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Dove ha sbagliato Gianfranco Fini

venerdì, 30 luglio 2010

Gli ultimi atti del tradimento finiano prendono forma, mentre pare chiusa ogni via di uscita per il Presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Gianfranco Fini.

La separazione dell’ala finiana dalla PDL è ormai una realtà.

A questo punto, è possibile ripercorrere la ridda di grossolani errori politici commessi da Fini, errori che sono tutti alla base di questa separazione.

1 – Il peccato originale è stato certamente lo scioglimento di Alleanza Nazionale e la confluenza forzata degli alleantini in casa di Berlusconi.
Questo primo e grave errore di valutazione politica, Fini lo ha commesso senza pensare o senza dar valore alle evidenti conseguenze che questo atto politico avrebbe comportato.
Innanzi tutto, Fini ha commesso un errore di valutazione grave nei confronti della propria base elettorale, composta di “militanti indentitari”, di “ideologie identitarie”, di “valori condivisi identitari”.
Nello scioglimento di AN e nella conseguente confluenza nel partito berlusconiano, i militanti storici di AN hanno perduto la loro identità, smarrito la loro storia:
essi, non si riconoscevano più come parte politica con una sua storia, ma si vedevano ed erano visti come una appendice politica della storia berlusconiana.

2 – Il secondo errore politico commesso da Fini è stato quello di sottovalutare l’intelligenza e la forza di Silvio Berlusconi, credendolo uno sprovveduto politico facilmente scavalcabile, arginabile, distruttibile.
L’orgoglio di Gianfranco Fini faceva già sogni di potere e di gloria, guardava ad un futuro sempre più carismatico e potente, dimenticando che non era utile vestirsi della pelliccia dell’orso, se l’orso era ancora in vita.

3 – Il terzo grave errore di fini è stato quello di attaccare il cuore pulsante e la mente pensante del governo Berlusconi:
la Lega Nord.
E va bene farsi nemico Berlusconi, ma attaccare contemporaneamente anche la Lega, questo è veramente troppo per Gianfranco Fini.
Precipitosamente corre a Varese a dire in un pubblico convegno che no, lui non ce l’ha con la Lega.
Ma Fini, evidentemente non conosce l’orgoglio che unisce il popolo della Lega: era già troppo tardi.

4 – Il quarto errore di fini è stato di coinvolgere in una disputa tutta politica, l’istituzione che riveste:
la terza carica istituzionale.
Ogni volta che Fini parlava in pubblico o inviava un comunicato alla stampa, le sue parole rimbalzavano di microfono in microfono, di tastiera in tastiera, riempivano le prime pagine di tracotanti missive, di intimidazioni politiche, di estorsioni politiche (come quella del 30/70), tutte questioni che, con la carica istituzionale rivestita dal Fini, nulla avevano a che fare.
Ma non era il Gianfranco Fini leader politico a godere di tanta notorietà, bensì, era il Gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ad averla.

5 – Il quinto errore di Fini è stato quello di farsi trascinare dal napoletano Italo Bocchino in una indecorosa serie di polemiche di basso livello, non adatte ne adattabili al livello istituzionale della carica da egli ricoperta.
In quel momento, proprio in quel momento qualcosa si è rotto in maniera irreparabile con Silvio Berlusconi, proprio a causa dello scellerato e squallido attacco bocchiniano cui Fini si è adeguato senza guardare al suo patto di fedeltà sottoscritto con Silvio Berlusconi, e con gli tutti gli elettori che avevano votato per Berlusconi, che tutto volevano vedere all’interno del PDL e del governo, tranne che una guerra di secessione (sarebbe meglio definirla di successione) suicida e fratricida.

6 – Il sesto errore è certamente il più controverso di tutti, ed è stato la minaccia, poi verificatasi proprio oggi, di uscire dal PDL per costituire gruppi autonomi a camera e senato, ammettendo di fatto, il proprio errore originale, quello di aver aderito al partito berlusconiano.

7 – Il settimo errore di Gianfranco Fini è certamente il più distruttivo nei confronti del paese, e si realizza nella assoluta incomprensione da parte della gente del tradimento finiano, persone e cittadini che mai come in questo momento avevano bisogno di un governo forte e stabile, per difendersi dalle prospettive di povertà e di malessere che prospetta la crisi contemporanea.
In questo, la gente comune, le famiglie, le aziende, le imprese, gli imprenditori e i lavoratori dipendenti non lo hanno compreso, ne giustificato.
Anzi, i corpi sociali e produttivi del paese vedono oggi in Gianfranco Fini un nemico:
il restauratore di quella instabilità politica, governativa e parlamantare che è concausa del malessere che vive il paese.

8 – L’ottavo errore di Gianfranco Fini è quello di aprire con questa crisi politica, una via per il ritorno ad un passato che nessuno vuole, che nessuno desidera:
quello in cui la politica parlamentare condizionava fortemente ogni azione dell’esecutivo, rendendo impossibile governare il paese.
E’ il ritorno alla politica “dell’ago della bilancia”, e cioè il tentativo di imporre proditoriamente una esigua minoranza parlamentare alla maggioranza che sorregge il governo, ricattandolo ed estorcendogli un potere che nessun mandato elettorale gli ha mai consegnato.

9 – Il nono errore di Fini, è stato quello di non rassegnare le dimissioni da Presidente della Camera dei Deputati, abusando ancora una volta del potere istituzionale della terza carica dello stato in favore di un progetto politico personale.
E non è affatto un caso che il gruppo dei finiani alla camera sia almeno tre volte più grande di quello del senato.
E’ solo il prodotto di un abuso continuo ed aggravato delle funzioni istituzionali rivestite da Gianfranco Fini, a fini meramente di parte, con scopi esclusivamente politici.

10 – Il decimo errore di Fini è quello di assicurare una forza ed una visibilità alle opposizioni politiche che esse non meritano certamente, opposizioni con le quali egli non potrà allearsi per un eventuale programma elettorale, poichè i nipoti della destra storica ed i nipoti della sinistra storica, sono assolutamente ed evidentemente incompatibili.

11 – L’undicesimo errore di Gianfranco Fini è stato quello di nascondere continuamente le sue aspirazioni di leader sotto la gonna dell’ostracismo alle riforme leghiste ovvero di una moralizzazione della politica che evidentemente, egli non aveva mai notato prima.
La corruzione, la questione morale, la questione settentrionale, la questione meridionale, il contrasto e la lotta alle mafie sono solo pretesti politici che Fini ha messo e dismesso a piacimento, mostrando un inaudito cinismo ed una spietata quanto malata ambizione politica.

Ecco analizzati in breve e frettolosamente i gravi errori politici e di valutazione che ha commesso Gianfranco Fini.

In ultimo si osserva come, un politico che commetta una serie così strampalata di errori pacchiani e grossolani, non merita certamente di guidare le sorti di un grande paese come è il nostro.

Ad ognuno le proprie responsabilità ed ai posteri, consegniamo l’ardua sentenza.

giugno 2006 – giugno 2010

giovedì, 3 giugno 2010

E ci risiamo.

Ogni volta che il federalismo sembra stia per essere varato, approvato e applicato, ecco il tradimento degli alleati.

Nel giugno 2006 mancavano all’appello i voti di Fi e AN per il referendum sulla devoluzione e sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Oggi sono ancora il gatto berlusconi e la volpe fini creare situazioni di stallo e di crisi politica tali da rendere impossibile l’attuazione del federalismo.

Il giugno 2006 segnò l’inizio della fine del governo prodi.

Il giugno 2010 segna l’inizio della fine del governo berlusconi.

Il Federalismo Fiscale va attuato entro l’estate.

Basta depistaggi e finte guerre intestine:

a me, questa gente, non mi frega mai più.

O mantegono i patti ed attuano il federalismo fiscale entro l’estate, oppure da me non vedranno neppure un’oncia di consenso.

Rifare un’alleanza politica con chi ha dimostrato di volerti fregare per ben due volte non è utile e nemmeno sano.

Alternativa non c’è?

Mollare l’osso non è mai una buona soluzione.

Ma è sempre meglio che farsi prendere in giro in codesta maniera.

Sono tutti uguali quelli della casta:
traditori delle famiglie e delle aziende.

La Puglia e il disastro politico della famiglia Fitto

martedì, 30 marzo 2010

Lo dissi in tempi non sospetti ed ho sempre sostenuto che se il cdx in Puglia non avesse puntato su persone come Lucia Lambresa e Adriana Poli Bortone, avrebbe presto depauperato il largo consenso di cui era capace.
Ma nessuno mi ha ascoltato.
Nani politici senza arte ne’ parte hanno regalato la Puglia per 10 anni al comunista Vendola.
Essi non meritano pietà.
Alcuna.
In un orgasmo di arroganza umana e politica hanno edificato su di un consenso largo e condiviso, una generazione di politici senza stoffa, senza valore, senza alcuna qualità.
E la Puglia ed i pugliesi, pagheranno il conto per le loro stoltezze.
Sono un disastro assoluto.