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Il nuovo modello politico di riferimento: il leghismo

martedì, 22 marzo 2011

Si afferma, ogni giorno di più, un nuovo modello politico nel nostro paese, come nel mondo intero.

Un modello che poggia, senza alcun pregiudizio, sulle solide basi di “scelte ragionate” e non dettate da adesioni faziose e di parte.

L’esempio della posizione leghista sulla questione libica, ne è un esempio lampante.

I detrattori di questo modello politico, desideravano in cuor loro, vedere una Lega all’attacco a testa bassa e senza alcun discernimento dell’accoglienza dei profughi libici.

Ed ecco invece, l’intelligente politica maroniana che punta ad impedire che il nostro paese venga preso d’assalto da un numero impossibile di profughi cui non abbiamo ne un lavoro ne un futuro da offrire, attraverso politiche di dialogo con quei paesi dai quali questi profughi partono, anche con la Tunisia, dove si recherà il ministro dell’interno prossimamente per “tessere” quella ottima tela di dialogo politico che venne già concordata con la Libia, prima che quel paese fosse oggetto delle attenzioni francesi, attenzioni che, sollevano più di un dubbio sulla effettiva volontà francese di essere d’aiuto alla popolazione civile libica, piuttosto che essere attratti da ben altre prospettive interessate.

Ancora il ministro Maroni sbatte i pugni sui tavoli europei a chiedere che, la solidarietà italiana nei confronti dei profughi dai paesi arabi in piena crisi di identità, sia seguita e collaborata da una autentica solidarietà europea a questa ennesima emergenza umanitaria.

Ma, al piano di ripartizione italiano del ministro Maroni, che prevede la ripartizione fra tutte le regioni italiane di profughi sino alla soglia dei cinquantamila, non corrisponde un analogo “piano di ripartizione” con gli altri paesi europei, primi fra tutti, quella Francia e quella Gran Bretagna che questa fuga in massa la stanno provocando con bombardamenti che valicano il senso ed il contenuto della risoluzione ONU 1973 e che rifiutano un coordinamento NATO alle loro azioni militari in territorio libico.

Evidentemente, tali paesi belligeranti, desiderano ricevere dalla questione libica solo conseguenze positive, come il futuro godimento delle risorse energetiche libiche, mentre rifiutano ogni richiamo alla solidarietà nei confronti del popolo libico e dell’Italia, lasciata sola ad accogliere le moltitudini in fuga di massa dalla Libia, come dalla Tunisia.

Va sottolineato come l’Italia, paghi anche un prezzo maggiore di tutti i paesi europei derivante dalla notevole vicinanza delle sue coste con quelle libiche, e non solo sotto l’aspetto dell’arrivo in massa dei profughi, fra i quali si nascondono certamente elementi riconducibii al terrorismo islamico ovvero soggetti pregiudicati semmai fuggiti dal carcere, ma anche in tema di potenziali pericoli bellici derivanti dai bombardamenti franco-britannici in atto.

Da canto suo, l’America, fa un passo indietro e lascia il comando delle operazioni militari in Libia a Francia e Gran Bretagna, pur utilizzando esse le basi militari italiane, sia nel comando che nella logistica dei rifornimenti per questa operazione.

Ma è ancora il modello padano che offre nelle parole del suo leader Umberto Bossi, momenti di riflessione convinti e sempre più condivisi sia all’interno del paese che all’estero, trovando riscontri in quell’ampia area di paesi che, o rifiutano sec et simpliciter l’azione militare in Libia, ovvero si dimostrano più disponibili ad accogliere la posizione di neutralità della Germania e di quella parte del governo italiano che corrisponde al movimento leghista.

Il silenzio, ovvero un appoggio incondizionato ai bombardamenti franco-britannici, proviene invece dall’area politica italiana che fa riferimento alla sinistra ed alle opposizioni, se si eccettua il movimento dell’Italia dei Valori di Di Pietro, allineato anch’esso sui dubbi espressi dalla Lega Nord.

Quei “grandi pacifisti” (a parole e mai con i fatti) che sventolavano bandiere arcobaleno con la scritta pace (ma dove sono queste bandiere, non si vedono più), o sono in un imbarazzante silenzio, oppure sostengono decisamente i bombardamenti in Libia.

Dall’interno della maggioranza di governo sono i ministri Bossi, Maroni e Calderoli a tessere un dialogo politico squisitamente pacifista e non interventista, delineando un alto profilo di intervento sulle linee guida di politica estera del nostro paese e, manifestando un nuovo corso, un nuovo modello politico tutto da imitare, che pone al centro gli interessi del popolo italiano, ma che non tralascia, sia pure nei margini del mantenimento della sicurezza interna ed esterna dello stato italiano, un autentico sentimento di solidarietà nei confronti dei profughi in fuga dai paesi arabi.

Ed è un autentico stupor mundi (proprio nel suo più profondo significato di termine associato ad eventi militari) quello che accoglie questo nuovo modello padano, che vede affermarsi sempre più, una politica fatta con la testa, piuttosto che fatta con le emozioni, sfatando anche quel mito negativo che le era stato incollato addosso della “politica di pancia”, dimostrando che è con la forza della ragione e del quotidiano lavoro di tessitura politica che, la Lega, sta conquistando sempre maggiori consensi, all’interno come all’esterno del nostro paese.

Della politica di pancia, non restano che i dolorosissimi crampi da cui vengono colpiti tutti i detrattori della Lega Nord, convinti di poter abbattere o fermare con le sole parole, con le delazioni, con gli insulti e con le minacce, la migliore azione politica italiana espressa sin dalla nascita della repubblica italiana.

Già, poichè ad essere colpiti da questo genere di bassezze umane, sono proprio i leghisti, e non altri.

Tanti nemici, tanto onore.

Al momento, iscriviamo al consenso delle formule leghiste quello del Capo dello Stato, venuto sin nella capitale del leghismo, a Varese, per dire che il Federalismo è la giusta medicina per gli sprechi ed il parassitismo e che il processo federalista non deve essere fermato, certo che, se esiste un solo movimento politico italiano che sia in grado di devastare le organizzazioni mafiose e di risolvere definitivamente la questione meridionale e la questione settentrionale in un solo colpo (due facce della stessa medaglia), e quel movimento è, la Lega Nord.

Leghisti a tutto campo, per l’affermazione di un nuovo modello politico, quello padano.

Un modello politico che parla di pace e di lavoro, di sicurezza e di legalità, di efficienza e di buonsenso nel buongoverno.

Un modello politico che inizia a parlare molti dialetti italiani e molte lingue straniere, molte più di quante ne possa sopportare l’invidia e la gelosia degli irosi e dei rabbiosi di ogni genere e grado, di ogni tempo, di ogni specie.

Ma i leghisti vanno avanti, sempre avanti, dimostrando come la politica dei fatti sia l’unica politica possibile, e testimoniando che, esiste un nuovo modello politico di riferimento nel mondo, un modello che è prima umano e poi politico.

Tutti Pazzi per la Lega.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Noi non tradiremo il nostro giuramento

lunedì, 28 febbraio 2011

Il paese sembra immobile, da sempre, come sempre.

Ammutolito dinanzi all’ennesimo omicidio di una ragazza che rifiuta un rapporto sessuale, dinanzi al dilagare di una immigrazione che pretende di asservirlo, dinanzi alla impossibilità di riformare una giustizia che non c’è, dinanzi ai violenti colpi di coda della restaurazione partitocratica, che tenta pedissequamente di sminuire l’enorme lavoro riformatore dell’esercito leghista.

I mafiosi ed i loro amici di merende continuano ad avallare il paradosso per il quale non è l’azione del miglior ministro dell’interno della storia ad avere ragione delle mafie.

Mentre gli oppositori della maggioranza di governo gongolano nel sostenere le teorie dei mafiosi, nella speranza di poterne ottenere i favori elettorali, specie nel sud del paese, dove le mafie condizionano certamente il voto, laddove la Lega non prende un voto.

I sostenitori della espansione egemonizzatrice islamica chiedono a più riprese misure in favore della religione coranica, del diritto di cittadinanza agli immigrati di religione mussulmana, del diritto di voto a questo nuovo attacco demografico alle democrazie occidentali, a questo attacco mortale.

Bruti e traditori, vili e parrucconi si alleano al solo fine di fermare l’avanzata elettorale della Lega, cercando in ogni modo di creare scompiglio fra le sue fila, di inserire nella crescita del seme leghista la zizzania, di impedire che il popolo sia sovrano e decisivo, che il suo governo sia potente e decisivo.

Una torma di turpi individui si muove per fermare quel che non si può fermare, di infrangere quel che non si può dividere.

La casta partitocratica tenta il colpaccio del dividi et impera a danno della Lega, crocifissa ad un federalismo che viene fatto oggetto di continuo ricatto nelle aule parlamentari.

Un voto per una poltrona.

Un voto per una parolina nell’orecchio di quel giudice.

Un voto per il concorso di mia figlia, sai, vuole fare il notaio.

Questo pattume indecente stupra da sempre il cammino delle buone idee e delle riforme in questo paese.

Questa “filosofia di vita e di vita politica”, non sfiora nemmeno le orecchie dei leghisti, però.

Puliremo altre cento volte la monnezza che i napoletani non sanno governare, interromperemo altre cento volte l’avanzata mafiosa nella Padania, sopporteremo altre cento volte gli insulti di chi non sa cosa dice, minacceremo altre cento volte una secessione del paese, sino a quando le nostre idee e le nostre giuste rivendicazioni, non otterranno conferma.

Noi non ci pieghiamo, noi non ci spezziamo, noi non ci stiamo a questo gioco ad uccidere il futuro del paese.

Noi non siamo gente qualunque, noi non siamo politici qualunque, noi non possiamo essere misurati con un metro qualunque.

Noi siamo gente seria e laboriosa, noi siamo il popolo che chiede giustizia, noi siamo la cura per ogni malattia.

Noi, siamo il futuro di questo paese, noi siamo l’unica garanzia di sicurezza in questo paese, noi siamo l’unica parola leale e fedele che esista in questo paese che si vende ad ogni passo, da sempre.

Noi non siamo cambiati, ed anche se ci vedete camminare per i palazzi del potere di Roma, noi non moriremo per quelle poltrone.

Noi moriremmo per la nostra libertà, non per la vostra.

Noi siamo i leghisti e non abbiamo paura di niente.

Men che meno di voi.

Fate il vostro gioco.

Noi, non abbandoneremo questa mano.

Noi, non tradiremo il nostro giuramento.

Mai.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il figlio prodigo ed il padre misericordioso

sabato, 11 dicembre 2010

Questa parabola del vangelo secondo Luca (15,11-32), racconta di un Padre che ha due figli, di cui il minore, il più stupidamente ambizioso, e nonostante il Padre non faccia mancare nulla a nessuno dei due, rivendica la sua parte di eredità quando egli è ancora in vita.

Il buon Padre concede la parte di eredità al giovane figlio, il quale, avendo ormai perso la testa e la ragione, continua nel suo comportamento irrispettoso nei confronti del Padre e del Fratello Maggiore sperperando la sua parte di eredità fra banchetti e prostitute.

Infine, ridotto alla fame, è costretto ad andare a lavorare per vivere come mandriano di porci.

Il giovane si pente delle sue cattive azioni nei confronti del Padre e del Fratello Maggiore e, spinto dai morsi della sua fame nera e dai rimorsi della sua coscienza ancor più nera, torna a casa a chiedere perdono, pietà e misericordia.

Il Padre Misericordioso lo accoglierà a a braccia aperte andandogli incontro appena lo vede sulla strada del ritorno, accoglie il figlio perso e ritrovato e, addirittura, organizza una grande festa e per l’occasione, e fa uccidere il “vitello grasso” da servire al desco.

Il Fratello Maggiore ricorderà (inascoltato) al genitore che egli, gli aveva sempre obbedito ciecamente, fedelmente e lealmente, e non aveva comunque mai ricevuto anche un piccolo capretto per far festa con gli amici, figurarsi il sacrificio del vitello più grasso …..

Ed ecco, raccontata una parobola della vita che potrete riscontrare nella realtà odierna italiana ed identificarla nella crisi di nervi isterica ed infantile di taluni figli degeneri, sempre delfini e mai re, che ha creato una crisi politica grave e dannosa per il paese.

Ecco raccontato come in Italia il merito, la lealtà, la fedeltà, il rispetto dei ruoli ed il coraggio degli uomini, non siano mai giustamente ricompensati, se non addirittura puniti.

Chi tradisce, chi sperpera e spreca, chi attenta alla sopravvivenza altrui con egoismo assoluto e pregiudizievole nei confronti dl prossimo suo, in Italia rischia di vedersi anche perdonato e premiato, mentre in altri paesi civili, sarebbe stato messo all’indice di tutta la comunità sociale e civile, per tutti i secoli dei secoli.

Nelle varie interpretazioni che nella storia si sono susseguite nella ricerca di chi fosse “l’eroe biblico” nella parabola su esposta, ritroviamo coloro i quali indicano come eroe il figlio prodigo (definizione più centrata di quella di figlio perso e ritrovato e che segue l’indirizzo filosofico delle due precedenti parabole della pecora perduta e della moneta smarrita ed anche in riferimento al significato del termine prodigo che si traduce come “dissipatore”), incarnazione di quella idiozia comportamentale umana che sbaglia avendo certezza di essere perdonata e, finanche premiata per i propri errori, ovvero eroe è la figura del Padre Misericordioso, che aspetta il figlio prodigo (dissipatore, spendaccione) e che anzi, gli ava incontro e lo festeggia.

Per quanto mi riguarda, ed in assoluto contrasto alle varie interpretazioni filosofiche che si sono succedute nel tempo sul vero significato della parabola del figlio prodigo o del padre misericordioso, l’unica figura che svetta su tutte le altre come figura eorica di autentica testimonianza cristiana è per me quella del Fratello Maggiore, l’unico a non tutelare il suo interesse egoistico in questa faccenda.

Il Padre Misericordioso prima cede al ricatto estorsivo del figlio minore cedendogli la sua parte di eredità nell’egoistico sentimento di padre che non vuol perdere il proprio figlio, e poi, ancora nel suo egoistico interesse di padre, accoglie come un grande vincitore quel figlio che torna a casa dopo aver sperperato tuttta la ricchezza estorta al padre.

Il Figlio Prodigo per puro egosimo prima ricatta il padre e gli estorce la sua quota di eredità quando il padre è ancora in vita abbandonandolo, poi, dopo aver sperperato quella ricchezza, torna per egoismo a chiedere al padre di essere reintegrato nel suo posto di figlio sfamato, tutelato, curato e difeso da quel padre che egli aveva tradito.

Il Fratello Maggiore è quindi l’unica figura non egoistica in questa parabola, l’unico che non estorce, non ricatta, non abbandona il padre ed il fratello, non spreca la ricchezza familiare, accetta che il padre paghi il ricatto estorsivo e accetta che il padre sacrifichi il “vitello grasso” per festeggiare il fratello ritornato.

Il Fratello Maggiore è l’unica figura in questa vicenda autorizzata a mandare al diavolo tutto e tutti, a chiedere anch’egli la sua parte di eredità con il padre in vita e ridurre in povertà padre e fratello minore, vittime entrambe del loro cieco egoismo.

Il Fratello Maggiore è l’unica figura umana responsabile e cristiana di questa parabola.

Come?

Vi ricorda qualcuno o qualcosa?

Beh, sì, potrebbe essere.

Potrebbe essere un uomo coraggioso e responsabile, leale e fedele, tenace e inabbattibile.

Un uomo con una camicia verde ….

Tutti Pazzi per la Lega.

Ora e per sempre.

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Gesù: “Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!”

domenica, 5 dicembre 2010

La politica italiana è stata tradita.

L’economia italiana è stata tradita.

La finanza italiana è stata tradita.

L’interesse comunitario è stato tradito.

Il patto sociale è stato tradito.

Il governo del paese è stato tradito.

La lotta alle mafie è stata tradita.

Le riforme del paese sono state tradite.

Il voto del popolo sovrano è stato tradito.

La questione morale della politica è stata tradita

La questione etica della politica è stata tradita.

Ogni cambiamento così necessario ed urgente per difendere e tutelare l’interesse di aziende e famiglie italiane è stato reso impossibile da un gruppo di parlamentari, il cui consenso elettorale, non è mai appartenuto loro.

Questo gruppo di parlamentari, non nasconde una unica volontà traditrice condivisa e così riassumibile:

eliminare ogni garanzia di libertà nel futuro del paese

eliminare ogni vento riformatore nel paese

impedire ogni cambiamento che possa riavvicinare il paese reale allo stato di diritto

aggravare la crisi socio-economico-finanziaria con una pretestuosa e suicida crisi politica

attentare alla stabilità democratica del paese ed alla sua unità comunitaria minandone il fondante patto sociale

provocare e aggredire continuamente il riformismo, al fine di ottenere una reazione scomposta da indicare come “inaffidabilità politica”

incarnare e testimoniare il tradimento in un momento in cui il paese ha bisogno di sostegno

distruggere famiglie ed aziende, nucleazioni fondanti del patto sociale da loro tradito.

I responsabili umani e politici di questa violentissima restaurazione conservativa che nega al paese un futuro fatto di libertà e di benessere sono qui sotto elencati, in modo da offrire l’opportunità di conoscere il nome ed il cognome di chi incarna la peggiore conservazione in questo paese, quella dei privilegi e non quella dei diritti, quella che guarda la passato e non al futuro:

Italo Bocchino
Giulia Bongiorno
Luca Barbareschi
Benedetto Della Vedova
Fabio Granata
Chiara Moroni
Catia Polidori
Flavia Perina
Adolfo Urso
Andrea Ronchi
Roberto Rosso
Alessandro Ruben
Daniela Melchiorre
Daniele Toto
Giorgio La Malfa
Giorgio Conte
Claudio Barbaro
Luca Bellotti
Carmelo Briguglio
Antonio Buonfiglio
Giuseppe Consolo
Giulia Cosenza
Aldo Di Biagio
Francesco Divella
Donato La Morte
Nino Lo Presti
Roberto Menia
Silvano Moffa
Angela Napoli
Gianfranco Paglia
Carmine Patarino
Francesco Proietti
Enzo Raisi
Giuseppe Scalia
Maria Grazia Siliquini
Mirko Tremaglia
Gabriella Mondello
Roberto Commercio
Ferdinando Latteri
Angelo Lombardo
Carmelo Lomonte
Aurelio Misiti
Maurizio Grassano
Italo Tanoni
Paolo Guzzanti

“La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo.

Certe volte trovo che assomigli molto alla prima.”

Ronald Reagan

Condivido pienamente

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il mio nome è Nessuno. Ma Chiamatemi Presidente.

giovedì, 2 dicembre 2010

Esiste uno schieramento politico trasversale in Italia che punta alla conservazione di un modello statale sprecone e costoso, di un centralismo che nasconde mille rivoli di spesa incontrollata, di uno status quo della casta politica eletta nel meridione che resta assolutamente irresponsabile rispetto al disastro della questione meridionale e certamente responsabile rispetto alla questione settentrionale.

Esiste un modus operandi occulto ad escludendum della Lega Nord di Umberto Bossi, un fumus persecutionis che vuole conservare un nord ricco e produttivo ridotto in schiavitù di un sud che distrugge enormi risorse e produce illegalità diffusa e mafie.

Questo schieramento tenta il golpe bianco ai danni del governo italiano puntando a renderne instabile la maggioranza politica, ed in particolare, cercando di ostacolare in tutti i modi quell’alleato che garantisce continuità e stabilità governativa, che testimonia lealtà ai patti sottoscritti in campagna elettorale, che resta fedele alla sovrana volontà popolare, che opera per la distruzione definitiva delle organizzazioni mafiose, che offre un ottimo esempio di eticità e di moralità applicata nell’amministrazione della cosa pubblica:

la Lega Nord di Umberto Bossi.

In questo quadro, l’anti-berlusconismo, la questione meridionale e la questione morale risultano essere dei miseri espedienti che celano i veri obiettivi politici di questo golpe bianco, che non opera «al fine di mutare la Costituzione dello Stato italiano e la forma di governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale», ma opera certamente al fine di conservare privilegi, poltrone, incapacità ed irresponsabilità della casta politica attraverso l’abbattimento di quel governo che uccide le mafie e riforma il paese.

Un golpe bianco che impedisce il mutamento, per conservare poteri e privilegi inauditi, e continuare a gestire la cosa pubblica irresponsabilmente.

Lo schieramento del golpe bianco gioca pericolosamente con il precario equilibrio istituzionale, gioca drammaticamente con il futuro di questo paese, gioca sporco sulla testa di quei cittadini che pretendono di rappresentare.

L’attacco al buon governo ed al riformismo leghista si svolge con cinica pervicacia.

L’attacco al nord che produce ricchezza si evidenzia nel celato ricatto secondo il quale, il nord deve continuare a provvedere al mantenimento di tutto e di tutti, senza avere il diritto di governare il paese, di cambiarlo, di riformarlo.

Questo golpe bianco della restaurazione conservativa va isolato e depotenziato, va ridotto alla impossibilità di nuocere al paese, va ricondotto ad un concetto di legalità istituzionale autentico, secondo il quale, uno sparuto gruppetto di parlamentari, non può godere dell’alto riferimento istituzionale come del prestigio e del potere della presidenza della camera dei deputati.

Questa guerriglia politico-istituzionale va immediatamente fermata.

Questi guerriglieri balneari, questi pirati stagionali, questo schieramento del nulla politico, questa modalità di intervento politico smodato ed irresponsabile nella vita del paese va isolato e non riprodotto od avallato.

Se alle opposizioni politiche può far comodo il mare agitato di una crisi politica che si insinua pericolosamente nella generalizzata crisi socio-economica che vive il paese, questo non può essere motivo sufficente per offrire contributi ed appoggi insperati alla disperazione di questa guerriglia balneare.

L’anti-berlusconismo tiene insieme questa accozzaglia politica?

La maligna avversione al riformismo leghista offre motivi politici per stare insieme-contro invece di individuare e perseguire quei motivi per stare insieme al paese, condividerne il momento di grave difficoltà e offrire serie vie d’uscita e di difesa?

Abbattere il governo Berlusconi per far cosa?

Per mettere su l’ennessima alleanza di disperati per un governicchio dei ricatti e delle beghe che cadrebbe al primo scandalo come è accaduto a tutti i governi senza la guida berlusconiana?

Nessuno di questi guerriglieri balneari e di questi pirati stagionali ha potere e prestigio sufficente per garantire stabilità e continuità di governo al paese.

Nessuno schieramento nato dalla voglia di distruzione potrebbe costruire alcunchè.

Mettete sotto l’albero di Natale l’orgoglio ferito, guerriglieri balneari & pirati stagionali, poichè il nord è veramente stanco.

E il Nord, non è un signor Nessuno, ma è quel galantuomo che nonostante tutto, consente a tutti di mettere un piatto a tavola in questo paese.

Non esagerate, altrimenti oltre al piatto, potreste perdere anche tavolo e sedie, pignorati da quella miseria politica, morale e materiale che alimentate tanto volentieri.

Comprese quelle comode poltrone del potere che vi piacciono tanto e delle quali, Nessuno vuol rinunciare.

Il mio nome è Nessuno.

Ma chiamatemi Presidente ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La casta corporativa

venerdì, 19 novembre 2010

Un paese immobile l’Italia, che esce da una prima repubblica a democrazia bloccata.

L’immobilismo nel nostro paese è una cultura radicata, normalizzata, regolamentata.

Il nodo centrale rispetto ad ogni questione relativa alla conservazione è impedire l’iniziativa.

Impedire l’iniziativa politica che tenta di cambiare il paese riformandolo dall’interno delle istituzioni democratiche.

Impedire l’iniziativa privata al fine di “congelare” il paese nelle sue corporazioni di classe.

Sì, uso propriamente il termine ideologico di corporazione di classe, ed ora spiegherò il perchè.

Chi paga sicuramente e senza alcuna possibilità di evadere il fisco sul reddito prodotto nel paese in cui l’evasione fiscale impera?

I lavoratori dipendenti, cui il prelievo alla fonte della fiscalità sia locale che nazionale impedisce di fatto l’esercizio del diritto l’evasione fiscale, sempre che questo diritto esista, sempre che questa “libertà” sia consentita (consentita nei fatti solo ad alcuni soggetti e negata ad altri).

Ma il fatto certo è sicuramente che chi paga le tasse in Italia, la corporazione dalla quale è sicuramente prevedibile ogni introito fiscale è quella dei lavoratori dipendenti.

Di fatto, hanno “diritto scelta e libertà” di evadere la tassazione impositiva esclusivamente quelle classi corporative che non vengono sottoposte ad una tassazione preventiva, con prelievo alla fonte.

Queste corporazioni cui la legge consente di fatto l’evasione fiscale sono quelle dei lavoratori e dei professionisti autonomi, quelle dell’imprenditoria, del commercio e dell’artigianato, insomma, tutte, tranne quella dei lavoratori dipendenti.

Ma l’arroganza della conservazione non si ferma qui.

Sempre la corporazione dei lavoratori dipendenti è quella che subisce maggiori danni da altri meccanismi burocratici che è possibile definire nella loro interezza come diabolici.

L’elenco delle vessazioni subite dai lavoratori dipendenti è composto altresì da:

– un prelievo forzoso ed obbligatorio contributivo che non lascia la possibilità come avviene in altri paesi al lavoratore dipendente di programmare un piano pensionistico volontario ed autonomo o se investire invece nell’immediato quelle somme che vengono conferite agli istituti previdenziali come essi meglio credono e ritengono.
Il che, contestualizzato in un paese dove le banche erogano prestiti solo a clienti che possono offrire garanzie reali in misura almeno uguale all’ammontare del prestito richiesto (e che lo chiedo a fare un prestito se ho le energie economiche, se non finanziarie per far fronte ad una esigenza di liquidità?), pone la categoria dei lavoratori dipendenti nella impossibilità di avviare alcuna attività autonoma per mancanza di energie finanziare ed economiche, sottratte forzatamente con la complicità di un sindacalismo stranamente silenzioso quando si tratta di difendere i veri diritti dei lavoratori.
Definiremo questa vessazione come la cuspide contrivìbutiva;

– stipendi inferiori alla media europea, uniti al più alto costo del lavoro conosciuto nei paesi industrializzati.
Nel mezzo di queste differenze, vi è ancora lo stato con la sua cuspide fiscale, che rende ingiustamente alto il costo del lavoro alle imprese e contemporaneamente basso il livello degli stipendi ai lavoratori, riuscendo in un sol colpo a rendere infelici nello stesso tempo datori di lavoro e lavoratori (il mondo del lavoro italiano sentitamente ringrazia).
Ricordiamo che in questi “frangenti di crisi”, vi è sentore di una certa “tolleranza” dello stato nei confronti della evasione fiscale, quasi un “aiuto” nei confronti delle aziende che sono in difficoltà derivanti dalla crisi.
Ma va anche ricordato che se ad una azienda che non quadra i conti è consentito superare la crisi “rimandando” il pagamento delle tasse dovute, questo fatto non vale per quelle famiglie in cui il reddito principale viene apportato da stipendi per lavoro dipendente, che non trovano nella possibilità di “rimandare” il loro apporto contributivo fiscale e previdenziale, perdendo un “ammortizzatore socio-economico” che invece viene concesso alle aziende (di fatto se non di diritto).
Se poi, aggiungiamo le carenze del sistema del welfare italiano (inesistente, se lo paragoniamo a quelli tedesco e francese), possiamo meglio comprendere in quali difficoltà si muovano le famiglie italiane il cui reddito principale è costitiuto da lavoro dipendente.

A tali vessazioni di fatto e di diritto aggiungiamo quelle che infieriscono mortalmente sul morale delle famiglie dei lavoratori italiani, allorquando si accede a quelle agevolazioni che dovrebbero indirizzarsi nei confronti delle famiglie con redditi da lavoro dipendente che si vedono sorpassare in tutte le graduatorie per l’accesso a tali diritti, a tali agevolazioni, da famiglie composte da lavoratori in “nero”, che non pagano nulla di tasse, ma che incassano comunque uno stipendio, famiglie che dichiarano redditi pari a zero euro, famiglie che non pagano il servizio sanitario e quello farmaceutico quando lo utilizzano, famiglie che godono di interventi e di aiuti da ogni livello di governo: comunale, provinciale, regionale e nazionale.
Ma passa ogni livello di sopportazione umana il vedere famiglie costituite da lavoratori autonomi (professionisti: medici generici, medici specialisti, infermieri professionali, dentisti, avvocati, commercialisti, etc), commercianti (gioellieri, supermercati alimentari, ristoratori, abbigliamento, calzature, agenzie viaggi, pasticcerie, ect), artigiani (vendita ed installazione pneumatici, riparatori di elettrodomestici, idraulici, elettricisti, pittori, muratori, panificatori, etc), imprenditori (costruttori edili, autotrasporti, industriali, etc) agricoltori e quant’altro, che si presentano a chiedere le medesime agevolazioni di una famiglia di lavoratori dipendenti.
E va anche bene che in tempi di crisi chiunque possa aver bisogno di una aiuto per andare avanti, ma che poi si presentino a chiedere queste agevolazioni in Porsche Cayenne, beh, questo lascia aperto il dubbio che il reddito reale di questi soggetti sia ben diverso dal reddito dichiarato allo stato.
Ma al fine dell’accesso alle agevolazioni per soggetti con redditi bassi, vale ciò che è scritto sulla dichiarazione dei redditi, non l’effettivo tenore di vita.
Sarà anche per questo motivo che l’Istat non gestisce più le sue indagini statistiche sociali sulla base dei redditi dichiarati, ma sulla base dei consuni effettivi, valutando il semplice stile di vita piuttosto che la solenne dichiarazione dei redditti.
Almeno le indagini statistiche potranno dirsi “realistiche”
Questa condizione generale mortifica grandemente i ceti sociali più bassi nella gerarchia della ricchezza, proprio quei ceti sociali che invece vedono come uno spettro avvicinarsi quella soglia della povertà che è molto più vicina a loro piuttosto a coloro i quali possono permettersi di acquistare e di gestire una Porsche Cayenne.
E’ ovvio che non tutti i professionisti, i commercianti, gli artigiani, etc, denunciano redditi che fanno a pugni con il loro stile di vita.
Va bene il qualunquismo, ma che sia di qualità.
Per non parlare poi del silenzio assoluto ed assordante che in Italia si ode su quei quozienti familiari sempre promessi e mai stabiliti e normalizzati per rendere equità rispetto alle disparità economiche fra soggetti cosidetti “single” e famiglie con prole che avanzano faticosamente, specìe se in condizioni di monoreddito o di più redditi rinvenenti da lavoro dipendente.

E poi ci si sente dire: italiani, fate più figli.

Ma va bene anche fare più figli, ma dove sono i servizi e le agevolazioni dirette alle famiglie con prole, specie se numerosa?

I figli sono un bene comune del paese, ma “questo paese” non si assume l’onere del loro mantenimento.

E questo disinteresse ad accettare oneri comunitari importanti e fondamentali, lo riscontriamo in un magma comunitario che definiriremo “trasversalismo sociale”.

Esiste infatti un forte movimento sociale trasversale al e nel paese, che tende a mantenere questi squilibri in atto e non a rimuoverli, un movimento corporativo che desidera mantenere lo status quo e lotta strenuamente per impedire ogni cambiamento ed ogni riformismo.
Un trasversalismo sociale che è fatto di egosimo puro, un egoismo che tende ad immobilizzare il paese.
Un paese immobile, qundi, bloccato da schieramenti corporativi che impediscono ogni accesso, che riducono ogni spazio alla gente qualunque di sperare in un futuro migliore di quello che vivono attualmente.
Una casta, questo movimento corporativo lo definiremo come una casta corporativa.

La casta corporativa incide nel governo del paese in quanto schiera al suo interno la potente casta burocratica, anch’essa appartenente al mondo dei lavoratori dipendenti, ma schierata in altro luogo ed a difesa di altri interessi da quelli delle famiglie e delle aziende qualunque.

Avete bisogno di avviare una attività economica?

E a chi dovrete chiedere le autorizzazioni necessarie per farlo?

Avete bisogno di accedere ad una professione?

E quale esame di accesso dovrete affrontare per farlo?

Ecco spiegato con un semplice esempio come la casta burocratica sia la prima linea di difesa della casta corporativa.

La seconda linea di difesa della casta corporativa è la casta politica.

L’iniziativa privata è mortificata anch’essa come le famiglie italiane, ed è mortificata ed avversata dalla medesima casta corporativa.
Il fatto che in Italia esistano ancora autorizzazioni obbligatorie per le attività imprenditoriali, fa comprendere come la casta corporativa detenga il controllo di ogni inziativa:
da quella di far venire al mondo un figlio a quella di far venire al mondo una nuova iniziativa economica.

E ritorniamo quindi ad una delle affermazioni iniziali:
Il nodo centrale rispetto ad ogni questione relativa alla conservazione è impedire l’iniziativa.

Ecco, questo è lo specchio del nostro paese.

Neanche il sogno di poter cambiare la nostra vita in meglio lascia per strada questa casta corporativa.

L’accesso alle professioni è infatti presidiato costantente da soggetti deputati a selezionare i futuri professionisti in base a criteri che non sono scritti su nessun foglio, ma che imperano e governano questo paese.

Le ultime vicende scandalose che hanno coinvolto il concorso per praticanti procuratori (avvocato) a napoli e quello per notai a roma, la dicono lunga su come questa casta corporativa e questa casta politica siano determinate a gestire il potere in modo assolutamente egoistico, puntando a chiudere ogni porta di accesso a chi non appartiene a tale casta, non ne fa parte, non ne condivide fini, scopi ed egoismi smisurati.

Un altro esempio è quello degli albi che danno accesso alla informazione attiva, come quello dell’ordine dei giornalisti.

Come si fa a chiudere questo fondamentale settore a presidio della democrazia?

Come si a impedire il cambiamento del paese dall’informazione?

Semplice, chi non si allinea alla corporazione, chi crede in un paese libero e democratico, chi lavora per il cambiamento, viene estromesso in momenti strategici, come nel caso del giornalista Feltri, sospeso per tre mesi dall’ordine dei giornalisti proprio nel momento in cui nel paese si respira aria di elezioni.

Una voce libera e piuttosto isolata, quella di Vittorio Feltri nel giornalismo italiano.

Ora, anche imbavagliata.

Inoltre vi è da considerare la gravissima condizione dell’informazione in Italia.

Pensate che per fare informazione (libertà e diritto sanciti dalla costituzione), occorre per legge essere iscritti all’albo dei giornalisti.

Chiunque facesse informazione senza essere dotato di un direttore responsabile regolarmente iscritto nell’albo dei giornalisti, commetterebbe addirittura un reato e sarebbe passibile persino di arresto.

Certo, l’informazione passiva è libera, ma in questo modo la casta corporativa controlla l’informazione attiva, quel mondo che l’informazione la fa, la comunica, la seleziona e, se vuole e se ne ha un interessse corporativo condiviso, la silenzia.

In questa condizione è meglio comprensibile quel conflitto di interessi di cui viene spesso additato il premier Silvio Berlusconi, che “controllerebbe” ancora il suo impero mediatico, “governerebbe” la televisione pubblica e “metterebbe il bavaglio” alla libera informazione.

Ma guarda il caso, l’unico giornalista che viene imbavagliato dall’ordine in Italia è proprio un giornalista ritenuto vicino al premier.

E forse, il conflitto di interessi del premier è un conflitto relativo agli interessi della casta corporativa, e non un conflitto fra i suoi interessi personali e l’interesse pubblico.

Dietro l’interesse pubblico si nasconde infatti, spesso e volentieri, l’interesse di quella casta corporativa che è nemica giurata dell’iniziativa privata, di quella iniziativa di cui il cavalier Silvio Berlusconi è testimone sommo e massimo in questo paese, avendo spezzato ogni corporazione economica e finanziaria con la sua ascesa imprenditoriale prima e ogni corporazione politico-burocratica con la sua ascesa politica poi.

Eppure, viene fatto passare il messaggio informativo da sempreche sia egli il soggeto che vive un conflitto di interessi pubblico-privati.

Beh, corrisponde:
la casta corporativa l’abbiamo già definita come “egoista” ed orientata a tutelare e curare esclusivamente i propri interessi personali, familiari ed economico-finanziari.

L’unico caso che io ricordi nella mia vita di superamento della casta corporativa è appunto la vita personale, imprenditoriale e politica di Silvio Berlusconi.

Un capitolo a parte è quello rappresentato dall’ostracismo senza limiti e dall’arrembante attacco che tale casta corporativa lancia quotidianamente e da anni nei confronti del suo nemico giurato, la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

Il fatto nuovo in questo panorama assai miserevole è appunto la nascita e la crescita di un movimento politico che, attraverso il rispetto delle regole democratiche, riforma e cambia questo paese.

L’alleanza politica con il berlusconismo è naturale, poichè entrambe hanno di fronte lo stesso acerrimo nemico:
la casta corporativa trasversale al sistema e nel sistema.

Ed è grazie al patto di ferro fra Berlusconi e Bossi che questo paese ha intrapreso la via del cambiamento, gravemente ostacolato e più volte ferito dalla casta corporativa.

Ma il cambiamento del sistema è uno di quei processi che, una volta avviato, non è più possibile fermarlo.

La gente qualunque, le famiglie e le aziende italiane hanno intuito che l’unica possibilità di salvezza per il paese è costituita da questo cambiamento, incarnato da queste persone, e lo gratifica di consensi, non solo elettorali.

La casta corporativa ha compreso questo nesso di continuità e di forza che Lega Berlusconi e Bossi, e gli ultimi avvenimenti politici lo dimostrano ampiamente, compreso il tradimento di un drappello di sostenitori berlusconiani ormai collocati a difesa degli interesi della casta corporativa.

Ed è infatti un giornalista ed uno scrittore che attacca frontalmente in questi giorni la Lega attraverso il suo il ministro dell’interno Roberto Maroni, indicando la Lega come parte interessabile dalle mafie meridionali per accedere al ricco mondo del nord del paese, ai suoi appalti, ai suoi poteri economicie finanziari.

E lo fa dalla rete televisiva pubblica, la Rai.

Questo fatto dimostra che:

1 – il premier Silvio Berlusconi non ha alcun potere diretto nello svolgimento dei palinsesti aziendali dell’emittente pubblica radio-televisiva;

2 – il ministro dell’interno Roberto Maroni e la nuova politica del governo del paese in tema di sicurezza dei cittadini e di contrasto alle organizzazioni criminali mafiose è un successo;

3 – la casta corporativa tenta di “svestire” di ogni valore politico e di ogni sapore consensuale gli atti di un ministro e di un governo che, unici, nella storia della repubblica italiana, contrastano le mafie con l’azione di governo ed i risultati ottenuti piuttosto che dai palchi elettorali, dalla convegnistica, dalle pagine dei giornali, dalla cinematografia e dalla editazione di libri-scandalo sulle mafie.

Ma tutto questo lavoro, tutta questa azione di governo irrita notevolmente la casta corporativa che, in questo medesimo momento, sogna di interrompere il riformismo e l’azione del governo e del patto Bossi-Berlusconi.

Proprio in questo momento in cui il tradimento dei finiani apriva una debole speranza di fermare cambiamento e riforme, è importante infangare l’azione del governo, anche se giusta e retta.

Ma l’abbiamo già detto più volte:
la casta corporativa è profondamente e fondamentalmente egoista, e nell’ottica di quel che sta accadendo in questi giorni, irresponsabile nelle azioni e pericolosa per il futuro del paese.

E se vi è qualcuno o qualcosa che vada assolutamente fermato in questo paese, è certamente questa casta corporativa e non certo la magnifica azione di questo governo.

Con buona pace degli invidosi e dei gelosi, entrambi figli dell’egoismo più inumano, anti-solidale e sfrenato che sia mai esistito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La negazione volontaria dell’evidenza, la travisazione intenzionale della realtà

martedì, 16 novembre 2010

L’attacco alla Lega continua, vergognoso, impudente, violento, insinuante, devastante.

Un attacco concentrico che tende a terrorizzare il popolo sovrano, a devastare un intero paese, a negare l’evidenza ed a travisare la realtà.

E’ ancora una volta “dall’eroe Saviano” che proviene l’ennesimo “attacco cronometrico” alla Lega, nel contesto di una “volontariamente procurata crisi politica” che sta devastando il paese, piegando le istituzioni e negando alle nucleazioni fondamentali della società, le famiglie e le aziende, una via d’uscita dalla crisi, aggredendo consapevolmente e premeditatamente il buongoverno, il riformismo e l’unica speranza di questo paese:

la Lega Nord.

L’obiettivo del tradimento di Fini, l’obiettivo dell’attacco a testa bassa di Saviano, l’obiettivo dei Casini, dei Bersani, dei Vendola, dei Rutelli è sempre stato uno, ed uno solo:

– aggredire violentemente la Lega,

– delegittimarla,

– provocarla continuamente nella illusoria speranza di ottenerne una reazione errata che sia prova della sua
“illegittimità politica” a governare il paese.

Questa italietta ipocrita e scorretta che disconosce in modo assoluto il valore della sicurezza e del suo governo è uno squallore assoluto.

Questa politica omicida è una malversazione intenzionale dell’interesse generale.

Questa volgare indecenza senza alcuna valorizzazione con la realtà, questa “monnezza mediatica” che la realtà distorce, che la realtà piega, è la prova che in questo momento storico, vi è una “intenzione omicida” nel paese:

si vuole uccidere l’unico movimento politico che ha realizzato il più grande contrasto alle organizzazioni criminali di stampo mafioso che la storia repubblicana italiana conosca,
attraverso la semplice negazione della verità.

E quando in un paese civile e democratico si nega pubblicamente e senza alcuna vergogna o remora morale la verità storica dell’unico impegno politico che possa essere definito sano, onesto, leale e corretto, allora possiamo ben affermare che questo stato di diritto, questo stato di fatto, questo stato democratico, ha fatto il suo tempo.

Se uno stato democratico, in virtù della libera espressione della parola e delle idee, consente linciaggi pubblici mediatici che accusano incredibilmente e senza alcuna prova oggettiva di voler “costituzionalizzare le mafie” quell’unico movimento politico che non si sottopone al ricatto elettorale mafioso in quelle regioni dove le mafie provano ampiamente di “indirizzare e prostituire” il libero voto del popolo sovrano,
se uno stato democratico lascia che uno squallore simile avvenga alla luce del sole, attraverso i canali televisivi della televisione pubblica e negando il “diritto ad alcuna replica”, nello stesso luogo pubblico che ha originato un simile “danno”, allora è lecito pensare ed affermare che:

Questo Paese non si salverà, la grande stagione dei diritti risulterà effimera, se non nascerà in Italia un nuovo senso del dovere ”

E che ad affermarlo fosse un filosofo della politica, un filosofo del diritto, un profondo conoscitore dei termini di “stato” e di “democrazia”, un democratico cristiano e non un leghista, questo è un dato di fatto incontrovertibile.

Questo paese non si salverà, poichè è da sempre orientato al suicidio, moralmente orientato a crocifiggere il bene e ad esaltare il male.

No, questo paese, non si salverà.

Poichè è sempre più chiara ed evidente l’intenzione di molti, di troppi,

di volerlo premeditatamente suicidare.

Ma che sia ben chiaro a tutti:

nonostante si sprechino enormi energie nel senso della delegittimazione politica della Lega Nord, nonostante esista una volontà costante e continua in molti settori di questo paese che resistono alle riforme ed al cambiamento (oranizzazioni mafiose in primis) di attentare alla stessa esistenza della Lega Nord,
io, leghista per scelta avversa ad “ogni cultura mafiosa”, affermo che la Lega non si vende, non si piega e non si spezza.

Perchè i leghisti sono persone per bene che tentano di cambiare un paese disgraziatamente condizionato dalle mafie, dalle caste mafiose e da quelle caste e quelle corporazioni che vivono e vivono bene di questo “status quo criminale e mafioso”, sia pur per vendere libri coraggiosi che non intaccano le mafie nella realtà nemmeno di striscio.

Perchè le mafie si combattono con i fatti, e non con le parole.

Perchè gli unici uomini e le uniche donne che hanno dimostrato di saper combattere le mafie con i fatti, sono i leghisti.

Ed ora potete anche impazzire di invidia e di gelosia, sbavare rabbia e odio per quel che non siete e non sarete mai, potete pure tutti impazzire per la Lega, ma sia ben chiaro che voi la Lega non la fermerete, così come non avete mai fermato – se non con le parole – le mafie, allorquando la Lega non ancora esisteva e non ancora governava la sicurezza di questo paese.

E allora, ancora Tutti Pazzi per la Lega.

E allora, viva la Lega, viva i leghisti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Tutti Pazzi per la Lega della Gente

sabato, 13 novembre 2010

L’attacco al federalismo ed al riformismo leghista muove i suoi ultimi passi.

La casta politica peggiore si oppone al cambiamento dello status quo che garantisce privilegi inauditi e spreco di danaro pubblico ingiustificabile.

Questa casta ha paralizzato il governo ed ha abbandonato il paese a se stesso, condannandolo ad un futuro di malessere e di insicurezza.

Gli interessi delle famiglie e delle aziende non trovano alcuna rappresentenza politica, se non nell’azione della Lega Nord.

Il quoziente familiare che avrebbe dovuto tutelare le famiglie italiane non è mai stato varato.

Le aziende trovano in questa casta partitica un ostacolo e non una difesa, un nemico e non un complice.

E mentre il paese chiede almeno che siano eliminati gli sprechi dell’apparato pubblico sia nazionale che locale e che vengano eliminati i fattori che conducono alla delocalizzazione all’estero dei siti industriali italiani, questa indecente casta partitica gioca sporco e pretende di fermare il paese, di piegarlo ancora una volta ad interessi che non hanno nulla a che fare con quelli delle famiglie e delle aziende.

Quale valore e quale senso ha una aprire una crisi di governo in questo momento storico se non quello di affossare ancor più il paese in una crisi già di per se dolorosissima?

Forse il senso di creare fratture socio-economiche tali da rendere irriducibili le distanze fra il paese reale e lo stato di diritto?

Forse il senso di fermare il più grande contrasto al mondo delle organizzazioni mafiose che questa repubblica abbia mai testimoniato?

Ma il compito della politica non dovrebbe essere l’esatto opposto?

E questa “cosa”, la possiamo chiamare politica?

Per fortuna che la Lega c’è, altrimenti questo paese non avrebbe più alcuna speranza per il futuro, altrimenti, le famiglie e le aziende italiane dovrebbero trasferirsi in massa in paesi come la Germania, laddove una casta politica siffatta, non avrebbe motivo di esistere.

E di resistere.

Dopo lo storico fenomeno della migrazione delle famiglie dall’Italia, è iniziato anche il fenomeno della migrazione delle aziende.

Da qui, fuggono tutti, atteriti.

Da questa condizione di “follia politica suicida” scappano via, tutti.

O paventano di farlo.

Di questo passo, per ottenere lo status di rifugiato politico all’estero nel futuro, sarà sufficiente presentare un passaporto o un documento di identità della repubblica italiana, un documento valido e non scaduto che attesti che il soggetto ha avuto la sfortuna di nascere in un paese dove la politica è pura follia e le istituzioni sono spesso piegate e deviate a mero “strumento” di questa follia, dove lo stato viene suicidato e l’anti-stato avanza.

Non è possibile condividere questa follia, come non è possibile che questa follia venga ancora tollerata.

Non ci si può prendere gioco così impunemente degli interessi di un intero paese, non si può ricattare un intero paese a fini di mera bottega partitica, come non si può giocare con il futuro della aziende e delle famiglie.

Queste semplici considerazioni di un cittadino “X”, di un cittadino qualunque, sono utili alla migliore comprensione di quale sia il “vero problema” di questo paese?

E se l’anti-politica avanza, se l’anti-stato corrode e corrompe, perchè nello stato vi è solo la Lega Nord a chiedere e pretendere di cambiare questo status quo?

Perchè questa casta partitica pretende di agire in un sistema di monopolio (non autorizzato, non delegato, non condiviso) nel governo del paese?

Perchè le regole democratiche consentono a questa casta partitica di produrre una politica che non incontra la domanda di cambiamento dello status quo da parte del popolo sovrano?

Forse gli studi di un certo Antoine-Augustin Cournot, – filosofo, matematico ed economista francese – sull’incontro fra domanda ed offerta in un libero mercato possono aiutare a comprendere meglio cos asta accadendo in Italia in questo momento.

Forse, lo studio delle regole che consentono non un primato della politica, ma un primato del monopolio o dell’oligopolio partitocratico, possono aiutarci a capire quella voglia matta che hanno famiglie ed aziende di fuggire da questo paese.

Perchè se la partitocrazia intende ancora produrre una offerta di servizi pubblici (l’impegno politico è il servizio pubblico per eccellenza) in un regime in cui decide essa stessa a quali condizioni di qualità e quantità offrire tali servizi e, soprattutto, a quali costi, ebbene, domanda ed offerta di tali servigi non si incontreranno casualmente formando un “prezzo” economicamente interessante ed un rapporto fra quantità e qualità conveniente, impedendo di fatto al popolo quella partecipazione attiva che contribuisce alla formazione di un “prezzo politico” accettabile, di un “prezzo comunitario” considerabile, di un “patto sociale” interessante.

E se tale punto viene deciso autonomamente dagli interessi delle segreterie partitiche, allora, domanda ed offerta non si incontreranno mai, poichè non ci sarà nessun popolo disposto a pagare un prezzo inaccettabile, punitivo, fuori mercato.

E allora, questo popolo, nelle sue forme fondamentali nucleali di famiglie ed aziende, potrebbe dedicere di rivolgersi altrove, laddove l’offerta di servizio pubblico complessiva, risponda meglio alle loro esigenze.

Ed è proprio quel che sta accadendo.

E non c’è da meravigliarsi se l’offerta politica leghista riscuote sempre maggiori consensi dal popolo sovrano in questo mercato monopolista, poichè la sua è una offerta “ritagliata” per soddisfare le esigenze del popolo, e non per curare gli interessi delle segreterie partitiche.

L’offerta politica leghista quindi, spacca il mercato politico, aprendo strade di libertà mai percorse prima in questo paese “bloccato”.

E la reazione scomposta e indecente della casta partitica peggiore cui stiamo assitendo in questi giorni, valida questa teoria in modo perfetto.

Ecco spiegato perchè la lega della gente è un movimento popolare, mentre tutti gli altri partiti politici sono attanagliati da una profonda crisi che rischia seriamente di mettere in forse il futuro del paese, una crisi “isterica” che è il male assoluto del sistema stato, una crisi di nervi che valida totalmente le scelte leghiste.

Tutti pazzi per la Lega Nord, insomma.

Ancora e per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Hanno ucciso l’Uomo ragno: chi sia stato non si sa

domenica, 31 ottobre 2010

Dopo l’evolvere del male oscuro della politica italiana che ha condotto l’esecutivo più attivo, dinamico, decisionista e riformista della storia della repubblica italiana alla paralisi totale, possiamo tirare le prime somme dei danni.

Ha vinto la parte peggiore del paese, ha vinto la restaurazione di quelle prassi umane e politiche che hanno distrutto questo paese, ha vinto la conservazione di quegli stili di vita incompatibili con il governo di uno stato moderno ed avanzato, ha vinto la casta delle poltrone e dei privilegi, la casta che vuole l’assenteismo sul luogo di lavoro, la casta che non vuole l’eliminazione delle mafie, la casta che non vuole ridurre il debito pubblico, la casta che non vuole il varo di un dispositivo che elimini la corruzione in questo paese.

E questo, in barba alla cura degli interessi delle aziende e delle famiglie italiane.

E’ stato fermato il più grande contrasto al mondo delle organizzazioni mafiose che un governo ed un ministro dell’interno di questa repubblica abbiano mai realizzato:

ma ci rendiamo conto della gravità della cosa?

Ci rendiamo conto che questo fatto equivale ad una resa dello stato nei confronti dell’anti-stato?

E’ stato fermato l’unico governo che ha restituito una casa a chi l’aveva perduta a causa di un terremoto e lo ha fatto in brevissimo tempo, fatto unico nella storia dei terremotati italiani, rimasti negli “alloggi temporanei” (leggi container) anche per più di cinquanta anni.

E’ stato fermato l’unico governo che ha risolto la questione della monnezza napoletana, questione poi riaperta e non governata al livello locale, al solo fine di fare un torto al governo del paese ed un favore alle organizzazioni camorristiche.

E’ stato fermato il federalismo fiscale, l’unica riforma che poteva tenere insieme questo ingovernabile paese.

Si è verificato un vero e proprio golpe bianco, un vero e proprio rivolgimento ordito nei palazzi del potere, nelle segreterie di quella partitocrazia che ha devastato questo paese, pensando solo ad arricchire i propri adepti.

Il riformismo leghista è stato fermato da coloro i quali vivono e vivono benissimo in questo sistema statuale malato, in questo sistema statuale che lo stesso ministro delle riforme Umberto Bossi ha definito come “criminale”.

E’ stato fermato il governo che ha spazzato via tanto marciume dalla nostra vita quotidiana, ed è stato fermato proprio per questo motivo:

perchè questo marciume si è coalizzato contro la possibilità reale e concreta che si diminuisse il numero delle poltrone, degli assurdi privilegi feudatari ed gli ingiustificabili costi di questa inutile, dannosa e “criminale” casta politica e della sua alleata più forte ed antica, la casta burocratica.

Ma se il marcio non potrà essere tirato via, se il malessere del paese non potrà essere sanato, se le organizzaizoni criminali di stampo mafioso non possono essere fermate, se l’assenteismo, il fannullonismo ed il menefreghismo imperante non possono essere fermati, allora, per quale motivo dovremmo stare ancora tutti insieme appassionatamente?

Ognuno per la propria strada.

E ad ognuno, le proprie responsabilità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Umberto Bossi e il Coraggio di vivere senza paura

lunedì, 18 ottobre 2010

La continua crescita che il movimento della Lega Nord per l’Indipenza della Padania subisce, impone una riflessione.

La base, lo zoccolo duro della Lega Nord è sicuramente legato alla storia personale e politica del leader della Lega:
Umberto Bossi.

Sino ad oggi, le uniche riforme realizzate nel nostro paese sono quelle scritte, firmate e “lottate” dalla Lega.

Questo fatto, offre alla lega Nord un sempre maggiore consenso popolare ed un sempre maggiore dissenso del “sistema”.

L’efficacia e l’efficenza nell’amministrare un paese come il nostro, pieno zeppo di incongruenze incredibili e di sprechi ingiustificabili (che però, la ricchezza e la felicità di qualcuno dovranno pur fare), garantisce una crescente resistenza di quelle nicchie di potere che in questo paese, han fatto sempre il brutto ed il cattivo tempo, senza dare mai conto a nessuno, men che meno al popolo sovrano.

Molti nemici, molto onore, certo.

Per fortuna che corrisponde a tutto questo un continuo e verticale aumento del consenso popolare, altrimenti, sarebbe ben difficile continuare a riformare e cambiare il paese.

I nuovi “comparti del consenso” che acquisisce la Lega non parlano tutti la stessa lingua, però.

I nuovi accoliti ed iscritti alla lega, potrebbero non avere tutti la stessa visione leghista del potere e di come testimoniare l’uso corretto di detto potere.

Il rischio di inciampare in qualche “difetto di omologazione” al verbo leghista aumenta quindi in proporzione all’aumentare del suo consenso.

Niente a che fare con la paventata e sperata “carrocciopoli” urlata ai quattro venti dai soliti denigratori della Lega, per carità, poichè nulla come la Lega può incarnare la correttezza e la lealtà politica ed amministativa oggi in questo paese.

Ma una riflessione va pur intrapresa in questo senso.

Si avverte l’esigenza di farsi comprendere meglio da quelle aree politiche e sociali, comunitarie e territoriali dalle quali ci si attende un incremento di adesione umana e politica, di consenso e di condivisione delle lotte, al fine di non rendere vita facile ai soliti denigratori, invidiosi, rabbiosi ed ipocriti che non sanno far politica in altro modo che questo.

Ma come offrire il verbo leghista al nuovo che condivide le lotte bossiane ma che non ne conosce le codifiche di forma e di linguaggio?

La Lega è un grande movimento politico e Umberto Bossi viaggia ormai verso quella grandezza politica che solo i testi di storia possono contenere e raccontare.

Ma queste “grandezze” vanno sempre commisurate al consenso, essendo noi in una democrazia rappresentativa, se non vogliamo perdere la grande occasione che una Lega di Governo continui a governare, senza essere isolata e marginalizzata al vecchio ruolo di movimento di protesta.

La Lega non è più una ragazzina adolescente, e le sue esperienze di vita (vita politica, cosa avete capito?) le consentono di crescere ulteriormente, se troverà il modo di tradurre il verbo leghista in più lingue, in più ambiti, in più territori, in più popoli.

Ed è questa “traduzione” il nodo da sciogliere per crescere ulteriormente, senza correre il rischio di perdere quel prezioso consenso che la sentenza di un tribunale piemontese o la continua guerra talebana e mediatica cui le lotte leghiste sono continuamente sottoposte, possa causare.

No, non è in gioco la leadership della Lega, poichè per mettere in gioco quella, bisognerebbe mettere in gioco l’intera esistenza della Lega stessa, passata, presente e futura, e questo, non è ormai più possibile.

In gioco è la possibilità di tradurre la bibbia leghista in molte lingue, comprensibili a quel popolo che, convinto oramai del fallimento delle ideologie, cerca una casa comune nella quale sperare e lottare per un futuro migliore.

Serve solo un traduttore, serve solo l’ennesimo apostolo del verbo di Umberto.

Il problema è che, la perfetta macchina leghista, tira fuori dal sacco della buona amministrazione locale e municipale le fila dei nuovi apostoli.

E questa immensa ed amorevole cura del seme piantato, porta via del tempo, nel veder nascere il virgulto, vederlo crescere dritto e ben diretto, vederlo divenire adulto ed infine, vederlo adulto e forte, pronto alla lotta per la vita.

Talvolta, bisogna raccogliere quel che c’è, senza selezionare troppo.

Ma bisogna avere la capacità di fidarsi di un seme che, contiene la tutta la genetica leghista, ma non ne ha fatto il relativo percorso.

E’ tempo di scelte.

Bisogna valutare ciò che si lascia e ciò che si trova, pesare il frutto del destino, e sperare che non si tratti di un organismo geneticamente modificato.

Ma, d’altra parte, la politica è sempre la sfida degli audaci e dei coraggiosi.

E nn sarà un gioco al buio, con il contro buio ed un over a spaventare chi del coraggio, ha fatto l’unica bandiera di una vita intera, recandone sul corpo, i segni dei colpi subiti.

Il coraggio nella vita, non lo insegna nessuno, se non la vita di quelli che ne hanno dinostrato più di tutti.

E allora, coraggio.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X