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La restaurazione conservativa della repubblica burocratica italiana

sabato, 12 novembre 2011

Il potere pubblico in Italia, è stato a lungo abusato in favore delle caste mafiose e delle corporazioni dell’abuso continuato ed aggravato del (pre)potere pubblico.

Ogni tentativo di spezzare la catena di autoreferenzialità delle caste (politica e burocratica) e delle corporazioni (delle professioni, del lavoro, dell’economia in appalto pubblico, etc) e degli apparati pubblici deviati, ha provocato una forte reazione nel paese.

Ogni tentativo di interrompere il prepotere pubblico della casta politica e burocratica è naufragato miseramente (Devolution 2006 e Riforma Fiscale Federalista 2011).

Il rincorrersi di voci insistenti nei recenti anni di patti e contratti stipulati fra lo stato e l’anti-stato mafioso, aprono scenari pericolosi di colpi di coda reazionari del sistema del potere pubblico deviato, nella prospettiva che le organizzazioni mafiose detengano un potere di condizionamento della politica in Italia molto elevato, in virtù del condizionamento del consenso elettorale in molte regioni italiane, specie in quelle meridionali.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la prima azienda per fatturato nel patologico sistema economico italiano risulta essere l’organizzazione mafiosa della ‘ndrangheta.

Ma non si può nemmeno sottovalutare un potenziale abuso del potere pubblico da parte di quelle consorterie che impediscono di fatto ogni liberalizzazione ed ogni riforma strutturale del paese.

Una vera e propria reazione a catena, un organizzato attacco fatto di stillicidi personali, di modulazione della tolleranza nella applicazione della legge (non dimentichiamo che le funzioni pubbliche ed i poteri pubblici sono incarnate da corporazioni e caste che li esercitano da sempre, da vere e proprie baronie corporative), di inflessibilità nella tolleranza, di mancate vigilanze, di inosservate tutele.

Chiunque chieda più libertà, chiunque si esponga pubblicamente al cambiamento vero (non quello delle chiacchiere, ma quello più pericoloso per le caste; un cambiamento vero, autentico e realizzato, che impedirebbe la cooptazione, la baronia, il nepotismo, la familiarità e la mafiosità nelle scelte fondamentali della vita pubblica:
decidere a chi affidare potere pubblico e/o funzioni pubbliche a mezzo concorso e a chi indirizzare ricchezze enormi e potere pubblico attraverso l’affidamento di appalti pubblici),
chiunque chieda il riconoscimento del merito nella società e nel lavoro, come nella Pubblica Amministrazione
rischia come minimo di vedersi garantita una applicazione della legge a tolleranza zero,
se non un vero e proprio mobbing del potere pubblico deviato e deviante le finalità pubbliche e sociali, le libertà irrinunciabili e fondamentali della persona umana.

E non c’è molto da sperare nel controllo della informazione su eventuali abusi o veri e propri attacchi da parte del prepotere pubblico abusato,
poiché in Italia, il mondo dell’informazione è esso stesso casta corporativa, cui si accede esclusivamente per concorso pubblico.

Una realtà devastante e destabilizzante di ogni cambiamento positivo, di ogni mutamento dello status quo di chi detiene un pezzettino sia pur piccolo di potere pubblico e ne abusa per difendere il suo status corporativo, la sua posizione sociale, la continuità nel tempo dell’accesso per i suoi familiari ed affini al potere pubblico.

Una realtà grave e seria, una realtà che non può non essere presa in considerazione e prevenuta, almeno negli aspetti deteriori e del danno causato ingiustamente:

le preoccupazioni e le ingiustizie subite possono uccidere, esattamente come può farlo un attentato mafioso o terroristico.

Il momento storico attuale italiano può essere equiparato al momento storico della fine del comunismo reale in Unione Sovietica, avviato dalla Perestrojka (ricostruzione) e dalla Glasnost’ (trasparenza) intraprese da Mikhail Gorbačëv (Mikhail Gorbaciov) nella estate del 1987, iniziate, ma guarda un po il caso, allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale.

Entrambe le ristrutturazioni russe ebbero vita breve, contrastate aspramente dalle oligarchie interne al passato, ma non deceduto, sistema pubblico-massimalista sovietico, oligarchie burocratiche che detenevano effettivamente il potere pubblico, oligarchie che, dopo la caduta della oligarchia politica, presero il sopravvento sino a portare alle massime cariche russe gli apici del potere pubblico, come nel caso di Vladimir Vladimirovič Putin, dirigente dei servizi segreti russi, il famigerato KGB.

Come vedete, nell’analisi suindicata, nessuna ristrutturazione politica può vincere in un sistema profondamente segnato dal potere immutato delle oligarchie burocratiche, che usano od abusano del potere pubblico prima, durante e dopo ogni mutamento riformista, condizionandone l’evoluzione o bloccandone la riuscita.

Ed è un momento molto simile a quello descritto, quello vissuto nei tempi odierni dall’Italia che tenta di cambiare se stessa.

Ed i pericoli che si affacciano al cambiamento italiano e a chi lo incarna, chi lo favorisce, chi lo invoca, possono essere non molto differenti dai pericoli che si sono vissuti e si vivono tutt’ora in un paese enormemente ricco come la Russia, ma governato da oligarchie burocratiche sopraffattrici di ogni libertà.

Attenzione a ciò che potrà avvenire in Italia nei prossimi tempi:

terrorismo politico, atti di intimidazione, pressioni illecite, subdoli esercizi del potere pubblico e del suo grado di tolleranza.

Chiunque tenti l’ormai irreversibile processo di aggiornamento e di adeguamento della Pubblica Amministrazione, delle sue funzioni e dei suoi illimitati poteri, deve mettere in conto una reazione “burocratica”.

I maggiori ostacoli al processo di ristrutturazione, di liberalizzazione, di mutamento e di cambiamento positivo del paese reale, sono sempre i medesimi:

la casta politica, la casta burocratica, le corporazioni del potere pubblico e le organizzazioni mafiose.

Questo è il nemico dell’Italia e degli italiani, oggi, come ieri.

Questo è l’elemento che tenterà di destabilizzare e di fermare ogni mutamento dello status quo corporativo.

Da questa corte di prepotenti, verranno gli attacchi subdoli, vili e vigliacchi ai giusti che combattono per la libertà.

Che vengano:

li stiamo aspettando.

Oggi come ieri.

Nella seconda come nella prima repubblica burocratica italiana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La restaurazione conservativa della casta politico-burocratico-partitocratica

martedì, 23 agosto 2011

La crisi e l’immobilismo del sistema del potere pubblico italiano corrisponde esattamente al rifiuto della casta politico-burocratico-partitocratica di diminuire la spesa pubblica ed il debito pubblico, di cui, questa casta corporativa, si nutre e difende con estrema violenza.

Come nel 2006, anche nel 2011 la casta politico-burocratico-partitocratica si oppone subdolamente ad ogni cambiamento, soprattutto a quei cambiamenti che potrebbero modificare o eliminare quelle sacche di esenzione dal rispetto della legge come è quella delle regioni meridionali italiane, laddove avviene di tutto e di più in violazione della legge, con enormi difficoltà da parte della magistratura e delle forze dell’ordine nel perseguire, prevenire e punire tali reati, tali violazioni del codice penale, prima fra tutte, la corruzione politica e la corruzione burocratica.

Asserragliati dietro una finzione politica unitaria che di unitario evidenzia solo la tutela e la difesa di interessi che appaiono assolutamente contrari a quelli del popolo sovrano, la casta impedisce l’emanazione di ogni normativa anti corruzione, e soprattutto, ostacola ogni buongoverno che liberalizzi veramente il sistema paese (basti guardare alla liberalizzazione delle professioni, impedita con la violenza politica dei parlamentari della maggioranza di governo che fanno parte della intoccabile corporazione dei “professionisti”), diminuisca il costo della politica e della burocrazia, ne sani i comportamenti illegali, ne governi effettivamente la vita, anzichè esserne governato in disfunzione dell’interesse generale.

L’interesse particolare contro l’interesse generale:

ecco a cosa è ridotta l’azione politica ed istituzionale dei quadri dirigenti politici e burocratici italiani.

Dalla prima repubblica ad oggi, nulla è cambiato, soprattutto non è cambiata la capacità della casta politico-burocratico-partitocratica di bloccare il sistema democratico per poterne governare nelle segreterie delle parti politiche e sindacali il potere pubblico, sottraendolo ad ogni controllo, ad ogni ispezione, ad ogni inchiesta giornalistica e indagine giudiziaria.

La innovativa azione politica del movimento leghista in questi ultimi anni, ha avuto come risultato il riavvicinarsi, il ricompattarsi ed il massificarsi della casta, dispersa e disarmata dallo scandalo di Tangentopoli e riunita sotto l’egida di una mascherata volontà unitaria, che difende invece in esclusiva interessi particolari, personali e di corporazione.

La magnifica azione di contrasto alle organizzazioni mafiose, la prima in assoluto nella storia della repubblica italiana condotta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni inoltre, uccide alla base i sistemi mafiosi che devastano il sud del paese e tentano continuamente l’attacco alle ricche e civili regioni del nord.

Tale contrasto mette in gravi difficoltà tutte quelle forze politiche che raccolgono gran parte del proprio consenso nelle regioni meridionali, in quelle regioni laddove le mafie hanno dimostrato, e da sempre, di poter condizionare il consenso elettorale, indirizzare massicciamente ed efficacemente il voto popolare.

Così il paese appare spaccato e degradato, destinato ad un futuro temibile la cui unica soluzione positiva resta nella scomparsa della sua casta politico-burocratico-partitocratica.

Non vi sarà salvezza in questo paese per nessuno sino a quando la casta resterà salda nella continuazione unitaria dell’abuso del potere pubblico a fini particolari e personali.

Almeno sino a quando il popolo non si rivolterà contro questa casta dispotica ed egoista ovvero sino a quando una parte del popolo rivendicherà la propria indipendenza e secessione da tutta questa infamia inumana, immorale, illegale ed incivile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X