Politica economica e del lavoro

In tempi di crisi come quelli odierni, ogni paese retto da una classe dominante intelligente e previdente approfitta per fare tutte quelle riforme e quelle liberalizzazioni che in altri tempi differenti da questi, verrebbero rifiutate dal sistema.

In particolare, nel caso italiano, vi sono alcune riforme strutturali che possono trovare una rapida evoluzione benigna, nella considerazione arbitraria che ogni parte sociale, economica e politica messa in gioco, trovi un suo interesse primario soddisfatto, almeno uno.

Ed ecco alcune considerazioni positive, una sorta di piattaforma di “riforme e liberalizzazioni” in equilibrio fra di loro cui ogni parte scoio-economica o casta corporativa vede il sacrificio sofferto dalle altre parti in causa e non può tirarsi indietro rispetto al proprio sacrificio richiesto dalla piattaforma riequilibrativa e riformatrice.

Dunque, posto che il dato prioritario che esige oggi l’osservatore interessato estero dall’italia è il riequilibrio dei conti pubblici unito ad una forte riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale, oltre che ad un ripristino immediato della legalità, ecco la piattaforma in breve esposta.

1 – imposizione del reddito minimo da lavoro dipendente;

2 – imposizione della settimana lavorativa in un massimo di 35 ore di lavoro ordinario;

4 – tassazione fiscale equivalente per il lavoro dipendente ordinario e straordinario;

5 – liberalizzazione del licenziamento del lavoratore dipendente, sia nel settore pubblico che nel settore privato;

6 – riduzione di almeno metà del cosìddetto “cuneo fiscale” che grava sul lavoro dipendente;

6 – unificazione delle casse previdenziali in una unica cassa pubblico-privata;

7 – imposizione fiscale diretta IRPEF ridotta ad un solo scaglione unico con prelievo fisso al 15%;

8 – imposizione fiscale indiretta IVA aumentata al 25%;

9 – abolizione di tutti gli ordini professionali, compreso e per primo quello dei giornalisti che nella figura obbligatoria del direttore responsabile viola l’articolo 21 della costituzione italiana, con liberalizzazione delle relative professioni senza alcun filtro pubblico per l’accesso all’esercizio della professione, eccetto il controllo ispettivo sui requisiti minimi richiesti;

10 – abolizione di tutti gli atenei universitari nel numero eccedente di uno per regione, tranne per le università private e le università con rilevanti professionalità storicamente riconosciute;

11 – imposizione del protocollo automatico, gestito in esclusiva diretta dalla Guardia di Finanza in tutti i contesti pubblici;

12 – riduzione dei livelli di giustizia ove siano compresi in tre a soli due;

13 – imposizione della durata massima del processo penale, civile ed amministrativo in mesi dodici per ogni livello;

14 – imposizione della durata massima del processo del lavoro in mesi uno;

15 – imposizione di un orario di lavoro ordinario per la magistratura da svolgersi esclusivamente in ambito del tribunale:

16 – proibizione assoluta di ogni tipologia di lavoro della magistratura da svolgersi al di fuori degli orari di ufficio e del proprio ufficio materiale in tribunale pena il licenziamento, eccetto quanto previsto al numero 17;

17 – imposizione degli arbitrati fra privati in regime di esclusivo intervento pubblico a mezzo magistrati che si rendano disponibili in orari eccedenti l’orario ordinario, da fatturare alla Pubblica Amministrazione e da retribuire nella misura del 50% al magistrato impiegato (con tassazione del reddito così prodotto al 15% da prelevarsi alla fonte) e 50% alla P.A.;

18 – licenziamento immediato di ogni dipendente pubblico esercente poteri e/o funzioni pubbliche in caso di condanna per reati quali la concussione e la corruzione (sospensione immediata ed allontanamento coatto dalle proprie funzioni, dai propri poteri e dai propri uffici durante le indagini preliminari) con perdita del diritto alla pensione e ad ogni altra indennità contrattualmente prevista, compresa la perpetua esclusione dai pubblici uffici e la perdita perpetua dei diritti civili e politici, sia attivi che passivi;

19 – le indicazioni del punto 18 si applicano anche per tutti gli amministratori pubblici;

20 – il numero complessivo degli incarichi amministrativi, di governo e di rappresentanza politica parlamentare del potere pubblico, sia nazionale che locale, sono fissate in un numero massimo ed invalicabile di mille;

Queste misure, cui debbono contribuire con sacrifici più o meno equivalenti tutti i soggetti che pesano eccessivamente sul settore privato, unico produttivo di quella ricchezza di cui tutti pretendono la distribuzione, possono sicuramente imporre un nuovo modello di riferimento della gestione del potere e delle funzioni pubbliche, in misura di garanzia e di non prevaricazione del mercato del lavoro e della economia privata.

Insomma, addio concorsi pubblici truccati, addio appalti pubblici indirizzati, e soprattutto, addio ai finanziamenti pubblici, in senso totale e definitivo.

Tutto deve poggiare e contribuire nella capacità di produrre ricchezza del settore privato:

ogni potere e funzione pubblica devono essere ricondotti al servizio e non in ostacolo o in prepotere del cittadino e del mondo della produzione di quella ricchezza e e di quel benessere che vanno redistribuiti all’interno della società e dello stato in misura sempre moderata e mai prevaricatrice o dominatrice.

Come si può ben vedere, tutte le parti in causa perdono qualcosa, in funzione della migliore efficacia ed effettività dei servizi alle famiglie e alle aziende.

Full Stop.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un Commento