Articoli marcati con tag ‘abuso di potere’

CODICE PENALE – Art. 328 Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione.

giovedì, 14 giugno 2012

CODICE PENALE – Art. 328 Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione

« Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa. »

Possibile che nessun pubblico ufficiale od incaricato di pubblico servizio veda le continue ingiustizie quotidiane, le perenni violazioni al principio della legalità e delle leggi vigenti, la perpetua ed omertosa affezione alla illegalità, alla illeceità, alla immoralità che vengono perpetuate ogni giorno, ogni ora, ogni secondo in Italia?

Ma non vi rendete conto che si accoglie con sorpresa ovunque un comportamento civile e onesto?

Ma vi è chiaro che è tutta una mafia e che chi dovrebbe contrastare questo stato di fatto con l’arma del diritto latita evidentemente?

Vi è chiaro che lo stato di diritto è morto e non garantisce nulla ai cittadini che gradiscono invece la legalità e pagano tasse ed imposte in misura eccessivamente gravosa?

Ed a cosa serve questa preistorica e gravosissima pubblica amministrazione se non serve al cittadino, ma pretende di essere servita da cittadini ormai ridotti a sudditi?

E chi controlla il controllore in Italia?

Gradi superiori a quello nazionale di giurisdizione?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La corruzione in Italia non esiste : per forza e valore di legge

giovedì, 31 maggio 2012

In questo momento nelle puzzolenti aule parlamentari di questo infame paese, si sta discutendo se sia corruzione una dazione in regalie piuttosto che una dazione in danaro.

Così, se si offre ogni anno la vacanza estiva e quella invernale al politico o al burocrate corrotto, non è reato, se si fa dono alla moglie del politico o del burocrate corrotto di gioielli esclusivi, non è reato, se al politico o al burocrate corrotto viene regalata un’auto lussuosa e gli si pagano le spese del relativo mantenimento non è reato, se si regala una villa o un appartamento al politico o al burocrate corrotto non è reato.

L’apoteosi della malavita criminale fatta legalità, l’invito esplicito a infrangere la questone morale e penetrare lo stato di diritto di altra malavita borderline.

Come potete vedere dalle proposte politiche di alto livello e spessore presenti oggi in Italia, la corruzione, la concussione e l’abuso d’ufficio non esistono più:

sono stati debellati a mezzo depenalizzazione legislativa.

Confermo la mia personale opinione di libero cittadino che questo paese sia profondamente corrotto in ogni sua forma ed espressione e che le aggregazioni di consenso a tali formule depenalizzanti, indulgenti, condonanti, amnistianti e grazianti sia evidentemente una aggregazione associativa di stampo mafioso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il siciliano alfano ed il partito degli onesti a difesa della corruzione

sabato, 5 maggio 2012

I deputati del PDL-Partito degli Onesti presentano 43 emendamenti evidentemente ostruttivi al fine di insabbiare e contrastare il DDL anti-corruzione, ancora una volta.

Ancora una volta la casta politica italiana si dimostra conservatrice di abusi e privilegi impagabili, di corruttele ed illegalità, abusi del potere pubblico e tradimento del popolo dei cittadini lavoratori, delle famiglie e delle aziende italiane.

Ancora una volta, una ben precisa componente politica pretende che nulla venga cambiato in un paese piegato dalle mafie e dalla corruzione, dalla evasione fiscale e dall’usura.

Il tradimento è evidente.

La punizione per il tradimento del popolo è storica:

la ghigliottina.

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre
detto
l’Incorruttibile

Corruzione e Furto

mercoledì, 14 marzo 2012

Ogni volta che la Magistratura e gli investigatori delle Forze dell’Ordine sorprendono un politico o un burocrate italiano con le mani nel sacco della corruzione, ecco arrivare la solita frase giustificativa:

non ho messo un solo euro nelle mie tasche personali, quelli, erano danari per il partito.

Insomma, la vecchia ed irrisolta solfa dei finanziamenti illeciti ed illegali ai partiti politici, ottenuti con l’estorsione, l’abuso d’ufficio, la minaccia di non garantire un diritto acquisito e normalmente esercitabile dal cittadino-lavoratore.

Ma è ora di fare chiarezza, una volta per tutte, su questo equivoco sui termini di ladro e di corrotto.

Rubare per il partito, invece che per se stessi, è sempre rubare.

Essere corruttibile per il partito, invece che per se stessi, è sempre essere corruttibili.

Un ladro non si distingue dal fatto che rubi per se o per altri, ma per il fatto che egli rubi.

Un corrotto non si distingue dal fatto che egli si faccia corrompere per se o per altri, ma per il fatto che egli pretenda ed incassi una tangente.

Insomma, in un paese dove le mafie imperano come primo agente economico e l’usura massacra famiglie ed aziende sane insieme alla evasione fiscale ed alla corruzione, ecco che alla fine della fiera, un corrotto non è nemmeno un corrotto ed un ladro non è un ladro.

Sta di fatto che per me, un mafioso è un morto che cammina, un corrotto è un delinquente che abusa del potere pubblico al fine di arricchire illecitamente ed illegalmente se e/o il suo gruppo politico, ed un ladro è uno che ruba, sia che compia l’atto per se che per conto terzi.

Intanto, la normativa anti-corruzione viene insabbiata da decenni dalla casta politica italiana.

Io rubo, tu rubi, egli ruba, noi, rubiamo, voi rubate, essi rubano.

E tutti stanno zitti, perché semmai, rubano tutti.

E l’italia è di nuovo unita dal nord al sud sotto il segno della corruzione:

ma bravi!

Questa è l’italia.

Ed io, evidentemente, non sono italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Vergogne Italiane: Corruzione, Evasione Fiscale, Usura e Mafia

venerdì, 24 febbraio 2012

Gli ultimi dati ufficiali indicano che in italia, la corruzione non dovrebbe essere inferiore ai 60.000.000.000,00 (sessanta miliardi) di euro annui e l’evasione fiscale non inferiore a 200.000.000.000,00 (duecento miliardi)di euro annui.

Il dato va preso ovviamente con le pinze e l’uso del condizionale pare d’obbligo, visto che solo pochi mesi fa, si stimava la corruzione in italia pari a “soli” 40.000.000.000,00 (quaranta miliardi) di euro nel solo anno 2011.

Probabilmente, il dato effettivo (che sfugge ovviamente ad un calcolo ufficiale) è di gran lunga più importante, supportando coloro i quali ipotizzano che il debito pubblico italiano non sia altro che la sommatoria delle corruttele e non dei debiti contratti per garantire servizi efficienti ai cittadini-lavoratori-consumatori-contribuenti.

Intanto, il fenomeno dell’usura si presenta come l’attività economica più redditizia nel paese con un fatturato di 40.000.000.000,00 (quaranta miliardi) di euro, fagocitando nei soli ultimi tre anni ben duecentomila imprenditori, ma anche famiglie, commercianti, piccole e medie imprese con un volume di danaro “movimentato” superiore di ben quattro volte a quello già ricco del famigerato racket del pizzo.

In un teatro di guerra in cui, la Mafia Spa risulta essere il maggior agente economico italiano, primeggiando fra le imprese italiane per fatturato e profitti realizzati, la sommatoria fra corruzione, evasione fiscale ed usura dovrebbe offrire maggiori valori che quelli sopra riportati, di gran lunga, maggiori.

Se pur volessimo adottare il dato di una corruzione annua pari a 60 miliardi di euro, dovremmo arrenderci ad una terribile e temibile evidenza secondo cui, è come se ogni cittadino italiano, compresi i neonati appena giunti in questa valle di lacrime e quelli che invece hanno già un piede nella fossa cimiteriale intascassero una tangente di 1.000,00 euro pro-capite ogni anno.

Se pur volessimo adottare il dato di una evasione fiscale annua pari a 200 miliardi di euro, dovremmo arrenderci ad una egualmente terribile e temibile evidenza secondo cui, è come se ogni cittadino italiano, compresi i neonati appena giunti in questa valle di lacrime e quelli che invece hanno già un piede nella fossa cimiteriale evadessero contributi fiscali pari a una cifra di di 3.333,33 (numero periodico) euro pro-capite ogni anno.

Impressionante, vero?

Ma non è mia intenzione impressionare, spaventare o divertire alcuno.

Sia pure mi domandi e domandi alle autorità competenti se, posto che in italia il fenomeno della corruzione sia talmente dilagante da essere egli stesso sistema-paese, non fosse il caso di depenalizzare gli atti di violenza nei confronti di concussori e corrotti, come pure nei confronti degli autori del delitto di abuso d’ufficio.

Insomma, il solito burocrate o politico mi impone e mi estorce la solita tangente?

Bene, io per tutta risposta gli spacco la faccia, devasto il suo viso a furia di calci e pugni offerti senza alcuna pietà, e vedo riconosciuto questo mio comportamento come un comportamento non perseguibile e non punibile dalla legge e dalla giustizia italiana.

Mi pare un equo indennizzo per un popolo che venga quotidianamente massacrato da fenomeni come la concussione, la corruzione e l’abuso d’ufficio.

Come pure mi pare doveroso ritenere che, l’omicidio di un usuraio come quello di un mafioso che sia commesso da un cittadino costretto a subire l’usura e/o la violenza mafiosa, non debba essere ritenuto un comportamento perseguibile e punibile dalla legge e dalla giustizia italiana.

Mi pare un equo indennizzo per un popolo che venga quotidianamente massacrato da fenomeni come l’usura e la mafia.

Uccidere un mafioso o un usuraio non è reato, direbbe qualcuno.

Come pure spaccare il viso di un corruttore e di un corrotto come di chi abusi del potere di un ufficio pubblico, sarebbe evidentemente il trionfo e l’affermazione di una giustizia legale, giudiziaria, sociale, politica, finanziaria ed economica assai giusta ed equilibrata, che difenda il cittadino dalla usurpazione della sua sovranità, usata poi come mazza coercitiva da parte delle caste mafiose, delle corporazioni corrotte e delle mafie usuraie.

E poi:

volete mettere la soddisfazione e l’indubbio deterrente che una tale azione offrirebbe alla tutela dello stato democratico e del suo popolo di cittadini oppressi e usurati a volontà e senza limiti dalla classe dirigente politica e burocratica più corrotte e mafiose dell’intero globo terrestre?

Senzadubbiamente.

P.S.
In alternativa resto in attesa del versamento di euro 6.000,00 annui a compensazione della corruzione italiana (1.000,00 euro a persona per i sei membri della mia famiglia = 6.000,00 euro) e la detrazione annua di euro 19.999,98 annui dal pagamento delle tasse (per effetto di 3.333,33 euro di evasione fiscale per ogni cittadino italiano sempre moltiplicata per i sei membri di cui è composta la mia famiglia).
Aggiungerei anche un indennizzo forfettario pari a 100.000.000,00 di euro per la perdita di immagine della mia famiglia nel mondo civile occidentale a causa della inarrestata presenza dei fenomeni della corruzione, della concussione e dell’abuso di ufficio, un analogo indennizzo per la perdita di immagine della mia famiglia nel mondo civile occidentale a causa dello scandalo continuato ed aggravato della Monnezza Napoletana ed un ulteriore ed analogo indennizzo a causa della presenza onnipotente delle organizzazioni mafiose nella società e nella economia del paese.
Infine, un ulteriore indennizzo, pari a 1.000.000.000,00 di euro da commisurare per ogni membro della mia famiglia a causa della inefficienza cronica ed acuta della pubblica amministrazione e dei servizi da essa offerti in regime di monopolio.
E visto che siamo in tema di resa dei conti, un indennizzo forfettario una tantum per la sperequazione fiscale cui sono soggette le famiglie numerose in questo paese che non provvede, sia pur promettendolo costantemente in sede di tornate elettorali, alla formazione di un coefficiente contributivo che tenga presente che uno stipendio base di mille euro/mese per una persona sola è certamente sufficiente, ma che lo stesso stipendio per un padre o una madre di famiglia, ancor più se numerosa, non è equo e nemmeno socialmente ed economicamente corrispettivo.
Ovviamente, riferendo tale quoziente familiare alle famiglie strettamente italiane, per non offrire (come al solito) un insperato aiuto a chi sbarca in italia con armi, bagagli e decine di mogli e di figli da far mantenere al prossimo suo considerando altresì che, se la Sua Religione gli consente di avere un numero infinito di mogli e di figli, mi sembra più che giusto che si rivolga conseguentemente all’origine ed alla causa del proprio male, e quindi al Suo Dio, per il relativo mantenimento di mogli, figli e nipoti, parenti e affini, armi e bagagli compresi.
Ovviamente, desidero anche ottenere il licenziamento in tronco con perdita del diritto alla pensione e alla assistenza sanitaria gratuita per i corrotti, i parassiti, gli scansafatiche, i raccomandati e di tutti quegli immeritevoli che si vedono corrispondere un analogo corrispettivo al mio, senza averne sudato nemmeno un euro, mai.
Personalmente, io non sono più disposto a mantenere e/o sopportare più nessuno:
io voglio vedere riconosciuti i miei diritti, compresi e non esclusi quelli di vivere serenamente e dignitosamente.
Di tutti gli altri, non me ne frega (rispettosamente) un bel nulla.
Sono disposto ad offrire tanto rispetto tanto quanto me ne si rivolge.
Chiamatela pure:
la mia “coesione sociale” e familiare ad uno stato di diritto condizionato grandemente da mafiosi, usurai e corrotti.
E basta così.
Almeno per il momento.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La restaurazione conservativa della repubblica burocratica italiana

sabato, 12 novembre 2011

Il potere pubblico in Italia, è stato a lungo abusato in favore delle caste mafiose e delle corporazioni dell’abuso continuato ed aggravato del (pre)potere pubblico.

Ogni tentativo di spezzare la catena di autoreferenzialità delle caste (politica e burocratica) e delle corporazioni (delle professioni, del lavoro, dell’economia in appalto pubblico, etc) e degli apparati pubblici deviati, ha provocato una forte reazione nel paese.

Ogni tentativo di interrompere il prepotere pubblico della casta politica e burocratica è naufragato miseramente (Devolution 2006 e Riforma Fiscale Federalista 2011).

Il rincorrersi di voci insistenti nei recenti anni di patti e contratti stipulati fra lo stato e l’anti-stato mafioso, aprono scenari pericolosi di colpi di coda reazionari del sistema del potere pubblico deviato, nella prospettiva che le organizzazioni mafiose detengano un potere di condizionamento della politica in Italia molto elevato, in virtù del condizionamento del consenso elettorale in molte regioni italiane, specie in quelle meridionali.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la prima azienda per fatturato nel patologico sistema economico italiano risulta essere l’organizzazione mafiosa della ‘ndrangheta.

Ma non si può nemmeno sottovalutare un potenziale abuso del potere pubblico da parte di quelle consorterie che impediscono di fatto ogni liberalizzazione ed ogni riforma strutturale del paese.

Una vera e propria reazione a catena, un organizzato attacco fatto di stillicidi personali, di modulazione della tolleranza nella applicazione della legge (non dimentichiamo che le funzioni pubbliche ed i poteri pubblici sono incarnate da corporazioni e caste che li esercitano da sempre, da vere e proprie baronie corporative), di inflessibilità nella tolleranza, di mancate vigilanze, di inosservate tutele.

Chiunque chieda più libertà, chiunque si esponga pubblicamente al cambiamento vero (non quello delle chiacchiere, ma quello più pericoloso per le caste; un cambiamento vero, autentico e realizzato, che impedirebbe la cooptazione, la baronia, il nepotismo, la familiarità e la mafiosità nelle scelte fondamentali della vita pubblica:
decidere a chi affidare potere pubblico e/o funzioni pubbliche a mezzo concorso e a chi indirizzare ricchezze enormi e potere pubblico attraverso l’affidamento di appalti pubblici),
chiunque chieda il riconoscimento del merito nella società e nel lavoro, come nella Pubblica Amministrazione
rischia come minimo di vedersi garantita una applicazione della legge a tolleranza zero,
se non un vero e proprio mobbing del potere pubblico deviato e deviante le finalità pubbliche e sociali, le libertà irrinunciabili e fondamentali della persona umana.

E non c’è molto da sperare nel controllo della informazione su eventuali abusi o veri e propri attacchi da parte del prepotere pubblico abusato,
poiché in Italia, il mondo dell’informazione è esso stesso casta corporativa, cui si accede esclusivamente per concorso pubblico.

Una realtà devastante e destabilizzante di ogni cambiamento positivo, di ogni mutamento dello status quo di chi detiene un pezzettino sia pur piccolo di potere pubblico e ne abusa per difendere il suo status corporativo, la sua posizione sociale, la continuità nel tempo dell’accesso per i suoi familiari ed affini al potere pubblico.

Una realtà grave e seria, una realtà che non può non essere presa in considerazione e prevenuta, almeno negli aspetti deteriori e del danno causato ingiustamente:

le preoccupazioni e le ingiustizie subite possono uccidere, esattamente come può farlo un attentato mafioso o terroristico.

Il momento storico attuale italiano può essere equiparato al momento storico della fine del comunismo reale in Unione Sovietica, avviato dalla Perestrojka (ricostruzione) e dalla Glasnost’ (trasparenza) intraprese da Mikhail Gorbačëv (Mikhail Gorbaciov) nella estate del 1987, iniziate, ma guarda un po il caso, allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale.

Entrambe le ristrutturazioni russe ebbero vita breve, contrastate aspramente dalle oligarchie interne al passato, ma non deceduto, sistema pubblico-massimalista sovietico, oligarchie burocratiche che detenevano effettivamente il potere pubblico, oligarchie che, dopo la caduta della oligarchia politica, presero il sopravvento sino a portare alle massime cariche russe gli apici del potere pubblico, come nel caso di Vladimir Vladimirovič Putin, dirigente dei servizi segreti russi, il famigerato KGB.

Come vedete, nell’analisi suindicata, nessuna ristrutturazione politica può vincere in un sistema profondamente segnato dal potere immutato delle oligarchie burocratiche, che usano od abusano del potere pubblico prima, durante e dopo ogni mutamento riformista, condizionandone l’evoluzione o bloccandone la riuscita.

Ed è un momento molto simile a quello descritto, quello vissuto nei tempi odierni dall’Italia che tenta di cambiare se stessa.

Ed i pericoli che si affacciano al cambiamento italiano e a chi lo incarna, chi lo favorisce, chi lo invoca, possono essere non molto differenti dai pericoli che si sono vissuti e si vivono tutt’ora in un paese enormemente ricco come la Russia, ma governato da oligarchie burocratiche sopraffattrici di ogni libertà.

Attenzione a ciò che potrà avvenire in Italia nei prossimi tempi:

terrorismo politico, atti di intimidazione, pressioni illecite, subdoli esercizi del potere pubblico e del suo grado di tolleranza.

Chiunque tenti l’ormai irreversibile processo di aggiornamento e di adeguamento della Pubblica Amministrazione, delle sue funzioni e dei suoi illimitati poteri, deve mettere in conto una reazione “burocratica”.

I maggiori ostacoli al processo di ristrutturazione, di liberalizzazione, di mutamento e di cambiamento positivo del paese reale, sono sempre i medesimi:

la casta politica, la casta burocratica, le corporazioni del potere pubblico e le organizzazioni mafiose.

Questo è il nemico dell’Italia e degli italiani, oggi, come ieri.

Questo è l’elemento che tenterà di destabilizzare e di fermare ogni mutamento dello status quo corporativo.

Da questa corte di prepotenti, verranno gli attacchi subdoli, vili e vigliacchi ai giusti che combattono per la libertà.

Che vengano:

li stiamo aspettando.

Oggi come ieri.

Nella seconda come nella prima repubblica burocratica italiana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione: così si debella

mercoledì, 26 maggio 2010

A seguito di numerosi casi di paventata corruzione che vedono coinvolti uomini politici, leggo che il presidente del consiglio dei ministri, Cav. Silvio Berlusconi, promise un insaprimento delle pene.

Mi permetto una umile indicazione, un piccolo contributo personale alla eliminazione della corruzione.

La corruzione come la concussione vertono intorno al cardine del potere pubblico, sia politico-amministrativo che burocratico.

Se Lei, caro presidente del consiglio dei ministri, vuol veramente debellare questo cancro che uccide l’Italia, può sicuramente agire con una norma che riporta al suo interno un solo articolo:

“chiunque rivesta funzioni, attribuzioni o eserciti poteri pubblici ovvero agisca in funzione di incarichi pubblici è punito per tutti i reati commessi in uso o abuso di dette funzioni e poteri con la pena prescritta dalla legge, caso per caso, moltiplicata per tre (3) volte unificando le pene per i reati di corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio nella misura unica applicabile da 6 a 12 anni di reclusione”

Cosicchè, se una corruzione può essere punita con sei (6) anni di detenzione, la pena viene automaticamente portata a diciotto (18) anni.

Attualmente sono previsti i seguenti reati (che andrebbero unificati sul versante della pena) con le seguenti pene previste, caso per caso:

Concussione > da 4 a 12 anni

Corruzione per un atto di ufficio > fino ad 1 anno

Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio > da 2 a 5 anni

Corruzione in atti giudiziari > da 3 a 8 anni

Per questi reati, come per quelli simili di istigazione alla corruzione, peculato, abuso d’ufficio, ect., la pena prevista andrebbe quindi unificata in un minimo di 6 ad un massimo di 12 anni di reclusione.

Se venisse applicato il moltiplicatore che propongo, le pene minime partirebbero da 18 anni sino ad un massimo di 36 anni di carcere!

Stesso dicasi per l’abuso di ufficio, reato dietro al quale si cela spesso l’interesse privato e personale ad accelerare o a frenare una pratica d’ufficio, in favore di qualcuno (perchè ha già pagato l’estorsione corruttiva) o in sfavore di qualcun altro (per fargli capire che se non paga la tangente, la sua pratica verrà insabbiata).

Detto e fatto.
Semplice e veloce.

Ovviamente, inapplicabili per il reato di corruzione e di abuso d’ufficio devono essere tutti gli sconti di pena.

Ovviamente la sentenza va emessa prima che il reato cada in prescrizione.

Se prendi 18 anni di detenzione, te li fai tutti, caro corrotto.

E senza sconti.

Oh, dimenticavo:
visto che i reati di corruzione e di concussione e similari possono vedere coinvolti burocrati o politici, proprio perchè nella loro relativa qualità e ne loro relativo potere, nessuna immunità e impunità deve essere prevista per il politico colto con le mani nel sacco.

Così, si debella la corruzione.

Se veramente si vuole debellare la corruzione in italia.