Questa è la vita, questa è la morte

Si nasce, si cresce, si da per scontato l’aiuto dei genitori.

Arriva il giorno in cui ne perdi uno o rischi di perderlo.

E ti si apre una realtà ben diversa davanti:

non ci saranno per sempre, non saremo adolescenti per sempre.

Quando li perdi entrambi, capisci cosa è la morte e comprendi cosa è la vita.

In tale sconquasso emotivo puoi perdere la bussola, credere che il tempo a disposizione sia poco, puoi agire per il male per soddisfare le esigenze personali, nella dimensione in cui “tanto, la vita è breve, dobbiamo cogliere quanto più possibile”.

Forse questa inclinazione era latente, forse no, forse era scritto che si sarebbe percorso la strada dell’incoscienza e della irresponsabilità, scusati e giustificati da una vita “troppo breve”.

Forse è solo una questione genetica o di carattere o di educazione.

Io credo che sia una scelta, oscurata al cuore e alla mente da numerose giustificazioni palliative autoindotte.

Io credo che si scelga in ogni caso.

Io credo, appunto.

E la vita è tutta qui:

credere.

Devi credere che la vita umana sia intelligente e debba essere regolata e vissuta in maniera intelligente.

Poi ti guardi intorno e vedi il nulla, il vuoto, vedi tutto, tranne la presenza di una intelligenza.

I furbi si credono intelligenti, gli stupidi si credono intelligenti, gli scaltri si credono intelligenti, gli arrivisti e gli scalatori sociali si credono intelligenti.

Ai miei occhi non è così.

Credo di sapere cosa sia l’intelligenza, credo di averla incontrata e in modo traumatico, da vicino, molto vicino.

In quinta elementare il mio maestro, stanco della mia irrequietezza e disattenzione mi invia al medico scolastico che si rivolge a sua volta ad un collega psicologo per una valutazione del caso.

Sono stato sottoposto a test su test:

QI per l’intelligenza e test di valutazione e misurazione della cosiddetta seconda intelligenza, la fantasia.

Il risultato fu comunicato ai miei genitori, oltre che al mio maestro (bravissima persona, devota al suo lavoro, mai in congedo per malattia: era al lavoro, al suo posto a scuola anche quando divenne padre).

L’intelligenza risultava essere quella media di un diciottenne (io avevo nove anni in quel tempo) e la fantasia sfuggì ad ogni valutazione e misurazione:

fu definita come “non misurabile”, “infinita”.

Fu un trauma.

In quei tempi, ogni diversità era guardata con sospetto, una grande diversità veniva quindi celata, nascosta, quasi con vergogna.

Ho vissuto dimenticando quel trauma, nascondendolo, quasi come fosse una colpa.

Ora che l’esperienza mi aiuta a capire, a comprendere, a misurare e valorizzare la mia persona con il mondo circostante, con gli altri diversi da me, oltre me, intorno a me, ora che ho un lume che illumina il buio, mi accorgo che non sono io ad essere cieco, ma gli altri a vivere al buio, costringendo in questo buio anche me.

Oggi che ho perduto mio padre, dopo aver perduto mia madre in modo lento e traumatico (quattro tumori in ventisei anni), mi sento libero dai pesi, dal dovere del silenzio, mi sento libero da una colpa che non ho, ma che ho pagato come tale.

Rifletto, valuto, ricordo.

E mi domando:

perché sono così come sono?

Qual’è il destino di una persona come me, in un paese come questo?

Come può una intelligenza imprigionata esprimere tutta se stessa all’interno di una educazione severa, un imprinting di umiltà assoluta, in un sistema dove vince la violenza, la furbizia, la prevaricazione, l’amore per l’illegalità, la devozione per caino e l’odio per Abele?

Come posso usufruire della mia capacità di prevedere il futuro grazie alla facoltà di valutare molto rapidamente scenari che sfuggono ai più, alla capacità di razionalizzare tutto, anche e soprattutto la vita e la morte?

Io non ho paura di morire o di come morire, ma temo di aver paura di vivere.

In effetti non è paura, ma rigetto:

non competo con chi non sa nemmeno quel che dice, non ha idea delle conseguenze di quello che fa o non fa, di quello che ritiene essere il giusto.

Non perdo il mio tempo a spiegare a chi non capisce o non vuol capire:

ho imparato che è del tutto inutile, ma anzi, dannoso, controproducente.

Non perdo il mio tempo con una umanità di incoscienti e irresponsabili.

Ma li capisco:

un trauma emotivo come quello che io ho raccontato può inibire l’emersione della personalità adulta, di una coscienza evoluta, di una capacità di credere.

Credere, appunto.

E torniamo al credere.

In cosa credo?

In passato ho creduto nella umanità, in un umanesimo fatto di bene, responsabile e maturo, inesistente nella realtà.

Ho combattuto per questo credo, ed ho perso il mio tempo, ho perduto:

questa umanità è risibile, ridicola, malfatta, malata, incapace di andare oltre se stessa, di crescere, di credere.

L’oltre umano, il super umano, quella filosofia tanto avversata da una umanità incapace di prendere coscienza dei propri limiti e di SUPERarli è cosa respinta al fine di giustificare il loro essere limitati, valorizzare il loro modo di essere.

Comprendo che la mia esperienza e la mia testimonianza di vita provano l’inutilità di lottare ad armi pari con tanta stupidità e furbizia.

Il dialogo è l’unica arma dei limitati per controllare esseri superiori, per avere ragione della ragione, per dare torto al vero.

Quindi, il dialogo è la morte dell’impegno per quelli come me.

Come?

Sono un razzista?

Non esistono gli esseri superiori?

Siamo tutti uguali?

Ecco l’attacco, ecco il mobbing verso chi non è come loro, ecco la criminalizzazione della ragione incarnata, della intelligenza superiore.

Comprendo altresì che, un leader che possa avere capacità superiori non potrà mai trovare incarnazioni capaci di realizzare le sue visioni, le sue ragioni, i suoi progetti.

Comprendo i limiti che impediscono a questa umanità di SUPERare se stessa.

Ma non la giustifico, affatto.

Per quanto stupidi, essi “sentono” quale sia la verità.

La nascondono, la celano, la attaccano, ma non possono evitarla.

Sono talmente stupidi da non capire che sono essi stessi a provare quel che dico quando mi attaccano, che valorizzano ciò che criminalizzano.

Per loro esiste un solo modo per realizzare una nuova umanità, una nuova illuminazione, una nuova evoluzione:

credere.

Qualcuno salterà alle conclusioni e pontificherà:

“credere, obbedire, combattere”, lo abbiamo già conosciuto questo sistema!

Infatti:

non esiste un periodo in cui questo paese è cresciuto paragonabile a quello in cui il popolo credeva, obbediva, combatteva.

Basta tirare una linea prima e dopo quel periodo per accorgersi che l’Italia la fecero i massoni, ma gli italiani e il sistema italiano lo crearono i fascisti.

Ogni singolo atto umano contemporaneo è infatti regolato e vissuto secondo i fondamenti dettati dai latini e dettati dal fascismo.

Non lo sapete?

Informatevi, poiché il deficit intellettuale può essere compensato con la conoscenza.

Ma studiare è del tutto inutile, quando ogni cosa è governata dalla corruzione materiale e morale e non dal merito.

Basta entrare nel giusto gruppo umano per non aver timore della galera, della punizione, dell’errore umano eretto a dogma assoluto.

Basta avere la giusta tessera in tasca e la laurea, la carriera e il successo sono garantiti.

Basta accettare il dialogo per essere vincenti, quel dialogo che serve solo ad uccidere l’intelligenza, la ragione.

Questa è la vita.

Questa è la morte.

Io non so cosa farò.

Ma so benissimo cosa c’è intorno a me:

poco o nulla di utile ad un futuro migliore.

E questo, ha più a vedere con la morte che con la vita, essendo la morte l’unico limite alla vita, essendo questa umanità un limite alla sopravvivenza di se stessa.

Lobby di furbetti approfittano di questa condizione e raggiungono il potere, in qualche modo.

E come essi usano quel potere è la più grande prova della loro inutilità:

usano il potere per conservare il potere e non per impedire le crisi e risolvere i problemi.

Perché se risolvono i problemi della umanità, si domandano, perché l’umanità dovrebbe consegnare loro ancora il potere per perpetuarlo?

Questa è la vita.

Ed è uno schifo invivibile.

Tag: , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un Commento