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Monnezza Napoletana: risarcimento perdita immagine e danno al Made in Italy

mercoledì, 6 luglio 2011

Quanti sono i danni incontrovertibili quanto provati quotidianamente dell’eccidio compiuto dai napoletani nei confronti dell’immagine dello stato unitario, del suo grado di fiducia riscosso all’estero e dal durissimo danno inferto alla credibilità del marchio del Made in Italy dalla annosa questione delle emergenza dei rifiuti?

Questa è una domanda ovvia ed assai giusta che nessun interlocutore politico rischia di portare nelle doverose sedi politiche e giudiziarie, come nelle dovute sedi di contenzioso legale per il risarcimento del danno.

Qunatificazione del danno ed individuazione delle responsabilità amministrative, civili, politiche, individuali, collettive e penali.

Insomma, tutti noi sappiamo ampiamente quanto sia dannoso all’immagine dell’intero paese lo stile di vita napoletano, che balza agli onori della cronaca spesso e volentieri per le truffe e le manovre di aggiramento della legalità che hanno infine preso per antonomasia, il nome di “truffa alla napoletana”.

Con la questione infinta della “monnezza napoletana” poi, il rischio che l’immagine della imprenditoria italiana, della qualità offerta dai servizi italiani, come dai prodotti italiani, venga messa seriamente a rischio e danneggiata da una responsabilità che è unicamente ed univocamente napoletana:

l’emergenza dei rifiuti napoletani deriva esclusivamente dalla manifesta incapacità dei napoletani di governare il proprio ciclo dei rifiuti, producendo un serissimo danno che si ripercuote su tutta la comunità nazionale, proprio in un momento di crisi in cui, serviva tutt’altra immagine ai servizi ed ai prodotti italiani.

Resta ancora aperta la questione del risarcimento del danno cui dovrebbe corrispondere la cittadinanza napoletana con le sue istituzioni di prossimità, e resta ancora incerto chi possa realizzare questa richiesta di risarcimento, ai danni di chi e per quali motivi.

Potrebbe essere una associazione di una categoria produttiva, un sindacato dei produttori colpiti e danneggiati, una associazione di commercianti o di produttori, un sindacato dei lavoratori di un settore produttivo, un movimento o un partito politico particolarmente vicino alle questioni della difesa dell’ambiente, del territorio ovvero posto a difesa e tutela di interessi territoriali differenti da quelli napoletani, ad esempio, a difesa, tutela e garanzia degli interessi italiani.

Oppure basterebbe la denuncia di un solo singolo cittadino italiano?

Una class action ovvero una normale azione legale di risarcimento del danno?

E non sarebbe possibile escludere d’ora in poi dall’uso del marchio made in Italy a quelle popolazioni che si sono macchiate di averne diminuito l’immagine qualitativa con loro azioni ed omissioni?

Chi o cosa dovrebbe agire per questa diffida?

O non dovrebbe essere proprio il governo nazionale ovvero la figura del capo dello stato ad avviare azioni di tutela e di garanzia dell’immagine dello stato italiano, dei cittadini italiani, del popolo italiano, dei prodotti e dei servizi italiani, del mondo produttivo italiano, del marchio Made in Italy italiano, proprio perchè trattasi di un marchio unitario nazionale italiano?

Insomma, chi paga per l’enorme danno ricevuto dallo stato italiano, dalle sue imprese, dalle sue aziende, dai suoi cittadini, dai suoi prodotti e servizi?

Chi paga per le indegne parole che possa riceve un veneto in viaggio all’estero e che venga appellato come “monnezzaro napoletano”?

Quante persone hanno vissuto una simile infelice condizione?

E per colpa di chi?

E chi paga per l’eventuale omissione di azioni a tutela degli italiani, dei loro prodotti, dei loro servizi, della loro immagine degradata, del loro marchio Made in Italy rovinato, dei punti di PIL perduti?

A quale grado di giurisdizione europea o internazionale ci si dovrebbe rivolgere una azione di tutela, di diffida e di richiesta di risarcimento del danno?

E perchè quando vi è una colpa, nessuno paga in questo screanzato paese?

AAA
Cercasi studio legale intellettualmente libero in grado di formulare una corretta richiesta di risarcimento del danno per un caso come questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Giustizia: è scontro fra poteri istituzionali

sabato, 19 marzo 2011

In tema di giustizia, lo scontro fra poteri che si verifica in Italia da molti anni, fa pensare sempre più ad uno scontro politico in atto, trasversale ed orizzontale ai sistemi istituzionali.

Che la giustizia in Italia non funzioni, questo è un dato che emerge quotidianamente nella nostra vita, rendendo assolutamente incerto ogni ricorso alla giustizia, rendendo incerta ogni verità che vede passare anni ed anni, sino ad arrivare e valicare il limite dei dieci anni, il tempo necessario per ottenere una sentenza che risolva una lite giudiziaria ovvero che affidi alla punizione della legge, un soggetto che abbia commesso un crimine, un delitto.

Questo fatto, oltre a rendere impossibile la vita democratica, civica e civile in questo paese, inibisce l’ingresso di finanziatori e di imprese dall’estero nel nostro paese, spaventati a morte dalla certezza di non poter risolvere alcuna eventuale questione giudiziaria in tempi certi e brevi.

Amnesty Intenrnational, nei suoi rapporti sullo stato della giustizia nel mondo e, singolarmente, in ogni paese del mondo, denuncia da tempo l’impossibilità di ottenere giustizia in Italia, a causa dei notevoli ritardi che l’amministrazione della giustizia accusa ormai da sempre nella realizzazione di un processo.

Queste sono le considerazioni dalle quali si dovrebbe partire per realizzare una urgente riforma della giustizia in Italia.

Tutto il resto, sono vuote enunciazioni, pensieri senza alcun senso, giri di valzer che creano solo confusione, fumi che impediscono di vedere la realtà, volutamente quanto arbitrariamente.

La realtà è, che in questo paese, non esiste la giustizia.

Amara, dolorosa, sanguinosa, perdente verità.

Chi ha il coraggio e l’arroganza di difendere questa realtà?

Perchè si vuol impedire a tutti i costi una impellente quanto irrinunciabile riforma della giustizia?

E perchè, i detrattori di questa riforma della giustizia presentata dall’attuale governo, non ne hanno mai realizzata una sinora?

Cui Prodest?

Non certo al Popolo Sovrano.

Allora, a chi giova non avere garanzie di giustizia in questo paese, e perchè?

Questa è la giusta domanda da porsi, certamente.

Per sciogliere questo rebus, per rendere giustizia agli italiani, per avere uno stato democratico ancora più forte e certo, bisogna comprendere i motivi che sono alla base del contrasto alla riforma della giustizia.

Occorre accogliere le giuste istanze e respingere le pretese corporative, per ottenere un consenso quanto più ampio possibile in favore di una riforma che gli italiani, attendono da sempre, rivendicano da sempre, invocano ogni volta che subiscono un torto, una ingiustizia, sapendo benissimo che, nelle lungaggini procedurali e processuali, vincerà chi ha una notevole capacità economico-finanziaria per sostenere un eventuale danno ricevuto, per attendere ad anni e anni di spese legali e di ricerca delle prove, e non vincerà certamente, chi pur avendo pienamente ragione, non ha i mezzi e la forza per sostenere questo golgota infinito, questo calvario assurdo, che fa maledire ogni giorno di più, il giorno in cui si è nati in un paese senza giustizia forte e certa, equa e scrupolosa, equilibrata e serena, ma soprattutto, veloce e tempestiva.

Questa è la sfida del presente.

Non raccoglierla, significa non costruire il futuro, significa cacciare dal paese le migliori menti, le migliori gambe, le migliori braccia, in fuga precipitosa ed in cerca di un futuro che qui, non c’è.

Gustavo Gesualdo

alias

Il Cittadino X