L’interesse omosessuale e le fobie degli altri

So con certezza di attirare gli strali della lobby gay nella sua ricerca quotidiana di piccoli incidenti comuni di vita quotidiana ricostruiti artatamente come atti omofobici e di suicidi gay per rilanciare l’ondata emotiva della omofobia (vedo con ribrezzo l’orgoglio gay fare di ogni suicida omosessuale un vessillo ideologico e di parte senza mai alcun rispetto per la morte di un essere vivente che ha rifiutato tutto il mondo che lo circonda, compresa e per prima la sua omosessualità), ma io non mi convinco affatto del loro incredibile silenzio per le morti vere da femminicidio, che contano 159 morti violente nel 2012 e ben 177 nel 2013, nonostante il deterrente (evidentemente insufficiente) della nuova normativa a contrasto del femminicidio.

Ma le donne non sanno stare insieme, non sanno fare lobby e, per gli omosessuali, valgono certamente meno dei gay.

Alla faccia del rispetto e della fobia che i sessi possono provocare sui razzisti.

Ma per uscir fuori dal seminato sessuale, la lobby gay non pare affatto emozionata nemmeno per i suicidi di italiani per cause economiche derivanti dalla crisi, suicidi avvenuti nel numero di 89 nel 2012 e di 149 nel 2013.

La solidarieta della lobby gay esplode silenziosamente a sostegno di queste morti, di queste centinaia di morti, evidentemente di grado inferiore alle poche morti per suicidio tra i gay o per violenza, spesso derivante da atti sessuali a pagamento scambiati per vero amore, come nell’ultimo sfortunato caso.

In effetti, che io ricordi, l’unica vera morte violenta che ha scosso l’opinione pubblica italiana fu quella di Pier Paolo Pasolini.

Poi, non si conoscono altri casi così violenti e drammatici, tanti e tali da definire una nuova categoria penale del delitto.

Ma per la lobby gay, questo non è significativo e non va comparato con la realtà delle violenze e dei suicidi in Italia.

Detto sinceramente e senza alcuno scrupolo di coscienza, questo atteggiamento che pretende attenzione per se stessi e la nega ad altri per differenze di sesso, come nel caso del femminicidio, puzza un po di razzismo, di eterofobia, di ginefobia o ginofobia molto più che evidente, di una assoluta mancanza di solidarietà nei confronti del cosiddetto sesso debole, quello delle donne.

E se questa è la considerazione degli omosessuali nei confronti del “sesso debole”, io temo vi sia più di un dubbio e più di un motivo per intravvedere nella politica di contrasto alla omofobia uno strumento politico, ideologico, lobbistico, affatto legato alla debolezza della presunta debolezza della omosessualità, ma bensì, alla sua effettiva forza.

Il rispetto, la tolleranza e la solidarietà (valori inversi alla fobia) per altri soggetti diversi da se in una società sono fondamento unico e reciproco del patto comunitario, del patto sociale che è alla base del patto statuale.

E se vi lamentate di una società degradata e disgregata, guardate con occhio freddo a coloro i quali soffiano sul fuoco delle fobie, facendo bene attenzione a non evitare le proprie.

Perché la giustizia sociale ha regole ben precise per la inclusione:
il rispetto, la condivisione e la solidaretà.

Perché il rispetto, o è reciproco, o non c’è per nessuno.

Chi gioca sporco a separare e dividere senza comprendere i danni conseguenti, non fa un buon gioco nemmeno per se stesso e per i propri simili.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

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