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Hanno già perso: la storia la scriviamo noi

martedì, 8 marzo 2011

Una baraonda infernale si è scatenata da un anno a questa parte in Italia, una baraonda che vede interessati tutti i massimi sistemi del paese.

Obiettivo:

fermare le riforme, abbattere il patto di ferro Bossi-Berlusconi che sostiene e realizza le riforme, scomporre la maggioranza di governo, attaccare ferocemente la Lega Nord.

I metodi usati sinora sono stati squallidi e veramente incivili, indegni dei termini come Libertà, Democrazia e Futuro, parole usate ed abusate per rivestire in modo dignitoso un miserabile attacco senza precedenti alle istituzioni democratiche di questo paese.

Fermare l’epocale riforma federalista del sistema italiano (dieci decreti che riassumono la più grande riforma mai progettata e mai realizzata in questo paese) per favorire così lo spreco del danaro pubblico, per perpetuare l’inefficienza delle amministrazioni pubbliche malgovernate, per nascondere gli scheletri celati negli armadi di decenni di malgoverno locale, per garantire lo status quo di caste e pletore dei parrucconi incipriati senza arte ne parte.

Il metodo principe è stato quello del tradimento.

Tradire l’alleanza di governo.

Tradire il patto sociale e comunitario.

Tradire il mandato elettorale che delega la sovranità popolare.

Tradire le istituzioni.

Tradire i poteri dello stato al fine di impedire la nascita di un nuovo stato, più forte e potente che mai, che tuteli meglio aziende e famiglie piuttosto delle caste e delle corporazioni.

Una lotta intestina che si è svolta nelle aule parlamentari, nelle commissioni parlamentari, nei corridoi parlamentari.

Gli attacchi sono poi diventati di una ferocia ed di una arroganza inaudite allorquando si è tentato di abbattere la credibilità del ministro dell’interno che, più di chiunque altro nella storia di questo paese, ha dichiarato e portato innanzi una guerra all’ultimo sangue fra stato ed organizzazioni mafiose, fra cittadini onesti e leali e mafie delittuose.

Il tradimento, nella sua cieca violenza ed arroganza, è arrivato al punto di sostenere l’insostenibile, di validare l’anti-stato nei confronti dello stato, di incoraggiare il disarmo nei confronti della lotta alle mafie, di promuovere una cultura della negazione della realtà, dell’antagonismo con finalità suicide.

La maggioranza di governo del patto Bossi-Berlusconi ha varato nel tempo una enormità di riforme che snelliscono e rendono efficace l’apparato amministrativo, un buongoverno che ha cancellato e più volte l’onta della monnezza napoletana, che ha garantito ai terremotati interventi fulminei, che ha formulato e concretizzata una proposta innovativa nel campo della sicurezza che garantisca e tuteli meglio i cittadini, almeno meglio di quanto non è stato fatto sinora.

Nell’occhio del ciclone c’è la riforma federalista, che spoglia a nudo spese pazzesche ed ingiustificate a tutti i livelli, spese che risultano illeggibili ed irrintracciabili nell’attuale rebus di competenze e di trasferimenti finanziari fra stato ed enti locali, favorendo un sistema di governo irresponsabile delle azioni dei governanti nei confronti del popolo sovrano.

Ma il Federalismo scioglierà anche questo enigma, il Federalismo scoprirà anche questa ennesima farsa all’italiana.

Le perdute speranze di una sinistra tutta da dimenticare si infrangono nelle candidature di giudici e scrittori, parolai e professionisti della politica.

La sinistra italiana non ha ancora ben capito che per governare, bisogna saper contabilizzare.

La sinistra italiana non ha ancora capito che c’è bisogno di dottori commercialisti e di ragionieri e non di venditori di fumo e di parole.

Un sistema del governo democratico ha bisogno di proiezioni certe, di bilanci trasparenti, di contabilità comprensibile agli occhi di tutti.

In Svizzera, un cittadino che si reca alle urne per scegliere i suoi rappresentanti politici ha a disposizione proiezioni certe e sicure per ogni singolo cespite di spesa.

Egli sa al millesimo quanto costerà garantire la sicurezza nella propria città, quanto lo sviluppo di nuovi servizi al cittadino, quanto il mantenimento in essere dei servizi già esistenti, e lo sa con precisione assoluta.

Quel cittadino potrà scegliere così, non fra più visioni oniriche ed ideologiche della vita, ma attraverso una oculata scelta di buoni amministratori a confronto, di spese da sopportare trasparenti, di programmi di governo che puntano a rendere sempre più trasparente ed efficiente ogni singolo momento della gestione della cosa pubblica.

E perchè quel cittadino sì ed il cittadino italiano no?

Chi ha emesso questa ingiusta condanna nei confronti dei cittadini italiani?

Perchè si vorrebbe lasciare il popolo sovrano nella più assoluta ignoranza sull’uso che si farà di ogni singolo centesimo proveniente da quelle tasse che egli è tenuto a pagare?

Il perchè lo sappiamo, come comprendiamo benissimo anche la baraonda infernale che è stata organizzata e scatenata contro questo governo, questa maggioranza, queste riforme, contro questa inarrestabile voglia di cambiamento e di pulizia che investe ogni settore, ogni regione, ogni provincia ed ogni comune di questo paese.

I pubblici amministratori lamentano bilanci insostenibili ed oscuri?

Gridano al collasso di bilancio delle amministrazioni da loro sorrette?

Bene, che spieghino allora questi signori amministratori ai cittadini da loro governati come sia stato speso ogni euro della loro amministrazione.

Spieghino bene questi adulatori del populismo spicciolo come siano stati prodotti quei debiti negli enti locali italiani, che, assommati fra loro, realizzano un debito pubblico complessivo pari a quello nazionale, raddoppiandolo nei fatti.

Che spieghino, che rendano conto i governatori che avversano il decreto del federalismo regionale cosa hanno da nascondere sul loro governo regionale, spieghino perchè la cura della salute costa tantissimo e produce pochissimo, sia in termini di qualità che di quantità.

Che spieghino, che rendano conto, che si rendano conto che le loro obiezioni non son del tutto leali nei confronti dei loro elettori.

Che seguano l’esempio dell’amministratore della ASL Napoli 1, la più grande e costosa asl del sud Italia, che ha sinora prodotto una sanità pessima ed è saltata alla ribalta delle cronache per avvenimenti disdicevoli, se così vogliamo chiamarli.

Questa asl è stata affidata finalmente ad un uomo integerrimo, ad un dottore commercialista, anzi, al presidente dei dottori commercialisti napoletani, ad un buon contabile, ad un buon amministratore, ad un buon uomo.

E quale è il risultato?

Indirizzi di efficenza sul sistema sanitario, eliminazione degli sprechi, riduzione della spesa complessiva in favore di un migliore ed efficente servizio sanitario.

E cosa prova che questo amministratore stai rendendo efficace questo sistema?

Lo prova il fatto che tale gestore è costretto a trasferire il suo ufficio all’interno di un carcere, per restare lontano dalle pressioni e dalle minacce di chi viveva e viveva molto bene all’ombra del malgoverno della cosa pubblica regionale.

Un esempio da seguire, questo.

E basta urlare ai quattro venti che è ogni cosa è colpa del federalismo, perchè non è vero, anzi:

è assolutamente falso.

Il federalismo ha il solo merito di rimettere le cose a posto, di riportare i conti in ordine, di rendere pubbliche e manifeste le schifezze che si sono perpetrate per decenni all’ombra della pubblica amministrazione ed ai danni delle tasche dei cittadini-contribuenti.

E basta!

Abbiamo un messaggio per tutti coloro che continuano a lamentarsi senza rimboccarsi le maniche e lavorare duramente per costruire un futuro migliore di questo:

avete già perso.

Siete stati sconfitti da una storia che deve ancora essere scritta per intero:

perchè non finisce mica qui,

perchè la storia adesso, la scriviamo noi.

E sarà tutta un’altra storia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La vergogna di questo paese è la sinistra sindacalista antagonista

giovedì, 3 marzo 2011

L’immaturità prima umana e poi politica della sinistra sindacalista ed antagonista italiana.

Questa è la vera vergogna di questo paese.

Nessuna idea, nessun progetto politico, solo, l’antiberlusconismo e l’anti-riformismo ammazzamafie leghista.

Cade anche l’ultimo baluardo del cattivo governo delle sinistre italiane:
la giunta comunale di Napoli guidata dall’ex ministro dell’interno Rosa Russo Jervolino, responsabile ed attore principale della squallida vicenda della monnezza napoletana sanata dal governo Berlusconi.

Immaturità ed irresponsabilità.

In questi due termini si racconta tutta la vita della sinistra sindacalista e antagonista italiana, maleducata, malformata, malguidata.

E’ la sconfitta di una visione distorta della realtà quella a cui stiamo assistendo in questi giorni.

E’ la sconfitta che la storia di questo paese sta infliggendo alla sinistra il vero leitmotiv da seguire, da comprendere, da indagare.

E’ il contrasto incredibile che oppone questa sinistra alla riforma della giustizia che lascia dubbi enormi su come si possa altrimenti offrire giustizia ai cittadini, laddove la giustizia è ferocemente criticata dalla maggioranza del paese.

Il dato veramente significativo sta proprio in questa battaglia della riforma della giustizia:

la sinistra si oppone ferocemente a questa riforma, ma pur comprendendo la urgente necessità di quella stessa riforma, non propone alternative valide, non offre una alternativa che sia giustificazione fondante e necessaria per una alternanza di governo, metodo introdotto dalle maggioranze di centro destra sostenute dalla ottima Lega Nord, e mai veramente compreso e incarnato dalle sinistre.

Quel che interpreta la sinistra italiana del significato di alternanza è criticare in modo oltremodo indecente una maggioranza di governo che invece trova sempre maggiori consensi nel paese.

Nessuna proposta alternativa.

Nessun leader capace di rinnovare ed evolvere questo errato modus operandi politico, questa aberrazione della politica stessa, questa incapace voglia di andare al potere per il potere e non per servire i cittadini, per operare in favore del popolo sovrano.

E questa incapacità il popolo la legge benissimo, offrendo alla coalizione di maggioranza di governo sempre nuovi consensi, sempre maggiore simpatia, sempre più voti e apprezzamenti per l’opera svolta.

Nella lettura della politica sindacale della sinistra italiana, ritroviamo alcuni nodi importanti da sciogliere:

1 – il collegamento stretto, diretto e tracciabile che certo sindacalismo italiano ha con la politica, facendo dei sindacati un luogo di potere occulto, talvolta, legato a doppio filo con partiti politici, piuttosto che con attività sindacali di supporto e di difesa autentica del lavoratore, sino al paradosso di una difesa di nicchie di potere interne al mondo del lavoro che nulla hanno a che fare con il sindacalismo e la difesa dei lavoratori, e che invece, testimoniano spesso riferimenti tracciabilissimi di azione politico-partitica.

E’ a questo abuso perpretato per decenni ed ancora purtroppo ben visibile che si deve la tristissima condizione in cui versa il mondo del lavoro italiano e l’assenza di una politica sindacale che tuteli i lavoratori che lavorano, piuttosto che quelli che fanno politica od altro all’interno e dall’interno delle aziende italiane, maturando un profilo di azione che si dimostra nei fatti un vero e proprio attacco alle attività ed agli obiettivi strategici aziendali, nascosto in quella “attività antisindacale” di contrasto all’azienda, che si rivendica spesso e volentieri in modo assolutamente pretestuoso, abusivo ed arrogante.

2 -la difesa di una contrattazione che appiattisce in tutti i sensi, che non rileva, valorizza e difende quelle differenze che esistono da sempre fra lavoratori ligi e volenterosi e lavoratori diversi da questi, sino al punto che il salario corrispettivo del lavoratore italiano, resta uguale in tutti i sensi, trasversalmente, orrizontalmente e verticalmente.
Insomma, per chi conosce bene il mondo del lavoro italiano, l’entità che definiamo “dei lavoratori furbi”, esiste realmente, così come esiste l’entità dei lavoratori collaborativi.

Ma entrambe le categorie vengono stipendiate in egual modo, senza valutare nemmeno altre differenze fondamentali come la differenza del costo della vita, per fare un esempio che salta subito agli occhi di tutti.

Se il paese viene spesso definito “delle due italie”, varrà pure la considerazione che differenti stili e costi della vita vengano corrisposti senza distinzione alcuna.

Nessuna attività sindacale si rileva invece nei confronti della piaga delle assenze dal lavoro per malattia o per infortunio, laddove appare chiaramente abnorme il ricorso a queste garanzie importanti di lavoratori che invece, ne hanno un reale ed urgente bisogno.

Il sindacato e la sinistra italiana sull’abuso che si fa di queste indennità e di queste conquiste del vero sindacalismo, non intervengono affatto, non propongono analisi, non offrono progetti risolutivi, non contrastano affatto.

Nasce un dubbio orribile di posizionamento del sindacato rispetto ai lavoratori che invece lavorano effettivamente.

Nasce un dubbio terribile della esistenza di riserve di potere contrattuale non autorizzato causate dalla omissione di intervento della sinistra sindacalista antagonista in questo tema, laddove si potrebbe ipotizzare che, l’arma dell’assenza dal lavoro per motivi di malattia o di infortunio (grande conquista di ogni paese civile nei confronti di chi necessita veramente di assentarsi dal lavoro a causa di motivi di salute), venga abusata in questi termini:

non mi dai l’aumento di stipendio che ti ho chiesto ingiustificatamente?
non mi dai il livello che chiedo e che, evidentemente non merito?
non mi dai i carichi di lavoro meno gravosi e faticosi?
Ebbene, io ti estorco tutto questo e ti ricatto mettendomi in stato di malattia, aggravando notevolmente la condizione dei lavoratori collaborativi, costretti per questi comportamenti abusivi, a sopperire alla forza lavoro che viene così a mancare in maniera assolutamente ingiustificata.

Dubbio atroce questa ipotesi, dubbio che, per chi lavora in Italia, si materializza spesso e volentieri in una realtà oppressiva e devastante.

Dimenticano questi professionisti dell’estorsione che, il progredire delle mansioni, dei livelli e dei gradi di responsabilità è cosa che attiene esclusivamente al merito e non alla mediocrità, fatti salvi ovviamente i cosidetti scatti di anzianità?

Il mondo del lavoro italiano soffre?

Le aziende fuggono sollecite delocalizzando all’estero siti produttivi importanti?

I “cervelli italiani” fuggono via senza fare ritorno?

Beh, questo atteggiamento della sinistra sindacalista antagonista italiana non è certamente secondario nelle cause che portano a queste fughe precipitose, comportamento alienato che valorizza in senso errato ogni segmento del mondo del lavoro, ogni indennità, ogni corrispettivo economico, ogni distribuzione dei carichi da lavoro.

Ma queste ipotesi non vengono raccolte, non vengono analizzate, non vengono contrastate da un sindacalismo atipico che offre maggiori spunti di azione politica e di carrierismo personale, piuttosto che di difesa e di tutela dei diritti dei lavoratori.

Tutto questo, rappresenta e raffigura una volontà omicida nei confronti di tutto il paese, nei confronti di tutti i lavoratori italiani, del mondo del lavoro italiano, del mondo produttivo italiano.

E’ uno schiacciamento verso il basso che sgancia sempre più il nostro sistema produttivo dalla competizione internazionale e rende tutto il paese meno ricco e forte.

Abbiamo bisogno di propulsione verso l’alto, non verso il basso.

Abbiamo estremo bisogno di capacità e volontà che altrimenti, questa politica partitica e sindacale italiana nega, punisce, opprime.

Un incapace è resta quel che è, qualunque sia la nicchia sociale ed economica che sia riuscito a raggiungere estorcendo al sistema del lavoro un benessere che non merita, che non ha conquistato, che non si è guadagnato.

Questa sinistra deve fare i conti con un paese che la rfiuta, le nega il consenso, la marginalizza sempre più.

Oppure dovrà perire difendendo stili di vita e modelli improduttivi che sono offensivi e dannosi per il paese.

Questa è la vera vergogna che subisce questo paese.

Questa è la vera oppressione che uccide il nostro futuro.

E se qualcuno attenta alla nostra vita, alla salvaguardia degli interessi delle nostre famiglie, al futuro dei nostri figli, ebbene, questo qualcuno deve prepararsi a subirne le conseguenze.

Chi rompe paga.

Ed i cocci sono i suoi.

Mi vergogno di questa condizione, ma come tutti, sono costretto nel vederla materializzarsi quotidianamente.

E come tanti, la combatto ogni giorno della mia vita, relegandola al suo ruolo di appendice senza alcun valore umano sufficiente di riferimento, al suo agire idiota ed autolesionista, alla sua inciviltà inaccettabile ed incondivisibile.

Non siete miei simili.

Questo è il più alto grado di offesa che un uomo civile possa offrire alla barbarie.

Questa è la peggiore delle punizioni che offro a questa inciviltà ignorante ed arrogante.

Voi, non siete miei simili.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Federalismo Fiscale ed il buongoverno locale

lunedì, 26 luglio 2010

In arrivo il decreto attuativo del federalismo fiscale sui fabbisogni standard di comuni e province.

Cosa significa?

E’ un nodo centrale del famigerato quanto sconosciuto Federalismo Fiscale, la più grande riforma fiscale degli ultimi 40 anni.

Cosa fa?

Costringe comuni e province a ben amministrare e a non sprecare le risorse che hanno a disposizione, risorse che sino ad ora provenivano dal calderone statale ed alle quali si è fatto un ricorso sconsiderato, se non criminale, in più di qualche caso.

In pratica comuni e province non sono responsabili rispetto a molte fonti di spesa, alle quali attingono di continuo e senza alcun controllo effettivo della spesa stessa.

E nn basta.

Quando anche queste risorse vengano interamente spese, province e comuni continuano nello sperpero del danaro pubblico indebitandosi sino all’inverosimile, certi che alla fine, lo stato avrebbe colmato anche questi enormi buchi nei loro bilanci.

Con l’approvazione del decreto attuativo del federalismo fiscale sui fabbisogni standard di comuni e province, gli enti locali dovranno spendere oculatamente le loro risorse, altrimenti sprechi e buchi di bilancio dovranno essere colmati dai contribuenti di quei comuni e di quelle province che hanno prodotto deficit.

In buona sostanza, o al governo di comuni e province vi saranno ottimi amministratori, ovvero quelle popolazioni che avessero eletto un cattivo amministratore, dovranno pagare con le loro tasche questo grave errore.

E’ la fine della politica del “magna magna, che tanto paga il fesso di turno”.

E’ la fine del malgoverno, è la fine della cattiva amministrazione, è la fine della distrazione dei fondi destinati ad erogare servizi ai cittadini e che vengono invece sprecati in inutili consulenze (se l’amministratore è cattivo, necessita di qualcuno che faccia i conti che lui non sa fare o che non vuol fare), è la fine di quei lavori pubblici che durano decenni, che vengono pagati interamente e più volte, e che mai arrivano alla conclusione.

E’ la fine di quei politici che non servono a nulla, che non sanno amministrare o che amministrano male.

E’ la fine degli sprechi e delle vergogne, delle spese folli ed incontrollate.

E’ la fine del voto di scambio, poichè se voterete il politico che promette un posto di lavoro o un buon appalto invece di un sobrio ed onesto amministratore, pagherete di tasca vostra questo errore, e lo paghereste molto caro.

Ricordatevelo, quando entrerete in un seggio elettorale.

Ricordatevelo quando vi presenteranno un candidato che dice di sì a tutto e a tutti:

è solo un impostore.

Pressione fiscale, rendite finanziarie e delocalizzazione delle imprese

lunedì, 28 giugno 2010

La pressione fiscale in italia è aumentata nel 2009 passando dal 42,9 al 43,2 (in rapporto fra pressione delle tasse e dei contributi e PIL) e portando l’italia dal 7° al 5° posto nella infelice classifica dei paesi con le peggiori statistiche nei conti pubblici e della pressione fiscale (ISTAT).

Il picco italiano nel 2009 invece si attesta al 43,7%, uguagliando il record italiano raggiunto di quel governo Prodi che varò l’Eurotassa.

Il dato non è confortante, specie se si guarda a questa pressione come ad una delle principali concause che portano le imprese italiane a delocalizzare i loro siti produttivi all’estero, insieme all’alto costo del lavoro (cui corrisponde invece un basso livello degli stipendi però), frutto della famigerata cuspide fiscale che si insinua fra quanto costa ogni lavoratore e quanto invece quel lavoratore intasca.

E’ sempre l’imponenza di uno stato estremamente costoso a fare la differenza, aggravando seriamente la crisi economica subita da famiglie e aziende italiane.

Peggio dell’Italia in questa classifica fanno l’Austria (43,8), il belgio (45,3), la Svezia (47,8), e la Danimarca (49%), rispetto ad una media europea dei 27 del 39,5%.
La Francia si colloca alla pari del dato italiano.

Occorre sottolineare però che il dato statistico non tiene conto della quantità e qualità dei servizi offerti al cittadino-contribuente, in cambio del prelievo fiscale e del costo contributivo.

Se questo dato fosse rilevato e confrontato, l’Itaia sarebbe certamente regina assoluta di questa graduatoria che misura l’infelicità delle comunità sociali e produttive rispetto allo stato che le governa.

Nn sono infatti paragonabili i servizi e gli aiuti offerti a famiglie ed aziende dei paesi sopra citati con quelli di cui “godono” i cittadini italiani.

Un esempio vale per tutti:
benchè la Francia si presenti secondo il dato statistico alla pari con l’Italia, il corrispettivo welfare che assite i cittadini francesi è enormemente più soddisfacente in qualità e quantità di quello italiano.

Per non parlare della qualità sanitaria francese e dei trasporti (su rotaia ad alta velocità) che colloca la Francia ai vertici nelle posizioni mondiali per qualità dei servizi offerti.

Inoltre, il premier italiano si è pronunciato a sfavore di un umento della pressione fiscale sulle rendite finanziarie italiane (Tobin Tax), varata e caldamente consigliata da Unione Europea e dalla Germania, e non si sa quale decisione prenderà il premier italiano sulla proposta del G20 che prevede la restituzione ai contribuenti di parte dei contributi statali ricevuti dalle banche nel pieno della crisi finanziaria.

La situazione italiana presenta un quadro affatto rassicurante nel suo complesso cui si aggiungono, come al solito, scelte politiche e di governo che non intendono andare nella direzione del bene comune al costo di perdere il relativo consenso elettorale.

Insomma, nelle politiche del governo italiano manca il coraggio di interpretare scelte anche impopolari, ma che apportino certamente un miglioramento della situazione complessiva, come testimonia il continuo ostracismo cui è sottoposto ogni cambiamento del paese ed ogni riforma, prima fra tutte, quella del federalismo fiscale.

Tirando le somme, alla condizione complessiva italiana va aggiunto il costo di una politica timida, costosa, sprecona e piuttosto vile, che non interpreta volentieri il ruolo riformatore imposto dai tempi moderni.

Alla sola eccezione del movimento politico che del federalismo e del riformismo italiano, ha saputo meglio incarnarne scelte ed indirizzi, quella Lega Nord che nonostante sia confinata in scelte di governo del paese che appaiono in un primo momento difficili ed impopolari, ottiene invece sempre maggiori consensi popolari, segno che coraggio e lealtà, pagano ancora in politica in questo paese immobilizzato dal terrore di fare scelte e e di formulare indirizzi politici.

Ma solo chi non fa nulla, non sbaglia e non rischia critiche.

E questo, appare invece sempre più il momento del fare, del cambiare, del riformare un paese che deve ritrovare la fiducia in se stesso e nelle sue principali qualità, non certamente nel segno della tacitazione delle critiche o dell’imbavagliamento di magistratura e informazione, quanto nel senso di un cristallino impegno per il bene comune, per il buongoverno del paese.

Post pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 Ore”.
A partire dal minuto 5 e secondi 15
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=nazionale-paese-calcio-azzurri

Fanno paura ma non hanno paura, chi sono?

sabato, 27 marzo 2010

Fanno paura ma non hanno paura, chi sono?

I leghisti.

La Lega del buongoverno ha due grandi nemici:
la mafia ed il terrorismo.

Solidarietà al dipendente delle poste rimasto ferito con il pacco bomba che era destinato alla sede storica della Lega di via Bellerio a Milano.

Non possiamo che rispondere così a questo gesto sconsiderato e folle:
noi non molliamo, noi andiamo avanti!

Semplificazione normativa e semplificazione della vita quotidiana

giovedì, 25 marzo 2010

Cosa è il buongoverno di un paese?
E’ semplificare il più possibile la vita dei cittadini ed il loro accesso ai servizi ed ai diritti democratici.
Con la cancellzazione di ben 375.000 inutili leggi, il ministro Calderoli corregge un enorme squilibrio normativo che complicava irrimediabilmente la vita quotidiana dei cittadini italiani.
Quella montagna di inutili leggi mandata simbolicamente al rogo dal ministro Calderoli esisteva solo al fine di rendere difficile l’ottenere giustizia al popolo.
L’abusivo eccesso normativo (voluto? intenzionale?) che ostacolava l’accesso ai diritti dei cittadini italiani veniva additata come un problema da risolvere urgentemente da parte di tutti i partiti ed i governi che si sono succeduti nel tempo, ma solo questo governo e questo ministro ha risolto, con il sudore della fronte, questo vero e proprio attentato alla democrazia italiana.
Onore a Roberto Calderoli.
Onore al buongoverno di questo governo.
Agli altri lasciamo l’amaro in bocca, la politica del NO, l’antiberlusconismo e la incapacità assoluta di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale.
Riflettete su questi argomenti quando entrerete nella sezione elettorale per votare chi più merita il vostro consenso e la vostra fiducia.
Votate bene.
Votate il buongoverno.

E diamoci un taglio a questa melina!

sabato, 6 marzo 2010

Ancora pessime notizie dal mondo della giustizia.

Nelle procure delle regioni meridionali fortemente condizionate dalle mafie, mancano sostituti in tal numero da paralizzare l’attività d’indagine delle procure definite come “sedi disagiate”, a tutto profitto delle associazioni a delinquere di stampo mafioso.

Il CSM accusa il ministro Alfano di essere egli il responsbile di queste sedi vacanti di magistrati, ma il ministro della giustizia rimpalla al CSM tale responsabilità, ricordando il nuovo potere conferito al CSM in tema di coperture delle sedi vacanti attraverso i trasferimenti d’ufficio previsti dalla nuova disciplina da egli stesso recentemente varata.

Ed ecco il solito rimpallo senza soluzione che distrugge l’immagine dello stato e favorisce l’anti-stato.

Va ricordato che il vice-presidente (Mancino) ed il presidente del CSM (Napolitano) sono di origine napoletana e che il ministro della Giustizia (Alfano) è di origine siciliana.

Riflessione:

ma come mai quando a capo di un dicastero ministeriale vi è un ministro leghista, le cose si fanno bene e subito (vedi il terribile contrasto alle mafie condotto dal ministro Maroni), e quando invece il governo della cosa pubblica ed il potere dello stato viene affidato ad un napoletano o ad un siciliano, le cose non si risolvono mai, perdendosi in rimpalli di responsabilità allucinanti?

Possibile sia sempre e solo una casualità?

O forse c’entra in qualche modo la selezione fatta dalla Lega che premia il merito, la buona volontà, la fedeltà alle isitituzioni verso cui si è fatto solenne giuramento e coerente rispetto del popolo italiano, che in fin dei conti, è il titolare della sovranità di cui si rivestono le massime cariche istituzionali?

Ma perchè allora non facciamo un governo dello stato serio, una volta per tutte, e rendiamo serietà e rispetto alle massime cariche istituzionali?

Alle massime cariche dello stato, mettiamoci degli uomini leghisti, visto che hanno sempre dimostrato di saper fare e di saper fare bene.

E tutti quegli altri che non meritano tanto onore, che hanno scalato le vette istituzionali senza alcun merito, ebbene, tutti quesi parassiti del sistema, tutti queti fedelissmi della casta partitocratica, perchè non vanno a cercarsi un lavoro invece di infestare il potere statale rallentandone il governo della cosa pubblica e la conseguente difesa e tutela dei cittadini e del popolo sovrano?

Basta con questa parodia della politica!

Basta con il parassitismo!

Se i leghisti hanno dimostrato di saper governare i comuni, le provincve, le regioni ed il paese, gettiamo a mare tutto il resto e diamoci un governo degno di questo nome!

Mettiamo le persone giuste al posto giusto!

Ricordiamocene quando andremo a votare.