Articoli marcati con tag ‘appalti pubblici’

Il lavoro sicuro e per sempre non esiste

lunedì, 3 giugno 2013

Negli Stati Uniti d’America il contratto a tempo indeterminato praticamente non esiste.

Se un privato ha commesse private o appalti pubblici effettua assunzioni temporalmente coincidenti con la durata della commissione o dell’appalto, generalmente un mese.

Così, se il servizio, il bene o la merce prodotta o erogata per conto terzi non è di gradimento del committente o dell’appaltante, il mese successivo l’appalto e la commessa scadono e tanti saluti a chi produce e lavora male.

Avanti un altro più bravo e meritevole.

Così un paese resta competitivo con se stesso e con le sfide della globalizzazione.

L’Italia è in vece imbalsamata ed immobilizzata dalla insicurezza omologante, delle immaturità associanti e delle irresponsabilità dilaganti.

Tutti cercano il lavoro sicuro e per sempre e sono inclini a far patti anche con il diavolo per ottenere una tale garanzia che sopperisca alle proprie immaturità ed irresponsabilità, incapacità ed inettitudini.

Così il sistema diviene un sistema mafioso le cui garanzie sono offerte dalla capacità di cristallizzare il mercato interno del lavoro.

Mantenere un simile colosso della insicurezza, un tale monolite della incapacità costa molto e le classi dirigenti che offrono garanzie per la immutabilità perpetua dello status quo individuale e collettivo approfittano delle immaturità che pervadono la società e addirittura le coltivano, le invitano, le favoriscono, al fine di poter derubare un popolo così fatto di ogni bene e risorsa, del loro denaro come del loro futuro, della loro democrazia come della loro libertà.

Ma, vi siete mai chiesti quanto costi alla collettività la vostra viltà, la vostra pigrizia, la vostra incapacità e la vostra idiozia?

I vostri vizi uccidono anche persone come me, che non accettano compromessi con un sistema così vizioso e mafioso.

Ho una notizia per voi:

Abele ha deciso di non voler morire per salvare caino.

Ed è così che muore un paese vizioso ed ozioso, assai corrotto e mafioso.

Gustavo Gesualdo
alias “Il Cittadino X”

No Pay Tax? No Party

mercoledì, 21 novembre 2012

L’orientamento di ogni previsione sociale, di ogni riforma fiscale e di ogni analisi economica negli ultimi anni in Italia, sposta la sua attenzione dal reddito dichiarato alla capacità di spesa.

Il corrotto non dichiara la sua tangente al fisco, ma offre alla sua famiglia una capacità di spesa decisamente superiore a quella scritta in fondo alla sua dichiarazione dei redditi.

Lo stesso dicasi per l’evasore fiscale, per l’usuraio e per il mafioso.

Come si può ben vedere, il nuovo Redditest non testa il reddito dichiarato, ma quello reale sul quale si basa la capacità di spesa del singolo come della famiglia italiana.

E finalmente abbiamo uno strumento unico ed efficace per stanare ogni sorta di delinquente e di malintenzionato che cresca all’ombra della illegalità, producendo insicurezza ed ingiustizia, anche e soprattutto sociale ed economica.

Gli stipendi dei lavoratori dipendenti italiani infatti, mediamente i più bassi d’Europa, e quella metà dei pensionati italiani con un corrispettivo mensile inferiore ai mille euro, raccontano di una ineguaglianza sociale terribile nel nostro paese, in specie se correliamo queste ingiustizie ad un’altra diseguaglianza imposta coercitivamente:
quella che impedisce di fatto e di diritto a lavoratori dipendenti e pensionati di evadere il fisco attraverso un prelievo forzoso alla fonte del loro reddito.

Se sommiamo a questo dato quello che indica come l’80% del gettito fiscale derivi da lavoro dipendente e da pensioni, avremo come risultato che, non solo il danaro pubblico spendibile dallo stato proviene nella stragrande maggioranza (se non nella quasi totalità) dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, ma possiamo anche osservare quanto iniquo, egoista e violento sia il contesto sociale, fiscale ed economico italiano, diviso in classi dominanti che abusano del potere pubblico per arricchirsi e per violentare il sistema degli appalti pubblici e dei concorsi pubblici;
classi imprenditoriali, professionali, artigiane, commerciali ed autonome quasi completamente estranee alla formazione del gettito fiscale;
classi di bovini con l’anello al naso di lavoratori dipendenti e pensionati da sfruttare come schiavi per tirare il carretto italiano in perfetta solitudine.

No, così non va, non è giusto.

E fa certamente piacere intercettare volontà innovative nella Pubblica Amministrazione dirette a colpire chi non contribuisce al mantenimento dello stato italiano, ma che da questo, pretende di essere mantenuto e di abusare di servizi che non ha contribuito a finanziare.

Per gli evasori fiscali italiani si prevedono tempi duri, d’ora in poi, in una guerra senza quartiere che un governo nuovo in tutti i sensi ha intrapreso contro ogni ingiustizia, ogni violenza, ogni illegalità.

Questa è una giusta guerra.

Questa, è una santa guerra per la civiltà e la democrazia.

Questa è una guerra che non deve essere persa, ma vinta, convinta, stravinta.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Questa è Mafia

sabato, 16 giugno 2012

Breve Lezione di Educazione Civica

Perché voti Tizio?

Perché mi ha dato una casa popolare gratis quando non avevo i requisiti per ottenerla, ed ora, ne darà una a ciascuno dei miei figli che portano al partito di Tizio tanti voti.

Perché voti Caio?

Perché mi ha dato un lavoro pubblico gratis, dove non svolgo alcun impegno e nessuno mi controlla, dove ho un telefono a disposizione e potere pubblico da abusare per ricattare ed estorcere danari e/o favori e prebende sottobanco ai fruitori del servizio che dovrei offrire gratuitamente.
E se sono troppo vile per ricattare ed estorcere, posso sempre partecipare al ricatto e alla estorsione dei colleghi, in cambio del mio silenzio.

Perché voti Sempronio?

Perché mi assegna appalti, consulenze ed incarichi pubblici abusando del potere pubblico che esercita, ed io corrispondo con i voti miei, dei miei amici, dei miei famigliari, e dei miei dipendenti e dei loro famigliari.
Poi, lo aiuto anche in campagna elettorale con qualche finanziamento in nero, tanto per non far capire che siamo in Società.

Tizio, Caio e Sempronio ed i loro associati a delinquere che ricevono posti di lavoro pubblici ovvero appalti pubblici, incarichi e consulenze pubblici, sono dei mafiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il governo Berlusconi, la casta, il do ut des e gli anni del dolore e del terrore

giovedì, 13 ottobre 2011

Si avvicina ogni giorno di più la resa dei conti all’interno della maggioranza di governo italiana.

Le spaccature si presentano ormai numerose, sia verticali fra gruppi politici che orizzontali, fra gli stessi partiti politici che sostengono il governo e la loro base popolare ed elettorale.

Questa condizione di frammentazione e di immobilismo politico, mette fine al cosìddetto populismo berlusconiano, fratturando in modo definitivo il rapporto fra un premier in grado di influenzare molta parte del mondo dell’informazione, sia pubblica che privata ed un popolo sempre più indignato ed arrabbiato, a causa della evidente incapacità dimostrata dalla classe politica italiana di offrire strategie di uscita e di contrasto alla attuale crisi economico finanziaria, irrimediabilmente sfociata e deteriorata in una cristi politica e strutturale di un paese mal educato all’approccio con il consenso elettorale, visto quasi sempre nei termini del do ut des:

il voto dietro corresponsione di un posto di lavoro, perlopiù di tipo pubblico o privato convenzionato o privato sottoposto alla estorsione del consenso politico e/o burocratico;

il voto dietro corresponsione di un appalto pubblico;

il voto dietro creazione artificiale di condizioni favorevoli ad una azienda o settore professionale e del lavoro o ad un gruppo di aziende ed un gruppo corporativo.

Questo è il cancro che sta ponendo fine al sistema economico italiano:

il parassitismo e l’abuso di potere elevato a sistema messo in atto dalle caste corporative del potere pubblico, sia politico-partitiche, che sindacali e burocratiche.

In un sistema statuale soggetto alle corporazioni e non al diritto ed al merito, si insinua perfettamente la logica di infiltrazione mafiosa, anch’essa in grado di condizionare grandemente il consenso popolare offrendolo in cambio di favori politici, di appalti pubblici, di posti del potere pubblico in cui insediare stabilmente gli amici degli amici, concorrendo in modo preferenziale nel sistema economico sano del paese, distruggendone l’economicità industriale, condizionandone l’aspetto finanziario, erodendo ed infiltrando dal di dentro quelle aziende e quelle società produttive messe in seria difficoltà da un sistema politico burocratico malato e da un sistema bancario e finanziario inadeguato ed immaturo, infiltrandosi ancor più sino a ricattare prima e sostituirsi poi al soggetto economico e produttivo sano, attraverso il sistema della usura.

Le maggioranze di governo che hanno sostenuto i vari governi Berlusconi si sono presentate come fautrici di quelle liberalizzazioni del sistema e delle sue corporazioni baronali e mafiose (professionali, finanziarie, della formazione scolastica ed universitaria, del lavoro, etc) che strozzano il cuore ed il motore produttivo italiano da sempre.

Il fallimento maggiore di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi, i veri leader dei principali partiti che sostengono la maggioranza dell’attuale esecutivo, sta proprio nella fine del cosìddetto decisionismo berlusconiano, declino decisionista che porta a quell’immobilismo politico che ha da sempre caratterizzato l’agire politico italiano della prima repubblica, vera e propria arma elettorale, politica e di governo del berlusconismo.

La fine del populismo e del decisionismo berlusconiano e fa emergere il vero mondo del potere pubblico italiano, profondamente corrotto ed incapace, distruttore di ogni merito e salvatore di ogni parassitismo.

La fine del sogno riformatore, liberale e liberista della politica berlusconiana, apre di nuovo il baratro del peggior incubo italiano:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

Questa visione parassita del sistema pubblico era proprio il primo atto di denunzia della politica berlusconiana, quella politica che prometteva di spezzare queste logiche mafioso-corporative che dissanguano il paese ed arricchiscono caste di parassiti senza alcun merito.

Quel che resta di un ventennio di politiche liberali e riformiste è solo la polvere dei continui scandali politici, il peso della irrisolta questione morale e meridionale, del crescente malessere alla base della questione settentrionale.

Con la caduta del berlusconismo e del bossismo, si chiude un ciclo storico di grandi promesse seguite da enormi fallimenti politici, aprendo una porta sul nulla pericoloso di svolte autoritarie, popolari o verticistiche che siano.

Il popolo è stanco e profondamente provato, indignato ed oltraggiato dall’emergere della corruzione politica e burocratica sia morale che materiale generalizzata ed incontrastata, gravato dal peso impossibile di corporazioni che di fatto impediscono ogni liberalizzazione, ogni riforma, ogni diminuzione dello status quo politico, sindacale e pubblico in generale.

Le innumerevoli ingiustizie cui è gravato il popolo italiano conducono sempre più a reazioni di protesta popolari spontanee e/o organizzate, facendo emergere una indignazione che si preannuncia anche maggiore (e peggiore) di quella che si manifestò nell’era di Tangentopoli, quella era storica che produsse la nascita di due movimenti politici innovativi che promettevano il cambiamento del paese e che invece, sono stati assimilati e digeriti dal male oscuro di cui soffre da sempre il paese:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

L’italia è divenuta così il paese delle “patacche pubbliche”, di quei poteri pubblici che sono stati deviati e piegati al livello di personaggi senza scrupoli e senza meriti che non sanno far altro che tirar fuori patacche e distintivi e chiedere l’intoccabilità o appellarsi alla persecuzione politica.

Non si è riusciti a far emergere a livello di partecipazione al potere pubblico i poteri economici sani e naturali come quello positivo delle lobby, offrendo invece come unico fattore di mediazione e di risoluzione politica quello delle segreterie partitiche e personali e quello delle associazioni segrete pseudo-massoniche della corruzione elevata a sistema, aprendo la strada ad una corsia preferenziale in favore delle organizzazioni criminali politico-burocratiche del prepotere pubblico e delle organizzazioni mafiose, ormai regine incontrastate della economia e della finanza.

Il fallimento è totale e grave, anche perché, nonostante l’evidente debacle del sistema paese, le corporazioni politica e burocratica continuano a salvare solo se stesse dalla crisi, divenendo esse stesse protagoniste ed autrici del peggior massacro di diritti e di doveri della storia democratica e repubblicana italiana.

Una ecatombe disastrosa che continua a generare crescita della spesa pubblica, decrescita e depressione economica, aumento del debito pubblico sovrano.

Il do ut des elevato a sistema sociale, tutte le inaccettabili prevaricazioni della casta dominante e la caduta verticale di consenso verso quei soggetti politici che avevano promesso il cambiamento strutturale e la salvezza da un fallimento annunciato del paese, ebbene tutte queste condizioni divengono oggi il vero nodo da risolvere, il vero problema da eliminare.

E quando si usa il termine “eliminare” in momenti storici come quello attuale, c’è di che avere paura, a torto o a ragione.

Poiché questi si preannunciano come gli anni della miseria e della fame, come gli anni della indignazione e della rabbia popolare, come gli anni della resa dei conti fra stato di diritto e paese reale.

Benvenuti nell’era del dolore e del terrore, benvenuti nel tempo in cui ogni cosa tornerà al suo posto, ogni pezzo del puzzle, nel suo ordine naturale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Politica economica e del lavoro

mercoledì, 14 settembre 2011

In tempi di crisi come quelli odierni, ogni paese retto da una classe dominante intelligente e previdente approfitta per fare tutte quelle riforme e quelle liberalizzazioni che in altri tempi differenti da questi, verrebbero rifiutate dal sistema.

In particolare, nel caso italiano, vi sono alcune riforme strutturali che possono trovare una rapida evoluzione benigna, nella considerazione arbitraria che ogni parte sociale, economica e politica messa in gioco, trovi un suo interesse primario soddisfatto, almeno uno.

Ed ecco alcune considerazioni positive, una sorta di piattaforma di “riforme e liberalizzazioni” in equilibrio fra di loro cui ogni parte scoio-economica o casta corporativa vede il sacrificio sofferto dalle altre parti in causa e non può tirarsi indietro rispetto al proprio sacrificio richiesto dalla piattaforma riequilibrativa e riformatrice.

Dunque, posto che il dato prioritario che esige oggi l’osservatore interessato estero dall’italia è il riequilibrio dei conti pubblici unito ad una forte riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale, oltre che ad un ripristino immediato della legalità, ecco la piattaforma in breve esposta.

1 – imposizione del reddito minimo da lavoro dipendente;

2 – imposizione della settimana lavorativa in un massimo di 35 ore di lavoro ordinario;

4 – tassazione fiscale equivalente per il lavoro dipendente ordinario e straordinario;

5 – liberalizzazione del licenziamento del lavoratore dipendente, sia nel settore pubblico che nel settore privato;

6 – riduzione di almeno metà del cosìddetto “cuneo fiscale” che grava sul lavoro dipendente;

6 – unificazione delle casse previdenziali in una unica cassa pubblico-privata;

7 – imposizione fiscale diretta IRPEF ridotta ad un solo scaglione unico con prelievo fisso al 15%;

8 – imposizione fiscale indiretta IVA aumentata al 25%;

9 – abolizione di tutti gli ordini professionali, compreso e per primo quello dei giornalisti che nella figura obbligatoria del direttore responsabile viola l’articolo 21 della costituzione italiana, con liberalizzazione delle relative professioni senza alcun filtro pubblico per l’accesso all’esercizio della professione, eccetto il controllo ispettivo sui requisiti minimi richiesti;

10 – abolizione di tutti gli atenei universitari nel numero eccedente di uno per regione, tranne per le università private e le università con rilevanti professionalità storicamente riconosciute;

11 – imposizione del protocollo automatico, gestito in esclusiva diretta dalla Guardia di Finanza in tutti i contesti pubblici;

12 – riduzione dei livelli di giustizia ove siano compresi in tre a soli due;

13 – imposizione della durata massima del processo penale, civile ed amministrativo in mesi dodici per ogni livello;

14 – imposizione della durata massima del processo del lavoro in mesi uno;

15 – imposizione di un orario di lavoro ordinario per la magistratura da svolgersi esclusivamente in ambito del tribunale:

16 – proibizione assoluta di ogni tipologia di lavoro della magistratura da svolgersi al di fuori degli orari di ufficio e del proprio ufficio materiale in tribunale pena il licenziamento, eccetto quanto previsto al numero 17;

17 – imposizione degli arbitrati fra privati in regime di esclusivo intervento pubblico a mezzo magistrati che si rendano disponibili in orari eccedenti l’orario ordinario, da fatturare alla Pubblica Amministrazione e da retribuire nella misura del 50% al magistrato impiegato (con tassazione del reddito così prodotto al 15% da prelevarsi alla fonte) e 50% alla P.A.;

18 – licenziamento immediato di ogni dipendente pubblico esercente poteri e/o funzioni pubbliche in caso di condanna per reati quali la concussione e la corruzione (sospensione immediata ed allontanamento coatto dalle proprie funzioni, dai propri poteri e dai propri uffici durante le indagini preliminari) con perdita del diritto alla pensione e ad ogni altra indennità contrattualmente prevista, compresa la perpetua esclusione dai pubblici uffici e la perdita perpetua dei diritti civili e politici, sia attivi che passivi;

19 – le indicazioni del punto 18 si applicano anche per tutti gli amministratori pubblici;

20 – il numero complessivo degli incarichi amministrativi, di governo e di rappresentanza politica parlamentare del potere pubblico, sia nazionale che locale, sono fissate in un numero massimo ed invalicabile di mille;

Queste misure, cui debbono contribuire con sacrifici più o meno equivalenti tutti i soggetti che pesano eccessivamente sul settore privato, unico produttivo di quella ricchezza di cui tutti pretendono la distribuzione, possono sicuramente imporre un nuovo modello di riferimento della gestione del potere e delle funzioni pubbliche, in misura di garanzia e di non prevaricazione del mercato del lavoro e della economia privata.

Insomma, addio concorsi pubblici truccati, addio appalti pubblici indirizzati, e soprattutto, addio ai finanziamenti pubblici, in senso totale e definitivo.

Tutto deve poggiare e contribuire nella capacità di produrre ricchezza del settore privato:

ogni potere e funzione pubblica devono essere ricondotti al servizio e non in ostacolo o in prepotere del cittadino e del mondo della produzione di quella ricchezza e e di quel benessere che vanno redistribuiti all’interno della società e dello stato in misura sempre moderata e mai prevaricatrice o dominatrice.

Come si può ben vedere, tutte le parti in causa perdono qualcosa, in funzione della migliore efficacia ed effettività dei servizi alle famiglie e alle aziende.

Full Stop.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La truffa politica alla napoletana: promettere sempre, mantenere mai

domenica, 17 luglio 2011

Cosa unisce l’intera casta politica italiana è certamente la sua ferrea volontà di raggiungere e mantenere il potere pubblico con tutti i mezzi possibili ed immaginabili.

Sul come si possa arrivare a conquistare la maggioranza del consenso elettorale le notizie che raccontano di rischieste più o meno esplicite di voti a componenti delle organizzazioni mafiose e gli accordi cui sono costrette le forze politiche deboli e vili con le mafie, descrivono un impietoso scenario di bassezze umane e politiche che vanno dallo scambio voto – favori politici (appalti pubblici, posti di lavoro pubblici, etc) sino a condizioni di vero proprio cointeresse politico-mafioso, ben raccoglibili nella frase del premier che impedì la candidatura del ministro napoletano Mara Carfagna alla poltrona di sindaco di napoli per non doverla consagnare alla camorra, come fosse già evinto che, un cittadino napoletano, ancorchè ministro della repubblica, non sia in grado e non abbia qualità sufficienti per resistere alle tentazioni delle sirene mafiose.

Sul come invece si conservi tale potere raggiunto con il contributo di simili mezzi vergognosi, non vi è alcun dubbio:

procedere nell’iter tecnico-giuridico per il perseguimento di quelle riforme come il Federalismo Fiscale, procrastinadone invece l’effettiva e completa realizzazione in tempi futuri piuttosto lontani, potendo così scaricare la responsabilità del non raggiungimento di tali promesse riforme su condizioni future non prevedibili e non previste.

Così, la casta politica impedisce il regolare alternarsi delle forze politiche al governo del paese, inchiodandosi alle poltrone del potere, piegando tutto e tutti alla continuazione di un potere che diviene esclusivamente fine a se stesso, e mai e non più fine al raggiungimento della realizzazione dei programmi elettorali.

In sintesi si può disegnare un triste panorama politico ed umano nel quale, le partitocrazie che raggiungono il potere pubblico, evitano subdolamente di raggiungere quegli obiettivi programmatici promessi in campagna elettorale il cui eventuale raggiungimento, svilirebbe ogni altra motivazione di esistenza e resistenza al potere, così come, il raggiungimento degli obiettivi e degli scopi associativi dei partiti e dei movimenti politici, segnerebbe la fine della esistenza stessa dei partiti e dei movimenti, per raggiunto scopo sociale.

Così, si rimanda artatamente ogni obiettivo raggiungibile, continuando a prometterne il raggiungimento, pur rimandando contestualmente sine die la loro effettiva realizzazione.

Questa filosofia deriva direttamente dalla prassi della prima repubblica in pieno stile democristiano, all’interno della cui ispirazione si raccomandava strettamente di promettere un “sì certo e convinto” a coloro i quali si avvicinassero al potere pubblico per ottenere un appalto pubblico o la vittoria in un pubblico concorso ovvero un qualsiasi favore, negandone successivamente la realizzazione di un tale evento, poichè una volta raggiunto l’obiettivo di quei potenziali elettori, non sarebbe stato più possibile indirizzarne e condizionarne il voto ed il consenso.

Uno squallore schifoso trasformato in procedura politica di governo, un vomito umano eretto a prassi politica di riferimento attraverso il male assoluto dell’italia:

la raccomandazione politica degli immeritevoli portatori di voti e di consenso, costituiti a futura dirigenza burocratica a sostegno di questa immonda casta politica.

Questa è la casta politica italiana, questa la loro miserevole condizione umana e politica, questa è la loro classica truffa alla napoletana:

promettere sempre e mantenere mai, occupare il potere con qualsiasi mezzo per non rinunciarvi mai più.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lo sviluppo fra Bunga Bunga e Waka Waka: altri danari gettati nel cesso di un sud assoggettato alle mafie e alle caste corporative.

giovedì, 23 giugno 2011

Quando si parla di sviluppo, bisogna intendersi bene sul sull’uso o sull’abuso di questo termine, in Italia.

Sono più di 60 anni che si investono danari nella cloaca meridionale in Italia, con il solo risultato che, ad arricchirsi, sono stati mafiosi, politici e burocrati corrotti, caste corporative e mondo della illegalità, tutti, tranne le popolazioni meridionali.

E se qualcuno ritiene questo un discorso razzista, si sbaglia di grosso, poiché il razzista è lui, e quelli come lui che continuano a finanziare progetti di sviluppo del sud per arricchire solo ed esclusivamente mafiosi, politici e burocrati corrotti, dimostrando un vero razzismo verso quelle popolazioni meridionali che vengono nuovamente depredate dei finanziamenti per lo sviluppo e di quelle settentrionali che vengono ancora una volta derubate della propria ricchezza.

Il provvedimento per lo sviluppo io non l’ho letto, tanto è inutile, avendo compreso come ragiona chi lo ha scritto:

mantenere ogni privilegio di casta, di corporazione, di professione, impedendo l’accesso alle professioni, al mondo del lavoro, agli appalti pubblici, ai finanziamenti pubblici, ai posti di lavoro pubblici, impedendo l’accesso alla burocrazia e alla politica a tutti coloro i quali non accettano questa visione mafiosa ed ostruttiva dello sviluppo del paese.

L’unico vero provvedimento per lo sviluppo che funzioni è quello che prevede la pena capitale per tutta questa casta politica invereconda, ignobile ed assassina:

è la casta burocratico-partitocratica l’unico vero impedimento allo sviluppo del paese, eliminando la quale, si avrebbe immediatamente uno sviluppo potente e deciso del popolo.

Poichè la casta si tramanda il potere di generazione in generazione, di famiglia in famiglia, di potere in potere, di corporazione in corporazione, di professione in professione, diviene assolutamente impossibile ottenere uno sviluppo generalizzato serio che provveda a redistribuire una grande ricchezza in modo equo e democratico.

Oggi invece accade che la casta erode tutta la ricchezza possibile, occupa tutto il potere possibile, impedisce l’accesso ad ogni mondo e settore che produca potere alle nuove generazioni di giovani, specie quelli che non appartengono o non giurano fedeltà alla casta stessa.

Altro che giuramento di fedeltà alla Repubblica, queste caste corporative si sono costruite uno stato privato travestito da stato di diritto.

Ecco svelato il mistero di pulcinella di uno sviluppo che non arriva mai e non arriverà nemmeno questa volta.

O si cambia tutto il sistema, o gli unici ad arricchirsi saranno sempre gli stessi.

A voi la scelta.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione: così si debella

mercoledì, 26 maggio 2010

A seguito di numerosi casi di paventata corruzione che vedono coinvolti uomini politici, leggo che il presidente del consiglio dei ministri, Cav. Silvio Berlusconi, promise un insaprimento delle pene.

Mi permetto una umile indicazione, un piccolo contributo personale alla eliminazione della corruzione.

La corruzione come la concussione vertono intorno al cardine del potere pubblico, sia politico-amministrativo che burocratico.

Se Lei, caro presidente del consiglio dei ministri, vuol veramente debellare questo cancro che uccide l’Italia, può sicuramente agire con una norma che riporta al suo interno un solo articolo:

“chiunque rivesta funzioni, attribuzioni o eserciti poteri pubblici ovvero agisca in funzione di incarichi pubblici è punito per tutti i reati commessi in uso o abuso di dette funzioni e poteri con la pena prescritta dalla legge, caso per caso, moltiplicata per tre (3) volte unificando le pene per i reati di corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio nella misura unica applicabile da 6 a 12 anni di reclusione”

Cosicchè, se una corruzione può essere punita con sei (6) anni di detenzione, la pena viene automaticamente portata a diciotto (18) anni.

Attualmente sono previsti i seguenti reati (che andrebbero unificati sul versante della pena) con le seguenti pene previste, caso per caso:

Concussione > da 4 a 12 anni

Corruzione per un atto di ufficio > fino ad 1 anno

Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio > da 2 a 5 anni

Corruzione in atti giudiziari > da 3 a 8 anni

Per questi reati, come per quelli simili di istigazione alla corruzione, peculato, abuso d’ufficio, ect., la pena prevista andrebbe quindi unificata in un minimo di 6 ad un massimo di 12 anni di reclusione.

Se venisse applicato il moltiplicatore che propongo, le pene minime partirebbero da 18 anni sino ad un massimo di 36 anni di carcere!

Stesso dicasi per l’abuso di ufficio, reato dietro al quale si cela spesso l’interesse privato e personale ad accelerare o a frenare una pratica d’ufficio, in favore di qualcuno (perchè ha già pagato l’estorsione corruttiva) o in sfavore di qualcun altro (per fargli capire che se non paga la tangente, la sua pratica verrà insabbiata).

Detto e fatto.
Semplice e veloce.

Ovviamente, inapplicabili per il reato di corruzione e di abuso d’ufficio devono essere tutti gli sconti di pena.

Ovviamente la sentenza va emessa prima che il reato cada in prescrizione.

Se prendi 18 anni di detenzione, te li fai tutti, caro corrotto.

E senza sconti.

Oh, dimenticavo:
visto che i reati di corruzione e di concussione e similari possono vedere coinvolti burocrati o politici, proprio perchè nella loro relativa qualità e ne loro relativo potere, nessuna immunità e impunità deve essere prevista per il politico colto con le mani nel sacco.

Così, si debella la corruzione.

Se veramente si vuole debellare la corruzione in italia.

Il Federalismo Fiscale è incompatibile con le organizzazioni mafiose

sabato, 8 maggio 2010

La mafia dietro gli omicidi del grande più manager pubblico italiano di tutti i tempi, Enrico Mattei e del giornalista che ne seguì le gesta, Mauro De Mauro, gli 007 dietro l’attentato a Giovanni Falcone…

Le notizie di questi giorni portano alla ribalta il forte condizionamento che questo paese subisce a causa delle mafie e delle deviazioni del potere statale, aggredito e infiltrato dalle stesse organizzazioni mafiose.

L’orientamento degli appalti pubblici e dei finanziamenti europei, il controllo del territorio, la continua pressione sulle imprese e sulla politica, il mondo dell’usura e della droga, il riciclaggio nel mondo della finanza, una colossale evasione fiscale.

Tutto questo è il regime dell’anti-stato, tutto questo è la prima azienda italiana per fatturato e per profitti:
la mafia.

Per quanto tempo dovremo ancora sopportare tutto questo?

Per quanto tempo dovremo ancora votare una casta politica collusa, pressata e sotto il ricatto mafioso del voto di scambio?

Riusciamo a comprendere che l’aggressione mafiosa è il più grave attacco alla democrazia e alle libertà individuali e collettive nel nostro paese?

E se per il terrorismo che ferì gravemente lo stato si sono presi provvedimenti speciali che prescindevano dall’orientamento costituzionale e legislativo, perchè nn possiamo procedere nello stesso modo contro le mafie?

Siamo in grado di dare una risposta forte e chiara al pensiero diffuso e condiviso che proietta all’estero l’essere italiano come essere mafioso?

In questo momento storico vi è una sola proposta politica che è assolutamente incompatibile con la presenza delle mafie, e questa proposta è il Federalismo Fiscale.

Riusciamo, almeno per una volta, a costruire uno schieramento politico trasversale che dichiari guerra alle mafie, alla corruzione e al mondo della illegalità diffusa?

Siamo in grado di lasciare da parte, almeno per una volta, gli interessi di casta, le ambizioni personali e le collusioni mafiose per affrontare una guerra senza quartiere alle mafie che strangolano il nostro futuro?

Riuscirà la politica italiana a varare compatta l’unica arma efficace contro l’anti-stato mafioso:
il Federalismo Fiscale?

E’ tempo di scelte.

E’ tempo di schierarsi apertamente e pubblicamente:

o con lo stato, o con l’anti-stato.

Non c’è via di mezzo.

Non c’è mai stata.

Il cambiamento va incarnato, non solamente evocato

mercoledì, 5 maggio 2010

Prendo spunto da una notizia per fare alcune riflessioni.
La notizia narra ancora dell’ennesima indagine della magistratura che coinvolge amministratori comunali con l’accusa di concussione e corruzione.

1 – meraviglia moltissimo che ad essere accusato dei reati di concussione e di corruzione sia un assessore comunale che è anche un consulente giuridico di tutto rispetto (non interessa in questa sede chi egli sia, ma cosa egli svolga come attività professionale e soprattutto come, la svolga):

“Nato a Milano 52 anni fa. Si laurea in Giurisprudenza con il massimo dei voti, con una tesi in diritto privato. Nel 1981, vincitore di concorso, assume servizio come Procuratore dello Stato presso l’Avvocatura dello Stato ed è assegnato alla Avvocatura Distrettuale di Milano, dove rimane fino al maggio del 1984. Trasferito a Roma presso l’Avvocatura Generale dello Stato, partecipa con successo al concorso di secondo grado e consegue la nomina ad Avvocato dello Stato. È tutt’ora in servizio presso l’Avvocatura Generale dello Stato. Fra i vari incarichi da Consulente giuridico, presta servizio presso il Commissario di Governo della Regione Lazio, presso il Ministero delle Partecipazioni Statali, presso l’agenzia per la Promozione dello Sviluppo del Mezzogiorno e presso il Commissario straordinario per l’Emergenza Ambientale nella città di Mestre. Fra il 1994 e il 1996 è a capo dell’Ufficio Legale dell’Ente Poste Italiane. Successivamente, fino al 2000 è capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero dei Lavori Pubblici. Dal maggio 2000 all’aprile 2005 è Assessore ai lavori pubblici e agli affari legali del Comune di Venezia, chiamato come tecnico dal sindaco Paolo Costa. Nel 2003 e nel 2004 è consulente del Comune di Milano per le problematiche relative all’intervento di ristrutturazione e restauro del teatro alla Scala di Milano. È dal 2005 Consulente giuridico, incaricato della realizzazione – con i poteri della protezione civile – del Passante di Mestre. Viene nominato dal Ministro per i Beni Culturali membro della Commissione che opera dal dicembre 2006 all’aprile 2007 per lo studio delle problematiche legate alla costruzione del Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia.
Specializzato nella contrattualistica pubblica in genere e dei lavori pubblici in particolare, presta la propria consulenza alla preparazione degli atti di gara per l’affidamento di importanti opere pubbliche ed è autore di una lunga serie di pubblicazioni in materia di lavori pubblici.”

Considerazioni:
Ci troviamo di fronte ad un professionista giuridico di estrema competenza in materia di appalti e della loro relativa gestione.
Preoccupa enormemente sapere che una tale professionalità possa essere indgata per i reati di concussione e corruzione, reati che rappresentano esattamente tutto ciò che dovrebbe evitare un consulente di questa grandezza.

Eppure, se le accuse rivoltegli dalla magistratura dovessero trovare un fondamento probatorio, sarebbe molto difficile credere che il suo lavoro di consulente giuridico fosse quantomeno apprezzabile.

Ecco un’altra brutta vicenda che pone riflessioni profonde su come venga utilizzato il potere pubblico in Italia.

Soprattutto quando si parla di appalti pubblici e consulenti pagati con i danari pubblici.

2 – Una associazione ha già dichiarato che si costituirà parte civile in caso di procedimento penale.

Cosiderazioni:
ma se è il comune di Roma l’ente più danneggiato da questa vicenda, dovrebbe certamente costituirsi esso come parte civile, salvo il dover giustificare che l’eventuale danno sia stato procurato da un membro della stessa amministrazione comunale.
Cosicchè dovremo aspettarci che il comune di Roma non si costituirà come parte civile.

E’ il cane che si morde la coda.

Il cambiamento del paese non può avvenire solo ed esclusivamente a colpi di riforme finchè lo spirito riformatore non coinvolgerà ed ispirerà anche e soprattutto i pubblici amministratori.

Per avere un futuro migliore è assolutamente necessario creare una classe politica migliore.

Migliore, come quella della Lega, riconosciuta da destra e da sinistra come la migliore in assoluto presente in questo paese.

E per questo, avversata, invidiata e contrastata.

Ultima considerazione:
ma se sono i leghisti i migliori, cosa ci teniamo a fare tutto il resto?