Napolitano non è nostro Presidente

Questa frase, lanciata sul web dal popolo dei cittadini considerati i vincitori di questa tornata elettorale amministrativa, descrive benissimo la misura della distanza, ormai divenuta incolmabile, che separa lo stato di diritto dal paese reale ovvero stato di fatto.

Il popolo in questione è quello dei grillini, i seguaci del fondatore del Movimento 5 Stelle, il comico famoso ed il politico vincente Beppe Grillo.

La polemica fra il Grillo ed un vecchio parrucone della politica come Giorgio Napolitano segue la querelle della “salma” istituzionale ed ha scatenato sul web i grillini, che han lanciato il nuovo slogan ufficiale di questo dopo elezioni:

Napolitano non è nostro Presidente.

In effetti, se Giorgio Napolitano usasse la veste di Capo dello Stato e di Presidente della Repubblica per servire il popolo invece che per difendere l’indifendibile casta politica italiana, allora potremmo anche giustificare le sue ultime esternazioni gravemente limitative di una sola forza politica, quella del Movimento a 5 Stelle di Grillo.

Stesso dicasi durante la campagna elettorale di queste amministrative nel quale polverone si sono visti provenire da ogni dove attacchi a senso unico ai grillini, travestendo ipocritamente e vilmente questa violazione di legge nell’uso della definizione di “anti-politica” (in Europa incarnata dai Pirates ed in Italia dai grillini, le ultime frontiere della politica sana e condivisa dal popolo), come nel caso vergognoso del presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Pensi piuttosto ai suoi preti pedofili e agli alti prelati indagati come quello di napoli, il presidente della CEI.

E pensi altresì a negare la carità cristiana ai mussulmani ed a destinarla esclusivamente alle famiglie cristiane ed italiane.

Ma è lo slogan di questi giorni:

Napolitano non è nostro Presidente

Bagnasco non è nostro Presidente.

Ed è anche la misura della distanza della classe dirigente italiana dal popolo, dai cittadini lavoratori, dalle famiglie e dalle aziende italiane.

Il paese reale è ormai troppo lontano dallo stato di diritto, tanto lontano che l’unico rapporto possibile è quello conflittuale, fra un popolo maltrattato e derubato da chi lo dovrebbe invece difendere e tutelare.

Ma ora questa casta politica, grazie soprattutto a politici del calibro di Beppe Grillo, sta per scomparire completamente dal nostro orizzonte, ormai incompatibile, distante e distinta dal paese, dal popolo e dal territorio che pretende di governare.

Sia che se ne governi il portafogli, che l’animo.

Ed un bel Vaffa, non fa mai male.

Vaffa, casta dominante di idioti e di inetti, di incapaci e di corrotti, di amici dei mafiosi e traditori dello stato.

Vaffa, ed ancora Vaffa.

N.B.

Vince la realtà del popolo del web, l’unico veramente libero in Italia e nel mondo.

Vincono i blogger informatizzati e tecnologici.

Perdono i politici parrucconi e senza alcuna qualità.

Bravo Beppe Grillo.

Bravi tutti i grillini.

Siete l’orgoglio di questo paese.

Vi voglio bene.

Gustavo

P.S.

Come al solito, le mie analisi politiche fanno centro.

Ecco cosa scrivevo a proprosito di comici e politici italiani in un post di questo Blog qualche tempo fa:

Italia: un paese di comici e di politici

Resto dell’avviso che, in questo strano ed anormale paese, gioverebbe la sperimentazione.

Da dove iniziamo?

Beh, potremmo cominciare dall’uso dei comici nel governo del paese e l’uso dei politici nei teatri comici italiani.

Dovremmo poterne trarre profitto tutti in tempi ragionevolmente brevi.

Ovvero potremmo esalare l’ultimo respiro tutti insieme, appassionatamente, in unica grande risata.

Siamo messi talmente male che una comica provocazione ha più successo di una riforma del sistema.

Ma non potevo nascere tedesco, americano, svizzero?

Lì almeno sanno come distinguere un comico da un pagliaccio.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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