Articoli marcati con tag ‘calabria’

Non hanno capito nulla laggiù al Nord

lunedì, 23 settembre 2013

Ancora una volta un lombardo alla guida della Lega Nord?

Ma, allora, non hanno capito nulla laggiù al nord, non hanno imparato niente dalle passate esperienze di alleanza politica con il demonio.

Se i veneti accetteranno questa “cauzione”, sarebbe l’ennesimo errore del popolo veneto:
con un segretario federale lombardo i veneti non saranno mai indipendenti, non avranno mai la secessione dall’Italia e nemmeno maggiore autonomia, non saranno mai rispettati dallo stato italiano in misura adeguata al loro straordinario apporto al Paese Reale, non saranno mai ammessi alla leaderhip del paese per cambiarlo, rinnovarlo, riformarlo e liberalizzarlo e saranno condannati per sempre a fare i portatori d’acqua al berlusconi di turno, che sia centro, di destra o di sinistra, alleato a mezzo voto di scambio con le mafie meridionali per ottenere una maggioranza parlamentare sufficiente a governare, e questo a causa del porcellum, la legge elettorale voluta dalla casta e incarnata dal lombardo calderoli, legge che serve a mantenere schiavo il nord del vizio del sud imponendo alleanze forzate ed inderogabili che sottomettano il virtuosismo al vizio, che impongano ai politici candidati alle primarie interne dei partiti o alle elezioni ufficiali di trattare con le mafie lo scambio di voti e consenso contro assegnazione concorsi ed appalti pubblici, oppure finanziamenti illeciti personali o ai partiti, nell’evidente tradimento del giuramento solenne di difesa dello stato, del popolo, del territorio e delle istituzioni democratiche al fine di assicurare quella clientela politica, di consenso e di forza mafiosa capace di piegare lo stato alle mafie, la virtù al vizio, l’intelligenza alla furbizia condivisa.

Così nè la questione meridionale, né la questione settentrionale né tantomeno la questione morale, insomma, nessuna di queste questioni assassine della democrazia e della libertà in Italia saranno mai affrontate e risolte.

Idagliani: da nord a sud schiavi e servetti delle mafie e della illegalità diffusa, della corruzione e dell’usura mafiosa, della evasione fiscale e dell’abuso di potere, del vizio e della furbizia scambiata per intelligenza, .

Prima il Nord?

Sì, ma solo dopo il peggio del Sud.

Ed è questo che uccide il Paese, più di ogni altra cosa, quando basterebbe per salvare tutto e tutti mandare in vacanza l’elettorato siciliano, calabrese e campano per un paio di legislture (minimo dieci anni, visto che le legislature in idaglia possono durare anche solo qualche mese), in modo da rendere possibili le formazioni di maggioranze meno aggredite ed infiltrate dalle organizzazioni mafiose e dal vizio, entrambe provatamente anime del sud del mondo, oltre che di quello italiano ed europeo.

Occorre creare un cordone sanitario intorno alla democrazia per salvarla e realizzarla, ovvero rinunciarvi per sempre, essendo essa in totale ostaggio alle mafie.

Scegliete e schieratevi:

il futuro inizia da oggi.

Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X

L’Italia fallisce nella monnezza napoletana

martedì, 17 luglio 2012

In pochi giorni, l’agenzia di Credit Rating Moody’s declassa di ben due livelli il debito sovrano e fa altrettanto con regioni, enti e finanziarie locali.

Il crack è di quelli senza ritorno, specie per città come quella di napoli, il cui rating è ormai prossimo alla valutazione junk, che significa rifiuto, scarto finanziario, monnezza, appunto.

Così si decreta l’ennesimo downgrade italiano, frutto di uno “stile di vita” e di un modello a-sociale errato e suicida:

quello napoletano.

Certa napoletanità infatti trascina il paese nel vortice del fallimento, guidandolo dalla Presidenza napoletana della repubblica, una presidenza che attacca a testa bassa la Procura della Repubblica di Palermo che inadaga le istituzioni italiane nella resa dei vertici istituzionali nella ormai famigerata “trattativa mafia-stato”, a seguito delle indicazioni provenienti da intercettazioni telefoniche che vedevano coinvolto il napoletano ministro dell’Interno e Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura nicola mancino ed il Colle del Quirinale, retto da un Capo dello Stato napoletano già ministro dell’Interno.

Invece di rendere pubbliche le intercettazioni telefoniche che sono alla base delle indagini della procura palermitana, il Quirinale adotta misure di tutela, di contrasto, di chiusura e di insabbiamento istituzionale che rendono impossibile al cittadino qualunque il verificare se i vertici istituzionali abbiano o meno tradito (Alto Tradimento) lo stato ed il popolo sovrano svendendoli alle Organizzazioni mafiose.

Mentre aleggia sulla Italia contemporanea quel “Mafiosen” di Angela Merkel, adottato con una rinnovata misura del rigore nei confronti dell’Italia all’indomani dell’annuncio del rientro in politica di silvio berlusconi.

Se ne trae una complessiva sensazione di durezza nei confornti di un paese assai corrotto e mafioso come è l’Italia, paese che pretende di non ricevere i controlli di una superiore unità politica europea che possa controllare i bilanci pubblici e limitare l’abuso del potere pubblico.

Ora la corda politica è molto tesa e rischia di spezzarsi nel fallimento dell’intero paese.

Alcuni provvedimenti riporterebbero certamente ed in breve tempo l’Italia fra le grandi potenze mondiali.

I provvedimenti sono questi:

1 – esclusione dall’Italia delle regioni sicilia, calabria e campania;
2 – adozione della Pena di morte per i comportamenti mafiosi, per la corruzione politica e burocratica.

Ma un vertice istituzionale che aggredisca la Procura di Palermo, Oggi come Ieri, ha sin troppo timore di quel che accadrebbe se i comportamenti mafiosi fossero eliminati e duramente puniti:

sarebbe la fine di ogni trattativa, la fine dell’equilibrio disegnato fra stato e mafie, ogni verità salterebbe fuori, ed il potere pubblico, griderebbe vendetta per tutti gli abusi e le prevaricazioni subite.

Intanto mi domando:

ma quali eccelse esperienze, facoltà e capacità avranno sottomesso le cariche istituzionali italiane ad una dittatura napoletana, campana e siciliana in tutti questi anni?

Chi ha tradito e chi ha difeso il popolo?

Ed è stato un basso, un medio ovvero un Alto Tradimento?

E soprattutto:

chi mai pagherà con la propria vita per tutto questo?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Questa è Mafia

sabato, 16 giugno 2012

Breve Lezione di Educazione Civica

Perché voti Tizio?

Perché mi ha dato una casa popolare gratis quando non avevo i requisiti per ottenerla, ed ora, ne darà una a ciascuno dei miei figli che portano al partito di Tizio tanti voti.

Perché voti Caio?

Perché mi ha dato un lavoro pubblico gratis, dove non svolgo alcun impegno e nessuno mi controlla, dove ho un telefono a disposizione e potere pubblico da abusare per ricattare ed estorcere danari e/o favori e prebende sottobanco ai fruitori del servizio che dovrei offrire gratuitamente.
E se sono troppo vile per ricattare ed estorcere, posso sempre partecipare al ricatto e alla estorsione dei colleghi, in cambio del mio silenzio.

Perché voti Sempronio?

Perché mi assegna appalti, consulenze ed incarichi pubblici abusando del potere pubblico che esercita, ed io corrispondo con i voti miei, dei miei amici, dei miei famigliari, e dei miei dipendenti e dei loro famigliari.
Poi, lo aiuto anche in campagna elettorale con qualche finanziamento in nero, tanto per non far capire che siamo in Società.

Tizio, Caio e Sempronio ed i loro associati a delinquere che ricevono posti di lavoro pubblici ovvero appalti pubblici, incarichi e consulenze pubblici, sono dei mafiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Nuova Unione Europea senza Centro e Sud Italia

venerdì, 15 giugno 2012

L’autorevole organo di informazione finanziaria, economica e politica, il Financial Times, lancia l’idea condivisa da molti autorevoli leader politici, economici e finanziari europei di una Nuova Unione Europea che sia sganciata dal malgoverno e dalla inciviltà che rendono incompatibili taluni stili e modelli di vita soprattutto sud europei e mediterranei.

Il nuovo modello europeo, definito “modello ideale”, prevede l’integrazione delle sole Francia, Germania, Benelux e Nord Italia, così come riportato nel disegno.

La Nuova integrazioe Europea include solo Francia, Germania ed i Paesi del Benelux

Nessuna integrazione prevista per Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Centro-Sud Italia.

A ben osservare, sono proprio gli stili di vita ed i modelli socio-politico-economici del sud Europa e del Mediterraneo ad essere estromessi da questa Europa ideale, e sono proprio quelle regioni europee cadute sotto la scure della crisi a soccombere a causa del malgoverno, della corruzione e dei livelli di vita incompatibili con le proprie economie mantenuti in essere da un indebitamento insostenibile.

In più, si osserva che tutti i paesi estromessi da questa futuribile Unione Europea, sono paesi marcatamente cattolici.

Evidentemente vi deve essere un nesso ed una relazione fra il malgoverno, la corruzione, l’inefficacia, l’inefficienza politica e burocratica e l’ispirazione cattolica in quei paesi che sono miseramente falliti.

Deve esserci una certa incompatibilità fra il verbo della Chiesa ed il verbo della civiltà umana avanzata, come se l’avanzamento civile dell’uomo chiedesse un nuovo adeguamento alla condizione umana moderna alla Chiesa Cattolica, quasi un Nuovissimo Testamento che i figli di San Pietro rifiutano evidentemente a causa della verticale perdita di potere temporale richiesta da un tale passo di adeguamento ed aggiornamento religioso alla vita civile e democratica.

Per quanto riguarda le cose italiane, il nuovo modello ideale di una Europa Unita esclude il Centro ed il Sud Italia, integrando solo la ricca e maggiormente civilizzata regione padana.

Si percepisce in questa scelta la volontà di alienare dalla Unione Europea l’inciviltà conclamata di regioni dedite alla adorazione egoistica del dio danaro, nella quali mafia, usura, corruzione, evasione fiscale ed abusi, frodi organizzate e truffe in associazione del potere pubblico la fanno da padrone, pretendendo di godere di un benessere ed una ricchezza che non si è mai prodotta in quelle stesse regioni, ma in altre ad esse asservite con la violenza di una integrazione coercitiva ed oppressiva.

E tutto questo fermento disintegrativo del presente modello europeo sembra prendere forma dal giorno in cui, la più grande organizzazione criminale europea, l’organizzazione mafiosa ‘ndrangheta italiana, ardì commettere una strage denominata Strage di Duisburg o Strage di Ferragosto, evento criminale avvenuto in Germania e messo in atto da esponenti della ‘Ndrangheta, davanti ad un ristorante italiano.

Da allora, non si contano più i continui richiami della “Europa che conta” a riordinare e riformare non solo i conti ed i bilanci statali, ma anche la penosa politica italiana, incapace di assicurare uno stato democratico efficiente e moderno al popolo italiano, ed in particolare, al popolo meridionale italiano.

La strage mafiosa italiana commessa nel cuore dell’Europa ha avuto una risposta netta e decisa:

non si accettano provocazioni mafiose, non si accettano mafie in Europa, non si accettano mafiosi e corrotti nella Unione Europea.

Se le intuizioni su riportate avessero un che di verità, la situazione presente e futura delle popolazioni del centro-sud Italia muterebbe diametralmente:

un fallimento totale, civile, sociale, statale, politico, economico e finanziario che trascinerebbe le popolazioni meridionali in condizioni di povertà dure e pesanti, premessa di azioni violente a tutela dalla aggressività mafiosa presente in quelle regioni.

Insomma, una guerra civile.

Domanda:

è questo il futuro desiderato dalla popolazioni centro-meridionali italiane?

A giudicare dal comportamento e dall’indirizzo politico-burocratico sinora tenuto dalle classi dirigenti centro-meridionali, sembra non vi sia alternativa al fallimento e ad una probabile esclusione dalla futura ed ideale Unione Europea.

A giudicare dal comportamento delle popolazioni centro-meridionali, sembra non vi sia alcuna spinta popolare sufficiente ad ottenere un cambio di direzione delle classi dirigenti.

Insomma, sembra che con il metodo democratico, non si possa ottenere un cambio di direzione utile e necessario alla salvezza e alla continuità di una Italia unita, veramente unita, veramente solidale, veramente forte.

Forse solo un periodo pluriennale di quarantena in cui vigesse la pena di morte per reati quali il comportamento e l’associazione mafiosa e la dilagante ed imperante corruzione politica e burocratica, unito alla liberalizzazione del mondo del lavoro ed una riforma completa e realizzata del sistema democratico adattato alle peculiari esigenze derivanti dalla caratteristica infiltrazione mafiosa degli apparati del potere pubblico statale, forse solo una serie di misure energetiche che liberino il centro-sud Italia dalla mafiosità e dalla illegalità imperante potranno in un certo periodo riequilibrare storture decennali di democrazia bloccata e ricattata.

D’altronde, non si conosce autovettura rièarabile durante il suo ciclo di trasporto:

per curare un malato grave, occorre trasferirlo in ospedale e sottrarlo ai consueti impegni, così come, per riparare il motore di un’auto, occore fermare quell’auto in una officina.

Come potrebbe essere riparata in essere una democrazia così aggravata, bloccata, ingiusta e disgraziata?

In effetti, queste misure o misure similari, le avrebbero dovute già richiedere a gran voce i procuratori della repubblica, i questori, i prefetti, i sindaci, i presidenti di province e regioni del centro-sud Italia, a tutela degli interessi di famiglie ed aziende.

Ma ciò, non è mai avvenuto.

Forse si riscontra un peso eccessivo della caste mafiose politica e burocratica nella selezione dei concorsi pubblici, come pure degli appalti pubblici.

Tale selezione, ha introdotto nella Pubblica Amministrazione solo omertosi e inattivi, nella certezza che costoro nulla avrebbero mai cambiato e nulla avrebbero modificato nella conduzione forzatamente rallentata ed inefficiente dei servizi al cittadino, alle aziende e alle famiglie:

una vera e propria estorsione mafiosa nella quale, chi si dovesse ribellare, verrebbe contrastato con il potere pubblico.

Geniale l’infiltrazione mafiosa, non c’è che dire:

l’isolamento, estromissione ed il mobbing istituzionale come atto criminoso di intimidazione e repressione dei cittadini partecipativi ed attivi, in favore dei più “controllabili” pigri ed indolenti, che anche dinanzi ad un atto grave e criminoso commesso in loro presenza, non mostrerebbero alcuna reazione.

Così, nella Pubblica Amministrazione italiana si sono commessi e si commettono ancora, delitti e crimini in quantità, coperti sicuramente dalla omertà, dalla complicità o dalla semplice sottomissione di sudditanza, del ricatto e del silenzio dei deboli e dei pigri.

Tutto nel silenzio omertoso delle istituzioni collaborazioniste delle mafie e di una informazione vile completamente sottomessa ed asservita anch’essa alle caste mafiose imperanti.

Il quadro è chiaro, come è ancor più chiaro perché, oltre al nord Italia, il centro sud Italia non lo vorrebbe nemmeno la Nuova Unione Europea.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Ho risolto la crisi e la questione meridionale in un sol colpo

martedì, 1 maggio 2012

La Spagna fallisce miseramente, così come è già avvenuto per la Grecia.

Ora, tocca all’Italia.

Ma, se solo si avesse la volontà ed il coraggio di affrontare scelte anche impopolari ma definitivamente risolutive dei mali italiani, si potrebbe in un sol colpo:

1. evitare il fallimento dell’intero paese, dovuto ad una crisi che non tollera stili di vita impagabili ed insostenibili;

2. evitare le conseguenze più dure e pericolose della crisi globale per la maggioranza degli italiani;

3. eliminare le ben determinate fonti di spesa e di spreco che maggiormente fanno impennare il debito pubblico italiano.

Qual’è la ricetta salva-Italia?

L’Italia uscirebbe immediatamente dalla crisi semplicemente allontanando dallo stato unitario la sicilia, la calabria e la campania, che da sole, compongono la gran parte della fonte di spesa e di spreco del debito pubblico sovrano italiano.

Questa è l’unica ricetta salva-Italia che garantisce un risultato certo.

Tutto il resto, sono cure palliative ed inefficaci, che hanno il solo scopo di allontanare l’attenzione del popolo dei cittadini, delle famiglie e delle aziende italiane, dai veri problemi del paese.

Così, ho risolto la crisi e la questione meridionale in un sol colpo.

E non si accettano proteste da moralizzatori dell’ultima ora:

questa ricetta salva 18 regioni italiane su 21, questa ricetta salva l’Italia.

Tre regioni molto indisciplinate, il cui stile di vita è insostenibile da parte del resto del paese, tre regioni abbandonate al loro destino suicida al costo della salvezza per l’intero paese.

Un prezzo accettabile.

Quello del fallimento dell’intero paese invece, sarebbe un prezzo inaccettabile ed impagabile, che porterebbe molto probabilmente a moti popolari rivoluzionari, guerre civili e risoluzioni di forza di questioni, come quella meridionale, che sono responsabili di troppi guai nazionali.

sicilia, calabria e campania fuori dall’Italia:

sarebbe meglio per tutti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Questione Meridionale, la Crisi Europea e il Modello Elvetico Europeo

mercoledì, 28 marzo 2012

Nella Svizzera di questi giorni, si dibatte politicamente e pubblicamente di una annessione della Lombardia alla Confederazione Elvetica.

Il che, unito alle medesime ipotesi che riguardano due regioni del sud della Germania (Baviera e Baden-Württemberg), propone una interessante quanto affascinante ipotesi di una Nuova Europa che nasce e si estende basandosi sull’ormai consolidato modello elvetico di coabitazione italo-austro-franco-tedesca.

Quel che mi fa rabbia però, è vedere il sud migliore (per me, sicilia, calabria e campania le può anche inghiottire il mare, non ho alcun interesse al loro destino) che si compiace in idiozie di specie simil-culturali ed in finezze convegnistiche senza senso e senza nesso alcuno, allorquando si ergono sfide storiche di questa grandezza da analizzare e da affrontare.

La questione meridionale esiste e resiste:

non è stata nemmeno analizzata e valorizzata sul nuovo modello europeo che sta nascendo in Svizzera.

Dormite, ironizzate, compiacetevi pure:

vedrete che bel futuro vi attende.

Sarà il futuro che voi vi sarete costruiti.

Niente altro che quello.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il potere mafioso usurpa la Sovranità del Popolo nella democrazia indiretta

mercoledì, 21 marzo 2012

Democrazia Diretta, come in Svizzera e non questa pagliacciata della delega parlamentare:

il popolo è sovrano solo ed esclusivamente se esercita direttamente la propria sovranità.

Altrimenti è tutta un pagliacciata.

Nel caso italiano, si può introdurre il sistema della Democrazia Diretta solo previa eliminazione delle regioni sicilia, calabria e campania dall’italia:

altrimenti con la democrazia diretta la mafia governerebbe direttamente, facendo anche a meno della corruzione dei politici mafiosi.

Basta con le menzogne e le prevaricazioni:

basta con le furbizie e le frodi, le corruzioni e le mafie, basta con il teatrino della politica italiana che non decide mai nulla per non scontentare nessuno, soprattutto i mafiosi;

basta con uno stato ed una casta politica vile, che invece di eliminare mafia e mafiosi, cerca accordi e patti di non belligeranza con essi in vergognose trattative stato-mafia, trattative che hanno tradito quei servitori dello stato più esposti nella lotta alla mafia, servendoli su di un piatto d’oro alla vendetta del potere mafioso.

Democrazia Diretta previa estirpazione ed eliminazione totale e definitiva della cultura mafiosa, delle sue radici, delle sue origini e delle sue propaggini:

Pena di Morte per i mafiosi ed Ergastolo a Vita (fino all’ultimo giorno di vita, senza sconti, nemmeno per motivi umanitari o di salute) in regime di carcere duro agli amici di merende dei mafiosi e per i collaboratori e sostenitori delle organizzazioni mafiose.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lo stato mafioso

giovedì, 15 marzo 2012

Leggo le notizie e mi raggelo:

A Boscoreale, un piccolo centro del napoletano con ‎26.984 abitanti compresi neonati ed anziani sono stati scoperti 1.206 immobili fantasma come villette, magazzini, capannoni ed un albergo con piscina e parco attrezzato, il tutto per un mancato introito annuo stimabile in mezzo milione di euro di evasione fiscale.

Ricordo di aver letto anche che sette abitazioni su dieci a napoli non siano mai state denunziate e, conseguentemente, non esistano per il fisco.

Mi domando:

in regioni come la campania, la calabria e la sicilia, lo stato è uno stato democratico, repubblicano e sano oppure ci troviamo di fronte ad uno stato di fatto mafioso?

E mi domando ancora:

quale valore civico e civile, quale inclinazione sociale e comunitaria, quale indicazione offre il voto elettorale raccolto in queste regioni?

E rifletto:

quale maggioranza parlamentare e quale governo del paese hanno indirizzato decenni e decenni di classi dirigenti siciliana, calabrese e campana e quale valore aggiunto hanno apportato al Paese, quale il loro contributo sociale e quale il loro contributo politico, quale qualità e professionalità hanno apportato nella Pubblica Amministrazione e nella vita personale?

Ma soprattutto, quanto hanno inciso i voti determinanti raccolti in queste tre regioni nell’indirizzo politico nazionale e nella formazione della politica nazionale italiana dalla sua nascita sino ad oggi?

E con quali risultati?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Default Italia: Nord sacrificato per salvare il Sud

lunedì, 11 luglio 2011

Siamo ormai in una condizione politica tragicomica, fonte di grosse e gravi preoccupazioni provenienti dall’interno come dall’esterno del paese.

Una casta politica inaccettabile resta abbarbicata alle poltrone del potere senza soluzione di continuità, aprendo l’ennesimo abuso illusorio di un salvataggio italiano che doveva essere avviato oltre venti anni fa e che la casta politico-burocratico-partitocratica italiana ha sempre impedito, facendo continuo scudo alle riforme ed al cambiamento del paese, della sua struttura statuale, dello status quo delle caste e delle corporazioni che lo compongono.

Nonostante sia sempre più chiaro come sia proprio l’elemento politico il fenomeno umano più dannoso per il paese, il governo continua la sua navigazione a vista, molto pericolosa, specie se connotata da un condizionamento emergenziale (da sempre tanto gradito alla casta) che tutto consente, specie di:

non osservare regole, leggi, prassi e comportamenti normalmente ritenuti insopprimibili.

Ma il governo in un ambito emergenziale è quello che piace più di ogni altra cosa alla casta politica ed alle organizzazioni mafiose:

l’emergenza del terremoto in Abruzzo e l’emergenza della monnezza napoletana, raccontano benissimo di quali e quanti affari loschi e molto remunerativi si celino da sempre dietro gli stati di emrgenza italiani.

Dalle discariche abusive allo sversamento in mare di veleni terribili, dal business dei termovalorizzatori alla ricostruzione post-terremoto:

questo è il regno della emergenza, il miglior ambiente dove continuare a fare affari abusando del potere pubblico alla piena luce del sole.

In questa pessima condizione di crisi totale del paese, il rischio di un default italiano appare molto più concreto del prevedibile, o meglio, di quanto non lasciassero prevedere i poteri della politica e della informazione, che hanno sottaciuto continuamente al popolo sovrano i rischi cui esso andava incontro senza rimedi duri, determinati, efficaci ed incisivi sull’apparato pubblico, sulla sua spesa, sul suo deficit, sul diminuito risparmio pubblico e privato.

Ma la cosa che è stata sempre e molto gravemente tacitata, è proprio il vero nodo del rischio paese:

un centro-sud che vive quasi esclusivamente consumando la enorme ricchezza di benessere prodotta nel Nord.

Le “sparate” di alcuni ministri della repubblica sul grave danno che arrecano al paese la conurbazione napoli-caserta, la regione calabria e la regione sicilia, le espressioni violente dei ministri che hanno definito questo stato di diritto come uno “stato criminale” o addirittura come uno “stato criminogeno”, aprivano squarci di verità che venivano immediatamente oscurati dalla stampa di regime, condannati dai vertici istituzionali, subissati di ingiustificate e diffamanti accuse di razzismo.

Il regime della casta ricatta ora l’intero paese per una conservazione del suo status quo.

In particolare, il maggiore e peggiore ricatto lo subisce il Nord, terra che è in potenza la regione europea più ricca e forte, e che viene invece bruciata in un sacrificio mai autorizzato, per salvare quei popoli e quei territori che, con il loro stile di vita incivile e sprecone, illegale e mafioso, portano la responsabilità primaria del rischio default italiano.

Il Nord poteva e può salvarsi imboccando una sola ed unica strada:

quella della secessione da questo stato di fatto e di diritto impazzito, egoista ed egocentrico, razzista e criminale, buonista in senso negativo e criminogeno.

Ma anche chi si proponeva politicamente per garantire questa strada di salvezza, non ha mantenuto patti e promesse, offrendosi oggi come il salvatore di una patria che egli stesso e per primo, ha sempre abiurato ed accusato di essere l’origine di ogni male del Nord.

Il sistema politico è quindi in un corto circuito all’interno del quale, quel che afferma o promette un componente della casta stessa, non trova adeguato riscontro fiduciario sia all’interno che all’esterno del paese, come nella realtà quotidiana.

La verità è che siamo vicini ad uno stato comatoso, soporifero dell’azione politica, impaurita e resa vile da scelte epocali e coraggiose che devono essere intraprese, ma che non trovano incarnazione alcuna.

Da questa situazione se ne esce in un unico modo, percorrendo una unica strada:

una manovra finanziaria di sangue e di lacrime, fatta di puro dolore e coercizione pubblica, che garantisca effettivamente un adeguamento degli asset economico-finanziari della spesa pubblica in modo da impedire la generazione di nuova spesa pubblica e nuovo debito pubblico.

Nel contempo, servono idee geniali e facilmente realizzabili in breve tempo, per ridare immediata forza di recupero ad una economia ormai piuttosto delusa e provata, decimata dalle delocalizzazioni e da un sistema bancario che garantisce eslclusivamente il proprio interesse di piccola bottega degli orrori sociali ed economici.

Oppure, in alternativa, una immediata separazione del Nord dall’italia, potrebbe garantire (sottolineo potrebbe, poiché è già molto in ritardo questo processo indipendentista) una sopravvivenza sia al nord secessionista che al al resto del paese che resterebbe così libero di agire in modo concreto, veloce ed efficace manovrando su di una economia di sistema omogenea a se stessa, con realtà omogenee fra di loro, contesti comportamentali omogenei e compatibili fra di loro, rilasciando di fatto la possibilità di meglio intervenire esecutivamente con un provvedimento governativo, che, attualmente, essendo emanato da un unico governo nazionale unitario ed applicato ad un sistema paese che non è affatto unito ed omogeneo, ottiene un risultato di tipo Y a palermo, un risultato di tipo x a napoli, un risultato di tipo Z a roma, un risultato di tipo F a Torino, un risultato di tipo N a Verona ed un risultato di tipo L a Milano.

Lo sconquasso del sistema attuale è assai evidente:

l’italia non è mai stata una sola ed unita al suo interno, ma invece è una realtà molto differente ed affatto unita, se non addirittura presentando tratti di incompatibilità assoluta al suo interno.

Chi ha affermato sinora il contrario, mentiva ben sapendo di mentire e ben sapendo che, prima o poi, quella menzogna sempre nascosta e mai riconosciuta, avrebbe condotto il paese al tracollo, al suo fallimento totale.

Ed è importante sottolineare come, coloro i quali che hanno fatto di questa menzogna un dogma coercitivo ed estorsivo sul Nord, siano oggi seduti fra le più alte cariche istituzionali, difesi e tutelati da un sistema corporativo e delle caste che continua a vivere di menzogne e di uno status quo impagabile da chiunque.

Quei signori che hanno contribuito con la loro azione o, molto più spesso e volentieri, con la loro inazione ed omissione politica ed istituzionale a condurre il paese al rischio di fallimento, ebbene quei signori non verranno puniti per le loro responsabilità, essi non si dimetteranno avvinti dalla loro coscienza e da una questione morale che essi non hanno mai conosciuto, sostenuto ed incarnato.

In questo paese, nessuno paga il suo prezzo se promette una cosa e poi fa esattamente il contrario di quel che serve per raggiungerla, per realizzarla.

In questo paese il prezzo più alto lo pagano sempre coloro i quali hanno il coraggio di dire le cose così come sono, di vivere da uomini e donne liberi, di vivere come io vivo da sempre:

senza vergogna.

Ma ormai troppo stanchi di sopportare l’ignoranza e l’arroganza altrui, quelle madri meretrici e quei padri di incerta identità che sono certamente all’origine dell’avvitamento del sistema paese su se stesso.

Io, da questo blog, chiedo giustizia.

Io, chiedo responsabilità.

Io chiedo punizione per chi sbaglia (chiunque egli sia, su qualunque poltrona del potere egli segga, qualunque tipo di “intoccabilità” la sua casta gli abbia disegnato intorno) e chiedo il premio per chi merita.

Io pretendo libertà e giustizia.

Io invoco ogni possibile azione che, come sopra descritto, conduca a risultati certi, prevedibili e quantificabili.

Io voglio per me, e per coloro che vivono come me del proprio duro lavoro quotidiano e della osservanza scrupolosa delle leggi, io voglio, io chiedo, io invoco ed io pretendo la secessione da tutto questo, da tutti questi.

Ora o mai più.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La sanità in Calabria

sabato, 24 luglio 2010

Sintesi

Il governatore della regione Calabria analizza la struttura sanitaria regionale:

73 strutture sanitarie fra pubbliche e private, che coprono un numero di 8.874 posti letto;

20 ospedali con meno di 100 posti letto;

11 strutture a rischio sicurezza.

I dati a disposizione disegnano un quadro inefficace ed inefficente.

I casi di malasanità in Calabria parlano di reparti chiusi quando servono e di morti potenzialmente attribuibili alla bassa qualità del servizio offerto.

Tesi

Bisogna alzare la qualità del servizio e tagliare i rami secchi che mettono in pericolo la stessa sopravvivenza di coloro i quali si rivolgono ad essi per ottenere cure sanitarie.

Chiudere le 11 strutture a rischio sicurezza.

Chiudere le 20 strutture con meno di 100 posti letto.

Reinvestire le risorse umane, professionali ed economico-finanziarie rinventi dalla chiusura dei rami secchi nelle rimanenti strutture che funzionano e potenziarle puntando ad un miglioramento del servizio sanitario offerto, miglioramento che va controllato e monitorato settimanalmente.

Rivedere le convenzioni con le strutture private sempre nella ottica del servizio offerto:
se tali strutture non sono all’altezza di erogare servizi efficenti ed economicante interessanti, non vanno rinnovate dette convenzioni.

Potenziare i servizi sanitari territoriali solo se i comuni si impegnano a copartecipare alla spesa per le prestazioni domiciliari.