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Bin Laden è morto. Bin Laden è vivo.

domenica, 8 maggio 2011

Dalle immagini diffuse dalla Presidenza degli Stati Uniti d’America, possiamo vedere come la cabina di comando del terrorismo fondamentalista ed integralista islamico, non era nella casa di Bin Laden.

Un uomo che guarda e riguarda se stesso nei tempi in cui dominava il mondo con il terrore e la violenza, un povero vecchio assorto in filmati registrati su vecche videocassette, ecco cosa appare il mito del terrorismo mondiale Bin Laden.

Da questa immagine del leader di Al Quaida e del popolo talebano viene fuori una organizzazione meno verticistica di quel che si pensava potesse essere.

Il terrorismo islamico è capillare e diffuso, unito non da una ferrea organizzazione militare verticistica, ma dall’odio verso l’infedele, verso i cristiani, verso le democrazie occidentali tutte, nessuna esclusa.

E’ il dettato del Corano che unisce territori diversi e popoli diversi in una sola guerra.

L’impressione che se ne trae è quella di essere di fronte ad un male diffuso e trasversale, che si nutre della ignoranza tribale, della ricchezza prodotta dalla produzione e dal commercio di droghe per acquistare quelle armi che fanno grandi i Signori della Guerra Santa.

No, Bin Laden non coordinava tutto questo, Bin Laden non governava tutto questo:

egli era solo un povero vecchio recluso in due stanze con un paio d’ore d’aria al giorno da trascorrere passeggiando in un piccolo cortile interno alla sua abitazione.

L’azione del terrorismo di matrice islamica si ispirava alle sue “gesta”, ma non ne dipendeva direttamente, a quanto pare.

Altri coordinavano e gestivano il terrore in nome e per conto di Bin Laden, ridotto ad un povero fantoccio da esibire come l’alter ego dell’Occidente.

Le domande cui occorre dare delle risposte sono le seguenti:

Come si finanzia oggi Al Quaida?

Come si finanziano i Talebani?

Come si finanziano i gruppi islamici terroristici sparsi nel mondo e Chi e Come li guida?

Resto sempre più convinto che, aldilà di ogni interpretazione che vogliamo dare alla morte di Bin Laden, dobbiamo fare i conti con un mostro dotato di molte teste, un Cerbero messo a guardia dei peggiori inferi mussulmani.

Il mostro che ci troviamo ad affrontare oggi, non è il mostro che abbatte grattacieli con aerei, ma è un mostro che attenta alle libere democrazie proprio attraverso il metodo della usurpazione del potere attraverso il metodo democratico della legge dei numeri.

Cosa accadrà al primo paese occidentale che dovesse vedere raggiungere al suo interno una maggioranza demograficamente e democraticamente raggiunta di matrice islamica?

Vedrà approvare in un democratico e libero parlamento la legge coranica della Sharia?

Vedrà abolire ogni libertà individuale e collettiva, ogni culto religioso differente da quello islamico, ogni identità etnica differente da quella mussulmana?

Sarà il momento delle leggi razziali coraniche?

E quale è il terrore che dobbiamo temere di più, quale di queste teste dobbiamo temere di più?

Quella armata di Kalasnikov e bombe umane oppure quella della più subdola infiltrazione demografica?

Si aprono scenari nuovi ed antichi dopo la morte di Bin Laden.

L’unica certezza che abbiamo è che, Bin Laden è morto.

E che Bin Laden e tutto quello che egli rappresentava, è ancor vivo e vegeto, nelle mani e nelle teste di altri Signori della Guerra, di altri Sceicchi dle Terrore.

Il filo che lega il terrore è sempre lo stesso:

il dettato del Corano.

Non dobbiamo mai dimenticare che ogni islamico è stato educato a vedere nell’infedele il suo primo nemico.

E quell’infedele siamo noi, tutti noi.

Che impugni un Kalasnikov ovvero una copia del Corano, egli rappresenta un rischio altissimo per la nostra stessa sopravvivenza.

E non a caso, nella mitologia terroristico-religiosa islamica, si dipinge spesso un vessillo con due braccia tese:

una imbraccia un Kalasnikov e l’altra il Corano.

Bin Laden è morto, certo.

Ma il pericolo rappresentato da Bin Laden è ancor vivo e vegeto.

Vietato abbassare la guardia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Guerra Santa islamica: fra terrore e usurpazione

lunedì, 2 maggio 2011

Bin Laden, il fondatore del MAK e della organizzazione terroristica islamica Al Quaeda, è morto, ucciso da un commando militare americano in territorio pachistano, lì dove si è sempre pensato si nascondesse.

Si chiude così un’era di terrore nella ideologia religiosa reale di un Islam egemone nel pianeta Terra, terrore che culminò nel famigerato eccidio terroristico dell’11 settembre 2001, in un folle piano di annientamento dei luoghi simbolo del potere cristiano ed occidentale nel mondo attraverso il dirottamento ad uso terroristico di quattro voli civili commerciali, per lanciarli contro i seguenti obiettivi:

le due Torri Gemelle, le Twin Towers del World Trade Center di New York, simbolo della economia e del commercio mondiale;

il Pentagono, quartier generale del Ministero della Difesa USA;

il Campidoglio, meglio conosciuto come la Casa Bianca, residenza dei presidenti degli Stati Uniti d’America.

Da quel giorno, il mondo è cambiato parecchio, risvegliato improvvisamente da un nuovo tipo di guerra, cui nessun paese occidentale era in grado di porre contrasto.

Una miriade di attentati terroristici nel mondo seguì quel maledetto giorno, ovunque, questo nuovo quanto antico pericolo, ha terrorizzato e ucciso, nel nome dell’Islam.

La morte dell’ideatore e dell’organizzatore di questa assurda guerra religiosa, pone fine ad un ciclo temporale ben preciso e delineato, all’interno del quale questa nuova guerriglia islamica, ha terrorizzato ovunque:

Russia, Cina, Giappone, India, Europa, Africa, Asia, America del nord, America del Sud, mondo arabo.

Il metodo utilizzato è stato di una violenza e di una barbarie incredibili, clonato da uno stile di vita che è divenuto esso stesso simbolo di terrore e devastazione:

quello Talebano.

Ma la scomparsa di Bin Laden, coincide (casualmente?) anche con il fallimento catastrofico di quasi tutti i sistemi statuali che imponevano la legge coranica:

Libia, Egitto, Siria, Tunisia.

Forti scuotimenti in tutti gli altri paesi islamici:

Arabia Saudita, Iran, Giordania, Yemen.

E’ la fine del sistema islamico, scosso sin nelle sue fondamenta, incapace di ricevere e garantire libertà e democrazia, come dimostrato dalle catastrofi umane afgana, irachena e somala.

Il Libano, in tutta questa storia, è un capitolo a parte, essendo imploso più volte e proprio per mano di quei paesi islamici estremisti che finanziavano il terrorismo integralista, nemico giurato della componente cristiana libanese.

E’ la fine di quel mondo politico italiano e mondiale che guardava con simpatia a quei movimenti politici ed a quelle dittature islamiche che oggi sono sull’orlo di una guerra civile, se già non vi sono ampiamente immersi.

Non era un eroe, Bin Laden, ne un mito politico:

egli era solo un pazzo violento e sanguinario.

Si chiude così un capitolo storico, che avrà sicuramente ancora strascichi e conseguenze nella nostra vita quotidiana, a cominciare proprio da quella fuga in massa di islamici che cercano di immigrare clandestinamente in Europa attraverso le frontiere italiane, attraverso quel paese che, la stessa Unione Europea, osteggia nel suo tentativo naturale e di diritto di difendersi da questa invasione.

Ma anche questo, è un paragrafo di quel capitolo della storia contemporane affatto ambiguo che titola “Guerra Santa, espansione demografica islamica ed egemonizzazione dell’Islam nel mondo”.

Questo è il pericolo più grave che corre l’intero occidente in questo momento.

Si tratta di un’altra Guerra santa, più subdola e insinuante, che prevede l’infiltrazione dei paesi occidentali da parte di enormi quantità di islamici, sotto forma di immigrazione clandestina, stoltamente tollerata ed accettata, che punta esclusivamente a prendere il potere attraverso la regola dei numeri delle democrazie.

Una volta raggiunto il limite democratico che conduce al potere, essi imporrebbero la legge coranica in tutto il globo.

Questa è l’eredità che lascia il folle Bin Laden all’umanità.

Questa è l’aggressione che dobbiamo combattere strenuamente.

Questa, è la nostra “sfida per la sopravvivenza”, combattuta in una guerra di civiltà e di identità territoriali, etniche, religiose, storiche e culturali che non si confrontano, a causa della volontà islamica di non integrarsi, ma di insediarsi in altri territori, scalzando popoli, regole, libertà e conquiste democratiche al costo della volontà del Profeta Maometto, della sua idiosincrasia razzista e violenta nei confronti di chi è diverso da un islamico.

Non vi è pace in questa sfida, non vi è solidarietà ne amore.

E noi occidentali, non dobbiamo commettere l’errore mortale di combattere questa Guerra Santa invitando alla pace, offrendo solidarietà, donando amore.

L’espansione demografica islamica è l’altra faccia del terrorismo islamico, quella buona e pietosa, quella che si insinua al meglio nelle pieghe della nostra cristianità, del nostro modello democratico e liberale, al solo fine di infiltrarlo sino alla saturazione democratica, prendendo quel potere che il terrorismo non è riuscito a prendere, raggiungendo il governo dei paesi occidentali per poter uccidere l’occidente dal di dentro, dall’interno.

L’affermazione della Shari’a attraverso il metodo democratico, questo è il loro vero obiettivo.

Questo è il nostro pericoloso nemico.

Questo è il futuro che dobbiamo assolutamente scongiurare.

la Guerra Santa di Bin Laden è fallita.

La Guerra Santa di Maometto è invece ancor viva e vegeta.

Difendetevi popoli liberi, oppure pregate per le vostre povere anime, poichè esse non vi apparterranno più.

Come pure le vostre case, le vostre vite, le vostre famiglie.

E’ morto Bin Laden, il principe del terrore.

Non è morto il suo progetto terroristico.

Ha solo cambiato pelle, mimetizzandosi e rendendosi invisibile al suo odiato nemico infedele:

il mondo libero e democratico occidentale.

Noi, per dirla in una sola parola.

Difendersi da questo attacco, non è un diritto, ma un sacrosanto dovere cui è vietato mancare.

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’America è ancora sotto attacco: deve reagire

martedì, 4 maggio 2010

L’attentato fortunosamente sventato nella centralissima Times Square della già segnata città di New York, rivela che la furia omicida dell’integralismo islamico verso il demone occidentale, reo solo di non essere nato musulmano, risulta essere è tutt’altro che scomparsa.

Ai due attentati alle Torri Gemelle (quello dell’11 settembre 2001 non fu il primo attentato di Bin Laden alle Twin Towers), al Pentagono, alla Casa Bianca (fortunosamente fallito) seguono continui atti terroristici di follia omicida imputabili chiaramente alla religione islamica, al suo fondamentalismo ed estremismo, al suo terrorismo, al suo innato e smisurato odio verso tutti gli occidentali.

L’altro fronte di attacco agli USA è rappresentato dalle dichiarazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad rese ieri, aprendo i lavori della conferenza quinquennale di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare, proprio nella città di New York (si noti che se il fallito attentato sventato a Times Square – New York – fosse andato in porto, esso avrebbe portato ad un effetto di amplificazione delle dichiarazioni rese del dittatore islamico iraniano), dichiarazioni come al solito provocatorie e vaneggianti contro l’occidente, le sue lbertà, le sue democrazie, le sue armi ed il suo benessere.

Così, l’incrocio nella città di New York fra un tentato attentato terroristico e le parole irragionevoli del presidente di uno stato etico dittatoriale islamico camuffato da stato democratico, pongono l’America dinanzi alla ennesima provocazione violenta.

Il presidente americano Barak Obama dovrà presto decidere di abbandonare la sua posizione attendista e la sua politica della mano tesa nei confronti dello stato etico iraniano, e dovrà assumersi la responsabilità dinanzi agli americani e dinanzi al mondo libero e democratico dell’abbattimento della dittatura iraniana, così come il suo predecessore George W. Bush, si assunse la responsabilità di abbattere l’altra follia islamica che minacciava la libertà nel mondo:
l’Iraq di Saddam Houssein.

Sarà capace Barak Obama di fare ciò che c’è da fare?