Politica filo araba + social nazionalismo = antisemitismo?

Era il tempo del secondo sgoverno Prodi, quando alla tutela degli affari esteri italiani sedeva il vicepresidente del Consiglio e ministro della repubblica Massimo D’alema, l’attuale presidente del COPASIR (Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi Segreti), l’organo di controllo parlamentare sui servizi segreti italiani.

Il ministro degli esteri dell’epoca D’alema sosteneva a spada tratta una impossibile politica filo-araba, sia italiana che europea, convalidando e sostenendo l’azione della forza politica palestinese Hamas (Movimento di Resistenza Islamico”), organizzazione palestinese di ispirazione religiosa islamica a carattere politico e paramilitare il cui statuto, prescrive nientemeno che, la distruzione totale dello stato democratico di Israele.

Contribuiva a sostenere questa politica fallimentare e pericolosa l’allora Presidente della Camera Fausto Bertinotti, il comunista Bertinotti.

Un altro comunista, il neo governatore della regione Puglia Nichi Vendola, si faceva fautore e sostenitore convinto di stati e paesi canaglia del mondo arabo.

Erano gli anni del rinato orgoglio comunista, anni che videro arrivare al Colle del Quirinale, il primo comunista della storia repubblicana, Giorgio Napolitano.

Erano gli anni degli scandali che tuonavano in Calabria su vicende mai veramente chiarite che scuoterono la credibilità del potere statale e misero in evidenza un oscuro potere delle organizzazioni mafiose calabresi, scandali che coinvolsero e travolsero il premier Prodi ed il suo sgoverno del paese.

Il governatore pugliese fu molto attivo nel perseguire questa insana politica filo-araba, portandosi addirittura in visita ufficiale in Siria, a Damasco, per concludere accordi di collaborazione che prevedevano investimenti economici in Siria sostenuti dal danaro pubblico dei cittadini italiani.

Era anche il tempo in cui la sinistra italiana era movimentista, antagonista, antimilitarista, ambientalista estremista, antinuclearista e, soprattutto, pacifista, con vessilli arcobaleno che mostravano festanti la parola PACE al loro centro.

Quella bandiera non sventola più su quei pacifisti negli odierni bombardamenti sulla Libia, niente più vessilli arcobaleno, non più sventolata la parola pace.

E fu proprio la Siria che, sospettata di essere il mandante dell’omicidio del ministro libanese Gemayel leader del partito cristiano maronita, innesco quella catena di violenze che fu alla base dell’ennesima implosione dello stato democratico del Libano e che diede inizio ad un lungo percorso di sangue e di violenze sfociato nella attuale crisi degli stati islamici arabi di questi giorni.

Ancora guerre, guerriglie, insurrezioni armate nel mondo arabo.

E noi, costretti a pagarne le conseguenze che portano migliaia e migliaia di profughi a bussare alle porte di casa nostra.

Ma come al solito, come sempre nella oscura politica italiana, nessuno paga per gli errori commessi, nessuno viene chiamato a rispondere di politiche che non avrebbero mai dovuto esistere.

Ma io penso, con forza e con ragione, che occorra ricordare pubblicamente questi madornali errori.

Esiste la necessità di riflettere sulle conseguenze tragiche e violente che, indirizzi di governo nazionale e regionale del passato, hanno avuto sulla condizione attuale di stati arabi islamici, quasi tutti esplosi od implosi sotto il peso di un pensiero ideologico aberrante a sostegno di dittature feroci e mostruose, violente ed arcaiche, assolutamente contrarie alla libertà dei popoli e alla democrazia degli stati.

Sognatori del potere comunista nel Mediterraneo e nel mondo, riciclati nazionalisti del tricolore.

Un altro pericolo si affaccia al nostro tempo da “questa politica”:

la fusione delle identità socialiste e delle identità nazionaliste.

Il social-nazionalismo della politica filo-araba.

Un bel guazzabuglio, un brodino preriscaldato primordiale, un innesco pericoloso a sentimenti che legano il peggio di quella politica sconfitta dalla storia che risponde al nome di comunismo unita ad un novello sentimento nazionalista che espone il tricolore al contrario e non sa nemmeno quale identità nazionale rivendicare.

Quella repubblicana e democratica?

Quella social-nazionalista di stampo fascista?

Quella nazional-socialista di stampo nazista?

Quella delle violente dittature degli stati etici religiosi che passeranno alla storia come stati-canaglia?

Dimmi da dove vieni.

E saprò chi sei, da dove vieni, e dove conduce la tua strada.

Che non è la mia.

E non lo sarà mai.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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