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Uccidere un mafioso non è reato – Pena di Morte per i mafiosi – Parte Seconda

lunedì, 18 marzo 2013

La città della scienza a napoli viene totalmente distrutta dalle fiamme.

La casta della disinformazione e la casta della cattiva politica coprono ancora una volta l’ennesimo evidente attentato terroristico mafioso, l’ennesima sfida dell’anti-stato allo stato.

Proprio quando l’immobilismo politico garantisce spazi di eversione, la mafia italiana spa (mafia siciliana, ‘ndrangheta calabrese, camorra napoletana,sacra corona unita pugliese) lancia l’ennesimo attacco di stampo terroristico, lancia l’ennesima sfida allo stato italiano.

Come possiamo ben comprendere, la forza delle mafie è stata lasciata crescere a dismisura in questa democrazia bloccata, finta e posticcia, fatta di sola apparenza e di alcuna sostanza.

Dopo la stagione delle stragi mafiose, la stagione degli attentati terroristici mafiosi, dopo la stagione delle trattative traditrici delle vili istituzioni dello stato con le mafie, dopo l’attentato terroristico dinanzi ad una scuola a brindisi, attentato in cui cade vittima una innocente ragazza di 16 anni, Melissa Bassi e restano ferite altre ragazze sue coetanee, dopo tutto questo, la mafia alza il tiro e sfida ancora una volta uno stato lento e vile, debole e degradato.

Quella scuola aveva vinto un premio nel tema della Legalità e porta il nome di “Francesca Laura Morvillo Falcone”.

L’impotenza dello stato si legge tutta in questi decenni di fango e di tradimento, di polvere e di malavita impunita,

Ma i mafiosi sono come i cani:

distinguono benissimo la paura in chi gli è di fronte, ed attaccano subdolamente, nei momenti di maggiore assenza (leggi paura) dello stato, della politica, delle istituzioni.

Giovanni Falcone disse che « La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.».

La fine del fenomeno mafioso quindi, coinciderà con la sua morte fisica, con la morte fisica dei mafiosi.

Se esistesse una classe dominante di vincitori di concorso pubblico e di pubbliche elezioni non asservita alle organizzazioni mafiose, vedremmo, dopo questo vile attentato, una applicazione a tolleranza zero della legge nei confronti dei mafiosi, come vedremmo l’immediata approvazione di una unica legge con tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

il reato di associazione mafiosa è punito con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia o liberamente, viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Pena di morte per il reato (che ancora non c’è) di “comportamento mafioso”.

Non c’è altra strada da questa, non c’è mai stata.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Attentato mafioso a Brindisi: bruciano le prove, scompaiono i complici

lunedì, 9 luglio 2012

Le prove vanno in fumo ed i complici spariscono nell’ombra del depistaggio di stato in abuso del potere pubblico.

Sin dal primo momento ho sostenuto, affermato e urlato che l’attentato esplosivo di Brindisi nel quale ha perso la vita la 16enne Melissa Bassi e che ha procurato il ferimento di altre cinque ragazze innocenti, era un attentato terroristico mafioso.

E ne sono sempre più convinto, mentre osservo il depistaggio dello stato mafioso italiano che vuol cancellare ogni prova che conduca alle organizzazioni mafiose.

Infatti, non si riesce a sapere nulla sui complici di Vantaggiato e sulle motivazioni del suo gesto, mentre a Roma, nella sezione scientifica della Polizia di Stato, un “incendio accidentale” distrugge proprio un reperto dell’attentato di Brindisi.

Le Autorità si affrettano a dichiarare che il reperto “era stato comunque già analizzato e repertato. La sua distruzione quindi non pregiudicherebbe il suo valore investigativo”.

Il che cristallizza la prova di quel reperto ad un foglio di carta e non più ad una successiva analisi di controllo del reperto.

Tutto cristallizzato in una prova che non è più una prova, ma si è trasformata in un foglio di carta con scritto su qualcosa.

Prima o poi, mi farebbe piacere incontrare il capo della intelligence italiana, per dirgli di persona quanto siano elementari le capacità di depistare dei professionisti della intelligence italiana.

Un depistaggio che definirei addirittura banale, quasi che, chi lo avesse messo in opera, volesse urtare appunto la sensibilità di qualche intelligenza, per accendere un riflettore in più su una vicenda che si avvia ad una fine vergognosa.

Insomma, sembra leggere un messaggio del tipo:

hey, italiani, io ricevo ordini, e non posso che eseguirli, ma questa porcata è troppo grossa, ed io ho volontariamente lasciato disperse briciole di verità a disposizione di quelle menti libere che vorranno opporsi all’ennesimo depistaggio ed insabbiamento eseguito in abuso del potere pubblico e nel disinteresse del popolo sovrano.

Ma, sapete, l’Italia è anche quel paese in cui un capitano di nave da crociera può assassinare impunemente decine di persone che erano nella sua responsabilità, restare qualche mese ai domiciliari (violati il giorno di Pasqua senza alcuna punizione) e poi essere rimesso in libertà per affermare sedicente che egli non è codardo, vile e vigliacco, ma egli è un eroe.

Non so voi, ma io son stufo di tutta questa mafia.

Se avete sensibilità e coraggio sufficiente ed amate la libertà più di ogni altra cosa, occupatevi vi prego, di queste ingiustizie predestinate, di questi omicidi continui ed aggravati della libertà e della sovranità del popolo italiano.

Volete continuare ad essere sudditi del potere mafioso o desiderate la cittadinanza civile?

Volete essere uomini e donne liberi, o caporali di giornata?

Questo è il tempo delle scelte, il momento dell’azione, non quello del silenziatore omertoso di vili che ficcano la testa sotto il terreno credendo così che il male che sta uccidendo tutti e tutto non lo colpirà o che, più semplicemente, le urla di dolore dei caduti sotto i colpi delle mafie non raggiungano le loro orecchie immerse nella terra.

Chi ha paura, è già morto.

Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.

La soluzione unica o la unica soluzione per annullare la questione mafiosa in Italia?

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Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X