perchè non ci sono.

Non esistono.

Il merito.

Beh, siamo il paese che idolatra un uomo che, venuto in nome di Dio, avrebbe meritato ben altra fine che quella di finire inchiodato ad un crocifisso.

E sembra questa la medesima fine che attende chiunque apra nuove strade al futuro di questo paese.

Quasi che la mediocrità imperante, vittima della sua incredibile ignoranza, faccia pagare il prezzo di una diminuzione dei propri privilegi di casta al novello meritevole che osa affacciarsi nella vita pubblica e privata.

Non è l’evolvere del tempo che li sta sopraffacendo, ma è la impersonificazione e la carnificazione umana di quel cambiamento che essi assumono come capra espiatoria di tutti i mali, anche e soprattutto quando i mali, sono causati proprio da loro.

Sembra inutile tentare di spiegare ad un mediocre cosa è il merito, quasi quanto spiegare ad un furbo che egli non è affatto intelligente, così come è convinto di essere.

Sta di fatto che di furbi ne abbiamo sin troppi e ben pasciuti in questo paese, a danno di chi invece potrebbe veramente cambiare il futuro, così, come si accende un fiammifero o come si schioccano due dita.

Ed è proprio questa facilità nella capacità di fare che terrorizza il mediocre, attaccato come non mai alle sue abitudini, al suo status sociale, al suo grado di improduttività e di danno al bene comune.

Il mediocre è furbo, e comprende benissimo il pericolo che proviene dal merito nei suoi confronti.

Ed essendo il mediocre scevro di ogni autentico atteggiamento di umiltà personale e di solidarietà comunitaria, ecco che insorge il suo lato oscuro peggiore:

l’antagonismo a tutti i costi.

Egli si prefigge un unico scopo nella vita:

attaccare il nuovo, attaccare il merito, attaccare ogni cambiamento, aggredire chi lo incarna, con ogni mezzo, con ogni strumento.

Sembra quasi una reazione immunitaria di un organismo ad un attacco virale e/o batterico.

Solo che è una reazione immunitaria falsa, poiché sbaglia ad interpretare il nuovo agente ed a classificarlo come nemico, e lo attacca violentemente, dimenticando così, di attaccare infine se stesso, il proprio organismo.

Questa ipersensibilità, diviene quindi una sollecitazione che mette a rischio l’intero organismo come la sua stessa sopravvivenza.

Questa reazione auto-immunitaria è comunemente conosciuta come reazione allergica.

Insomma, la mediocrità è allergica al merito.

Sino al punto di minacciare la morte dell’organismo ospite comune in cambio della sua stessa sopravvivenza.

La dittatura dei mediocri impone il suo ultimo ricatto.

Che desolazione.

Che paradosso voler affermare la propria sopravvivenza in uno status quo che non è relativo alle proprie capacità, imponendo a tutto e tutti un diktat di sudditanza alla mediocrità ed ai suoi limiti infiniti.

P. S.
Domanda assolutamente tendenziosa:
ma quanta pazienza deve utilizzare il valore in questo paese per resistere all’attacco numerico della mediocrità ed a quello demografico della ignoranza?
E dove è scritto che il volgere l’altra guancia sia sempre e solo un bene?
Bisogna saper discernere.
Ecco, è questo il punto.
Il discernimento di chi tenta di spiegare a chi fa finta di non capire che la propria pazienza è terminata.
Forse in questa frase è contenuto il riscatto del merito in virtù di un riscatto comune, in questo paese.
E non il riscatto della mediocrità in virtù della sua mera sopravvivenza.
Troppo poco.
Troppo costoso.
Non ce lo possiamo più permettere.
ma che prurito alle mani …
Sarà colpa dell’allergia.
E mica è esclusiva dei mediocri pure l’allergia?
E no, eh.
Non ricominciamo con il buonismo a senso unico, per favore.
Anche i mediocri hanno i loro diritti, ma non ad escludendum dei diritti altrui.
Soprattutto quando sono quegli “altrui” a produrre quella qualità e quella quantità assolutamente necessaria (oggi, più che mai) al benessere di tutti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Anno nuovo, vita nuova

venerdì, 31 dicembre 2010

Alla vigilia di ogni capodanno, il sentimento umano si augura che dietro l’angolo di ogni fine d’anno, vi sia un cambiamento favorevole alla propria vita, alle proprie aspirazioni, al proprio benessere.

Ma un cambiamento non cammina sullo scambio di auguri per le festività di fine anno, poichè un cambiamento, che sia autentico, vero, radicale e produca nuove relazioni che assicurino efficenza e benessere, cammina solo sulle gambe degli uomini e delle donne che lo sorreggono, che lo incarnano, che lo interpretano.

Oggi esiste un movimento in tal senso in questo paese, forse per la prima volta, sicuramente all’interno della sua strada repubblicana e democratica.

Oggi, per la prima volta, vi sono uomini e donne che questo cambiamento lo stanno producendo, lo stanno realizzando.

In una democrazia fasulla e bloccata, tarata dal tarlo della corruzione e dal marcio della conservazione di poltrone e privilegi, oggi si muove un movimento politico che punta a cambiare radicalmente le regole democratiche, riformando le istituzioni e le stesse regole del gioco al fine di avvicinare il paese reale allo stato di fatto e di diritto.

Un cammino impervio, pieno di trappole e di contrasti formidabili, spesso violenti.

Ma il ciclone riformista non si ferma dinanzi a nulla, non si piega dinanzi a nessun gruppo di pressione o di potere, non si fa condizionare da pressioni interne od esterne al sistema paese.

In un cammino che resterà scolpito nei libri di storia, un gruppo di uomini e di donne verrà ricordato come l’unico vero governo che ha governato, l’unico vero riformismo che ha riformato, l’unica vera volontà popolare alla quale la peggiore casta politica della restaurazione conservativa abbia mai dovuto soggiacere e sottostare.

E’ un cammino di libertà, di benessere e di ricchezza che non sopporta alcun condizionamento.

E’ un cammino che viene continuamente contrastato dalle pressoni mafiose, dalle pressioni dei gruppi di potere, dalle pressioni della casta politica che tenta di conservare il potere che detiene ben saldo fra le mani, quel potere che invece serve per riformare e cambiare un paese che sembra immutabile e irriformabile, bloccato e timoroso di fronte ad ogni cambiamento.

E’ un cammino che porta a svolte epocali, mai raggiunte da nessun altro, oggetto di profonda invidia e di attacchi di violentissima gelosia da parte di coloro i quali non sono mai riusciti a cambiare alcunchè, ovvero, non hanno mai voluto veramente cambiare alcunchè.

E siamo alla vigilia di un nuovo anno.

E siamo alla vigilia di una rinnovata stagione politica riformatrice di regole, norme e prassi da dimenticare, da abbandonare.

La resistenza a tali cambiamenti è forte e interessata, continua e scorretta.

Ma non fermerà il cambiamento che è in atto.

Nessuno potrà fermarlo, poichè è un rinnovamento fortemente sostenuto dal popolo sovrano, che gode del consenso di famiglie ed aziende, di imprenditori e lavoratori dipendenti, per la prima volta uniti nello straordinario sforzo di cambiare le cose una volta per tutte, di traghettare un malridotto e malandato paese verso un futuro di certezze e di progresso.

Nessuno potrà fermarlo, poichè è già scritto che esso vincerà.

Inabbattibile, incontrastabile, indistruttibile.

Buon anno nuovo.

Una nuova vita ci attende dietro questo angolo temporale.

Una nuova società si salda in questo difficile cammino.

Un nuovo patto comune si rafforza sulla strada del riformismo.

Un nuovo paese nascerà alla fine di questo cammino, un paese civile, unito, forte, saldo e più ricco che mai.

Nonostante invidiosi e gelosi, biliosi e rancorosi, pre-potenti ed im-potenti.

Un nuovo paese nascerà:

con o senza di loro.

Auguri.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x

O noi, o loro.

venerdì, 10 dicembre 2010

Il tradimento finiano cerca di “atterrare” l’orso Berlusconi e di travolgere alleanza e maggioranza di governo in una crisi politica drammatica, insensata ed ingiustificata, oltre che egoistica e pervicacemente maligna.

E invece ….

E invece va in mille pezzi il Partito Democratico, in perenne crisi di consenso e “rottamato” dai nuovi politici della sinistra italiana come il leader dei rottamatori, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che va a cena a casa di Berlusconi, ad Arcore, poichè probabilmente preferisce dialogare con Silvio Berlusconi piuttosto che con Bersani, D’alema, Casini, Fini e rottami politici vari ed eventuali.

E invece si smonta l’Italia dei Valori, divisa in una sempre più evidente crisi di identità che la vede collocata erroenamente a sinistra, quella sinistra che detiene il record italiano di enti commissariati per infiltrazioni mafiose, quella sinistra che tenta di fermare il governo che sta uccidendo le mafie.

E invece si spacca il fronte anti-Berlusconi, nella meritoria riflessione di coloro i quali sono dotati di un cervello sano e razionale e vedono chiaramente come non vi sia una possibile alternativa alla premiership berlusconiana, che unica garantisce la continuità e la stabilità governativa in questo paese.

Il nuovo che avanza nel paese tenta di rottamare il vecchio marciume politico della restaurazione conservativa, sia a destra che a sinistra.

Il nuovo che avanza non demonizza l’avversario, non tradisce gli alleati, non rinnega la parola data, non contrasta le mafie a parole, ma nei fatti, non divide ma unisce, non distrugge ma crea ricchezza e benessere.

Il nuovo che avanza non teme le elezioni proprio perchè sa che il popolo sovrano ha capito da quale parte stare, perchè i giovani politici sanno stare insieme per costruire e non associarsi per distruggere, come invece testimonia pubblicamente il cartello dei vecchi politici fini-casini-rutelli.

Il nuovo che avanza sa che l’unica strada percorribile per salvare il paese è il federalismo, è l’efficenza della pubblica amministrazione, sa che per realizzare un futuro di benessere e di sicurezza, occorre escludere gli incapaci, gli inetti ed i traditori dalla dibattito politico sano e costruttivo, al fine di impedire di nuocere al paese ed al sistema paese.

Il nuovo che avanza non scende in piazza a protestare inutilmente, ma lavora per risolvere i problemi della gente qualunque.

Il nuovo che avanza vuole rottamare un passato che è solo da dimenticare.

Il nuovo che avanza vuol vivere libero e sicuro in un paese ricco e ben protetto.

Il nuovo che avanza ne ha le scatole piene della politica del ricatto e della estorsione.

Il nuovo che avanza esige e pretende che l’unico interesse da difendere e tutelare sia l’interesse ed il diritto comunitario delle famiglie come delle aziende italiane di avere un governo forte e stabile un governo che garantisca continuità nel tempo, per superare il mare agitato della crisi socio-economico-finanziaria che rischia di metterci tutti in ginocchio.

Il nuovo che avanza difende quel patto sociale che Lega insieme famiglie ed aziende, e che solo conduce il paese verso un futuro di ricchezza e di benessere.

Il nuovo che avanza non ne può più degli avanzi e dei rottami che vengono da un passato tutto da dimenticare, laddove si copriva il rischio finanziario di impresa solo di “alcune” aziende private con i danari pubblici, si provvedeva a finanziare l’assistenza sociale con i soldi della previdenza sociale (lasciando così in mutande i pensionati), si imbottivano i divani di frusciante danaro rubato alla cura della salute dei cittadini, si emettevano mandati di cattura di pericolosi criminali mafiosi che non venivano mai arrestati, non ne può più di quel passato di professionisti della politica che nessuno vuol più rivivere, nessuno si augura più di incontrare, nessuno vuol più pagare sulla propria pelle, sulla pelle dei propri figli e sulla pelle della libera iniziativa privata che unica produce ricchezza e lavoro in questo paese.

Il nuovo che avanza chiede di cambiare questo paese per trasformarlo in un paese ancor più avanzato ed ancor più civile, più libero e più ricco, sempre meno mafioso e sempre meno fannullone e parassita.

Ora, è venuto il momento di schierarsi:

o con il futuro del nuovo che avanza,

o con il nulla di un passato che non comprende quando è venuto il momento di farsi da parte, per il bene del paese, per il bene di tutti.

Avanti, allora, con o senza di loro.

Avanti allora:

O noi

O loro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La casta corporativa

venerdì, 19 novembre 2010

Un paese immobile l’Italia, che esce da una prima repubblica a democrazia bloccata.

L’immobilismo nel nostro paese è una cultura radicata, normalizzata, regolamentata.

Il nodo centrale rispetto ad ogni questione relativa alla conservazione è impedire l’iniziativa.

Impedire l’iniziativa politica che tenta di cambiare il paese riformandolo dall’interno delle istituzioni democratiche.

Impedire l’iniziativa privata al fine di “congelare” il paese nelle sue corporazioni di classe.

Sì, uso propriamente il termine ideologico di corporazione di classe, ed ora spiegherò il perchè.

Chi paga sicuramente e senza alcuna possibilità di evadere il fisco sul reddito prodotto nel paese in cui l’evasione fiscale impera?

I lavoratori dipendenti, cui il prelievo alla fonte della fiscalità sia locale che nazionale impedisce di fatto l’esercizio del diritto l’evasione fiscale, sempre che questo diritto esista, sempre che questa “libertà” sia consentita (consentita nei fatti solo ad alcuni soggetti e negata ad altri).

Ma il fatto certo è sicuramente che chi paga le tasse in Italia, la corporazione dalla quale è sicuramente prevedibile ogni introito fiscale è quella dei lavoratori dipendenti.

Di fatto, hanno “diritto scelta e libertà” di evadere la tassazione impositiva esclusivamente quelle classi corporative che non vengono sottoposte ad una tassazione preventiva, con prelievo alla fonte.

Queste corporazioni cui la legge consente di fatto l’evasione fiscale sono quelle dei lavoratori e dei professionisti autonomi, quelle dell’imprenditoria, del commercio e dell’artigianato, insomma, tutte, tranne quella dei lavoratori dipendenti.

Ma l’arroganza della conservazione non si ferma qui.

Sempre la corporazione dei lavoratori dipendenti è quella che subisce maggiori danni da altri meccanismi burocratici che è possibile definire nella loro interezza come diabolici.

L’elenco delle vessazioni subite dai lavoratori dipendenti è composto altresì da:

– un prelievo forzoso ed obbligatorio contributivo che non lascia la possibilità come avviene in altri paesi al lavoratore dipendente di programmare un piano pensionistico volontario ed autonomo o se investire invece nell’immediato quelle somme che vengono conferite agli istituti previdenziali come essi meglio credono e ritengono.
Il che, contestualizzato in un paese dove le banche erogano prestiti solo a clienti che possono offrire garanzie reali in misura almeno uguale all’ammontare del prestito richiesto (e che lo chiedo a fare un prestito se ho le energie economiche, se non finanziarie per far fronte ad una esigenza di liquidità?), pone la categoria dei lavoratori dipendenti nella impossibilità di avviare alcuna attività autonoma per mancanza di energie finanziare ed economiche, sottratte forzatamente con la complicità di un sindacalismo stranamente silenzioso quando si tratta di difendere i veri diritti dei lavoratori.
Definiremo questa vessazione come la cuspide contrivìbutiva;

– stipendi inferiori alla media europea, uniti al più alto costo del lavoro conosciuto nei paesi industrializzati.
Nel mezzo di queste differenze, vi è ancora lo stato con la sua cuspide fiscale, che rende ingiustamente alto il costo del lavoro alle imprese e contemporaneamente basso il livello degli stipendi ai lavoratori, riuscendo in un sol colpo a rendere infelici nello stesso tempo datori di lavoro e lavoratori (il mondo del lavoro italiano sentitamente ringrazia).
Ricordiamo che in questi “frangenti di crisi”, vi è sentore di una certa “tolleranza” dello stato nei confronti della evasione fiscale, quasi un “aiuto” nei confronti delle aziende che sono in difficoltà derivanti dalla crisi.
Ma va anche ricordato che se ad una azienda che non quadra i conti è consentito superare la crisi “rimandando” il pagamento delle tasse dovute, questo fatto non vale per quelle famiglie in cui il reddito principale viene apportato da stipendi per lavoro dipendente, che non trovano nella possibilità di “rimandare” il loro apporto contributivo fiscale e previdenziale, perdendo un “ammortizzatore socio-economico” che invece viene concesso alle aziende (di fatto se non di diritto).
Se poi, aggiungiamo le carenze del sistema del welfare italiano (inesistente, se lo paragoniamo a quelli tedesco e francese), possiamo meglio comprendere in quali difficoltà si muovano le famiglie italiane il cui reddito principale è costitiuto da lavoro dipendente.

A tali vessazioni di fatto e di diritto aggiungiamo quelle che infieriscono mortalmente sul morale delle famiglie dei lavoratori italiani, allorquando si accede a quelle agevolazioni che dovrebbero indirizzarsi nei confronti delle famiglie con redditi da lavoro dipendente che si vedono sorpassare in tutte le graduatorie per l’accesso a tali diritti, a tali agevolazioni, da famiglie composte da lavoratori in “nero”, che non pagano nulla di tasse, ma che incassano comunque uno stipendio, famiglie che dichiarano redditi pari a zero euro, famiglie che non pagano il servizio sanitario e quello farmaceutico quando lo utilizzano, famiglie che godono di interventi e di aiuti da ogni livello di governo: comunale, provinciale, regionale e nazionale.
Ma passa ogni livello di sopportazione umana il vedere famiglie costituite da lavoratori autonomi (professionisti: medici generici, medici specialisti, infermieri professionali, dentisti, avvocati, commercialisti, etc), commercianti (gioellieri, supermercati alimentari, ristoratori, abbigliamento, calzature, agenzie viaggi, pasticcerie, ect), artigiani (vendita ed installazione pneumatici, riparatori di elettrodomestici, idraulici, elettricisti, pittori, muratori, panificatori, etc), imprenditori (costruttori edili, autotrasporti, industriali, etc) agricoltori e quant’altro, che si presentano a chiedere le medesime agevolazioni di una famiglia di lavoratori dipendenti.
E va anche bene che in tempi di crisi chiunque possa aver bisogno di una aiuto per andare avanti, ma che poi si presentino a chiedere queste agevolazioni in Porsche Cayenne, beh, questo lascia aperto il dubbio che il reddito reale di questi soggetti sia ben diverso dal reddito dichiarato allo stato.
Ma al fine dell’accesso alle agevolazioni per soggetti con redditi bassi, vale ciò che è scritto sulla dichiarazione dei redditi, non l’effettivo tenore di vita.
Sarà anche per questo motivo che l’Istat non gestisce più le sue indagini statistiche sociali sulla base dei redditi dichiarati, ma sulla base dei consuni effettivi, valutando il semplice stile di vita piuttosto che la solenne dichiarazione dei redditti.
Almeno le indagini statistiche potranno dirsi “realistiche”
Questa condizione generale mortifica grandemente i ceti sociali più bassi nella gerarchia della ricchezza, proprio quei ceti sociali che invece vedono come uno spettro avvicinarsi quella soglia della povertà che è molto più vicina a loro piuttosto a coloro i quali possono permettersi di acquistare e di gestire una Porsche Cayenne.
E’ ovvio che non tutti i professionisti, i commercianti, gli artigiani, etc, denunciano redditi che fanno a pugni con il loro stile di vita.
Va bene il qualunquismo, ma che sia di qualità.
Per non parlare poi del silenzio assoluto ed assordante che in Italia si ode su quei quozienti familiari sempre promessi e mai stabiliti e normalizzati per rendere equità rispetto alle disparità economiche fra soggetti cosidetti “single” e famiglie con prole che avanzano faticosamente, specìe se in condizioni di monoreddito o di più redditi rinvenenti da lavoro dipendente.

E poi ci si sente dire: italiani, fate più figli.

Ma va bene anche fare più figli, ma dove sono i servizi e le agevolazioni dirette alle famiglie con prole, specie se numerosa?

I figli sono un bene comune del paese, ma “questo paese” non si assume l’onere del loro mantenimento.

E questo disinteresse ad accettare oneri comunitari importanti e fondamentali, lo riscontriamo in un magma comunitario che definiriremo “trasversalismo sociale”.

Esiste infatti un forte movimento sociale trasversale al e nel paese, che tende a mantenere questi squilibri in atto e non a rimuoverli, un movimento corporativo che desidera mantenere lo status quo e lotta strenuamente per impedire ogni cambiamento ed ogni riformismo.
Un trasversalismo sociale che è fatto di egosimo puro, un egoismo che tende ad immobilizzare il paese.
Un paese immobile, qundi, bloccato da schieramenti corporativi che impediscono ogni accesso, che riducono ogni spazio alla gente qualunque di sperare in un futuro migliore di quello che vivono attualmente.
Una casta, questo movimento corporativo lo definiremo come una casta corporativa.

La casta corporativa incide nel governo del paese in quanto schiera al suo interno la potente casta burocratica, anch’essa appartenente al mondo dei lavoratori dipendenti, ma schierata in altro luogo ed a difesa di altri interessi da quelli delle famiglie e delle aziende qualunque.

Avete bisogno di avviare una attività economica?

E a chi dovrete chiedere le autorizzazioni necessarie per farlo?

Avete bisogno di accedere ad una professione?

E quale esame di accesso dovrete affrontare per farlo?

Ecco spiegato con un semplice esempio come la casta burocratica sia la prima linea di difesa della casta corporativa.

La seconda linea di difesa della casta corporativa è la casta politica.

L’iniziativa privata è mortificata anch’essa come le famiglie italiane, ed è mortificata ed avversata dalla medesima casta corporativa.
Il fatto che in Italia esistano ancora autorizzazioni obbligatorie per le attività imprenditoriali, fa comprendere come la casta corporativa detenga il controllo di ogni inziativa:
da quella di far venire al mondo un figlio a quella di far venire al mondo una nuova iniziativa economica.

E ritorniamo quindi ad una delle affermazioni iniziali:
Il nodo centrale rispetto ad ogni questione relativa alla conservazione è impedire l’iniziativa.

Ecco, questo è lo specchio del nostro paese.

Neanche il sogno di poter cambiare la nostra vita in meglio lascia per strada questa casta corporativa.

L’accesso alle professioni è infatti presidiato costantente da soggetti deputati a selezionare i futuri professionisti in base a criteri che non sono scritti su nessun foglio, ma che imperano e governano questo paese.

Le ultime vicende scandalose che hanno coinvolto il concorso per praticanti procuratori (avvocato) a napoli e quello per notai a roma, la dicono lunga su come questa casta corporativa e questa casta politica siano determinate a gestire il potere in modo assolutamente egoistico, puntando a chiudere ogni porta di accesso a chi non appartiene a tale casta, non ne fa parte, non ne condivide fini, scopi ed egoismi smisurati.

Un altro esempio è quello degli albi che danno accesso alla informazione attiva, come quello dell’ordine dei giornalisti.

Come si fa a chiudere questo fondamentale settore a presidio della democrazia?

Come si a impedire il cambiamento del paese dall’informazione?

Semplice, chi non si allinea alla corporazione, chi crede in un paese libero e democratico, chi lavora per il cambiamento, viene estromesso in momenti strategici, come nel caso del giornalista Feltri, sospeso per tre mesi dall’ordine dei giornalisti proprio nel momento in cui nel paese si respira aria di elezioni.

Una voce libera e piuttosto isolata, quella di Vittorio Feltri nel giornalismo italiano.

Ora, anche imbavagliata.

Inoltre vi è da considerare la gravissima condizione dell’informazione in Italia.

Pensate che per fare informazione (libertà e diritto sanciti dalla costituzione), occorre per legge essere iscritti all’albo dei giornalisti.

Chiunque facesse informazione senza essere dotato di un direttore responsabile regolarmente iscritto nell’albo dei giornalisti, commetterebbe addirittura un reato e sarebbe passibile persino di arresto.

Certo, l’informazione passiva è libera, ma in questo modo la casta corporativa controlla l’informazione attiva, quel mondo che l’informazione la fa, la comunica, la seleziona e, se vuole e se ne ha un interessse corporativo condiviso, la silenzia.

In questa condizione è meglio comprensibile quel conflitto di interessi di cui viene spesso additato il premier Silvio Berlusconi, che “controllerebbe” ancora il suo impero mediatico, “governerebbe” la televisione pubblica e “metterebbe il bavaglio” alla libera informazione.

Ma guarda il caso, l’unico giornalista che viene imbavagliato dall’ordine in Italia è proprio un giornalista ritenuto vicino al premier.

E forse, il conflitto di interessi del premier è un conflitto relativo agli interessi della casta corporativa, e non un conflitto fra i suoi interessi personali e l’interesse pubblico.

Dietro l’interesse pubblico si nasconde infatti, spesso e volentieri, l’interesse di quella casta corporativa che è nemica giurata dell’iniziativa privata, di quella iniziativa di cui il cavalier Silvio Berlusconi è testimone sommo e massimo in questo paese, avendo spezzato ogni corporazione economica e finanziaria con la sua ascesa imprenditoriale prima e ogni corporazione politico-burocratica con la sua ascesa politica poi.

Eppure, viene fatto passare il messaggio informativo da sempreche sia egli il soggeto che vive un conflitto di interessi pubblico-privati.

Beh, corrisponde:
la casta corporativa l’abbiamo già definita come “egoista” ed orientata a tutelare e curare esclusivamente i propri interessi personali, familiari ed economico-finanziari.

L’unico caso che io ricordi nella mia vita di superamento della casta corporativa è appunto la vita personale, imprenditoriale e politica di Silvio Berlusconi.

Un capitolo a parte è quello rappresentato dall’ostracismo senza limiti e dall’arrembante attacco che tale casta corporativa lancia quotidianamente e da anni nei confronti del suo nemico giurato, la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

Il fatto nuovo in questo panorama assai miserevole è appunto la nascita e la crescita di un movimento politico che, attraverso il rispetto delle regole democratiche, riforma e cambia questo paese.

L’alleanza politica con il berlusconismo è naturale, poichè entrambe hanno di fronte lo stesso acerrimo nemico:
la casta corporativa trasversale al sistema e nel sistema.

Ed è grazie al patto di ferro fra Berlusconi e Bossi che questo paese ha intrapreso la via del cambiamento, gravemente ostacolato e più volte ferito dalla casta corporativa.

Ma il cambiamento del sistema è uno di quei processi che, una volta avviato, non è più possibile fermarlo.

La gente qualunque, le famiglie e le aziende italiane hanno intuito che l’unica possibilità di salvezza per il paese è costituita da questo cambiamento, incarnato da queste persone, e lo gratifica di consensi, non solo elettorali.

La casta corporativa ha compreso questo nesso di continuità e di forza che Lega Berlusconi e Bossi, e gli ultimi avvenimenti politici lo dimostrano ampiamente, compreso il tradimento di un drappello di sostenitori berlusconiani ormai collocati a difesa degli interesi della casta corporativa.

Ed è infatti un giornalista ed uno scrittore che attacca frontalmente in questi giorni la Lega attraverso il suo il ministro dell’interno Roberto Maroni, indicando la Lega come parte interessabile dalle mafie meridionali per accedere al ricco mondo del nord del paese, ai suoi appalti, ai suoi poteri economicie finanziari.

E lo fa dalla rete televisiva pubblica, la Rai.

Questo fatto dimostra che:

1 – il premier Silvio Berlusconi non ha alcun potere diretto nello svolgimento dei palinsesti aziendali dell’emittente pubblica radio-televisiva;

2 – il ministro dell’interno Roberto Maroni e la nuova politica del governo del paese in tema di sicurezza dei cittadini e di contrasto alle organizzazioni criminali mafiose è un successo;

3 – la casta corporativa tenta di “svestire” di ogni valore politico e di ogni sapore consensuale gli atti di un ministro e di un governo che, unici, nella storia della repubblica italiana, contrastano le mafie con l’azione di governo ed i risultati ottenuti piuttosto che dai palchi elettorali, dalla convegnistica, dalle pagine dei giornali, dalla cinematografia e dalla editazione di libri-scandalo sulle mafie.

Ma tutto questo lavoro, tutta questa azione di governo irrita notevolmente la casta corporativa che, in questo medesimo momento, sogna di interrompere il riformismo e l’azione del governo e del patto Bossi-Berlusconi.

Proprio in questo momento in cui il tradimento dei finiani apriva una debole speranza di fermare cambiamento e riforme, è importante infangare l’azione del governo, anche se giusta e retta.

Ma l’abbiamo già detto più volte:
la casta corporativa è profondamente e fondamentalmente egoista, e nell’ottica di quel che sta accadendo in questi giorni, irresponsabile nelle azioni e pericolosa per il futuro del paese.

E se vi è qualcuno o qualcosa che vada assolutamente fermato in questo paese, è certamente questa casta corporativa e non certo la magnifica azione di questo governo.

Con buona pace degli invidosi e dei gelosi, entrambi figli dell’egoismo più inumano, anti-solidale e sfrenato che sia mai esistito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’attacco alla Lega del nuovo che avanza

sabato, 9 ottobre 2010

Più volte ho posto l’accento in questo blog su come le uniche riforme realizzate in questo paese siano di esclusivo stampo leghista.

Questo ormai consolidato governo del cambiamento e dell’adeguamento dello stato di diritto al paese reale, riceve però un fortissimo contrasto da parte della casta della conservazione dei poteri, dei privilegi e delle poltrone del potere pubblico.

Ed è dietro questa cortina fumogena che attacca la Lega che si gioca il futuro di questo paese.

E’ ormai sempre più evidente il coinvolgimento diretto di istituzioni ed apparati dello stato in questa che definirei “la prima vera guerra civile italiana”.

No, non è una guerra in senso stretto, laddove le contrapposte visioni politiche e i differenti stili di vita si confrontano su di un campo di battaglia dove a combattere si incontrano eserciti armati in assetto di guerra, carri armati e divisioni di fanteria, ma è piuttosto una guerra dove il confonto è fra chi vuol riformare e cambiare le regole dello stato di diritto, – adeguandolo ai tempi moderni e colmando la distanza che lo separa dal paese reale – e quei poteri, più o meno democratici e più o meno occulti che invece fondano la loro esistenza, il loro benessere, il loro arricchimento e la loro stessa sopravvivenza presente, passata e futura sulla sussistenza di queto gap, profondamente ancorati al concetto di democrazia bloccata, di estrema rigidità del Sistema ad ogni vento di cambiamento.

In questa disatrosa “guerra civile” a detta degli uni e degli altri, si contrappongono addirittura interi apparati dello stato, istituzioni democratiche, poteri del mondo dell’informazione.

C’è chi accusa la presenza in campo politico di una parte dell’amministrazione della giustizia chi, di contro, vede la presenza sul campo di battaglia addirittura dei servizi segreti, nella formulazione di scandali, e di chi ancora, vede un mondo dell’informazione spaccato fra anti-berlusconiani e raccoglitori di informazioni assemblate in dossier da utilizzare a fini politici.

Un bel parapiglia, non c’è che dire.

Certo, un quadro così fosco, se fosse realmente verificabile, risulterebbe intriso di potenziali conflitti di interessi.

Un esempio chiarificatore è certamente quello della terza carica istituzionale italiana.

E’ infatti incomprensibile (a noi italiani, figurarsi agli osservatori esteri) come sia possibile identificare le ormai quotidiane prese di posizione pronunciate pubblicamente da Gianfranco Fini:
ma parla il leader di un neonato partito o parla il più autorevole il presidente della camera?

Nell’esame delle esternazioni finiane e nell’analisi nel merito, la chiave di lettura di questo conflitto di interessi.

Basta leggerle per dare una risposta alla storica domanda:

Cui Prodest?

Ma questo, è solo un esempio, esso è solo la cima dell’iceberg.

Non mi inoltro in queste considerazioni e mi rivolgo alcune domande cui occorre dare delle risposte in questo immodificabile paese composto da caste di potere e corporazioni affatto convinte che sciogliere i nodi del debito pubblico italiano sia una strada che conduca al futuro, anzi, probabilmente per alcune di queste caste, riformare il paese, eliminare sprechi nella conduzione della pubblica amministrazione, eliminre i poteri mafiosi, e rendere liberi poteri come quello della politica, della giustizia e dell’informazione, sarebbe un biglietto di sola andata per l’inferno.

Già liberi.

Ma liberi da chi, liberi da cosa?

Insomma, negli States (USA) le inchieste giornalistiche possono abbattere presidenti del paese più potente del mondo mentre in Italia, le inchieste giornalistiche vengono bollate come dossieraggio ed addirittura coinvolte in indagini della magistratura a seconda del soggetto colpito e del risultato voluto.

La politica non è mi stata unna cosa perfettamente pulita nella storia dell’umanità, ma resto allibito dinanzi al silenzio assordante dei poteri dello stato, quando si attacca brutalmente e frontalmente l’esecutivo, contro l’incredibile successo che dimostrano altre strade, semmai opposte gli interessi del governo.

Ma il governo italiano, non è l’organo che dovrebbe amministrare il paese?

Certamente questo assunto è noto alle organizzazioni mafiose, che da sempre controllano il voto in talune regioni del paese al fine di “contrattare” con il potere politico posizioni di maggiore libertà di manovra, in tutti i sensi.

Poter ricattare, poter gravare di enormi pressioni e di minacce la politica ovvero poter controllare la politica attraverso le più suasive offerte di voti e di finanziamenti, è questa una realtà difficilmente dimostrabile in una aula di tribunale, ma altrettanto certamente rappresentano convinzioni profondamente scolpite negli attenti osservatori delle questioni italiane.

Il problema però, non è comprendere che queste influenze esistano, ma verificare con razionalità che, se in talune regioni le mafie possono aggredire a politica, a maggior ragione esse possono rappresentare l’ago della bilancia nell’accaparramento del consenso nazionale sufficiente alla formazione di una solida maggioranza a livello nazionale.

E questa analisi non può escludere il convincimento che sia il consenso elettorale proveninente da talune regioni, e non di tutte, a condizionare negativamente e pesantemente il governo della cosa pubblica, sia a livello locale che alivello nazionale.

Ed è proprio in questa lettura, è proprio in questa ottica che la cortina fumogena che tenta di dissipare il vento del riformismo e del cambiamento leghista si dissipa, mostrando il limite, disegnando un netto profilo:

è la questione meridionale, quella irrisolta questione che è fondamento del malcontento sempre più montante delle regioni del nord, sempre più identificate nell’azione politica della Lega Nord.

Ed ecco che l’aggressione sistematica alla Lega, trova motivi e giustificazioni, momenti di unione e di conservazione dei (pre)poteri e delle corporazioni trasversali che la fronteggiano, accusandola di essere un elemento “eversivo” del sistema.

Vogliamo insieme analizzare il termine eversione, nella sua etimologia più autentica?

forza che intende abolire, rivoltare, rovesciare qualcosa.

Ora, mi domando:

è lecito abolire le organizzazioni mafiose?
è lecito rivoltare il sistema del malgoverno e dello spreco di danaro pubblico?
è lecito rovesciare un sistema che tende costantemente alla conservazione e alla restaurazione dell’immobilismo politico e democratico della prima repubblica, un sistema corporativo che tenta di sopprimere ogni azione decisionale dell’esecutivo volta ad amministrare la cosa pubblica e a rinegoziare in tal senso quell’equilibrio dei poteri che non ha condotto il paese ad una democrazia realizzata nella prima come nella seconda repubblica?

Ed ecco, in questa chiave di lettura, svolgersi la mappa che fotografa l’attule empasse politico-istituzionale, la contemporanea guerra fra poteri che si svolge quotidianamente sotto i nostri occhi.

Vorrei chiarire ancor meglio il mi pensiero in tal senso ed il mio punto di vista.

E’ giusto consentire alle indagini giudiziarie di raggiungere una verità giudiziaria il più possibile vicina a quella reale e di farlo in un tempo umanamente giusto e breve?

E’ giusto consentire alle inchieste giornalistiche di raggiungere una verità mediatica il più posibile vicina a quella reale e di farlo in un tempo umanamente giusto e breve?

E’ giusto consentire al governo di raggiungere la realizzazione dle programma di governo ricongiungendo stato di diritto e paese reale e di farlo in un tempo umanamente giusto e breve?

In queste tre domande e non nella loro univoca risposta positiva, si nasconde il naturale conflitto di interessi di quei poteri che e di quelle forze che tentano ogni giorno di assicurare verità, giustizia e libertà al paese.

In questa confusione, taluni invocano il concetto del “primato della politica” nel governo dello stato al fie di compattare un paese di fronte alle sfide mortali che lo avvinghiano.

In questa confusione taluni tentano di rompere l’unità politica e di governo al fine di condizionare il governo dello stato e far prevalere altri poteri a quello decisionale dell’esecutivo.

Ecco, questa è la realtà:

un conflitto di interessi e di poteri.

In tutto questo, l’unica politica che conduce ad un futuro certo e giusto resta quella leghista.

In tutto questo, l’unica politica che viene aggredita con vilolenza è quella leghista.

Ecco infine, la chiave di volta della politica italiana:

la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

Senza di essa e della sua azione politica, tutto sarebbe restato fermo a prima di Tangentopoli, nessuna riforma avrebbe visto la luce in questo paese, nessun governo avrebbe goduto di quella autorevolezza necessaria che discende dalla capacità di restare fedeli ai patti assunti con il popolo sovrano e leali a quelle solide maggioranze che hanno sinora dimostrato che, governare con continuità e stabilità questo paese è possibile.

Nonostante quelle anomalie e quelle eccezioni che confermano la regola della stabilità e della unità di un paese rispetto al proprio stato e al proprio governo nazionale.

Ma questa è un’altra storia, una storia che parte dalla crocifissione di quell’uomo che liberò l’umanità dal male ed arriva ai nostri giorni, laddove la difesa di un vessillo tricolore, non corrisponde alla difesa effettiva del paese che quel vessillo rappresenta.

Ed è la storia di certa umanità, sempre in posizione di difesa rispetto al nuovo che avanza.

« Ma essi, udendo queste cose fremevano d’ira, e si proponevano di ucciderli. Ma un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, onorato da tutto il popolo, alzatosi in piedi nel sinedrio, comandò che gli apostoli venissero un momento allontanati. Poi disse loro: «Uomini d’Israele, badate bene a quello che state per fare circa questi uomini. Poiché, prima d’ora, sorse Teuda, dicendo di essere qualcuno; presso di lui si raccolsero circa quattrocento uomini; egli fu ucciso, e tutti quelli che gli avevano dato ascolto furono dispersi e ridotti a nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, ai giorni del censimento, e si trascinò dietro della gente; anch’egli perì, e tutti quelli che gli avevano dato ascolto furono dispersi. E ora vi dico: tenetevi lontani da loro, e ritiratevi da questi uomini; perché, se questo disegno o quest’opera è dagli uomini, sarà distrutta; ma se è da Dio, voi non potrete distruggerli, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio». »
(Atti 5,33-39)

Ora, non sarà venuta l’ora per la civiltà umana di consentire alla razionalità di prevalere sull’istinto e di creare un precedente storico che unisca vecchio e nuovo verso un futuro univoco, piuttosto che vecchio e nuovo del mondo si combattano atrocemente, il primo per prevalere e conservare ed il secondo per prevalere ed avanzare?

Una cosa insegna la storia, sia pure nel suo avvolgimento vichiano:

indietro non si torna.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il mio nome è nessuno. Ma chiamatemi Presidente

venerdì, 13 agosto 2010

Esiste uno schieramento politico trasversale in Italia che punta alla conservazione di un modello statale sprecone e costoso, di un centralismo che nasconde mille rivoli di spesa incontrollata, di uno status quo della casta politica eletta nel meridione che resta assolutamente irresponsabile rispetto al disastro della questione meridionale e certamente responsabile rispetto alla questione settentrionale.

Esiste un modus operandi occulto ad escludendum della Lega Nord di Umberto Bossi, un fumus persecutionis che vuole conservare un nord ricco e produttivo ridotto in schiavitù di un sud che distrugge enormi risorse e produce illegalità diffusa e mafie.

Questo schieramento tenta il golpe bianco ai danni del governo italiano puntando a renderne instabile la maggioranza politica, ed in particolare, cercando di ostacolare in tutti i modi quell’alleato che garantisce continuità e stabilità governativa, che testimonia lealtà ai patti sottoscritti in campagna elettorale, che resta fedele alla sovrana volontà popolare, che opera per la distruzione definitiva delle organizzazioni mafiose, che offre un ottimo esempio di eticità e di moralità applicata nell’amministrazione della cosa pubblica:
la Lega Nord di Umberto Bossi.

In questo quadro, l’anti-berlusconismo, la questione meridionale e la questione morale risultano essere dei miseri espedienti che celano i veri obiettivi politici di questo golpe bianco, che non opera «al fine di mutare la Costituzione dello Stato italiano e la forma di governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale», ma opera certamente al fine di conservare privilegi, poltrone, incapacità ed irresponsabilità della casta politica attraverso l’abbattimento di quel governo che uccide le mafie e riforma il paese.

Un golpe bianco che impedisce il mutamento, per conservare poteri e privilegi inauditi, e continuare a gestire la cosa pubblica irresponsabilmente.

Lo schieramento del golpe bianco gioca pericolosamente con il precario equilibrio istituzionale, gioca drammaticamente con il futuro di questo paese, gioca sporco sulla testa di quei cittadini che pretendono di rappresentare.

L’attacco al buon governo ed al riformismo leghista si svolge con cinica pervicacia.

L’attacco al nord che produce ricchezza si evidenzia nel celato ricatto secondo il quale, il nord deve continuare a provvedere al mantenimento di tutto e di tutti, senza avere il diritto di governare il paese, di cambiarlo, di riformarlo.

Questo golpe bianco della restaurazione conservativa va isolato e depotenziato, va ridotto alla impossibilità di nuocere al paese, va ricondotto ad un concetto di legalità istituzionale autentico, secondo il quale, uno sparuto gruppetto di parlamentari, non può godere dell’alto riferimento istituzionale come del prestigio e del potere della presidenza della camera dei deputati.

Questa guerriglia politico-istituzionale va immediatamente fermata.

Questi guerriglieri balneari, questo schieramento del nulla politico, questa modalità di intervento politico smodato ed irresponsabile nella vita del paese va isolato e non riprodotto od avallato.

Se alle opposizioni politiche può far comodo il mare agitato di una crisi politica che si insinua pericolosamente nella generalizzata crisi socio-economica che vive il paese, questo non può essere motivo sufficente per offrire contributi ed appoggi insperati alla disperazione di questa guerriglia balneare.

L’anti-berlusconismo tiene insieme questa accozzaglia politica?

La maligna avversione al riformismo leghista offre motivi politici per stare insieme-contro invece di individuare e perseguire quei motivi per stare insieme al paese, condividerne il momento di grave difficoltà e offrire serie vie d’uscita e di difesa?

Abbattere il governo Berlusconi per far cosa?

Per mettere su l’ennessima alleanza di disperati per un governicchio dei ricatti e delle beghe che cadrebbe al primo scandalo come è accaduto a tutti i governi senza la guida berlusconiana?

Nessuno di questi guerriglieri balneari ha potere e prestigio sufficente per garantire stabilità e continuità di governo al paese.

Nessuno schieramento nato dalla voglia di distruzione potrebbe costruire alcunchè.

Mettete sotto l’ombrellone l’orgoglio ferito, guerriglieri balneari, poichè il nord è veramente stanco.

E il Nord, non è un signor Nessuno, ma è quel galantuomo che nonostante tutto, consente a tutti di mettere un piatto a tavola in questo paese.

Non esagerate, altrimenti oltre al piatto, potreste perdere anche tavolo e sedie, pignorati da quella miseria politica, morale e materiale che alimentate tanto volentieri.

Comprese quelle comode poltrone del potere che vi piacciono tanto e delle quali, Nessuno vuol rinunciare.

Il mio nome è Nessuno.

Ma chiamatemi Presidente ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Analisi Politica

giovedì, 5 agosto 2010

Gianfranco Fini andava messo immediatamente di fronte alle sue responsabilità politiche, sin dalle primissime uscite con cui mandava a dire attraverso il suo fido bravo Italo Bocchino che, o si assicurava maggior potere e successione politica a Fini, ovvero una nuova politica antagonista si sarebbe affacciata all’interno del governo.

Per questo motivo, fondai immediatamente un gruppo su facebook che titolava “Fini dimettiti!” nella convinzione che ogni altra strada diversa da questa, avrebbe portato a conseguenze difficilmente reparabili e a danni inevitabili.

Ed infatti, così è stato.

Il nodo centrale di tutta la politica italiana è e resta il federalismo fiscale, che guarda caso vedeva una forte opposizione di UDC, AN e parte di FI già nel giugno 2006 (referendum sulla devolution), trasversalismo che nel giugno 2010 si ripresenta in uno schieramento nel quale, l’empasse berlusconiana nei confronti del tradimento finiano, ha dato adito a più di qualche dubbio sulla reale volontà del governo di varare il federalismo fiscale entro l’estate.

Ed infatti, così è stato.

Il nodo centrale della politica italiana è evidentemente quello del federalismo.

La soluzione del nodo, è quella del varo del federalismo.

La gente della Lega ne ha le scatole piene di questo teatrino politico mentre la Lega stessa raccoglie sempre maggiori consensi al di fuori del suo nucleo storico popolare, a dimostrazione del fatto che anche la gente comune condivide l’azione politica leghista, la sua lealtà ed affidabilità politica, la sua capacità di garantire continuità e stabilità al governo.

L’unico governo che potrebbe fare a meno della Lega Nord è quel governo da inciucio che più di un nostalgico restauratore della I repubblica indica come la soluzione finale.

Finale sì, per il paese però:
sarebbe il colpo di grazia inferto ad un paese stanco che vuole cambiare ciò che la partitocrazia parlamentare vuole conservare.

Stanchezza popolare che potrebbe in breve divenire rabbia rispetto alla perpetuazione di giochetti e di teatrini politici incuranti delle sofferenze che corpo sociale e produttivo del paese stanno affrontando:
da soli.

Ma questo è proprio il fine dei restauratori e dei conservatori:

provocare sino allo stremo la Lega Nord, nella speranza di veder apparire una reazione scomposta da etichettare immediatamente come “inaffidabilità politica” della stessa Lega Nord e costruire una campagna elettorale su questa miserabile dimostrazione.

Ma questo giochetto non funziona più:

la Lega è divenuto un movimento politico avveduto e maturo e non cadrà mai in questo trabocchetto infame e truffaldino.

E allora, cosa accadrà?

Il parlamentarismo e la partitocrazia opporranno certamente forti resistenze ad un eventuale scioglimento delle camere provocato dalle dimissioni dell’attuale governo, almeno non senza perpetuare l’ennesimo tentativo di fare quel “governo di unità nazionale” che nessun elettore ha mai votato, che nessuna forza sociale e produttiva ha mai desiderato, che nessuna alleanza politica ha mai candidato.

Le segreterie politiche della partitocrazia tentano ancora una volta il colpo di coda della restaurazione.

Tenteranno ancora una volta il golpe bianco con un governo che nessun elettore ha mai delegato, con una maggioranza che non ha mai ricevuto delega di sovranità e di governo.

Perchè se si va ad elezioni in questa situazione, potrebbero veder uscire dalle urne elettorali una Lega ancor più forte.

Molto più forte.

Cosa che al paese non potrebbe fare che bene.

Cosa che il trasversalismo nemico del paese e del popolo sovrano, cosa che i nemici della democrazia e della libertà, devono temere, più di ogni altra ….

Fate il vostro gioco signori, fate il vostro gioco.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X