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Manovra finanziaria 2011: è crisi aperta fra governo e cittadini lavoratori

sabato, 2 luglio 2011

Dopo decenni di evasione ed elusione fiscale più o meno tollerata, più o meno contrastata, il governo berlusconi, procede verso il recupero di quelle risorse che servono a continuare a mantenere intatta la ricchezza ed il benessere delle classi privilegiate, di quelle corporazioni e di quelle caste che vivono di danaro pubblico, prelevato coercitivamente nel nome del popolo italiano al popolo italiano.

Ci saremmo aspettati una manovra perequativa della contribuzione al mantenimento delle classi politica e burocratica, ovvero un forte abbattimento dei costi della casta politica, ma così non è stato.

Il governo punta un coltello alla gola dei pensionati e pretende un contributo anche da loro, contributo che finisce direttamente nelle tasche della casta politico-burocratico-partitocratica.

Invece di eliminare enti inutili e costosi, privilegi di casta inauditi ed impagabili, il governo decide di sottrarre ricchezza ai più deboli.

Ma, è sin troppo facile essere forti con i deboli e deboli con i forti, mentre sarebbe molto più difficile essere giusti.

E il governo berlusconi ha deciso di essere ingiusto, profondamente ingiusto.

Il governo berlusconi dimentica che un pensionato è stato lavoratore dipendente per una intera vita lavorativa e che i lavoratori dipendenti non possono eludere o evadere il fisco, per legge.

Il governo pretende ingiustamente altri danari da chi ha certamente pagato ogni singolo euro e/o lira della propria tassazione, fra le più alte del mondo occidentale, tassazione che è colpevole di essere quel cuneo fiscale che non fa la felicità degli imprenditori e nemmeno dei lavoratori, sottraendo seccamente ricchezza agli uni e agli altri e portando il mercato del lavoro italiano fuori dalla concorrenza internazionale con il resto del mondo produttivo.

Il governo berlusconi, dimentica altresì che quegli ex lavoratori che sono oggi dei pensionati, hanno goduto dei più bassi salari di tutto il mondo occidentale, aggravando di fatto la loro condizione di “soggetto contrattuale debole”.

Ma berlusconi pare altresì dimenticare che il governo di uno stato democratico esiste esclusivamente per creare condizioni di perequazione, non per aggravarne le già gravi sperequazioni in essere, ancor di più rese serie dalla crisi economico-finanziaria che vede le aziende emigrare in massa in stati meglio governati e condotti, meno esosi e spreconi, più equi e sereni.

Così, il governo belrusconiano, decide con un tratto di penna di aggravare la condizione dei soggetti già deboli, in virtù del mantenimento dello status quo della Casta.

silvio berlusconi appartiene ad una categoria assolutamente differente da quella del popolo, egli è infatti componente di quella imprenditoria che, per legge ordinaria dello stato, è lasciata libera di evadere o meno la contribuzione fiscale, al contrario dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

Inoltre, sempre il capo del governo italiano risulta essere stato indagato per frode contabile, come quella ben più nota della Parmalat, peraltro considerata una delle maggiori frodi contabili della storia italiana, che di frodi e di truffe commesse ai danni del popolo italiano, è patria universalmente riconosciuta.

Ma le vicende giudiziarie berlusconiane, si sono tutte estinte per prescrizione dei termini o per interventi normativi ad hoc che lo hanno letteralmente salvato, come nel caso di specie, con il famigerato “colpo di spugna” normativa con cui, la penalità conseguente alla violazione di legge in tema di falso in bilancio o di frode contabile, veniva ridotta alla mera sanzione amministrativa.

Certo, vista la diffusione del fenomeno della frode contabile, si è ritenuto meglio provvedere alla sua depenalizzazione piuttosto del duro contrasto che, il principio giuridico della legalità, pretende.

Ma le vicende scandalose in cui è caduto più volte questo governo e singoli membri del suo esecutivo, come pure componenti e dirigenti facenti capo alla parte politica berlusconiana, portano alla luce una conduzione politica molto lontana dalla risoluzione della cosìddetta questione morale, cui il tentativo di smarcarsi creando un nuovo segretario-fantoccio diverso da se stesso a capo della PDL, aggiunge molti motivi di riflessione profonda.

Forse, ad avere più ragione di tutti, è stato proprio il suo alleato politico più fedele, quell’Umberto Bossi leader della Lega Nord che, nell’infuocato tema della riforma della giustizia, ebbe a dire:

“peggio per lui”.

Ormai, berlusconi è uomo solo ed isolato, seduto al centro di una corte politica fonte di notevoli dubbi e preoccupazioni, sia all’interno che all’esterno del paese, corte che non perderebbe nemmeno un minuto ad abbandonare la sua nave politica, se dovesse repentinamente affondare.

Il tanto strombazzato consenso popolare di cui rapportava periodicamente berlusconi con la pubblicazione di sondaggi e test all’uopo preparati, è adesso in caduta verticale, e rischia di portare nel baratro politico anche il suo più fedele alleato, sempre quell’Umberto Bossi capo della Lega Nord, che a tal proposito ebbe a dichiarare:

“non affonderò con il Pdl”.

L’empasse bossiana è tutta nel ricatto estorsivo che berlusconi fa alla Lega Nord, in considerazione dell’ultimo voto di approvazione definitiva di quel federalismo che tanto è costato alla dirigenza leghista come al suo sempre più irrequieto popolo movimentista, provocando addirittura una marcia indietro spettacolare che si è manifestata in quei cori ripetuti che chiedevano un ritorno alla politica secessionista durante l’annuale incontro leghista di Pontida.

Novembre non è poi così lontano, e potrebbe essere un obiettivo raggiungibile, anche per questo governo decimato.

Sempre che, la lunga e calda estate politica che si protende sino a quel tempo, non produca “colpi di sole dell’esecutivo” non più contenibili, ovvero ulteriori richieste estorsive da parte della PDL che potrebbe chiedere garanzie sulla alleanza elettorale alla prossima tornata nazionale.

Quel che appare certo è che berlusconi non ha più il controllo della situazione politica.

Come pure appare certo come sia Bossi l’arbitro assoluto di questo delicato momento storico, sia pur pressato e vezzeggiato, a seconda della parte che lo incontra ed a seconda degli interessi che muovono quelle parti politiche.

A lui, è affidata la sorte di questo governo degradato come di questa malconcia maggioranza, come pure, le sorti dell’intero paese.

Tutti gli occhi del popolo padano sono rivolti a lui.

E non solo quelli del popolo padano.

Non resta che attendere gli eventi, ovvero, assistere ad improvvisi terremoti politici, favoriti dalla ormai mortale crisi che avvolge le sorti di questo governo.

Occorre però valutare bene il momento in cui abbandonare questa nave semiaffondata, per evitare di affondare disastrosamente, politicamente e personalmente con essa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il tramonto del berlusconismo e l’avvento del decisionismo

mercoledì, 22 giugno 2011

In tanti hanno atteso che il potere berlusconiano venisse offuscato ed indebolito.

Molti non hanno atteso ed hanno invece fatto di tutto per impedire al decisionismo berlusconiano di cambiare questo paese.

Ma il berlusconismo non è finito, è solo al suo tramonto, come lascia trasparire dalle sue dichiarazioni il premier italiano.

Peccato si debba riscontrare la coincidenza fra, un momento storico che chiede a gran voce di prendere decisioni coraggiose e la decadenza del decisionismo berlusconiano.

Berlusconi stesso pare puntare tutto sulla prudenza e sulla moderazione in momenti storici che pretendono tutt’altro atteggiamento.

Il fenomeno del decisionismo italiano è tutto da spiegare per gli osservatori esteri, poiché affatto assimibilabile al decisionismo di qualunque altro paese.

La nostra costituzione infatti, nata all’indomani di una dittatura, ha accuratamente inibito ogni prevalere del primato della politica del governo, limitandolo fortemente e ingabbiandolo in mille lacci e lacciuoli che si intersecano con altre istituzioni, ben più forti e garantite del potere esecutivo.

Questa condizione è meglio conosciuta con il termine di ingovernabilità.

Eppure, il decisionismo berlusconiano, quello coraggioso e liberale, quello ardito ed inabbattibile, aveva fatto ben sperare in un mutamento dei termini e dei limiti in cui si muove il governo ed aveva infuso fiducia nei paesi esteri, che vedevano per la prima volta prevalere un governo che riformava e governava senza alcun timore reverenziale.

Purtroppo, il venir meno dei fattori politici ed economici che erano all’origine del decisionismo berlusconiano, ha incrinato questa albeggiante fiducia nella capacità dell’Italia di tirarsi fuori dalla pessima condizione che la costringe ad un passo da un fall out temibile quanto terribile, causato sicuramente dalla crisi economica e finanziaria internazionale, ma favorito da una certa stanchezza cronica che traspare nell’agire del governo italiano.

Certo, lo sforzo compiuto in questi anni per cambiare una democrazia bloccata ed uno stato incancrenito dalla infedeltà della casta burocratico-partitocratica, ereditata in toto dalla cosìddetta Prima Repubblica, è da considerare come uno sforzo immane, enorme, inumano.

In questo cammino verso la liberazione delle vetuste quento consolidate prassi di accesso e di governo della politica e della burocrazia, si sono perse molte energie, fiaccate soprattutto dal tradimento degli sleali, degli infedeli, degli scorretti.

Ma i nostri tempi, richiedono quel decisionismo con sempre maggiore forza, un decisionismo che non si è mai trasferito dall’incarnazione berlusconiana nel sistema stato.

Inoltre, lo stesso decisionismo berlusconiano, è stato un limite insuperabile per l’accesso di nuove generazioni di politici audaci e coraggiosi, inibiti dalla predominante figura berlusconiana.

Infatti, se si fa eccezione per l’ammirevole vivaio dell’alleato leghista, il berlusconismo in se ha prodotto seconde, terze e quarte file di “yes men”, molto utili alla filiera decisionista berlusconiana, ma anche molto incapaci.

Il dopo Berlusconi ha infatti il nome del nulla politico, se si guarda alla sua formazione politica.

Anzi, è propria questa mediocre razza servile che contrasta ed invidia il fedele alleato leghista, sempre operoso, sempre deciso, sempre orientato al buongoverno effettivo e produttivo di autentici talenti politici, cui la retroguardia berlusconiana, oppone un continuo contrasto, piuttosto mediocre e incapace.

Ma questo è il momento delle decisioni coraggiose e non della mediocrità scambiata per moderazione o prudenza.

Questo è il momento della forza e dell’onore e non dei tradimenti più o meno espliciti.

Questa è infatti, solo l’alba di un decisionismo che, d’ora in avanti, dovrà imparare a camminare sulle sue gambe, vedendo mancare nel futuro, un alleato della forza e del potere come Silvio Berlusconi.

Si tratta di un momento di rottura, a tutti gli effetti, fra un nuovo che avanza verso il futuro ed un mediocre vecchiume avanzato dal passato.

Purtroppo, nel contesto attuale, questo contrappasso generazionale rischia di esplodere letteralmente nelle mani del paese, assolutamente bisognoso di decisioni chiare e certe, di riforme efficaci e rivoluzionarie attuate con rapidità ed effettività, di uscire dal tunnel della crisi che resta occluso dal pachiderma statale e dall’immobilismo politico.

Ma se Atene piange le sue mancanze, Sparta non ride di certo per le sue vittorie.

Così, in un sistema dove l’alternanza dovrebbe risolvere l’empasse (o impasse) contemporanea offrendo valide alternative nella opposizione politica, si intravede trasparire una immatura generazione di politici di sinistra, ancora ben asserviti alla nomenclatura che avanza, anche in questo caso, dalla Prima Repubblica, e che impedisce con ogni mezzo il rinnovamento, sia generazionale che concettuale ed intellettuale, ma soprattutto, di governo.

Pare che la sinistra italiana giochi ancora l’unica carta della demonizzazione dell’avversario, nella speranza di vederlo cadere per prenderne il posto al potere, piuttosto di una meglio avvertita rigenerazione ideale ed umana, assai necessaria per presentarsi effettivamente come “alternativa”.

Ed è la proiezione di un cane che morde la propria coda la migliore rappresentazione dell’odierno meccanismo politico, indebolito oltretutto, da una legge elettorale che offre molte occasioni di spietato killeraggio politico delle maggioranze di governo, soprattutto nel Senato della Repubblica, ramo del parlamento che porta la responsabilità della caduta di più governi, di colore anche opposto.

Questo ultimo fattore, rende quasi inutile anche il ricorso alle elezioni, se la maggioranza parlamentare che venisse fuori dalle urne, non disponesse di una più che solida maggioranza in tutti e due i rami del parlamento italiano, prestando così il fianco al famigerato gioco dell’ago della bilancia, di quell’idiota politico di turno che, con una manciata di voti, pretende di dettare le proprie condizioni all’intero arco parlamentare ed alla maggioranza che sostiene il governo.

In tal modo, senza un esecutivo forte e decisionista, si garantisce l’ingovernabilità del paese, obiettivo che appare sempre meno casuale e sempre più ricercato dalla casta politica della restaurazione conservativa della Prima Repubblica.

L’insieme di questi elementi, favorisce una sempre maggiore tensione popolare verso un decisionismo che, qualunque sia, democratico, meno democratico o affatto democratico, garantisca infine il superamento della crisi che vivono famiglie ed aziende italiane.

La sintesi della nostra analisi, la lasciamo alla storia.

Come sempre, la mancanza di coraggio viene gravemente punita dalla storiografia e dalla storicità degli eventi.

Come sempre, in Italia, la mancanza di coraggio e di merito rappresentano i fondamentali di intere generazioni di classi politiche indefinibili, per carità cristiana e per pietà umana.

L’unica certezza è che, Il tramonto del berlusconismo, appare sempre più come fattore scatenante dell’avvento di un nuovo decisionismo, mai nato, ma assai perlustrato.

Alla faccia di coloro i quali hanno tentato di abbattere in ogni modo il politico Berlusconi per il suo decisionismo.

Il popolo mormora, la papera non galleggia e la nave affonda.

Bisogna far presto, bisogna essere decisi, appunto.

Decisi e coraggiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X