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Social e Media Network alla prova dei moti popolari

domenica, 17 novembre 2013

Da quando sono nati i primi forum, poi i primi blog e successivamente i media network ed i social network si legge di taluni interrogativi inquietanti rispetto al loro libero uso.

Qualcuno dice sono troppo liberi, taluno scrive che possano aizzare le folle in momenti di crisi come questi sino a spingere i popoli verso moti popolari di rivolta.

Mah, io non sono d’accordo con queste visioni e con queste analisi.

Anzi credo che questi strumenti siano dei veri e propri “sfogatoi” di emozioni negative e di reazioni accese che si susseguono senza veri e propri incidenti reali proprio a causa della “distanza web” che intercorre tra i vari utilizzatori.

Certo, l’abuso è dietro l’angolo, ma come in tutte le faccende umane.

Invece credo piuttosto che i social network insieme ai blog siano divenuti un vero e proprio ammortizzatore sociale delle crisi delle comunità e credo anche che questi mezzi di comunicazione e di socializzazione abbiano invece favorito la libera trasmissione di dati e informazioni prima che media interessati e servizi segreti devianti potessero piegare queste informazioni ai loro usi commerciali e/o politici.

Credo in un grande miglioramento della civiltà umana in questi termini, in un grande avanzamento dell’intera umanità, certamente.

Per quanto riguarda potenziali moti popolari e guerre civili credo che resti un motto napoleonico l’unica vera regola da osservare:

al popolo si può fare di tutto, ma attenti a non far mancare mai il pane quotidiano al desco del popolo, altrimenti il potente cadrà (più o meno, se ricordo bene).

Quindi, se un moto insurrezionale o una rivolta popolare o addirittura una guerra civile dovessero intervenire, non date la colpa ai mezzi di comunicazione e di socializzazione del web.

Piuttosto guardate alla incapacità di governo della politica, guardate alle pance vuote e alle menti disperate.

Una sollevazione popolare ha sempre gli stessi fini ed obbiettivi, da sempre, storicamente:

rivoltare letteralmente le classi sociali consentendo una alternanza al potere e una alternanza nell’accesso alla ricchezza e al benessere (semmai entrambe abusati da quelle caste che non ne ricordano più nemmeno il valore) in favore di nuove comunità più meritevoli, che quel valore osservano, amano e perseguono.

Tutto qui.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Happy Birthday Web

lunedì, 14 novembre 2011

Non si apprezza mai abbastanza qualcosa che ci è stato dato in dono.

Il web poi, è la migliore proiezione umana della libertà.

Un dono libero, liberamente ricevuto ed esercitato.

http://www.happybirthdayweb.it/site/

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Chi ha paura della Opinione Pubblica?

venerdì, 10 giugno 2011

« Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.
Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via.
La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri »

«Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant’anni, quando saranno ancora vivi alcuni dei bambini che adesso vanno a scuola?
Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti?»

“Che ci piaccia o meno, ci siamo imbarcati in una rivoluzione del pensiero e dell’esistenza.

Il progresso dilaga a velocità sempre maggiore, superando di gran lunga nel giro di pochi decenni il cammino compiuto di precedenti secoli e millenni…

La stampa è l’unica a lavorare per il pubblico interesse.

“L’interesse di tutti è l’interesse di nessuno”, ma questo non vale per il giornalista: esso è suo per adozione.

Se non fosse per le sue attenzioni, quasi ogni riforma fallirebbe in partenza.

Egli ricorda ai funzionari il loro dovere. Denuncia piani segreti di ladrocinio.

Promuove ogni promettente progetto di sviluppo.
Avvicina tra loro le classi e le professioni, insegna loro ad agire di concerto sulla base del senso civico comune.

La nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme.

Una stampa capace, animata da spirito civico, con un’intelligenza allenata a distinguere ciò che è giusto e ad avere il coraggio di realizzarlo, può preservare quella pubblica virtù senza la quale il governo del popolo non è che impostura e dileggio.

Una stampa cinica, mercenaria, demagogica e corrotta a lungo andare renderà il popolo tanto ignobile quanto lo è essa stessa.

Il potere di plasmare il futuro della Repubblica è nelle mani dei giornalisti delle future generazioni.”

“Un’opinione pubblica ben informata è la nostra corte suprema.
Perché a essa ci si può appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli orrori del governo”.

Joseph Pulitzer
Famoso giornalista ed editore.
A sua memoria e per sua volontà è stato istituito un premio, il Premio Pulitzer, il più importante nel campo giornalistico, assegnato per la prima volta nel 1917, secondo proprio le volontà lasciate dal giornalista stesso scomparso pochi anni prima.

Leggere questi scritti del primo novecento è una esperienza veramente incredibile.

La prima sensazione che si coglie, è quella di leggere il nostro presente, con una limpidezza eccezionale, quasi fossero scritti per noi:

i posteri.

Ma l’America non è l’Italia.

In America le pubblicazioni di due liberi giornalisti hanno provocato le dimissioni di un presidente americano, il più potente presidente del mondo intero.

In America, la Pubblica Opinione, sorretta da una libera informazione, controlla l’operato dei politici e dei governi.

In Italia, questa definizione non è applicabile, e per molti motivi:

taluni ben visibili, altri sommersi nella voluta confusione politica.

La politica sembra pensare solo a farsi una banca, farsi un giornale, farsi una televisione, al fine di sottomettere l’opnione pubblica ed asservire il popolo sovrano.

Non sembrano esistere più magnati e potentati economici disposti a finanziare battaglie civili che non abbiano un ritorno immediato, che non soddisfino, un interesse personale o di parte.

Almeno in Italia.

L’America, è un’altra cosa, questo lo abbiamo capito.

Ma l’America ha inventato ARPAnet, un sistema di comunicazione e di condivisione di informazioni pensato inzialmente per un uso militare, e divenuto invece e clamorosamente, il più grande progetto civile di libertà umana:

Internet.

E’ questo il mondo dove trovano rifugio le libertà negate, le pubbliche opinioni vessate, le infomazioni celate.

E’ questo il mondo da cui vi scrivo e dal quale voi leggete.

Un mondo virtuale, affermano taluni.

Ma non è più così, e da un bel pezzo.

Le rivolte popolari nei paesi in grave crisi di libertà, partono tutte dal web, così come le iniziative spontanee popolari che, anche in Italia, riuniscono cittadini qualunque a protestare in una piazza che non è più virtuale, ma reale.

Ai miei nuovi amici nel social network Facebook, uso sempre una frase di benvenuto, sempre la stessa:

welcome, to the real world
, tratta dal famoso film Matrix.

Perchè il loro ingresso nel mio mondo, connota un nuovo mondo, più reale di quello reale, più umano di quello umano, più libero di quello cosiddetto libero.

Ed è così che il virus benigno della libertà si espande, sempre sotto il cappello di iniziative socio-economiche americane come Facebook o Twitter.

Tutto oggi passa attraverso il libero mondo del web:

la televisione, la radio, i giornali, la politica, il mondo del lavoro.

E questo fatto, non piace al potere che vive di potere, non piace a sistemi di potere corporativi organizzati in caste che provvedono al mantenimento del potere ad escludendum del popolo, dei cittadini.

Ed è proprio come nel film Matrix, che si verifica come la realtà umana sia spesso parallela a quella quotidiana, ma non la medesima, ne la stessa.

Ed è proprio come in quel film che, “agenti” contrastino l’emersione di questo mondo popolare, l’innovazione del cambiamento, la voglia di libertà, di benessere e di felicità che proviene dai popoli invece sottomessi da ordinamenti statuali non più rispondenti alle esigenze della persona umana.

Agenti che contrastano la libera divulgazione delle informazioni, che condizionano le riforme, che sottomettono il popolo sovrano all’impero di una conservazione restaurativa di privilegi ad uso esclusivo dei già potenti, di ricchezze a godimento esclusivo dei già ricchi.

Ed è la strana storia del nostro paese, scosso dai sussulti dello scandalo Tangentopoli, che fece emergere un mondo fatto di corruzione e di mafiosità impossibile, un sussulto popolare che apriva prospettive per un futuro diverso e migliore di quello.

L’indignazione popolare che sollevò il sapere che un mondo profondamente corrotto e mafioso aveva governato nel silenzio generalizzato dell’informazione ufficiale è immutata come immutata appare la volontà politica di non perseguire la corruzione.

Ed è ancora l’informazione che oggi, ci narra di una corruzione tutt’altro che sconfitta, a tutti i livelli.

Ed è ancora una indignazione popolare che emerge potente e urlante dal mondo del web, poichè ogni altra via è negata.

Ed è ancora questa informazione libera a tratti ed a comando che impedisce ogni riforma ed ogni controllo sul governo della politica.

Ed è questa “corte suprema” soppressa ed in gran parte pilotata ad impedire che l’opinione pubblica affermi il suo primato sul primato della politica, il suo primato sulla redistribuzione della ricchezza, il suo primato nel controllo sulla corruzione dilagante.

La politica italiana ha costruito un incredibile postribolo di poltrone del potere, di condizionamento pesante nelle selezioni nel mondo del lavoro, compreso quello del giornalismo, al solo fine di “corrompere” il più gran numero possibile di soggetti che oltraggino l’indignazione popolare relegandola al ruolo di “sfogatoio pubblico” invece di moto popolare propositivo.

La condivisione della corruzione parte dal basso, dalla selezione di ogni singolo posto di lavoro, di ogni singola poltrona o sediolina del potere.

E se Tangentopoli esiste ancora, indiscussa ed imbattuta, lo dobbiamo proprio all’assenza di una corte suprema che esprima l’inesprimibile malessere popolare, che controlli l’incontrollabile potere pubblico deviato od abusato.

Chiamatela come volete, chiamatelo Quarto Potere, chiamatela Corte Suprema, chiamatela mondo dell’informazione.

Io so come chiamarla:

il suo nome è libertà.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Mafia è un Cancro? Errore, è un virus

domenica, 22 maggio 2011

Il Tumore Maligno, altrimenti detto Cancro, si presenta spesso come un agglomerato organico con tentacoli ricoperti di piccole propaggini simili a spore.

Per questo motivo il Cancro viene spesso definito come una Piovra, per similitudine di forma.

Nella realtà sociale invece, la Mafia viene definita un Cancro a causa della sua elevata aggressività ed infiltrabilità del tessuto sociale e delle sue propaggini molto simili ai tentacoli di una Piovra.

Ma viene altresì definita come un Cancro per la sua similitudine degerativa cellulare:

convivono nello stesso organismo cellule sane e cellule tumorali.

Questa condizione rende difficilissima la cura di un Cancro, poichè il metodo di cura principale, non distingue nella sua azione assassina fra cellule sane e cellule tumorali, uccidendo le prime e le seconde in egual modo.

La terapia oncologica chimica rallenta solamente il processo di aggressione del Cancro, non lo risolve definitivamente.

Il processo tumorale procederà comunque indisturbato, solamente rallentato.

La casistica cinematografica ha proiettato la visione mafiosa come un attacco tentacolare, dando vita alla definizione di Piovra Mafiosa.

Ma questa visione non è esatta.

Il Cancro Mafioso non è una patologia oncologica maligna, ma è una infezione virale, almeno nell’aspetto della sua trasmissione sociale.

Analizziamo questo aspetto.

Prendiamo a prestito dalla cronaca una notizia che aiuterà la migliore comprensione della trasmissione di quello che, d’ora in poi, definiremo come il Virus Mafioso.

Il Presidente di un Tribunale viene arrestato con l’accusa di Corruzione.

Sono circa una sessantina gli episodi al vaglio della Magistratura Inquirente nel caso in oggetto, episodi che coinvolgono altrettanti avvocati, al momento ritenuti persone informate sui fatti.

Il Presidente del Tribunale, nonostante esistano i motivi per un suo isolamento, viene messo agli arresti domiciliari e non in regime di detenzione carceraria, a dimostrazione del fatto che la legge in Italia, non è uguale per tutti.

Ora, cancellate dalla mente i nomi legati a questi fatti e concentrate la vostra attenzione su come si è trasmesso il Virus Mafioso all’interno del potere dello stato, infiltrazione sempre ricercata dalle organizzazioni mafiose.

Ohps, il termine infiltrazione non è più idoneo nella nostra analisi, meglio utilizzare il termine “contaminazione”.

Fra i casi ipotetici di reato presi in oggetto dalle indagini della magistratura, vi è quello di due pregiudicati calabresi che avrebbero ottenuto favori nella attenuazione delle misure cautelari disposte nei loro confronti disposte, come prescrive la legge, dal presidente del Tribunale.

Ma anche Boss della criminalità organizzata avrebbero concesso doni in danaro ed in oggetti preziosi ed in altra natura al presidente del Tribunale in cambio di favori sia in campo penale che civile.

Ora, analizzando in modo asettico tale situazione, potremo concordare tutti su di un fatto ineluttabile:

il Virus Mafioso si diffonde e si trasmette all’interno di un canale molto ben individuabile:

la Corruzione dei pubblici funzionari, dei pubblici ufficiali, dei dipendenti pubblici e degli amministratori che esercitano poteri dello stato.

Come vedete, l’infiltrazione mafiosa del concetto tumorale avviene nel momento in cui cellule cancerogene mafiose spostano la loro attenzione in territori differenti da quelli di origine, mentre la trasmissione virale avviene attraverso il metodo corruttivo.

Se affianchiamo questa analisi al livello di corruttibilità che esiste in Italia, potremo comprendere meglio con quale rapidità questa infezione virale rischia di estendersi, infettando irrimediabilmente tutto il Paese.

Attenzione però, a non cadere in un errore di interpretazione piuttosto grossolano:

il presidente del Tribunale ed i sessanta avvocati coinvolti in questa vicenda giudiziaria non sono dei soggetti mafiosi, ne tantomeno hanno aderito o sono stati affiliati ad alcuna organizzazione mafiosa, almeno da quanto emerge dalle rilevanze delle indagini che sono state rese pubbliche e dalle quali traiamo un mero spunto analitico, anche se, visto il numero di soggetti coinvolti, il reato associativo non sarebbe da escludere a priori.

Eppure, questi soggetti che definiremo non viralmente contagiati, agiranno in modo veloce ed efficace per trarsi di impaccio da questa brutta faccenda, utilizzando tutti i metodi a loro disposizione per limitare i danni.

Aggiungiamo che, per un presidente di Tribunale ed una non marginale parte dell’avvocatura di una città, essere a conoscenza di scheletri nascosti negli armadi altrui, non è un fatto incidentale, ma una sorta di deformazione professionale:

non è infatti possibile pensare che tutti i comportamenti previsti dalla legge come penalmente perseguibili siano valutati in un pubblico processo, a cominciare dal limite delle prove necessarie ad avviare un procedimento penale nei confronti di chiunque.

Credete che questi soggetti coinvolti in una indagine della magistratura non utilizzeranno ogni arma in loro possesso per evitare il peggio?

Certo, essi non sono dei soggetti contagiati dal Virus Mafioso, così come lo sono tutti gli altri soggetti che potrebbero subire condizionamenti o pressioni da loro, ma attraverso la loro influenza e la loro conoscenza degli ambienti, essi sono la migliore arma involontaria ed incosciente di trasmissione del virus stesso.

E’ infatti nel magma dei favori e delle prebende, delle clientele, della illegalità diffusa e della corruzione dilagante che il Virus Mafioso si estende rapidamente.

E’ certamente questo il metodo di trasmissione del Virus, presso soggeti che non si sarebbero mai sognati di aderire ad alcuna organizzazione mafiosa, ma che, altrettanto certamente, agendo in favore della prorpria tutela e difesa, concorreranno involontariamente a diminuire l’impatto punitivo della legge anche su gli altri soggetti coinvolti.

Ecco come il Virus Mafioso si estende minando alla base il potere statale, contagiando continuamente dall’interno del sistema legale e civile, e che finisce per agire involontariamente come metodo di difesa.

E maggiore è il potere ed il numero dei soggetti che si trovano involontariamente coinvolti, maggiore sarà la capacità di trasmissione e la potenzialità evolutiva del Virus.

Ora, se questa analisi elementare può essere proiettata sul tessuto sociale italiano, comprendiamo tutti meglio come non vi sia una difesa efficace possibile da questo tipo di aggressione virale.

Se poi, andiamo ad analizzare gli altri stumenti attraverso i quali si riciclano o si esportano nei paradisi fiscali esteri i proventi della corruzzione politica e burocratica, potremo meglio comprendere come le organizzazioni mafiose non possano far altro che utilizzare questi stessi “canali garantiti” per riciclare ed investire i flussi finanziari prodotti dalle loro attività illecite ed illegali, nonchè, criminali.

Se aggiungiamo al dato di corruttibilità del paese il dato statistico che indica l’organizzazione mafiosa ‘ndrangheta come la prima azienda italiana per fatturato, vedremo materializzarsi i motivi per i quali il potenziale virale messo in campo sia altamente contagioso, e vedremo spuntare anche i motivi per cui, delle storiche mafie italiane, quella meno aggredibile da parte dello stato si è dimostrata proprio quella prima azienda italiana che è un’azienda mafiosa.

Basti vedere la brutta fine che hanno fatto indagini della magistratura come “Why Not”, “Why Not 2″ e “Poseidon”, compresa la spaventosa correlazione che fecero emergere quelle indagini con i vertici politici del potere statale:

i motivi che sono alla base della caduta del secondo governo Prodi, potrebbero essere ricercati proprio dai fatti che fecero emergere quelle indagini, indagini a loro volta oggetto di continue vessazioni e di tentativi di contrasto e di insabbiamento, tentativi messi in atto proprio dal elementi che esercitano un potere statale, come nel caso del ministro della giustizia e componente del governo Prodi, Clemente Mastella.

Come nel primo caso preso in analisi, anche in questo secondo caso possiamo credere che i soggetti politici coinvolti in quelle indagini della Magistratura fossero tutt’altro che dei soggetti mafiosi, ma che altrettanto certamente il loro coinvolgimento in quelle indagini, ha contribuito certamente a salvare il sistema mafioso da ulteriori danni e punizioni previste dalla legge.

Tirando le somme, l’analisi consente di esprimere una linea ben definita e marcata di come si diffonda il Virus Mafioso e di come, certi apparati e poteri dello Stato, possano divenire fertile terreno di trasmissione del principio della impunibilità piuttosto di quello della Legalità.

Bisogna quindi ben delineare i due aspetti di diffusione dellle mafie:

1 – infiltrazione di nuovi territori attraverso soggetti, attività e mezzi finanziari certamente mafiosi;

2 – contaminazione di organi vitali del potere statale attraverso il coinvolgimento di altri soggetti estranei, al fine di aumentare l’effetto di impunibilità e di impunità che realizza l’indistruttibilità di certe organizzazioni mafiose nel nostro paese.

Sintesi

La pregevole azione di contrasto alle organizzazioni mafiose messa in campo dall’attuale ministro dell’Interno colpisce duramente il primo punto, senza alcun dubbio, contrastando fortemente l’infiltrazione mafiosa in nuovi territori.

Ci domanderemo allora perchè non sia mai stata messa in campo prima una tale azione, potente ed efficace, da parte dei poteri dello stato.

Ma una durevole azione di contrasto e di eliminzione del fenomeno mafioso in quanto tale non può non considerare il secondo aspetto di trasmissione del Virus Mafioso, quello dell’uso di canali privilegiati e garantiti costruiti dal fenomeno corruttivo, di cui al punto due.

Ma qui la faccenda si fa calda, molto calda:

se le organizzazioni mafiose seguono i medesimi canali di ricclaggio e di investimento seguiti dai proventi della corruttela di dipendenti e amministratori pubblici infedeli, questo grado di diffusione virale mafiosa, non è esso stesso la migliore garanzia di sopravvivenza e di intoccabilità delle mafie?

E qui, si fermano queste analisi, queste tesi e queste cosiderazioni su sintetizzate.

Andare oltre, significherebbe una certa condanna a morte per chiunque in questo paese.

Se gli interessi dei corrotti si uniscono a quelli dei mafiosi, ogni analisi si ferma qui, nella considerazione dell’elevato pericolo che assegni ogni altro passo ulteriore in questo senso.

Ma, c’è una cura a tutto questo?

Beh, oltre all’azione del ministero dell’Interno, al sequestro dei beni mafiosi (mai avvenuto nei paradisi fiscali, attenzione) ed al regime di carcere duro, l’applicazione della Pena Capitale per il mero reato associativo mafioso, sarebbe un efficace strumento di lotta alle mafie.

Ma per il punto due, non vi è nessuna alternativa alla applicazione di pesantissime punizioni di legge per i reati di corruzione e di riciclaggio, quali l’ergastolo a vita in un regime di carcere duro, almeno pari a quello attualmente applicato ai mafiosi.

Ma questa non è più analisi, ne tesi, ne sintesi, ma è sogno umano allo stato puro.

Basti vedere in quali difficoltà si dibatte il DDL anticorruzione, contenente misure certamente e di gran lunga inferiori a quelle auspicate in un semplice post di un blog sul web come questo.

Anche se, va considerato che, i segnali di libertà che provengono dal web si dimostrano sempre meno virtuali e sempre più reali, come racconta l’odierno superamento della vendita di E-Book rispetto alla vendita di libri cartacei online.

Sarà forse il progetto Arpanet, oggi divenuto Internet a fare di questo paese un paese libero e normale?

No, almeno sino a quando le riunioni di organi statali come il Consiglio Superiore della Magistratura e le riunioni del Consiglio dei Ministri non saranno aperte al pubblico, sia pure solo ad un pubblico silente come può essere quello del mondo libero del web che assista in diretta alla gestione della cosa pubblica.

Ovvero dovremo ancora assistere alla malversazione del potere gestito in favore di cosa nostra.

La Cosa Pubblica, cari politici e cari burocrati entrambi dipendenti dei cittadini italiani, non è ne cosa nostra, ne cosa vostra, ma Cosa Pubblica, appunto, che va gestita e governata in una pubblica diretta, sotto gli occhi di tutti.

Una porta chiusa lascia apre più dubbi di una certezza negativa:

cosa avrebbe da temere il sistema da un governo della Cosa Pubblica pubblico e trasparente?

Penso che dovrò aggiornare la lista dei miei nemici, ora:

oggi si è sicuramente allungata in modo straordinario.

La Confraternita del Cannuolo è molto nutrita.

In tutti i sensi ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La libertà di stampa in italia non esiste

mercoledì, 5 maggio 2010

Silvio Berlusconi:
«se c’è una cosa su cui in Italia, c’è la sicurezza di tutti, è che abbiamo fin troppa libertà di stampa. Credo che questo sia un fatto che non è discutibile».

Sulla libertà di stampa in Italia, Berlusconi rischia l’ennesima imbarazzante dichiarazione menzognera.

La libertà di stampa in Italia è infatti ridotta al lumicino dalla obbligatorietà della figura del direttore responsabile (figura voluta dal fascismo proprio per sottoporre al potere politico la libertà di stampa), condizione che viola apertamente l’articolo 21 della costituzione.

Inoltre è stato proprio berlusconi a restringere ancor più il numero delle persone “autorizzate” a fare informazione in Italia, prescrivendo per legge che l’iscrizione allordine dei giornalisti – che è la precondizione per assurgere alla figura di direttore responsabile – sia subordinata al possesso del titolo di laurea.

Considerando che l’Italia detiene anche il triste primato di minor presenza di laureati di TUTTI i paesi occidentali, civili e democratici, ne deriva una ancora maggior restrizione delle persone abilitate a fare informazione.

Insomma, in parole povere, è castrando l’informazione attiva che in Italia si è giunti alla morte della informazione passiva, indicando come attiva, quella di chi è ritenuto idoneo a DARE informazioni (stampa, radio, tv, etc) e indicando come passiva, quella di chi RICEVE informazioni (i cittadini qualunque, i cittadini X).

La libertà, caro presidente, non è una parola da sorseggiare a piacimento, ma la realizzazione completa di un grado di civiltà attualmente sconosciuto nel nostro paese.

Personalmente continuo a credere che Berlusconi sia l’unico politico in grado di guidare questo paese in questo momento, ma non credo più che lo stesso Berlusconi sia il difensore delle libertà in questo stesso paese.

E mi scuso se mi sono consentito questa libertà di parola, opinione ed espressione.

Mi consenta, caro Berlusconi, mi consenta di riportare il pensiero del ben più autorevole Giovanni Spadolini su questo argomento:

“Parliamoci chiaro, le nostre leggi sull’ordinamento della professione giornalistica per tanti aspetti si collegano alla struttura del fascismo a cominciare dalla figura del direttore responsabile (io l’ho ricoperta per quasi vent’anni) che non esiste in nessun’altra legislazione del mondo.
Una figura derivata da un ordinamento in cui i direttore responsabile era nominato da un partito politico autoritario e onnipotente, in contrapposizione all’editore e mantenuto con privilegi economici, ma senza il controllo politico della testata”.

Giovanni Spadolini. Citazione tratta dal libro “Come si diventa giornalista” – Piero Morganti – Ed.Einaudi

P.S.
Ringrazio pubblicamente l’America, la Patria delle libertà, per averci donato il meraviglioso e veramente libero mondo del web, proprio quel libero mondo cui i dittatori cinesi e iraniani, oltre che il premier italiano Silvio Berlusconi, vorrebbero volentieri mettere un bel bavaglio.